NASCAR | La situazione a metà della regular season 2020

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Malgrado la pandemia, la Nascar è riuscita a condurre a Cup Series al giro di boa della regular season con un solo mese di ritardo rispetto al programma iniziale. Con 13 corse in archivio e altrettante prima del taglio previsto (ma non ancora confermato) a Daytona il 29 agosto questo è il momento perfetto per fare la consueta breve analisi e tracciare delle previsioni su chi saranno i 16 qualificati ai playoff.

La classifica generale e la griglia playoff

Come sempre nella regular season bisogna distinguere i due percorsi per ordinare i piloti, uno secondo i punti conquistati (visto che questa classifica assegna ulteriori playoff point) ed uno secondo le vittorie conquistate che decide veramente chi sarà dentro e chi fuori.

Ad oggi il numero di vincitori diversi è otto, un dato in linea con gli anni passati (nel 2018 e nel 2019 erano stati sei, nel 2017 nove) e che quindi promuove di diritto tutti questi ai playoff senza scomodare casi molto improbabili. Dunque anche se la matematica ha consegnato un biglietto per la post season soltanto ad Hamlin, Harvick, Logano e Keselowski in quanto plurivincitori, pure per Blaney, Elliott, Truex e Bowman la qualificazione è già nel cassetto anche se tecnicamente ci potrebbero essere 13 ulteriori vincitori diversi da qui a Daytona e tutti in grado di mettersi davanti a loro in classifica. Ma questo non è mai successo nell’era dei playoff a 16 e dunque si può anche trascurare questa seppur intrigante eventualità.

Con mezzo piede ai playoff, visto il vantaggio in punti sul taglio e anche le prestazioni in pista, anche Kyle e Kurt Busch, Johnson, Almirola e Bowyer, anche se in questo gruppo ci sono piloti che hanno deluso e altri che invece si sono rilanciati. Poi c’è il gruppetto che sarà probabilmente da tenere d’occhio fino alla fine, perché a meno di sorprese solo uno fra Byron, DiBenedetto, Reddick e Jones sarà eliminato amaramente a Daytona. Infine come sempre il gruppo degli speranzosi o in cerca di un miracolo; limitandomi soltanto alla top24 questi ultimi sono Nemechek, McDowell e Bell.

Le statistiche di sintesi della stagione 2020, limitate ai primi 17 della classifica generale. Sono evidenziati nelle colonne ‘Stage points’ e ‘Punti al traguardo’ i migliori otto per ciascuna categoria. Per Hamlin e Ky.Busch le percentuali sommate sono superiori al 100% a causa di una penalizzazione di 10 punti ciascuno

Analizzando le statistiche più importanti sono da notare ovviamente le tre vittorie di Hamlin, leader anche per top5 (sette) insieme a Blaney mentre Harvick ha ottenuto ben dieci top10. Sei piloti sono fra i primi otto sia per stage points che per risultati al traguardo, ma con notevoli differenze di rendimento. Impressiona il dato di Kurt Busch che ha ottenuto appena 30 punti nelle stage – sui 270 disponibili al massimo – ed il restante 92% del suo bottino invece al traguardo. All’estremo opposto invece Bowman che ha conquistato quasi un terzo dei punti finora ottenuti ai traguardi intermedi. I primi otto in classifica sono anche gli unici con oltre 300 giri in testa finora mentre il nono in questa graduatoria (Bowyer) ne ha appena 139.

I promossi

Oltre alla Ford (sette vittorie contro le quattro della Toyota e le due della Chevrolet), fra i promossi troviamo sicuramente il Team Penske che con domenica ha mandato in victory lane tutti i suoi tre piloti per cinque successi complessivi. Il migliore di tutti, malgrado abbia dovuto mandare giù ancora dei bocconi amari, è sicuramente Ryan Blaney il quale con la vittoria di domenica a Talladega ha coronato un inizio di stagione con ben sette top10 che sarebbero potute essere ben di più senza la consueta sfortuna. Se non ci fosse stato il ritiro di Phoenix, causato da Hamlin, ad essere in vetta alla classifica generale ci sarebbe lui, seppur di pochi punti. Ora l’obiettivo per lui è partire da questo risultato e finalmente vincere più di una gara all’anno.

Diverso il discorso invece per Logano e Keselowski. Entrambi hanno vinto due volte e in contesti simili. In tre occasioni a loro sono state servite delle vittorie su un piatto d’argento, o per decisioni strategiche sbagliate (per Joey a Las Vegas e per Brad a Charlotte) o per incidenti altrui (vedasi Elliott vs Logano a Bristol). Dunque l’unico successo dominante di casa Penske è quello della #22 a Phoenix, fatto che sicuramente fa ben sperare Roger in vista di novembre. Per il resto tante prestazioni altalenanti fra top5 e risultati incolori fuori dalla top10. Gli unici ulteriori aspetti positivi sono che Keselowski continua a vincere gare monumento – quest’anno la CocaCola600 – mentre Logano, malgrado qualche colpo a vuoto, è stato in testa almeno per un giro in 11 delle 13 gare saltando solo Fontana e Darlington/1.

Logano in testa davanti a Blaney e DiBenedetto. Alla loro destra le tribune vuote dell’ovale di Charlotte nella seconda delle due gare disputatesi alla fine di maggio

Nessuno dei tre però è in testa alle generale né alla griglia playoff. In testa alla prima di 23 punti sulla #22 c’è Kevin Harvick, il quale dalla ripresa ha infilato due vittorie a Darlington/1 ed Atlanta, ormai luogo prediletto per i suoi successi. Poi come al solito è stato un mostro di regolarità: otto top10 per aprire la stagione e nessun ritiro finora con il peggiore risultato (26°) a Miami dopo un sacco di problemi di assetto. Hamlin invece è ancora in forma come nel 2019 quando vinse per ben sei volte. Ora è già a metà strada dopo la terza Daytona500 in carriera e le vittorie di Darlington/2 e Homestead. Certo, oltre a questo si è fatto notare di più per quello che ha fatto fuori pista (vedasi la faida social con Corey LaJoie) che dentro e infatti la somma dei punti lo dimostra, ma intanto i playoff point in classifica sono già tanti.

La “griglia di partenza” dei playoff se partissero oggi. Da notare il divario netto fra i primi otto che hanno già vinto una gara e gli altri

I promossi con riserva

Il Team Hendrick è partito molto forte ma probabilmente con la pandemia e la pausa forzata ha perso molto dello slancio acquisito nelle prime quattro gare. Le corse buttate sono molte e per vari motivi (sfortuna, incidenti, problemi meccanici, strategie, errori). Due le vetture già in victory lane, la #9 e la #88. Elliott è quarto in classifica generale ed il successo di Charlotte/2 lo mette ai playoff, ma il ko di Las Vegas dopo aver vinto le prime due stage, il contatto subito da Kyle Busch a Darlington/2, il suicidio strategico della CocaCola600, l’incidente di Bristol con Logano che poi ha contribuito anche alla sconfitta di Miami gli hanno fatto perdere tante chance. Chase forse non è ancora il “closer” capace di conquistare vittorie sotto pressione e questo è un grande problema da risolvere se vuole conquistare dei titoli.

Chase Elliott deluso dopo una gara persa, in questo caso la CocaCola600 buttata via dal suo crew chief che lo ha fatto fermare ai box prima dell’overtime quando era in testa

Sorte diversa invece per il compagno di squadra Bowman che, dopo aver dominato con Blaney le gare fino alla sosta, vittoria di Fontana inclusa, negli ultimi weekend si è un po’ eclissato e non è più grande protagonista. E’ solo una situazione di rilassamento dopo aver ottenuto un posto ai playoff e un contratto per il 2021 oppure gli altri hanno colmato il gap? Sembra la seconda, visti anche i risultati degli altri compagni di squadra. Intanto continua ad accumulare punti nelle stage che non fa mai male e questo in caso di problemi in seguito potrebbe rivalutare un risultato negativo alla bandiera a scacchi.

Sempre rimanendo in casa Hendrick, Jimmie Johnson, merita ampiamente di essere in questo paragrafo perché, a tre anni dall’ultimo successo, una vittoria prima del ritiro a fine stagione non sembra più un miraggio. La #48 è tornata stabilmente nelle prime posizioni ma se fino a maggio era da inserire ogni settimana fra i possibili outsider, ora è tornato nel lotto dei piloti da top5 al massimo. Anche per lui tante occasioni buttate, a Darlington/1 ha sbagliato mentre era in testa, a Charlotte era arrivato secondo ma è stato squalificato per irregolarità tecnica e questo risultato è stato deleterio perché così è uscito dalla top12 in classifica costringendolo alla seconda fascia di merito nei sorteggi per la griglia di partenza, a Martinsville ha vinto la seconda stage ma poi si è eclissato, a Talladega non c’è stato nemmeno il tempo per gli appassionati di esultare vedendolo in terza posizione a tre giri dalla fine che è finito in testacoda.

Fra i promossi – se rapportati al mezzo che guidano – sicuramente possiamo inserire anche DiBenedetto, che alla prima stagione con un team di primo livello (il Wood Brothers, ma in pratica una quarta auto Penske), ha iniziato l’anno al top lottando alla pari con i compagni di squadra acquisiti e raramente è stato il peggiore, almeno nelle prime fasi di gara. Poi alla lunga, come per Bowman, gli altri hanno recuperato il ritardo ed ora Matt deve ricominciare a lottare, infatti i brutti piazzamenti di Bristol, Atlanta e Talladega lo hanno risucchiato in fondo alla top16. Ottimo anche Bubba Wallace che, se non fosse stato per i due ritiri fotocopia di Charlotte a causa della rottura del mozzo, sarebbe in lotta per i playoff con una vettura di terza fascia. Intanto continua ad inanellare buoni risultati (in media 4 posizioni meglio rispetto all’anno scorso) malgrado il momento difficile che sta vivendo ma al quale sta reagendo col supporto di tutti.

Bubba Wallace, qui fotografato durante la gara di Martinsville in cui è arrivato 11°. In 13 gare ha raccolto otto top20, tante quante in tutto il 2019

Infine straordinarie le prestazioni di due rookie. Tyler Reddick guida la riscossa inaspettata del RCR ed Austin Dillon lo sta seguendo. Infatti Tyler spesso è quello che ottiene più risultati nelle stage portando a casa punticini importanti, ma alla fine Austin capitalizza d’esperienza e al traguardo batte il compagno di squadra, tuttavia Reddick col quarto posto di Homestead e la stage vinta a Talladega al momento sarebbe addirittura ammesso alla post season. Per il due volte campione della Xfinity Series si profila un compito arduo, diventare il terzo rookie a qualificarsi per i playoff con il format attuale dopo Elliott e Buescher nel 2016. Ancora meglio sta facendo John Hunter Nemechek che, con un FRM rivitalizzato dal ritorno da tre a due vetture (e infatti anche McDowell ne ha beneficiato), ha regalato a Darlington al team la prima top10 – superspeedway esclusi – dalla “doppietta” di Buescher che vinse a Pocono e poi finì quinto a Bristol nel citato 2016. Di errori il figlio e nipote d’arte ne fa ben pochi (zero ritiri in 16 gare) e la classifica ne beneficia tanto. Magari non si qualificherà ai playoff, ma di applausi ne prenderà ancora tanti.

I rimandati

Dove è sparito il Joe Gibbs Racing che l’anno scorso vinse 19 gare su 36? Se non fosse per il citato Hamlin il piatto piangerebbe visto che il solo Truex ha vinto e soltanto una volta. Partendo proprio da Truex, è sua una delle stagioni più enigmatiche, infatti cancellando pure le prime quattro gare ricche di sfortuna, poi sono arrivate solo due top5, quella di Atlanta dopo aver vinto due stage e la vittoria di Martinsville. Poi poco altro e la fiammata con cui aveva ripreso a maggio (quattro top10 consecutive) sembra essersi già esaurita. Per lui però è fondamentale che – almeno all’apparenza – il rapporto con il nuovo crew chief Adam Small, un australiano dopo il canadese Cole Pearn, sembra sia già ben saldo, dunque da qui si può solo migliorare.

Per Kyle Busch invece la diagnosi è semplice e si chiama “sindrome da pacchetto aerodinamico ad alto carico”. Lo si sa, Rowdy non lo ha mai amato e con questo ha vinto soltanto tre volte l’anno scorso a Fontana, Pocono e soprattutto Homestead. Il campione in carica nel 2020 è ancora a secco di successi anche se sono arrivate ben sei top5 di cui tre secondi posti a Fontana, Darlington/2 ed Atlanta. La striscia negativa è arrivata a quota 13, ma più si allunga più fa paura agli altri, infatti il Busch degli ultimi anni va a cicli in cui ad una lunga serie di sconfitte segue una fiammata che manda al tappeto tutti gli avversari. Quindi occhio nel prossimo weekend a Pocono perché potrebbe benissimo fare doppietta in 24 ore.

Una delle poche gioie di Kyle Busch nell’ultimo mese: il successo di Miami nella Truck Series. Per il resto tante delusioni in Cup Series e molti problemi che hanno solo una cura possibile: vincere

In cerca di riscatto

La lista di chi invece finora non ha reso al meglio ma ha bisogno anche di una carica in più per ottenere risultati decisamente più esaltanti è bella lunga. Per molti di loro la qualificazione ai playoff sembra certa, ma il viaggio nella fase finale del campionato a meno di sconvolgimenti sarà molto breve. Il primo di tutti fra i delusi è senz’altro William Byron il quale a inizio anno sembrava in rampa di lancio alla seconda stagione con Chad Knaus al muretto. E se pochi mesi fa i sondaggi “Vincerà prima Johnson senza Knaus o Knaus senza Johnson?” erano tutti a favore della seconda opzione, ora invece il pronostico si è ribaltato e la #24 è uscita dal radar da molte settimane. La causa è anche un paio di problemi tecnici a inizio gara che hanno fatto perdere molti punti a Byron, scivolato fino al 14° posto. Ora la crisi sembra risolta, ma bisogna risalire ed ottenere al più presto la prima vittoria in carriera per non avere un Elliott-bis.

Sorte identica come “quarta ruota del carro in squadra” per Erik Jones, il quale a differenza di Byron ha perso invece tanti punti nei finali di gara a causa di forature o strategie sballate per problemi precedenti, al punto che Erik, la cui stagione era iniziata con la vittoria incredibile ne “The Clash” a Daytona, è finito virtualmente fuori dai qualificati per i playoff seppur per un solo punto rispetto a Reddick. E’ urgente una inversione di tendenza per evitare di essere beffato in un anno cruciale della sua carriera.

Il riassunto perfetto del 2020 di Erik Jones: mandato – involontariamente – a muro a pochi metri dalla fine. Erik ha perso una marea di punti nella stage finale e il conto a fine regular season rischia di essere salato. Almeno in questo caso ha salvato il quinto posto

Nelle media, la loro solita media, tre piloti che andranno sicuramente ai playoff ma non si sa con quale esito. La coppia Stewart-Haas formata da Bowyer e Almirola si è ripresa dopo il deludente 2019 arrivato in seguito ad un 2018 invece esaltante. Entrambi i loro risultati migliori (Clint secondo a Bristol, Aric terzo a Talladega) sono arrivati a sorpresa in gare in cui non avevano dimostrato tanto ma in cui hanno sfruttato al meglio gli eventi che sono successi attorno a loro. Poi sono arrivati un po’ di piazzamenti nella top10 ma la loro posizione media sembra sempre ai margini di tale zona, in un limbo che non porta a nulla di positivo.

Sorte simile per Kurt Busch che da un giorno all’altro si è dovuto caricare il Team Ganassi sulle spalle dopo il rinomato licenziamento di Kyle Larson. C’è curiosità sulla nuova-vecchia coppia Busch-Kenseth (90 anni in due) ma soprattutto ci si chiede dove Kurt conquisterà la sua ormai tradizionale unica vittoria stagionale. Finora è sempre stato in fondo alla top10 e le tre top5 (terzo a Fontana e Darlington/1, quinto a Charlotte/2) non sono mai arrivate a caso. Manca la velocità per vincere, ma sembra un fatto ormai congenito nella squadra.

Alla caccia del miracolo

Per chiudere questo resoconto è bene ricordare anche coloro che al momento sono fuori dalla zona playoff ma che possono lo stesso piazzare il colpo a sorpresa in qualche gara pazza. Buescher si dimostra sempre un pilota estremamente costante e poco incline a commettere errori, Stenhouse invece si esalta soltanto nelle ripartenze e sugli superspeedway, un posto ai playoff l’ha mancato a Talladega per sette millesimi ed ora verosimilmente avrà chance di vittoria soltanto a Daytona per un ribaltone incredibile.

Avendo già citato brevemente A.Dillon e McDowell, scendendo in classifica bisogna parlare per forza dei due rookie che finora hanno deluso non essendosi adattati ancora al pacchetto aerodinamico della Cup Series. Bell ha iniziato l’anno in modo disastroso inanellando parecchi errori ma dalla ripresa in poi ha portato a casa ben tre top10 con la vettura del LFR (oppure quinta auto del JGR? Questo è ancora poco chiaro), Custer invece ha illuso un po’ a Fontana poi è tornato in fondo alla top25 e fa fatica a ritornare nelle posizioni che gli competono.

Detto delle prestazioni aderenti alle aspettative di T.Dillon, LaJoie e Suarez, bisogna notare invece quelle più deludenti di Preece, in cerca di riscatto dopo una primavera orribile, e Kenseth il quale dopo aver conquistato il decimo posto a Darlington/1 senza un metro di adattamento alla vettura poi non è stato capace di ripetere tale risultato e quindi la difficile rimonta verso la top16 ora sembra del tutto impossibile. Non valutabile invece la stagione di Newman che, dopo l’incidente di Daytona e le tre gare perse, ora cerca di rilanciarsi ma che invece fatica ancora un pochino troppo e lo si è visto soprattutto nelle prime fasi di gara.

I possibili scenari

Anche se fra i primi 17 in classifica non è un divario netto fra posizioni consecutive, per quanto detto finora è lecito prevedere i primi 13 abbiano già un posto ai playoff sicuro o quasi. Seguono poi i quattro piloti che presumibilmente saranno in lotta per gli ultimi tre posti ai playoff. Per Byron, DiBenedetto, Reddick e Jones sarà un’estate di fuoco, prima di tutto per battersi a vicenda e poi per evitare brutte sorprese da dietro. William, Matt ed Erik, in questo momento tre “quarte ruote del carro” nei loro rispettivi team, tre piloti che non meritano assolutamente questo appellativo ma che alla luce dei numeri attuali lo sono, contro un rookie che arriva da due gare molto positive e dunque è in rampa di lancio. Sì, come al solito sarà un finale di regular season in cui tutto sarà aperto fino all’ultimo.

I prossimi appuntamenti

La Nascar disputerà – in teoria – le prossime 13 gare con solo un attimo di respiro ad inizio agosto, poi si proseguirà con il tour de force per recuperare il tempo perso in primavera. Da Pocono a Daytona, se tutto verrà confermato, ci sarà occasione per confermare o ribaltare il verdetto uscito dalla prima metà di regular season.

Queste le gare che concluderanno la regular season della Cup Series. In giallo quelle ancora non confermate ufficialmente

Immagini: foxsports.com; nascarmedia.com

MONOPOSTO by SAURO

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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