NASCAR | Rimonta vincente di Chase Elliott a Road America!

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Elliott viene bloccato in qualifica da due bandiere rosse ed in griglia è solo 34°. In gara recupera senza esagerare e trionfa con margine


Nemmeno il fatto di partire più vicino all’ultimo che al primo ferma Chase Elliott, il quale iscrive il suo nome nell’albo d’oro di Road America nella Cup Series subito dopo quello di Tim Flock, anche se la distanza temporale fra le due gare è di ben 65 anni. Quella corsa passò alla storia per essere la prima corsa (parzialmente) bagnata nella storia della Nascar, questa invece per la rimonta di Elliott dal 34° posto in griglia di partenza, trasformato alla fine in una agile vittoria, la seconda stagionale e soprattutto la settima in carriera su uno stradale.

Prove libere e qualifiche

La Cup Series assaggia l’asfalto del Wisconsin al sabato pomeriggio e subito le prove libere si animano con i piloti che cercano il limite. Il primo a pagare dazio è Ryan Preece che esce largo al Carousel e distrugge il muso nell’erba; per lui si deve ricorrere al muletto. La prima bandiera rossa, tuttavia, è per l’inglese Kyle Tilley che blocca il posteriore in curva1 e finisce spiaggiato nella ghiaia.

Dopo che McDowell perde in pista un misuratore della pressione delle gomme dimenticato sulla sua vettura ed il lungo in curva5 per Eversley, il primo vero colpo di scena è l’incidente di Kyle Busch alla Kink, con la #18 che finisce larga nella nuvola di polvere sollevata da qualcuno davanti a lui e poi contro le barriere dall’altro lato; anche per Rowdy c’è il muletto e conseguente partenza dal fondo della griglia.

La Kink sembra il punto più critico e infatti nei minuti finali a finire in testacoda, salvando però la vettura, è Keselowski. Al comando al termine dei 55′ (lordi) di libere c’è Kurt Busch (2’13.849″) con poco meno di tre decimi di vantaggio sul fratello Kyle, Cindric, Blaney e Reddick.

Nelle qualifiche della domenica mattina Kyle Busch si limita ad un installation lap per vedere se il muletto funziona e rodare un treno di gomme, gli altri 39 piloti (nessun DNQ) invece si lanciano. I piloti spingono forte, Keselowski finisce larghissimo alla penultima curva (l’ultima in questo caso per il cronometraggio che ha spostato per le qualifiche la linea del traguardo per risparmiare ai piloti il giro di rientro), Bowman addirittura salta con la vettura rientrando in pista, poi ai -15′ (dei 25) dei primo round Tilley si ferma in pista con problema meccanico ed arriva la bandiera rossa.

Alla ripresa della sessione Austin Cindric vola subito al comando con un 2’11.130″ che gli vale il record non ufficiale della pista per la Cup Series, anche perché battere il tempo della pole di Buck Baker del 1956 (a quanto pare 55″ più lento) è un’impresa tutt’altro che difficile. Anche Bubba Wallace si sta lanciando, ma accusa un problema alla trasmissione e deve rallentare. Il suo giro a passo d’uomo termina ai -2’50” lungo il muro prima di Canada Corner. La Nascar aspetta ben 1′ per chiamare la bandiera rossa e ciò permette ad Hamlin ed Almirola di concludere il loro giro ma non ad Austin e Ty Dillon, Elliott, Briscoe e Stenhouse, giustamente arrabbiati con la direzione gara per la disparità di trattamento.

Mancano 1’54” (anzi, precisamente 1’53.260″) alla fine della sessione e si pensa che sia finita qua, invece al muretto della #9 sono convinti di potersi lanciare in tempo dato che Elliott si piazza in fondo alla pit lane e, come detto, la linea di partenza è anticipata prima dell’ultima curva. I due Chase, infatti nel tiratissimo giro di lancio si unisce anche Briscoe, provano l’impresa, ma Elliott la manca per appena una curva. I due guadagnano un paio di posizioni, ma sono ugualmente soltanto 34° e 35° in griglia.

I qualificati al secondo round sono Cindric, Allmendinger, Byron, Larson, Chastain, Hamlin, Reddick, Suárez, Truex, DiBenedetto, Bowman e Buescher con Bell primo eliminato per 0.135″. Nel secondo round, esattamente come 24 ore prima nella Xfinity Series, Cindric butta via la pole, poi Reddick avrebbe una chance incredibile, ma spreca tutto a Canada Corner, arriva larghissimo all’ultima curva e poi finisce in testacoda dopo il traguardo. La pole va così a William Byron (2’12.049″) davanti a Larson, Allmendinger, Reddick, Cindric, Hamlin, DiBenedetto, Chastain, Truex, Bowman, Suárez e Buescher.

La gara

Sotto un sole cocente (31 °C) effetto della bolla che avvolge il Nord America, tutto è pronto per una maratona stradale, infatti sono in programma ben 62 giri per 250 miglia (403.9 km). Come detto è la prima gara per la Cup Series qui dal 1956, dunque i piloti per cercare esperienza hanno gareggiato nel weekend o in Xfinity Series o addirittura nella spesso ignorata Trans Am, il campionato endurance organizzato della SCCA. E così, paradossalmente, il pilota così più presenze in griglia su questa pista è il 22enne Austin Cindric che debuttò qui nel 2017.

Dopo aver arretrato in fondo alla griglia molti piloti (muletto per Kyle Busch e Preece, cambio trasmissione per Wallace, Tilley, Bilicki ed Houff per modifiche in parco chiuso), la bandiera verde viene sventolata e Byron mantiene la prima posizione, dietro di lui Allmendinger ci prova su Larson ma non ci riesce e, dopo un leggero lungo in curva5, deve pure difendersi da Reddick. Il primo giro è pulito e dunque la classifica (Byron su Larson, Allmendinger, Reddick, Cindric, Chastain, DiBenedetto, Suárez, Hamlin e Truex) è quasi invariata.

I primi giri sono molto prudenti e vedono i piloti prendere la mano alla pista anche in condizioni di gara. Da notare ci sono soprattutto le rimonte di Elliott e Kyle Busch, i quali evitano guai e ammaccature nel gruppo, ed il triello fra Suárez, Hamlin e Truex, con Daniel che partito 11° passa ottavo e poco dopo decimo dietro alla coppia JGR. Poi però, purtroppo, proprio mentre battagliano in uscita di curva5 la #99 rimane in folle e si ferma in pista. Suárez rimane dunque vittima dello stesso problema accusato ad Austin; i 10 giri persi (9 al traguardo) per riparare la trasmissione probabilmente segnano la fine dei suoi sogni di qualificazione ai playoff.

Dopo una veloce caution si può ripartire con 10 giri mancanti nella prima stage, Byron non scatta al meglio ma rimane in prima posizione, Chastain invece ci prova su Cindric non riuscendo a completare il sorpasso; Logano invece finisce lungo in curva8 e quasi tampona Bowman. Al giro successivo un Larson, a detta di Allmendinger che lo segue molto efficace in frenata, tenta la staccata su Byron, ma anch’egli finisce lungo perdendo anche la seconda posizione a favore di AJ.

Ai -8 arriva il primo ritiro ufficiale: il disastroso weekend di Ryan Preece si conclude in curva5 con un motore rotto. Non arriva la caution e dunque la gara prosegue con molta prudenza, l’unico che attacca è Elliott che rientra nella top15. Le posizioni nella top10 sono immutate e l’unica variazione arriva ai -5 quando Bell scavalca Bowman ed è decimo; due giri più tardi Christopher attacca pure DiBenedetto all’esterno di curva1, tuttavia Matt non ha lasciato – apposta – lo spazio sufficiente e così Bell insistendo deve mettere due gomme sull’erba, finendo lungo e di nuovo dietro a Bowman.

Ad anticipare la sosta sono Cindric, Truex, DiBenedetto, Kyle Busch, McDowell, Austin Dillon e Briscoe (penalità per questi ultimi tre), poi arrivano i guai: Ty Dillon finisce in testacoda alla Kink, Tilley invece fora la anteriore sinistra al Carousel e si insabbia. La caution è obbligatoria ed è significativo che il 4 luglio, festa dell’indipendenza americana, le prime due bandiere gialle vengano provocate involontariamente da un messicano e da un inglese; per fortuna James Davison esce indenne da Road America.

La stage si chiude sotto caution: Byron la vince su Allmendinger, Larson (virtualmente nuovo leader della classifica generale), Reddick, Chastain, Hamlin, Bell, Bowman, Kurt Busch ed Elliott già decimo. Al break si completa il giro di soste (Byron esce davanti ad Hamlin e Larson; Keselowski, Custer e Bell invece si prendono una penalità che Christopher rimpiangerà molto nel finale) e così Truex, ottimo nella sosta precedente così come il compagno di squadra Hamlin, passa al comando.

Si riparte ai -13 nella seconda stage, Martin scatta bene e DiBenedetto rimane lì solo grazie alla spinta di Kyle Busch, tuttavia all’interno Cindric fa una staccatona e dopo un veloce 3-wide si porta al comando seguito da Matt e Truex; Kyle Busch però è in forma e dopo mezzo giro si porta lui in terza posizione. Rimonta anche Byron, decimo alla ripartenza e dopo un giro già quinto dopo il sorpasso su Wallace.

DiBenedetto decide di attaccare e spingere forte fin da subito e così ai -11 attacca in curva3 completando poi la manovra con un incrocio alla staccata successiva, Kyle Busch non ne approfitta e così Cindric rimane secondo. In coda, invece, un contatto fra Houff e Ware manda entrambi ai box. La gara si anima, i piloti infatti osano di più e quindi arrivano i primi veri errori: Hamlin arriva lungo in curva5 per stare vicino ad Elliott e finisce nella ghiaia riuscendo a riprendere, poi Keselowski finisce in testacoda all’ultima curva mentre è invischiato nel gruppo in cui Ty Dillon fa da tappo.

In testa intanto DiBenedetto ha evidentemente spinto troppo e così Cindric ai -6, che ha gestito meglio le gomme, ripassa in curva1 all’esterno venendo seguito da Kyle Busch. La gloria per Austin dura nemmeno un minuto: in curva5 nella staccata si rompe probabilmente o un semiasse o qualcosa nella trasmissione, la posteriore sinistra sembra bloccata, poi torna a girare, ma la #33 va a una ruota motrice. Cindric finisce in testacoda in curva8 e poi va nel garage. Austin, che avrà ancora una gara in Cup Series questa stagione, lascia il Wisconsin a bocca asciutta dicendo: “Road America io ti amo anche se tu non ricambi.”

DiBenedetto sta cedendo terreno, anche perché una gomma si sta delaminando, lo passano Truex, Reddick e Byron. Ai -4 a Canada Corner il primo vero incidente: LaJoie va lungo e nel tornare in pista non si accorge che alla destra di Austin Dillon (che rimedia un tire rub) c’è anche Bell e così Corey finisce col muso nelle barriere; da notare anche la sosta di Stenhouse per una foratura con la carcassa della gomma in pista, ma fuori traiettoria, alla penultima curva. La gara però prosegue malgrado i detriti.

Le strategie arrivano anche in questa fase: ai box vanno ai -3 prima DiBenedetto, Hamlin (che deve pulire il muso), Elliott, Allmendinger, Bowman, Blaney, Almirola, Briscoe, Austin Dillon e molti altri, poi ai -2 (cioè all’ultima occasione utile) i due leader Kyle Busch e Truex, con Martin protagonista di un’altra ottima sosta con il sorpasso a Rowdy; la sosta è fin troppo veloce e infatti arriva una penalità per speeding. Reddick così eredita il comando e vince la seconda stage davanti a Byron, Chastain, Larson (anch’egli in crisi di gomme nel finale), Kurt Busch (largo in curva7 dopo aver passato Larson), Logano, Harvick, Wallace, Haley e Kyle Busch.

Come si può capire da Rowdy in decima posizione, in pochi non si sono ancora fermati ai box e infatti dopo il completamento del giro di soste Larson, uscito per primo dalla pit lane, è solo 17° davanti a Reddick e Byron; Allmendinger invece è alla seconda sosta prolungata per problemi di aerazione nell’abitacolo ma anche di assetto, infatti si lamenta dei rimbalzi della vettura sulle asperità di Road America.

Si riparte con Kyle Busch tornato al comando a 30 giri alla fine; tutti dovranno fermarsi almeno un’altra volta ai box, infatti la durata del pieno è stimata in 18-20 giri. Alla bandiera verde Rowdy scatta bene, DiBenedetto stacca forte per tenersi dietro Elliott e rimane secondo, Hamlin tiene a bada il gruppone guidato da Briscoe ed è quarto. Matt, tranquillizzato dai box che il problema alla gomma non era colpa sua, si sente autorizzato ad attaccare e dunque a Canada Corner scavalca Busch tornando al comando; Larson, invece, in un giro recupera cinque posizioni.

Nasce in testa una fuga a cinque che Bowman cerca di riprendere. La panoramica sul gruppo rivela altri danni andati persi nelle ripartenze: sia McDowell, ottavo dietro a Buescher e che fa da tappo a mezzo plotone, che Blaney poco più indietro infatti hanno il muso molto corto a causa di evidenti tamponate. Non si capisce però chi abbia il paraurti posteriore rientrato, dato che non si notano altri danni gravi dalle inquadrature.

Ai -27 Elliott decide di passare all’attacco e scavalca Kyle Busch portandosi al secondo posto a 1.3″ da DiBenedetto, un margine che viene annullato in due giri, poi ai -25 Chase attacca in curva1 e la #9 passa in prima posizione seguito dallo stesso Busch che ne approfitta. A seguire ci sono, ma ormai distanziati, Hamlin, Bell in recupero dopo la penalità, Briscoe, Bowman, Buescher, Byron (in forte rimonta e anche meglio di Larson) e McDowell che velocemente sta perdendo posizioni.

In molti stanno stringendo i denti in attesa del giro magico in cui si aprirà la finestra per l’ultima sosta, invece Elliott è nel posto giusto con l’auto giusta e allunga decimo dopo decimo su Kyle Busch. DiBenedetto soffre il sottosterzo nelle curve a destra e viene prima passato da Hamlin, poi raggiunto da Bell. Ai -20 ad andare ai box sono Blaney ed Almirola, ma proprio quando sono in pit lane ad Alfredo esplode il freno posteriore sinistro e questo, unito alla foratura dello pneumatico, porta la #38 ad insabbiarsi in curva1.

Per Almirola e Blaney, il quale viene fermato proprio mentre sta ripartendo lo stallo perché in quell’istante arriva la caution e dunque i meccanici hanno tutto il tempo immaginabile per riparare quanto possibile il muso, è un colpo di fortuna incredibile, dato che così le strategie si appiattiscono ed i due alla ripartenza, dopo il completamento del giro di soste, saranno in prima fila. Dai box Kyle Busch esce davanti ad Hamlin (altra sosta velocissima per la #11), Elliott, Larson e Bell; penalità per Stenhouse dopo un’ulteriore sosta in precedenza per un tire rub.

Si riparte a 17 giri dalla fine ed in molti sembrano essere al limite con la benzina, ma nessuno avrà problemi, anzi qualcuno sarà fin troppo prudente, forse perché ha ancora la gara di Pocono in mente. Alla bandiera verde Kyle Busch scatta bene ed in curva2 è già in testa, Almirola prova a resistergli ma è inutile e così perde la posizione anche da Elliott che da quinto è già secondo. Aric lotta ancora alla pari con Blaney e riesce a rimanere davanti a Ryan portandosi dietro Hamlin.

Elliott però ha la macchina più forte e riesce a tornare in testa alla gara addirittura non in staccata, bensì alla Kink, segno evidente di un’ottima percorrenza del Carousel. Mancano 16 lunghi giri alla fine, però virtualmente la corsa finisce qui, visto che non ci saranno altre caution e Chase come nello stint precedente allunga decimo dopo decimo.

Nei giri seguenti da notare c’è il progressivo calo di Almirola e Blaney (ben più rapido) che permette ad Hamlin, Larson e Bell di completare la top5. Kyle sullo short run va veloce, sul long run invece sembra quello degli anni passati in cui chiede troppo alle gomme, infatti dopo aver passato Denny ai -15, ai -11 deve alzare bandiera bianca di fronte ad un Bell molto rapido ed efficace.

Chi perde ancor di più di quanto non lo abbia fatto con una strategia rivelatasi poi perdente è Byron, il quale è rimasto in 16esima posizione dopo la sosta, poi ai -14 arriva lunghissimo in curva5 e scivola all’ultimo posto fra i piloti a pieni giri chiudendo la gara 33°. Decisamente meglio il suo compagno di squadra Bowman che recupera fino al sesto posto. Ai -10 Elliott ha 3.4″ su Kyle Busch, 6.8″ su Bell, 9.2″ su un Larson che sta cedendo ed ha Hamlin (+9.6″) e Bowman (+9.9″) attaccati, Kurt Busch a 11.5″, Briscoe a 13.4″, Almirola a 14.0″ e DiBenedetto a 14.5″.

La rimonta di Alex prosegue, ai -9 scavalca Hamlin tuttavia i suoi freni sono agli sgoccioli e rischia il patatrac, infatti ai -6 arriva lungo e quasi tampona Larson che nemmeno voleva attaccare: Kyle finisce solo in testacoda e perde una decina posizioni, Bowman invece deve rallentare e andare ai box per un tire rub, Hamlin ride e grazie alle difficoltà della #5 si riprende la leadership in classifica generale.

Negli ultimi giri vanno ai box il citato Bowman e Harvick, Allmendinger, McDowell, questi ultimi anche per un rabbocco in caso di eventuale overtime che non arriverà e dunque il rischio non paga. Davanti intanto Kyle Busch dice di aver finito le gomme posteriori e così Bell lo raggiunge e scavalca ai -5, dietro di loro succede lo stesso ai -2 con Kurt Busch nei confronti di Hamlin, vorrebbe farlo anche Briscoe ma finisce lungo in curva5.

Chase Elliott conquista così anche Road America con 5.7″ di margine su un Bell che rimpiange la penalità iniziale, 9.8″ su Kyle Busch, 15.5″ su Kurt Busch, 16.8″ su Hamlin, 19.9″ su Briscoe, 20.1″ su un buon Chastain nel finale, 22.3″ su Reddick, 23.1″ su un Truex che aveva iniziato male il weekend e 25.2″ su DiBenedetto; Stenhouse malgrado tutto è 12°, Almirola 14° su Logano e Larson, Blaney 20° su LaJoie e Bowman, Harvick appena 27°.

Chase aggiunge così cinque playoff point ad una classifica finora deficitaria e passa a quota due vittorie stagionali; a sei gare dai playoff rimangono dunque ancora cinque i posti disponibili ed i giochi, a meno di sorprese fra Indianapolis Road Course, Watkins Glen e Daytona, sembrano decisi, con un Kurt Busch impeccabile malgrado il mercato in subbuglio che allunga su Buescher per l’ultimo biglietto utile.

I risultati odierni

La classifica della “Jockey Made in America 250”

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Così in campionato a 6 gare dai playoff

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I prossimi appuntamenti

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Immagine: media.nascar.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 28 anni fa, sono un laureato in ingegneria civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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