NASCAR | Keselowski si prende Talladega per la sesta volta!

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A Keselowski basta solo un giro in testa per portarsi a casa la gara, ma è l’ultimo e dunque quello decisivo. Solita gara molto nervosa, ma – malgrado il flip di Logano – è mancato il big one


Parafrasando una famosa frase di Gary Lineker, si potrebbe dire: “Talladega è un circuito semplice, 40 piloti si rincorrono per 500 miglia e alla fine vince Keselowski.” Però qui nulla è semplice e la gara di ieri lo dimostra ancora una volta, ogni decisione ha le sue conseguenze e spesso il tuo destino non è nemmeno nelle tue mani, bensì 10 o 20 metri più avanti mentre viaggi a 200 mi/h. E ancora una volta a non sbagliare nulla, e a trovarsi al posto giusto al momento giusto, è stato Brad Keselowski, vincitore per la sesta volta in Alabama.

La gara

Dopo la pioggia del sabato, su Talladega alla domenica splende il sole ed il pubblico è numeroso, anche nell’infield. La giornata è di quelle campali per moltissimi piloti, la situazione nei playoff, che vede già otto piloti diversi con almeno un successo, mette qualcuno all’angolo obbligandolo a vincere qui per non essere costretto a farlo all’ultima chance di Daytona in chiusura di regular season. Dunque, il pronostico è apertissimo, tuttavia i favoriti sono sempre i soliti, ovvero Hamlin, Logano, Keselowski, Blaney, Elliott e Stenhouse con tutti gli altri fra gli outsider.

Quella di Talladega è anche una giornata storica dal punto statistico, infatti per Kevin Harvick è la 1198esima gara nelle categorie nazionali della Nascar (ovvero, Cup, Xfinity e Truck) e con questa diventa il nuovo leader all-time sorpassando Joe Nemechek, fermo a quota 1197 dall’inverno. E se si pensa che quel ragazzino di Bakersfield che 25 anni e mezzo debuttò nei Truck sull’ovale di casa ora ha 45 primavere ed un contratto fino al 2023, allora questo record potrebbe durare a lungo, a meno che Kyle Busch (ieri a quota 1095) si voglia prendere pure questo.

L’algoritmo riporta tutti a Richmond e dunque in pole c’è Hamlin davanti a Logano, tuttavia un piccolo terremoto scuote la griglia: tutte le Toyota tranne quella di Kyle Busch (dunque Hamlin, Truex, Bell, Wallace e il debuttante Harrison Burton, il primo pilota nato dopo il 1/1/2000 a debuttare in Cup Series) vengono retrocesse in fondo al gruppo per una modifica non autorizzata al cosiddetto A-pillar, ovvero il montante che sta davanti al pilota. Di più al riguardo non si sa, però non si pensa ci saranno penalità ulteriori in settimana.

Al via Logano dunque eredita il ruolo di auto in controllo, pur restando all’esterno, mentre Bowman non può non essere felice di questo regalo di compleanno e dal quinto posto in griglia, avendo i penalizzati Hamlin e Truex davanti, eredita la prima fila. Alla bandiera verde Logano guida per mezzo giro, poi però Byron – che gli è dietro – lo infila e guida il primo giro.

Il primo colpo di scena arriva subito: Larson riporta subito che la temperatura del motore è schizzata a 170 °C, poi addirittura a 180 e dopo due giri è già ai box, poi tenta di fare un altro giro, ma torna in pit lane mestamente in fumo e la sua gara è finita dopo appena otto miglia. La causa è beffarda: un meccanico ha dimenticato nel vano motore una protezione per il radiatore usata nel trasporto della vettura sul circuito e ovviamente il danno è stato enorme. La beffa per Larson è doppia se si pensa che ha dovuto rinunciare anche alla gara delle World of Outlaws sullo sterrato di Bristol, originariamente prevista per sabato, ma rinviata di 24h per la pioggia.

Nel frattempo in testa Logano ha trovato Keselowski ed i due tornano al comando, così come lo erano all’ultimo giro di Daytona. Le Ford formano già un trenino all’esterno e dietro alla coppia Penske ci sono Almirola, Harvick, Briscoe, Custer e Buescher. La corsia interna ci mette un paio di giri ad organizzarsi, però quando lo fa recupera terreno e dunque i leader devono coprire questa rimonta guidata prima da Elliott e poi da Preece che apre un 3-wide.

Il primo vero rimescolamento è al giro 12 e porta al comando Wallace, il quale così ha recuperato dal fondo della griglia fino alla prima posizione; a seguirlo sono Harvick e Chastain. A lanciare il successivo attacco è Keselowski, Kevin è costretto a bloccare questo tentativo ed Harvick viene sospinto in testa ad una gara per la prima volta dalla Daytona500.

Mentre le Chevy stanno un pochino coperte, i giri che portano alla competition caution del giro 25 sono una lotta fra Ford e Toyota con 2- e 3-wide mai troppo definiti del tutto. Alla fine a passare al comando al primo break è Kyle Busch davanti ad Hamlin, Logano, Bell, Truex, McDowell, Wallace (con Denny ancora una volta poco felice della sua gestione della gara), Harvick, Elliott e Buescher.

Il primo giro di soste è già frenetico: Harrison Burton esce con la tanica attaccata al bocchettone e si prende una penalità come Truex e Preece, Wallace e Reddick rischiano dei contatti, Chastain deve cambiare il trasponder, Elliott si deve fermare due volte, Logano ha un pit lento e infine Hamlin passa al comando. Alla ripartenza dei -29 il gioco di squadra in prima fila fra la #11 e la #18 riesce ed Hamlin rimane al comando.

I giri successivi vedono continui rimescolamenti e attacchi, 2- e 3-wide, tuttavia Hamlin riesce sempre a mantenere il controllo della situazione e l’unico rischio che corre è nel bloccare all’ultimo Keselowski all’esterno ai -26 mentre dietro ha il gruppo compatto. Almirola, invece, decide di sfilarsi e andare in coda perché ha una vibrazione che dal retrotreno (non si capisce se dalle gomme o dalla trasmissione) coinvolge tutta la vettura e dunque preferisce non rischiare.

La prima vera caution arriva al giro 40 (dunque a -20 dal traguardo intermedio) ed è per Joey Gase, il quale fora e finisce in testacoda; per lui è la seconda gara difficile del weekend in cui voleva onorare anche con una livrea speciale il compianto Davey Allison. Il gruppo si divide fra pista e pit lane, ma i leader non si fermano e quindi Hamlin rimane in prima posizione, anche se Kyle Busch storce il naso perché Denny sceglie la corsia esterna non mettendosi davanti a lui per formare un tandem JGR.

Si riparte ai -17, l’interno con Hamlin spinto da Blaney prevale e riparte la lotta fra Toyota e Ford. Alla fine queste ultime riescono ad organizzarsi ed è proprio Blaney a prendere la prima posizione su Logano, Custer, DiBenedetto ed Harvick. Mancano 10 giri alla fine della stage e la lotta per i punti, già tesa nei giri precedenti, ora lo diventa ancora di più. Le Toyota riattaccano con Hamlin e DiBenedetto per bloccarli viene mandato in testa alla corsa. Matt non riesce a coprire tutte e tre le corsie e per un paio di giri a portarsi davanti è Preece, poi la #21 ritrova il treno buono e ai -3 è di nuovo primo. Infine, all’ultimo giro, il primo grosso incidente.

Dopo un grosso rischio fra Hamlin e Kyle Busch, sul rettilineo opposto le spinte sono sempre più prolungate lungo il muro. Stenhouse spinge Hamlin, il quale a sua volta è incollato a Logano, poi c’è Blaney che infine segue DiBenedetto il quale più veloce di così non può andare. Ricky fa deragliare Denny che, nel movimento fuori dalla corsia con la #17 sempre che spinge, finisce contro la vettura di Logano. La #22 si intraversa e in curva3, forse anche per una ulteriore toccatina di Stenhouse o le diverse pendenze fra pista ed apron, inizia a volare e atterra sul tetto.

A venire coinvolti sono anche Wallace, che col tetto – per fortuna non dai lati dei piloti – tocca Logano appena riatterrato, e Keselowski che, pur essendo in coda, viene toccato da dietro da Briscoe ma non riporta grossi danni. A vincere sotto caution la stage è DiBenedetto davanti a Blaney, Elliott, Hamlin, Byron, Buescher, Bowman, McDowell, Harvick e Bell. Logano per fortuna sta bene però l’umore non è buono e alle telecamere della Fox dichiara questo:

“Non so esattamente cosa pensare. Tutto questo è un risultato di questo modo di guidare. Sono orgoglioso di guidare una vettura che è sicura e in grado di resistere ad un incidente così. Sono felice di essere ancora vivo. Penso però che dovremmo fermarci qui, questo è pericoloso. Ho colpito il rollbar con il casco. Questo non va bene, ero ad un contatto da un incidente come quello di Newman. Con questi spoiler si creano dinamiche del genere, con grandi scie e spinte. Non è colpa di nessuno, Denny e Ricky stavano solo cercando di dare il massimo. Dobbiamo cambiare qualcosa, qualcuno si è fatto già male, ma continuiamo così… […]”

L’analisi di Joey è corretta, con questo pacchetto aerodinamico e con punti in palio alla fine della stage, tutto questo è inevitabile e incidenti del genere negli ultimi anni ci sono stati e ci saranno ancora. Qualcosa deve cambiare, ma: 1) ormai è troppo tardi, questa vettura correrà soltanto altri due superspeedway prima della NextGen; 2) capire cosa cambiare è difficile anche per la Nascar, che ha aumentato la downforce per evitare che le vetture volino come negli anni ’90, anche se in qualche circostanza sfortunata, come questa, succede ancora; 3) il discorso di Logano appare un po’ fuori luogo, dato che è arrivato solo dopo la seconda volta di fila che si è trovato dall’altra parte della barricata.

Tornando alla gara. il giro di soste manda Elliott al comando mentre Blaney ed Almirola, quest’ultimo per cercare di capire e sistemare la vibrazione, hanno delle soste lente. Si riparte e DiBenedetto spinge subito Denny davanti a Chase spedendolo di nuovo al comando, poi a sua volta trova un altro treno buono (guidato da Byron) e torna lui primo. Il rimescolamento tuttavia è continuo, anche perché senza Logano si è perso un punto di riferimento importante per il plotone. Dopo una transizione con Byron primo, tuttavia è di nuovo Hamlin il leader a guidare la fila indiana che alla fine si è formata.

Ben presto arriva il canonico giro di soste di metà stage e parte della corsa si decide in questo momento: le prime ai box sono le Chevy (Suárez e Chastain si prendono una penalità per eccesso di velocità), tuttavia non tutto va a buon fine, dato che lo squadrone si spezza in tre gruppi, uno da sette con Preece, Byron, Kurt Busch, Bowman, Austin Dillon, Jones e LaJoie, uno da quattro a 2″ con Reddick, Stenhouse, Grala ed Haley ed infine Elliott, vittima di una sosta disastrosa, solo a 5″ dalla coda del gruppo.

Toyota e Ford nel frattempo proseguono, tuttavia la loro velocità è minore di quella delle Chevy appena uscite dai box, anche perché trovano Elliott da doppiare, ma Chase compie un piccolo capolavoro, riuscendo a riaffiancarle e a lavorare di side draft per rallentare tutti, e quindi dopo qualche giro devono arrendersi e andare in pit lane senza insistere nel mettere le Chevy all’angolo strategicamente.

Le prime sono le Ford e a pagare dazio con i commissari stavolta sono Harvick e Buescher, poi è il turno delle Toyota e c’è la capitolazione di Hamlin che, nell’ordine, non riesce a frenare bene, si prende una penalità per eccesso di velocità entrando in pit lane, arriva lungo nello stallo (evidentemente i freni non sono ottimi), poi per scontare la penalità se ne prende un’altra per lo stesso motivo.

Al completamento del giro di soste, Preece passa al comando, tuttavia il vantaggio sul gruppo Ford è minore del previsto e dunque DiBenedetto con Keselowski riprende i leader e tenta il sorpasso di slancio, tuttavia Preece resiste con Byron e Kurt Busch e guida al giro 100 di 188, dunque a 20 dalla fine della stage. Il doppiaggio di Chastain e Suárez genera scompiglio e ad approfittarne è Byron, mentre Kurt Busch inizia a fumare. Già nella prima stage aveva risolto un problema alla sospensione, ma evidentemente la riparazione non è stata risolutiva. All’arrivo in pit lane la #1 ha praticamente una ruota a fuoco, tuttavia riuscirà a concludere la corsa seppur staccata.

La caution chiamata dai commissari appunto per Kurt Busch, che perde anche olio probabilmente per un tubo che è stato tranciato dalla sospensione rotta, permette a tutti di raggrupparsi di nuovo e il plotone è ancora nutrito, dato che dopo il lucky dog preso dal suo compagno di squadra Chastain ci sono 30 auto a pieni giri con Suárez, Hamlin ed Haley invece doppiati. Metà gruppo va ai box, tuttavia i leader restano in pista e Byron guida la ripartenza ai -11.

Byron sceglie l’esterno con Preece, tuttavia all’interno Keselowski spinge bene DiBenedetto rimandandolo ancora una volta al comando. La lotta fra William e Matt dura per un paio di giri, poi DiBenedetto sbaglia la chiusura su Kyle Busch in curva4, i due rischiano grosso e devono alzare il piede. Ad approfittarne è così Wallace che, malgrado il tetto ammaccato, torna primo anche con l’aiuto di Hamlin che cerca il lucky dog; anche Kurt Busch è tornato in gara e cerca di dare una mano ad un buon Chastain.

Wallace per gli ultimi giri si deve destreggiare fra le varie corsie che dovrebbero comporre un gruppo disordinato e che vede protagonisti Hamlin, Keselowski, McDowell, Blaney. La sensazione che tutto sia precario è grande, e in effetti arriva l’incidente, stavolta sul trioval a poche centinaia di metri dall’inizio dell’ultimo giro. In uscita di curva4 Hamlin blocca all’ultimo istante utile Truex e forse la frittata è già compiuta con questo, ma a dare il colpo di grazia è l’ulteriore blocco di Keselowski allo stesso Hamlin ed il tamponamento a catena, oltre a Denny e Martin, coinvolge anche Elliott, Byron e Bowman, unico ritirato.

Wallace vince così sotto caution la seconda stage davanti a Keselowski, McDowell, Kyle Busch, Preece, Blaney, Buescher, Stenhouse, Bell ed Harrison Burton. Il gruppo, malgrado gli incidenti, è ancora nutrito e molte auto sono ancora intatte in vista dell’ultimo terzo di gara. Il giro di soste mette Blaney in testa davanti Almirola (per lui solo pieno), Wallace e McDowell mentre i ritardatari prendono la wave around e dunque a pieni giri ci sono addirittura 34 vetture; Hamlin per le riparazioni, invece, dal sogno del lucky dog scivola invece a -2.

La bandiera verde viene sventolata ai -62 e Blaney rimane al comando grazie all’aiuto di Wallace; le Ford riescono incredibilmente a trovarsi subito all’esterno e dunque per Ryan c’è solo da spostarsi a destra e iniziare a fare la locomotiva alla fila indiana che aspetta l’ultimo teorico giro di soste. A seguire la #12 sono Almirola, McDowell, Keselowski, Buescher e DiBenedetto, poi il mix di Chevy e Toyota.

La consueta sfortuna nel finale sembra arrivare su Blaney, tuttavia sarà invece il contrario: un grosso pezzo di carta, probabilmente la pellicola che protegge il nastro adesivo per le riparazioni, dalla pit lane arriva in pista, Blaney lo prende e questo copre la griglia del radiatore. Per sua fortuna le temperature non salgono subito ed il muretto ha un paio di giri per gestire il piano di salvataggio. Per sua fortuna il compagno di marca Almirola collabora ed i due si scambiano le posizioni, il detrito vola via e la gara di Ryan è salva.

Aric però non è felice (malgrado siano i suoi primi giri in testa in tutto il 2021, Duel escluso), non dello scambio di posizioni in sé, bensì del fatto che così deve fare da locomotiva a tutto il gruppo, dovendo andare a tavoletta e bruciare molto più carburante, rischiando di far saltare la sua strategia mentre gli altri dietro possono usare anche solo il 50% del gas. Il passo di Almirola è così 1″ più alto del solito e la situazione non può durare a lungo, e infatti attorno ai -45 Chastain lancia il primo vero attacco.

La fila guidata da Ross all’interno guadagna terreno velocemente e a seguirlo sono il compagno di squadra doppiato Kurt Busch, Harvick, Newman e Truex. In molti cercano di saltare su questo treno ed in poco tempo si crea anche una terza corsia. Nonostante questo rallentamento generale, Chastain ed i suoi alleati riescono a recuperare tutto il ritardo ed ai -40 la #42 ha il muso davanti a tutti; l’esterno ha perso forza ed il primo ad attaccare Ross è Harvick.

La questione fra i due si risolve in maniera anomala, infatti siamo ai -35 ed inizia l’ultimo giro di soste. Le prime a fermarsi sono le Chevy e si rischia subito, con Alfredo che pare toccare Houff il quale poi travolge Stenhouse; Ricky finisce a muro senza tuttavia troppi danni, riesce a ripartire subito e i commissari non chiamano la caution, e ciò sorprende probabilmente Suárez che dalla coda, vedendo la #47 fuori controllo, decide di abortire la sosta per evitare una penalità, perdendo velocità decisiva perché senza bandiera gialla deve riaccelerare e poi rifermarsi da solo.

Dopo le soste delle Toyota, e le penalità per Houff e Newman, con quest’ultimo che imita Hamlin con la doppia infrazione, ai -29 è il turno delle Ford. All’uscita dai box il gruppo è spezzato in più tronconi: al comando c’è Bell su Chastain, Kyle Busch, Reddick e Jones, a 2″ un gruppo da otto con quasi tutte le Ford (con Keselowski che si è toccato con Briscoe in pit lane), a 5″ altre Chevy e Toyota, a 9″ Blaney, Alfredo e LaJoie, con Ryan che pur di fare il pieno fino all’orlo ha perso però la scia, a 14″ gli altri incluso un ammaccato Elliott.

I leader si sono presi un bel rischio, infatti col rifornimento effettuato al volo non sono sicuri nemmeno di arrivare in fondo (al punto che Bell decide di farsi da parte per non consumare troppo lasciando il comando a Chastain), figurarsi per un eventuale overtime, dunque Blaney, pur perdendo terreno, si sente più sicuro. In pochi minuti i gruppetti si riuniscono e ai -22 si forma un plotone da 18 vetture che ha 16″ sul gruppetto di Blaney. Sullo slancio il primo a lanciare l’attacco è Keselowski, ma Chastain resiste in prima posizione.

Ovviamente questa fusione di tre gruppetti non è lineare, anzi è molto caotica e ad approfittarne è Jones che si porta dietro DiBenedetto, tuttavia l’incidente non arriva qui, bensì dalla coda con Houff che quasi sicuramente fora e finisce a muro sul rettilineo opposto. Questa caution ai -16 permette a tutti di raggrupparsi, Blaney incluso, ma soprattutto regala sicurezza sui consumi ai leader.

La pit lane si riapre e più di qualcuno per sicurezza va a rabboccare, dunque alla ripartenza Jones è ancora al comando su DiBenedetto, Chastain, Truex, Wallace, Kyle Busch, Reddick, Blaney e Grala, Byron cambia due gomme ed è decimo davanti a Keselowski. La bandiera verde sventola a 12 giri dalla fine e a prevalere dopo un giro è DiBenedetto, il quale dall’esterno con la spinta di Truex e Kyle Busch svernicia Erik sul trioval.

La rimonta da segnalare è quella del tandem Blaney-Keselowski, il quale cerca di far saltare in tutti i modi la coppia Truex-Kyle Busch e ci riesce, Rowdy viene superato, Martin invece accusa un problema meccanico ad una sospensione ed è costretto prima a sfilarsi e poi fermarsi ai box con una foratura. Dunque al comando ora DiBenedetto ha Blaney e Keselowski che lo proteggono, poi c’è un’altra Ford, quella di Harvick. I quattro ai -8 addirittura allungano sul gruppo, ma vengono prontamente ripresi.

La situazione si calma, le Ford viaggiano lungo il muro e all’interno a provarci c’è solo un terzetto guidato da Haley, poi però Byron, Jones, Kyle Busch e Chastain decidono di unirsi a lui e la fila di sinistra guadagna terreno. A rovinare tutto – ancora una volta con una decisione discutibile – è Wallace, che da questa corsia che sta guadagnando (Byron ormai è all’altezza di Blaney) decide di attaccare andando 3-wide a quattro giri dalla fine, rallentando però l’inerzia generale. Bubba viene graziato da Truex che il giro successivo, dopo essersi fermato ai box, fora di nuovo e perde la carcassa dello pneumatico in pista.

Si va così all’overtime, solo Kyle Busch e Wallace vanno ai box, e dunque il trenino Penske si deve spezzare, DiBenedetto sceglie l’interno con la spinta di Keselowski, Blaney invece deve andare con Harvick, seguono McDowell, Buescher, Suárez, Harrison Burton (rispettivamente a sorpresa migliori Chevy e Toyota in questo momento), Byron e Custer.

Alla bandiera verde in coda c’è subito qualche movimento di troppo, ma davanti le due coppie Ford viaggiano affiancate, l’interno come sempre prevale in curva, poi sul rettilineo opposto in uscita di curva2 arriva la rimonta dall’esterno, DiBenedetto ha un attimo di indecisione e non riesce a bloccare subito Blaney che sta arrivando. A salvarlo è Keselowski che, con una poderosa spinta, rimanda Matt al comando.

Si arriva così all’ultimo giro e Suárez, in quel momento quarto all’interno dietro a DiBenedetto, Keselowski e McDowell, viene spinto fuori dalla fila da Byron, ancora una volta dopo Martinsville; chiuderà 23°. DiBenedetto davanti stavolta indovina il blocco su Blaney all’esterno, McDowell tuttavia riesce a spingere Keselowski ed Harvick si infila rapidissimo nel buco lasciato da Suárez.

La fila esterna si disunisce, DiBenedetto ha una lunghezza su Blaney mentre Reddick è più staccato, però questo gli permette di prendere una scia perfetta. Il momento decisivo è quello che avviene a metà rettilineo opposto: Tyler è arrivato a velocità superiore, tuttavia è troppo ingordo e anziché spingere Blaney, e dunque anche DiBenedetto, attacca subito, Ryan lo blocca e la corsia si disunisce ulteriormente; per loro le speranze di vittoria terminano qui.

Il successo si decide dunque all’interno dove ci sono ora in fila Keselowski, McDowell, Harvick e Byron, Jones con una scia incredibile prova ad attaccarli ed è qui che nasce poi la confusione che porterà all’incidente finale sul trioval. In curva3-4 Harvick attacca McDowell proprio per proteggersi da Jones, dietro sono già 4-wide e Buescher è il primo a toccare il muro. Kevin nel frattempo non è riuscito ad avere la spinta di Erik e dunque Keselowski sul rettilineo deve badare solo a McDowell.

Michael sembra posizionato benissimo per ripetere l’impresa di Daytona, finta l’attacco all’esterno e Brad lo copre, tuttavia al momento di incrociare all’interno si trova già lì Byron. I due per fortuna non si scontrano, ma solo si ostacolano e dunque il gioco per Keselowski è ancora più facile. Sul trioval poi Reddick e Jones si toccano, Erik finisce a muro, Chastain poi perde la vettura sull’apron e arriva la caution a pochi metri dalla linea del traguardo che servirà solo a scombinare la classifica alle spalle della #2.

Keselowski vince così la sesta gara in carriera a Talladega, raggiungendo così Dale Earnhardt Jr. e Gordon alle spalle di Dale Sr. (10) e lo fa a 12 anni meno un giorno dal primo successo in carriera, proprio qui in Alabama. Ma non è finita qui, perché ancora una volta è stato un Keselowski chirurgico, in quattro dei sei successi a Dega ha effettuato il sorpasso decisivo all’ultimo giro (inoltre nel 2009 e in questa occasione è stato l’unico giro in testa in tutta la gara), in un’altra invece ai -2, l’ultima invece più lontano ai -17.

Dopo l’aggiustamento alla moviola, dietro a Keselowski concludono Byron (e aumentano i rimpianti per Suárez), McDowell (sempre al top qui), Harvick, DiBenedetto (ancora beffato, ma un paio di errorini nel finale sono costati cari), Grala, Reddick, Austin Dillon, Blaney e Custer; fra gli altri protagonisti Almirola è 15°, Chastain 16°, Wallace 19°, Harrison Burton buon 20° al debutto.

Keselowski non scombina tanto la griglia playoff, in fondo era già quasi sicuro della qualificazione, tuttavia meglio esserne certi. Con Brad sono nove i vincitori diversi in 10 gare, dunque con ancora 16 corse prima del taglio rimangono solo sette posti a disposizione. Hamlin, malgrado il 32° posto finale, grazie ai punti della prima stage aumenta il suo vantaggio in classifica generale su Truex (31°) e Logano (39°) e a meno di clamorosi ribaltoni può stare tranquillo fino a fine estate.

Ora inizia un mese molto variegato che potrebbe segnare la classifica a vantaggio dei big, tuttavia lo spauracchio Austin c’è per tutti. Bisognerà vedere se i quattro mesi che separano la Cup Series dal prossimo superspeedway indurranno un momento di riflessione o se, come detto, è tardi per cambiare qualcosa.

I risultati odierni

La classifica della “GEICO 500”

La classifica generale

Così in campionato dopo 10 gare su 36

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Xfinity Series: Jeb Burton ringrazia la pioggia di Talladega

I prossimi appuntamenti

Domenica prossima la Nascar fa tappa in Kansas. In pista la Truck Series nella notte fra sabato e domenica (h 1:30) e poi domenica sera alle 21:00 la Cup Series.


Immagine: media.nascar.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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