NASCAR | Harry Gant, “Mr. September”

30 anni fa si chiudeva un mese storico per Harry Gant, improbabile protagonista di sei vittorie in 21 giorni. Quattro successi consecutivi in Cup Series dimostrarono a tutti che l’età è solo un numero


In un’epoca segnata dai nomi di Dale Earnhardt, Rusty Wallace, Bill Elliott, Darrell Waltrip, Davey Allison e molti altri, nessuno si sarebbe aspettato che ad esplodere con risultati mai visti fino a quel momento sarebbe stato Harry Gant. Invece, il 51enne di Taylorsville, NC disputò un settembre da sogno con quattro successi consecutivi in Cup Series a cui si aggiunsero altri due in Busch (ora Xfinity) Series. Un mese che, a 30 anni di distanza da quel magico 1991, vale la pena di rivivere.

L’uomo dai mille soprannomi

Prima di Kevin Harvick, ovvero “The Closer”, “Happy Harvick” e “Cactus Man”, nel ruolo di pilota con più nickname in Cup Series c’era Harry Gant. Nato a Taylorsville in North Carolina il 10 gennaio 1940, all’ombra delle Blue Ridge Mountains che dagli Appalachi scendono giù fino al Tennessee e a Bristol, Gant è il figlio di un contadino diventato prima falegname e poi, per tradizione edilizia americana, costruttore di case. Destinato all’apparenza a seguire il mestiere paterno, Gant si appassionò ben presto alle corse, anche se in pura tradizione Nascar queste erano tutt’altro che legali.

Come dice lo stesso Gant sul suo sito: “Da ragazzo ci sfidavamo sulle strade da Dog Crossin’ lungo la Paul Payne Store Road oppure da Taylorsville a Wilkesboro. Lì ho vinto la mia prima corsa e tutti volevano gareggiare contro di me.” Le prime esperienze arrivano nel 1964, quando ha dunque ha 24 anni ma è già sposato ed ha già avviato un’impresa edile col fratello Johnny, sul mitico dirt track di Hickory su una vettura realizzata e divisa con l’amico Benny Kerley. L’anno successivo, da solo titolare dell’auto, Gant vince già il titolo annuale assegnato ad Hickory.

Gant negli anni successivi si divide sempre fra lavoro e pista, dunque non è mai troppo al volante, tuttavia ad Hickory è sempre presente migliorando di anno in anno la vettura. Lo step più importante che probabilmente gli fa capire che ha il talento da pilota è quando Hickory viene asfaltato ed Harry continua ugualmente a vincere.

La prima avventura più da pilota che da impresario è del 1969, quando Harry corre in Nascar nella Late Model Sportsman Series, ovvero la progenitrice della attuale Xfinity Series ma non ancora riconosciuta come campionato nazionale (titolo in quegli anni destinato solo alla Cup Series). Il campionato è estenuante, ci sono gare quasi ogni giorno ed ovviamente non tutti possono correre sempre. Dopo ben 92 gare disputate (fra cui ad esempio un trittico Columbia, SC al giovedì, Asheville, NC al venerdì ed Hickory, NC al sabato) e 14 vittorie è secondo in campionato dietro a Red Farmer, un risultato notevole per un rookie.

Negli anni successivi Gant corre ancora con le Late Model, limitando però l’attività al Sud Est degli USA per proseguire l’attività di famiglia. Le vittorie per ogni stagione sono circa 30, ma ovviamente il titolo gli sfugge sempre, arrivando secondo anche nel 1976 e 1977. Il suo nome però inizia a girare ed il talent scout Junie Donlavey lo fa debuttare in Cup Series a Charlotte nel 1973 nella gara autunnale; alla prima gara Gant è ottimo 11° staccato di 27 giri dal vincitore Cale Yarborough anche se i titoli furono per un altro rookie, Dick Trickle giunto quinto.

Harry, tuttavia, non sembra interessato alla Cup Series, preferisce le Late Model ed il lavoro lo richiama sempre a casa e per questo nei successivi quattro anni (1974-77) disputa appena sei corse, tra l’altro con due noni posti a North Wilkesboro 1974 (seconda gara in carriera) e alla World 600 di Charlotte nel 1976. Poi però la grande decisione: nel 1978, dunque a ben 38 anni, Gant decide di vendere la sua metà di impresa per tentare la grande sfida di diventare un pilota a tempo pieno in Cup Series.

Dopo una stagione ancora part-time, nel 1979 a campionato in corso trova un sedile al Race Hill Farm Racing di Jack Beebe. In 25 gare (sulle 31 in programma) ottiene cinque top10 ed una pole position a Pocono chiudendo l’anno al 21° posto in classifica. Fra 1980 e 1981 Gant gira vari team quasi di gara in gara, mantenendo però sempre una preferenza per il team di Beebe, ed i risultati cominciano ad arrivare dato che in due anni arrivano addirittura 22 top5 e, completamente a sorpresa, prima un 11° e poi un terzo posto in campionato dietro ai soli Darrell Waltrip e Bobby Allison.

Ed è in questi anni che arriva il primo dei tanti soprannomi per Gant: “Hard Luck Harry”, ovvero lo sfortunatissimo Harry dato che prima del primo successo in Cup Series arrivano ben dieci secondi posti, un record dell’era moderna e preceduto solo dai 12 di James Hylton in una striscia negativa interrotta nel 1970. In vista del 1982 Gant viene contattato dal regista Hal Needham e dall’attore Burt Reynolds che lo vogliono per il loro team. Nasce così un sodalizio destinato a vincere.

In un sol colpo Gant acquisisce tre soprannomi, il primo per lo stile di guida ed è “High Groove Harry”, dato che pur provenendo dagli short track predilige correre lungo il muro, un po’ come Larson e Reddick oggi, il secondo è “Handsome Harry” per il suo look e l’aspetto fisico in un team molto hollywoodiano, ed il terzo è “The Bandit” per lo sponsor tabaccaio Skoal Bandit presente sulla sua verde e bianca #33.

Il 1982 è l’anno dell’esplosione per Gant: a Martinsville arriva il primo successo in carriera bissato poi a Charlotte in autunno. E così alla tenera età (nessuno aveva mai ottenuto la prima vittoria così tardi) di 42 anni e 105 giorni Harry corona il suo sogno tenuto lontano per troppo tempo di vincere in Cup Series; a fine stagione è quarto in campionato.

Dopo un 1983 di transizione, all’apparenza gli anni migliori della carriera di Gant sono il 1984 ed il 1985, quando Harry ottiene tre successi per stagione uniti a 29 top5 e 44 top10, infine nella prima occasione è vicecampione dietro a Terry Labonte per appena 65 punti (col rimpianto di un motore rotto ad Atlanta alla penultima gara) e nella seconda è terzo con il trionfo però nella IROC.

Poi, all’improvviso, il crollo. Non è colpa di Gant anche se ha 46 anni ormai, bensì del team che implode e rispolvera il soprannome “Hard Luck Harry”. Praticamente la #33 o arriva nella top10 oppure si ritira in maniera tragica. Nel 1986 su 15 volte al traguardo ci sono nove top5 e 13 top10 (11° in campionato), nel 1987 la situazione è ancora più drammatica e su 29 gare Harry ne conclude appena otto di cui quattro nella top10 e a fine stagione è 22°. Il 1988 si complica ulteriormente per un infortunio alla Coca-Cola 600, Gant salta cinque gare e le sole tre top10 gli fruttano un misero 27° posto in classifica generale.

Harry ha ormai 49 anni e la sua carriera sembra finita vista l’età, invece ha ancora la fiducia dello sponsor Skoal Bandit e così il trio Gant-Bandit-#33 si trasferisce nel team di Leo Jackson che gli ridà nuova vita. La dimostrazione arriva dopo appena cinque gare quando, dopo un digiuno di oltre tre anni, “High Groove Harry” ritorna alla vittoria a Darlington. Quello sarà l’unico successo della stagione, però il balzo in classifica è di 20 posizioni più in alto.

Il 1990 sarà invece segnato da un altro infortunio ed una gara saltata, però Gant vince a Pocono quando sulla carta d’identità l’età ora inizia per cinque e così diventa, battendo il record segnato da Bobby Allison alla Daytona 500 del 1988, il pilota più anziano ad aver mai vinto in Cup Series.

I conti sono facili, nel 1991 Harry ha 51 anni e ovviamente non viene considerato uno dei favoriti per il titolo, ma comunque un ottimo pilota in grado di conquistare un paio di vittorie all’anno ed ottenere numerosi piazzamenti fra i primi 10. La stagione inizia come sempre all’insegna degli ottimi risultati e a Talladega arriva il timbro che lo porta in victory lane. Il successo che migliora il suo record di anzianità è anomalo, in quanto la #33 stupisce tutti completando gli ultimi 56 giri senza soste ai box in un finale fuel mileage aiutato, al limite del regolamento, anche dal compagno di sponsor Rick Mast.

L’estate tuttavia segna una battuta d’arresto e, dopo aver iniziato la stagione più calda al quarto posto in campionato, a fine agosto, al termine di una serie di quattro piazzamenti fuori dalla top20, è scivolato al 10° posto. Serve un cambio di clima per risalire e riprendersi.

Nessuno immagina che il mese di settembre porterà un altro soprannome.

1° settembre, Cup Series a Darlington

Darlington sembra la pista giusta per dare una svolta alla stagione. È iniziato il mese di settembre e poi Harry qui ha già vinto tre volte in carriera, due volte nella 400 miglia primaverile ed una nella prestigiosa Southern 500. Gant sta bene, il giorno prima è arrivato settimo nella Busch Series, in più il suo crew chief Andy Petree (colui che poi nel 1993-94 contribuirà agli ultimi due titoli di Dale Earnhardt) crede di aver trovato la soluzione per ritrovare la velocità perduta. Petree maneggia (o magheggia, a seconda dei punti di vista) con il camber delle ruote posteriori. La soluzione tecnica si rivela vincente.

Il poleman e leader del campionato Earnhardt non entra mai in corsa per la vittoria e la corsa nelle prime fasi è sotto il controllo di Davey Allison, il tutto malgrado qualche caution che rimescola le carte con le varie strategie. Il primo vero long run inizia al giro 90 e termina al 204 dei 367 in programma. Proprio in questa fase emerge prepotentemente Harry Gant che recupera le poche posizioni che lo separano dalla vetta ed al giro 151, proprio col sorpasso ad Allison, si porta al comando.

Davey, tenace come è, non molla mai, il tutto malgrado si sia rotta la molla del pedale dell’acceleratore con quest’ultimo che ogni tanto si incastra. Dopo aver trascorso in testa 82 dei successivi 84 giri, a 133 tornate dalla fine Allison reagisce e torna al comando. Il problema meccanico però si ripresenta ed ai -70 Davey tampona Michael Waltrip costringendo entrambi ai box.

Per Gant a questo punto non ci sono più avversari e “High Groove Harry” vince per la quarta volta in carriera a Darlington con ben 11″ di vantaggio su Ernie Irvan, Ken Schrader terzo è l’ultimo a pieni giri, tutti gli altri doppiati con Earnhardt ottavo a due giri e Allison 12° a quattro. E il mese di settembre inizia col piede giusto.

6 settembre, Busch Series a Richmond

Harry Gant tradizionalmente ha curato la Busch Series soltanto a inizio e fine stagione lasciando poi nel mezzo una lunga pausa estiva. Dal 1987 Harry corre in questa categoria sulla #7 del Whitaker Racing e lo sponsor è sempre lo stesso in modo da renderlo immediatamente riconoscibile. Nel 1987 erano arrivate tre vittorie, nel 1988 addirittura cinque nelle ultime sette gare, nel 1989 e nel 1990 altre due, quindi Gant è pronto a vincere anche nella categoria cadetta dopo il successo primaverile proprio a Richmond e l’inizio della campagna autunnale a Bristol (ritiro) e Darlington (settimo).

Rispetto a pochi mesi prima, però, molto è cambiato in Virginia dato che lo short track ha installato l’impianto di illuminazione e dunque si corre in notturna. Questa tuttavia è l’unica informazione rilevante sulla gara disponibile in rete, per il resto c’è solo il resoconto ufficiale per farsi venire delle immagini in testa.

È una corsa che vede, fra una caution e l’altra, molti protagonisti a lottare per la vittoria. La prima fase vede il duello fra Kenny Wallace e Dale Earnhardt prima che “The Intimidator” prenda in mano le redini. Sembra tutto ok, poi però a metà gara emerge prepotentemente Dale Jarrett. Al futuro pilota di JGR e RYR tuttavia il giro di soste durante una lunga fase di green va storto e così a ereditare il comando è Darrell Waltrip.

L’ultima serie di pit stop, innescata da una caution provocata da Troy Beebe (nessuna parentela con Jack che a inizio carriera era stato uno dei primi team owner di Harry Gant), manda al comando Ward Burton, il quale alla ripartenza però si fa passare da Harry Gant, sbucato dal nulla dopo essere partito addirittura 29°. Il pilota della #7 gestisce gli ultimi 38 giri (con altre tre caution e annesse ripartenze) per prendersi la seconda gara del mese completando allo stesso tempo il cappotto stagionale a Richmond.

7 settembre, Cup Series a Richmond

Il sabato di Harry Gant non è iniziato al meglio per due motivi. Infatti, il pilota è reduce da una mezza discussione con il team owner Leo Jackson che vuole portare a Richmond la stessa vettura vincente di Darlington (impensabile oggi vista la differenza sostanziale fra le due piste) mentre Harry non ci sta. Alla fine la vince Jackson ed il 13° posto in griglia di partenza sembra dar ragione al pilota. Infine, i festeggiamenti per la vittoria della sera precedente “sono andati oltre l’ora a cui tradizionalmente vado a letto” dice Gant e quindi Harry ci mette un po’ a carburare.

I protagonisti della corsa di Richmond sono inizialmente due e sono Davey Allison e Rusty Wallace, il re degli short track nonché campione nel 1989 ed ora in pista con l’appena rinato Team Penske. Col passare dei giri a loro due si uniscono Alan Kulwicki ed Ernie Irvan e il pubblico si prepara ad un gran finale fra quattro piloti.

Gant zitto zitto li guarda, è stato in testa solo per otto giri dopo un giro di soste poco dopo metà gara, poi viene passato di nuovo dai quattro. Ai -88 il momento decisivo: i due leader Irvan e Kulwicki entrano in contatto e Gant, in quel momento terzo, deve schivare le due vetture, ma taglia la strada a Morgan Shepherd e così la #33 finisce anch’essa in testacoda. Il 360° per fortuna gli permette proseguire ed il bilancio è positivo, dato che guadagna le due posizioni su Ernie ed Alan ma ne perde una da Allison.

Gli ultimi 72 giri sono da vivere senza fiato, con Allison che si deve difendere da un Gant scatenato. Ai -19, dopo un duello fianco a fianco durato a lungo, il sorpasso decisivo che fa vincere per la prima volta in carriera ad “Handsome Harry” due gare consecutive. Allison è secondo a quattro lunghezze davanti a Wallace, Irvan, Rudd e Kulwicki. Nessuno immaginava che era solo l’inizio.

14 settembre, Busch Series a Dover

Anche sulla gara di Dover della Busch Series non ci sono tante informazioni in rete, nemmeno dagli appassionati. Leggendo i risultati si nota che è stata una gara stranamente tranquilla quella del Delaware con appena due caution in 200 giri. La pole è andata a Butch Miller, tuttavia al via la prima posizione se la prende Jack Sprague che guida fino all’incidente di Troy Beebe (sempre lui).

A prendere il comando, probabilmente dopo un giro di soste, è Bobby Labonte mentre Sprague perde in fretta terreno. Labonte guida fino alla seconda e ultima caution (Todd Bodine a muro) alla quale, sempre probabilmente dopo un passaggio in pit lane, a passare in prima posizione è Harry Gant che, partito 16°, ha recuperato fino alla vetta. Gant guida per gli ultimi 99 giri e vince con 5″ di margine di nuovo su Pressley, Ward Burton, Trickle e Schrader. Una facile vittoria che lo mantiene imbattuto a settembre.

15 settembre, Cup Series a Dover

Dover per anni è stata la gara più massacrante di tutto il calendario, forse anche più di Darlington. 500 giri su un ovale da un miglio allora in asfalto (e non come oggi in cemento) in cui le velocità sono molto alte e rappresentano un’autentica centrifuga per meccanica e corpo umano. La gara autunnale del 1991 lo conferma, visto che al traguardo arrivano soltanto 16 delle 40 vetture che hanno preso il via.

Gant ed il suo team ovviamente riportano in pista la vettura vincente a Darlington (e a Richmond), tuttavia pure qui la qualifica non è esaltante ed Harry è decimo in griglia. Ancora una volta a partire a razzo è Davey Allison che frega al via Kulwicki e poi guida per i primi 114 giri. Nel mezzo c’è stato anche un big one che vede coinvolte addirittura 15 vetture, però la maggioranza dei big la scampa.

Al giro 115 inizia la selezione dall’alto e non solo dal basso: il motore di Allison cede e il testimone passa alla coppia Wallace-Earnhardt per una sessantina di giri, poi però al giro 171 a prendere il comando è la #33 verde e bianca di Harry Gant. Il pilota di Taylorsville non si guarderà più indietro e guiderà per 326 degli ultimi 330 giri, cedendo la prima posizione solo per un brevissimo stint nel corso di un giro di soste sotto green.

Dietro di lui la selezione prosegue brutale ed il secondo momento clou è quando Kulwicki rompe il motore e sul suo olio scivolano sia Earnhardt che Wallace. La vittoria di Harry, tuttavia, non è esente da guai, infatti ad un certo punto sul cruscotto si accende la spia dell’alternatore. Gant si trova di fronte ad un bivio, o fermarsi ai box per una lunga sosta oppure rischiare. Harry sceglie la seconda e per ovviare al problema strappa via dal cruscotto l’indicatore acceso in modo da non pensarci troppo.

Al traguardo Harry Gant doppia tutti (la penultima volta che è successo in Cup Series, l’ultima risale al 1994 con Geoff Bodine a North Wilkesboro), secondo a un giro è proprio davanti allo stesso Bodine, seguono poi Shepherd e Stricklin, quinto è Michael Waltrip a due giri, sesto Trickle (ancora in pista pure lui a quasi 50 anni) a quattro giri, dunque un trio composto da Rudd, Hamilton e Mast a sette giri, decimo Marcis a dieci giri. Come detto, basta un aggettivo per descrivere tutto ciò: brutale. Impressionante, invece, è la tripletta di Gant che a 51 anni domina una gara durata durata 4h32′.

22 settembre, Cup Series a Martinsville

A Martinsville la Busch Series e quindi Harry Gant è ancora imbattuto nel mese di settembre. Sembra che sia caduto nella fontana dell’eterna giovinezza e le prove ci sono pure in Virginia. Auto che vince non si cambia, e dunque la #33 fisicamente è la stessa di Darlington, Richmond e Dover. E, ovviamente, le prestazioni in qualifica non cambiano, dunque Harry è 12° in griglia. Tutti si aspettano Allison davanti, e invece Davey è in giornata storta, dunque a comandare le danze all’inizio è Rusty Wallace.

La gara è molto animata (le caution al termine dei 500 giri saranno ben 16) e dunque il gruppo si ricompatta spesso. Gant, seguendo il suo consueto programma, inesorabilmente rimonta e passa per la prima volta al comando al giro 196. La fuga però non arriva a differenza della settimana precedente e la #2 del Team Penske rimane sempre incollata al paraurti della #33.

Al giro 376 il disastro: ad una ripartenza in curva3 Wallace tampona Gant mandandolo in testacoda. Per sfortuna e coincidenza astrale di Harry, ma anche di Morgan, esattamente come a Richmond nel posto sbagliato al momento sbagliato c’è Shepherd. Stavolta, però, il contatto è decisamente più duro ed il muso della #33 nella parte di destra è quasi distrutto, al punto che in cabina di commento Benny Parsons, vedendo troppo metallo fuori posto ed altrettanto fumo, dice: “Sembra che la gomma stia andando giù ed il muso su. La vettura è seriamente danneggiata, quindi Harry Gant NON vincerà la sua quarta gara consecutiva e mi dispiace dirlo.”

Al box la crew guidata da Andy Petree non si scoraggia ed i meccanici riescono a far stare dritto il muso con delle corde elastiche togliendo il metallo in eccesso. Gant riesce a restare a pieni giri ed è ai margini della top10 dato che la selezione anche qui è stata severa e, date le numerose vetture già ko, questa apre le porte ad un long run di ben 95 giri che conduce al finale di corsa.

Harry si mette a testa bassa e rimonta inesorabilmente, al punto che, quando Gant sorpassa Terry Labonte per il terzo posto, Benny Parsons è costretto a rimangiarsi tutto dicendo: “È incredibile! Avevo tolto Harry dalla mia lista dei favoriti. Avevo detto che non avrebbe vinto la quarta di fila ed ora invece potrebbe ancora farcela.”

A 52 giri dalla fine Gant completa gli ultimi due sorpassi, il primo su Ernie Irvan ed il secondo su Brett Bodine. Quest’ultimo tuttavia non ci sta e alla tornata successiva con un bump&run torna al comando. Harry non si scompone, il long run impone un ultimo giro di soste ed il pit stop della #33 è più veloce di quello della #26.

Gli ultimi 47 giri sono relativamente tranquilli, esclusa una caution che genera uno sprint di 18 tornate. La vettura messa peggio è paradossalmente quella di Bodine che ha uno scarico rotto ed è quasi senza freni, dunque Harry Gant diventa definitivamente “Mr. September” col quarto successo di fila in Cup Series precedendo Bodine (che dopo l’ultima vittoria così ha regalato alla Buick anche l’ultima top5 della sua storia), Earnhardt, Irvan e Martin. In victory lane il nuovo idolo della folle dice semplicemente: “Tutto questo è speciale. Non so più cosa dire riguardo a tutto quanto è successo.”

Gant sembra incredulo dopo sei successi ottenuti in tre settimane in cui è imbattuto, tuttavia sette giorni più tardi c’è un appuntamento con la storia.

29 settembre, Cup Series a North Wilkesboro

È ancora settembre ed Harry Gant arriva a North Wilkesboro sulle ali dell’entusiasmo popolare, anche perché questa è praticamente la gara di casa, una delle destinazioni delle sue corse su strada da ragazzo. Il clima diventa ancora più incredibile quando, in controtendenza rispetto alle gare precedenti, “Mr. September” strappa per appena quattro millesimi la pole position a Davey Allison.

Malgrado le otto caution a spezzare il ritmo, la gara di Gant è una cavalcata esaltante. Harry prende e parte a testa bassa, ad un quarto di gara (100 dei 400 giri in programma) ci sono appena 11 auto a pieni giri, la prima volta che la #33 non è al comando arriva solo al giro 253 ed è perché Morgan Shepherd ha scelto ad una caution una strategia alternativa, poi dopo 41 tornate Harry torna primo.

Tutto sembra pronto per un avvenimento storico, gli ultimi a vincere cinque gare di fila erano stati Bobby Allison prima e Richard Petty poi entrambi nel 1971, ma nell’era moderna della Cup Series nessuno ci era riuscito. L’ultima caution arriva a poco dalla fine per l’incidente di Geoff Bodine, poi c’è solo un sprint di 32 giri fino al traguardo.

La Oldsmobile #33 nelle ultime quattro settimane aveva resistito a tutto, due incidenti e un alternatore malfunzionante gli unici problemi, ora però c’è un altro guaio, infatti un O-ring (ovvero una guarnizione) letteralmente da 0.10$ si è rotto, dunque per prima cosa la vettura sta perdendo fluidi, ma soprattutto sta perdendo efficacia in frenata su una pista impegnativa come quella di North Wilkesboro.

La notizia peggiore è che alle spalle di Gant c’è Dale Earnhardt, “The Intimidator” che nelle ultime settimane ha gestito il suo vantaggio in classifica sulla strada verso il quinto titolo in carriera. Dale probabilmente è uno squalo e sente l’odore del sangue, oppure in questo caso quello del liquido dei freni, e si mette in caccia della preda. Dopo una pressione assillante Harry è costretto ad alzare bandiera bianca ad appena nove giri dalla bandiera a scacchi.

Il sogno termina così, Dale Earnhardt vince la gara che praticamente chiude i giochi per il campionato davanti ad Harry Gant, staccato di 1.47″ dopo aver guidato per 350 dei 400 giri. E in pochi minuti “Mr. September” ritorna il vecchio “Hard Luck Harry”. Dale, spietato come sempre, dirà: “Non volevo che il vecchio Harry superasse la mia striscia di quattro successi di fila. [ottenuta nel 1987, nda]” Gant invece commenta amaramente: “Li stavo staccando nei rettilinei ed in curva gestivo la situazione, Ma quando hai Earnhardt dietro di te non puoi tenerlo lì a lungo.”

Il mese di settembre purtroppo per Harry è finito ed in bacheca ci sono sei trofei da vincitore ed una piazza d’onore. Ottobre è ad un passo, tuttavia ci sarà ancora un’appendice fortunata.

5 ottobre, Busch Series a Charlotte

Il 1° ottobre, quasi come per una cabala legata al calendario, Harry Gant scompare dai titoli dei giornali, infatti in quello stesso giorno Richard Petty tiene una conferenza stampa nella quale annuncia che al termine del 1992 si ritirerà dopo una carriera durata quasi 35 anni. Charlotte dunque in quel weekend diventa il primo passo di una celebrazione che durerà per 13 mesi fino ad Atlanta nella celebre Hooters 500.

In copertina c’è ancora Petty, ma i titoli sono ancora per Gant. Nel sabato di Charlotte torna in pista dopo due settimane di pausa la Busch Series. Si capisce subito per Harry che è ottobre, infatti la #7 del Whitaker Racing si qualifica appena 33esima in una griglia da 42 auto in cui ci sono addirittura 16 DNQ. La prima parte di gara è convulsa e dopo cinque caution nei primi 45 giri (di cui due big one) Harry si ritrova al comando e ci rimarrà per sei tornate.

Poi la gara viene presa in mano dal dominatore di quel giorno, ovvero Ward Burton, poi però rimase a secco ad appena 12 giri dal traguardo e a prendere il comando chi è? Ovviamente Harry Gant che deve solo gestire le ultime miglia; “Handsome Harry” vince così un’altra gara con ben 13.7″ su Ken Schrader mentre Ward Burton per il primo successo in carriera dovrà aspettare il 29 febbraio 1992. Il giorno dopo in Cup Series Gant arriverà quarto mentre nella Busch Series, dopo altre due top5, il 1991 si chiuderà con il quinto successo stagionale a Martinsville, tanti quelli in Cup Series.

Epilogo

Dopo il magnifico mese di settembre, Gant era risalito al quinto posto in generale e, grazie ad altre tre top5 nelle ultime quattro gare, chiuse il 1991 al quarto posto in classifica con 302 punti di ritardo dal campione Dale Earnhardt quando prima della striscia positiva il divario era di 524 lunghezze.

Sull’inerzia di questi risultati Harry iniziò il 1992, ricordando che ora ha 52 anni, con risultati mai visti per un pilota di questa età. Nelle prime dieci gare della stagione “Mr. September” ottenne addirittura sette top10 a cui seguì immediatamente il successo a Dover che lo portò al secondo posto in classifica dietro a Davey Allison; curiosamente a inizio stagione anche Bill Elliott aveva ottenuto quattro successi consecutivi in Cup Series nello stesso mese, tuttavia le mancate vittorie nella Busch Series non gli fecero aggiungere al soprannome di “Million Dollar Bill” anche quello di “Mr. March”.

Quel successo paradossalmente ruppe gli equilibri e la stagione proseguì fra alti (pochi) e bassi (altrettanto pochi). Di top5 di lì a novembre ce ne furono solo due, la prima a Pocono (ovviamente un secondo posto alla “Hard Luck Harry”) e la seconda in Michigan, dove Harry Gant conquistò a 52 anni e 219 giorni la 18esima e ultima vittoria in Cup Series. A tutt’oggi è il vincitore più anziano nella top class in Nascar. Inoltre, quella fu anche l’ultimo successo della Oldsmobile in Cup Series.

Malgrado i risultati altalenanti anche i rivali ai piani alti della classifica non furono perfetti, anzi, e dunque Harry Gant arrivò al gran finale di Atlanta ancora in corsa per il titolo, seppur staccato e praticamente alla caccia di un miracolo. È il famoso giorno della Hooters 500, la gara più bella nella storia della Nascar dove ben sei piloti si contesero il campionato. Davey Allison, Alan Kulwicki e Bill Elliott erano nettamente davanti ad Harry Gant, Kyle Petty e Mark Martin e per tutti gli opinionisti la vittoria finale sarebbe stata una lotta a tre.

Non ci fu nessun ribaltone in Georgia ed i tre più staccati ebbero tutti problemi: Mark Martin prima e Kyle Petty poi ruppero il motore, un malaticcio Harry Gant, invece, portò al traguardo la sua Oldsmobile #33 al 13° posto staccato di ben quattro giri. “Mr. September” salvò tuttavia grazie ai guai altrui il quarto posto in campionato a 123 punti dal campione Alan Kulwicki.

Gli ultimi due anni videro un comprensibile declino delle sue prestazioni. Nel 1993 quattro top5 e 12 top10 gli valsero l’11° posto in classifica generale, dopo il 1994 Gant decise di appendere il casco al chiodo. Il punto più basso di quella stagione fu sicuramente la DNQ a Martinsville, compensata però dalla vittoria in Busch Series ad Atlanta e dalla pole position a Bristol, un risultato che a quasi 54 anni e 8 mesi di età gli diede anche il record di poleman più anziano nella storia della Cup Series. “Handsome Harry” si rimise il casco solo per altre 11 gare quando sperimentò la neonata Truck Series (quattro top10), ovviamente su una vettura #33 verde e bianca sponsorizzata Skoal Bandit.

La carriera di Gant si chiude dopo 474 gare in Cup Series lungo 21 anni in cui Harry ha ottenuto 18 vittorie e ben 123 top5, di cui addirittura 35 secondi posti a dare un ultimo sguardo ad “Hard Luck Harry”; 17 invece le pole position. A questi risultati si devono aggiungere 21 successi in 128 gare nella Busch Series. 39 dunque le vittorie totali, 10 di queste nel solo 1991 e 7 in appena cinque magiche settimane.

Nell’era moderna della Cup Series, dunque dal 1972 ad oggi, solo otto piloti hanno vinto quattro gare consecutive: Cale Yarborough nel 1976, Darrell Waltrip nel 1981, Dale Earnhardt nel 1987, Harry Gant nel 1991, Bill Elliott nel 1992, Mark Martin nel 1993, Jeff Gordon nel 1998 e Jimmie Johnson nel 2007.

Fra tutti questi solo in tre sfiorarono l’impresa nella quinta tappa: Yarborough era in testa a 27 giri dalla fine a Charlotte quando venne sverniciato dalla sorpresa Donnie Allison, con un motore al limite del regolamento, che scappò nel finale vincendo per 12.2″, Waltrip era al comando ad appena un giro dalla fine dopo una rimonta furiosa causa foratura, ma Neil Bonnett rimase lucido e lo beffò sul traguardo per una lunghezza, infine il citato Harry Gant, a nove giri dalla storia battuto da uno spietato Dale Earnhardt.

Nella lista dei vincitori di quattro gare consecutive ci sono sei campioni e sette (dando per scontato l’ingresso di Johnson fra un paio di anni) Hall of Famer. Gli unici due a non vincere il titolo sono gli eterni secondi Gant e Martin, l’unico non ancora nell’olimpo è proprio Harry. Però ogni tanto anche gli ultimi della lista meritano di essere onorati, specialmente quando la classe operaia, in questo caso un semplice imprenditore edile e figlio di un falegname, va in paradiso.


Immagine: commons.wikimedia.org/Flickr (utente James Phelps)

Fonti: racing-reference.info; frontstretch.com; harrygant.com; en.wikipedia.org; nascar.com

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