NASCAR | Mano dura dei commissari, penalizzati Hendrick, Haley ed Hamlin

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di Gabriele Dri @NascarLiveITA
16 Marzo 2023 - 08:30
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Tutti i casi del weekend di Phoenix si sono tramutati in penalità severe da parte della NASCAR. Le prese d’aria del cofano delle Chevrolet sono risultate manomesse e dunque è scattato il -100 in classifica; appello in arrivo. Hamlin, invece, punito per l’intenzionalità nell’incidente con Chastain


C’era grande attesa per la giornata del mercoledì nel mondo NASCAR. Sulla bocca di tutti c’erano infatti due grandi temi che hanno fatto discutere gli appassionati durante e dopo il weekend di Phoenix, il primo relativo alle prese d’aria sul cofano confiscate alle quattro vetture dell’Hendrick Motorsports prima e alla #31 di Justin Haley dopo, il secondo invece riguardo all’incidente di Denny Hamlin nell’overtime.

Prese d’aria, Hendrick ed Haley puniti duramente

L’Hendrick Motorsports si era mostrato molto tranquillo (con Chad Knaus mandato a parlare con la stampa) sabato mattina di fronte alla confisca da parte dei commissari della NASCAR delle prese d’aria del cofano. Questi, infatti, avevano notato qualcosa che non andava in questo particolare tecnico in una sessione di controlli tecnici non obbligatoria (i team spesso ci vanno volontariamente prima delle libere per verificare se sia tutto a posto) prima delle libere.

Visto probabilmente il poco tempo a disposizione, i commissari hanno lasciato correre dato che si sarebbe disputata – appunto – una sessione di prove libere, poi sono intervenuti con la confisca delle parti incriminate prima dei controlli tecnici in vista delle prove ufficiali e della gara. Dopo le qualifiche stessa sequenza di eventi per la #31 di Justin Haley.

Il weekend poi aveva dato ragione alla poca preoccupazione della scuderia di Rick Hendrick. Con le vetture risultate regolari ai controlli tecnici sono arrivati il dominio della #24 nella prima stage, della #5 nella seconda, la vittoria di William Byron, il quarto posto di Kyle Larson, il nono di Alex Bowman ed il decimo di Josh Berry.

Una volta portati tutti i pezzi al R&D Center di Charlotte è arrivata l’analisi di conformità degli stessi ed il verdetto, pesante e severo: colpevoli tutti di modifica non approvata di componenti standard vendute da terze parti.

Tre gli articoli consequenziali citati nel bollettino delle penalità. Il primo è il 14.5.4.2.A che regola la conformità appunto del componente in questione, il secondo il 14.1 (commi C, D e Q) che norma l’assemblaggio della vettura con le componenti standard della vettura Next Gen fornite ai team ed il terzo (il 6.1.A) i controlli tecnici.

L’articolo 14.5.4.2.A è molto sintetico, infatti elenca solo le parti che devono far parte della presa d’aria e chi deve produrle/fornirle:

NASCAR Cup Series grafico rule book feritoie
NASCAR Cup Series rule book feritoie
Estratti del regolamento tecnico NASCAR dell’articolo 14.5.4.2.A

Il 14.1, in breve, dice che “le vetture devono rispettare il capitolo 14 del regolamento tecnico in ogni momento dell’evento. Ogni violazione sarà sanzionata seguendo il capitolo 10”, che “tranne in casi speciali permessi dal regolamento NASCAR, l’installazione di componenti aggiuntive, riparazioni, rimozioni e/o modifiche alle componenti standard della Next Gen non sarà permesso” e che “[…] alle componenti che influenzano l’aerodinamica della vettura non sarà permesso”.

Il 6.1.A, infine, enuncia che “tutto il necessario per la gara, non solamente quello sulla vettura, i materiali, l’equipaggiamento e/o la benzina, sono possibili di ispezione da parte della NASCAR, in ogni momento, modo, luogo deciso dalla NASCAR stessa”, in sintesi una validazione dei metodi usati dalla NASCAR stessa per effettuare la confisca degli elementi.

In base a questi articoli, il comma (seppur non incluso nel bollettino) a cui si fa riferimento per la penalità è il 10.5.2.3, ovvero quello delle infrazioni di livello L2 (il secondo su una scala di tre), che fra le casistiche del comma A include appunto “modifiche alle componenti standard di terze parti della Next Gen che non sono ritenute gravissime (L3)”.

Analizzando nella tabella del comma B che indica il range di possibili penalità si può capire che la NASCAR si è tenuta bassa nell’intervallo ma non andando al minimo.

Pertanto, William Byron (pur mantenendo la vittoria di Phoenix perché, come detto, poi la vettura è stata ritenuta regolare), Kyle Larson ed Alex Bowman sono stati penalizzati di 100 punti in classifica generale (il range andava fra 75 e 120) e di 10 playoff point qualora avanzassero alla fase decisiva della stagione. Chase Elliott si salva, ovviamente, perché infortunato e non presente, ma la sua penalità sta nell’assenza prolungata; Josh Berry pure perché non prende punti in Cup Series bensì in Xfinity.

Destino comune invece per quanto riguarda i team: 100 punti e 10 playoff point di penalità nella classifica per squadre, multa di 100’000$ ciascuno (e la penalità di 400’000$ complessiva per l’Hendrick Motorsports è la più alta nella storia NASCAR, persino più degli scandali del Michael Waltrip Racing) e la squalifica per quattro gare per i crew chief. Stessa identica sorte anche per Justin Haley e la #31.

Subito dopo la pubblicazione del comunicato, è arrivata una veloce conferenza stampa di Elton Sawyer, Senior VP of Competition della NASCAR, in cui ha detto che “abbiamo confiscato delle parti […] che erano platealmente modificate ed era chiaro che questo non era stato approvato da noi.”

La penalità in pratica è la stessa subita l’anno scorso dalla #6 di Brad Keselowski, dalla #34 di Michael McDowell e dalla #4 di Kevin Harvick sempre per la modifica di componenti standard e quindi non è stata una sorpresa. Ne uscì indenne invece il Team Penske a Daytona dopo la confisca di cerchioni e dopo una rapida querelle legale che puntava il dito contro la NASCAR stessa per delle lungaggini alle modifiche richieste ai cerchi stessi per motivi di sicurezza (almeno stando alla versione del team campione in carica).

Su cosa effettivamente sia risultato irregolare non ci sono stati commenti, come di consueto. Anche se si parla già di bordi, o profili di connessione fra presa e cofano, non conformi è norma della NASCAR attendere eventuali appelli e la chiusura definitiva del caso per condividere tutte le informazioni.

Appello che è già certo per l’Hendrick Motorsports (e quasi certamente anche per il Kaulig Racing) che ha esposto le sue motivazioni in un comunicato:

“Venerdì al Phoenix Raceway la NASCAR ha notato le feritoie sulle nostre vetture in una sessione volontaria di controlli tecnici 35′ dopo l’apertura del garage e prima di ogni attività in pista. La NASCAR ha confiscato le componenti circa 4 ore dopo senza averci comunicato nulla. Questo fatto non ha portato conseguenze alla sessione di qualifica di sabato, né alla gara di domenica.

Questo nostro comunicato vuole aggiungere anche questi fatti:

Pur appellandoci alle penaltà, in vista della gara del 19 marzo ad Atlanta il team ha deciso di non chiedere la sospensione delle squalifiche ai quattro crew chief per un motivo strategico in quanto ora la pista è assimilabile ad uno superspeedway. I sostituti verranno annunciati in un secondo momento. […]”

Dunque l’Hendrick Motorsports, pur buttando nel mezzo anche argomenti poco validi (la premessa riguardante le tempistiche non sembra essere in contraddizione con il citato articolo 6.1.A) e nemmeno il terzo punto sembra molto logico (perché la NASCAR dovrebbe aspettare il dopo gara per rilevare una possibile infrazione notata 48 ore prima?), dunque la battaglia in appello si giocherà sui primi due punti.

Dunque la classifica generale cambia notevolmente. Byron mantiene la vittoria di Phoenix (con conseguenti benefit in vista dei playoff, inclusa la qualificazione matematica dato il secondo successo) e rimane in vetta alla griglia playoff, ma scivola al 29° posto in classifica generale e con tre playoff point anziché i 13 guadagnati finora. Bowman perde la testa della generale a vantaggio di Kevin Harvick e va al 23° posto con -10 (teorici) playoff point. Larson, infine, è 32° con -9 playoff point.

Addirittura peggiore la situazione di Haley che precipita sì al 37° e ultimo posto in classifica, ma soprattutto è a quota -40 punti avendone accumulati nelle prime quattro gare solo 60.

La data per gli appelli non è stata ancora resa nota.

Incidente all’overtime: Hamlin e la lingua troppo lunga

Per la descrizione degli eventi riguardanti Denny Hamlin al penultimo giro di Phoenix cito testualmente quanto scritto nella cronaca della gara:

Ed Hamlin? Beh Denny ha combinato una delle sue alla ripartenza. Con sole due gomme fresche e una vettura sottosterzante fin dal via, in curva1 è finito nel mezzo e per tenere la traiettoria ha osato troppo e gli pneumatici non reggono.

Cosa decide di fare Denny? Semplicemente molla mentalmente e fisicamente il volante allargandosi sempre di più. In sintesi, vedendosi sfuggire la top10 cerca un qualche evento che vada a suo favore. E soprattutto decide di allargarsi sapendo di avere già una vettura al suo esterno. E sapere che alla sua destra c’è Chastain (sì, fra tutti proprio Ross) ovviamente non gli fa riprendere il controllo.

Dunque Hamlin stringe a muro Chastain che non la prende bene dando una facendo un piccolo brake check dopo il piccolo “Hail Melon” (visto che è passato fra #11 e muro) e Denny reagisce a sua volta bussando sul retrotreno della #11. I due finiranno rispettivamente 23° e 24° dato che la caution non è arrivata.

La cosa che fa più scalpore è come Denny affronti l’argomento nel suo nuovo podcast, ammettendo l’intenzionalità della manovra (non il fatto di aver mandato a muro Chastain, ma la sequenza descritta) come se fosse una cosa normale e non un qualcosa passibile di penalità, ma si sa che Hamlin non è nuovo ad atteggiamenti del genere. Forse Denny dovrebbe ripassare anche la regola numero uno delle stock car: “Impara a mandare a muro gli avversari senza finire a muro te stesso.”

Dopo i fatti di domenica, che si erano chiusi con Chastain ed Hamlin a parlottare amichevolmente in pit lane molto probabilmente perché Ross non era a conoscenza di tutto il fattaccio, a riaprire il vaso di Pandora era stato dunque lo stesso Denny al lunedì con le sue dichiarazioni nel podcast. Frasi che ovviamente la NASCAR ha annotato ed ha fatto sapere di averlo fatto annunciando di aver aperto una indagine in merito.

E la decisione è arrivata ed è quella temuta per i tifosi di Hamlin: violazione dell’articolo 4.4 del regolamento sportivo che norma la condotta dei piloti e che, al comma B, vieta loro di “tentare di manipolare l’esito di una gara o del campionato” e “tamponare o mandare in testacoda intenzionalmente una vettura, sia che questa sia tolta dalla competizione o no” (una formulazione che, ironicamente, era stata modificata dopo l’incidente fra Byron ed Hamlin nei playoff 2022) e al comma D il famoso “azioni che un membro NASCAR commette e che la NASCAR ritiene siano dannose per le competizioni stock car o la NASCAR stessa.”

Queste ultime, le famose “actions […] detrimental to […] NASCAR” sono anche l’ispirazione per il nome del podcast senza peli sulla lingua che Hamlin ha iniziato a pubblicare da qualche settimana e che si chiama appunto “Actions Detrimental with Denny Hamlin”. Non sono passati nemmeno due mesi e Denny è finito nei guai proprio con le sue stesse mani (non una novità nella sua carriera), le stesse che non ha tenuto sul volante.

Lo stesso Elton Sawyer ha commentato al riguardo dicendo: “Riguardando questo incidente avremmo detto che era stato un contatto di gara, ma dopo appena 24 ore c’è stato un pilota che in un podcast, e siamo felici che Denny ne abbia uno perché interagisce con i tifosi, ma quando ammetti che hai intenzionalmente fatto qualcosa per modificare l’esito della corsa, allora si è raggiunto un livello per il quale è necessario l’intervento della NASCAR. Non c’è altro modo di dirlo. Siamo stati coerenti al riguardo in passato e lo saremo in futuro.”

La conseguenza sono 25 punti di penalità in classifica ed una multa di 50’000$ a cui Hamlin ha annunciato che non presenterà appello ma, come se fosse un capo popolo pronto a scatenare l’orda dei suoi fans contro la NASCAR, ha dato appuntamento a lunedì prossimo sul suo podcast evidentemente per commentare la decisione dei commissari.

Last but not least, la ruota persa da Almirola

Passata ormai in sordina, nelle mani dei commissari c’era anche la ruota persa dalla #10 di Aric Almirola nel finale di seconda stage. Sul momento sembrava un cedimento meccanico ed invece alla moviola la NASCAR aveva notato che in primis era stato perso il dado. La vettura, ormai fuori controllo, poi era finita a muro e l’impatto contro le barriere aveva provocato la rottura del cerchione con perdita prima del mozzo e poi dello pneumatico.

Una dinamica poi confermata dallo stesso crew chief Drew Blickensderfer: il dado era mal fissato ma aveva retto per circa 15 giri dopo la sosta prima di sfilarsi del tutto e provocare l’incidente. Dunque, a norma del nuovo regolamento 2023, secondo l’articolo 8.8.10.4, commi A e C, essendo la ruota stata persa in pista e non in pit lane sono stati sospesi per due gare Ryan Mulder e Sean Cotten, rispettivamente jackman e meccanico addetto al cambio ruote della #10.


Immagine: Media NASCAR

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