NASCAR | Storico tris per Hamlin alla Daytona500, paura per Newman

Per la Nascar l’inizio del 2020 è stato molto teso e intenso. A Daytona le aspettative sono altissime e lo spettacolo previsto è di eguale livello. E alla fine invece sarà una 24 ore piena di contrasti. Una gara iniziata con rombo dell’Air Force One che atterra a Daytona, col rumore del pubblico che acclama Donald Trump il quale dà il comando di accendere i motori, passa attraverso il rombo del temporale e lo scroscio della pioggia che costringe al posticipo della gara e si chiude in silenzio, con i festeggiamenti per la storica terza vittoria di Hamlin nella classica della Florida sotto tono per il terribile incidente di cui è stato vittima Ryan Newman pochi minuti prima.

La gara

Il cielo a Daytona è velato e in arrivo ci sono dei temporali che sanno già di primavera. La partenza prevista per le 15:18 locali non favorisce di certo lo svolgimento regolare della gara e la presenza del presidente Trump inevitabilmente ritarda ulteriormente il programma.

I temi della giornata sono tantissimi, la lotta fra i costruttori, la condotta di gara fra i piloti, i big (fra tutti Kyle Busch, Keselowski, Truex e Bowyer) ancora in caccia della prima vittoria nella gara più prestigiosa della Nascar, l’ultima stagione di Jimmie Johnson, i rookie terribili pronti già a vincere, le tanti possibili sorprese e dunque l’hype è altissimo già prima del “Gentlemen, start your engines!” di Trump.

In pole dopo le qualifiche c’è Ricky Stenhouse Jr. davanti ad Alex Bowman con in seconda fila i vincitori dei Duel Joey Logano e William Byron. La domenica mattina è dedicata ai controlli tecnici e al resoconto finale dei piloti costretti a partire dal fondo. I primi problemi che arrivano da Daytona a circa 4 ore dal via riguardano il Team Hendrick che fallisce il primo giro di controlli tecnici con Bowman, Byron ed Elliott ma, passandoli al secondo tentativo, per loro non c’è alcuna penalità. Chi invece deve ricorrere al terzo tentativo è Denny Hamlin invece, il quale dunque perde per il resto del weekend il car chief e anche la sua posizione in griglia dovendo partire dal fondo. Stessa sorte anche per Brennan Poole, ma la #15 aveva già sostituito il motore e doveva già partire ultima. Partenza dal fondo anche per Blaney e LaJoie (muletto dopo gli incidenti di giovedì), Ty Dillon e Bell (modifiche in parco chiuso), e McLeod (sostituzione della trasmissione).

Finalmente i motori si accendono. Non tutti perché Timmy Hill, protagonista di un weekend sulle montagne russe, accusa un problema alla batteria ed è costretto a partire a spinta e così le 40 vetture si accodano dietro alla limousine presidenziale per il primo giro di formazione. Durante l’ultimo giro prima della bandiera verde gli spotter riferiscono della caduta delle prime gocce di pioggia. Le precipitazioni aumentano, soprattutto in curva1 e 2 e così la Nascar è costretta prima ad aggiungere un altro giro di formazione e poi riportare le auto in pit lane per una virtuale bandiera rossa al giro 0 mentre Dale Earnhardt Jr. guarda sconsolato la pista con la bandiera verde in mano.

La sospensione dura 45 minuti, poi finalmente i motori si riaccendono e la gara può cominciare, seppur un secondo fronte sia in arrivo. Al via il gioco di squadra in casa Chevy funziona e Bowman lascia che Stenhouse si metta sulla corsia interna davanti a lui. La fila esterna con Byron non parte al meglio e così Logano dall’interno ne approfitta per sorpassare anche la #88 e portarsi in seconda posizione seguito da Almirola, riformando il tandem di giovedì.

La fila interna guidata da Bowman e Wallace fatica a recuperare ma poi quando ingrana la marcia giusta inizia il recupero arrivando fino all’altezza della quarta posizione. Più indietro invece Harvick tenta un 3-wide ma poi ci rinuncia; in coda al gruppo si riuniscono le Toyota che evidentemente non hanno voglia di rischiare incidenti in una fase ininfluente della gara e con loro c’è anche Bowyer, ma in questo caso non è una scelta volontaria, bensì derivante dal fatto che #14 è molto sottosterzante.

Al sesto giro si è già formata la lunga fila indiana lungo il muro e gli unici a provare un attacco sono Wallace, Elliott, Nemechek e Blaney, ma sono tutte iniziative isolate per guadagnare una posizione e basta. Per Stenhouse c’è qualche problemino legato ad un roof flap leggermente sollevato ed un detrito sulla griglia ma poco importa dato che al giro 20 ricomincia a cadere la pioggia e di conseguenza torna la bandiera rossa, a ben 80+1 tornate dal dichiarare la gara ufficiale.

Il secondo temporale è più intenso del primo e dura un’ora e mezza, poi la pista è di nuovo asciutta e i commissari richiamano i piloti alle vetture, ma mentre succede ciò ricominciano a cadere delle gocce di pioggia sul rettilineo opposto; la Nascar decide di tenere in pista gli Air Titan e così dopo ulteriori 15 minuti c’è l’ok per far salire i piloti in macchina. Non passano che 60 secondi e su Daytona si scatena il terzo temporale che però sembra un monsone. E in cinque minuti arriva l’annuncio del posticipo della gara al lunedì alle 16:00 locali.

Al lunedì il meteo è leggermente migliore e tutto è pronto per aggiungere uno zero, da “Daytona50” (tante infatti sono le miglia completate il giorno precedente) a “Daytona500”. La bandiera rossa viene ritirata ed il gruppo esce dalla pit lane. Mancano 45 giri alla fine della prima stage e questo è poco più della durata del pieno, e infatti il gruppo si divide: le Ford e le Chevy si fermano subito (e Stenhouse perde posizioni) mentre le Toyota si fermano al passaggio successivo e in questa occasione più di qualcuno ne approfitta per rabboccare fino all’ultima goccia. Scattano anche le prime penalità per Timmy Hill (sosta con pit lane chiusa), LaJoie (interventi sotto la bandiera rossa), Johnson e DiBenedetto.

La gara riparte al giro 26 con Keselowski in testa davanti a Newman e Almirola. Brad rimane in testa, non faticando, ma poi Harvick spinge il compagno di squadra Almirola davanti. Le Toyota invece decidono di giocare oltre alla carta della prudenza anche quella del fuel saving e quindi anche in questa occasione si mettono in coda al gruppo. Il rimescolamento però è continuo e chi è in testa, anche di una lunghezza, al giro dopo può essere di nuovo affiancato. Brad torna così avanti ma all’interno arriva Newman che prima affianca, poi passa e infine blocca al limite Keselowski favorendo così l’attacco delle Chevrolet lungo la fila interna che, dopo una breve transizione con Buescher davanti a loro, passano in testa alla gara guidate da Elliott ai -20.

Si forma così la fila indiana e l’attenzione si porta tutta al carburante. Un Kyle Busch già in forma campionato si fa sentire col suo team perché secondo lui hanno alzato troppo il piede nella prima parte dello stint e anche se tirassero al massimo ora non raggiungerebbero più il primo gruppo.

La tregua dura appena una decina di giri, poi le Ford – sorprese dall’attacco improvviso ed efficace delle Chevy – tornano a muoversi. Ai -6 Almirola, in quel momento settimo e primo delle Mustang, esce leggermente di scia. Stenhouse si sposta per bloccarlo mentre Byron fa la stessa manovra seppur più lieve. La combinazione di questi spostamenti (eccessivi visto che siamo al giro 59) – insieme al fatto che Ricky continui a spingere William – manda la #24 contro il muro e per Byron la gara finisce qua.

Tutti coloro che non avevano rabboccato vanno ai box per sicurezza (Bell va ancora una volta lungo nello stallo) e così alla ripartenza ai -2 le Chevy sono ancora in testa. Stranamente non c’è gioco di squadra nel Team Hendrick ma le cose vanno in porto lo stesso ed Elliott vince la prima stage davanti a Bowman, Almirola, Logano e Johnson.

Si completa al break il giro di soste e ad emergere in prima posizione sono le Toyota del JGR con Hamlin davanti a tutti e si può ripartire. Dopo una breve fase 3-wide il nervosismo si risolve abbastanza velocemente ed Hamlin guida il pokerissimo Toyota seguito da una marea di Ford con solo Chastain a rappresentare le Chevy. Tuttavia questo dura poco infatti queste ripartono all’attacco dal fondo ed in fretta il Team Penske è costretto a prendere le contromisure bloccando la rimonta del Team Hendrick all’interno. La speranza di Keselowski, Blaney e Logano è quella anche di risalire ma alle Ford sembra che manchi qualcosa, infatti sulle spinte vanno molto bene ma non riescono a mantenere l’inerzia e inoltre la #12 è tutt’altro che stabile e ad ogni giro sembra che sia ad un passo dall’incidente.

Dopo una manciata di giri la fila esterna si sfalda e l’attacco di Ford e Chevy fallisce in maniera evidente dando un boost nel morale alle Toyota. Al giro 90 arriva il secondo incidente della serata: Houff perde la linea in curva2 e quando si allarga per portarsi verso il muro nel varco si è infilato già Almirola (stavolta è lo SHR a giocare prudente in coda) e la #00 finisce a muro; a rimetterci sono anche McLeod che va nell’erba ed Harvick che nel rallentamento rimedia una ammaccatura sulla zona posteriore destra.

Le soste arrivano appena dentro la finestra per il pieno e dunque non ci sono problemi; Hamlin entra ed esce in testa ma in pit lane il trenino Toyota si rompe visto che la sosta di Jones è disastrosa e Bell aveva già perso contatto dai compagni in precedenza. Si riparte ai -35 con Truex che spinge Hamlin davanti a tutti ma dietro a loro Elliott vuole rompere le uova nel paniere. Kyle Busch riesce a risalire ma al suo fianco Stenhouse riesce a mantenere la seconda posizione ottenuta ai box e quindi le Toyota sono 1-3-4. E’ evidente che il JGR vuole liberarsi in qualche modo di Stenhouse lì con loro nel mezzo e che rappresenta un potenziale pericolo ma il piano non riesce quindi Ricky rimane in scia ad Hamlin.

All’esterno dopo un bell’incrocio di corsie c’è Elliott con dietro il solito Team Penske ma ancora una volta non riescono ad affiancare e sorpassare le Toyota e quindi la casa giapponese vince anche la seconda battaglia. Si riforma così la fila indiana e l’ultimo attacco lo porta ai -8 Logano, il quale porta con sé qualche vettura ma non è sufficiente e così Hamlin vince la seconda stage davanti a Ky.Busch, Stenhouse, Truex e Chastain.

Il giro di soste premia ancora Hamlin e penalizza sia Elliott che Truex, infatti Chase riparte con la tanica ancora attaccata (e c’è la penalità) e questa si stacca in mezzo alla pit lane venendo urtata da Truex costretto ad una doppia sosta per verificare eventuali danni. Alla bandiera verde ai -65 Denny è dunque in testa davanti a Blaney, Logano, Ky.Busch e Stenhouse. I costruttori sono poco compatti e dunque la tensione è altissima.

Ky.Busch spinge Hamlin ma Logano fa meglio e manda Blaney in testa con dietro alla #22 anche Stenhouse, ma l’equilibrio non dura. Ricky e Joey rischiano e per poco le Ford non perdono tutto favorendo Stenhouse e Chastain ma poi Blaney rimane in testa. Alla fine Ricky riesce a mandare fuori dalla scia Joey però la #22 viene salvata da Bell che ha aperto la seconda corsia. Da dietro arrivano dal nulla anche le Chevy ma vengono bloccate in fretta. Il gruppo dalla fila indiana in un attimo va 3-wide e per un attimo anche 4-wide; magicamente le Toyota si ritrovano insieme e Kyle Busch va in testa alla gara ai -60 davanti a Hamlin, Bell e Jones.

La tregua non dura e al calare della sera le Ford ripartono all’attacco insieme a Stenhouse; Hamlin manca un blocco, Keselowski trova la scia di un doppiato e a sorpresa ai -52 Brad è di nuovo in prima posizione. Le due file si alternano col muso davanti all’altra ma tutti gli occhi sono sulla coppia esplosiva Stenhouse-Blaney che anche a questo turno rischiano di creare il big one.

E dopo 10 giri infatti arriva l’inevitabile, anche se in piccolo: sul rettilineo opposto Ricky spinge troppo Ryan scomponendolo. Per evitarlo Stenhouse si sposta sulla sinistra di molti metri finendo addirittura al di sotto della linea gialla e passando Blaney. Questa reazione esagerata Ricky la paga cara in quanto ha violato i track limits e per lui c’è dunque una penalità da scontare proprio in prossimità dell’ultimo giro di soste.

Davanti ci sono ora Keselowski, Logano e Almirola seguiti dalle Toyota ma riemergono le Chevrolet che tentano un attacco all’esterno. Logano difende il compagno di squadra e blocca la fila esterna che avanza ma viene sospinto in testa a tutti ai -37. L’interno si libera e le Toyota ne approfittano per rimontare obbligando Logano al blocco. Il gruppo si tranquillizza per un attimo e ai -30 Ford e Toyota, che sono all’interno, ne approfittano per effettuare la loro sosta composta da pieno più due gomme fresche. Kyle Busch ha la sosta più rapida ed esce davanti a tutti.

Le Chevy intanto proseguono con Johnson in testa, ma non sono compatte perché trovano molte vetture da doppiare in uscita dalla pit lane. Non è chiaro quando si vogliano fermare ma è sicuro che i loro piani saltino poco più tardi: Stenhouse – doppiato poco prima – si deve fermare ai box ma Jones non se ne accorge e quindi lo tampona all’ingresso della pit lane. E’ un incidente isolato, non provoca detriti e Ricky prosegue andando al box, quindi i commissari non chiamano la caution. Per paura che invece la bandiera gialla arrivi, le Chevy si fermano ai box ma non tutte ed il gruppo si divide a metà. Alla fine tutte queste vetture cambiano 4 gomme e dunque ripartono leggermente staccate da Ford e Toyota, con Kyle Busch che torna in testa ai -26 davanti a cinque Ford ed Hamlin.

Le Chevy di nuovo rimontano velocemente e a bloccarle ci pensano ancora una volta le Ford di Penske. Kyle Busch prova a reagire ma finisce in un 3-wide che lo manda all’esterno aprendo la porta a Keselowski. Poco dopo anche Logano lo passa per un pelo; Rowdy inizia a fumare vistosamente e si crede che sia un tire rub ma non sarà così.

Il rimescolamento del gruppo in questa fase molto convulsa permette a Bell di spingere Newman all’interno mentre Keselowski è passato all’esterno con le altre Ford. La spinta di Christopher manda Newman in testa, Ryan poi passa all’esterno a bloccare Keselowski. Non è un blocco di quelli tanto criticati da Brad però la #2 rallenta di quel tanto che permette ad Almirola di arrivargli sul paraurti. Da dietro Logano non se ne avvede e continua a spingere la #10 davanti a lui. Passano pochi metri e le due Ford perdono il controllo e si scatena il big one che coinvolge ben 19 vetture.

Arriva la bandiera rossa e la conta dei danni si fa subito: i ritirati sono solo quattro (Keselowski, Johnson, Truex e Ku.Busch) ma fra gli ammaccati ci sono anche Almirola, Blaney, A.Dillon, Bowman, DiBenedetto e Gaughan. Si riparte dopo 12 minuti con Newman in testa, con un Keselowski stranamente tranquillo alle interviste e con un Kyle Busch che gira sull’apron con la macchina in fumo per quello che non è un tire rub bensì un problema al motore e con questa piccola furbizia guadagna un paio di posizioni sui piloti ritiratisi nel big one.

Si riparte ai -10 con Newman in testa davanti a Bell, Elliott, Logano, Hamlin e gli altri che si sono invece fermati ai box a partire da Harvick e Bowyer. Ryan scatta bene grazie alla spinta di Logano ed in fretta si forma la fila indiana mentre la corsia interna con Bell perde terreno. Tutto prosegue tranquillamente fino ai -7, quando in coda Sorenson inizia a fare scintille, si tocca con Bell e poi finisce a muro con Hill coinvolgendo anche Bowman.

La prima fila ai -4 è formata da Newman e Logano, ma Hamlin è avanzato in terza posizione e, seppur sia circondato da Ford, è chiaro che il favorito è lo stesso lui. Larson, che ha avuto difficoltà per tutta la gara e al big one era più vicino al doppiaggio che ai leader, non riesce a spingere Joey e dunque Newman scappa con Hamlin. Sembra un tandem drafting come quello di 10 anni fa ma non può durare a lungo. A guidare la rincorsa ci pensa Preece ai -3 e poi Harvick ai -2. In curva1 Chastain tenta un attacco disperato (ma comprensibile visto quanto manca alla fine) all’interno di Preece ma lo spazio non c’è e il secondo big one è servito così come un’altra bandiera rossa.

A pagare le conseguenze ora sono Chastain, Logano, Preece, Reddick, T.Dillon e T.Hill mentre Elliott, McDowell e Ragan proseguono con qualche danno. Bell alla ripresa della gara compie diversi giri sull’apron con una macchina distrutta per guadagnare anch’egli qualche punto in più.

Si va all’overtime con Hamlin davanti alle Ford di Buescher, Harvick, Newman, Bowyer, Blaney e McDowell ma anche in questo caso il favorito è sempre lui. Alla ripartenza Hamlin sceglie la corsia esterna pur di separare i compagni di squadra Buescher e Newman. Non si saprà mai se il piano sia quello giusto perché alla bandiera verde McDowell spinge troppo Bowyer mandandolo contro Haley per una caution che manda tutti al secondo overtime.

Stavolta Newman e Buscher si sono scambiati la posizione ma Hamlin non ripete la scelta, preferendo la spinta di Blaney. E la scelta si rivela vincente, forse fin troppo perché Hamlin si ritrova tutto solo davanti al gruppo ad appena un giro e mezzo dalla fine. Il primo a riportarsi su di lui è Newman ma Denny compie un capolavoro bloccando Ryan senza perdere la prima posizione con cui inizia l’ultimo giro.

Mentre Elliott finisce a muro la gara prosegue con Blaney che riesce a spingere Newman tuttavia Hamlin continua a resistere. Denny cede sul rettilineo opposto ma riesce a riprendere la scia della #12 appena viene sorpassato all’ingresso di curva3. Tutto si risolve sul rettilineo principale, i contendenti sono gli stessi di Talladega nell’autunno scorso, Newman, Blaney ed Hamlin. Newman blocca Blaney all’esterno, Hamlin spinge la #12 e questa finisce ondeggiando all’interno. Poi l’incidente, drammatico.

Newman blocca Blaney il quale continua a spingere e la #6 parte fuori controllo verso il muro. Hamlin ne approfitta, affianca Blaney e di slancio lo sorpassa battendolo per soli 0.014″, la seconda Daytona500 più ristretta della storia dopo quella del 2016 in cui… Hamlin batté Truex.

Gli occhi di tutti una volta che Newman è partito di traverso sono andati sulla lotta per la vittoria e solo dopo vanno sul relitto della #6 che sta tagliando il traguardo sul tetto e in fiamme. Tutti pensano ad un semplice incidente contro il muretto ma solo il replay ne mostra tutta la gravità, infatti Ryan è rimbalzato in pista ed è stato centrato da LaJoie.

Mentre Hamlin inizia a festeggiare i soccorsi arrivano da Newman e inizia ad andare in scena uno spettacolo di dubbio gusto; solo a posteriori si scoprirà che è tutto ovviamente involontario: lo spotter di Hamlin subito dopo gli immediati festeggiamenti va subito da quello di Newman a chiedere le condizioni di Ryan e, non ricevendo buone notizie, si appresta a comunicarlo a Denny il quale però ha staccato la radio arrivando dai commissari per i controllo dei lug nut e poi inizia i classici burn out. Solo alla fine si accorge che qualcosa non va (il pubblico lo sta fischiano sonoramente) e quando a tutti arriva qualche notizia in più allora i festeggiamenti col team possono iniziare in tono minore.

A due ore dall’incidente arrivano le prime buone notizie e meno di 24 ore dopo un bollettino ancora migliore seppur non inquadri la prognosi completa, però un sospiro di sollievo possiamo tirarlo tutti. E allora possiamo anche analizzare a cuor più leggero anche la gara. Hamlin vince, anzi domina insieme alle Toyota, la sua terza Daytona500 in quattro anni, meglio di lui fece solo Richard Petty quando conquistò le edizioni del 1971-73-74, parte delle 7 vinte in carriera. Hamlin diventa anche il quarto pilota della storia a vincere due Daytona500 consecutive, il primo da 25 anni a questa parte.

Dietro ad Hamlin chiudono Blaney, Buescher, Ragan, Harvick, Bowyer, Gaughan, LaJoie, lo stesso Newman e Larson. Denny ovviamente è anche il leader del campionato ma ora nessuno pensa ancora alla classifica, né a Las Vegas che è fra soli quattro giorni. Tutti pensano a Ryan Newman e alle sue condizioni di salute.

Le altre categorie

Nella gara della Xfinity Series prima vittoria in carriera per Noah Gragson il quale inaugura al meglio la sua seconda stagione completa nella categoria di mezzo. Le sorprese non sono mancate fin da prima del via. Ai controlli tecnici i commissari rilevano che il muso della #66 di Timmy Hill è stato modificato illegalmente e arriva una pesante penalità per il team di 75 punti, tale fargli lasciare Daytona ancora in territorio negativo (non succedeva da anni). Poi durante le qualifiche vanno in scena i guai del Kaulig Racing, con Allmendinger e Chastain che scendono in pista subito ma accusano un problema al freno anteriore sinistro che li lascia a 3″ e 2.5″ dalla pole ma soprattutto con due DNQ in tasca; Ross – che corre per il titolo quest’anno – è costretto dunque a comprare il posto in griglia da Jeff Green per poter correre. Haley – che scende in pista più tardi – si salva ed è terzo in griglia dietro al vincitore del 2019 Annett e a Myatt Snider, in pole al debutto nella categoria.

Al via le posizioni non cambiano e Snider rimane in testa davanti ad Annett ed Haley mentre in curva4 Bacarella finisce in testacoda in coda al gruppo ma non coinvolge altri né tocca il muro e quindi la gara prosegue. Il plotone non sta mai fermo un attimo e le vetture si muovono molto, sembra che l’incidente sia sempre a un passo ma incredibilmente si prosegue con le posizioni che si rimescolano alle spalle di Snider che rimane sempre in testa.

La prima caution arriva a 10 giri dalla fine della prima stage quando il cofano della vettura di Clements, presente nel gruppo di testa, esplode spargendo detriti per mezzo rettilineo. Snider prosegue mentre Allgaier, Harrison Burton e Gragson vanno ai box, ma alla ripartenza il più veloce è Jeb Burton – cugino di Harrison – il quale così passa in testa. Solo Cindric ci tenta all’ultimo giro ma le Chevy si difendono e dunque il JR Motorsports fa poker con Burton, Annett, Allgaier e Gragson.

Nel break si completa il giro di soste e quindi Allgaier passa in testa. Dopo un paio di passaggi Annett va 3-wide in curva1 e perde il controllo della vettura. Nel pendolo che la #1 subisce fra banking e apron Austin Hill sceglie la corsia sbagliata e per evitare Micheal finisce per travolgere anche Graf. In testa invece Harrison Burton aveva il muso davanti ad Allgaier e quindi è lui in prima posizione alla ripartenza ma poco dopo Justin se la riprende. Nel finale della stage ancora una volta Cindric tenta l’attacco, stavolta con Briscoe, ma gli va male di nuovo e quindi Allgaier vince il traguardo intermedio sotto caution davanti ad Haley, J.Burton, Sieg e Cindric. Dietro infatti Herbst taglia la strada a Williams e a rimetterci sono anche Snider e Cockrum.

Il giro di soste rimanda in testa Jeb Burton mentre Allgaier viene rallentato (ed è la seconda volta) in uscita dal suo stallo e Chastain si tocca con il neo-compagno di squadra CJ McLaughlin e perde tempo a riparare il muso. Jeb tiene la testa del gruppo anche dopo la ripartenza ed in pochi giri il plotone si organizza in fila indiana.

Ai -39 arriva il giro di soste per i leader ed il gruppo esce sgretolato dalla pit lane: Gragson, Jeb Burton, Briscoe, Cindric e Brandon Jones infatti hanno staccato un trio formato da Allgaier, Haley e Annett. Tutti gli altri invece sono… davanti! Alex Labbé infatti non si è fermato ai box insieme ad un altro gruppo di outsider che è a circa 5″ dal canadese.

Tutti questi vanno in cerca di una caution ma questa non arriva e quindi in poco tempo vengono ripresi: ai -23 Gragson raggiunge il gruppone ed un paio di giri dopo sorpassando Labbé torna in testa. Tutti dunque vanno ai box tranne Ryan Sieg che prosegue fino all’ultima goccia di benzina. E per sua fortuna la caution arriva: Bilicki fora in curva4, Clements – che viaggia senza cofano – rallenta tanto e Allgaier che era staccatissimo invece non rallenta a sufficienza al punto che tampona Clements.

Si riparte ai -7 con 15 auto a pieni giri: Gragson parte bene ma dall’interno viene passato da Briscoe. Chase sul rettilineo opposto si sposta per bloccare Noah ma la Ford ha perso lo slancio e quindi la manovra provoca un effetto a catena: Gragson rallenta e così fa anche Jeb Burton ma Cindric non ha il tempo di farlo e quindi si scatena il big one che coinvolge ben 13 vetture.

Dopo una bandiera rossa si riparte a tre giri dalla fine con Briscoe, Gragson, B.Jones, H.Burton ed Haley a contendersi la vittoria. Chase e Noah sono a lungo alla pari ma poi Gragson riceve il supporto di Burton mentre Brandon Jones si spegne letteralmente e Briscoe rimane senza aiuto.

Gragson è dunque in testa senza problemi a metà dell’ultimo giro quando dietro di lui si scatena un altro big one. L’impatto di Annett contro il muro supera i limiti di decelerazione fissati dalla Nascar e quindi i commissari sono costretti a chiamare subito la caution anche se per i primi non c’erano ostacoli.

Noah vince dunque la prima gara in carriera (ed i festeggiamenti sono lunghi e meritati), davanti ad Harrison Burton, Timmy Hill (il cui team ha iniziato la gara a -75 e la chiude a -41), Brandon Jones e Chase Briscoe. Ottime top10 anche per Brandon Brown, Black Jr., Sieg e Labbé. In campionato ovviamente Gragson in testa e già ai playoff.

Nella Truck Series Grant Enfinger torna al successo dopo il 2019 in cui, pur vincendo la regular season, era rimasto a secco. Dopo un’ora di rain delay la gara può iniziare. Dalla pole scatta Riley Herbst davanti a Moffitt ed Eckes. Al via la fila esterna con Moffitt e Chastain non scatta bene e quindi Herbst rimane agilmente in testa.

Dietro a Herbst c’è un po’ di rimescolamento quando la corsia di Moffitt inizia a recuperare. Hill prova il blocco ma ci rinuncia, Rhodes invece lo fallisce e finisce in coda al gruppo. Il primo big ad avere problemi è Kraus che fora e perde un giro, ma poco dopo arriva il primo incidente: Gilliland spinge un po’ troppo Fogleman che perde il controllo e tocca Self il quale travolge Majeski che finisce a ruote all’aria in curva1. Ty ne esce illeso ma è necessaria una bandiera rossa per rimetterlo con calma nella direzione giusta.

Il gruppo si divide fra pista e pit lane e nello sprint di un giro che chiude la prima stage Eckes fa gioco di squadra con Herbst che dunque riesce a conquistare il traguardo intermedio davanti ad Ankrum, Eckes, Moffitt e Sauter. Al break si completa il giro di soste (Sauter lunghissimo nello stallo) e a passare in testa è Enfinger.

Grant imita quanto fatto prima da Herbst poco prima, ovvero guidare per tutta la stage senza troppi ostacoli. Dopo Kraus ad avere problemi in questa fase è Zane Smith la cui window net si sgancia ed è costretto ad una sosta per farla rimettere al suo posto. A provare ad attaccare Enfinger ci pensa Moffitt ma il testacoda senza danni di Rohrbaugh in curva4 genera un po’ di scompiglio nelle prime posizioni e quindi Grant rimane in testa e vince la stage davanti a Rhodes, Ankrum, A.Hill ed Herbst.

Il giro di soste manda Rhodes in testa ma causa anche numerose “vittime”, infatti ci sono penalità per Chastain, Kraus, Sauter ed Eckes. La bandiera verde arriva ai -55 ed Hill ci prova ma poi Rhodes rimane in testa, seppur per poco dato che Enfinger spinge Austin davanti a tutti e – dopo una decina di giri fianco a fianco – passare lui stesso in prima posizione. Chi esce dalla lotta per la vittoria è Moffitt, vittima di un problema alla sospensione che fa alzare il Truck rispetto al suolo rallentandolo.

Brett esce di scena definitivamente ai -34 quando Angela Ruch perdendo il controllo provoca il primo big one che coinvolge anche Fogleman (in fiamme), Eckes, Dauzat e molti altri. La caution arriva al momento giusto per effettuare l’ultima sosta e dai box esce in testa Friesen davanti ad Enfinger. Si riparte ai -25 ed Enfinger finisce nel mezzo fra le due file e così a lottare alla pari ci sono Friesen e Rhodes.

Ai -16 Friesen finisce loose in curva4 e quasi perde il controllo. Tutti lo evitano ma così lascia da solo davanti Rhodes spinto molto potentemente da Gilliland. Il gruppo si riorganizza e a lanciare l’attacco è Sauter; Creed salta su questo carro e ai -10 è in testa alla gara. Rhodes torna su grazie a Gilliland e così si riaffianca a Creed. Ai -5 Lessard parte in testacoda ma non arriva la caution, poi il gruppo va 3-wide e la miccia è ufficialmente accesa.

A scatenare il secondo big one è Rhodes che perde il controllo in prima fila nel mezzo fra Gilliland ed Enfinger ed il conto dei ritirati e/o danneggiato è lungo, 14 vetture sulle 27 ancora in gara. Si va all’overtime con Enfinger in testa davanti a Hill, Chastain e molti outsider.

Alla bandiera verde Enfinger sbanda ma rimane davanti con Chastain in scia ma Ross sbaglia e si appoggia al muro aprendo la strada a più di qualcuno per l’occasione della vita. Grant è da solo davanti e quindi chi gli prende la scia può sorpassarlo facilmente. Nella posizione buona c’è Jordan Anderson che sorpassa Enfinger in uscita di curva4 ma Grant sfrutta alla perfezione il side draft e il fatto di appoggiarsi fisicamente al Truck #3 tornando davanti negli ultimissimi metri.

Enfinger vince dunque per appena 1 centesimo su Anderson (miglior piazzamento in carriera), e 7 su Rohrbaugh. Quarto è Kraus mentre quinta è Natalie Decker, al miglior piazzamento e prima top5 nella storia per una donna nella Truck Series. A.Hill, Sauter, Chastain, Creed e White completano la top10. Enfinger ovviamente è in testa alla classifica ma il posto ai playoff non è ancora assicurato visto quante buone vetture ci sono nella categoria in confronto ai posti disponibili per la post-season.

I risultati odierni

La classifica della 62esima Daytona500

La classifica generale

Così il campionato dopo 1 gara

I prossimi appuntamenti

Il prossimo weekend la Nascar inizia la sua trasferta sulla costa Ovest. Prima tappa Las Vegas con ancora una tripla gara: nella notte di venerdì correranno i Truck, sabato sera la Xfinity e domenica la Cup Series.

Immagine: Chris Graythen | Getty Images per nascarmedia.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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