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NASCAR | Kyle Busch vince una storica maratona in Texas!

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Si parte domenica, si arriva mercoledì: dopo 72 ore di bandiera rossa Rowdy torna al successo dopo quasi un anno


In questo storico 2020 non poteva non mancare la firma di Kyle Busch, quel graffio che mancava addirittura da Homestead lo scorso novembre quando si portò a casa il secondo titolo in carriera. 33 gare a digiuno per uno dei piloti più vincenti di sempre sono troppe e quindi Rowdy ha voluto dare tutto sé stesso (e tutto il carburante a bordo, terminato per fare i burn out) nella gara psicologicamente più difficile degli ultimi anni, iniziata domenica sera e terminata solo ieri dopo tre giorni interi di posticipo causa maltempo.

La gara

Domenica

La Cup Series si sveglia con un cielo nuvoloso e si prepara per la sua corsa con ancora negli occhi i fuochi d’artificio delle ore precedenti di Xfinity e Truck Series, con questa che si conclude ad appena un’ora dalla bandiera verde. Il cielo è nuvoloso e anche se le previsioni danno solo il 6% di pioggia gli animi sembrano tranquilli.

Il cielo è decisamente nero solo sopra il box #19, infatti Martin Truex Jr., o meglio il suo team, si è fatto beccare con le mani nella marmellata: i commissari ritengono che lo spoiler della Toyota del JGR sia stato manomesso e dunque scatta subito la dura sanzione: sospensione del crew chief, 35’000$ di multa, partenza dal fondo ma soprattutto una penalità di 20 punti che fanno scivolare Truex da quota -31 (già difficile da recuperare) ad addirittura -51, obbligandolo a vincere fra Fort Worth e Martinsville.

L’algoritmo restituisce la pole position ad Harvick, vincitore delle ultime tre gare texane durante i playoff che gli hanno garantito sempre l’accesso alla “Championship 4”, con al fianco Logano; a seguire ci sono Keselowski, Elliott, Bowman, Truex (originariamente), Hamlin e Kurt Busch, il quale dunque avanza di una fila. Joey è l’unico tranquillo per quanto riguarda questa 500 miglia vista la vittoria del Kansas, anche Kevin lo è dato il margine acquisito, per tutti gli altri sarà invece una gara ricca di tensione.

Ci sono 15 °C, il cielo è coperto e tutto sembra pronto per 500 lunghe miglia, ma nessuno sa quello che sta arrivando. Si accendono i motori alle 20:38 italiane di domenica e subito dopo arrivano le notizie dagli spotter sulle tribune: c’è una nebbiolina che a tratti sembra quasi pioggerellina fine. Anche i piloti iniziano a vederla sul parabrezza, tuttavia non è sufficiente a bagnare la pista e alle 20:49 viene sventolata la bandiera verde confidando nel fatto che sia solo qualcosa di passeggero.

Al via Harvick rimane in testa davanti a Keselowski mentre Logano, costretto all’esterno, non trova molta aderenza sul traction compound che deve tornare in temperatura e finisce in quinta posizione dietro anche a Bowman ed Hamlin. Passano appena quattro giri ed arriva subito la prima caution, con Chris Buescher che finisce a muro ma riuscirà a riprendere la gara dopo lunghe riparazioni (perderà 10 giri).

Nel frattempo la pioggerellina prosegue e le luci della pista sono già accese ma si prosegue e al giro 9 si riparte, Logano cerca il recupero andando 3-wide ma ottiene poco e così la top3 rimane invariata. La classifica si muove, Kurt Busch paga il sovrasterzo ed esce dalla top10, Truex – il quale riporta che la pioggerellina si sta intensificando – rientra nella top20 dopo la partenza dal fondo mentre DiBenedetto passa Elliott (Hamlin ha avuto un brutto restart) ed è quinto.

Il gruppo però prosegue anche perché al giro 25 è in programma una competition caution. Harvick allunga sulla coppia Keselowski-Bowman mettendo 2″ di margine, Truex recupera solo fino alla 19esima posizione mentre Kurt è addirittura 21° e in crisi nera. La caution programmata viene anticipata al giro 22 da una vera: Yeley finisce a muro in curva2 e per lui la gara è finita. A posteriori – malgrado i danni – forse una benedizione.

Il gruppo va ai box ma le strategie sono già numerose: Bowman e Truex fanno solo il pieno, DiBenedetto, Hamlin, Harvick, Logano, Elliott e molti altri cambiano due gomme, Kyle Busch si prende una penalità mentre Keselowski e Kurt Busch fanno una sosta completa e ripartono solo 15° e 16°. Alla ripartenza a 78 giri dalla fine della prima stage Harvick – che ha mantenuto il comando – riparte bene mentre Hamlin mette le ruote sul traction compound che con la pioggia è diventato come ghiaccio e finisce larghissimo in curva1 salvando però la vettura.

Al giro dopo il colpo di scena: Harvick è vittima dello stesso problema di Denny, solo che questo avviene più tardi e si stampa contro il muro in uscita di curva2. Kevin prosegue per un paio di giri alzando il piede, poi è costretto ad andare ai box per una sospetta foratura e perde un giro; passa qualche secondo e anche Custer si appoggia contro le barriere.

La pioggia sta aumentando ancora ed i piloti lo dicono continuamente via radio, ma i commissari ancora tergiversano vedendo l’asfalto non trattato ancora in condizioni ottimali. Nel frattempo Bowman ha ereditato il comando ed è davanti a Logano, DiBenedetto, Truex ed Elliott con Johnson, Bowyer, Jones, Ku.Busch e A.Dillon a completare la top10, Keselowski è 11°, Hamlin 27° dopo l’errore iniziale e Harvick 38°.

Al giro 45, ad oltre 15 dalla ripartenza, finalmente la Nascar decide che il limite è stato superato e chiama la caution alle 21:19. Come di norma in questi casi si decide di andare avanti dietro la pace car per cercare di non “perdere la pista”, al punto che si apre la pit lane come per una sosta normale: proseguono ancora le strategie diversificate e Bowyer passa al comando davanti a Johnson, Jones, Logano, Truex, Elliott, Blaney, A.Dillon, Keselowski e Ky.Busch; Ku.Busch è 14°, Hamlin 15°, Bowman scivola 18° dopo una sosta completa e Harvick è 36° sempre a un giro dopo aver riparato i danni.

Si prosegue dietro la pace car ancora per qualche minuto, poi dopo 52 giri completati alle 21:31 arriva l’annuncio della bandiera rossa che sospende la gara. Nel frattempo continua la pioggerellina (ufficialmente definita dai commissari “pesky mist“, ovvero pioggerellina fastidiosa) che tuttavia non diventa mai pioggia e quindi la speranza di proseguire, malgrado la pista bagnata da asciugare, c’è ancora. Ogni mezz’ora circa le precipitazioni aumentano e diminuiscono, il tempo passa, le temperature scendono molto e l’umidità – malgrado il vento – non aiuta alla causa.

All’1:45, dopo 4 ore e qualche minuto di attesa, arriva la decisione ufficiale: la gara riprenderà il giorno successivo alle 15:00 italiane (le 9:00 locali). Ma le previsioni non sono delle migliori.

Lunedì

Il lunedì di Fort Worth si apre così come si era chiusa la domenica, ovvero sotto una pioggerellina fastidiosa, ma i 15 °C del giorno precedente sono diventati solo 8. E come in precedenza le precipitazioni vanno e vengono ogni 30-45′, impedendo l’asciugatura completa della pista per la quale ce ne vogliono almeno 90. Le temperature scendono ancora, siamo ora a 5°, e l’umidità è oltre il 90%. Ogni tentativo è inutile e alle 23:00, dopo altre 8 ore di attesa senza nemmeno un metro percorso, arriva un nuovo posticipo alle ore 17:00 (10:00 locali) del giorno successivo. E le previsioni sono ancora identiche, ma con un filo di speranza per il tardo pomeriggio.

Martedì

Il martedì è uguale al lunedì, solo che anziché con 8 °C la giornata inizia con appena 2° e la temperatura percepita è di -1°. I piloti sono completamente disorganizzati, credevano di lasciare Fort Worth domenica sera e invece tutti – addetti ai lavori e meccanici inclusi – hanno praticamente saccheggiato (pacificamente si intende) il vicino Walmart per abbigliamento pesante e antipioggia e cibo. In tutta questa lunga attesa gli unici a sorridere sono Yeley (già a casa), Logano (unico che non ha ansia) e Bowyer (in testa da oltre 40 ore).

Il radar nel frattempo si sta liberando dal classico verde ma ci sono tracce rosa che indicano addirittura un potenziale nevischio. Quello che è arrivato sul Texas è un fronte freddo che abbraccia anche Oklahoma e Kansas, dove ha anche nevicato e fra un anno si correrà lì in questo weekend. Questo fronte è sospinto fin qui dalla tempesta tropicale (ora uragano) Zeta che naviga sul Golfo del Messico ed è pronta a dirigersi verso la Louisiana.

In ogni caso anche un radar completamente libero non è un buon segnale, infatti anche domenica sera era completamente sgombro e invece la pioggerellina era talmente fine che non veniva rilevata. Ci sono anche numerose preoccupazioni per il weekend di Martinsville, lontana 1800km e dove la Nascar dovrebbe correre con i Truck venerdì sera e dove tutto il materiale necessario per l’allestimento della gara deve essere montato per tempo.

Dopo altre ore di tira e molla, alle 22:00 italiane – come da previsioni – la pioggerellina smette di cadere e inizia così una teorica finestra di quattro ore per combinare qualcosa. Sono stati completati 52 giri dei 334 in programma, ma la Nascar ormai è talmente disperata che le basterebbe arrivare a metà corsa (dunque mancherebbero solo 115 giri) per dichiararla ufficiale.

L’asciugatura della pista procede bene al punto che alle 23:30 viene annunciata ufficialmente la ripresa della gara per l’1:30. Passa appena un’ora e il cielo si fa di nuovo scuro e la pioggerellina ricomincia a cadere: alle 0:50, dopo quasi altre 8 ore di attesa inutile, arriva un nuovo posticipo per le 20:00 italiane del mercoledì. E stavolta le previsioni sono migliori.

Mercoledì

Le previsioni sì sono migliori, ma asciugare 3 giorni di precipitazioni non è semplice, e così i proprietari del circuito sono costretti a chiamare i rinforzi addirittura da Atlanta e Talladega. Il piano funziona, la pioggia smette di cadere secondo le previsioni e così – seppur dopo altre due ore di ritardo – alle 22:00 i motori possono tornare a risuonare fragorosi a Fort Worth.

Di solito in questi casi la Nascar non comunica il dato preciso della bandiera rossa, ma visto che è stato un weekend storico, si decide di tenerne conto: l’interruzione è durata esattamente 72h28’34”. Tuttavia non è record, né per la pista (la gara della IndyCar del 2016 ebbe una bandiera rossa di due mesi e mezzo), né per la Nascar, visto che nel 1973 a Bristol la pioggia interruppe la gara dopo 52 giri (sì, come in questa occasione) e questa venne poi completata due settimane più tardi per problemi di calendario; per la cronaca Cale Yarborough dominò tutti i 500 giri in programma rimanendo al comando flag (green) to flag (red) to flag (checkered).

Vista l’assenza di precipitazioni si pensa molto seriamente di arrivare in fondo alla gara (ovvero completare 282 giri) e così effettivamente avverrà. L’unico che va ai box è Harvick che cerca ad ogni giro di caution di sistemare al meglio una vettura ammaccata nel contatto col muro; sembra tutto ok, ma non sarà così.

Si riparte con 49 giri da disputare nella prima stage e Bowyer resta al comando mentre Johnson finisce loose e va dietro a Jones, Truex e Logano. Passano appena cinque giri ed arriva un’altra caution: Kenseth perde la linea in curva4 ed è costretto ad alzare il piede, da dietro arriva Hamlin di gran carriera dato che è costretto a rimontare, lo tocca leggermente da dietro, la #42 perde il controllo e finisce contro l’incolpevole Wallace che nella carambola tocca anche Almirola. Per Kenseth e Wallace la gara attesa per tre giorni dura appena tre minuti. Ed Harvick sfrutta subito l’occasione per prendersi il lucky dog e tornare a pieni giri.

La pit lane si apre ancora una volta ad approfittarne sono Hamlin, Almirola (riparazione danni minori), Newman, LaJoie e anche Kurt Busch che ha un principio di surriscaldamento, oltre ad Harvick che prosegue sulla falsariga delle soste precedenti. Altra bandiera verde ai -38 e Truex dall’esterno ci prova a prendere il comando ma, dopo un paio di giri affiancati Bowyer rimane in testa. Purtroppo la gara non ha tregua e qualcuno perde un detrito in pista ed arriva un’altra caution.

Ad approfittare di questa occasione stavolta sono Bell, Bowman e ancora Kurt Busch, ma le prime posizioni sono invariate e quindi si riparte ai -24 con un altro duello Bowyer-Truex che si risolve a favore di Clint; ai due rimangono vicini nelle prime fasi Jones e Blaney mentre Logano si stacca e viene attaccato praticamente da tutto il Team Hendrick. Truex riesce a tentare un attacco a Bowyer ai -3 sul rettilineo opposto, ma Clint fa un blocco deciso che gli permette di evitare il sorpasso. Bowyer vince dunque la prima stage davanti a Truex, Jones, Blaney, Johnson, Byron, Elliott, Logano, A.Dillon e DiBenedetto. Harvick recupera fino alla 15esima posizione ma è davanti ad un Keselowski (16°) in difficoltà come Bowman (17° dopo che la sosta non ha pagato), Kurt Busch (20°) ed Hamlin (21°).

La prima sosta di gruppo vede ancora strategie differenziate: Bowman va in testa dopo aver fatto solo il pieno e a seguirlo con sole due gomme fresche c’è Bell, Bowyer invece è terzo davanti a Truex dopo una sosta completa. Alla ripartenza Martin è coinvolto in un altro duello prolungato con Bowyer e anche in questa occasione è costretto ad arrendersi e perdendo velocità è deve lasciare strada anche a Blaney ed un pimpante Johnson.

Nel frattempo giungono notizie preoccupanti ma non sorprendenti dai box: le gomme di Bowyer e Logano dopo il pit stop erano praticamente sulle corde e ciò può creare molti problemi, e a pagarne sembrano soprattutto Harvick ed Hamlin che, con due vetture ammaccate, non hanno la velocità attesa e devono forzare molto. Kevin in particolare accusa chattering e sottosterzo e dopo un inizio di stint promettente cede sul long run; in difficoltà c’è anche Keselowski, addirittura 19°.

Ai -75, in un momento critico di lotte e doppiaggi, Byron tocca Gase – dato che tutti vogliono stare il più all’interno possibile evitando il traction compound – e lo manda contro il muro provocando una caution che capita giusto poco al di fuori della finestra per il pieno. Tutti sono costretti ad andare ai box e Blaney passa al comando facendo solo il pieno precedendo Truex (due gomme), A.Dillon ed un Elliott finora poco in vista; Bowman invece rischia il contatto con Stenhouse in pit lane e perde molte posizioni. Questa sarà l’ultima caution naturale della gara.

Si riparte ai -72 e Truex perde – non perché sia più lento, solo perché il leader ha sempre il diritto di scegliere la traiettoria migliore – un altro duello, stavolta con Blaney; a seguirli ci sono Bowyer, A.Dillon ed un Harvick per la prima (e anche ultima) volta nella top5. E’ in questo momento però che emerge prepotentemente Kyle Busch, proprio mentre il fratello Kurt affonda: ripartito sesto mantiene la posizione dopo la bandiera verde, poi scavalca in successione Harvick, A.Dillon e Bowyer e si porta in terza posizione a pochi momenti dal sorpasso di Truex su Blaney che manda la #19 al comando della gara dopo i tutti i problemi di inizio corsa, i quali tuttavia sono lontani oltre tre giorni.

Siamo a metà gara, la corsa è ufficiale e dunque anche se tornasse la pioggia si potrebbe dichiarare un vincitore. Arrivano invece un sole sempre più convincente e molte vibrazioni, soprattutto per Harvick, Hamlin (ai margini della top10) e Kyle Busch. La situazione per Kevin è talmente disperata che va ai box ai -35 e nessuno lo segue, in quanto sia basterebbe una sola caution per arrivare in fondo alla stage, seppur gestendo le gomme al massimo, col pieno e sia perché l’eventualità di intrappolare Harvick fra i doppiati è decisamente golosa per tutti gli altri piloti in corsa per il titolo, incluso Logano.

Il gruppo dunque prosegue e acquista coraggio vedendo i tempi sul giro non esaltanti della #4 con pneumatici nuovi e così si prosegue. Nel frattempo nella top5 ci sono due sorpassi importanti, quello di Ky.Busch a Blaney per la seconda posizione e quello di Bowman a Bowyer per la quinta.

Il primo dei leader che va ai box per la sosta, diventata obbligatoria ormai visto il decadimento delle gomme, è Blaney ai -15 e a ruota lo seguono tutti gli altri, ma non mancano le sorprese. Ovviamente vista la prossima fine della stage, le strategie si sbizzarriscono ancora. C’è chi fa solo il pieno, come un Keselowski in rimonta o uno spento Elliott, chi cambia due gomme e chi invece quattro puntando a fare l’inverso poco più tardi. Il primo colpo di scena è Truex che rimane a secco, ma attiva il pulsante della riserva in tempo, in curva1 e viene sorpassato da Kyle Busch che lo seguiva a circa 1″, poi la doppia sosta di Elliott che non si era accorto di uno pneumatico ormai sulle corde e probabilmente delaminato definitivamente con la sgommata ripartendo dallo stallo.

L’ultimo a resistere è Erik Jones, ma si deve arrendere ai -3 e così lascia campo libero a Kyle Busch che vince la seconda stage davanti a Truex, Bowman, Keselowski, Blaney, Bell, A.Dillon, Bowyer, Stenhouse e Harvick; Logano è 15° dopo aver risparmiato le gomme nel finale (lo si scoprirà più tardi), Ku.Busch 17°, Hamlin 19° ed Elliott addirittura 27° e doppiato.

Il break decide in pratica la gara: in cinque sfruttano la sosta tardiva fatta in precedenza e non si rifermano ai box. Essi sono Kyle Busch, Bowyer, Logano, DiBenedetto ed Hamlin, Truex invece è sesto dopo essere uscito in testa dalla pit lane. Questa non-sosta è fondamentale per due motivi, prima di tutto questi cinque cercheranno di effettuare due stint da circa 65-70 giri ciascuno quando il pieno ne dura soltanto 65 ca. e dunque in caso di gara tirata sarebbero al limite a meno di andare di fuel saving. Il secondo motivo è che Kyle Busch non fermandosi non permette a Chase Elliott di prendere la wave around e quindi dovrà lottare per il lucky dog in caso di caution con Erik Jones (doppiato dopo la sosta effettuata per ultimo). E purtroppo per la #9 non ci saranno altre caution.

Si riparte a 118 giri dalla fine e Kyle Busch si tiene dietro Bowyer dopo un duello durato un paio di giri, a seguirli ci sono DiBenedetto, Hamlin e Logano, Truex però con gomme fresche recupera velocemente e ai -110 è già terzo dopo aver riservato al compagno di squadra Hamlin qualche critica via radio per la resistenza applicata. Mentre dietro Elliott e Jones si scambiano più volte la prima posizione fra i doppiati, la vera sorpresa è che non solo Truex non completa la rimonta, ma anche si stacca dalla coppia Ky.Busch-Bowyer.

A 100 giri alla fine Kyle e Clint sono virtualmente insieme ed hanno oltre 2″ su Truex, DiBenedetto, Logano, Hamlin, Keselowski, Bowman, Ku.Busch e Johnson che praticamente viaggiano tutti insieme raccolti in appena 2″. Il più veloce in pista è Brad, il quale sorpassa i compagni di squadra e si porta in quarta posizione, tuttavia Truex gli è scivolato via.

Nei 20 giri seguenti la situazione dei distacchi cambia completamente: Ky.Busch ha guadagnato 1.5″ su Bowyer dopo che Clint a lungo ha fatto l’elastico, ma soprattutto Truex è terzo ad addirittura a 7″, Keselowski è quarto a quasi 9″ ma ha finito la fase migliore del suo stint e perde dopo poco del terreno e qualche posizione.

Per i cinque che non si sono fermati al break quello che conta è riuscire ad effettuare l’ultimo – teorico – pit ai -65 per non avere problemi di risparmio carburante. Uno di loro salta ben prima della finestra: Bowyer infatti rimane a secco addirittura attorno ai -77 e deve andare in pit lane. Evidentemente non gli avevano fatto il pieno in precedenza e così una potenziale top5, se non una vittoria, viene buttata così. Rimangono così in quattro ma gli altri tre sono ormai lontani: tutta l’attenzione è su Kyle Busch che si ritrova così al comando con ben 7″ su Truex.

Mentre inizia la crisi di Keselowski e si concretizza la fantastica rimonta di Bell, terzo dopo che ad ogni sosta perde posizioni perché in questo weekend difficile anche per team e pit crew è costretto a condividere un meccanico (il suo titolare non è presente per quarantena preventiva, il tampone poi sarà negativo a differenza di quelli della pit crew di Byron, assenti del tutto dal weekend) con Suarez e non ha il diritto di prelazione, tutti guardano con attenzione Rowdy. E quando la #18 va ai box a 66 giri dalla fine la tensione anziché attenuarsi raddoppia. La sosta di Busch, dato il vantaggio su Truex, è la più tranquilla forse mai vista sotto green, i meccanici non rischiano nulla e cercano di riempire il serbatoio fino all’orlo. Diversamente va a Logano, Hamlin e DiBenedetto che, fermandosi qualche tornata più tardi essendo stati più in scia, sono tranquilli per il finale.

Quando si completa per tutti il giro di soste a circa 55 giri dalla fine, Kyle ha ancora 1″ su un Bowyer che torna nella posizione precedente, seppur solo tecnicamente, e oltre 6″ su Truex e Bell che stavolta sfrutta i pit sfalsati con Suarez per non perdere terreno. Clint è veloce e deve tentare il tutto e per tutto per tornare in gara e ciò è un vantaggio per Busch. Infatti Kyle così trova un alleato con cui condividere la scia e risparmiare così meccanica, gomme e benzina, infatti l’avversario principale è distante ancora 5″.

E così ai -50 Busch lascia sfilare Bowyer e gli si accoda gestendo al meglio la situazione. Dopo un breve spavento perché Kyle vede del fumo nell’abitacolo (crede che sia il motore, ma forse era solo un tire rub da pressioni basse delle gomme fredde), mentre Johnson vede tanto fumo ed è veramente il suo motore che finisce arrosto, Busch torna a concentrarsi sulla gara.

Il suo problema è che Bell sta praticamente sospingendo Truex sempre più vicino alla testa della gara. La fase di risparmio per Busch termina ai -30, quando ormai i 7″ di margine che aveva prima della sosta sono diventati appena 1.5″. Kyle dunque torna ad attaccare e ci si aspetta che Truex si stacchi dopo aver dato tutto. Invece Martin resiste e a lungo galleggia fra 1″ e 1.5″, con Bell sempre vicino ai suoi scarichi ma incapace di trovare un varco per l’attacco al futuro compagno di squadra.

Bowyer alza bandiera bianca ai -23 lasciando il palcoscenico a quello che sta diventando sempre di meno un triello dato che la #95 è sempre più lontana dalla #19. E’ un duello di nervi, di gomme e di benzina, con Kyle Busch chiamato a rompere un digiuno lungo quasi un anno, quasi il più lungo della carriera, ed una prova da maestro, mentre Truex è obbligato a vincere se vuole cogliere al volo la necessità di vincere per andare a Phoenix.

I giri passano e il distacco fa l’elastico, con la #19 in ogni caso sempre un pochino più vicina alla #18. I doppiati si spostano, per Martin è difficile avvicinarsi malgrado un vantaggio teorico di benzina e gomme (ricordate Logano vs Harvick la scorsa settimana? Bene, il problema è lo stesso). Ai -10 il distacco è ancora di poco superiore al secondo e per Busch si profila un ostacolo importante: il pilota da doppiare è Harvick.

Kevin non ostacola Kyle, tuttavia ha un auto che nel complesso va poco più lenta di quella di Busch ma ha pagato gli stint precedenti. Rowdy ci mette un paio di giri a completare la manovra dopo aver sfruttato fantasticamente la scia, ma lo fa in curva2 e perde velocità, Truex ne approfitta per dimezzare in un attimo il distacco a soli 0.5″. Kyle però ha gestito le gomme al meglio e ristabilisce le distanze ed ora deve solo badare al carburante.

-3, -2, -1… niente da fare per Truex, Kyle Busch ha compiuto un piccolo-grande capolavoro andando a vincere la sua prima gara stagionale davanti a Truex, Bell, Blaney (lontanissimo a 8″), Bowman, Keselowski, Ku.Busch, DiBenedetto, Hamlin e Logano; Harvick è 16° mentre Elliott è 20°, ovviamente impossibilitato a recuperare il giro perduto.

Per Rowdy è una vittoria storica, sia per la particolarità della gara stessa, ma soprattutto perché così ha ottenuto almeno un successo per 16 stagioni consecutive pareggiando il record dell’era moderna di Rusty Wallace, Ricky Rudd e Jimmie Johnson ed è ora terzo dietro solo alle leggende Richard Petty (18) e David Pearson (17). Busch è anche il primo pilota da Matt Kenseth a Phoenix nel 2017 a vincere una gara dei playoff da pilota non più in corsa per il titolo. Il digiuno è stato talmente lungo che si dimentica il suo tradizionale inchino alla folla. E la benzina è finita esattamente dopo i burn out.

Truex col secondo posto ottiene ben poco e la classifica parla chiaro: la sua penalità di 20 punti unita alla doppia di sosta di Elliott, il deficitario punteggio di partenza di Bowman (comunque ottimo in questo round) e il motore rotto da Kurt Busch in Kansas mette questi quattro piloti – a meno di sconvolgimenti da Martinsville – alle corde, obbligandoli a vincere in Virginia dato che l’ultimo dei virtualmente qualificati (Keselowski) è distante almeno 25 punti. Nel caso succedesse ciò (ed è possibile visti i risultati recenti), allora sarà lo stesso battaglia, con Harvick “solo” a +17 dal taglio ed Hamlin costretto a difendere due miseri punti. Logano invece sorride ancora, visto che tutti i sette avversari non possono dormire sogni tranquilli.

Cala così la bandiera a scacchi sul weekend eterno di Martinsville a 76h10’48” dalla prima bandiera verde di domenica sera. Quando Kyle Busch conclude la sua gara di ore alla decisiva Martinsville mancano appena 91h e ciò potrebbe ripercuotersi fra qualche giorno su tutti, piloti, crew chief e meccanici costretti ad un imprevisto, freddo e piovoso tour de force.

I risultati odierni

La classifica della “Autotrader EchoPark Automotive 500”

La classifica generale

Così la griglia playoff dopo la seconda gara del “Round of 8”

La classifica completa

I prossimi appuntamenti

Dato che la gara in Texas si è disputata ieri, il programma di Martinsville non cambierà: venerdì notte i Truck, sabato sera la Xfinity e domenica sera la Cup Series vedranno assegnati gli ultimi biglietti per Phoenix.

Immagine: nascarmedia.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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