NASCAR | Truck Series, Atlanta: Kyle Busch mette il suo sigillo anche sulla stagione 2026

Di: Gabriele Dri
NascarLiveITA
Pubblicato il 22 Febbraio 2026 - 17:30
Tempo di lettura: 10 minuti
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NASCAR | Truck Series, Atlanta: Kyle Busch mette il suo sigillo anche sulla stagione 2026

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In una gara accorciata dal maltempo, Kyle Busch controlla il frenetico finale di Atlanta con l’aiuto del teammate Hocevar

Ci vorrebbe una volta ogni tanto una gara a tempo in NASCAR. Ok, questa sembra un’eresia (e infatti non tutti la condividono), ma l’imprevisto – causa maltempo – della Truck Series ad Atlanta ha reso la gara molto frizzante verso la bandiera a scacchi. 10 i giri tagliati dallo stop imposto alle 22:20, ma il finale incerto ha tenuto tutti incollati alla sedia. Ha vinto (ancora) Kyle Busch, tuttavia il fatto di essersela dovuta conquistare lottando all’ultimo metro fa passare in secondo piano questo. Incredibile anche l’alleanza con Carson Hocevar, qui suo compagno di squadra e con il quale non sempre c’è stato in Cup Series un feeling ottimale a causa dell’esuberanza del giovane pilota di Spire.

La gara

La seconda occasione per i piloti della NASCAR Truck Series è servita già ad Atlanta, anche se pure in questa occasione sono presenti big della Cup Series come Hocevar e Stenhouse che si è fatto ingolosire dopo il debutto. A complicare i piani ci sono anche Kyle Busch, anche quest’anno con Spire Motorsports e sponsorizzato Hendrick, e pure Corey Heim con Tricon, anche se fa sempre male vederlo solamente part time in qualsiasi categoria.

36 le vetture presenti alle qualifiche (come sempre sugli superspeedway da Daytona in poi niente prove libere), dunque tutti qualificati. La pole position, grazie ad un clamoroso secondo round, va a Jake Garcia davanti al compagno di squadra in ThorSport Ben Rhodes (29 anni il giorno della gara). A seguire Busch, Ankrum, Stenhouse, Butcher, Majeski, il debuttante in NASCAR Adam Andretti (attivo negli ultimi anni in Trans Am dove è stato anche vicecampione alle spalle di Paul Menard), Perez e Ruggiero che salta la fase decisiva per un tire rub. Senza tempo C.Green, Tomassi, Carroll e Costner per problemi e ritardi ai controlli tecnici.

Al sabato, il problema è meteorologico. La mattina è piovosa e c’è anche un temporale, quindi l’intera giornata traballa, visto che alle 19:30 italiane è prevista la gara dei Truck e alle 23:00 quella della O’Reilly Auto Parts Series. La pioggia è data in esaurimento nella mattinata di Atlanta, poi però bisogna asciugare la pista

L’operazione riesce e, dopo numerosi giri di formazione, si riesce a partire con circa 1h di ritardo rispetto ai programmi iniziali. La gara a seguire, tuttavia, impone alla NASCAR una decisione suo malgrado. Si applica lo stesso regolamento introdotto un paio di anni fa in materia di oscurità: nel caso in cui alle 22:20 italiane (dunque poco meno di 1h30′ dopo la bandiera verde) la corsa non si fosse ancora conclusa (135 i giri in programma), allora a questo orario sarà dato il segnale dei due giri alla fine.

Con la consapevolezza che sarà quasi impossibile completare la distanza programmata entro il limite fissato, dopo aver retrocesso in fondo Enfinger (splitter non conforme), Ankrum, Sutton, Queen ed il citato Ruggiero per modifiche in parco chiuso, la corsa può avere finalmente inizio.

Al via Garcia scatta bene, tuttavia al suo fianco Rhodes parte bene e, approfittando del compagno di squadra Butcher che si scompone, avanza seguito da Majeski in un inizio di gara di stampo ThorSport. Di sicuro non lo è per McAnally perché dopo appena due giri Eckes prende la via del garage con la trasmissione rotta (e che si staccherà dopo aver lasciato la pista). Per lui amaro ritiro.

Anche il debutto di Andretti, complicato anche dall’assenza di prove libere, è complicato perché il suo truck è molto loose e, prima in curva2 finisce di traverso e viene messo nel mezzo, poi si salverà in maniera clamorosa in curva4 con Ankrum che pizzica il muro per evitarlo. Non bene anche Costner che, in coda, si prende una penalità per partenza irregolare.

L’interno si svuota in fretta e si va formando la corsia lungo il muro dietro a Rhodes, in cui si cerca più che altro a prendere le misure. Il primo a muoversi sul serio non può che essere Hocevar, il quale va all’attacco prima su Heim (ma rimbalza), poi cerca il ritorno in top10 puntando Riggs e passandolo al pelo. Dalla contesa si toglie un altro big, Grant Enfinger che deve pittare con la anteriore sinistra forata; la #9 riparte a -2. A metà stage Rhodes guida su Majeski, Busch, Heim, Perez, Friesen, Hocevar, Honeycutt, Gray e Smith con il doppiaggio di Enfinger che ha scombinato un po’ le carte, infatti Grant si piazza dietro al terzetto di testa che prova l’allungo, ma Enfinger ha ancora troppo sovrasterzo e deve farsi da parte in qualche modo.

Ad approfittarne di questo è ancora volta Hocevar che si rilancia e supera in sequenza Friesen e Perez prima di rimbalzare nuovamente. Ai -14 Busch comincia ad annusare la situazione e, dopo giri di attesa dietro la coppia ThorSport, si muove anche perché sta iniziando un giro di doppiaggi e le gomme si stanno consumando. Kyle ci prova in curva3, Majeski chiude, poi ci riprova ma trova Muniz davanti e Ty resiste. Più dietro anche Gray sbanda dopo un contatto con Friesen e riprende la vettura sull’apron, ma non esce la caution.

Ai -10 cambia il vento: Heim torna sotto dopo aver passato Enfinger e di slancio ci prova su Busch, ma i due da nemici diventano alleati, vanno all’esterno mentre Majeski si trova Tyrrell davanti e quindi passano. Busch non si ferma e ai -9 riesce anche a mettere il muso davanti a Rhodes, ma ormai è iniziata la fase in cui l’ordine è terminato.

Busch non completa il sorpasso su Rhodes perché Heim aiuta in spinta Ben, poi è il campione in carica a tuffarsi in curva1 mentre Majeski si rilancia all’esterno di Busch insieme a Friesen. La fase convulsa mette Corey al comando, tuttavia Kyle in curva1 al giro successivo si tuffa e balza da quarto a primo trovando all’interno la collaborazione del compagno di squadra Hocevar. Kyle però perde lo slancio che ritrova Heim, sempre con l’aiuto di Rhodes.

Heim torna alla grande e vince la prima stage su Rhodes, Busch, Hocevar, Majeski, Friesen, Perez, Honeycutt, Hemric e Ruggiero; lucky dog per Reif (24°), Andretti e Tyrrell a -1, Enfinger a -2, Gray a -3 dopo una sosta anche per lui per foratura con passaruota anteriore desto strappato via.

https://twitter.com/NASCARONFOX/status/2025304037118423132?s=20

Il primo giro di soste rimette Rhodes (solo pieno – o quasi come si vedrà) al comando su Busch, Friesen, Perez (che dopo il choose cone si trova in prima fila) e Majeski mentre Heim scende al decimo posto. Bandiera verde a 33 giri dalla fine della seconda stage ed un cronometro che scorre impietoso. Hocevar rischia subito finendo nel mezzo di un 3-wide e questo fa rallentare subito la fila di Perez. Il messicano non molla, recupera i metri persi e lotta per qualche giro con Rhodes, ma alle sue spalle non c’è coesione, Hocevar salta di corsia in corsia e alla fine Ben mantiene la prima posizione.

Una delle ultime “vittime” di Hocevar è proprio Busch che era in scia a Rhodes, ma viene messo nel mezzo da Carson che poi rimbalza e così dietro al leader (per Ben più giri in testa in questa corsa che in tutto il 2025) si piazzano Friesen e Majeski. Il duo Spire, tuttavia, alla fine riesce a ritrovarsi e rilanciare l’interno.

La calma relativa finisce ai -24: Majeski tocca il muro e fora. Ty deve andare ai box, ma i problemi non sono risolti, infatti la anteriore destra cede di nuovo e il pilota ThorSport esce di scena. Il buco creato permette agli inseguitori di riprendere velocità con il risucchio della scia e ripartono gli attacchi, anche di piloti finora visti poco come Chandler Smith ed Hemric. Di colpo, tuttavia, ai -20 si torna in fila indiana. A toccare il muro è anche Honeycutt e pure lui di lì a poco pagherà dazio con una foratura, una sosta e pure una penalità.

Con la gara nel frattempo ufficiale essendo passata metà distanza prevista, Busch (malgrado una piccola ammaccatura all’anteriore destra causa di sottosterzo) inizia a muoversi e punta Chandler Smith, ma rimbalza indietro e torna in zona Hocevar (che attacca Hemric) ai margini della top10.

Sembra ci si stia avviando a sorpresa verso un tranquillo finale, invece un nuovo colpo di scena: la sosta di Rhodes è stata troppo breve e Ben (di cui si omette il team radio, ma potete immaginarlo) rimane a secco all’inizio del penultimo giro, lasciando strada libera a Friesen che nell’ultimo passaggio deve solo rispondere ad un tentativo di Stenhouse. Friesen conferma il recupero dopo l’incidente di sei mesi fa vincendo la seconda stage su Stenhouse, Hocevar (clamoroso recupero finale), C.Smith, Busch, Ruggiero, Garcia, Perez, Heim (che non ha recuperato dopo la sosta) e Riggs. Lucky dog per Andretti, Rhodes a -1 come Tyrrell, Enfinger a -2 con Gray, Honeycutt a -3, Majeski addirittura a -6. Carroll nel garage dopo essere stato a lungo fermo in pit lane.

https://twitter.com/NASCARONFOX/status/2025310953370517575?s=20

Una gara pulita, anche se la NASCAR ha lasciato correre in un paio di occasioni come su Gray e appunto Carroll, addirittura lascia aperto uno spiraglio: senza ulteriori incidenti si potrebbero completare tutti i 135 giri in programma entro l’orario fissato, fatto che sembrava poco pronosticabile alla bandiera verde. Friesen decide di giocarsi tutto col solo pieno e rimane primo su Heim, Perez, Garcia, Ruggiero, Busch, Stenhouse, Hocevar, Riggs e Nemechek. Penalità per C.Smith, T.Dillon e Butcher.

Si riparte con 48 giri da disputare o in alternativa circa 28’+2L. Garcia, in prima fila dopo il choose cone, scatta bene tuttavia Heim spinge la Toyota cugina di Friesen. L’interno si svuota in fretta con quattro auto davanti e le Ram verso il fondo a cercare in blocco qualcosa di diverso. Vanno ai box Tomassi e, soprattutto, Hemric che si ritira con un mozzo cotto.

A sorpresa però Garcia regge con le spinte di Busch e in curva4 si mette davanti, però Hocevar rimescola ancora le carte in tavola e, una volta che Garcia si sposta, spinge Busch davanti a tutti ai -45, poi si forma la fila indiana esclusi i soliti Ram in coda su cui però salta su anche il doppiato Honeycutt, poi pure Chandler Smith e così questa fila prende forza.

Quando tutto sembra avviato verso un finale clamoroso verso il giro 135, ecco che (il solito) Kris Wright rovina tutto, scivolando in curva3, toccando Butcher e mandandolo a muro mentre Sutton, per evitare tutti, finisce sull’apron, perde il controllo e finisce duramente a muro. Rhodes è il lucky dog.

Dopo qualche sosta in coda, si riparte con Busch al comando su Hocevar, Garcia, Friesen, Heim, Ruggiero, Perez, Riggs, Dye e Nemechek. Bandiera verde tecnicamente a 28 giri dalla fine, ma in pratica sono solo 9’+2L. La coppia Spire è all’esterno lasciando Friesen la fila di sinistra. Busch scatta bene ed ha vita facile dato che le Toyota all’interno rimangono presto da sole.

Ovviamente non c’è calma nel gruppo, l’incertezza del traguardo regna sovrana, tuttavia Busch ed Hocevar sembrano in controllo. L’interno però riprende forza a 6’30” dalla fine e le Toyota trovano l’accordo che permette a Friesen di guadagnare terreno. Riggs invece accusa un problema e va ai box.

Busch e Friesen, Friesen e Busch. Il canadese inizia a mettere il muso davanti in curva3, ma sul traguardo Kyle mantiene qualche centesimo di vantaggio (più spesso appena tre), il tutto malgrado le Toyota ai 5′ dal traguardo a perdere di nuovo unità. Per fortuna Nemechek prende subito il posto di Ruggiero alle spalle di Friesen. Intanto, Rhodes ha trovato il varco giusto ed è già in top10.

Cominciano a saltare come tappi di champagne i truck, prima è il turno anche di Nemechek sulla spinta di Stenhouse, poi dello stesso Rhodes che però si salva. Friesen non molla nonostante questo e ai -3′ se possibile è ancora più vicino a Busch.

La miccia definitiva la accende di nuovo Rhodes che va 3-wide e avanza, Hocevar scivola in curva2 e questo favorisce la corsia interna con Friesen che mette avanti il muso al giro 118 che (a posteriori) è il momento dei 5 giri al tempo limite, dunque sette alla bandiera a scacchi.

La scivolata di Hocevar costa cara perché passano addirittura in tre davanti a Busch, tuttavia Kyle con la scia davanti si rilancia e a -2’+2L (-6) e ristabilisce in prima persona la fila indiana da cui salta all’improvviso Friesen per un guaio meccanico mentre Stenhouse rischia l’incidente con Rhodes che, da questo, però passa all’attacco.

Allo scadere del tempo, Busch è al comando su uno Stenhouse all’attacco, Rhodes, Hocevar, Ruggiero, Garcia, Nemechek, Heim, Smith ed Haley. A salvare Kyle dalla manovra di Ricky è Hocevar, tuttavia Carson scivola ancora e così in aiuto di Stenhouse arriva Rhodes, ma Ben non arriva dritto sul paraurti della #45 e così la manovra di trasforma in un assist a Rowdy, tutto solo alla bandiera bianca. Hocevar si fa solo vedere all’esterno mentre Rhodes tenta l’attacco in tuffo che non va.

Kyle Busch vince così ancora una volta ad Atlanta (terza di fila nei Truck) precedendo la spalla Hocevar, Ruggiero, Rhodes, Heim, Chandler Smith, Garcia, Nemechek, Stenhouse ed Haley mettendo una Ram in top10. Andretti è buon 12° in recupero, Friesen 20° a -1, gli altri big citati più indietro. 125 i giri alla fine percorsi rispetto ai 135 previsti.

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La classifica della “Fr8 Racing 208”

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Immagine: Media NASCAR

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