NASCAR | O’Reilly Auto Parts Series, San Diego 2026: Austin Hill vince nel nome di Kyle Busch

Di: Gabriele Dri
NascarLiveITA
Pubblicato il 21 Giugno 2026 - 21:15
Tempo di lettura: 18 minuti
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NASCAR | O’Reilly Auto Parts Series, San Diego 2026: Austin Hill vince nel nome di Kyle Busch

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Tombini che saltano, big one pauroso e tifosi che invadono la pista: altra gara folle a San Diego con la vittoria in un finale combattuto per Austin Hill

Una vittoria non facile, una vittoria di cuore. Austin Hill ha chiesto un aiuto dall’alto non per battere Kvapil e Gray che erano davanti a lui nel finale (e che poi hanno fatto di tutto per perdere la corsa), bensì un aiuto per trovare quel qualcosa in più a livello di assetto all’interno della sua #21. I consigli di Kyle Busch sono stati ottimi e così Hill ha avuto la meglio in un’altra concitata maratona a San Diego, ricca di incidenti, ma anche di momenti evitabili come il tombino saltato al primo giro e che ha compromesso la corsa di Corey Day.

La gara

Pista nuova per tutti quella di San Diego all’interno della base navale di Coronado, dunque per i 37 piloti iscritti (da notare il ritorno di Austin Green sulla #87, la consueta presenza sugli stradali di Preston Pardus sulla #50 e il debutto stagionale, immancabile vista l’occasione, del neo Comandante della Marina USA Jesse Iwuji sulla #91 di cui è comproprietario) ci sono ben 50′ di prove libere a disposizione per imparare al meglio dal vivo la pista.

Pronti, via e Brandon Jones (che è tutt’altro che un drago quando c’è da girare a destra) perde aderenza in curva1 – anche in maniera parecchio ingenua sentendo l’intervista – e sbatte contro il muro ponendo fine alla sua sessione. A metà sessione a finire in testacoda e a muro è Corey Day e anche per lui sessione finita. Entrambi dovranno ricorrere al muletto. Il miglior tempo nella sessione è proprio per Austin Green (2’15.503″) davanti a Crews (forse il favorito in una gara che per regolamento non ha al via né SVG, né Zilisch), A.Hill, Sawalich e Kvapil.

Dopo una nottata di riposo, sabato è giorno di qualifiche e gara. Il colpo di scena vero è la penalità rifilata a Jesse Love: per il pilota che in settimana ha annunciato il suo passaggio in Cup Series con il Wood Brothers Racing al posto di Josh Berry paga a caro prezzo un errore (se lo si può definire tale) del RCR che monta sulle ruote bulloni di dimensioni non conformi. Per la #2 c’è l’esclusione dalle qualifiche e in gara un drive through da scontare al primo giro.

In una sessione tranquilla, testacoda di Poole escluso nel finale, la pole position è proprio per Brent Crews (2’14.294″) a battere un sorprendente Parker Retzlaff, poi il compagno di squadra Alfredo, Hill, Kvapil, Mayer (che nel giro di lancio aveva toccato Gray e danneggiato il muso con un leggero tire rub), Creed, Green (il migliore nel gruppo1), Sawalich e S.Smith. Solo 16° un Allgaier in difficoltà già al venerdì, 27° Clements che qui a San Diego diventa ufficialmente (infatti non c’erano DNQ) il pilota con più presenze nella categoria cadetta della NASCAR, 548.

Dopo aver retrocesso in fondo (tecnicamente) Love, Day e Jones (muletto, in qualifica avevano fatto solo un giro di controllo), Allgaier e Patterson (modifiche in parco chiuso), può avere inizio una lunga gara da 60 giri (15+15+30) con appena quattro set di gomme a disposizione.

Alla bandiera verde Crews sceglie l’interno ed in curva1 è già al comando andando in fuga perché i compagni di squadra Retzlaff e Alfredo sono affiancati fino in curva3 dove Parker mantiene la seconda posizione; Hill e Mayer completano la top5 dopo il sorpasso subito da Kvapil da parte di Sam. Mentre Green si fa vedere su Creed in curva8 e poi completa il sorpasso in curva13, arriva la caution che cambia il volto della gara.

Che non sia il momento buono per Corey Day lo si era già capito a Pocono, ma qui la sfortuna colpisce pesante. La #17, in versione completamente bianca perché è il muletto, sta tornando ai box perdendo fluidi e il team radio è eloquente: “Ho centrato un tombino.” Siamo su un circuito cittadino e quindi uno dei pericoli più grandi è proprio quello dei tombini “risucchiati” dalle vetture. La NASCAR comunica prontamente, come se fosse una giustificazione, di averne saldati ben 150 prima del weekend. Evidentemente, però, o ce n’erano 151 presenti, oppure dopo due giorni di attività uno si era allentato.

Il replay, se possibile, aggrava ulteriormente la situazione: una vettura effettivamente fa saltare il tombino (più precisamente si dovrebbe parlare di chiusino in acciaio, tombino è sinonimo di pozzetto, dunque è la struttura che va in profondità, nda), ma il fattore preoccupante è che il tondo in acciaio rimane a mezz’aria per qualche secondo prima di venire centrato all’altezza della griglia del radiatore da Day con il pezzo che effettivamente si incastra nel muso. Per fortuna, dunque, il chiusino è rimasto ad una altezza limitata dal terreno, si fosse alzato di più, oltre il muso, le conseguenze sarebbero potute essere ben più drammatiche.

Viene chiamata la caution, ma anche i rinforzi. Dopo un primo intervento dei commissari, è costretto addirittura ad arrivare un mezzo militare, d’altronde siamo in una base navale, per fissare nuovamente il chiusino. Intanto si gira dietro la pace car, iniziano le discussioni ma la NASCAR decide di applicare immediatamente le clausole EIRI, ovvero “Except In Rare Instances”; per la cronaca, l’ultima volta furono applicate nel 2023 a Chicago con la gara della Xfinity Series chiusa per pioggia prima che ci fosse l’ufficialità. Secondo il regolamento, infatti, il radiatore è un elemento non sostituibile in corsa, ma visto che la colpa dell’incidente stava nella pista stessa, i meccanici della #17 possono lavorare sulla vettura e installarne uno nuovo.

Dopo quattro giri e 15′ a girare a passo d’uomo, la NASCAR si deve arrendere ed esporre la bandiera rossa: infatti, viene imposto un controllo rapido a tutti gli altri tombini presenti e si rende necessario un intervento di saldatura in volo in curva6. Qui i commissari applicano per la seconda volta le clausole eccezionali: i meccanici di Day possono proseguire a lavorare sulla #17 anche durante la bandiera rossa. È proprio che in questi 18’34” di break che la vettura viene riparata del tutto (più o meno, il muso rimane ammaccato) e così Corey può tornare in pit lane.

Dopo aver fatto ripartire Sawalich a spinta (motorino di avviamento ko e questo pregiudicherà anche il suo fuel saving) e alcune soste (Jones, Patterson e soprattutto un Allgaier a cui vengono addirittura sostituiti gli ammortizzatori posteriori), si torna a girare dietro la pace car.

E qui la NASCAR applica le EIRI per l’ultima volta: viene concesso a Day di tornare a pieni giri. Per farlo, però deve farlo in condizioni “di gara” e quindi la caution viene prolungata (con la pace car che gira davvero lentamente paradossalmente per velocizzare le operazioni, si gira anziché in 5′ addirittura in 7’40”) con Day che invece può girare “liberamente” per recuperare le quattro tornate di ritardo. Per Corey anche un grosso spavento, infatti dietro una curva cieca si trova un mezzo dei commissari che viaggia contromano per tornare nella sua postazione; per fortuna si evita il frontale.

Dopo praticamente un’ora senza gara vera, finalmente si riparte con appena sei giri da completare nella prima stage e tutte le strategie stravolte. Crews scatta meno bene rispetto a prima, Retzlaff si fa vedere tuttavia in curva2 Brent mantiene il comando, dietro di loro Hill passa all’attacco e completa il sorpasso su Alfredo per il quarto posto in curva6. Davanti a loro Mayer ci prova su Retzlaff in curva13 mentre alle loro spalle battaglia fra Green e Smith con Sammy che passa Austin.

Solo a questo punto Love può scontare la penalità che lo fa retrocedere in fondo al gruppo, ma Jesse ora può anche gestire la situazione, non verrà doppiato e il break potrà riportarlo sotto. In top10 prosegue invece l’assestamento: anche Creed attacca Green in curva4 completando la manovra solo in curva8. Anche Hill procede in avanti e superando Retzlaff nella stessa curva si porta al secondo posto; anche Mayer ci prova di slancio ma si deve riaccodare.

La dinamica della corsa, parlando di proiezione finale per la vittoria, cambia probabilmente ai -4: il forte vento ha portato un detrito in pista che finisce sulla griglia del radiatore (stavolta è una semplice cartaccia) del leader Crews. Probabilmente Brent non avrebbe voluto anticipare il break visto lo sfasamento strategico (col pieno si può arrivare quasi in fondo alla seconda stage), ma dal box decidono di anticipare la sosta piuttosto che rallentare e mettersi dietro ad Hill.

Brent pitta (in versione teiera per il surriscaldamento) dunque ai -3 insieme a Pardus, Perkins, Ryan Sieg (oggi 39 anni per il pilota della #39) e Day. Questa potrebbe l’occasione per Corey per tornare in corsa, ma la frustrazione – comprensibile – prevale: speeding in uscita, dunque dovrà ripartire in fondo nella seconda stage. Penalità anche per Sieg per falsa partenza dei meccanici.

Gli ultimi due giri scorrono via tranquilli e non ci sono scambi di posizione malgrado la #41 prema sulla #99. Hill vince la prima stage davanti a Retzlaff (+0.6″, ma Austin ha alzato il piede), Mayer (+1.2″), Alfredo (+2.3″), Kvapil (+5.1″), S.Smith (+6.2″), Creed (+6.8″), Green (+8.8″), Gray (+9.8″) e Sawalich (+12.2″).

Al break il gruppo si spacca: Hill tira dritto con Kvapil, Smith, Green, H.Burton, J.Burton, Caruth, B.Jones, Patterson, Crews e gli altri che avevano anticipato il pit stop mentre tutti gli altri vanno ai box, incluso un Allgaier stavolta col cofano alzato (poi si scopriranno guai al motore che funziona a sette cilindri). Sosta lenta per Alfreda per un problema alla posteriore destra.

Si riparte ai -13 nella seconda stage ed Hill mantiene il comando davanti a Smith che infila subito Kvapil ma che in curva4 subisce il contrattacco (di cui non approfitta invece Green). Crews inizia a recuperare posizioni superando Patterson, Jones (che fa da tappo involontario al gruppo) e Caruth mentre Love ha recuperato terreno ed ora viaggia a centro classifica. Nella confusione che regna dietro alla #20, Gray tocca da dietro Patterson che sbanda pericolosamente alla esse veloce, tuttavia Andrew mantiene il controllo. La #32 poi perderà posizioni finendo larga in curva1 venendo passata da almeno tre avversari.

https://twitter.com/NASCAROReillyAP/status/2068468062332821677?s=20

Hill, intanto, ha già messo 2″ di vantaggio sul quartetto composto da Kvapil, Smith, Green e H.Burton, un quartetto sta già cercando di riportarsi anche Crews che si è liberato di un Jeb Burton che scenderà velocemente in classifica. Brent è davvero scatenato e ai -11 supera Green in curva2 (attacco profondo, ma pulito) e Smith in curva6. Austin prova ad approfittarne in curva8, ma alla piega successiva sui bump Sammy perde il controllo da solo e finisce in testacoda scendendo al settimo posto.

Questo piccolo terremoto spezza il gruppo di testa con Hill, Kvapil e Crews che girano sugli stessi identici tempi (ai -10 la differenza fra i tre sul giro è di appena 0.006″). Chi si fa vedere nel recupero è anche Creed che si mette alle spalle Caruth. Nella sua scia, affrontando i sorpassi in sequenza arrivano prima Love e poi Gray. Sheldon riprende anche Smith e in curva12 arriva la leggera toccata da dietro che fa finire nuovamente Sammy in testacoda. La #8 si ferma in un punto cieco e prima di ripartire (e andare ai box per cambiare le gomme ormai andate) perde tantissimo tempo.

Ormai il pieno iniziale si sta esaurendo e, mentre Crews riprende Kvapil, vanno ai box Caruth, J.Burton e Bilicki. Poco dopo il sorpasso spettacolare di Brent su Carson, con il pilota Toyota che tiene giù il piede sul salto della discesa prima di curva2, arriva una nuova caution: Scott ha rotto il semiasse e senza trazione si ferma in curva5. Questa bandiera gialla è un’ottima notizia per Hill perché così potrà pittare senza perdere troppo tempo. I guai per la #7, invece, proseguono. Infatti, ai avrei potuto immaginare di scrivere in un articolo “Baltazar Leguizamon attacca Justin Allgaier, ma lo tocca e lo manda in testacoda”.

Qui ulteriore sfasamento strategico: Gray tira dritto con Retzlaff, Alfredo, Perkins, Day, Ellis e pochi altri mentre il grosso del gruppo va ai box. Pittano dunque sia Hill che, un po’ a sorpresa, Crews che si rimette sulla strategia del principale. Sosta lunga per Bilicki, riparazione danni per Thompson che aveva toccato il muro in curva2 mentre Scott viene spinto nel garage.

Ripartenza ai -5 e Retzlaff scatta bene attaccando Gray in curva2, i due viaggiano affiancati fino a curva5 dove si deve riaccodare e allo stesso tempo difendere da Alfredo. Nel gruppo, in cui Allgaier – forse toccato da dietro – finisce nuovamente in testacoda in curva9, si divincola magnificamente Austin Hill che recupera terreno prezioso perso invece in pit lane con una sosta non eccezionale avendo dovuto rifornire più a lungo di altri. Alla fine del primo giro lanciato, a parità di strategia, è dietro solo a Kvapil e Mayer.

Questi due proseguono in tandem passando J.Burton, il brivido lo corrono col sorpasso su Caruth in cui Rajah ad una primissima impressione sembra quasi far passare il compagno di squadra Kvapil e fare un piccolo brake check a Mayer. Dietro di loro avanzano non più Hill e Crews, bensì Crews ed Hill dato che Austin ha pizzicato il muro interno in curva7. Per stare con loro, dopo il sorpasso subito, Caruth finisce in testacoda in curva6 arrivando troppo impiccato in frenata. Ellis, in top10 di strategia, torna lentamente ai box per la rottura della trasmissione. Kyle Sieg, invece, ai -2 va dritto nel garage, infatti un suo errore, evidentemente in cambiata, ha fatto fare un fuorigiri al motore.

Al penultimo giro Retzlaff si avvicina a Gray mentre Crews attacca Kvapil in curva2 passandolo alla piega successiva; Mayer, invece, infila Smith in curva5. L’ultimo giro vede l’attacco, quasi involontario infatti è solo frutto di una accelerazione migliore in curva2, di Retzlaff a Gray completando il sorpasso in curva3. Per Parker, vista la nuova sbandata di Taylor in ripresa da curva4, sembra fatta, tuttavia questa è una pista da affrontare alla perfezione ad ogni giro. Retzlaff va un po’ largo in curva5 e così Gray lo riattacca alla frenata di curva6. I due viaggiano affiancati fino a curva12 dove Taylor “allarga il gomito”, Parker si appoggia al muro e deve alzare bandiera bianca.

Gray vince dunque la seconda stage davanti a Retzlaff (+2.2″), Alfredo (+3.1″), un Day in ripresa (+4.6″), Mayer (+7.1″), Crews (+8.5″), Kvapil (+9.4″), Hill (+9.8″), Smith (+11.7″) e Sawalich (+11.9″), Allgaier 34° e nettamente ultimo fra i piloti a pieni giri. Nessun lucky dog in quanto K.Sieg, Ellis e Scott sono tutti e tre nel garage.

Al break ci sono poche soste (Day, Perkins, Clements, Honeyman, Jones, Caruth, H.Burton che si ferma tanto per un ammortizzatore rotto, Bilicki, Allgaier e altri), poi si riparte ai -28 con tutti i big là davanti. Anche in questa occasione Retzlaff scatta meglio e, dopo l’attacco in curva2, passa al comando in curva3 malgrado il passaruota posteriore destro ammaccato nella spinta alla ripartenza. Anche Hill ci prova su Kvapil all’esterno di curva4, ma pochi istanti più tardi arriva una nuova caution.

Sempre in curva4 Thompson tocca da dietro Day (secondo il muretto della #17 per una vendetta in seguito ad una scaramuccia precedente) e lo manda in testacoda. La piroetta innesca una nuvola di fumo in cui, forse, la NASCAR chiama la bandiera gialla troppo in fretta, ma dall’altra parte è più una botta di fortuna che non ci siano altri coinvolti. Day riparte solo col muso leggermente ammaccato (ulteriormente) dopo essersi appoggiato al muro.

Dopo poche soste in coda, si riparte con Retzlaff al comando su Gray, Kvapil, Mayer, Hill, Alfredo, Crews, Smith, Sawalich e Love. Bandiera verde ai -26, ma durerà l’arco di pochissimi secondi. Purtroppo.

Retzlaff scatta male e Gray ne approfitta subito per passarlo, ma il guaio non è determinato dalla partenza di Parker. Mayer, che è all’interno, sbaglia nel prendere misure e curva troppo presto, centra il muretto e la #41 parte per la tangente. Prima di tutto Sam porta con sé Alfredo, poi però prende la tangente e questa tangente prevede un impatto quasi frontale con il muretto di cemento. L’impatto è devastante, muro e fiancata di sinistra sono irriconoscibili, persino la colonna dello sterzo salta e – per design e per fortuna – si piega verso l’alto non colpendo il pilota.

Ovviamente alle loro spalle si innesca una carambola che diventa big one. Il report ufficiale dichiarerà addirittura 25 delle 34 auto in quel momento in pista, in ordine di numero Labbé, Creed, Love, Allgaier, Smith, Sawalich, Crews, Jones, Hill, H.Burton, Thompson, J.Burton, Perkins, Patterson, R.Sieg, Mayer (che si autoflagella nelle interviste), Leguizamon, Poole, Pardus, Clements, Perez, Green, Caruth, Honeyman e Alfredo.

Mayer e Alfredo riescono a scendere incolumi dalle vetture, solo Anthony zoppicherà leggermente uscendo dal centro medico, fa impressione poi il fatto che appena tre di queste auto (oltre a questi due solo Sawalich) sono costrette immediatamente al ritiro, gli altri riescono a proseguire. Sì, ma come e quando? Il muretto all’esterno di curva1 è stato spostato di almeno due metri e quindi servirà un intervento notevole per ripristinare la pista.

La bandiera rossa è lunga, durerà ben 43’10” e dunque bisogna passare il tempo nell’attesa. Un tifoso, evidentemente non sobrio, non trova meglio da fare che scavalcare le reti di protezioni (in infradito!), scendere in pista, avvicinarsi alla vettura di Creed, scambiare un paio di battute con Sheldon prima di proseguire dall’altro lato, riscavalcare le recinzioni e allontanarsi come se nulla fosse successo. Peccato che le telecamere abbiano ripreso tutto, volto incluso, ed in pochissimi minuti arrivano i NCIS (sì, quelli veri) ad arrestarlo. E, essendo il fatto avvenuto in una base navale, si potrebbe configurare anche un reato federale, ben più grave di quello successo analogamente al Watkins Glen nel 2007.

Quando le vetture di muovono di nuovo, ovviamente la pit lane si riempie. Ai box vanno Crews (danni al muso), Hill (solo la fiancata di sinistra), Love (entrambi i lati), Green (muso e paraurti), Poole e Thompson vanno nel garage mentre Scott ne esce. Non si aspetta molto, poi si riparte con Gray al comando su Retzlaff, Kvapil, Smith, Creed, J.Burton, Staropoli, Patterson, R.Sieg e Labbé.

Si riparte ai -24 senza aspettare troppo e Retzlaff rimedia all’errore precedente tornando al comando immediatamente davanti a Gray mentre Smith supera Kvapil alla staccata di curva2 con Creed che ci prova su Sammy all’esterno della piega successiva e poi in curva6. Retzlaff mette qualche centimetro di vantaggio, infatti Gray paga qualcosa e Kvapil pressa alle sue spalle. Dietro ad una top5 di livello, dietro assestamento dovuto al livello generale e ai danni. Si fa notare Hill che rientra in top10, in fondo degli incidentati è quello che ha sì tanti danni, ma meno influenti a livello aerodinamico.

A sorpresa Gray va proprio in difficoltà, ai -23 prima rischia col muro, poi nella difesa in curva6 finisce per essere aggirato nel cambio di direzione da Kvapil che in poche centinaia di metri riprende Retzlaff. L’attacco è immediato al giro successivo, prima una finta in curva2, poi l’affondo in curva4 allungando immediatamente sulla #99. Intanto, zitto zitto, Hill ha passato la seconda linea ed è al sesto, nonché il più veloce in pista.

Ai -21 Perkins apre l’ultimo giro di soste seguito al passaggio successivo da un Gray che si stava staccando da Retzlaff. Nello stesso giro sia Ellis torna in gara, sia Patterson tocca Honeyman alla chicane di gomme e la #92 nel testacoda tocca una pila di pneumatici che si sposta dalla sede prefissata. Mentre Creed riprende Retzlaff che avrebbe voluto andare ai box, arriva la caution per ripristinare il corretto layout. Lucky dog (il primo della corsa visto che quelli di Day non sono stati considerati tali) per lo stesso Honeyman che aveva ripreso dopo una sosta.

Al break un paio di scossoni: Pardus va ai box con la pit lane chiusa, Allgaier fuma e non è un tire rub, infatti si ritirerà di lì a poco col motore ko, ma soprattutto Retzlaff rimane a secco a poche centinaia di metri dall’apertura della pit lane perdendo così la seconda posizione prima di essere spinto dai commissari.

Tutti vanno ai box (tranne Gray e Perkins) e nel parapiglia (in cui H.Burton fa solo il pieno), Creed deve inchiodare per evitare Gase nella fast lane, perdendo così terreno prezioso. Hill, per via dei guai precedenti, ha potuto fare una sosta più breve e così balza davanti. Saltano anche altre due auto, Leguizamon forse non influisce più di tanto, ma a finire ko è anche Crews per problemi di surriscaldamento.

Ripartenza ai -17 e Perkins si pianta verso curva1 permettendo a Hill di seguire subito Gray, poi dal 4-wide alle loro spalle in curva2 emerge Kvapil davanti a Perkins, Smith e H.Burton. La confusione inizia a regnare: Green ci prova all’esterno di curva7-8, Staropoli arriva a ruote bloccate, Love tenta un divebomb in curva9 su J.Burton e Labbé. In curva12 arriva anche un contatto fra Kvapil ed Hill, ma entrambi proseguono. Gray ringrazia e mette 1″ di margine.

Il più veloce in questa fase è Kvapil, ai -16 si fa vedere da curva2 in poi su Hill completando poi il sorpasso all’ultimo in curva6; malgrado ciò firma anche il giro più veloce. Poco più dietro, Creed inizia il suo recupero, propiziato da un’ottima ripartenza, superando Green ed ora è sesto. Forse c’è un contatto, perché Austin torna ai box. Dopo i sorpassi di Love su Staropoli e quello di forza di Smith su Perkins in curva4 (seguirà poi Creed), Kvapil ha già ripreso Gray e il sorpasso arriverà ai -14 in curva9.

Carson cerca l’allungo, ma non la trova. Gray, infatti, col punto di riferimento tiene il ritmo della #9, ma è più il contrario forse, probabilmente è la #9 che senza auto da seguire non è in grado di imporsi e lo dimostra il fatto che anche Hill recupera terreno su di loro. Ai -10 Kvapil guida con 1.1″ su Gray, 2.1″ su Hill, 9.4″ su Creed, 11.0″ su Smith (superato e lasciato sul posto da Sheldon), 14.5″ su Love, 23.0″ su Day, 23.6″ su H.Burton, 24.1″ su Staropoli e 24.7″ su Perkins in un gruppo in cui ci sono anche Labbé e un Retzlaff in rimonta, ma arriva una nuova caution: in coda Iwuji forse tenta il sorpasso su Gase, ma perde il controllo in curva2 e finisce contro le gomme, riparte ma perde detriti in pista. Lucky dog per Poole.

Ai box ci va chi vuole un azzardo e sono Smith, H.Burton (che ha ancora un set di gomme fresche), Caruth (senza paraurti), Patterson, Bilicki ed Honeyman, poi si riparte con ancora otto giri da disputare. Kvapil scatta bene e mantiene il comando in una top5 invariata. Mentre Jones viene mandato in testacoda da Green in un 3-wide in curva3, Creed si mantiene vicino ad Hill. Labbé parcheggia fuori pista per guai meccanici.

L’elastico in vetta impedisce di dare dei favoriti certi. Kvapil allunga subito di 1.3″, poi inizia a plafonarsi permettendo a Gray di recuperare centimetri e poi metri, Hill – dopo essere stato per un attimo sul paraurti della #54 in curva6 – carbura più lentamente e Creed rimane con lui e sembra persino più veloce. Da dietro non ci sono recuperi significativi se non Retzlaff che sale al settimo posto che poi diventa sesto col sorpasso su Staropoli in curva1.

Kvapil non sembra in grado di dare il colpo di grazie a dai -6, quando Poole finisce in testacoda in curva3 ripartendo col paraurti penzolante, perde decisamente. Staropoli cede di schianto: Day lo passa in curva6, Green in 7, Smith in 8. Gray ai -5 recupera altri tre decimi malgrado un piccolo detrito sulla griglia. In questo giro in curva12 Patterson cerca il sorpasso su Jeb Burton, ma il risultato finale è che il compagno di squadra finisce col muso contro le gomme.

Il ricongiungimento in vetta arriva in curva2-3 ai -4 e così il detrito vola via. Non arrivano caution (nemmeno per il testacoda di Caruth su toccata di Clements che riparte) e così si innesca il duello per la prima vittoria. Ai -3 Gray recupera in frenata, accelera meglia in curva4, si fa vedere in 6, ma il momento clou è in curva9, dove Kvapil si pianta in accelerazione e Taylor lo affianca. I due viaggiano affiancati fino a curva13 dove Gray ha l’interno, ma tocca Carson sulla fiancata e lo manda ad appoggiarsi sulle gomme. Kvapil riparte quarto, ma il dato fondamentale è che Hill, così, ha ripreso lui Gray mentre Creed ha perso l’occasione.

Due giri alla fine e Gray scivola in curva4 perdendo quanto aveva riguadagnato nel mezzo giro precedente. Hill ci crede di nuovo, trova una marcia in più anche pensando nel casco “cosa avrebbe fatto Kyle in questo momento?”. La soluzione è una migliore ripartizione in frenata. La #21 torna sotto in curva9 e così alla bandiera bianca il distacco fra i due è di 0.433″ con Creed invece a 1.483″.

Hill ancora torna sotto in frenata in curva2 e si fa vedere in 3 dove però Gray ha forse un attimo di esitazione e allora Austin completa il sorpasso di forza. Taylor perde subito in accelerazione e la gara è finita praticamente qui, infatti non avrà modo di riprendere la Chevy. Un lungo in curva6 è l’epilogo.

https://twitter.com/NASCAROReillyAP/status/2068513548037132722?s=20

Austin Hill vince a San Diego e per lui, dopo tanti buoni risultati, è la prima su uno stradale. Soprattutto è la prima per RCR dopo la scomparsa di Kyle Busch e gli omaggi sono immediati. La #21 sul traguardo di una maratona (quinta corsa più lunga di sempre) batte Gray (+1.1″), Creed (+1.5″), Kvapil (+5.7″), Smith (+7.2″), Love (+7.7″), Retzlaff (+10.8″), Green (+11.2″), H.Burton (+11.7″) e Day (+20.8″) che paga all’ultimo giro una toccata subita da Parker che si scuserà dopo la corsa. Seguono R.Sieg, Jones, Perkins, Patterson, Clements, Bilicki, J.Burton, Pardus, Perez e Staropoli, Caruth 22°, Crews 31°, Allgaier 32°.

I risultati odierni

La classifica della “United Rentals Driven to Serve 250”

La classifica generale

Così in campionato a 6 gare dalla fine della regular season della NASCAR O’Reilly Auto Parts Series 2026

I prossimi appuntamenti

Stasera alle ore 22:00 a San Diego ci sarà la gara della NASCAR Cup Series. Prevista anche in questa occasione una gara lunga e intensa sulla distanza dei 75 giri; a partire dalla pole position sarà il favorito, Shane van Gisbergen. L’appuntamento per la OAP Series è per sabato prossimo a Sonoma.

Immagine: Media NASCAR

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