NASCAR | Terzo trionfo di Harvick ad Indianapolis!

La 27esima edizione della Brickyard400 è stata involontariamente un collage di gare del passato, un modo speciale di festeggiare il “Brickyard Triple”, ovvero la prima volta nella storia che le categorie principali di Nascar e IndyCar correvano sulla stessa pista – seppur con layout diverso – nello stesso weekend. Tutta la corsa è stata un omaggio al disastro del 2008, con gomme che esplodevano quasi senza preavviso dopo una ventina di giri, un ricordo della gara spettacolare del 2017 vinta da Kasey Kahne conclusasi a pochi minuti dal tramonto e alla fine una classifica che a sorpresa replica quella del 2003: primo Kevin Harvick e secondo Matt Kenseth, oggi i più anziani in griglia e che hanno 92 anni in due.

La gara

Indianapolis si sveglia la domenica ancora con nelle orecchie l’eco della notizia giunta nella serata di venerdì, ovvero la positività di Jimmie Johnson al coronavirus che lo obbliga a stare a casa per la prima volta dalla Daytona500 del 2002, ovvero 663 gare fa. Ma la striscia impressionante che si interrompe è un’altra: è la prima gara della Cup Series senza un almeno tre volte campione al via dalla “Wilkes 400” di North Wilkesboro disputatasi il 21 novembre 1971, 1579 gare e 49 anni e mezzo fa. Infatti in quella occasione Lee Petty si era già ritirato, David Pearson come quasi sempre correva part-time e Richard Petty sarebbe diventato ufficialmente re per la terza volta all’ultima gara stagionale tre settimane più tardi.

Ben presto però questi echi si trasformano in tuoni e fulmini. Infatti la consueta partenza tardiva (addirittura quasi alle 16:30 locali) unita agli ovvi temporali isolati del periodo costringono la Nascar a posticipare il via di quasi un’ora per la prossimità delle perturbazioni. Per fortuna non piove e quindi il via può essere dato con una certa sicurezza di arrivare fino in fondo. Il sorteggio per la prima Brickyard400 con Roger Penske proprietario dell’ovale di Indy va a un suo pilota, nello specifico Joey Logano, che guida senza problemi dal via fino alla competition caution del giro 12 davanti ad Hamlin che sorpassa Kurt Busch partito il prima fila.

La sorpresa dei primi giri però è il crollo di Truex il quale, dopo essere partito ottavo, inizia a perdere almeno 1″ al giro venendo passato da quasi tutti fino a fermarsi al 28° posto. Sul momento si crede che sia un problema alla centralina elettronica, solo dopo si scoprirà invece che era un problema ad una candela e quindi la #19 viaggia a sette cilindri. Questo fatto sarà la concausa del suo ritiro.

Infatti si apre la pit lane – una delle più strette del campionato – e in coda al gruppo si innesca un tamponamento a catena che coinvolge LaJoie, Preece, lo stesso Truex, Allgaier che è dovuto partire dal fondo per il cambio pilota, Stenhouse e Buescher (l’unico che non si ritirerà subito). La paura più grande è quella per un meccanico di Blaney che stava già per cambiare la gomma alla #12 ferma nel suo stallo e viene stretto invece fra la vettura di Poole e quella di Ryan perché la #15 sta cercando di evitare le macchine che si sono fermate davanti a lui. La paura sul momento è tanta perché viene esposta la bandiera rossa ed arriva l’ambulanza in pit lane, ma per fortuna l’infortunio alla gamba non è grave (anche se non sono state ancora confermate eventuali ferite) e il meccanico dalla barella sorride e solleva il pollice per far capire che sta bene.

Alla ripresa della gara al comando c’è Kevin Harvick che a sorpresa si è fermato prima della caution per montare gomme fresche e guadagnare posizioni in pista pur sapendo che con la benzina non potrà arrivare in fondo alla stage malgrado i giri aggiuntivi sotto caution. E la gara di Harvick si decide in positivo praticamente fra il giro 20 e il 45, infatti alla bandiera verde resiste bene a Logano e rimane in prima posizione senza traffico davanti, poi viene salvato dalla sosta aggiuntiva (che invece si deve fare Almirola per una ruota mal fissata, ma Aric è bravo a recuperare con pneumatici freschi e sdoppiarsi) dalla caution causata dalla foratura di Newman.

Sono passati appena una ventina di giri dalla sosta precedente ed in pochi pensano ad un problema con le gomme ed invece sarà così. Non è così grave come nel 2008 quando esplodevano dopo dieci giri o poco più ma comunque la pista sgommata (c’è rimasto qualcosa sul rettilineo principale ma la pioggia della notte ha lavato molto) incide molto sul consumo delle gomme, specialmente data l’assenza di libere e qualifiche. E a differenza del 2018, quando anche allora non ci furono libere né qualifiche, ad incidere sono le temperature ben più alte che riducono sulle tele o quasi chi non abbia un assetto perfetto, specialmente per chi soffre si sottosterzo ed anche il pacchetto aerodinamico che in curva aggiunge downforce e ovviamente carichi che devono essere trasferiti a terra tramite gli pneumatici.

La pit lane si apre ma qualcuno (Byron, Jones, Austin e Ty Dillon) non si ferma e cerca di resistere alla rimonta di Harvick con gomme fresche nello sprint finale di quattro giri. Il piano funziona grazie alla complicità involontaria dei fratelli Dillon che rimangono affiancati a lungo e così Byron vince la prima stage davanti a Jones, A.Dillon, Elliott ed Harvick con Hamlin sesto.

Al break si completa il giro di soste e così Elliott passa in testa e mantiene la prima posizione al restart. A seguirlo però non sono gli altri due favoriti della gara bensì DiBenedetto che scatta bene e scavalca sia Hamlin che Harvick. Il passo della #21 ovviamente non è alla pari degli avversari e così Chase va in fuga; inoltre il tappo di DiBenedetto permette a Ky.Busch – malgrado le consuete difficoltà, oggi specialmente in curva3 – e Kenseth di riagganciare la #11 e la #4.

Poco prima di metà gara Rowdy finisce largo in curva3 e Kenseth entra nella top5 mentre qualche lunghezza più avanti DiBenedetto si trova Gase da doppiare nel punto sbagliato ed Hamlin ne approfitta per scavalcarlo anche se il distacco da Elliott a questo punto è di 4.7″. Ad annullarlo poco dopo ci pensa Jones – che era in fondo alla top10 – che finisce a muro per la seconda foratura della gara dopo uno stint lungo una ventina di giri. E gli indizi diventano due.

Mancano 20 giri alla fine della stage e Chad Knaus ci riprova, cambiando due gomme a Byron mandandolo in testa insieme ad A.Dillon che fa la stessa scelta; Elliott invece perde terreno ed il leader virtuale diventa Hamlin. Il sogno di William dura mezzo giro, poi la anteriore sinistra esplode all’improvviso ed i detriti provocano un’altra caution.

Si riparte ai -13 e Harvick si inventa un sorpasso quasi nell’erba andando 3-wide per scavalcare A.Dillon ed Hamlin andando al comando poco prima che in curva3 Blaney – che ha la fiancata danneggiata dall’incidente in pit lane – finisca loose all’interno del compagno di squadra Keselowski sbattendo a muro. L’ultima green della stage arriva ai -9 ed Harvick rimane senza problemi davanti a tutti seguito da Elliott che ripete, ma senza arrivare al limite come Kevin, quanto fatto dalla #4 poco prima e si porta in seconda posizione. Harvick vince la seconda stage davanti ad Elliott, Hamlin, DiBenedetto e A.Dillon; Bowman prova ad anticipare la sosta ma il team sbaglia i tempi per poco e viene doppiato di slancio ed è costretto a prendere il lucky dog.

Su Indianapolis comincia a calare il sole e si respira sempre più aria di 2017, quando una gara caotica venne in pratica fermata dal tramonto. In questo caso non sembra esserci lo stesso problema, ma la luminosità scende vistosamente dietro alle imponenti tribune. Si apre la pit lane e ancora una volta il gruppo si spezza: Harvick, Elliott ed Hamlin insieme a Bell, Reddick, Logano ed un Suarez in difficoltà col servosterzo non si fermano mentre Kenseth apre l’ordine di quelli che hanno gomme di 10 giri più fresche.

La ripartenza vede cambiare padrone due volte in mezzo giro: Harvick non scatta al meglio ed Elliott gli è affiancato mentre Hamlin e Bell quasi si toccano e sembra che i due davanti possano scappare, ma Denny e Christopher si organizzano subito e la #95 riesce a spingere la #11 sul rettilineo opposto. Hamlin va 3-wide esattamente come fatto da Harvick ed Elliott nei sorpassi subiti poco prima. E Denny sembra averla vinta in curva3, ma Harvick tiene giù il piede all’esterno in curva e torna davanti.

La gara sembra un discorso fra questi tre, ma a sorpresa Elliott pian piano si stacca al punto che viene quasi raggiunto da Bell che malgrado un muso e un paraurti ammaccato, anche per lui a causa dell’incidente in pit lane, è quarto. A 40 giri dalla fine si apre la finestra per l’ultima sosta, soprattutto per coloro che all’ultima caution non si sono fermati. Il primo a fermarsi è Reddick che stava per uscire dalla top10, il secondo ai -38 dovrebbe essere Harvick ma Kevin non recepisce il messaggio e così si ferma solo Hamlin che ha dunque l’undercut servito su un piatto d’argento. E infatti gli basta un giro – unito ad una sosta non eccezionale del team #4 – per andare agilmente al comando virtuale con un paio di secondi su Harvick.

Poi torna la calma, tutti coloro che si sono fermati all’inizio della stage proseguono guidati da Kenseth e vanno avanti anche alla ricerca di una caution. Poi però i giri passano e arriva anche il loro turno: la seconda fase di soste viene aperta da Logano e Kurt Busch ma per loro sfortuna poco più tardi Bowman finisce a muro. La causa è sempre la stessa, il divario temporale pure, e il terzo indizio diventa automaticamente una prova.

Hamlin ed Harvick che si erano fermati da nemmeno dieci giri proseguono insieme a Bell, invece Kenseth si gode una sosta gratis e con gomme fresche riparte dalla quarta posizione e si pregusta un possibile colpaccio in vista dei playoff. La gara però si decide via radio: la #4 e la #11 – che hanno dominato la gara – hanno anche i primi due stalli in pit lane ed i crew chief si sono scrutati per tutta la corsa. E Rodney Childers ha notato che le gomme di Hamlin alla fine dello stint sono notevolmente più consumate di quelle del suo pilota. Ma il dettaglio fondamentale è che lo stint più lungo fino a quel momento è stato di 25-27 giri mentre la #11 punta a finire la gara con lo stesso set per 38 giri. Allora Childers dice ad Harvick di tirare al massimo, di forzare il ritmo anche se non tornerà in testa, in modo di far uscire dalla zona di sicurezza Hamlin. E infatti nel frattempo a Denny dicono di gestire le gomme, visto che anche loro sono preoccupati.

La bandiera verde arriva a 22 giri dalla fine e Kevin non riparte bene al punto che Kenseth lo passa per un attimo e pure Bell ci prova, ma col solito spunto fra rettilineo opposto e curva3 ritorna secondo. Hamlin, Harvick e Kenseth allungano subito sul gruppo, Custer fa da tappo quel tanto che basta che quando il compagno di squadra Almirola lo scavalca il gap di Aric dalla vetta è già di quasi 3″. Harvick ci prova a forzare ma in scia il sottosterzo è troppo e così per qualche giro il sorpasso più probabile sembra all’apparenza quello di Kenseth nei suoi confronti. Hamlin intanto è in testa a soli 10 giri dalla fine e pregusta la conquista di un’altra corsa monumento dopo tanti piazzamenti nella top5 a Indy.

Il sogno di Denny si interrompe violentemente ad appena sette giri dalla fine contro il muro di curva1. L’anteriore destra non ha retto allo sforzo prolungato, l’incidente è pesante, così come era stato per tutti gli altri in precedenza, ma quello ad essere maggiormente ferito è il suo animo perché ci credeva davvero e invece ancora un’altra volta ci dovrà riprovare.

La gara va all’overtime, la pit lane si riapre ed Harvick non molla la prima posizione mentre si fermano Bell, Elliott (che era sulla stessa strategia di Kevin ma si ferma due volte nelle ultime due caution contro le zero della #4), Reddick, Chastain e T.Dillon. Tutti gli occhi sono però su Kenseth che con gomme più fresche di 10 giri rispetto ad Harvick. Il problema è che è circondato da vetture dello Stewart-Haas Racing che non gli renderanno la vita facile.

Alla ripartenza Harvick sceglie la corsia migliore (quella esterna) rispetto ad uno spingitore più esperto (Almirola rispetto a Custer). La scuola guida fatta a Cole via radio sul momento funziona alla perfezione e alla bandiera verde Kevin vola via e nessuno lo riuscirà ad avvicinare.

Harvick vince così la quarta gara stagionale (e la terza in carriera a Indy dopo 2003 e 2019) davanti a Kenseth replicando l’ordine di arrivo di addirittura 17 anni fa; seguono a completare la top10 Almirola – ottimo a recuperare dopo la sosta aggiuntiva -, Keselowski, Custer, Ky.Busch, McDowell, Reddick, Wallace (altri risultati fantastici per tutti loro) e Logano. All’ultimo giro incidente in curva3 fra A.Dillon e DiBenedetto che perdono così una potenziale settima e ottava posizione, ma malgrado la decina di punti persi è una giornata positiva per entrambi.

Infatti Austin rientra nella top16 scavalcando sia Jones (incidentato) che il compagno Reddick grazie ai punti delle stage, mentre Matt grazie alla corsa non esaltante di Bowyer e all’incidente della #48 con Allgaier vittima incolpevole si porta al 12° posto in classifica generale e così per il prossimo weekend in Kentucky sarà inserito nella prima fascia di merito per il sorteggio della griglia di partenza e in questo modo potrà guadagnare punti preziosi nelle stage così come successo a Pocono e Indy.

Nella griglia playoff Harvick torna a scavalcare Hamlin dato che ha più punti a parità di vittorie ma soprattutto completa il weekend da sogno del team – soprattutto di Tony Stewart che è di casa in Indiana – che fa cappotto fra Cup e Xfinity Series, come riportato di seguito.

Le altre categorie

Nella gara della Xfinity Series, la prima nella storia della Nascar sullo stradale, quinta vittoria stagionale per Chase Briscoe, il quale ha approfittato del fatto che i favoriti Cindric e Allmendinger sono stati eliminati e si sono eliminati a vicenda dalla lotta per la vittoria. La pole per sorteggio va a Jeb Burton, ma i due favoriti, prima e dopo le due sessione straordinarie di libere (le prime dalla ripresa del campionato) visto il layout inedito, Cindric e Allmendinger partono indietro, rispettivamente 10° e 30°.

Al via Jeb mantiene la prima posizione ma fa subito da tappo a tutti e a metà del secondo giro l’ha già persa a favore di Allgaier che in sol colpo scavalca Burton e Brandon Jones. Tuttavia Cindric è già lì e al quarto giro sorpassa Justin all’interno dell’ultima curva e si porta al comando allungando sugli altri.

Dopo i problemi di Alfredo (sosta obbligatoria per la window net che era caduta), J.Earnhardt, Moffitt, lo stesso J.Burton (servosterzo, perde qualche giro), al penultimo giro della tranquilla prima stage Miller fora e sparge detriti per la pista. La caution annulla i 5″ di vantaggio ma non c’è tempo per riprendere: Cindric si aggiudica il primo traguardo intermedio davanti ad Allgaier, Haley, Briscoe e Jones mentre Allmendinger prova a battere la bandiera gialla anticipando la sosta ma non ce la fa e si prende la penalità costringendolo ad una seconda rimonta.

Il primo giro di soste favorisce il JGR visto che Jones ed Herbst non si fermano mentre H.Burton è quarto dietro a Briscoe e davanti a Cindric. Alla ripartenza Chase salta subito la prima fila e passa al comando seguito dal compagno di marca e da Gragson ma la green dura poco, infatti Currey si ferma in pista all’ingresso dei box e arriva la caution. E la viene cambiata, forse falsata, alla bandiera verde successiva.

Cindric scatta bene sulla spinta di Herbst che prosegue per metà rettilineo al punto che Austin si porta in testa. La Nascar decide di investigare prima e poi penalizzare in maniera molto discutibile Cindric per falsa partenza pur non potendo fare nulla per evitarla. A nulla valgono le proteste del Team Penske e così la #22 deve scontare un drive through che la costringerà ad una furiosa rincorsa.

La prima posizione torna così a Briscoe che gestisce al meglio la seconda stage fino ad un’altra caution nel finale con Brandon Jones che termina in anticipo la gara con la vettura in fiamme; per fortuna l’incendio si spegne subito e il pilota può saltare fuori in sicurezza. La pit lane si riapre ma non tutti ne approfittano infatti qualcuno rimane in pista per conquistare qualche punto nello sprint di due giri che vede Sieg e Annett in prima fila e Briscoe e Gragson soltanto in quarta. Tuttavia le gomme fresche sono superiori, Chase alla seconda curva è già secondo e al ritorno sull’ovale è già in testa andando poi a vincere la seconda stage davanti ad Allgaier, Sieg, Haley ed Annett mentre Noah finisce in testacoda colpito da Timmy Hill e perde punti preziosi.

La stage finale inizia con Briscoe sempre in testa ma gli occhi di tutti sui 19 giri che chiudono la gara sono tutti ovviamente sulle rimonte di Allmendinger e Cindric. Ben presto i due sono di nuovo nella top5 dietro a Briscoe, Allgaier ed Haley. Saltati questi ultimi due, la lotta per la vittoria sembra diventare a tre, ma prima che si possano ricompattare, ai -11 Martins perde un semiasse in pista e arriva l’ultima caution.

A sorpresa tutti i leader vanno ai box e solo qualche team di terza fascia, fra cui il quasi rookie Pardus che passa in testa brevemente, decide di rischiare tutto rimanendo davanti con gomme usurate. Lo sprint finale è di soli 7 giri e vale il prezzo del biglietto: Briscoe in una staccata passa in pratica da quinto a primo mentre Cindric, reduce da una sosta lenta, rimane intrappolato nel traffico lasciando strada libera ad Allmendinger che può pressare da vicino Briscoe.

Chase resiste bene e AJ non trova il varco giusto e così pian piano Cindric e l’ottimo Gragson si avvicinano. Tuttavia la pressione è enorme e a tre giri e mezzo, nella frenata porta le vetture sulla curva2 dell’ovale, Briscoe arriva lungo e ad approfittarne sono ovviamente Allmendinger e Cindric. La #98 non molla però e si porta dietro la #9 e al giro successivo ha un’altra chance infatti Cindric all’ultima curva fa in pratica un bump&run su AJ, ma così perde velocità e sulla linea del traguardo c’è un 3-wide che Briscoe risolve con una staccata tardiva in curva1.

In curva2 il quartetto è in fila per due, con Briscoe e Allmendinger davanti e dietro di loro Cindric e Gragson, poi alla esse che porta al rettilineo opposto AJ ed Austin si toccano aprendo la porta a Gragson ed Haley. Ovviamente ad approfittarne è Briscoe che così vola verso la vittoria.

Chase vince così la gara di casa, sulla pista su cui il suo idolo, corregionale e titolare Tony Stewart ha raccolto tanti successi, davanti ad Haley, Gragson, Allmendinger e Cindric; completano la top10 Chastain, Allgaier (ottima rimonta nelle fasi finali dopo una penalità), Labbé, Annett e Pardus. Giornata disastrosa per il JGR, con H.Burton 25° per una sosta alla ripartenza per una ruota mal fissata, Herbst 33° dopo aver fatto arrabbiare anche Clements e Jones 37°. In campionato, giunto a metà regular season, Briscoe allunga ancora di più in vetta.

I risultati odierni

La classifica della “Big Machine Hand Sanitizer 400 Powered By Big Machine Records”

La classifica generale

Così il campionato a 10 gare dalla fine della regular season

I prossimi appuntamenti

La Nascar si sposta in Kentucky per un weekend con quattro gare in quattro giorni. Giovedì e venerdì doppia corsa della Xfinity Series come già successo a Miami, sabato sarà la volta della Truck Series mentre domenica la Cup Series vi gareggerà per la prima volta da molti anni sotto il sole anziché di sera con i riflettori.

Immagine: nascarmedia.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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