NASCAR | Storica vittoria di Larson a Charlotte!

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Larson fa cappotto con le tre stage e regala a Rick Hendrick la 269esima vittoria in Cup Series che lo rende il team owner più vincente di sempre


Il Memorial Day è sempre una giornata speciale e, oltre alle storie tragiche dei soldati americani caduti al fronte, regala anche fortissime emozioni dalla pista. E così, dopo il quarto trionfo di Hélio Castroneves a Indianapolis, a Charlotte nella Coca-Cola 600 Kyle Larson domina la corsa, non ai livelli degli anni scorsi di Truex e Kyle Busch, ma a sufficienza per fare cappotto, 70 punti su 70 portati a casa con annessi otto playoff point. Ma il fatto di aver ottenuto la 269esima vittoria, quella del record assoluto, dell’Hendrick Motorsports forse vale di più.

Libere e qualifiche

La Cup Series scende in pista venerdì al tramonto dopo un venerdì complicato da qualche goccia di pioggia. Alla fine la sessione di libere da 50′ si disputa senza problemi e ad ottenere il miglior tempo è Austin Dillon. Il giorno successivo, nel sole pomeridiano, dunque in condizioni diverse sia dalle libere, che dalla gara, va in scena la prima dimostrazione di forza del weekend dell’Hendrick Motorsports, con Kyle Larson che si prende la pole davanti a Stenhouse, Elliott e Byron; otto le Chevy nella top10 (inclusa la sorpresa Suárez nono) con unici intrusi Harvick quinto e Truex ottavo.

La gara

Prima stage

A Charlotte c’è il sole, però come a Indianapolis la giornata è fresca, appena 22 °C (mai così poco dal 1995) e che saranno meno man mano che avanzerà la sera. Tuttavia, questa bassa temperatura appiattisce la differenza appunto fra giorno e notte e dunque le variazioni di prestazioni tipiche della 600 miglia non si registreranno. Quindi, si preannuncia una gara monopolizzata da un singolo pilota, o al massimo pochi, rispetto alle gare pazze che hanno regalato in passato, malgrado la difficoltà della corsa, molte prime vittorie in carriera.

È anche la prima gara quasi normale dall’inizio dalla pandemia: in teoria la capienza delle tribune è al 100%, anche se si ritiene che sia occupato il 65-70% dei posti, il garage si ripopola anche di ospiti e non c’è più l’obbligo di mascherina all’aperto. Queste emozioni bastano per cancellare le prime due stage decisamente piatte e uccise dalle quattro stage di uguale lunghezza. I controlli tecnici pre-qualifica (le vetture sono impound per prove ufficiali e gara) non registrano problemi e gli unici a dover partire dal fondo per modifiche in parco chiuso sono McLeod e Kurt Busch, ma per quest’ultimo sarà solo l’inizio di una brutta serata.

Alla bandiera verde Larson mantiene la prima posizione e, approfittando del duello fra Elliott e Stenhouse, va subito in fuga. Ricky non ha la velocità dei primi e dunque dopo cinque giri il trio Hendrick composto da Larson, Elliott e Byron è già davanti a tutti con Harvick quarto. Non c’è competition caution a bloccare il gruppo, dunque la stage va avanti senza interruzioni. In vetta fra Kyle e Chase c’è un po’ di elastico e, a seconda delle fasi, sembra che a prevalere sia la #5 o la #9.

Dietro di loro da notare c’è Stenhouse che frena la discesa al quinto posto, le difficoltà momentanee di Logano che scivola in 20esima posizione e la rimonta di un convincente Kyle Busch che dal 20° posto al via entra prepotentemente nella top10, tutto questo malgrado lotti con l’anteriore e cerchi il PJ1 per trovare una traiettoria buona. Harvick – invece – si stacca progressivamente dai tre di testa e già si capisce l’andazzo della serata.

Fatica anche Kurt Busch che, partito dal fondo, rimonta una posizione alla volta e solo un piccolo capolavoro in occasione del primo giro di soste gli permette di restare a pieni giri. Al giro 40, prima appunto del round di pit stop, Larson ha Elliott a meno di mezzo secondo perché non riesce a passare Alfredo, Byron a 2″, Harvick e Austin Dillon a 7.5″, Stenhouse a 10″, Kyle Busch a 11.5″, Suárez a 13″, Truex a 14″ e un Bowman non al meglio (crede di avere un ammortizzatore non a regola d’arte) a 15″; in difficoltà anche Hamlin, solo 19°, mentre i doppiaggi degli ultimi cominciano ad essere numerosi, visto che Starr è già a tre giri.

Il primo colpo di scena riguarda Chastain, il quale aveva iniziato in fondo alla top10 prima di assestarsi al 15° posto; si crede che sia un problema alla pompa dell’acqua e invece a rompersi è la cinghia della pompa dell’olio. Ross perde una trentina di giri che alla fine diventeranno 41 con un deludente 37° e penultimo posto finale. Poco più tardi arriva la sosta fuori sequenza di Blaney per una ruota mal fissata e Ryan, in quel momento attorno alla 12esima posizione, perde un giro.

Nel frattempo solo Keselowski, DiBenedetto e Alfredo tentano la sorte andando lunghi, però non arriva una caution ad aiutarli e così al giro 59 Larson torna al comando; la selezione ha lasciato solo 19 auto a pieni giri, e quella di Kurt Busch è l’ultima di queste, con Newman, McDowell ed il trio Stewart-Haas Racing composto da Briscoe, Custer e Almirola fra i doppiati.

Davanti Larson continua con l’elastico su Elliott ed il vantaggio varia fra i 0.5″ ed i 2″, con la tendenza però ad aumentare; Byron si stacca definitivamente ed Harvick quarto è ormai a 10″. Ad animare il finale di stage ci pensa Kyle Busch, arrivato alla sesta posizione e che per attaccare Austin Dillon – iniziando un bel duello – sospinge la #3 ad aumentare il ritmo e a raggiungere Kevin; rimonta anche Reddick che scala la top10.

La stage si chiude con un brivido: Suárez, ancora ottavo dopo la sosta, inizia a perdere terreno e quando è 11° ai -6 fora l’anteriore destra; Daniel riesce ad evitare il muro, tuttavia deve fermarsi ai box perdendo due giri. Larson, invece, non ha problemi e vince la prima stage con 0.8″ su Elliott, 4.1″ su Byron, 13.7″ su Harvick, 14.1″ su Austin Dillon, 14.3″ su Kyle Busch, 15.5″ su Truex, 17.5″ su Reddick, 22.7″ su Stenhouse e 23.2″ su Bowman; 18 le auto a pieni giri con Newman lucky dog.

Seconda stage

Al giro di soste Larson rimane al comando seguito da Elliott, Harvick, Byron e Kyle Busch, mentre Reddick arriva lungo nello stallo ed esce dalla top10; Alfredo e Suárez sono gli unici che si giocano la wave around e tornano rispettivamente a pieni giri e a -1. Si riparte ai -94 e Kyle rimane davanti a Chase, nel gruppo Logano e Kurt Busch tentano un 3-wide e Joey recupera qualche posizione.

Harvick alla ripartenza è combattivo e tenta addirittura il sorpasso su Elliott, il tentativo non va a buon fine e allora deve guardarsi dal ritorno di Byron; dietro di loro Kyle Busch viene attaccato da Truex, il quale però poi sparirà completamente dalle prime posizioni a causa del sovrasterzo. Al comando Larson è meno tranquillo di quanto sembra, infatti dai box gli dicono che i set di gomme usate nella prima stage erano praticamente distrutti, e allora Kyle decide di non spingere a fondo. I primi cinque ai -80, infatti, sono racchiusi in appena 1.2″.

Ai -70 Byron ricompone il trio Hendrick di testa, ma due giri più tardi a sorpresa l’ordine non è più #5-#9-#24, infatti Elliott approfitta della prudenza generale, anche con i doppiaggi sempre più rischiosi, di Larson per passare al comando al giro 132. Ai -60 si apre il giro di soste con Kurt Busch, ma non è un pit stop, infatti il pilota #1 imbocca direttamente la via del garage. Il problema è al motore e a rompersi è stata ovviamente la cinghia della pompa dell’olio, proprio come successo al compagno di squadra Chastain.

Al vero inizio del giro di soste – cinque tornate più tardi – Elliott ha mezzo secondo su Larson ed uno su Byron, Harvick è quarto ma a quasi 5″ ed Austin Dillon, che ha ripreso il duello con Kyle Busch, è quinto poco più distante. In questa occasione Larson compie un piccolo capolavoro, prima affiancando Chase in staccata all’ingresso della pit lane e poi sorpassandolo, in collaborazione con la pit crew, all’uscita. Ed Elliott accusa il primo colpo psicologico in una sfida ad alta tensione in casa Hendrick per diventare colui che regala a Rick la 269esima vittoria in Cup Series, quella che permetterebbe al team di staccare il Petty Enterprises come squadra più vincente nella storia.

Chase perde subito 3″ da Larson e così a seguire Kyle ci pensa Byron. Il margine si annulla però subito dopo: il Chip Ganassi Racing rimanda in pista Kurt Busch dopo la riparazione effettuata sette giri più velocemente rispetto a quella di Chastain. Forse sarebbe stato meglio aspettare ancora, infatti appena la #1 torna in pista si rompe il motore. Arriva così la prima vera caution e per Kurt Busch c’è il ritiro per lo stesso motivo dell’edizione 2014, quando disputò il Double Duty fra Indianapolis e Charlotte.

Dato che ci sono solo 18 piloti a pieni giri, tutti vanno ai box e questo permette a metà gruppo di prendere una wave around e recuperare una tornata (fra cui Alfredo, DiBenedetto e soprattutto Blaney). Inoltre, visto che è passato poco dalla sosta precedente e ormai mancano solo 25 giri al break, Bowman, Hamlin, Logano e Jones (che recupera fino alla ottava posizione) tentano la carta delle due gomme.

Si riparte ai -21 e Logano spinge Bowman davanti, mentre Byron cerca subito un 3-wide che però non va a buon fine, anche perché Elliott trova un varco incredibile nel mezzo del gruppo per scavalcare sia William, che Kyle Busch, ma soprattutto Larson diventando leader virtuale dietro ad Hamlin, passato al comando nel frattempo malgrado il chattering ed il poco grip, e Bowman. Ai -17 Chase è già di nuovo primo e due giri dopo Larson riesce a liberarsi dagli avversari e mettersi al secondo posto.

Sembra tutto a posto per Elliott, e invece ai -13 arriva la seconda botta psicologica, dato che Larson lo sorpassa tornando in prima posizione. Sembra che il poker Hendrick che si è formato possa andare fino in fondo, ma Byron che apre la porta su Bowman innesca le difficoltà di Alex. Larson vince anche la seconda stage con 1.5″ su Elliott, 4″ su Byron, 5.5″ su Kyle Busch, 6″ su Reddick, 7″ su Harvick e Bowman, 8″ sull’ottimo Buescher, 8.5″ su Hamlin e 10.7″ su Austin Dillon; dietro di lui Logano batte Wallace per appena cinque millesimi, ma vale solo per l’11esima posizione. I 21 a pieni giri diventano 22 con il lucky dog di un bravo LaJoie.

Terza stage

Dopo un breve momento di raccoglimento per il Memorial Day, si riapre la pit lane Larson e rimane al comando su Elliott, Byron, Kyle Busch ed Harvick. Alla ripartenza, tuttavia, c’è un altro passo a vuoto di Chase, che prima viene passato da Byron e poi viene pure attaccato – senza successo – da Harvick. I cinque al comando sono sempre gli stessi, tuttavia ora con loro non c’è Austin Dillon (sosta lenta), bensì Bowman. Bell, invece, perde l’undicesimo posto andando a muro dopo essere finito in sovrasterzo nella scia di Buescher; Christopher sul momento decide di proseguire dato che non vede tire rub, poi decide prudentemente di fermarsi ai box.

La rimonta di Kyle Busch prosegue ai -80 con il sorpasso su Harvick, ed il gap da Larson è ancora sotto i 2″, infatti Byron ci prova su Kyle, l’attacco non va e Chase gli si rifà sotto portandosi dietro Rowdy; Hamlin continua la sua fase non eccezionale sfiorando le barriere, ma riesce a mantenere la settima posizione su Reddick, mentre davanti a loro pure Bowman scavalca Harvick.

Se il primo tentativo di Byron non è stato di successo, il secondo al giro 231 sì ed è un magistrale attacco all’esterno di curva4 poi incrociato sul traguardo all’interno in curva1. Appena si apre la finestra per la sosta, anche in questa occasione c’è una falsa partenza, infatti ad andare ai box è Harvick, ma solo per una ruota mal fissata. E così lo Stewart-Haas Racing si trova tutto doppiato in fila indiana alle posizioni 22, 23, 24 e 25.

Al vero giro di soste Byron ha poco meno di 1″ su Larson, 2.7″ su Elliott, 3.5″ su Kyle Busch e 5.3″ su Bowman, con gli altri a 9″. Reddick, Austin Dillon, Alfredo ed il solito Suárez sono gli unici a provare ad andare lunghi, ma alla fine solo il messicano tira dritto fino alla fine tentando di restare a -1 oppure di uscire dai box a -2 ma vicino al leader per recuperare un giro con gomme fresche, tuttavia il piano di Travis Mack non va a buon fine, almeno in questa fase, e Suárez torna fuori dalla top25.

E in pit lane Larson – malgrado lo splitter tocchi l’asfalto – fa un’altra magia, uscendo di nuovo davanti a Byron, mentre Kyle Busch scavalca Elliott, Bowman è quinto su Harvick, ma a 7″ dalla vetta. Il finale di stage vede Houff toccare e mandare Davison a muro mentre lottano per la 32esima posizione a otto giri, il duello fra Hamlin e Reddick ed il cedimento inevitabile di Harvick che ha le gomme più usurate di tutti.

Larson vorrebbe gestire il finale, tuttavia, come successo a inizio gara con Alfredo, in questa occasione fatica a doppiare Jones e Byron gli si fa sotto. Il duello non inizia anche a causa della foratura di Newman che, proprio mentre sta per attaccare Logano per l’11esima posizione, finisce a muro in curva3 ai -5. La terza stage finisce sotto caution e Larson la vince davanti a Byron, Kyle Busch, Elliott, Bowman, Reddick, Hamlin, Austin Dillon, Wallace e Harvick; 16 i piloti a pieni giri più il lucky dog Jones.

Quarta stage

Gli ultimi 100 giri, o meglio gli ultimi 94 netti, decidono la gara: in pit lane Kyle Busch si porta dietro a Larson e davanti a Byron ed Elliott con Bowman quinto e la coppia Blaney-Wallace che si prende una penalità in una serata complessivamente poco fallosa in pit lane. Alla ripartenza Rowdy mette in pista il 101% e forse anche di più per mettersi davanti all’omonimo o anche solo per resistere allo strapotere di Hendrick, tuttavia il duello con Larson lo vede tornare secondo e anche il tentativo di stare davanti agli altri lo manda loose e quindi Busch alza bandiera bianca.

Ai -90 Larson dunque è sempre in testa, davanti a Elliott e Byron stavolta, con Busch quarto e Bowman quinto. Chase ci prova per un istante a tornare primo, tuttavia rimbalza e per poco William non lo riscavalca. I colpi di scena non mancano nell’ultima stage: ai -80 Logano (foratura) e Jones (problema ad una gomma) vanno ai box e la sosta, essendo fuori dalla finestra dell’ultimo pieno, toglie loro il risultato che speravano.

Larson rimane prudente fino ai -75, quando ha 0.6″ su Elliott, 1.8″ su Byron, 2.2″ su Busch e 2.8″ su Bowman, poi piazza lo strappo che rappresenta il primo conteggio pugilistico per gli altri, infatti quando entra in pit lane per l’ultima sosta i margini sono diventati rispettivamente 3.3″ su Elliott, 3.8″ su Busch che ha passato Byron (+4.5″) con la complicità di Houff e 7.1″ su Harvick.

La falsa partenza del giro di soste stavolta è per Truex, anch’egli con una foratura, tuttavia la situazione è meno semplice del previsto, infatti la carcassa dello pneumatico si è avvolta attorno al mozzo e per smontare la gomma e poi rimandare in pista un Martin già in difficoltà (era 15° e ultimo a pieni giri) perde nove tornate; chiuderà 29°.

Proprio mentre Byron ed Hamlin vanno ai box, Kyle Busch è scatenato e scavalca pure Elliott portandosi al secondo posto. L’ultimo pit di Larson è senza problemi, dunque l’attenzione si sposta su un triello molto intrigante fra Busch, Byron ed Elliott. I tre si sorpassano più volte in mezzo ai doppiaggi negli ultimi 50 giri e forse cercano un leader in grado di metterli in fila e guidare la rimonta su Larson che ai -45 è distante “soli” 3″.

Ci prova Chase seguito da Byron e Busch e infatti ai -40 Elliott è distante solo 2″ da Larson, poi Kyle riapre il gas e dietro si raggruppano ricominciando con i sorpassi e controsorpassi di scia. Più dietro, mentre nel limbo c’è Bowman distante 3″ da tutti, è interessante anche l’altro triello fra Hamlin, Austin Dillon e Reddick, tuttavia la regia non sembra apprezzarlo. Fra i -30 e i -25 Elliott scivola da +2.3″ a +3.4″ e la gara finisce qua, con un divario che diventerà enorme.

Ai -20 Larson ha 4.7″ di margine, ai -15 5.7″, ai -10 8.4″ dato che sia Byron che Busch hanno iniziato ad attaccarlo, William è il primo a provarci e finisce per essere scavalcato da Busch ai -9, poi Byron si riprende la terza posizione ai -6, Busch ripassa ai -4 e poi non succede altro. Larson intanto ai -5 aveva addirittura 10.4″ di vantaggio mentre il terzetto ha bruciato i 3″ che aveva su Bowman e per fortuna arriva la bandiera a scacchi a salvarli dalla rimonta di Alex.

Kyle Larson domina così la Coca-Cola 600 guidando per 327 dei 400 giri in programma, portando a casa tutti i punti in palio. Secondo è Elliott a 10.0″ seguito da Kyle Busch (+10.2″), Byron (+10.5″), Bowman (+11.5″), Austin Dillon (+16.4″), Hamlin (+17.3″), Buescher (+17.5″), Reddick (+18.6″) ed Harvick (+23.5″); 14 le auto a pieni giri, dunque non sono stati citati solo Keselowski (mai in gara, +24.4″), Stenhouse (+24.6″), Blaney (+28.9″) e Wallace (+29.1″).

La selezione finale lascia il 15° a due giri e questo è incredibilmente Suárez che indovina la strategia dopo la foratura, Jones 16°, Logano 17°, DiBenedetto è 18° dopo essersi visto poco e così scivola, da primo dei virtualmente eliminati, a 55 punti dal taglio ora rappresentato da Buescher dopo il sorpasso subito da Reddick quando appena tre settimane fa Matt era proprio appaiato a Tyler al 16° posto; infine, Bell è 24° dietro al trio SHR che ha fatto tutta la gara insieme, e quando le vetture non solo vanno lente, ma tutte ugualmente lente (escluso Harvick) è un brutto segnale.

La seconda vittoria stagionale di Larson vale più dei 70 punti conquistati, più degli otto playoff point: aver regalato a Rick Hendrick lo storico 269° successo in Cup Series in questo modo, davanti ai compagni di squadra, con un Elliott abbattuto anche psicologicamente per come è stato sorpassato, può rappresentare un segnale importante nelle dinamiche della squadra. E sapere di avere una pit crew fantastica non può che aumentare la fiducia di Larson. Ora si va a casa di Kyle a Sonoma e tutto potrebbe succedere visto quanto fatto dalla #5 sugli stradali nel 2021.

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Il prossimo weekend sarà ancora la volta di girare anche a destra: sabato la Xfinity Series sarà a Mid-Ohio, domenica la Cup Series a Sonoma. I Truck torneranno il 12 giugno in Texas all’interno del weekend della All-Star Race.


Immagine: media.nascar.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 28 anni fa, sono un laureato in ingegneria civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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