NASCAR | Logano vince il primo Busch Clash al LA Coliseum!

Finale del Busch Clash relativamente tranquilla dopo due ripescaggi di fuoco. Nervi tesi e qualche problema meccanico segnano la serata. Il long run decisivo per il successo di Logano nello sprint con Kyle Busch


Il Busch Clash al LA Coliseum alla fine è stato un successo oltre le previsioni. Forse la spesa da parte della Nascar di oltre un milione di dollari per realizzare una pista del genere all’interno di uno stadio è stata eccessiva, ma il test generale in vista di possibili idee innovative per il futuro è stato approvato da tutti. Il secondo ripescaggio, caduto in fretta nel cringe, aveva fatto temere il peggio in vista della finale, poi invece negli ultimi 150 giri c’è stato il giusto equilibrio fra tensione e competizione. A vincere è stato Joey Logano, il quale dunque bissa il successo dello scorso anno sullo sterrato di Bristol per rimanere in tema di gare anomale.

Prove libere

Sotto un sole californiano il LA Coliseum si presenta perfetto per la Nascar. La pista da 1/4 di miglio è stretta, ma forse meno del previsto. L’adattamento della Next Gen funziona (qualcuno dice “Con le vecchie vetture non saremmo riusciti a fare queste curve”) ed i piloti fin da subito prendono le misure con muretti ed avversari. Le 36 vetture iscritte vengono divise in tre gruppi che hanno tre sessioni ciascuno da 8′ per entrare nello stadio attraverso il tunnel, girare, accedere all’infield per il raggruppamento e poi uscire di nuovo per permettere l’ingresso di un nuovo gruppo.

La pista migliora di minuto in minuto e non si registrano incidenti a parte qualche piccolo contatto con avversari e muro (soprattutto Wallace ed Hamlin) e qualche bloccaggio che però diventa sempre più strategico per scaldare le gomme in vista delle qualifiche. Il miglior tempo lo ottiene Chase Elliott (13.455″ – 66.890 mi/h) davanti ad Harvick, Briscoe, Haley e Kyle Busch; i 36 piloti sono racchiusi in 0.729″ con il solo Wallace leggermente staccato.

Qualifiche

Le qualifiche si svolgono con il consueto metodo degli short track: un pilota alla volta in pista (qui in ordine inverso rispetto all’owners championship del 2021) per due giri lanciati in cui conta il tempo migliore. La temperatura in una giornata non calda scende in fretta e rispetto alle consuetudini scendere in pista tardi non è un vantaggio. Inoltre non conta solo il miglior tempo, bensì finire nella top4 in quanto così ci si aggiudica la pole in ciascuna delle batterie.

In una sessione senza problemi ad ottenere il primato è Kyle Busch (13.745″ – 65.478 mi/h) davanti a Reddick, la sorpresa Haley e Logano che nel finale batte un ottimo Suárez. Deludono Keselowski, Kurt Busch, Chastain e Truex, tutti fuori dalla top30.

Batterie

La domenica al Coliseum è primaverile (21 °C) e lo stadio pian piano si affolla anche di nuovi tifosi per la domenica del Busch Clash. Il format è quello di una gara tipica da short track: quattro batterie da 25 giri netti da cui avanzano i primi quattro, poi due ripescaggi da 50 giri da cui si qualificano altri tre ed infine una provisional per il miglior pilota del 2021 non ancora qualificato, elemento che porta le vetture in griglia a 23. La differenza rispetto al programma originario è che il detentore della provisional si identifica dopo le batterie e non dopo i ripescaggi e quindi è possibile il salto diretto nel Busch Clash.

La prima batteria vede Kyle Busch in pole con in prima fila Suárez; il messicano al via si difende da Stenhouse e mantiene il secondo posto davanti ad Hamlin e Blaney, primo dei virtualmente eliminati. È proprio Denny ad aprire per primo la porta e Ricky cede la terza posizione. Hamlin – tuttavia – ha tanto sovrasterzo e non riesce a riagganciare la coppia di testa, al punto che viene ripassato da Stenhouse e poi anche da Blaney ai -6. Si qualificano dunque Kyle Busch, Suárez, Stenhouse e Blaney con questi ultimi due a contatto ripetuto nel finale; provvisoriamente out Hamlin, Chastain, Gilliland, Almirola e McLeod (due giri di ritardo e sono tanti su una distanza così breve).

Seconda heat: alla green dietro al poleman Reddick c’è subito un 3-wide fra Custer, Harrison Burton e Bowman e a pagare le conseguenze è Cole mentre Wallace rimonta. La #8 va così in fuga e non verrà più raggiunta. Bowman non ne ha e permette la rimonta di un buon Briscoe che giro dopo giro entra nella top4, approfittando anche di un calo netto sul long run di Wallace. Crolla anche Harrison Burton e così emergono Austin Dillon ed un ritrovato Custer. Vince Reddick su Briscoe, Dillon e Custer, ai ripescaggi vanno Wallace, Bowman, Truex, Burton ed uno spento Keselowski.

Nella terza batteria scorre tutto liscio. Haley dalla pole si difende dall’attacco all’esterno di Elliott che scivola da secondo a quarto dietro a Bell e Byron che si scambiano le posizioni un paio di volte. La fuga di questi quattro spegne la speranza di rimonta di Harvick che lotta con Buescher. Vince Haley davanti a Byron, Bell ed Elliott; per il momento out Allmendinger, Harvick, Buescher, Ware e LaJoie.

L’ultima heat vede anche la prima caution: dopo la partenza in cui Logano mantiene la pole, iniziano subito i contatti con Cindric che di forza passa Cassill (poi arriva Jones a spedire Landon ultimo) ed entra nella top4 dietro a Larson e McDowell. Al giro 7 Ty Dillon si ferma in pista con la trasmissione ko. Dopo il choose cone si riparte per gli ultimi 19 giri e Cindric viene spedito fuori dai posti buoni (non sarà l’ultima volta).

Tutto inizia da una lotta dura fra Jones ed Austin, Cindric deve spostarsi e poi viene travolto in curva dal tamponamento a catena che inizia da Kurt Busch e passa da Cassill. Nuova green ai -16 e Larson fatica a tenersi dietro McDowell; dietro a questi tre sono tutti molto aggressivi e anche Preece si fa notare. La rimonta di Cindric, infine, si ferma a 1″ dalla finale. Vince Logano su Larson (che così passa la provisional a Truex, il quale ringrazia e rinuncia al ripescaggio), McDowell e Jones, per il momento eliminati Cindric, Preece, Kurt Busch, Cassill e Ty Dillon.

Ripescaggi

Dopo una breve pausa è già tempo di ripescaggi, 10 auto in pista per soli tre posti al termine di 50 giri. E la tensione sale. La prima vittima è Almirola, il quale poco dopo la partenza, in cui Hamlin mantiene la prima posizione su Chastain e Allmendinger, prima si scontra e poi viene toccato da Todd Gilliland e la gara di Aric finisce contro il muro di curva3; si ritira anche McLeod per problemi meccanici.

Dopo la green ai -46 Harvick si inserisce nella lotta con Chastain ed Allmendinger per gli ultimi due posti utili e riesce a portarsi in seconda posizione. Sul long run Chastain crolla e viene passato da AJ malgrado quest’ultimo non abbia grip, e così a restare attaccato alla #16 è un sorprendente Cody Ware. Nel finale Kevin si riavvicina al primo posto, ma Hamlin difende la vittoria davanti ad Harvick ed Allmendinger; eliminati Ware, Buescher, Chastain, LaJoie, Gilliland ed i citati Almirola e McLeod.

Nel secondo ripescaggio succede di tutto con ben sette caution negli ultimi 25 giri, il tutto malgrado ci siano solo nove auto al via dopo la rinuncia preventiva di Truex. Al via Wallace mantiene la pole davanti a Cindric e Bowman che riesce a difendersi da Preece che, mancando il sorpasso, deve cedere il posto a Kurt Busch. La sorte di Cindric è ancora segnata: Bowman apre la porta su di lui ed Austin viene costretto alla linea esterna finendo praticamente ultimo.

Quando a metà gara Wallace stava per cedere di nuovo alla pressione di Bowman, arriva la prima caution: Harrison Burton è protagonista di un mezzo testacoda dopo una toccata subita da Ty Dillon e dietro di loro Preece e Keselowski devono inchiodare per evitarli. Si riparte ai -26 e la lotta fra Bubba ed Alex è subito dura, al punto che ad approfittarne è Kurt Busch che va al comando su Wallace, T.Dillon e Bowman (non felice del lavoretto dei compagni di squadra del 23XI Racing), poi Preece ai -18 finisce in testacoda toccato da Cassill.

Nuova green ai -18 e Ty Dillon in prima fila dopo il choose cone commette una falsa partenza, venendo retrocesso così (malgrado le proteste) in coda al gruppo; la fuga di Kurt Busch viene però bloccata dallo stesso Ty Dillon, che col passare dei giri inizia a staccare il cervello, il quale tocca Keselowski che manda in testacoda Cassill. Nuovo tentativo ai -9 (nella top3 Kurt Busch, Wallace ed H.Burton), però arriva subito un’altra caution ed il protagonista è ancora Dillon che tampona un Cindric – ormai praticamente bullizzato come rookie – in rimonta.

Alla green dei -8 Wallace scatta benissimo e si porta al comando seguito da Burton, poi Harrison addirittura lo scavalca, poi però arriva l’ennesima caution al termine di tre giri caotici in cui si inizia con Ty Dillon a sandwich fra due vetture e si finisce con un 3-wide in cui Cindric all’interno arriva lungo in curva1, tocca Wallace alla sua destra che con una manovra da curling boccia il compagna di squadra Kurt Busch che finisce a muro per il ritiro della #45 sotto gli occhi di Hamlin.

Nuova green e nuova caution: Wallace si vendica di Cindric in curva4 e la #2 nel testacoda (Austin esagera nel tenere giù il pedale) abbatte il muretto provvisorio che divide la pista dall’infield; nella carambola a pagare sono Bowman (ritiro) e Preece (fumo vistoso da surriscaldamento). Nuova ripartenza con Harrison Burton al comando su Ty Dillon e Preece ai -5; Ty esagera ancora una volta e tampona Harrison Burton inutilmente visto che entrambi sarebbero stati qualificati. È la settima e ultima caution di questo ripescaggio.

L’ultima ripartenza è uno sprint di due giri in cui Ty Dillon è al comando. Tutto facile verrebbe da dire, infatti il pilota della #42 vince davanti a Preece e Wallace, poi il colpo di scena: Dillon ha clamorosamente anticipato il restart per la seconda volta nella stessa gara e viene squalificato. I posti in finale vanno dunque a Preece (vittoria storica del Rick Ware Racing), Wallace ed Harrison Burton; eliminati Keselowski, Cindric e Cassill.

Busch Clash

Dopo un posticipo di 10′, può prendere il via il Busch Clash. 23 piloti, 150 giri netti con un break a metà corsa fissato per le ripetizioni necessarie ed un breve concerto di Ice Cube (che segue quello del team owner del Trackhouse Racing Pitbull prima della bandiera verde). L’unico a partire dal fondo per modifiche in parco chiuso è Preece.

Al via Kyle Busch deve lottare con Reddick, poi è costretto ad alzare bandiera bianca e al giro numero 4 Tyler è al comando; seguono Haley, Logano, Suárez, Larson e Byron. Questi sette piloti allungano sul resto del gruppo, ma la fuga dura appena 10 giri, poi Reddick raggiunge la coda del gruppo (Truex e Wallace) e la fatica nell’affrontare i doppiaggi crea un serpentone unico quasi equamente distribuito in pista. Reddick riesce a mantenere il comando anche in questa fase complicata seguendo Truex che, malgrado le difficoltà iniziali nel weekend, recupera qualche posto su Wallace ed Hamlin; Denny poi, approfittando di un calo di Tyler, riuscirà a sdoppiarsi.

L’unico cambio di posizione nella top5 è il progressivo crollo di Suárez, evidentemente efficace sul giro secco e sullo short run ma non in condizioni di gara; davanti a lui Haley fa pure il giro record (13.344″) mentre dietro di loro emerge anche Briscoe con il sorpasso su Byron. Ad un terzo di gara entra in scena un altro protagonista: Logano a sorpresa scavalca Haley ed è terzo. Pochi giri più tardi Harrison Burton tocca Stenhouse in curva4 ed il suo testacoda provoca la prima caution.

Sarà una caution deleteria per molti: prima Hamlin finisce ko a causa del servosterzo, poi sia Briscoe che il leader Reddick si devono ritirare. Per loro dinamica praticamente uguale, nello scaldare le gomme al rilascio della frizione la nuova trasmissione cede. E questo dettaglio sarà oggetto di analisi nello sviluppo che non è finito della Next Gen.

Al choose cone Logano sceglie l’esterno ed è in prima fila con Kyle Busch per uno sprint di una ventina di giri verso metà gara. I due rimangono al comando su Larson, poi però Haley reagisce. Dopo poco altra caution: Elliott fa tutto da solo perdendo il controllo in frenata in curva3 e finisce in testacoda.

Ripartenza al giro 65 e Logano è incollato a Busch, dopo un po’ di pressione tenta il sorpasso ma sbaglia i conti, infatti l’attacco arriva in curva1 all’inizio del giro 76, completa la manovra in uscita proprio mentre arriva la caution per il break imposto e quindi la classifica torna ad essere quella del traguardo con Rowdy in testa.

Dopo la pausa al choose cone stavolta Logano sceglie l’interno lasciando la prima fila ad Haley, però Justin si deve riaccodare a Joey che si mette a lottare con Byron, al punto che Larson per qualche giro li frega entrambi e passa lui al secondo posto. Il campione in carica, però, non ne ha sul long run e dopo una ventina di giri, quando ne mancano poco più di 50, viene ripassato da Logano che si mette in caccia di nuovo di Kyle Busch.

Giro dopo giro il distacco si riduce, torna sotto il secondo, poi meno di mezzo, ai -40 il gruppo si ricompatta per i doppiaggi. A Logano serve il long run, ma la caution che arriva ai -35 non lo aiuta, specialmente pensando che a finire a muro dopo una dura lotta con Jones è Blaney e Ryan è talmente arrabbiato che tira alla vettura di Erik il collare HANS.

Si riparte e stavolta Logano sceglie di nuovo l’esterno: il giro che segue sarà quello decisivo. Joey scatta bene e si mantiene alla pari con Kyle Busch per tutto il quarto di miglio. Dietro di loro Larson ed Haley bisticciano, Kyle forse esagera nella reazione (anche se Justin si prenderà più colpe di quanto dovuto) e la #31 finisce contro il muro interno con una ruota distrutta. La caution blocca la corsa (sarà l’ultima volta) ed il leader della corsa è Logano dato che sulla linea del traguardo aveva appena 0.006″ di vantaggio sulla #18.

Gli ultimi 34 giri sono tesi, ma non vedono incidenti: alla ripartenza Larson riesce a mettersi davanti a Busch e ciò manda Logano in fuga, poi il consueto crollo della #5 permette il controsorpasso della #18. Busch per una ventina di giri recupera terreno, arriva fino a tre decimi dalla #22 ed a portata di bump&run, poi però Logano negli ultimissimi giri sfrutta il long run già dimostrato in precedenza e negli ultimi metri può stare tranquillo.

Joey Logano vince così per la seconda volta in carriera il Busch Clash (la prima nel 2019 sull’ovale di Daytona) battendo Kyle Busch di 0.877″, Austin Dillon (ottima rimonta), Jones, Larson, Byron, Custer, Bell, Allmendinger ed Harvick; chiudono Elliott, H.Burton, Stenhouse, Suárez, Truex e McDowell (doppiati e protagonisti di un contatto alla bandiera a scacchi). Ko invece Blaney, Wallace, Haley, Preece, Reddick, Briscoe ed Hamlin.

Logano inaugura così al meglio l’era della Next Gen, sfruttando al massimo un marchio di fabbrica non usuale per lui, ovvero il long run. È stato un Joey in formato Martinsville e Bristol, utile per far capire che sulle piste decisive nei playoff ci sarà. Però il LA Coliseum è una pista troppo anomala per trarre delle conclusioni, anche se qualche pilota (Keselowski, Truex, Hamlin e Chastain su tutti) ha deluso ben oltre le aspettative. Nelle prossime settimane si capirà quanto il gruppo si è ricompattato e quanto tutti dovranno lottare in ogni momento.

I risultati odierni

La classifica del “Busch Light Clash at The Coliseum”

I prossimi appuntamenti

La Nascar torna ora a Daytona in vista della 500 miglia. Martedì 15 febbraio ci saranno le prime sessioni di libere in vista delle qualifiche di mercoledì ed i Duel di giovedì. Nel corso della prossima settimana entreranno in scena anche Xfinity e Truck Series.


Immagine: media.nascar.com

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