NASCAR | Kansas: Kyle Busch vince la “Buschy McBusch Race 400”!

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Sembra tutto scritto nelle stelle, il nome della gara scelto dai tifosi in un sondaggio proposto dallo sponsor, il giorno del compleanno ed un appuntamento unico con la storia: Busch sopravvive ad un finale convulso e vince


Quando c’è un appuntamento con la storia, Kyle Busch non può non esimersi dal conquistarlo. Nel giorno del suo 36° compleanno, Rowdy ha conquistato la sua prima gara del 2021 (Clash escluso) in una corsa che per coincidenza portava il suo nome. È bastata una ruota vagante per rianimare una serata che si era spenta. Come successo a Las Vegas e Atlanta, Kyle Larson stava dominando, poi durante un giro di soste il team di Reddick ha perso una ruota che – dopo qualche attesa e polemica – ha provocato la prima di una serie di caution che hanno rimescolato la gara.

La gara

Quella del Kansas sembra all’apparenza una gara di transizione, stretta nel mezzo fra l’aprile di Martinsville, Richmond e Talladega ed il maggio di Darlington, Dover, Austin, Charlotte e Sonoma (che sfora a inizio giugno prima della All-Star Race). Tuttavia, in questo incredibile inizio di stagione ogni gara conta e la corsa per i playoff è già pienamente nel vivo.

Il cielo non è totalmente sereno e il rischio temporali non è del tutto escluso, ma non ci sono grosse preoccupazioni. Il gruppo è ancora reduce dal weekend di Talladega e la griglia di partenza riassume molto la gara dell’Alabama, dato che ad esempio la prima fila è composta da Keselowski e Byron, mentre Hamlin è 20°, Logano 29° (tra l’altro debilitato da una intossicazione alimentare) e Larson 32°.

La gara però nasce sotto uno strano auspicio, quasi nella forma di un meme: la Busch, la famosa birreria americana, ha comprato i diritti e per scegliere il nome della corsa ha proposto un sondaggio sui social. E – ovviamente – quando affidi una votazione popolare agli utenti anglofoni non può non vincere “Buschy McBusch Race 400”. La speranza è che il meme diventi corsa vera, tuttavia la presenza di Kyle Busch (che festeggia il compleanno 24 ore dopo la vittoria nei Truck), Kurt Busch, Chris Buescher e Kevin Harvick sponsorizzato Busch mette su di loro una attenzione ancora maggiore.

Oltre a questa omonimia, ci sono da festeggiare anche due ricorrenze statistiche: se per Alex Bowman questa è la 200esima gara in Cup Series, per Ryan il traguardo invece è quello della corsa n°700, una cifra raggiunta solo da altri 18 piloti nella storia e due di questi, ovvero Kurt Busch e Kevin Harvick (il quale intanto è a quota 1199 in carriera in Nascar), sono in gara con lui.

Dopo che i soli Chastain, Jones (controlli tecnici falliti due volte) e Alfredo (modifiche in parco chiuso) devono retrocedere in fondo al gruppo, la corsa può partire. La lotta fra Keselowski e Byron dura un paio di giri, poi Brad rimane al comando mentre William se la deve vedere con un Harvick combattivo almeno nelle prime fasi; McDowell invece cerca di resistere, ma poi inizia a scivolare indietro. Da segnalare anche le rimonta velocissime dalla coda del gruppo di Larson e Chastain.

In testa Keselowski, Byron ed Harvick allungano su Bell e DiBenedetto, tuttavia da dietro cominciano ad arrivare i big in rimonta come Blaney, Kyle Busch e Reddick, mentre Bowman e Almirola faticano ad entrare nella top20. Alla competition caution del giro 25 Keselowski ha mezzo secondo su Byron, 3″ su Bell e Kyle Busch, 5″ su Harvick che ha già iniziato a calare, 7″ su Reddick e Larson, 9″ su Blaney, DiBenedetto ed Elliott.

Dopo il primo giro di soste, in cui Reddick avanza in quarta posizione e Briscoe si prende una penalità, con gli aggiustamenti di assetto inizia la vera gara. Keselowski al choose cone sceglie l’interno e rimane al comando, sempre dopo un giro alla pari con Byron, alla bandiera verde dei -50. Dietro di loro Bell aveva abbozzato un 3-wide, ma ci ha pensato Harvick a farlo saltare dalla fila e Kevin così si accoda a Reddick ora terzo.

La gara di Newman prende invece subito una piega storta: alla prima sosta un meccanico viene pescato in flagrante nel modificare un passaruota per avere un vantaggio aerodinamico e la Nascar obbliga la #6 a tornare ai box per rimetterlo a posto; dopo un lungo inseguimento fra i doppiati, Newman chiuderà 16°. Anche la gara di Bowman rischia di deragliare a causa dell’alternatore rotto e quindi la batteria non si ricarica; la #48 concluderà invece 18esima.

Nel frattempo, a metà stage (giro 40) Keselowski è ancora al comando su un Byron che non riesce ad attaccarlo, mentre Reddick e Larson sono già lungo il muro a lanciarsi nella loro scia; Kyle Busch invece passa Harvick ed entra nella top5. Saranno questi cinque piloti a contendersi la vittoria nella stage.

Proprio mentre Keselowski sembra mettere metri preziosi sui rivali, ai -25 Larson lancia il suo attacco finale: prima fatica con Reddick che segue la sua stessa traiettoria, poi in poco tempo raggiunge e scavalca Byron ed infine riprende Keselowski. In appena 10 giri la #5 passa dal quarto al primo posto, tuttavia Brad resiste e si rimette davanti subito dopo incrociando la traiettoria. Kyle sfiora anche il muro e alla fine, dopo essersi staccato per prendere una scia clamorosa, Larson passa al comando ai -7 con uno slide job.

Keselowski prova a resitituire lo slide job, tuttavia non riesce e così viene passato da Kyle Busch e Reddick. Quando sembra tutto pronto per coronare la rimonta più incredibile della breve storia delle prime stage in Cup Series, dal 32° al 1° posto, invece arriva da dietro l’altro Kyle. Larson infatti ha bruciato le gomme nell’inseguimento a Keselowski e quindi lo slide job vincente è quello ai -3 di Busch.

Kyle Busch vince dunque la prima stage davanti a Larson, Reddick, Keselowski, Byron, Elliott, Harvick (sorpassato da Chase nel finale), Blaney, Hamlin e Bell. Il secondo giro di soste premia Larson e Reddick dato che la pit crew di Kyle Busch ha problemi nel cambio di uno pneumatico; fantastico invece è il team del fratello che manda la #1 da 11esima a sesta.

La ripartenza è animata, Larson sceglie l’esterno e rimane al comando davanti a Kyle Busch che scavalca Reddick, dietro di loro vanno anche 4-wide e ad approfittarne è Truex che da 13° passa ottavo entrando per la prima volta nella top10, ma non si ferma qui, evidentemente ha trovato la modifica d’assetto necessaria e rimonta fino alla quarta posizione alle spalle di Keselowski e davanti ad un Reddick che invece cede.

La stage praticamente finisce in questo momento: non ci saranno caution a spezzare il ritmo e dunque il plotone si allunga tirato da un Larson che torna in forma come a Las Vegas ed Atlanta. Da notare in attesa del giro di soste di metà stage ci sono solo Wallace con un passaruota ammaccato, preludio di una sua giornata storta, Reddick che scivola indietro, Cindric ottimo 15° alla quarta gara in carriera e la rimonta di Hamlin fino alla top5.

Ad aprire il giro di soste è Chastain a causa di una vibrazione ed in fretta lo seguono tutti; Larson entra ai box con 2″ su Kyle Busch, ne esce con 3″ ed in poco tempo il divario fra i due è di 4″ sancendo la fuga definitiva della #5. Ci sono però i soliti audaci che tirano dritto alla caccia di una caution e sono Stenhouse, Jones, Suárez, Alfredo, McDowell e Custer. Una bandiera gialla potrebbe regalargliela Cody Ware, che finisce in testacoda entrando in pit lane, tuttavia molto stranamente i commissari lasciano correre visto che la #51 ci mette relativamente poco a tornare sulla strada giusta.

Uno ad uno tutti sono costretti a fermarsi, però Larson riprende addirittura ai -15 Stenhouse e lo passa prima del pit di Ricky che avviene ai -11, mentre Suárez alza bandiera bianca per ultimo addirittura ai -9. Larson, intanto, dopo aver accumulato quasi 9″ su Kyle Busch alza il piede e decide di non rischiare, vincendo la seconda stage con 5.8″ su Rowdy, 6.9″ su Hamlin, 12″ su Keselowski, Elliott e Blaney, 17″ su Truex, 18″ su Reddick e Bell, 19″ su Harvick; solo 18 i piloti a pieni giri – incluso Cindric – più il lucky dog Buescher.

Il quarto giro di soste lascia invariata da top3, tuttavia Hamlin viene fatto ripartire con soli tre bulloni su cinque avvitati alla posteriore destra ed il team decide di rischiare non facendolo fermare. A prendere la wave around sono solo Stenhouse, McDowell, Alfredo, mentre il team di Suárez decide di non rischiare malgrado la chance ghiotta.

Si riparte ai -100 e a sorpresa Larson sceglie l’esterno, Kyle Busch riesce a mettergli il muso davanti per un giro, poi però la #5 torna al comando; in coda prosegue la giornata storta di Wallace, che in curva2 perde il controllo e travolge Bowman. Non arriva la caution, ma la sosta fuori sequenza per la #48 sì.

Quando la classifica si assesta, ai -85 Larson ha circa 1″ su uno stoico Hamlin, 2″ su Kyle Busch, 4″ su Harvick, Blaney e Keselowski, 5″ su Austin Dillon, 6″ su Truex, DiBenedetto (in ripresa dopo la seconda stage) e Bell, Elliott e Kurt Busch sono usciti dalla top10 dopo la ripartenza al punto che Cindric ha rischiato di passarli, Reddick è scivolato in 15esima posizione davanti ad un Logano che resiste malgrado sia debilitato. Con questa classifica in pratica la gara si addormenta e tutti aspettano il giro di soste di metà stage, potenzialmente l’ultimo della corsa. In realtà sarà quello che accende la miccia.

In teoria per dividere la stage in due metà esatte bisognerebbe fermarsi a circa 50 giri dalla fine, tuttavia Byron – scivolato addirittura in 17esima posizione dopo l’inizio convincente – è il primo ad andare ai box quando di tornate ne mancano addirittura poco più di 60. Il pieno non è un problema, tuttavia le gomme rischiano di esserlo.

William ovviamente trascina a catena tutti ai box, il primo dei leader è ai -56 Kyle Busch, ormai finito a 4″ da Larson, poi è la volta di Keselowski, Hamlin (che perde un altro secondo e scivola a 4″, tuttavia il suo stint su quasi tre ruote è da applausi), Harvick, Blaney e ai -54 il leader della gara Larson. Poi inizia la sagra delle ruote vaganti e la gara si riapre.

In contemporanea arrivano due penalità per ruote finite fuori controllo in pit lane, una per Almirola ed una per Reddick, ma se lo pneumatico di Aric viene recuperato in tempo, quello di Tyler invece si ferma nell’erba dell’infield poco oltre il ciglio della corsia box. I commissari decidono di adottare il protocollo ormai consueto: dato che la gomma è ritenuta in una zona non pericolosa nell’immediato (definizione su cui si può discutere), lasciano proseguire sotto green in attesa che finisca il giro di soste per non falsare troppo la competizione.

Il problema è che come prima ci sono degli audaci che tirano lungo alla caccia di una caution e, ovviamente, parte il lobbismo da parte di alcuni team per indurre i commissari a chiamare la bandiera gialla e riaprire la loro gara. Lo stallo dura praticamente 15 giri, dato che Buscher ed il suo crew chief decidono di forzare la mano e proseguire fin quando possono.

Intanto Larson è ancora leader virtuale con quasi 4″ su Hamlin, 7″ su Kyle Busch, 10″ su Harvick, 11″ su Blaney, 14″ su Keselowski, ma Buescher prosegue fino all’ultima goccia di carburante; i commissari non cedono alle pressioni e alla fine ai -41 Chris si deve arrendere e rientra ai box per il suo pit stop. Ovviamente due giri più tardi arriva la caution, tuttavia dalla torre di controllo hanno commesso un errore: credevano che tutti si fossero fermati e invece all’appello mancava ancora Suárez che come prima ha allungato più di tutti. 20″ prima della caution era ancora a pieni giri e invece si prende il lucky dog e viene premiata così la prudenza del suo crew chief.

Malgrado siano passati pochi giri dalle soste, tutti tornano ai box per un nuovo set di gomme; Larson rimane al comando su Hamlin e Kyle Busch, Logano tenta l’azzardo delle due gomme ed è quarto ed infine Harvick e Suárez sono gli ultimi della lista a prendersi una penalità per una ruota vagante in pit lane. Buescher invece può sorridere nonostante tutto, dato che la wave around presa con Stenhouse, McDowell e Reddick lo fa tornare a pieni giri.

Si riparte a 32 giri dalla fine e Larson sceglie ancora l’esterno, tuttavia non sarà la scelta giusta, infatti dopo una dura lotta Hamlin lo scavalca portandosi al comando; dietro di loro infuria la battaglia, con Logano a bloccare Elliott favorendo allo stesso tempo il sorpasso di Blaney. Hamlin, Larson e Kyle Busch sembrano in grado di allungare sul trio Penske composto da Blaney, Keselowski e Logano.

Ai -25 anche Busch inizia a perdere terreno e dunque inizia il duello per la vittoria fra Hamlin e Larson. Il pilota del team Hendrick è ancora il più veloce e attacca all’interno, Hamlin per resistergli tiene giù il piede in curva4 e la sua Toyota si allarga sempre di più e la destinazione è il muro. Denny riesce a proseguire, ma un giro più tardi fora e si appoggia di nuovo al muro per un’altra caution che ricompatta tutti.

La sequenza rapida di caution spacca il gruppo: Larson, Kyle Busch, Blaney, Logano, Chastain ed Austin Dillon non si fermano, DiBenedetto e Truex cambiano due gomme e ripartono davanti a Keselowski ora scivolato in nona posizione. Al choose cone Larson torna all’interno e alla bandiera verde dei -18 vince la sfida equilibrata, dato che entrambi alle spalle hanno un pilota Penske, dei tandem con Kyle Busch.

La tregua dura ancora poco tuttavia, dato che prima Austin Dillon imita Hamlin e rischia di travolgere il compagno di squadra Reddick e poi in curva2 invece Stenhouse stringe a muro l’incolpevole Cindric che era avviato verso un’ottima top15. La pit lane si apre di nuovo e stavolta a fermarsi sono Harvick, Logano (costretto dato che ormai ha le gomme più usurate di tutti), Dillon, McDowell, Kurt Busch, Suárez, Bowman ed Hamlin che deve anche riparare la vettura.

Al choose cone in molti scelgono l’esterno, incluso Larson, e così si riparte ai 10. Kyle non parte al meglio e l’altro Kyle – ovvero Busch – ne approfitta per volare subito nettamente al comando, inoltre Keselowski sembra pensare ad un 3-wide, poi ci rinuncia.

L’indecisione di Brad permette ad Elliott di andarci lui 3-wide e questo piccolo rallentamento che inizia in curva1 si ripercuote fino in curva3, dato che l’esterno rischia in tamponamento a catena in curva2 e poi Suárez, per dare una spinta a Bell per ridare slancio alla fila, fa perdere il controllo a Christopher. La #20 finisce in testacoda e a nella lista degli incidentati c’è pure il JTG Daugherty, con Preece e Stenhouse costretti al ritiro.

La caution si dilunga, al punto che Larson via radio sostiene che la lentezza sia volontaria per mandare la corsa all’overtime. Alla fine non ci si va, ma solo tecnicamente dato che si ripartirà a due giri dalla fine e, anche se non è overtime, le regole pratiche in questo caso sono esattamente le stesse.

Nessuno, tranne Chastain e Suárez, si è fermato ai box e dunque Kyle Busch riparte al comando davanti a Blaney, Larson, Truex, Keselowski, Elliott, Harvick, DiBenedetto, Reddick e Byron. Al choose cone decisivo Busch sceglie l’interno ed il compagno di squadra Truex gli si accoda, Larson e Blaney invece vanno all’esterno.

Alla bandiera verde inizia la confusione generale: la coppia Blaney-Larson parte bene, ma poi Kyle spinge troppo ed il trenino deraglia, la #12 finisce di traverso e solo il grande salvataggio di Blaney evita un big one. La caution non arriva e così Kyle Busch si invola con Truex, ma non è finita qui. Keselowski in curva1 all’ultimo giro tenta uno slide job che ha l’unico effetto di fargli perdere il controllo, rallentare Truex e quasi mandare a muro Elliott. Ad approfittarne è Harvick che vede davanti a sé la vittoria.

A contendersi il successo nella “Buschy McBusch Race 400” nell’ultimo miglio sono dunque Kyle Busch e la vettura sponsorizzata dalla stessa Busch. Sembra tutto fatto apposta, ma prevedere e orchestrare un finale così dopo il dominio precedente di Larson era impossibile. Dunque la gomme di Reddick che ha cambiato la corsa non era telecomandata.

Rowdy gestisce al meglio la rimonta di Kevin e vince la prima gara stagionale davanti ad Harvick, Keselowski, DiBenedetto (seconda top5 di fila), Elliott, Truex, Reddick, Buescher, Byron (pilota più giovane nella storia con nove top10 di fila) e Austin Dillon. Seguono chi ha avuto la meglio o la peggio nella confusione finale, Suárez ad esempio stavolta è fortunato ed è 11° davanti ad Hamlin, Logano invece perde tutto ed è 17°, ma comunque davanti a Larson (19°) e Blaney (21°).

Ad ogni vittoria di Kyle Busch bisogna riaprire il libro delle statistiche storiche: prima di tutto ha vinto almeno una corsa per il 17° anno di fila, secondo all-time dietro al solo Richard Petty (18), inoltre per una coincidenza del calendario è ancora imbattuto nel giorno del suo compleanno, infatti dopo Richmond 2009, dove vinse anche allora, la Cup Series non aveva più corso il 2 maggio fino ad oggi. E così diventano cinque le occasioni di questa abbinata, due di Busch e Cale Yarborough (1977 e 1983) e Matt Kenseth (2013).

Detto che la vittoria di Kyle Busch (con annessa festa a sorpresa in aeroporto organizzata dal fratello Kurt) cambia poco per la griglia playoff in quanto ci si aspettava prima o poi un successo della #18, la situazione in coda viene sconvolta di nuovo: Buescher e DiBenedetto avanzano mentre pagano dazio Stenhouse e Preece. Mancano ancora 15 gare ai playoff e i posti disponibili sono appena sei dopo aver avuto 10 vincitori diversi in 11 corse. Sì, sarà un maggio decisamente interessante.

I risultati odierni

La classifica della “Buschy McBusch Race 400”

La classifica generale

Così in campionato dopo 11 gare su 36

Le altre categorie

Truck Series: Kyle Busch fatica, ma vince al secondo OT in Kansas

I prossimi appuntamenti

Il prossimo fine settimana la Nascar va a Darlington per il “Throwback Weekend”, anticipato dalla Southern 500 alla rinata 400 miglia primaverile. Venerdì notte scenderanno in pista i Truck, sabato sera la Xfinity e infine domenica sera la Cup Series.


Immagine: media.nascar.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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