NASCAR | Harvick vince ad Atlanta nella giornata contro l’odio razziale

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Quando le cose più belle in una gara succedono prima della bandiera verde e dopo quella a scacchi non è un buon segnale per la competizione, ma viste le priorità vere della giornata per una volta si può chiudere un occhio. Ormai sono rinomati i problemi del pacchetto aerodinamico ma fino a fine anno non si può fare nulla. La corsa, dopo una fase iniziale guidata da Truex, è stata vinta da Kevin Harvick, il re di Atlanta negli ultimi anni ma solo al terzo successo in Georgia dopo quella del 2018 e quella del 2001 ad appena tre settimane dalla morte di Dale Earnhardt – onorato da Harvick pure ieri – di cui dovette prendere il posto.

Prima del via: “Listen and learn”

Gli ultimi 10 giorni hanno visto una presa di coscienza incredibile in Nascar e si capisce i vertici sono cambiati dopo l’abbandono forzato di Brian France, fermato in visibile stato di alterazione mentre era al volante della sua auto negli Hamptons poche ore dopo la prima vittoria di Chase Elliott. Sono cambiati anche i piloti che ormai vengono da ogni parte d’America e rappresentano tutta la demografia, come rappresenta anche il programma ufficiale “Drive for Diversity” che ha portato in Cup Series piloti come Kyle Larson, Bubba Wallace e Daniel Suarez.

Tuttavia la Nascar ha sempre dovuto fare i conti con il suo passato scomodo. E’ una categoria nata in quel profondo Sud che ancora onora gli eroi che nella guerra civile si trovarono a sostenere la vecchia mentalità e che alla fine vennero sconfitti dall’esercito regolare, è una categoria che per anni a Darlington aveva una gara chiamata “Rebel 400” che al posto della bandiera verde o dello stato o degli USA prendeva il via allo sventolare della bandiera sudista, è una categoria che nel 1964 negò all’afroamericano Wendell Scott di festeggiare la prima (e unica) vittoria in Cup Series, dicendo che non aveva vinto lui ma Baker quando in realtà Buck era staccato addirittura di due giri, il tutto questo per non premiare un pilota di colore davanti al pubblico di Jacksonville. La Nascar poi rettificò il risultato due giorni dopo dando la vittoria a Scott ma lui non vide mai il trofeo che fu consegnato alla famiglia 47 anni dopo il successo e 20 anni dopo la morte di Wendell.

E’ una categoria in cui appena 10 anni fa la bandiera più presente fra i camper nell’infield era sempre quella sudista prima della presa di posizione al riguardo da parte della Nascar, è una categoria in cui soltanto tre anni fa, nell’ultima grande ondata di proteste, persone influenti come Richard Petty e Richard Childress, fortissimo sostenitore del partito repubblicano e già nel CdA della contestatissima NRA, dicevano che chiunque si fosse inginocchiato al momento dell’inno americano avrebbe dovuto essere licenziato.

Ma nel 2020 il vento è cambiato ed è diventato una tempesta che sta travolgendo tutto e tutti. E persino la Nascar, già scossa dal caso Larson di un paio di mesi per aver detto la n-word seppur non con intento razzista ma che comunque è legata ad abitudini che è meglio non avere, ha preso posizione. Già nei primi giorni in seguito alla morte di George Floyd i piloti hanno cominciato ad esprimere il loro sostegno al movimento “Black Lives Matter” con immagini, commenti o video. Il primo momento clou è stata una lunga conversazione su Instagram fra Bubba Wallace e Ty Dillon, proprio il nipote di Childress, lunedì sera, ma mancava ancora un’azione comunitaria.

La notizia è rimasta sotto traccia fino a pochi minuti da via poi sono comparsi sui social uno, due, dieci video postati dai piloti (o chi per loro) con uno dei messaggi più belli che si possano dire in questo momento: “Io ascolterò e imparerò”. Già, perché è inutile protestare, specialmente se in maniera violenta, se prima non si ascolta cosa vogliono coloro che chiedono più uguaglianza sociale.

Prima del via, ad un giro dalla bandiera verde, le auto poi si sono fermate sul traguardo e con i meccanici in piedi sul muretto dei box, tutti hanno ascoltato il messaggio del presidente della Nascar Steve Phelps: “Vi ringrazio per il tempo che mi concedete ora. La nostra nazione sta vivendo un momento doloroso e le persone sono giustamente arrabbiate, chiedendo di essere ascoltate. La comunità nera e tutte le persone di colore hanno sofferto nel nostro paese, e ci abbiamo messo fin troppo tempo per ascoltare le loro richieste di cambiamento. Il nostro sport deve fare di meglio. Il nostro paese deve fare di meglio. Ora è il tempo di ascoltare, di capire e di agire contro il razzismo e le ingiustizie razziali. Chiediamo ai nostri piloti e ai nostri tifosi di unirsi a noi su questa strada, di prendersi un momento di riflessione, di prendere coscienza che dobbiamo fare di più come sport mentre ci fermiamo per un attimo per ascoltare.”

La gara

Ad Atlanta è una calda (30 °C) e umida giornata di giugno e le 500 miglia in programma si annunciano molto probanti. Il tema della gara è ovviamente l’asfalto ultrainvecchiato, ormai sempre lo stesso da 25 anni, che fa tanto paura alla Nascar per il degrado estremo delle gomme, ma che invece piace tanto ai piloti. Il sorteggio regala la pole al pilota di casa e grande protagonista della ultime settimane Chase Elliott con in prima fila ancora una volta Aric Almirola. I big sono tutti là davanti ovviamente per il sorteggio, ma Kurt Busch fallisce i controlli tecnici per ben tre volte e quindi deve partire dal fondo e pure scontare un drive through al primo giro.

Alla bandiera verde Almirola non scatta al meglio sulla sfavorevole corsia esterna e così Elliott rimane al comando davanti a Logano, ma i due fanno i bravi dopo quanto successo a Bristol, anche perché non saranno mai in lotta per la vittoria (rispettivamente 26 e 10 giri in testa per loro). Kurt Busch sconta subito la penalità e dunque finisce doppiato, ma non arriva una caution ad aiutarlo e quindi dovrà lottare per tornare a pieni giri; la sua prestazione nei primi giri è da applausi e sarà premiato. Alla consueta competition caution del giro 25 Elliott è in testa davanti ad Almirola, Logano (che non riesce a tenere la traiettoria interna), Harvick e Kyle Busch mentre il fratello Kurt è il lucky dog.

Il primo giro di soste regala la prima posizione a sorpresa a Logano, visto il suo infelice stallo in pit lane, ma il suo è un fuoco di paglia, infatti proseguono i problemi di assetto e perderà il comando poco dopo la ripartenza in cui Byron fora (valvola di un pneumatico ko durante il pit stop) e finisce a muro; William concluderà 33° a otto giri. Al giro 37 Harvick si porta in prima posizione ed inizia a fare il cosiddetto Harvicking, ovvero girare con la anteriore sinistra sulla linea bianca sfruttando la traiettoria più veloce e che stressa meno le gomme come solo lui sa fare. A seguirlo c’è Truex ed i due vanno in fuga staccando nettamente il resto del gruppo. Al giro di soste che parte attorno al giro 65 Harvick ha mezzo secondo su Truex, Ky.Busch è terzo ma addirittura a 7.2″, Bowyer è 10″ seguito da Logano ed Elliott. Le uniche penalità sono per Newman e Keselowski, ma anche Martin paga, infatti fra pit stop non perfetto e overcut quando torna in pista è sempre secondo ma a oltre 4″ da Kevin.

Per Harvick sembra fatta, ma Truex inizia una folle rincorsa che sembra un suicidio per la questione gomme, tuttavia Martin ha ragione e al giro 88 la #19 è in testa alla gara e prosegue la corsa che lo porta a doppiare tutti tranne i primi 17. Ai -11 un Nemechek in difficoltà finisce in testacoda e provoca una caution che rimanda tutti ai box ma permette a tutti gli altri, inclusi Newman, Keselowski e Almirola, che ha fatto una doppia sosta per una ruota mal fissata, di prendere la wave around. In pit lane le posizioni non mutano e quindi sarà la convulsa ripartenza ed i sei giri seguenti a decidere i risultati. Harvick e Logano perdono terreno insieme a Reddick all’esterno e così Truex vince la stage davanti a Kyle Busch, Bowyer, Hamlin e lo stesso Harvick.

Il giro di soste seguente regala un’altra sorpresa, infatti dalla pit lane esce in testa Bowyer, il quale non solo si porta al comando ma pure ci rimane resistendo all’attacco di Truex alla ripartenza e poi con pista libera mantiene in prima posizione. Tuttavia la sua #14 è molto sovrasterzante e pagare è la gomma posteriore destra che si sfalda nel momento peggiore, ovvero nella zona di limbo fra la strategia ad una e due soste. Clint riesce a riportare la vettura ai box ma ha ben 63 giri da fare per completare la stage e deve pure gestire la benzina.

Pochi giri più tardi si apre il giro di soste di metà stage (con il trio JGR Truex-Hamlin-Ky.Busch davanti ad Harvick) senza penalità ma con la doppia sosta di Wallace. Al termine dei pit stop Bowyer ovviamente è in testa con abbondante vantaggio (8″) su Truex avendo sfruttato le gomme fresche, ma Martin al ritmo di 5-8 decimi al giro recupera e a 25 giri dalla fine della stage torna in testa. Bowyer cede ma resiste alla grande, al punto che al testacoda di McDowell, toccato dal compagno di squadra Nemechek, ai -8 è ancora in quarta posizione. La caution permette a tutti di andare ai box e a Kyle Busch di portarsi in prima posizione, ma alla ripartenza Truex ha un’altra marcia e torna in prima posizione all’esterno mentre nel gruppo Jones, già vittima di problemi all’acceleratore, finisce in un 4-wide e fora dopo un contatto con Bell. Truex vince anche la seconda stage davanti a Blaney, Ky.Busch, Hamlin ed Elliott.

Manca ancora un terzo di gara alla fine e la pit lane fornisce una seconda chance a Kyle Busch e anche stavolta Rowdy non la sfrutta, infatti in questa occasione Harvick lo spinge come un forsennato alla bandiera verde, poi gli prende la scia sul rettilineo opposto e lo sorpassa in curva3. E la gara è praticamente finita a 107 giri dalla fine. Kevin lascerà la prima posizione soltanto nel giro di soste di metà stage e vista la carenza di sorpassi naturali si aspetta solo il decadimento delle gomme con una altalena continua, favorita comunque da una pista che non ha una traiettoria unica come ormai ad esempio il Texas o la stessa Charlotte.

L’allarme gomme scatta nei 15 giri finali: a pagare sono nell’ordine Bowyer (terzo set di pneumatici distrutto di cui due con foratura) che perde una possibile settima posizione, Preece (nella top25 e già doppiato ma comunque ancora una volta sfortunato) e infine DiBenedetto che osa troppo all’inizio dello stint e dopo essere stato a lungo il migliore di casa Penske-Wood Brothers nella fase centrale della gara e perde così l’11esima posizione. Davanti c’è l’elastico fra Harvick e Truex attorno al secondo di distacco, poi nel finale Martin cede.

Harvick vince la seconda gara stagionale, che lo manda in testa anche alla griglia playoff, Kyle Busch è secondo – dopo aver scavalcato il compagno di squadra ai -4 – a 3.5″, Truex a 4.7″, Blaney quarto ma a 14.7″, seguono Hamlin (+20.1″), Kurt Busch (+22.9″), Johnson (+24.5″), Elliott (+25.5″), Keselowski (+25.8″) e Logano, decimo a 25.9″ e ultimo a pieni giri. Da segnalare che dopo 3h30′ il caldo manda al tappeto diversi piloti, Newman si riprende con una Coca-Cola mentre Bilicki e Wallace devono passare dell’infermeria con Bubba protagonista di un black out in diretta mentre viene intervistato. Da registrare anche l’ennesima faida social post gara – sempre più patetica – fra Denny Hamlin e Corey LaJoie.

Per Harvick è la 51esima vittoria in carriera (12° all-time) ma è soltanto la terza ad Atlanta, la prima fu addirittura nel 2001 quando vinse più per Dale che per sé stesso e infatti pure oggi, anche se le tribune sono vuote, la vittoria è per Earnhardt. Poi da quel giorno un lungo digiuno e un disamore per questa pista fino al 2012. I numeri fanno impressione: nelle prime 21 gare ad Atlanta Harvick ha trascorso in testa appena 136 giri di cui 18 nel successo del 2001, 41 nel 2003 (20°) e 66 nel 2° posto del 2009. Nelle ultime nove corse i giri in testa sono addirittura 1212 sui 2942 totali, ovvero il 41.2%, con un solo passaggio a vuoto. E poco importa che siano arrivati solo due successi (2018 e 2020), Harvick ed il suo Harvicking dominano ad Atlanta e chissà se il dominio (9 top10 in 10 gare) sarà anche in questo campionato.

Le altre categorie

Nella gara della Xfinity Series primo successo in Nascar su un ovale per AJ Allmendinger il quale pur partendo 30° ha riportato così al successo il Kaulig Racing ma non essendo un pilota a tempo pieno la sua vittoria non vale per i playoff. I protagonisti della gara sono però i piloti Ford Cindric e Briscoe, ma lasceranno Atlanta a bocca molto asciutta. Il sorteggio regala la pole a Noah Gragson, in corsa anche per i 100’000$ di bonus della prima gara del Dash4Cash insieme a Briscoe, Jones e Burton.

Al via Gragson rimane in testa ma al sesto giro Cindric è già in testa dopo essere partito ottavo ed aver scavalcato tutti all’esterno. La competition caution del giro 20 viene anticipata dal testacoda di Martins e così si apre la pit lane ma a sorpresa Cindric va a cambiare gomme. Bruciare così uno dei cinque set di pneumatici a disposizione dopo appena un ottavo di gara sembra una pazzia e infatti solo Briscoe lo segue ma è solo per un cambiamento di assetto. Si riparte con Haley in testa ed Austin è soltanto 21° ma le gomme fresche fanno miracoli sull’asfalto abrasivo di Atlanta e Cindric in tre giri e mezzo è già di nuovo primo e poi vince la prima stage con 9″ su Chastain, 10.5″ su Haley, 11.5″ su Allgaier e 13″ su Hemric, tuttavia il sospetto che abbia già perso la gara è forte.

La seconda stage è un altro dominio di Cindric che raggiunge i 3.6″ di vantaggio su Chastain quando Herbst perde il controllo in curva2 a 10 giri dalla fine della stage. Gli avversari graziano Cindric non mettendolo già con le spalle al muro decidendo di non fermarsi ai box concedendo al pilota del Team Penske anche la seconda stage davanti a Briscoe, Chastain, Hemric e Allmendinger.

Alla sosta Briscoe conquista la prima posizione grazie ad uno stallo migliore e Cindric viene relegato in seconda posizione e questa situazione si ripete anche alla caution successiva (Graf spedisce Williams in testacoda) con una piccola variante visto che Annett non si ferma ai box e viene immediatamente risucchiato mentre Cindric deve sorpassare Chastain. Briscoe sembra avere gara e premio in mano, ma a 38 giri dalla fine Miller finisce in testacoda. Cindric ha finito i set di gomme fresche ma a condannare lui, Briscoe e Allgaier e una penalità per eccesso di velocità all’ingresso in pit lane.

A ereditare così il comando è un ottimo Allmendinger che ai -34 riparte e non si guarda più indietro. Gragson ed Haley battagliano quel tanto che basta ad AJ di guadagnare poco più di 1″. Noah alla fine si scrolla di dosso il rivale e tenta l’inseguimento riducendo il distacco a sei decimi ad appena cinque giri dalla fine, ma Allmendinger ha gestito la situazione gomme al meglio e riaccelera andando a conquistare una sospirata vittoria su un ovale davanti a Gragson (che porta a casa i 100’000$), Haley (nonostante due penalità), Hemric e Burton; Allgaier alla fine è sesto, Briscoe – che davvero ha buttato via tutto – nono e Cindric soltanto 16° dopo che ha completato la gara con le vecchie con cui aveva iniziato la gara. Chase rimane leader del campionato ma Gragson è a soli quattro punti; domenica a Homestead nella seconda delle gare in Florida Allmendinger, Gragson, Haley ed Hemric si contenderanno il secondo bonus mentre sabato sulla #8 ci sarà Dale Earnhardt Jr.


Nella gara della Truck Series che ha aperto il weekend vittoria a sorpresa per Grant Enfinger il quale bissa così il successo di Daytona. Vittoria a sorpresa perché sia Kyle Busch che Chase Elliott hanno buttato via il successo mentre Austin Hill è stato beffato dalla caution finale. Dalla pole grazie al sorteggio parte Eckes, ma la prima parte di gara fino alla competition caution del giro 15 sarà sofferta, infatti Dauzat finisce per ben due volte in testacoda, la seconda pare con la complicità di Jeb Burton, ma ovviamente il grande protagonista è Busch che – partito sesto – al giro 12 è già in testa.

Il primo giro di soste è per poche auto (Smith, Sauter, Ankrum e Friesen fra i big) in difficoltà e alla bandiera verde mancano appena 14 giri nella prima stage; Busch parte male e così Eckes ma è solo una illusione che dura poco. Ai -8 si assiste anche ad una volpe che attraversa per fortuna senza incidenti la pista in curva3 prima di svicolare oltre le reti, ma la volpe al volante è Elliott che zitto zitto recupera. Busch vince dunque la prima stage davanti a Elliott, Eckes, Smith (quarto dopo la rimonta con gomme fresche) e Hill.

Poi in pit lane succede di tutto: mentre Smith non si ferma, la sosta di Eckes è lunga, Sauter e Chastain si prendono una penalità e Ryan Truex sbaglia stallo frenando e venendo tamponato da Nemechek e Crafton che finisce col muso ammaccato; infine Elliott prima scavalca Busch ai box e poi fa lo stesso con Smith in curva1 andando in testa.

Ma la rimonta di Rowdy è inarrestabile e poco dopo metà stage lo raggiunge. Fra i due c’è sorpasso e controsorpasso, poi il secondo attacco di Busch viene bloccato, infatti Self finisce in testacoda in curva4 e per poco non coinvolge Busch e Ruch da doppiare. Il gruppo si spacca fra pista e pit lane (ad esempio Busch prosegue mentre Elliott si ferma) e così Kyle non ha problemi negli ultimi quattro giri e vince la seconda stage davanti ad Enfinger, andato pure 4-wide con gomme fresche dopo essere ripartito ottavo, Kraus, Chastain e Gilliland.

Ovviamente ora Busch deve fermarsi e paga così dovendo ripartire dalla 18esima posizione, ma in esattamente 18 giri torna in prima posizione sorpassando Chastain mentre Elliott è terzo. La gara sembra nelle sue mani e di mezzo c’è solo un giro si soste sotto green, tutto però va a rotoli. Nell’ordine Busch si fa pizzicare per eccesso di velocità in pit lane (l’ennesima penalità dalla ripartenza della stagione), poi nel giro d’uscita finisce a muro per evitare Anderson che procede a rilento per problemi meccanici (e Rowdy non ha parole gentili per i commissari), poi scontando il drive through si prende un’altra penalità sempre per speeding ed infine fora in seguito al contatto e deve fare un’ulteriore sosta. Busch perde così 3 giri e concluderà 22°.

Ci si aspetta che andare in testa sia Chastain, il quale però perde molto nei giri fondamentali, o Elliott, ma Chase manca l’ingresso in pit lane e così a passare in prima posizione è Austin Hill con circa 1.5″ sullo stesso Chastain e 3.5″ sulla coppia Gilliland-Eckes mentre Elliott è quinto a 6″. Per Hill non ci sono problemi di sorta, anzi amplia il vantaggio su tutti gli avversari e tutto sembra in discesa per lui, al punto che ha oltre 5″ si margine su Ross e quasi 8″ su Chase che ha distrutto le gomme nel vano inseguimento, al punto che ad appena tre giri dalla fine perde il controllo in uscita di curva2.

Con appena 14 auto a pieni giri tutti vanno ai box ed Hill ne esce in testa mentre Chastain perde posizioni buone; alla bandiera dell’overtime Austin rimane in testa ma Enfinger si conferma il migliore sullo short run e balza dalla quarta alla seconda posizione e poi affianca Hill che invece paga il sottosterzo in curva3 completando il sorpasso mezzo giro più tardi. Enfinger vince così beffando Hill che si deve accontentare della seconda posizione; completano la top10 Eckes, Gilliland, Smith, Chastain, Kraus, Moffitt, Rhodes (malgrado due lunghi in pit lane) e uno spento Friesen. Grant rimane l’unico con vittorie valide per i playoff mentre dietro di lui il gruppo rimane compatto. Nel post-gara Sauter viene squalificato dopo un anonimo 17° posto perché il suo team ha manipolato illegalmente le gomme.

I risultati odierni

La classifica della “Folds of Honor QuikTrip 500”

La classifica generale

Così il campionato dopo 10 gare

I prossimi appuntamenti

Mercoledì notte la Cup Series recupera la tappa di Martinsville con l’attesissimo debutto sotto le luci, poi il gruppo si sposterà il prossimo weekend a Homestead: sabato sera ci sarà la prima gara della Xfinity Series seguita dai Truck in notturna, poi domenica bis della categoria cadetta (con questa gara valida per il Dash4Cash) e infine la Cup Series.

Immagine: nascarmedia.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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