NASCAR | Tripla di Denny Hamlin a Miami!

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Il titolo cestistico non è casuale vista l’amicizia fra Denny Hamlin e Michael Jordan. E infatti la caccia del pilota #11 alla terza vittoria stagionale, la 40esima in carriera, è stata conclusa facendo le spallucce alla telecamera come a dire un “Eh già, vi ho battuto tutti. Era inevitabile oggi” che omaggia appunto il suo amico Jordan, tornato alla ribalta mondiale – se mai se ne fosse mai allontanato – grazie al film-documentario “The Last Dance”.

La gara però è stata meno semplice del previsto. Il clima estivo della Florida, che vede sempre gran caldo, umido e temporali sparsi, ha colpito proprio all’inizio della gara e per concludere la prima stage ci sono volute addirittura cinque ore, poi tutto liscio o quasi per Hamlin che in sintesi ha dominato passando in testa 137 dei 267 giri.

La gara

Che sia la gara buona per Hamlin lo si capisce fin dai giorni precedenti. Infatti dopo tre pole sul campo, la partenza davanti a tutti del 2019 perché primo nella griglia playoff dopo la cancellazione delle qualifiche, arriva pure il sorteggio in suo aiuto e quindi per Denny è la quinta partenza dalla prima posizione a Homestead negli ultimi sei anni. E poi ora che – ahimè – Miami non assegna più il titolo con lui in lizza, magari Hamlin è meno sotto pressione, come malignamente sottolinea Corey LaJoie che con Denny ha in corso una faida social che alterna momenti patetici e stoccate degne di nota.

La partenza è prevista per le 21:56 ma dopo la fine della gara della Xfinity Series (poco più di un’ora prima) le perturbazioni si avvicinano alla pista. Alle 21:44 i motori vengono accesi per la prima volta e immediatamente vengono spenti. Infatti ha cominciato a piovere in curva 3-4 e inoltre inizia un lightning hold per motivi di sicurezza dato che un fulmine è caduto entro un raggio di 8 miglia dalla pista e quindi per 30′ tutte le attività in pista devono essere sospese per motivi di sicurezza. Si inizia così con uno dei temi dell’anno scorso, ovvero una bandiera rossa virtuale al giro 0. La pausa dura poco più di un’ora, poi alle 22:42 i motori si accendono per la seconda volta e la gara può iniziare.

Dall’interno Logano si porta in prima posizione seguito dal compagno di squadra Keselowski. Hamlin ci mette un paio di giri – sarà una costante della gara – per prendere ritmo e poi si riporta in seconda posizione davanti a Brad. Al quarto giro però arriva un altro fulmine (e poi un altro brevissimo scroscio) e la caution con conseguente bandiera rossa è inevitabile. Sono passati cinque giri totali e nemmeno sei minuti di gara.

La pioggia se ne va, i fulmini pure – almeno all’apparenza – e quindi alle 0:18 i motori si accendono per la terza volta… e poi vengono spenti due minuti dopo: altro lightning hold. Dopo 2h8′ di bandiera rossa i motori si accendono per la quarta volta all’ 1:09. Ad approfittare della pit lane aperta sono Byron, T.Dillon, Bilicki, Gase e McDowell che deve riparare il muso dopo aver investito un uccello in quei tre giri di green. La dinamica della ripartenza è simile a quella del via: Logano va (o in questo caso rimane) in testa e Keselowski lo segue davanti a Hamlin. Al giro 21, poco prima della competition caution fissata invece per il numero 25, Newman finisce in testacoda per una foratura e quindi il gruppo va ai box con Logano primo su Keselowski, Hamlin, Harvick e Reddick (che qui ha vinto due titoli della Xfinity Series) già nella top5 dopo essere partito 24°.

Tutti vanno in pit lane e iniziano i problemi: Keselowski ha una sosta lunga per un problema alla pistola pneumatica, T.Dillon si prende una penalità e Kenseth si deve fermare due volte. Alla ripartenza Reddick spinge Logano davanti a tutti ed Elliott li segue mentre Hamlin deve lottare con Blaney e Harvick. Chase si porta in seconda posizione e dopo due tentativi falliti al terzo si prende pure la testa della gara al giro 30, poi un minuto poi tardi arriva un altro fulmine con conseguente caution e bandiera rossa.

Alle 2:10 si accendono i motori per la quinta – e per fortuna ultima – volta e così la corsa può riprendere. Il gruppo compatto va ai box ma non tutti ne usciranno indenni. La serie di contatti inizia da Houff che frena per evitare Kurt Busch ed poi entrare nel suo stallo, dietro di lui Logano non può evitarlo e lo tampona rovinando il muso (ed esce così dalla lotta per la vittoria), e poi c’è anche un contatto fra Harvick, DiBenedetto e Ky.Busch. Alla ripartenza Elliott è in testa davanti a Blaney, Reddick, Hamlin e Bowman. Anche Chase nelle fasi immediatamente dopo la bandiera verde non parte al meglio e quindi Ryan lo sorpassa all’esterno andando al comando. Sul long run però Hamlin rimonta e al giro 50 è già secondo e si mette all’inseguimento di un Blaney che ha sempre più problemi di sovrasterzo. La #12 si difende alla grande ma alla fine è costretta a cedere a cinque giri dal break. Hamlin vince dunque la prima stage davanti a Blaney, Reddick, Elliott e Almirola.

Ai box prosegue la confusione ma non ci sono ulteriori incidenti ed Hamlin rimane davanti a Elliott e Blaney; lunghe soste per Johnson e Logano per riparazione danni mentre Jones torna a pieni giri dopo un pit stop nel finale della stage precedente per una ruota mal fissata. Ancora una volta alla bandiera verde Hamlin soffre e viene superato sia da Elliott che da Blaney, il quale a sua volta sorpassa Chase e torna in testa. La #9 a sorpresa va in crisi e in appena 15 giri finisce in settima posizione dietro anche a Reddick, Byron, Bowman e Ky.Busch.

Blaney approfitta delle debolezze altrui per allungare, poi però come prima cede e viene raggiunto da Hamlin e Reddick proprio al momento del giro di soste. A Denny l’undercut di un giro su Ryan basta e avanza e così si riporta in prima posizione e va in fuga. Dietro di lui invece si forma un terzetto con Blaney che prosegue il trend negativo e viene ripreso da Reddick ed un Elliott rivitalizzato dalla sosta. Ryan rischia notevolmente per resistere ma poi ancora una volta deve lasciar passare gli avversari. Hamlin vince la seconda stage davanti a Reddick, Elliott, Blaney e Byron; dietro di loro duello prolungato fra Ky.Busch ed Harvick per le posizioni di rincalzo con Kevin che bacia pure il muro.

Dopo un giro di soste che lascia Hamlin in testa, le riparazioni alla vettura di Harvick ed una penalità per Kurt Busch, si riparte a 100 giri dalla fine, ma la green dura poco, infatti viene chiamata una caution fin troppo previdente per un contatto fra Newman e Logano (entrambi doppiati e ai margini della top25) con Ryan che tocca Joey il quale si appoggia al muro e peggiora una situazione già difficile.

La ripartenza – l’ultima della gara – arriva ai -92 e stavolta Hamlin sembra aver risolto anche il problema sullo short run e resta in prima posizione davanti a Blaney, Elliott, Reddick e Byron. La #12 non molla e a 73 giri dalla fine torna in testa ma Denny reagisce e torna subito primo e ad approfittarne è pure Elliott che si porta davanti a Blaney; li segue da vicino anche Reddick ed è chiaro che saranno loro a contendersi la vittoria visto che Almirola è a circa 3″ ed ha staccato Byron.

Il colpo di scena in queste fasi di gara è la foratura di Harvick che stava cercando di risalire dopo la lunga sosta ed era tornato nella top15; per sua fortuna si è appena aperta la finestra per l’ultimo pit stop e quindi dovrà solo pensare a gestire il finale. Ad aprire il vero e proprio giro si soste finale è Bowman insieme a Buescher, il quale però anche lui ha forato. Stavolta a fare l’undercut di un giro ed Elliott ed il piano funziona alla perfezione al punto che a 45 giri dalla fine è in testa con 1.6″ su Hamlin, 4.6″ su Blaney e 7.5″ su Reddick mentre ora chiude la top5 Jones.

Le auto più forti però sul long run in questo stint finale sono quelle di Hamlin e Reddick ed i due piloti forzano il ricongiungimento del gruppo di testa. La gara si decide ai -29 e di mezzo c’è lo zampino (malizioso?) di Logano. Joey infatti è ancora in difficoltà e rischia di essere doppiato una seconda volta. Se succedesse questo la sua gara sarebbe virtualmente finita, mentre rimanendo ad un solo giro potrebbe sperare ancora in una caution e in una wave around. Quindi Joey resiste al doppiaggio senza tuttavia commettere scorrettezze. Rimane sulla sua linea mettendo Elliott sulla traiettoria più scomoda. E questo favorisce Hamlin che prende la scia della #22, di slancio sorpassa Elliott e poi deve vedersela lui con Joey ma è troppo veloce e lo passa. Logano è stato malizioso? Può essere, in fondo aveva un conto in sospeso con Elliott dopo Bristol, ma difficilmente lo ammetterà mai. Chase nel dopo gara a domanda specifica dirà solo “Devo imparare ad affrontare meglio i doppiati” senza accuse specifiche.

Messa in archivio la guerra psicologica Elliott-Logano mancano tuttavia ancora 30 giri alla fine e Chase non molla, però deve guardare sempre più negli specchietti dato che Blaney e Reddick stanno arrivando su di loro. Ai -15, con la complicità di Stenhouse da doppiare, i quattro di testa sono racchiusi in appena 1.7″ che ai -11 diventano addirittura 1.3″. Elliott fa l’elastico fra la #11 e la #12, poi il problema alle sue spalle si risolve facilmente dato che Reddick attacca Blaney il quale incrocia la traiettoria e rimane terzo, ma facendo così ovviamente si ostacolano a vicenda e perdono tempo.

Chase è vicino (0.291″ ai -5) ad Hamlin e al muro, ma purtroppo per lui il contatto arriverà con quest’ultimo e deve alzare il piede quel tanto che basta per vedere Denny allungare e Ryan avvicinarsi. Blaney tenta un attacco ai -3 ma non va a buon fine e quindi le posizioni rimangono immutate. Gli unici brividi finali sono l’ennesimo problema per Jones (foratura quando è settimo) e Reddick che rallenta all’ultimo giro credendo che la gara sia finita ma per fortuna dal muretto se ne accorgono in tempo e Almirola è staccatissimo.

Hamlin vince così la terza gara stagionale, la 40esima in carriera ovvero tante quante il pilota a cui viene paragonato sempre, in quanto “eterno secondo in campionato”, Mark Martin (anche se il pilota storico della #6 del Team Roush le ha ottenute in oltre 350 gare in più del simbolo moderno della #11). Secondo chiude un Elliott che mastica amaro, terzo è un Blaney soddisfatto ma ancora a bocca asciutta, quarto un fantastico Reddick e chiude la top5 – ma a 12″ – Almirola. Curiosità matematica: nelle prime cinque posizioni hanno concluso le auto #8, #9, #10, #11 e #12 anche se non in questo ordine. Completano la top10 Ky.Busch che fatica ancora a trovare l’assetto giusto, il neopapà da pochissime ore Austin Dillon, Bell che conferma i passi in avanti, Byron e Keselowski. In ombra anche Truex (12°), Johnson (16°), Kurt Busch (17°), Bowman (18°) e per i problemi citati Harvick e Logano, rispettivamente 26° e 27°. Ancora bene invece Wallace, 13° ma senza farsi notare, e McDowell per un’altra top15.

In campionato Harvick è sempre primo nella classifica generale ma la notizia è ovviamente il sorpasso in vetta nella griglia playoff da parte di Hamlin, primo a quota tre vittorie e che ha sfruttato al meglio il ritorno della guida tecnica al muretto e ai box dopo la sospensione di quattro gare per la zavorra persa a Charlotte. Sembra di rivivere un po’ il 2019, l’anno del rilancio di Denny poi sfumato in una nuvola di vapore proprio su questa pista lo scorso novembre. Ora si va a Talladega dunque il pronostico è apertissimo, poi si va a Pocono, là dove Hamlin conquistò nel 2006 la prima vittoria in carriera.

Le altre categorie

Nella gara della Truck Series vittoria d’orgoglio per Kyle Busch, sconfitto nelle ultime due occasioni e che pure in questa occasione ha trionfato di rincorsa. Già perché per una incomprensione nel team la vettura risulta irregolare alle verifiche pre-gara in quanto non conforme al regolamento 2021 e non aggiornata durante l’inverno. Rowdy così oltre a cedere il secondo posto in griglia deve partire dal fondo e pure scontare un drive through al primo giro. Ad approfittarne è così Hill che mantiene il comando della gara dopo aver sorteggiato la pole; Busch si salva dal doppiaggio per una manciata di secondi e deve dare tutto per non essere raggiunto. L’obiettivo viene conseguito alla competition caution del giro 15 ma non senza una toccatina al muro.

Alla ripartenza un incidente che fa fuori un paio di big: in curva4 Zane Smith perde il controllo, tocca il compagno di squadra Chase Elliott (qui al posto di Kyle Larson per i noti fatti) e nel mucchio ci finisce pure Moffitt. Tre vetture del GMS coinvolte, per due (Zane e Brett mentre Chase si salva) la gara finisce dopo soli 20 giri. Dopo una lunga pulizia si riparte per uno sprint di due giri, Enfinger spinge Hill in testa ma Chastain rimane affiancato ad Austin al punto che i due si toccano sul rettilineo opposto e alla fine dopo l’incrocio delle traiettorie Ross passa. Chastain vince dunque la prima stage davanti a Rhodes, Hill, Enfinger e Crafton.

Le diverse strategie fra le tre caution mandano in testa Eckes davanti a Majeski ed Ankrum mentre Elliott e Busch sono rispettivamente ottavo e nono, tuttavia Rowdy scatta come un razzo ed in un attimo è già secondo dietro al giovane compagno di squadra prima di scavalcarlo al giro 39. L’unica sorpresa in questa fase di gara è la foratura di Crafton ai -4 che lo costringe ai box e che gli fa perdere per un attimo due giri. Busch vince la seconda stage con 5″ su Chastain, 8″ su Hill e poi a oltre 10″ Eckes e Gilliland.

Con il rischio pioggia ormai svanito si riparte a 68 giri dalla fine e Busch mantiene senza difficoltà la prima posizione seguito stavolta però da Hill, Rhodes e Chastain, ma la sfida tra questi tre viene interrotta dal testacoda di Poole che riporta a pieni giri Crafton. La bandiera verde arriva ai -60 e Rhodes si perde nella lotta con i canadesi Lessard e Friesen (mai così bene nel 2020) ed il compagno di squadra Enfinger. Nel tentativo di ribaltare le posizioni nella rincorsa a Busch è proprio Rhodes ad aprire l’ultimo – in teoria – giro di soste ai -41. Tutti si fermano ai box tranne Eckes e Crafton alla ricerca di una caution che effettivamente arriva a 30 dalla fine per il testacoda di Forrister.

Quando arriva la caution nel mezzo del giro di soste si crea sempre un po’ di confusione, fra pochi piloti a pieni giri, tante wave around e strategie da riconsiderare. Ed è in questo momento che il crew chief di Creed richiama il suo pilota ai box in ritardo e Sheldon non riesce ad entrare in pit lane centrando i barili che proteggono il muretto dei box. Il Truck per fortuna non è tanto danneggiato ma è necessaria una bandiera rossa per ripristinare le condizioni di sicurezza.

Si riparte a 24 giri dal traguardo ed in testa c’è Elliott che ha deciso di tenersi l’ultimo set di gomme per il finale. Alla ripartenza Chase affonda subito e Busch ritorna in testa dopo una breve lotta con Eckes, il quale poi viene scavalcato da Rhodes e Hill. Chase è veloce, ma rimbalza continuamente contro il muro e perde tante posizioni, tuttavia a salvarlo ci pensa Anderson che fora e finisce a muro e arriva la caution ai -11. Ci si aspetterebbe che Chase – con pochi altri – rientri ai box a montare gomme fresche costringendolo a ripartire a 7 giri dalla fine da più o meno la 15esima posizione, ma il gruppo gli fa un regalo, infatti tutti rientrano ai box a montare le gomme usate poco nella prima stage e che hanno solo sei-spalle giri alle spalle.

Elliott scatta così dalla quinta posizione ed è il favoritissimo per la gara e sconfiggere ancora una volta Kyle Busch. Tuttavia la sua ripartenza è disastrosa e perde tante posizioni al punto che viene passato da Ankrum e Gilliland che sono sulla sua stessa strategia. Ed è Tyler quello in grado di sfruttare al meglio le gomme fresche ma prima si trova davanti Chastain ed Hill in lotta, poi ci mette troppo a scavalcare Ross e così Rowdy si invola verso la vittoria.

Kyle Busch conquista la 58esima gara in carriera nei Truck davanti ad Ankrum, Chastain, Elliott, Sauter, Gilliland, Hill, Eckes, Crafton e Majeski. Malgrado un po’ di difficoltà nelle ripartenze finali, che tolgono la top5 anche a Rhodes, Enfinger rimane l’unico con successi validi per i playoff mentre Hill ha ampio margine su tutti in classifica generale.


Nella Xfinity Series, dopo la vittoria in gara1 di Harrison Burton, in gara2 è arrivata un’altra beffa per Noah Gragson e a vincere è stato Chase Briscoe che riscatta così i problemi del giorno precedente. E’ anche la seconda gara del Dash4Cash e tre dei quattro contendenti partono dal fondo: Haley scatta dalla terza posizione, mentre Allmendinger (vettura non presente in gara1), Hemric (sostituisce Dale Jr. sulla #8) e Gragson (modifiche in parco chiuso) devono rimontare. Anche Briscoe deve fare i conti con un grande problema: quella caduta dalla vettura era effettivamente zavorra e quindi è scattata la sospensione per quattro gare del vertice tecnico, ma arriva in suo soccorso addirittura Greg Zipadelli, il crew chief dei primi due titoli di Tony Stewart ma che dal 2011 non è più al muretto bensì ai piani alti dello SHR.

In estrema sintesi le prime due stage sono una fotocopia di sabato: la prima (dopo la pole di Snider per l’inversione dei primi 15 di gara1) viene vinta di nuovo da Sieg che cambia gomme alla competition caution e poi rimonta sfruttando questo vantaggio, la seconda invece se la porta a casa Gragson che sul long run domina ancora e sorpassa Cindric intravedendo i 100’000$ di premio.

La stage finale inizia ai -78 inizia a sorpresa con il sorpasso di Cindric a Gragson mentre Briscoe li segue da vicino; Austin sta dando il 101% per tenersi dietro una #9 che di lì a poco ripartirà a razzo come già ampiamente visto e quindi osa troppo finendo a muro e forando la posteriore destra quando ormai Noah lo aveva raggiunto di nuovo e preparava il sorpasso. Per sua fortuna la finestra per l’ultima sosta si è già aperta e quindi può andare fino in fondo. Anche l’ultimo giro di soste si svolge senza problemi (tranne Hemric che manca l’ingresso in pit lane e perde tempo) e così Gragson ha ampio margine su tutti. E la beffa è ancora più atroce. Non per i distacchi, dato che Briscoe recupera e addirittura arriva a solo 1″ da Noah mentre Jones è sì terzo a 25″, ma perché Cindric finisce in testacoda quando è quarto per un’altra foratura (e anche per le gomme finite) a praticamente un giro e mezzo dalla bandiera a scacchi.

La gara di Gragson finisce praticamente subito: tutti e sei i piloti a pieni giri vanno ai box in vista dell’overtime e in uscita dalla pit lane in testa c’è Briscoe. Il primo tentativo dura mezzo giro, poi sul rettilineo opposto Allmendinger (appena tornato a pieni giri) spinge troppo Herbst spedendolo in teoria contro il muro ma in mezzo ci sono Hemric ed Annett i quali hanno la peggio. AJ si salva e al secondo overtime si presenta quarto dietro a Briscoe e Jones che ha passato Gragson. Alla bandiera verde Haley spinge bene Jones e Brandon a lungo è affiancato a Chase ma poi deve cedere. Briscoe sembra avere la vittoria in mano poi finisce loose all’ultima curva e Jones gli prende la scia ma il traguardo arriva troppo presto e così chiude staccato di soli 0.072″.

Briscoe vince così la terza gara stagionale davanti a Jones, Chastain, Allmendinger (che incredibilmente porta a casa il premio in denaro) e questi quattro a Talladega andranno a caccia del terzo bonus a Talladega. Completano la top10 un delusissimo Gragson, tradito ancora dalla velocità della #9 alla ripartenza, Haley, Snider, Burton (in rimonta dopo una foratura), Herbst e Cindric; ancora male Allgaier che finisce a muro anche in gara2. In campionato Chase si riprende così la vetta della griglia playoff appena 24 ore dopo averla persa.

I risultati odierni

La classifica della “Dixie Vodka 400”

La classifica generale

Così il campionato dopo 12 gare

I prossimi appuntamenti

A quattro mesi dalla Daytona500 la Nascar torna a fare tappa su uno superspeedway e l’appuntamento è sull’ovale di Talladega. Sabato ci sarà la gara della Xfinity Series mentre domenica, sempre senza libere né qualifiche malgrado le lievi variazioni alla vetture conseguenti all’incidente di Ryan Newman, quella della Cup Series. La Truck Series tornerà invece il 27 giugno a Pocono.

Immagine: nascarmedia.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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