NASCAR | Kyle Busch saluta ad Atlanta la Xfinity Series con la 102ª vittoria in carriera

Kyle Busch annuncia che manterrà le promesse e che si ritirerà dalla serie cadetta. Chiude un’era della Xfinity Series non con la vittoria più bella (Hemric a muro), ma lascia anche uno spiraglio aperto con un “never say never”


Non sarà stata la sua vittoria più bella, né la più meritata, però anche questo successo di Kyle Busch in Xfinity Series è storico. Infatti Kyle Busch prima della gara via social fa intendere che quella di Atlanta sarà effettivamente l’ultima in carriera in Xfinity Series. E Rowdy non può mancare l’appuntamento con la leggenda, anche se per conquistare la 102ª vittoria in carriera deve eliminare – non volontariamente – il compagno di squadra Daniel Hemric che era ad un passo invece dal primo successo in carriera.

La gara

Il pre-gara di Atlanta sembra tranquillo, la giornata è calda ma non bollente (29 °C) come si temeva, e invece nei minuti precedenti alla partenza arrivano due temi scottanti su cui parlare e si cercano conferme ufficiali in maniera frenetica prima della bandiera verde.

Kyle Busch lo aveva promesso già negli anni scorsi: “Arrivato a 100 vittorie in Xfinity Series lascerò la categoria a meno che Joe Gibbs abbia un disperato bisogno di me.” Il successo n°100 è arrivato a Nashville con ancora due date fissate in calendario nel 2021 e dunque non poteva mollare in corsa. Poi è arrivato il n°101 per lasciare il suo marchio pure a Road America ed ora l’ultimo appuntamento ad Atlanta. In molti in settimana si sono chiesti se davvero avrebbe chiuso qui. A dare la conferma – quasi – ufficiale ci ha pensato lo stesso Rowdy sull’aereo che lo ha portato in Georgia.

Se Kyle Busch in foto appare quasi malinconico, ma conscio che prima o poi bisogna chiudere un capitolo della storia, Michael Annett è decisamente più dolorante, almeno stando ai racconti. Il pilota del JR Motorsports, infatti, sembra che giovedì nelle libere della Truck Series a Knoxville abbia riportato un lieve infortunio alla gamba, fatto che lo ha costretto ad alzare bandiera bianca ed essere sostituito da Chris Windom. Annett crede di recuperare in tempo per la gara della Xfinity, e invece il dolore c’è ancora.

Ad appena 45′ dalla bandiera verde si cerca disperatamente un sostituto; si contatta Josh Berry che ha già corso per il team sulla #8, ma si deduce che Jordan Anderson (che ha disperato bisogno di owner point) non gli lasci il via libera, addirittura si fa una prova in abitacolo con BJ McLeod e lo stesso Jordan Anderson, ma alla fine si scopre che un pilota della Cup Series è già presente ad Atlanta, quasi tutti infatti arriveranno solo oggi per la gara, e dunque a salire in macchina dopo un breve assestamento in vettura è Austin Dillon.

Alla bandiera verde, dopo l’accensione dei motori data da Adam Ragan (fratello dell’ex pilota David) in occasione del mese dedicato all’autismo, torna tutto calmo ed il gruppo si prepara per affrontare per l’ultima volta il rugoso asfalto di Atlanta prima della ricostruzione che inizierà lunedì. L’algoritmo è tornato in vigore e Kyle Busch – ovviamente – scatta dalla pole position con al fianco il compagno di squadra Hemric.

Di fronte alle 40 vetture c’è un breve sprint di 20 giri fino alla competition caution, ma succede già molto: la corsia esterna con Hemric scatta malissimo e così sia Daniel che Cindric dietro a lui perdono posizioni, Kyle Busch non ha problemi e chiude in testa il primo giro davanti ad Allmendinger, Haley, Harrison Burton e Gragson. In difficoltà nei primi giri ci sono anche Allgaier, il quale teme una foratura, lo stesso Cindric (molto sovrasterzo) e Jeb Burton, il quale in pochissimo tempo esce dalla top10.

Chi invece va forte è Jeremy Clements, il quale entra nella top10 e raggiunge anche la sesta posizione; sul long run emerge anche Harrison Burton che raggiunge e scavalca Haley seguito da Gragson. Alla competition caution Kyle Busch è al comando con 0.6″ su Allmendinger, ancora lì malgrado il sottosterzo, 4″ su H.Burton, Gragson ed Haley, 6″ su Hemric e Clements, 7.5″ su Cindric, Jones e Allgaier.

Ci si aspetta che in molti vadano ai box per scombinare le carte, soprattutto Clements che ha tirato molto nel primo stint, e invece ad andare in pit lane sono pochissimi, fra di essi Cindric, Sieg e Brown (con questi che fanno solo pieno e profondi aggiustamenti di assetto), mentre a montare pneumatici freschi c’è Alex Labbé. Si riparte ai -16 e tutti i primi quattro scelgono l’interno; la decisione è corretta, infatti Haley, che va all’esterno, parte anch’egli in maniera disastrosa e perde quanto guadagnato al choose cone.

Il secondo stint è molto simile al primo, Kyle Busch allunga con calma fino ad avere circa 1.5-1.7″ di vantaggio sul secondo, anche in questo caso Allmendinger, e poi gestisce gli ultimi giri. Chi cerca la rimonta è Hemric con Jones e Labbé, anche se solo quella di Brandon non andrà come sperato; Clements, invece, come previsto crolla con le gomme usurate. Kyle Busch vince dunque la prima stage con 1.6″ su AJ, 3″ su Harrison Burton, Hemric e Gragson, 8″ su Moffitt, 9.5″ su Labbé, Haley e Jones, 11″ su un Austin Dillon che dopo i primi giri di ambientamento va già forte; Allgaier perde la sesta posizione all’ultimo giro perché effettivamente la anteriore destra cede salvando però la vettura.

Al break tutti vanno ai box, la sosta di Kyle Busch è lenta sul lato destro e così Rowdy scivola al quinto posto dietro ad Harrison Burton, Hemric, Allmendinger e Gragson; Herbst perde un giro per un problema all’acceleratore mentre Cindric si lamenta ancora di una vettura talmente instabile che non si fida ad usare il 100% del gas nemmeno in rettilineo. Alla ripartenza Noah sceglie l’esterno ed è il primo a sfruttarlo alla perfezione, scattando bene, resistendo in curva1 e passando in testa in curva2; a seguirlo è Kyle Busch che dopo un breve duello strappa la seconda posizione ad Harrison Burton.

Mentre nel gruppo si lotta, ad esempio in un 3-wide Moffitt si tiene dietro Allmendinger ed Allgaier, in testa Gragson resiste appena tre giri, poi deve inchinarsi a Kyle Busch, poi però una caution (Starr si gira sul muso di Mills in curva4) ferma tutti; Herbst si prende il lucky dog. Praticamente nessuno va ai box (a parte gli incidentati e pochi altri) e dunque si riparte a posizioni invariate ai -25, Hemric si prende la prima fila all’esterno e va meglio rispetto al caso precedente, tuttavia Gragson resiste e Daniel deve sgomitare con Allmendinger ed Harrison Burton per restare nella top5.

Poco più tardi arriva un’altra caution ed è per un testacoda isolato di Berry in curva4 ed anche in questa occasione la pit lane è quasi vuota. Alla green dei -14 in prima fila c’è Allmendinger ed AJ scatta bene, ma non abbastanza per strappare la prima posizione a Busch che così si può involare verso la vittoria nella seconda stage che conquista davanti allo stesso Allmendinger, a Gragson, Allgaier, Hemric, Harrison Burton, Moffitt, Ty Dillon (ottima la gara dei compagni di squadra all’Our Motorsports), Haley ed Austin Dillon; Cindric in ripresa è 11° davanti a Jones, Snider invece è 17° dopo aver rischiato con Mayer (14°).

Il secondo giro in pit lane di Kyle Busch va decisamente meglio del primo e dunque la #54 mantiene il comando davanti ad Allmendinger (poi penalizzato per eccesso di velocità), Gragson, Hemric ed Harrison Burton, a sua volta finito in coda al gruppo per una doppia sosta a causa di una ruota mal fissata. Si riparte ai -77 e Busch scatta bene seguito da Gragson ed Hemric che limita i danni dall’esterno; dietro Cindric è rientrato nella top10 anche se è limitato a dover seguire la traiettoria lungo il muro, il primo 3-wide lo porta quasi alla top5, il secondo mezzo giro più tardi lo rispedisce indietro.

Quando la situazione si assesta ai -70 Busch è in testa su Gragson, un ottimo Moffitt, Hemric ed Allgaier, poi però arriva un’altra caution (Gaulding in testacoda e poi a muro in curva2) in un momento critico della gara, infatti il pieno dura circa 60 giri, dunque ai box bisogna decidere se fermarsi ora risparmiando un po’ di carburante e poi valutare se giocarsi o meno l’ultimo set di gomme oppure proseguire risparmiando sicuramente l’ultimo treno di pneumatici. Kyle Busch va ai box con Hemric, Moffitt, Cindric, Jones, Herbst, Allmendinger, H.Burton, i fratelli Dillon e Snider, rimangono in pista invece Gragson, Allgaier, Haley, Clements, Jeb Burton e pochi altri.

Alla bandiera verde dei -62 Kyle Busch dunque è appena 13° dietro a 10 piloti che non si sono fermati e pure dietro a Mayer e Moffitt che hanno cambiato solo due pneumatici; prima della ripartenza però un altro colpo di scena: Gragson fora dietro la pace car (e Jones lo aveva fatto proprio alla caution) e deve andare all’ultimo istante in pit lane facendo saltare la sua strategia. Allgaier si trova così ad avere il controllo del restart all’ultimo istante, tuttavia riesce a mantenere la prima posizione in qualche modo su Haley.

Nella confusione di questa ripartenza, con Gragson che esce dai box proprio davanti ad Allgaier, il migliore con gomme fresche non è più Kyle Busch bensì Hemric che è scatenato e lo si capirà davvero di lì a poco. Ai -59 Daniel riprende Justin e passa al comando, seguito in pochi giri da Rowdy, Ty Dillon, Allmendinger (con AJ che poi passa terzo dopo un duello con la #23) ed Austin Dillon. Quelli con gomme usurate lentamente affondano, tuttavia a salvarli ci pensa Jones che taglia la strada a Sieg in curva3 e finisce a muro.

La pit lane si riempie di nuovo ed in molti montano l’ultimo set di gomme fresche, solo in quattro non si fermano: Ty Dillon, Snider, Martins e – chiaramente – Gragson; Hemric esce dai box in testa ed è quinto davanti a Kyle Busch mentre Allgaier si prende una penalità per aver messo le ruote sul choose cone alla scelta della corsia. Si riparte così ai -39 e per i quattro di testa la sorte è segnata, anzi dovranno sperare in una caution in tempi rapidi per non perdere troppo terreno e poi avere abbastanza tempo per recuperarlo con gomme nuove. In mezzo giro dall’esterno Hemric è già in testa e Kyle Busch lo segue.

Kyle Busch segue sì Hemric, ma si mantiene sempre a tre lunghezze di distanza e non riesce mai a riprenderlo. Rowdy lo dice anche via radio mentre passano i giri, il compagno di squadra ne ha di più e neanche il tentativo di seguire una traiettoria più esterna funziona. Hemric sembra destinato così ad ottenere in una gara storica la sua prima vittoria in carriera, e invece va ancora una volta tutto storto.

I giri passano e dunque la strategia dei quattro sembra saltare del tutto, al punto che Snider e Martins finiscono pure doppiati, Kyle Busch si mantiene a mezzo secondo, Allmendinger (loose) e Moffitt sono staccati e solo il traffico potrebbe impensierirlo. Non dovrà preoccuparsene troppo, infatti ai -16 Carson Ware finisce in testacoda in curva2 ed arriva un’altra caution. Tutti vanno ai box, chi per montare l’ultimo set di gomme fresche (i quattro audaci ma anche Haley), gli altri invece per rimettere su gli pneumatici usati all’inizio della stage finale e che hanno solo 10 giri sulle spalle.

Hemric esce davanti a tutti dalla pit lane ma non è in testa, infatti Weatherman, rimasto senza gomme, non si è fermato ai box e decide di giocarsi la sua gara dalla prima posizione. Alla ripartenza dei -11 sceglie l’esterno e quelli che sono alle sue spalle, sapendo che la sua ripartenza sarà al rallentatore, decidono di non seguirlo: Hemric, Kyle Busch ed Allmendinger vanno tutti all’interno, Austin Dillon è il primo invece che si “sacrifica”.

La ripartenza di Weatherman non è nemmeno malvagia, il problema è che per bruciare i tempi nelle cambiate la trasmissione faccia le bizze e quindi la terza marcia non entri e così Kyle si pianta, qualcuno riesce ad evitarlo, non Brandon Brown ed Harrison Burton. Hemric davanti non ha problemi e torna al comando alla nuova caution.

Se lo spauracchio di prima con gomme fresche era Haley, ora nella confusione è diventato Allgaier, tuttavia i colpi di scena non sono finiti qua. Si riparte ai -6 ed Allmendinger in prima fila all’esterno scatta bene, Busch forse se ne accorge e decide di dare una spinta in più al compagno di squadra Hemric davanti a lui per farlo rimanere in prima posizione. Purtroppo Daniel deraglia e parte verso il muro.

L’incidente è inevitabile, anche se involontario, ed è lo scenario perfetto per Kyle Busch: Hemric è finito a muro, Allmendinger ha grattugiato il muso, Allgaier ha dovuto frenare e così ha perso posizioni, dunque all’overtime chi può impensierire Rowdy? Non sembra che Moffitt, in giornata di grazia e alla caccia di un successo che salvi la sua stagione, o Jeb Burton, ad inizio gara in crisi, siano in grado di farlo, poi sì è rispuntato Haley, però ci sono solo due giri alla fine, dunque davvero pochi.

Al choose cone Moffitt decide di seguire Busch lasciando così la prima fila a Jeb Burton. Il pilota del Kaulig Racing scatta benissimo e in curva1 accarezza il sogno, poi in curva2 Busch decide di osare mettendoglisi davanti per un pelo, poi in curva3 tiene giù il piede e così Rowdy si invola verso il sipario.

Kyle Busch vince ad Atlanta davanti a Jeb Burton, Gragson, Haley, Ty Dillon, Moffitt, Allgaier, Clements, Mayer e Cindric; un ottimo Austin Dillon (così come il fratello e Moffitt) è 11° dopo essere stati chiamato all’ultimo secondo, Allmendinger 13° dopo i guai finali, Herbst 19° dopo un’altra corsa difficile, Annett e Brown invece si bruciano il prezioso tesoretto di punti per i playoff.

In victory lane, insieme agli ormai consueti fischi, Kyle Busch capisce che non è stata la sua vittoria più bella e che probabilmente è stato lui a farla perdere ad Hemric, tuttavia la domanda finale è quella di inizio gara: “È stata davvero la tua ultima gara in Xfinity Series?” e Rowdy risponde in sintesi: “Mai dire mai, però sì è stata davvero l’ultima.”

Si chiude così un’era iniziata con la prima gara a Charlotte nel maggio del 2003 seguita poi dal primo successo sempre a Charlotte nel 2004. I numeri sono impressionanti: 362 gare nel corso di 19 stagioni, 102 i successi (28.2%), 225 le top5 (62.2%), 263 le top10 (72.7%), appena 29 ritiri, 7.6 il piazzamento medio in griglia e 8.9 quello al traguardo, 20088 i giri in testa sui 64725 percorsi, dunque poco più del 31%.

Chissà se sarà davvero un addio quello di Kyle Busch alla Xfinity Series, rimangono ancora Cup e Truck dunque le 222 vittorie in Nascar sono destinate ad aumentare, oppure solo un arrivederci ad un programma sporadico, al desiderio di colmare le piccole lacune rimaste nel palmarés (delle piste ancora attive nella categoria cadetta infatti non ha mai vinto a Martinsville, anche perché ci ha corso solo una volta nel 2006). Qualunque sia la decisione finale di Rowdy, questa gara di Atlanta rimarrà nella storia come la fine di un’era, un’era che ha visto troppi fischi e troppi pochi applausi nei suoi confronti.

Nascar Kyle Busch Xfinity Atlanta 2021

I risultati odierni

La classifica della “Credit Karma Money 250”

La classifica generale

Così in campionato a 8 gare dai playoff

I prossimi appuntamenti

Stasera (ore 21:30, diretta SI Motori e Nascar Trackpass) sempre ad Atlanta ci sarà la gara della Cup Series. La Xfinity invece tornerà sabato prossimo in New Hampshire, ultima tappa prima della pausa estiva.


Immagine: media.nascar.com

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