NASCAR | Larson da 10 e lode: vince gara e titolo a Phoenix!

Gara molto equilibrata e combattuta fra i quattro ancora in corsa per il titolo. Larson è spacciato, poi una caution lo aiuta, i meccanici fanno il miracolo e negli ultimi 20 giri Kyle si tiene dietro Truex completando al meglio una stagione leggendaria con 10 successi in Cup Series più la All-Star Race


312 giri di assoluta passione ed un campione, anzi una squadra, che si è meritata il titolo. Kyle Larson, il team #5 e l’Hendrick Motorsports sono i campioni del 2021 e questa precisazione è necessaria. Il pilota californiano ci ha messo del suo per tenere a bada nei 24 giri finale un Truex da applausi, tuttavia la gara per Larson è stata tutt’altro che semplice, infatti la vettura non era perfetta e solo con l’aiuto del crew chief è migliorata. Il contributo finale e decisivo lo hanno dato i meccanici che all’ultimo giro di soste hanno mandato Kyle in testa coronando anch’essi una stagione da incorniciare. Una degna chiusura di una stagione da ricordare per questa e molte altre gare.

La gara

Il weekend di Phoenix torna ad una forma tradizionale che, più o meno, dovrebbe esserci anche nel 2022, ovvero con libere (un’unica sessione da 50′) e qualifiche che da un lato ai Championship 4 concedono il tempo strettamente necessario per preparare al meglio le loro vetture e dall’altro, esclusa la scelta degli stalli in pit lane, non gli offre più il paracadute dell’algoritmo.

Le libere del venerdì sono utilissime per capire come potrà andare la gara della domenica. Mentre Larson, Elliott (l’unico con un telaio nuovo mentre gli altri tre corrono con la stessa vettura utilizzata in primavera) ed Hamlin scendono in pista subito, Truex preferisce aspettare e perde anche sei minuti preziosi (dato che ce ne sono solo 50) a causa di una bandiera rossa per la vettura di McLeod che finisce in fumo.

Alla fine della sessione il più veloce è Keselowski davanti a Larson, DiBenedetto, Bell ed Elliott, con Hamlin ottavo e Truex appena 18°. In casa Hendrick l’ottimismo regna e hanno un buon passo sia sullo short run che sul long run, almeno all’apparenza, con Kyle e Chase molto vicini, mentre in casa JGR Denny appare quello con le armi più spuntate in ogni situazione visto che invece Martin deliberatamente ha deciso di puntare tutto sul long run e il rischio sembra pagare.

Sabato rischia di essere il giorno decisivo, dato che ci sono i controlli tecnici prima delle qualifiche, poi le vetture entreranno già in parco chiuso. Si pensa che a tremare debba essere Elliott, dato che li ha già falliti ben sei volte in stagione, e invece la #9 è l’unica delle quattro che li passa al primo tentativo. Le altre tre vetture invece finiscono nei guai dato che falliscono i check una prima e poi anche una seconda volta. Per fortuna per tutte e tre il terzo tentativo è quello buono e l’unica penalità è l’espulsione del car chief per il resto del weekend mantenendo tuttavia il posto in griglia che di lì a poco si contenderanno.

In qualifica Kyle Larson è di un altro livello, infatti ottiene nettamente il miglior tempo (26.116″ a 137.847 mi/h di media) già al primo lanciato e per non rischiare alza il piede nel secondo. Elliott è sì in prima fila con lui, ma a ben 0.176″, Hamlin è sesto dietro a Byron, Blaney e Kurt Busch staccato di 0.245″, Truex come previsto è indietro, appena 12° a 0.378″. Curiosa la parità a tre alla Jerez 1997 fra Bowman, DiBenedetto e Chastain a quota 26.544″ e divisa soltanto dagli owner points.

Il giorno della gara, così come a Martinsville, c’è l’atmosfera dei giorni storici, il pubblico affolla Phoenix come ai tempi d’oro per assistere alla battaglia incertissima fra Elliott, Larson, Truex ed Hamlin. Ognuno ha i suoi punti di forza ben noti a tutti, però bisogna guardare anche ai punti deboli.

Per Chase e Denny sembra più una questione psicologica, ma se quella di Elliott è recente e derivante dalle sconfitte in serie patite dal nuovo compagno Larson nel 2021, quella di Hamlin è ormai cronica dato che è alla sesta chance di vincere quel titolo che non ha mai conquistato ed i fatti di Martinsville non sono un buon segnale. Truex, invece, offre il fianco sullo short run e Larson, infine, non corre su una pista a lui favorevole e deve trovare la collaborazione di tutti per legittimare il titolo.

Essendo l’ultima gara stagionale è anche una giornata di addii. È l’ultima gara in Nascar nella storia del Chip Ganassi Racing che saluta dopo 20 anni, è l’ultima (in teoria) anche per lo StarCom Racing, è l’ultima per Brad Keselowski con il Team Penske, fatto che mette sul viale del tramonto anche Ryan Newman che proprio su questa stessa pista aveva debuttato 21 anni fa, ma che ancora non annuncia il ritiro. È anche l’ultima gara della vettura Gen6, con annesse ruote da 13″ e cinque bulloni, cambio sequenziale ad H a quattro marce e altri dettagli tecnici che saranno diversi sulla Next Gen.

Dopo aver mandato in fondo Bilicki ed Hill (modifiche in parco chiuso), la gara di 312 giri, pari a circa 500 km, divisa in tre stage da 75, 115 e 122 giri (con un pieno che ne dura circa 90), sotto un caldo sole quasi estivo ma ben presto coperto da qualche innocua nuvola, il gran finale può partire. Elliott e Larson, tuttavia, hanno già sudato freddo, visto che al passaggio in pit lane per controllare il limite di velocità si sono pericolosamente sfiorati.

Alla bandiera verde Larson scatta molto bene, tuttavia finisce loose in curva1 ed Elliott gli si rifà sotto, superandolo poi esattamente un giro dopo all’interno; a completare la top5 ci sono Blaney, Byron ed un Hamlin già in risalita mentre Truex è ad un passo dalla top10. La rimonta di Denny prosegue poco più tardi con un tentato attacco a Byron, che già aveva dovuto arrendersi alla #12, tuttavia la prima caution dopo appena sette giri lo ferma.

Il primo pilota a chiudere la stagione è Bubba Wallace, vittima di un contatto in curva3 causato da Corey LaJoie, il quale finisce lungo probabilmente prendendo paura di Stenhouse che si fa vedere al suo interno. Come detto sono appena passati sette giri, tuttavia a sorpresa Kyle Larson va ai box per montare un set di gomme fresche.

La sorpresa è enorme, dato che i team hanno a disposizione nove set di gomme, otto nuovi ed uno ereditato dalle qualifiche e dunque con appena quattro giri (due lanciati più in ed out lap) alle spalle anche se non era obbligatorio montarlo al via, e dunque la sosta di Larson, insieme a McDowell, Buescher e Preece, appare prematura. Kyle ovviamente non capisce, tuttavia il suo crew chief Cliff Daniels lo tranquillizza, ha visto che la sua e molte altre vetture sono molto sottosterzanti e quindi ha preferito rimediare subito.

Chiaramente Larson ora rischia nel gruppo dovendo ripartire 34° e non più secondo, tuttavia l’azzardo paga poco più tardi. Si riparte con 64 giri da disputare nella prima stage ed Elliott non rischia decidendo di non tagliare sull’apron (a differenza di altre occasioni in seguito in cui praticamente va a sfiorare il muro interno), tuttavia Blaney non ne approfitta. Hamlin, invece, riesce a passare Byron e portarsi al terzo posto con Truex nono e Larson addirittura già 22°. Ma la tregua dura poco, infatti arriva un’altra caution al giro 14.

L’incidente è praticamente un replay di quello precedente, solo con i protagonisti in ordine diverso. Al posto di Stenhouse c’è McDowell, al posto di Wallace c’è Stenhouse e al posto di LaJoie… c’è LaJoie, il quale tampona Ricky e lo manda a muro; Larson li aveva appena passati ed evita l’incidente. La nuova caution e la veloce rimonta di Kyle mandano ai box all’improvviso praticamente tutto il resto del gruppo, inclusi Elliott, Hamlin e Truex. Rimangono in pista solo Blaney, Keselowski, Chastain ed Austin Dillon (l’unico che pagherà caro questa strategia), mentre Larson riparte quinto, Elliott decimo, Hamlin 13° e Truex 14°.

Nuova green ai -55 e Blaney dall’esterno scatta bene rimanendo al comando su Keselowski, Chastain e Larson che ancora una volta va prudente, ad esempio non chiudendo la porta a McDowell in curva2 pur essendoci spazio. A seguirlo in fretta nei sorpassi che seguono sulla #42 e sulla #2 c’è Elliott con Truex poco più distante malgrado una vettura in teoria non adatta allo short run, Hamlin invece rimane intrappolato nel traffico con tanto sottosterzo.

Chase ha optato per una strategia molto aggressiva e, dopo il sorpasso in apertura su Kyle, in questa fase per tentare un altro sorpasso per due volte quasi tocca la vettura del compagno di squadra (loose in curva 3-4) di cui una pizzicando anche l’apron rischiando un patatrac di dimensioni storiche. Alla fine Larson capisce che gli conviene stare più esterno sulla resina, mentre Elliott all’interno non riesce mai a completare la manovra.

Ad approfittare di questa situazione è Blaney che allunga malgrado gomme più usurate di una decina di giri e mette 1.5″ su Larson, Elliott, un Harvick anch’egli in grande forma e che ha passato Truex, mentre Byron si deve liberare degli altri due piloti Penske. Hamlin, infine, è appena tornato nella top10. Intanto la giornata di LaJoie prosegue con una bandiera nera perché ha dei pezzi di carrozzeria penzolanti e la mente di tutti torna alla grazia ricevuta da Chase sul Roval.

L’inizio di gara di Harvick si conferma straordinario (e l’aggettivo è necessario visto che Kevin è ancora a secco nel 2021), dato che all’ennesimo tentativo fallito dalla #9 sulla #5 ne approfitta e scavalca Elliott, passando poi anche Larson un paio di giri più tardi. Chase approfitta a sua volta di questa manovra e dopo 20 tornate di tentativi si mette dietro il teammate, con Larson che desiste dalla resistenza solo quando si trova Houff da doppiare in traiettoria.

Senza più rivali Harvick a pista libera va a riprendere Blaney, raggiungendolo ai -35 proprio quando anche la rimonta dei piloti del JGR si è completata e quindi i Championship 4 sono terzo, quarto, quinto e sesto. Mentre Blaney resiste coriacemente a Kevin, dietro arriva la conferma ufficiale di due fatti, che Larson non ha una vettura perfetta e che Truex ha un assetto da long run e quindi la #19 si mette davanti alla #5. Non è finita qui, dato che Martin approfitta di un Elliott incapace di correre sulla linea esterna infilandolo incrociando le traiettorie. In appena 46 giri ci sono stati già tre campioni virtuali.

Truex sul long run vola e raggiunge la coppia di testa, innescando una bella battaglia con loro. Harvick finalmente riesce a passare Blaney, ma nell’incrocio di traiettorie si trova la #51 di Cody Ware davanti e così Ryan reagisce, tuttavia Martin è già lì e infila prima uno e poi l’altro. Senza più pista libera e con gomme ormai quasi finite, Blaney precipita in un attimo dalla prima alla quinta posizione.

La #19 scappa via subito ed i distacchi fino a quel momento ridotti si ampliano improvvisamente esaltati dai problemi che hanno le singole vetture. Quello più in difficoltà è sicuramente Larson, il quale si vede passato ai -10 anche da Hamlin.

Truex si aggiudica una bella ed avvincente prima stage con ben 3.8″ su Harvick, 5.9″ su Elliott, 6.0″ su Hamlin, 8.0″ su Larson, 9.9″ su Byron, 10.2″ su un ottimo Custer, 11.3″ su Blaney, 11.4″ su Kurt Busch e 11.7″ su un buon DiBenedetto che arriva a Phoenix nell’occhio del ciclone per alcune opinioni in tema politico (facilmente intuibili visto l’ultimo biennio della storia americana) espresse sui social e che sicuramente non lo aiuteranno nella ricerca di un sedile per il 2022. Mentre Blaney ha resistito nella top10, Keselowski è scivolato 19°, Chastain è 24° e lucky dog (dietro ad un Bowman in crisi), Austin Dillon 26° e doppiato.

Il break permette di avere un resoconto completo dei piloti: Truex dice che è solo un po’ tight all’inizio dello stint, poi però la vettura leggermente loose è perfetta (al punto che ha spinto fino all’ultimo metro per cercare di doppiare Bowman), Hamlin dice che ha sottosterzo solo in curva1-2, poi però sul long run va tutto bene, Elliott riferisce che non riesce a sfruttare la resina, Larson invece ha una lista molto lunga di cose da sistemare e le soste seguenti lo dimostrano.

Dalla pit lane esce in testa Elliott davanti a Truex, protagonista di una sosta lenta perché il jackman per poco non scivola sul suo muso cambiando lato; terzo è Harvick su Hamlin e Larson. Al via di una stage lunga più di 100 giri, e quindi dove ci si dovrà fermare di nuovo, Elliott chiude bene tagliando la dogleg pur partendo esterno e rimane al comando seguito da Truex, Hamlin e Larson che piazza le mosse giuste passando Harvick. Per la prima volta in gara, dunque, i Championship 4 occupano le prime quattro posizioni.

Kyle non si ferma qua, infatti al giro successivo sfruttando lo short run (l’unica cosa buona che funziona per ora per lui) si infila nel mezzo fra Hamlin ed Harvick, che aveva tentato la reazione, e scavalca anche Denny mentre Kevin preferisce alzare il piede. Chi stupisce in questa fase è Truex, il quale spinge fin da subito e cerca di passare un Elliott che, malgrado la posizione di forza, deve dare il 101% (e la scodata in curva4 lo dimostra) per tenersi dietro Martin.

Al giro 100, circa un terzo di gara e a 90 tornate dalla fine della stage, Elliott ha 1″ su Truex, 2.1″ su Larson, 3.3″ su Harvick che ha passato Hamlin (+3.8″); completano la top10 Byron, Blaney, DiBenedetto, Kyle Busch e Almirola in una gara positiva per tutto lo Stewart-Haas Racing. Il sorpasso di Harvick su Hamlin fa alzare qualche antenna, ma per Denny è tutto regolare, infatti aveva un detrito sulla griglia ed ha preferito far passare Kevin, inoltre il sovrasterzo in curva3-4 non lo preoccupa più di tanto.

Col passare dei giri i gap si ampliano e ancora una volta emergono le difficoltà di Larson (sottosterzo), passato da Harvick, mentre anche per Truex arrivano i primi guai, specialmente in frenata dove riferisce di aver perso un po’ di efficacia. Siamo ormai a metà stint e il long run della #19 diventa all’improvviso travolgente. In circa cinque giri Martin annulla il secondo di ritardo, raggiunge e sorpassa quasi di slancio Chase tornando al comando.

La speranza per Truex è che la stage prosegua sotto green anche dopo il giro di soste in modo da sfruttare i 10-15 giri prima del pit e scappare via. Purtroppo non verrà accontentato perché Houff fora l’anteriore sinistra e finisce a muro per un’altra caution che rimanda tutti ai box. Ai box c’è un mezzo disastro in casa JGR dato che Truex scivola da primo a quarto ed Hamlin da quinto a nono, mentre Elliott rimane davanti ad Harvick e Larson; penalità infine per Starr, McLeod e soprattutto Kurt Busch, protagonista fin qui di una buona corsa.

Si riparte ai -55 nella seconda stage ed Elliott scatta ancora bene, stavolta però a seguirlo è Larson dato che Truex prima viene passato all’esterno, poi è lento in curva2 e viene scavalcato anche da Byron e quasi pure da Briscoe. Martin poco dopo reagisce e torna al terzo posto, mentre Hamlin è intrappolato ancora nel traffico ed è solo ottavo. A resettare tutto e concedere una seconda chance ci pensa Stenhouse che finisce a muro per un’altra caution.

Solo qualcuno in coda va ai box, quindi si riparte a posizioni di testa invariate, anche al choose cone ai -45. Lo scatto si sviluppa senza troppi scossoni ed Elliott precede Larson, Harvick (passato ancora all’esterno), Truex e Blaney. Martin ha capito ancora una volta che non gli può bastare solo il long run per vincere (Hamlin invece ancora no) e quindi attacca subito Harvick che, poco più tardi, si toccherà leggermente con Blaney; Denny invece è ancora appena ottavo.

Elliott scappa via con lo short run, mentre Larson deve ancora giocare in difesa, Truex gli è incollato ed Harvick è poco distante, tuttavia arriva un altro incidente (foratura di Briscoe) che ricompatta il gruppo. Siamo a metà gara e a sorpresa quasi tutti vanno ai box per un nuovo cambio gomme: Larson finalmente si fa notare ed esce davanti ad Elliott, Truex, Harvick ed Hamlin. Quattro piloti decidono di rischiare (Reddick, Kurt Busch, Bowman e Suárez) e non si fermano, ma il loro azzardo non pagherà.

Alla green dei -29 Larson scatta alla perfezione e tagliando la dogleg in un attimo è al comando seguito in poco tempo da Elliott che cerca di riprendersi la posizione persa ai box e fra i due si rischia ancora una volta il contatto. Dopo due scatti deludenti, invece, Hamlin trova il varco giusto all’esterno e balza al terzo posto davanti a Truex. Chase cerca ancora il sorpasso all’interno dato che all’esterno non riesce a girare sulla resina, però Kyle resiste sfruttando soprattutto curva1-2.

Chi va in difficoltà in questa fase a sorpresa è Truex, il quale dice di non avere più grip e quindi, su una pista che si sta raffreddando fra nuvole e sole sempre più basso dietro la tribuna, non riesce ad attaccare come vorrebbe. Gli ultimi giri vedono la tregua armata fra i quattro e non ci sono ulteriori attacchi, anche se Hamlin cerca di riprendere Elliott, tuttavia il tempo scade prima.

Larson vince così a relativa sorpresa, visti i primi 170 giri, davanti ad Elliott (+1.0″), Hamlin (+1.3″), Truex (+2.1″), Blaney (+3.4″), Harvick (+3.6″), Keselowski (+5.4″), Kyle Busch (+6.2″), Logano (+6.2″) e Byron (+7.2″).

Altro break ed altro giro di soste in cui la top4 è invariata, si fa vedere invece per la prima Kyle Busch che passa Harvick e Blaney. La situazione che si fa più preoccupante è tuttavia quelle delle gomme, infatti a questo punto della gara ai big sono rimasti appena quattro set di pneumatici, due nuovi, uno quello della qualifica e l’ultimo quello del primo stint della gara ed usato da Larson per appena quattro giri e dagli altri tre per una quindicina. In sintesi, bisogna fare bene i conti in caso di finale animato.

Intanto, si fa di nuovo i conti con gli assetti: Larson riferisce di trovarsi molto meglio con la vettura e la minigonna sporgente dopo i passaggi sull’apron ed il contatto con Elliott lo sta aiutando, Elliott conferma le difficoltà sulla resina, Truex deve recuperare il grip perduto ed Hamlin deve cercare le sensazioni dell’ultimo stint e ripartire davanti. Con questo scenario si va alla stage finale con 115 giri da disputare.

Larson pur non allineandosi bene agli altri scatta bene e precede Elliott ed Hamlin mentre Truex deve lottare con Harvick e quando se lo mette dietro deve anche inseguire gli altri tre. Anzi, deve rincorrere solo Hamlin perché lo short run della coppia Hendrick in questo momento è devastante e in pochissimi minuti la #5 e la #9 scappano via mettendo 1.5″ sulla #11. Si creano così due coppie al comando e la breve battaglia in casa Toyota manda Hamlin a 2.7″ e Truex a 3.2″ dal leader a 100 giri dal traguardo.

Per i giri seguenti la situazione si stabilizza: Elliott ha perso la chance buona ed è fermo a quattro decimi da Larson, Hamlin è ancora a 3″, Truex scivola (tight in ingresso di curva, loose in uscita) più verso i 4″ ed ha non troppo distanti sia Harvick che Blaney; il resto del gruppo praticamente sparisce.

I guai di Larson, tuttavia, non sono svaniti del tutto e col passare dei giri la situazione in fretta torna critica a causa del sottosterzo. Il punto di svolta arriva a metà stint a circa 85 giri dal traguardo, quando prima Hamlin prima e poi Elliott e Truex iniziano il recupero. Kyle viene ripreso in poco tempo dal compagno di squadra che lo scavalca ai -76, Larson non molla e forse dà il colpo di grazia alle sue gomme, dato che Hamlin lo raggiunge ai -70.

La classifica a questo punto vede Elliott al comando con 0.5″ su Larson, 0.9″ su Hamlin, 2.4″ su Truex, 3.2″ su Harvick e 4.9″ su Blaney e si inizia a pensare all’ultimo (teorico) giro di soste. Il primo ad andare ai box è addirittura Keselowski ai -73, poi il secondo, insieme a Blaney e Byron ed altri, è Truex, il quale infatti non era riuscito stavolta a far funzionare la sua vettura sul long run.

Proprio mentre Martin è ai box, Alfredo fora e finisce violentemente a muro in curva2. I secondi che seguono sono probabilmente decisivi per la stagione del team #19, ma alla fine le notizie che arrivano dalla direzione gara sono ottime: sia Truex che Blaney sono a pieni giri e quindi, con il completamento del giro di soste, Martin e Ryan passeranno addirittura al comando; sorte meno favorevole, invece per i fratelli Busch e Byron, costretti alla wave around così come Keselowski.

Ai box finalmente le stelle si allineano anche per Hamlin, il quale necessitava della track position per sfruttare la sua vettura ed i suoi meccanici lo fanno uscire davanti ad Elliott, Logano e Larson che passa così addirittura al sesto posto quando 10 giri prima era al comando. Kyle sembra dunque all’angolo.

La bandiera verde sventola ai -58 e Truex dalla corsia esterna rimane al comando, Larson cerca il varco buono ma non riesce a completare la manovra e quindi rimane indietro. A situazione assestata, per un attimo al comando ci sono due Toyota JGR (Truex ed Hamlin) davanti a due Ford Penske (Blaney e Logano) e due Chevy Hendrick (Elliott e Larson), poi però Chase si mette d’impegno ed in un paio di giri è di nuovo al terzo posto.

Anche Larson attacca, sorpassa la coppia Penske, ed i Championship 4 sono ancora ai primi quattro posti, tuttavia il timore è che così stia bruciando le sue gomme troppo presto rispetto a quanto la sua vettura lo permetta. Elliott, intanto, continua con i suoi attacchi all’interno, ma Hamlin resiste e quindi la situazione in casa Hendrick si fa piuttosto grigia, dato che in caso di long run fino al traguardo le Toyota scapperebbero. Ai -50 Truex ha 0.6″ su Hamlin, 0.8″ su Elliott e 1.7″ su Larson.

Mentre sui social va in scena la moviola della ripartenza di Hamlin, accusato di aver violato la stessa regola che era costata una penalità ad Allgaier il giorno prima ma che ora non viene notata dalla direzione gara, siamo al punto di svolta della corsa. Ai -40 Elliott sfiora il muro in ingresso di curva1 per sfruttare ogni metro, Larson soffre in curva4 in accelerazione e così la coppia Hendrick si stacca definitivamente. Il campionato sembra destinato a decidersi in un duello fra Truex ed Hamlin, separati da circa 8-9 decimi.

Nessuno dei due allunga o accorcia sull’altro e l’attesa è tanta. Ad interrompere tutto, però, ci pensa il freno di David Starr che si rompe ed il disco che finisce all’ingresso di curva3 obbliga i commissari a chiamare quella che sarà l’ultima caution della stagione.

La pit lane si apre ed entrano nell’ordine Truex, Hamlin, Elliott e Larson. La pit crew della #5 si ricordano di essere stati la migliore per tutto l’anno, e nettamente, ed in combinazione con il primo stallo in pit lane, ottenuto con la pole, rimandano in pista Kyle Larson al comando davanti ad Hamlin, Truex ed Elliott. Dopo tanti dettagli importanti, questo è davvero il momento decisivo della gara e del campionato.

Sprint di 24 giri, al choose cone Larson e Truex scelgono l’esterno, Hamlin ed Elliott l’interno e così si riparte. Lo scatto di Larson è perfetto, meno quello di Hamlin al suo fianco e così Kyle tenta subito la fuga, anche perché Truex riesce a scavalcare Hamlin che così perde la track position e grosse chance di vittoria; Elliott invece rimane intrappolato al quarto posto e con una vettura “monotraiettoria” non riesce ancora una volta a superare.

Si separano così due coppie, Truex che spinge forte per stare con Larson, Elliott che cerca di infilarsi all’interno di Hamlin. Martin ora sembra avere anche lo short run ed in paio di occasioni in curva2 si fa vedere all’interno della #5 che però poi accelera molto meglio della #19. Dopo un paio di tentativi Chase riesce a superare Hamlin proprio mentre il compagno di squadra guadagna qualche metro sul rivale. Ai -15 Larson ha 0.4″ su Truex, 1.0″ su Elliott e 1.6″ su Hamlin.

I dieci giri seguenti vedono un grosso equilibrio che solo un crollo, un errore o i doppiaggi in vista possono modificare. Larson pian piano allunga fino a raddoppiare il vantaggio. Il vero colpo di scena, invece, è il crollo di Elliott, che ai -10 si vede raggiunto e passato da Hamlin che, con 1.7″ di ritardo dalla vetta, deve sbrigarsi per inserirsi nel duello.

Le speranze di Denny non si avverano e l’equilibrio rimane: ai -5 Larson ha 0.85″ su Truex, 1.48″ su Hamlin e 2.8″ su Elliott che ormai si è arreso. L’ultima speranza a Martin gliela regala un Larson passato in controllo: ai -3 il ritardo scende leggermente a 0.797″, ai -2 a 0.536″, all’ultimo giro è appena di 0.394″, ma Kyle tiene il rivale a distanza per tutto l’ultimo miglio.

Kyle Larson con la decima vittoria stagionale (più quella della All-Star Race) vince il tiolo 2021 della Cup Series battendo sul traguardo Truex (+0.398″), Hamlin (+1.1″), Blaney (+3.3″), il quale sorpassa Elliott (+3.9″) all’ultimo giro. Completano la top10 un ottimo Almirola, Kyle Busch, Harvick, Bell e Keselowski, seguono Logano, DiBenedetto, Custer, Chastain, Austin Dillon, Kurt Busch, Byron, Bowman, Reddick e Preece.

Non si può parlare di vera redenzione come a Las Vegas, però i festeggiamenti di Kyle Larson danno l’idea del peso che il pilota californiano si è tolto con questo successo, dimostrando a tutti di essere uno capace anche di vincere campionati e non solo gare, ma soprattutto di aver saputo ricompensare la fiducia accordatagli dopo il 2020. E infatti la lista dei ringraziamenti è proporzionale alla durata dei burnout.

La lista degli omaggi a Larson sarebbe lunghissima al termine di una stagione trionfale e chiusa con ben 10 vittorie in 36 gare, però è giusto anche rendere onore agli sconfitti cercando di capire perché abbiano perso.

Truex è rimasto beffato come nel 2018, stavolta senza sorpasso decisivo subìto in mezzo, da uno stint finale troppo breve per la sua vettura, comunque ha dimostrato di adattarsi ed andare forte in ogni situazione, Hamlin invece ha pagato il traffico e la poca efficacia alle ripartenze e così al momento dell’innesco del long run era sempre troppo indietro, Elliott infine avrà bisogno di un buon psicologo oltre ad un nuovo assetto per il 2022, infatti non si va da nessuna parte con una vettura capace di fare solo una traiettoria, poi il crollo finale quando ormai era tutto perduto è quasi inspiegabile visto che con una vettura simile come tendenza Larson ora è il re della Cup Series.

Il campione

Nascar Larson Phoenix 2021 campione

Kyle Larson nasce il 31 luglio 1992 a Elk Grove, California. Le corse sono nel sangue della famiglia al punto che alla prima gara a cui assiste ha appena una settimana di vita. La carriera inizia a sette anni nel nord della California con gli outlaw kart per poi passare da adolescente alle categorie USAC alternando indifferentemente midget, Silver Crown e sprint car con i team di Keith Kunz, una istituzione dei dirt track, e Hoffman Racing, entrambi anche con il sostegno di Toyota, proprio il costruttore sconfitto oggi.

È già in questi anni che Kyle riceve da un commissario di gara il soprannome di “Yung Money” per le vittorie che otteneva. Fra i successi più prestigiosi di questi anni sicuramente ci sono i 4-Crown Nationals di Eldora nel 2011 ed il Turkey Night Grand Prix nel 2012.

A 20 anni Larson deve decidere cosa fare da grande. Dopo aver accarezzato il sogno IndyCar, Kyle invece firma un contratto come pilota del junior team dell’Earnhardt (ancora per poco chiamato così) Ganassi Racing. Alla prima gara con una stock car al New Smyrna Speedway vince subito ripetendosi la settimana successiva. In quell’anno disputa la K&N Pro Series East; gli bastano appena due successi in 14 gare, ma a fine anno è campione battendo Corey LaJoie (colui che ha innescato la serie di caution iniziali a Phoenix) che aveva vinto ben cinque volte.

L’ascesa è talmente veloce che viene subito spedito a fare qualche gara nella Truck Series con il Turner Motorsports; al debutto è decimo in Kentucky, poi sesto ad Atlanta, secondo a Phoenix e ritirato a Miami dopo una comunque ottima prestazione.

Larson è ormai inarrestabile e nel 2013 il team lo promuove a tempo pieno in Xfinity Series. L’inizio di stagione è molto buono (escluso il violento incidente di Daytona dove finisce nelle reti), poi Kyle si spegne ma conclude lo stesso la stagione all’ottavo posto conquistando il titolo di rookie dell’anno e diventa il primo pilota del programma Nascar “Drive for Diversity” a conquistare un riconoscimento del genere.

Nel frattempo nei Truck ha ottenuto la prima vittoria in Nascar. È un successo storico perché era nell’aria che quella sarebbe stata l’ultima gara sull’ovale di Rockingham e quel giorno in pista c’erano letteralmente tutti. Quel giorno Larson brevetta il suo marchio di fabbrica, ovvero i donut con il volante staccato e mostrato fuori dal finestrino. La Nascar non apprezza e vieta la manovra senza volante.

A fine 2013 Chip Ganassi si trova con un grosso problema: Juan Pablo Montoya ha deciso di tornare in IndyCar e quindi serve un pilota da mettere sulla #42 in Cup Series. Chip non ha dubbi e sceglie il nemmeno 22enne Larson che l’autunno preceente aveva debuttato per quattro corse con il Phoenix Racing. Come antipasto Ganassi lo manda a Daytona per la 24 ore insieme a Dixon, Kanaan e Marino Franchitti; dopo qualche intoppo la vettura si deve ritirare.

In molti hanno dei dubbi sulla gavetta accelerata di Larson. I dubbi svaniscono alla quinta gara stagionale quando Kyle a Fontana arriva secondo. Chiaramente la stagione hai i sui alti e bassi e, dopo aver mancato la qualificazione ai playoff, si classifica 17° seppur da rookie dell’anno. La stagione da sophomore come spesso capita è peggiore e puntualmente accade questo. A fine campionato è 19° (con una gara in meno causa malessere a Martinsville) e l’unica vera soddisfazione del 2015 è il trionfo alla 24 ore di Daytona con Dixon, Kanaan e McMurray.

Il 2016 è l’anno in cui Larson si sblocca: dopo un inizio di stagione convincente e qualche secondo posto di troppo, Kyle si conferma quale interprete migliore degli ovali da 2 miglia andando a vincere la tappa in Michigan. Arrivato ai playoff in grande forma, un problema meccanico a Dover lo elimina precocemente relegandolo al nono posto.

Il 2017 vede l’esplosione definitiva del pilota della #42, dato che fa cappotto sugli ovali da 2 miglia (Fontana e due volte Michigan) oltre a prendersi Richmond in chiusura di regular season. Ancora una volta però il Team Ganassi si conferma un team non da lotta al titolo e durante i playoff la squadra implode. Il ritiro in Kansas è solo il prodromo di altri tre ko consecutivi. Nonostante quattro zeri in dieci gare, Larson a Miami rappresenta sempre il pericolo numero uno per la vittoria in mezzo ai Championship 4 che si contendono il titolo. A fine anno è ottavo.

2018 e 2019 sono annate simili e allo stesso modo deludenti. Il primo anno Kyle rimane a secco ed è ancora nono, nel secondo per tornare a vincere deve aspettare addirittura Dover nei playoff, tuttavia il successo non basta per arrivare fino a Miami, anche se arriva il sesto posto in classifica, il migliore nei primi sei anni di carriera. In molti si chiedono se i limiti siano di Larson o della squadra e il 2020 potrebbe essere la risposta per molti.

La risposta non arriva: la pandemia blocca la stagione dopo appena quattro gare, poi nel fenomeno gare online in streaming su Twitch, nel corso di un evento sull’ovale storico di Monza Larson si lascia scappare un epiteto razzista, seppur rivolto ad un amico che conosceva il contesto che doveva risolvergli un problema tecnico. La sospensione dalla Nascar è immediata e le scuse di Kyle non bastano a salvare la baracca. Per mantenere attivo il team #42, in una stagione già difficile per la situazione globale, messo all’angolo dagli sponsor Chip Ganassi è costretto a licenziare Larson.

Anche Larson è all’angolo, infatti deve riconquistare la fiducia di tutti. Decide quindi di ripartire dagli amati dirt track che tra l’altro non aveva mai abbandonato. All’inizio del 2020 Larson aveva vinto quella che per lui è la gara più importante del mondo, il Chili Bowl, al termine di un duello con l’amico-rivale Christopher Bell. Larson risorge dalle proprie ceneri e domina praticamente il biennio 2020-21 vincendo ogni gara possibile e immaginabile e di ogni prestigio.

Nel frattempo Kyle ha seguito il programma di recupero della Nascar, anche se Larson dice che chiederà il reintegro solo con un contratto in mano. Il 20 ottobre arriva tale notizia e quindi tutti si aspettano un secondo comunicato a breve. Il 28 ottobre arriva la conferma: a dargli fiducia per ripartire da zero è Rick Hendrick che in pratica, anche se dopo un cambio di numero, gli affida l’eredità del team di Jimmie Johnson che ha annunciato il ritiro.

Il 2021, come detto, è leggendario. Ad oggi Larson ha ottenuto 30 vittorie in 89 gare, 11 in Cup Series inclusa una seconda All-Star Race dopo quella del 2019, 11 con le sprint car, quattro con le late model e quattro con le midget. Fra queste delle assolute perle come un secondo Chili Bowl, il Kings Royal a Eldora, i Knoxville Nationals e i Praire Dirt Classic, oltre ovviamente al titolo della Cup Series, tutti successi (molti omessi per evitare di dilungarsi) che confermano Kyle Larson nel ristretto lotto dei piloti più talentuosi e polivalenti nella storia dell’intero motorsport.

I risultati odierni

La classifica della “Season Finale 500”

La classifica finale

La classifica della “NASCAR Cup Series 2021”

Le altre categorie

Xfinity Series: Hemric vince prima gara in carriera e titolo a Phoenix!

Truck Series: a Chandler Smith la gara di Phoenix, a Ben Rhodes il titolo!

I prossimi appuntamenti

La stagione 2021 della Nascar termina qui. L’inverno sarà comunque ricco e già dalla prossima settimana ricominceranno i test con la vettura Next Gen sull’ovale di Charlotte. La stagione 2022 inizierà fra 90 giorni e qualche ora al LA Coliseum di Los Angeles per il tradizionale Busch Clash.


Immagini: media.nascar.com

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