NASCAR | “Million Dollar Chase” alla All-Star Race di Bristol

Per fortuna che c’è Chase Elliott a tirare fuori le castagne dal fuoco, altrimenti la prima edizione della All-Star Race a Bristol avrebbe lasciato scontento pure il pubblico sugli spalti (non i 30’000 massimi ammessi ma si parla di 20-25’000, in ogni caso troppi se si pensa che solo ieri in Tennessee ci sono stati oltre 2’000 nuovi positivi) e non solo quello a casa. Già perché il figlio d’arte ha dominato quella che dovrebbe essere la gara più spettacolare portando a casa il premio da un milione di dollari che spetta al vincitore imitando suo padre che divenne “Million Dollar Bill” non per la All-Star Race vinta nel 1986, l’unica prima di ieri non disputatasi a Charlotte bensì in casa ad Atlanta, ma per il “Winston Million” conquistato l’anno precedente grazie alle vittorie a Daytona, Talladega e Darlington.

Le novità

I cambiamenti per questa All-Star Race sono stati tre, di cui due principalmente estetici ed uno riguardo alla competizione. Quello che ha fatto discutere di più è stato lo spostamento del numero dal centro della portiera alla fine della fiancata. Una modifica che ha fatto storcere il naso a molti puristi, piloti e tifosi ma che nella storia della Nascar, se si riguarda alle origini, non è così scandalosa. Il rischio però di creare un paint scheme non gradevole era più alto e infatti i risultati sono stati 50:50, ma le buone interpretazioni non sono mancate.

La seconda modifica estetica è stata quella dell’uso delle luci al led sotto le vetture in tre colorazioni, blu per le Ford, rosso per le Toyota e giallo per le Chevrolet, un’idea nata dai burn out sulla strip di Nashville al banchetto dell’anno scorso quando Kurt Busch rubò la scena. Il risultato finale invece è stato piuttosto deludente, con le luci presenti solo sul retrotreno perché in assetto da gara le minigonne toccano l’asfalto e quindi qualsiasi luce non sarebbe uscita lateralmente dal sottoscocca. Inoltre l’effetto delle Chevy era più arancione che giallo e la prima impressione era quella che ogni vettura del costruttore fosse in fiamme. E ovviamente i meme si sono sprecati.

La nuova regola più importante invece è stata quella del “choose cone”, ovvero i piloti alla ripartenza anziché disporsi a corsie alterne – escluso il leader che ha priorità di scelta come sempre – con le posizioni dispari all’interno e le pari all’esterno, possono scegliere da che lato ripartire, quindi optando o per la corsia migliore che su uno short track come Bristol è dominante oppure su quella sfavorevole ma che potrebbe essere più sguarnita e quindi permettere di guadagnare delle posizioni. Gli effetti di questo cambiamento non si sono visti tanto, ma il motivo è un altro.

Open

Il sorteggio premia McDowell che al via sceglie l’esterno e rimane in testa mentre nel gruppo c’è molta confusione, addirittura un 4-wide in cui all’esterno DiBenedetto tocca il muro ma si va avanti. Stenhouse nei primi metri si porta in seconda posizione ma Almirola riguadagna il posto perso al via e insegue fin da subito McDowell passandolo all’11° giro. Michael viene costretto all’esterno e inizia a subire una serie di bump&run. Probabilmente infastidito da questo, dopo essere stato scavalcato da Stenhouse e Wallace, per non essere passato anche da Byron stringe la traiettoria e non fa nulla (oppure addirittura lo fa volontariamente) per evitare Bubba mandandolo a muro facendogli terminare in anticipo l’Open e privandolo quasi certamente del biglietto per la All-Star Race via il Fan Vote.

Dopo una lunga caution e le soste per McDowell, Reddick e DiBenedetto per riparazione danni si riparte ai -6 ed Aric non ha avversari: Almirola vince la prima stage davanti a Byron, T.Dillon, Stenhouse e Buscher ed è il 17° qualificato per la All-Star Race.

Dopo un paio di soste nel gruppo, Byron eredita la prima posizione e va in fuga subito con Ty Dillon, ma nel gruppo c’è ancora confusione ed in curva1 il 3-wide non va a buon fine, McDowell tocca Preece (già ammaccato dopo un contatto con Reddick) il quale va a finire su Nemechek e arriva la caution. Solo Buescher e Stenhouse vanno ai box e quindi le prime posizioni non cambiano. Con 28 giri nella stage arriva la bandiera verde e dopo una buona partenza T.Dillon finisce loose in curva2 e perde posizioni. La rimonta da segnalare è quella con gomme più fresche di DiBenedetto che scavalca prima A.Dillon, poi con un bump&run manda Bell a contatto con il doppiato Houff all’esterno e si porta in seconda posizione, ma viaggia sugli stessi tempi di William e non riesce a colmare i 2″ di gap. Byron vince la seconda stage davanti a DiBenedetto, A.Dillon, Bowyer e Bell ed è il 18° qualificato alla All-Star Race.

Bell, McDowell, Stenhouse, T.Dillon, LaJoie e Reddick scommettono su una ultima stage da 15 giri molto animata e vanno a cambiare gomme. Si sbaglieranno. Infatti la parte finale di gara fila via liscia. DiBenedetto non scatta bene ma dall’esterno in curva2 riesce a rimanere davanti ad A.Dillon il quale poco dopo viene passato da Bowyer. Clint per un paio di giri è attaccato al paraurti di Matt con gomme leggermente più fresche (cambiate al break fra prima e seconda stage) ma poi si stacca e rimane sempre a 4-5 lunghezze di ritardo. Solo un paio di doppiati negli ultimi giri dimezzano il ritardo ma non c’è nulla da fare.

DiBenedetto vince l’Open davanti a Bowyer, A.Dillon, Buescher, T.Dillon, Stenhouse, McDowell, Nemechek, LaJoie e Reddick ed è il 19° qualificato alla All-Star Race. Bowyer sul momento è ovviamente arrabbiato, ma poi gli arriva la notizia: il Fan Vote è suo (a sorpresa anche in maniera assoluta, infatti ha superato persino Wallace che era in testa 10 giorni fa) ed è così il 20° e ultimo in griglia.

All-Star Race

La All-Star Race da 140 giri è divisa in quattro stage 55+35+35+15, di cui gli ultimi al netto delle eventuali caution. I break sono utili solo a movimentare le strategie dato che non c’è l’inversione della classifica, ma nemmeno questo smuoverà la gara. La pole per sorteggio va a Truex tuttavia come domenica scorsa fallisce i controlli tecnici due volte e quindi deve partire dal fondo e non si farà vedere per tutta la gara.

Al via Bowman dall’esterno rimane in testa ma dopo un paio di giri è costretto a cedere il comando a Blaney che ha ereditato la prima fila. Nel gruppo c’è il consueto assestamento, con Harvick che sposta Haley partito quarto e Custer che finisce largo. Blaney, Bowman e Harvick vanno in fuga favoriti anche dal fatto che i compagni di squadra Kurt Busch e Kenseth lottano affiancati. Poi Matt deve cedere e quindi il treno all’interno lo passa, Keselowski segue Kurt e tenta l’attacco in curva1 ma Busch chiude la porta ed i due si toccano; la #1 si appoggia al muro e per lei le speranze di vittoria sono finite.

Si riparte ai -40 nella prima stage e Bowman scatta male permettendo ad Harvick di passare in seconda posizione; i tre tornano in fuga perché Logano quarto (come molti altri) paga il sovrasterzo e quindi prima frena gli altri e poi perde posizioni a favore di molti, primo fra tutti Elliott. Anche DiBenedetto esce praticamente di scena perché Byron anticipa la frenata la curva3, lui ci arriva troppo impiccato e quindi per evitare la #24 bacia il muro. Attorno ai -10 Elliott scavalca il compagno di squadra Bowman passando al terzo posto ed il distacco di 3″ sembra incolmabile ma Chase recupera approfittando anche dei doppiaggi che Ryan deve affrontare. Blaney gestisce tutto al meglio e vince la prima stage davanti ad Harvick, Elliott, Bowman e Jones.

Il primo giro di soste regala ad Harvick la prima posizione davanti ad Elliott e Blaney. Sia alla prima che alla seconda ripartenza (testacoda di Newman) Kevin e Chase scelgono l’esterno lasciando Ryan in prima fila all’interno ma ciò non basta alla #12 che torna in terza posizione. Alla bandiera verde dei -30 Harvick scatta benissimo, poi in curva2 la sua vettura ha come un mancamento e quindi Elliott lo sorpassa all’esterno a velocità doppia. Questi tre vanno di nuovo in fuga mentre Bowman e Keselowski completano la top5 a circa 2.5″, con Brad che nel finale scavalca Alex. Elliott vince la seconda stage davanti ad Harvick, Blaney, Keselowski e Bowman.

Al break tutti vanno ai box tranne Blaney che subito dopo si pente della scelta fatta (e dell’errore del crew chief che non credeva che tutti andassero in pit lane) visto che così ha perso la gara, infatti negli ultimi 15 giri sarà impossibile passare 19 auto con gomme fresche. Ad aiutarlo però ci pensa il compagno di squadra Keselowski che, cambiando solo le due gomme di sinistra, parte dietro di lui alla bandiera verde; Elliott poi finisce loose e rimane terzo dietro alla coppia Penske. Brad sullo slancio prova a scavalcare Ryan ma poi deve più guardarsi alle spalle e in un attimo di incertezza si ritrova addirittura 3-wide con Elliott ed Harvick; per fortuna Kevin non affonda il colpo potenzialmente dannoso e le posizioni non cambiano.

Si fa notare finalmente Kyle Busch che, passando Bowman e Logano, entra nella top5. Poi però si scatena Chase il quale, sfruttando le gomme fresche, piazza prima il bump&run a Keselowski e poi il sorpasso a Blaney andando in prima posizione. Rowdy continua la sua rimonta scavalcando anche Harvick ma poi perde l’occasione buona – e forse tutta la All-Star Race – non passando la #2. Elliott vince la terza stage davanti a Blaney, Keselowski, Ky.Busch ed Harvick.

All’ultimo break vanno ai box Harvick, Logano, Bowman, Almirola, Truex, Byron e Custer ma – come nell’Open – per loro sarà tutto inutile visto che gli ultimi 15 giri sono puliti. Al choose cone Elliott, Blaney e Ky.Busch scelgono l’esterno, Keselowski ed Hamlin invece l’interno e così Brad ha speranze di recupero, ma butta via tutto con una brutta partenza. Busch ci mette tre giri per passare Blaney che ormai ha gomme vecchie di 80 giri e si mette all’inseguimento di Elliott il quale però mantiene senza problemi le 4-5 lunghezze di vantaggio. Dietro da notare c’è solo la rimonta di Harvick che con gomme fresche rientra nella top5.

Chase Elliott vince la sua prima All-Star Race in carriera – dopo aver faticato per due anni a qualificarcisi dovendo ricorrere sempre al Fan Vote – davanti a Kyle Busch, Harvick, Keselowski, Hamlin, Blaney, Logano, Bowman, Almirola e Truex.

Finita la gara iniziano le discussioni sulle promesse non mantenute. Per Harvick l’assenza di libere ha lasciato la pista molto sporca all’esterno impedendo l’utilizzo di quella parte di pista, per Elliott invece non era così, ma in ogni caso la brevità della gara ha impedito la gommatura di quella metà di asfalto dando un vantaggio incredibile all’interno. In generale per tutti l’ultima stage è stata troppo breve, ma in ogni caso alla ripartenza non è successo nulla.

Cosa rimarrà di questa All-Star Race? Ben poco, L’Open che ormai per quanto riguarda lo spettacolo si conferma nuova All-Star Race, l’intervista pungente di Wallace con obiettivo McDowell, lo stesso Bubba che molto arrabbiato lascia il paraurti della sua vettura davanti al motorhome della #34, i meccanici del team di McDowell che rispondono spostando il pezzo vicino ai bidoni della spazzatura e le punzecchiature social divertenti fra Elliott e Blaney riguardo ai rispetti sponsor, dopo quelli di autoricambi (rispettivamente NAPA vs Advance Auto Parts) ieri è stata la volta delle bevande gassate energetiche (Mountain Dew vs BodyArmor) conclusasi con un pareggio in attesa della prossima sfida. Per le valutazioni sulla competizione in sé ai piani alti e fra i piloti sarà meglio ragionarci a mente fredda in attesa di una decisione in vista del 2021.

I prossimi appuntamenti

La Nascar – nonostante qualche rumor su un possibile trasferimento a Charlotte visto l’aumento dei casi positivi al coronavirus nello stato – si trasferirà per il weekend in Texas: sabato gare di Xfinity e Truck, domenica la Cup Series.

Immagine: nascarmedia.com

MONOPOSTO by SAURO

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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