NASCAR | Kurt Busch batte il fratello Kyle ad Atlanta!

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Duelli incredibile tra i fratelli nell’ultima stage. Kurt Busch scavalca il fratello, dopo l’undercut di Rowdy all’ultima sosta, grazie alla complicità del compagno di squadra Chastain


Il successo – meritato – di Kurt Busch ad Atlanta chiude una settimana di Nascar che ha visto diverse polemiche affacciarsi sul futuro. Polemiche sulla Next Gen, polemiche sul futuro della pista stessa di Atlanta e polemiche sui giochi di squadra in gara. La tensione era notevole in Georgia e si spera che tutto si appiani in fretta, perché i segnali che sono venuti da più parti, parlando delle prime due questioni, sono preoccupanti, anche se è inutile fasciarsi la testa prima del dovuto.

La gara

La settimana delle polemiche inizia presto e nasce da un tweet allarmante sulla vettura Next Gen che in queste settimane sta svolgendo dei crash test. Le voci che arrivano sul fallimento di queste prove sono sempre più incontrollate (al livello di Zoff che segna su calcio d’angolo nel film di Fantozzi), al punto che la Nascar deve pubblicare una nota ufficiale per smentire i gufi che avevano fatto sembrare la Next Gen una vettura pericolosa che aveva messo in pericolo i piloti nei test già disputati.

Poi ad arrivare è la notizia del rifacimento della pista di Atlanta. Che la riasfaltatura della pista della Georgia fosse inevitabile era chiaro a tutti, infatti il conglomerato bituminoso era lo stesso dal 1997, quando il layout dell’ovale fu modificato, anche allora fra le polemiche, ma nessuno si aspettava una modifica sostanziale, con l’innalzamento del banking da 24° a 28° e soprattutto il restringimento della carreggiata.

La notizia viene presa male subito dalla maggioranza dei piloti, ma a farli innervosire ancora di più è il fatto che i capi di SMI dicano chiaramente che nel prendere una decisione del genere è stata presa senza consultare i piloti perché “non sanno quello che vogliono”. Ovviamente i diretti interessati reagiscono a questo e poi, quando si fa notare loro che il rifacimento punta ad aumentare ancora di più il pack racing sulla base delle simulazioni della Next Gen, allora il risentimento è generale.

Questi fatti, insieme a quanto successo alla Next Gen, danno quasi l’idea che una presa di posizione comune – quasi come a livello “sindacale” – sia molto vicina, e invece tutto si sfalda, sia perché si scopre che almeno un pilota era stato marginalmente consultato (di sicuro Kurt Busch – un segnale? – ma è l’unico nella top20), sia per le dichiarazioni di Chase Elliott, in quale in sintesi dice che malgrado sia il campione in carica non vuole diventare una voce autorevole sui temi importanti in gruppo.


Tornando ai temi legati alla gara, l’algoritmo mette in pole position il vincitore di Road America ed idolo di casa Chase Elliott davanti al quartetto del Joe Gibbs Racing composto nell’ordine da Kyle Busch, Denny Hamlin, Christopher Bell e Martin Truex Jr., anche se quest’ultimo è costretto a partire dal fondo a causa dei controlli tecnici falliti due volte (problemi al retrotreno).

Gli occhi di tutti sono al cielo e alla classifica. È una calda giornata d’estate ma non bollente (circa 30 °C), inoltre c’è il 50% di probabilità di pioggia legata ai temporali pomeridiani; a circa due ore dalla partenza cade qualche goccia ma la pista nemmeno si bagna, poi durante la corsa le nubi più pericolose o evitano Atlanta, o si dissipano in tempo lasciando qualche brivido solo a metà corsa.

La classifica invece appare sempre più spaccata fra 16° e 17° posto e la sensazione generale è che questa potrebbe essere la gara decisiva per i playoff. È anche la prima tappa in calendario, escluso il double-header di Pocono, su cui si fa ritorno nel 2021 e in primavera vinse Blaney dopo che Larson bruciò le gomme sull’asfalto rugoso nel finale.

Alla bandiera verde, esattamente secondo le previsioni, Kyle Busch dall’esterno scatta male ed Elliott rimane agilmente in testa mentre Rowdy riesce a mantenere la piazza d’onore. Che non sia la giornata buona per Chase lo si capisce fin dai primi giri, infatti Kyle Busch lo riprende subito e poi inizia a puntarlo. Dietro di loro è combattivo fin da subito Tyler Reddick, il quale prova a portarsi in terza posizione ma poi viene rimbalzato dall’aerodinamica. Chi invece ha una partenza da dimenticare è Harvick che, scattato 21°, precipita 27° e fatica tantissimo a recuperare posizioni.

Mentre nella top10 continuano le lotte di scia e aerodinamica (ad esempio Larson dopo un quasi 4-wide con Reddick, DiBenedetto e Logano scivola in dietro, poi risale), davanti Kyle Busch passa all’attacco, Elliott prova a difendersi sulla traiettoria interna, ma Rowdy arriva di slancio in uscita di curva2 e, al terzo tentativo al giro 13, passa al comando. Alle loro spalle, ma già staccati di almeno 2″, ci sono Hamlin, Reddick e Kurt Busch che ha appena superato Bell.

I problemi di Chase – sovrasterzo per lui – proseguono e si brucia in 10 tornate il margine che aveva su Hamlin, il quale lo sorpassa quando la competition caution del giro 25 è distante ormai pochi secondi. Al break, dunque, Kyle Busch è in testa su Hamlin, Elliott, Reddick, Kurt Busch, Larson, Bell, Logano (che sta usando l’assetto della primavera di Blaney), DiBenedetto e Bowman; Truex dal fondo è risalito fino al 18° posto, Harvick invece è 20°.

Visto il degrado delle gomme (il passo gara si è già alzato di 2″ da 31″ a 33″ per i leader) tutti vanno ai box: Elliott arriva lungo nello stallo e perde tantissimo tempo, al punto che scivola al 18° posto, invece la pit crew di Hamlin è ancora in forma incredibile e Denny esce dalla pit lane al comando davanti a Kyle Busch, Reddick, Larson e Logano; sosta lenta anche per Kurt Busch che scivola all’11° posto.

Si riparte e, mentre davanti Kyle Busch scatta bene e riesce dall’esterno a mettere il muso davanti ad Hamlin, dietro arriva il primo e unico incidente di giornata: Cody Ware decide incredibilmente di andare 4-wide in curva2, perde il controllo e travolge gli incolpevoli Alfredo, che si salva in maniera incredibile, Stenhouse (ritiro dopo aver perso una settantina di giri nel garage) e Suárez (muso e retrotreno danneggiati, 17 giri persi al traguardo).

Qualcuno in coda (Jones, McDowell e Wallace) va ai box a fare un’ulteriore sosta per modifiche d’assetto e dunque si riparte ai -45 nella prima stage, come detto, con Kyle Busch che ha ripreso il controllo della gara. Hamlin alla ripartenza dall’esterno deve difendersi da un Logano che, come spesso accade, poi sul long run cede terreno e così in terza posizione si riporta Reddick, mentre Kurt Busch con un 3-wide recupera le posizioni perse alla sosta. Il pilota del Team Ganassi a metà stage poi sorpassa anche Tyler ed è lui ad inseguire la coppia JGR.

Hamlin tuttavia non ne ha e così al giro 42 in prima e seconda posizione ci sono i fratelli Busch, con Kyle davanti a Kurt: il leitmotiv della serata è già davanti agli occhi di tutti e mancano ancora 218 giri alla fine, gran parte delle 400 miglia in programma. In molti intanto hanno problemi: la centralina unica McLaren ha difficoltà di cronometraggio e dunque i piloti non hanno riferimenti cronometrici sul cruscotto (i propri, gli unici ammessi da qualche anno) e dunque si ritorna ai vecchi tempi; il resto sono solo problemi di assetto e si varia dal sottosterzo di Larson (ottavo) alla mancanza di grip all’anteriore di Truex.

Chi si fa notare dopo i primi giri in cui era stato nascosto è Bowman, fino a questo momento il migliore del Team Hendrick, il quale prima entra nella top5 (era partito 17°), poi scavalca Reddick e infine inizia un bel duello con Hamlin, con la #48 che prima sorpassa la #11 prima di cedere nei giri finali, tuttavia in tutto questo il distacco dalla coppia in testa aumenta sempre di più. Nelle ultime fasi Kurt Busch quasi raggiunge Kyle, il quale si appresta ai doppiaggi: la #18 gira alta appunto per evitare il disturbo delle vetture più lente, la #1 gira bassa per evitare il leader ma così si trova i doppiati sulla strada.

È stallo e dunque non arriva nemmeno un attacco: Kyle Busch vince la prima stage davanti a Kurt Busch (che alza il piede nel finale per i timori del consumo dell’anteriore destra che ha mandato Newman ai box, +1.6″), Hamlin (+9.0″), Bowman (+9.8″), Reddick (+11.2″), Larson (+13.4″), Logano (+13.5″), Byron (+15.0″), ed i rimontanti Truex (+15.3″) e Harvick (+16.2″); Keselowski è 11° dopo essere andato in crisi in seguito al sorpasso subito da Byron a causa del doppiato Ware, Elliott si perde nel traffico ed è solo 19°.

La gara svolta al successivo cambio gomme: la sosta di Kyle è leggermente lenta e Kurt Busch passa in testa seguita dagli ormai soliti Hamlin, Bowman e Reddick; ancora problemi per Elliott che tocca un meccanico di Custer il quale per fortuna non riporta conseguenze fisiche. In pit lane c’è anche un contatto fra Truex ed Harvick, i due sono costretti ad una sosta supplementare per riparare le ammaccature e così perdono di nuovo tutte le posizioni recuperate in precedenza.

Alla ripartenza Kurt Busch scatta bene mentre Kyle, grazie alla spinta di Hamlin, riesce a tenersi dietro Reddick. Tyler però reagisce e sullo slancio riesce a portarsi in seconda posizione per un qualche giro. In scia la #18 non va come a pista libera e quindi Kyle soffre, dovendo far passare persino Bowman sul quale c’è tanta attenzione dopo quanto dimostrato nella prima stage. Alex, infatti, si migliora e col sorpasso su Reddick è secondo, tuttavia Kurt Busch ha già accumulato 2″ di margine.

Si avvicina metà stage e il consueto giro di soste, tuttavia si sta avvicinando anche una debole pioggia data ormai a cinque miglia dalla pista. Il momento è critico perché se metà stage è al giro 120, metà gara (il limite dopo il quale la corsa diventa ufficiale) è invece al giro 130 e dunque qualche pilota potrebbe osare e andare lungo scommettendo sul maltempo. Il radar però non è dalla loro parte e tutti sono consci che la gara è destinata ad andare avanti.

Il primo ad andare ai box al giro 105 è Logano, ma è per una ruota mal fissata e la sua gara deraglia; concluderà 19° dopo essere stato fino a quel momento attorno alle decima posizione. Davanti nel frattempo Kyle Busch si è ripreso ed è tornato in seconda posizione, sempre a circa 2″ dal fratello Kurt. Ed è proprio lo spotter di Rowdy a segnalare le prime leggere gocce di pioggia in curva1, poi è la volta dello stesso Kurt Busch dall’abitacolo.

La pioggia però non fa paura ed inizia il normale giro di soste: esattamente a metà stage è la volta di Kyle, alla tornata successiva quella di Kurt, il quale rimane leader virtuale della gara. Gli unici audaci che vanno lunghi sono Custer, Almirola e Preece; Cole va ai box dopo poco tempo e dunque Aric e Ryan hanno davanti a loro sette giri che li separano dalla speranza di un diluvio universale che tutti sanno non arriverà.

Mentre Kurt Busch comincia a girare con gomme fresche 2″ più veloce dei leader, Almirola inizia una prevedibile conversazione animata via radio sostenendo che la pioggia sta aumentando e che quindi serve la caution. Aric tuttavia farebbe bene a pensare prima alla pista che al cielo, infatti al fatidico giro 130 è lui al comando, ma subito dopo in curva4 va larghissimo e Preece zitto zitto lo infila sul traguardo al giro 131 per 0.031″. Il problema per entrambi è che Kurt Busch è a 0.212″ avendo colmato il ritardo e così la leadership della #37 dura appena mezzo giro fino in curva2.

Che la filippica di Almirola via radio sia quasi delirante (o disperata) lo dimostra il fatto che Aric invochi ancora la pioggia quando ormai è scivolato in quinta posizione anche dietro a Kyle Busch, Bowman (che dopo la sosta per un attimo era stato davanti alla #18) e Reddick, il tutto mentre Preece diligentemente va ai box per la sua sosta. Alla fine anche la #10 completa i passaggi in pit lane; Almirola chiuderà la gara 23°, Preece 25° entrambi a due giri.

Gli ultimi giri della stage non vedono particolari emozioni ed il momento più simbolico è il sorpasso di Keselowski su Byron (stavolta è lui ad andare in crisi di sottosterzo) ai -12, fatto che fa ritornare il sole sia sulla gara di Brad, sia fisicamente sulla pista dopo la fine delle precipitazioni. Davanti la #1 allunga e alla fine deve solo gestire il vantaggio. Kurt Busch vince la seconda stage davanti al fratello Kyle (problemi con lo splitter, +1.9″ ma ai -5 erano ancora oltre 4″), Bowman (+4.1″), Larson (+6.0″), Hamlin (+7.3″), Reddick (+7.8″), Blaney (+14.4″), Keselowski (+15.7″), Austin Dillon (+17.0″) e Truex (+18.3″); Harvick è 11°, Byron 12°, Elliott 15°, Logano 21° e ultimo a pieni giri dopo essere stato graziato dal leader.

Il giro di soste cambia poco (Kurt Busch davanti a Kyle, Bowman, Larson e Reddick, Hamlin perde la sesta posizione per una penalità per eccesso di velocità), tuttavia la situazione provvisoria rischia di diventare definitiva, infatti sul rettilineo di partenza nell’asfalto che come detto ha ormai 24 anni si è creata una piccola voragine ad appena 24 ore dalla sua demolizione. La bandiera rossa è obbligatoria; per fortuna gli addetti sono preparati ad una eventualità del genere e dopo una bandiera rossa di circa 20′ la toppa è riparata e non darà problemi fino al traguardo.

Si riparte con 90 giri da disputare e, come in precedenza, sullo short run Kyle Busch non è veloce, così dietro a Kurt si piazza momentaneamente Bowman, poi però Rowdy reagisce, si lancia dall’esterno in curva2, incrocia la traiettoria ed in curva3 può rimettersi in caccia del fratello. E da qui per gli ultimi 85 giri le altre 35 vetture in gara è come se sparissero, rimangono solo Kurt e Kyle.

Kurt Busch in testa guadagna sì, ma non come in precedenza, infatti il vantaggio massimo su Kyle è di poco superiore a 1.5″, poi la #18 inizia a recuperare anche perché la #1 è diventata sottosterzante. Ai -60 il minore dei fratelli si avvicina decisamente, al punto che può tentare anche un attacco di slancio che non va a buon fine. Poi la questione aerodinamica del pacchetto ad alto carico torna preponderante, Kyle non riesce ad avvicinarsi quanto vorrebbe a Kurt e l’umore di Rowdy torna a peggiorare.

Alla #18 rimane all’apparenza solo un’ultima carta: il pit stop finale e che tutti gli indizi fanno sembrare che sarà sotto green (di incidenti e pure di forature non c’è nemmeno l’ombra). Kyle Busch sfrutta l’unica carta che ha disposizione ed è l’undercut, Rowdy si ferma ai -49, Kurt appena un giro più tardi, ma tanto basta per lo scambio delle posizioni. Per quanto riguarda gli altri l’unica sorpresa è la penalità di Larson (anch’egli speeding in pit lane) e dunque Kyle butta una top5 quasi certa e, dopo Pocono e Road America, manca ancora una volta il sorpasso ad Hamlin in campionato.

Kurt Busch sul momento alza bandiera bianca, la sua vettura è ancora sottosterzante e nei primissimi giri accusa un ritardo dal fratello Kyle di 1.2″, poi però reagisce e decide di non mollare. Fra i -40 ed i -30 il divario fra i due oscilla sempre fra 0.5″ e 1″; dietro di loro, nel frattempo, Truex ha raggiunto (e poco prima dei -20 passerà) Bowman per la terza posizione, ma i due sono a oltre 6″ dalla vetta.

Se Kyle si è giocato l’ultima carta alla sosta, Kurt Busch ne ha ancora una nel taschino ed è il traffico: i due infatti stanno raggiugendo doppiati sempre più di livello e fra di quasi c’è il 21° classificato Ross Chastain, ovvero il compagno di squadra di Kurt Busch. Quello che va in scena si potrebbe definire gioco di squadra, un termine che è quasi una bestemmia negli sport americani, però il pacchetto ad alto carico aerodinamico è anche questo.

La radio è bollente fra piloti, crew chief e spotter. Chastain chiede quale sia la corsia preferita da Kurt, gli viene riferito che è quella interna, dunque Ross si piazza all’esterno, proprio là dove invece si trova meglio Kyle. Mancano 25 giri alla fine ed il duello si accende, infatti Rowdy si trova davanti Chastain che rallenta visibilmente permettendo a Kurt di raggiungere Kyle e lanciare il suo attacco all’interno. I due viaggiano affiancati per circa un giro e, dopo un leggero contatto (il secondo di giornata dopo uno alla ripartenza), Kurt Busch completa il sorpasso.

Kyle Busch via radio è comprensibilmente arrabbiato per la situazione e si trova senza più carte da giocare, infatti non ci saranno né caution, né compagni di squadra che possano venire in suo aiuto, perché il paradosso è che nel suo team “vanno troppo forti” dato che Truex è terzo, Bell ottavo ed Hamlin 13° ed in rimonta dopo la penalità. Un leggero contatto col muro è il segnale e quindi Rowdy si deve arrendere, non senza aver detto nell’intervista post gara “Si è capito che tipo di pilota sia Chastain.”

Kurt Busch vince così la sua ormai tradizionale gara stagionale (sono sei anni che vince una corsa all’anno) ed è incredibile pensare che gli ultimi 12 successi del campione del 2004 – proprio dopo il successo ad Atlanta nel 2010 – sono arrivati in 12 piste diverse. Dopo l’addio di Chip che arriverà a fine stagione questa potrebbe essere stata anche l’ultima vittoria del Team Ganassi in Nascar, ma per questo discorso è meglio aspettare Phoenix.

Kurt Busch chiude con 1.2″ su Kyle Busch, 2.3″ su Truex (ottima la rimonta finale di Martin), 9.0″ su Bowman, 13.9″ su Blaney, 14.9″ su Reddick, 17.0″ su Elliott, 20.0″ su Bell, 23.0″ su DiBenedetto e 24.3″ su Keselowski; solo in 18 a pieni giri date le lunghe green e i restanti piloti sono Harvick, Austin Dillon, Hamlin, Wallace, Briscoe, Buescher, Custer e Larson che, negli ultimi giri, insieme a Logano (19°) non hanno ostacolato la corsa dei leader, uno spento Byron è 20° davanti a Chastain.

Come si pensava ad inizio gara, Atlanta è stata potenzialmente decisiva per i playoff, infatti l’inizio di estate a livelli altissimi di Kurt Busch non solo lo aveva riportato nella top16, seppur al 16° posto, ma ora lo qualifica direttamente per i playoff ed i giochi per gli ultimi quattro posti sembrano chiusi in attesa del gran finale di Daytona, infatti Hamlin è addirittura a +369 sul taglio (intanto approfitta dei guai di Larson per mantenere 10 punti di margine su Kyle in vetta alla generale), Harvick a +159, Austin Dillon a +104 e Reddick a +96 su Buescher dopo che in gara virtualmente il margine era stato spesso in tripla cifra anche per lui.

Ed ora arriva un’ultima settimana prima delle vacanze. Non è chiaro se ci saranno ancora polemiche derivanti da tutto quanto successo ad Atlanta oppure se l’aragosta del New Hampshire calmerà gli animi generali.

I risultati odierni

La classifica della “Quaker State 400”

La classifica generale

Così in campionato a 5 gare dai playoff

Le altre categorie

Xfinity Series: Kyle Busch saluta ad Atlanta con la 102ª vittoria in carriera

Truck Series: Austin Hill sopravvive agli incidenti di Knoxville

I prossimi appuntamenti

Il prossimo weekend la Nascar va in New Hampshire con Xfinity (sabato) e Cup Series (domenica) prima di andare in vacanza per due settimane a causa della concomitanza con le Olimpiadi. In ferie ci sono già i Truck che torneranno insieme alle altre due categorie ad inizio agosto al Watkins Glen.


Immagine: media.nascar.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 28 anni fa, sono un laureato in ingegneria civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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