NASCAR | Hamlin vince a Charlotte una Coca-Cola 600 da record!

18 caution, 5h13’08” e 619.5 miglia di gara, una bandiera rossa, 13 diversi leader, molti big out: al secondo overtime Hamlin batte in volata il compagno di squadra Kyle Busch e conquista la seconda gara stagionale in un campionato che lo sta vedendo in lenta ripresa


A Denny Hamlin sono bastati 15 giri i testa per conquistare una gara lunga alla fine ben 413, la distanza maggiore mai coperta in una corsa NASCAR. Nel dettaglio questi 15 sono stati i giri fra il 3 e il 9, quelli fra il 405 e il 411 ed infine il 413° ed ultimo, a dimostrazione che basta essere davanti quando davvero conta, ovvero in qualifica e in gara. Nel mezzo addirittura 18 caution che hanno selezionato notevolmente il gruppo, eliminando a più riprese i favoriti, inclusi nei due incidenti finali piloti come Larson, Briscoe, Chastain e Logano. Hamlin tuttavia al secondo overtime ha dovuto anche lottare battendo in una lotta mozzafiato Kyle Busch.

La gara

Il programma della Cup Series inizia sabato sera con la consueta combinazione di prove libere e qualifiche. La settimana ha visto parlare tutti ancora del disastro della All-Star Race e dei problemi alla gomma posteriore sinistra, con la Goodyear che continua a mandare nero su bianco a tutti, specialmente ai team, messaggi riguardanti la pressione minima consigliata.

Pronti via e dopo 3′ delle libere Corey LaJoie finisce a muro in curva2 a suo dire per la foratura della posteriore sinistra. Pochi minuti più tardi, dopo il testacoda di Preece, tutto da solo a baciare il muro è il leader della graduatoria Kyle Larson e il campione in carica è costretto a saltare le qualifiche per riparare la vettura. Nel Gruppo B l’unico guaio è per Grala con la #50 del TMT che scende in pista e si ritrova col cofano alzato a bloccargli la visuale; Cindric è il più veloce di questa seconda parte ma Larson rimane suo malgrado il più veloce.

La qualifica è molto combattuta e l’unico problema è il testacoda senza conseguenze di Keselowski in curva4. Denny Hamlin conquista la pole position (29.399″) battendo Kurt Busch di soli tre millesimi e Christopher Bell di quattro; completano la top10 che è avanzata al secondo round Kyle Busch, Byron, Cindric, Wallace, Reddick, Bowman e McDowell.

Dopo aver mandato in fondo alla griglia LaJoie (muletto), Larson, Almirola, Custer, Stenhouse e Grala (modifiche in parco chiuso), può partire la classica del Memorial Day, la gara più lunga della stagione. Intervistato dai giornalisti, il giorno precedente Logano aveva preannunciato che sarebbe stata una 600 miglia ancora più lunga del solito per via delle caution. E infatti Joey avrà pienamente ragione.

Al via Hamlin dall’esterno scatta molto bene sulla spinta del compagno di squadra Kyle Busch il quale tuttavia non riesce a mettersi davanti al fratello che in progressione torna ad affiancare Denny. Il primo ad andare 3-wide all’esterno è ovviamente Reddick che guadagna un paio di posizioni, poi però Blaney e Suárez decidono di coprire i suoi tentativi di rimonta. La battaglia alla pari fra Hamlin e Kurt dura per ben tre giri e mezzo, con Byron e Kyle Busch a guardare interessati, poi la #11 si mette al comando.

Il gruppo fatica a mettersi in fila indiana e fra gli ultimi ad allinearsi ci sono Wallace e Byron con Bubba che si mette al quarto posto e di slancio quasi sorpassa la #18, lo slide job in curva4 riesce, Rowdy contrattacca mezzo giro dopo, però si ingolosisce e per scavalcare anche il fratello deve sfruttare una sua indecisione in curva3 per completare la manovra. Questa bella battaglia raggruppa il plotone di testa (con Bell e Byron che perdono un paio di posizioni), ma anche manda in fuga Hamlin.

La fuga dura però ben poco, infatti al giro 10 Kyle Busch attacca e sorpassa fin troppo facilmente Hamlin portandosi al comando. E invece Denny non ha una buona vettura al momento, infatti in pochi giri viene scavalcato da Wallace, Reddick e Byron. Nel gruppo si fa vedere anche Larson che entra nella top20, anch’egli con apparente facilità.

La prima caution arriva al giro 17: in curva4 gli estratti sono i numeri 15, 16 e 17 infatti Preece perde il controllo e va in testacoda, Buescher per evitarlo si appoggia sulla sua fiancata come in una competizione di drifting ravvicinato e poi anche Gragson frenando finisce in testacoda. Tutti e tre sembrano in grado di ripartire senza danni e invece Ryan si deve ritirare.

Malgrado sia passato molto poco dal via tutti vanno ai box per il primo giro di soste e Kyle Busch mantiene il comando davanti a Byron, Reddick, Hamlin, Suárez, Wallace (cominciano i guai per lui in pit lane), Kurt Busch, Elliott, Bell e Blaney; sosta lenta per Harvick, Chastain e Jones mentre Truex, Blaney (speeding) e Gilliland (ruota fuori controllo) si prendono una penalità. Si riparte ai -78 nella prima delle quattro stage e Kyle dall’interno rimane davanti alle due Chevy in livrea americana di Byron e Reddick.

Il più deciso in questa fase è Wallace che risale subito al quarto posto, poi supera Reddick all’esterno ed infine si mette in caccia di Byron passandolo due giri dopo. I primi tre allungano mentre bisogna valutare se ad Hamlin abbiano dato le correzioni di assetto desiderate, intanto si mantiene al quinto posto. Ma tutti ora guardano Larson che ormai è già ad un passo dalla top10 in una gara che l’anno scorso dominò portando a casa 60 punti su 60.

La tregua dura però poco, poi al giro 32 Bilicki finisce a muro in curva3 e la sua gara termina qua; Buescher è il lucky dog. Sono passati nemmeno 20 giri dalla sosta precedente ma questo non impedisce alla grande maggioranza del gruppo a fermarsi di nuovo. Rimangono in pista in sei e sono il leader Kyle Busch, Wallace, Bell, Briscoe, Custer e McLeod, segue poi Byron uscito davanti a tutti dai box mentre Harvick ha avuto un’altra sosta problematica ed in più Larson si prende una penalità perché si trascina la pistola pneumatica (e quasi anche il meccanico) fuori dallo stallo.

Nuova ripartenza ai -62 e Bell spinge bene il teammate Kyle Busch, ma come in precedenza non basta per rimanere in testa, infatti – mentre Briscoe finisce nel mezzo e rischia di creare confusione – Wallace lotta alla pari con la #18 e per un giro riesce anche a mettere il muso davanti. Il problema per loro è che il migliore con gomme fresche alla ripartenza è Hamlin che li ha già ripresi, ma con lui si affaccia alla top5 anche Suárez. Il messicano, rinvigorito probabilmente anche dalle ottime prestazioni domenicali di Perez e O’Ward, è scatenato ed in un giro scavalca Hamlin e Wallace andando alla rincorsa del leader.

L’inseguimento è rapido ed al giro 46, dopo un attacco in curva4, Suárez si infila all’interno e in curva1 passa allargandosi forse leggermente, Kyle Busch è costretto a sua volta ad allargarsi di quel tanto che basta per scomporsi e finire in testacoda per la terza caution di giornata. La #18 riesce a tornare ai box senza danni se non per una foratura ed enormi fiammate che escono dagli scarichi; in questo caso è Gragson il lucky dog. Stavolta nessuno va ai box tranne LaJoie che lascia lo stallo quasi con la posteriore sinistra in fiamme.

Nuova ripartenza ad esattamente metà (giro 50 di 100, 400 quelli totali) stage e Suárez scegliendo l’esterno approfitta dello scatto non eccezionale per rimanere al comando davanti ad Hamlin che viene attaccato anche da un Bowman comparso nella top5 all’improvviso e seguito da Byron; la lotta a tre permette a Daniel di allungare. Proseguono intanto i su e giù di Larson che, per recuperare dalla penalità, bacia il muro per evitare Kurt Busch che si stava toccando con Blaney e deve alzare il piede.

Ancora una volta però la gara senza incidenti dura poco, ma malgrado questo Elliott si stava finalmente facendo vedere con i sorpassi prima su Byron, poi su Hamlin ed infine su Bowman, poi però LaJoie finisce contro le barriere in curva2 a causa di una foratura forse determinata dai problemi precedenti in pit lane e la serata dello Spire Motorsports in appena 60 giri è già terminata. La pit lane si riapre e tutti vanno a montare un nuovo set di gomme; Elliott passa al comando seguito da Byron, Bowman, Suárez, Reddick, Hamlin, Logano (che entra nella top10 dopo una brutta qualifica), Larson (altra penalità però per lui così come Haley), Bell e Cindric. Kyle Busch torna a pieni giri.

La green sventola ai -33 e parte ora il primo vero long run della serata (anche se il sole deve ancora tramontare): Elliott sceglie l’interno al choose cone e la decisione paga perché rimane al comando davanti a Byron pur dovendo lottare per il primo giro; terzo è Suárez che precede Bowman, la coppia Reddick-Hamlin ed un Chastain in risalita dopo una qualifica non esaltante; poco più dietro Bell e Blaney si toccano leggermente nella lotta per rimanere nella scia di Logano in chiusura di top10.

Anche Reddick così come Chastain si sta accendendo e, dopo essersi tenuto dietro Hamlin, scavalca Bowman senza troppi problemi in curva1, poi al giro successivo si ripete su Suárez ma in curva3 ed è terzo iniziando a sfruttare la corsia più esterna lungo il muro correndo sulla resina applicata sull’asfalto. A sorpresa ad andare in difficoltà in questa fase è proprio Suárez che, dopo i primi giri incollato alla coppia di testa, inizia a perdere posizioni a vantaggio anche di Bowman, un Bell in ripresa, Chastain e poi tanti altri.

Elliott nel frattempo ha staccato il compagno di squadra Byron che si deve guardare negli specchietti dal ritorno di Reddick, però i movimenti sono in coda alla top10 con i veri valori in campo che sembrano venire a galla. Scendono così oltre al citato Suárez (con il crew chief che solo ora si scopre abbia deciso di usare in questo stint il set di gomme usate ereditato dalle libere e a disposizione insieme ad altri 12 nuovi) anche Logano e Bowman, mentre avanzano Wallace, Austin Dillon, Erik Jones e Stenhouse ancora una volta convincente dopo un inizio disastroso di stagione.

Il finale di stage scorre senza ulteriori scossoni ed Elliott conquista il primo traguardo intermedio davanti a Reddick (arrivato fino a mezzo secondo dal leader), Bell, Chastain, Wallace, Blaney, Stenhouse, Truex (mai inquadrato fino a questo momento e quasi sempre fuori dalla top10 dopo una sosta lenta), Bowman ed Hamlin; Byron perde l’ultimo punto all’ultimo giro dopo essere crollato ed aver rischiato molto a causa del sovrasterzo, Kurt Busch è 12° davanti a Logano, Jones, Austin Dillon, Buescher e Kyle Busch risaliti dopo i guai precedenti, Suárez è addirittura 29° appena dietro a Larson che come lui ha montato gomme usurate, ma peggio fa Harvick 30° ultimo a pieni giri con Burton lucky dog.

Nuovo break, nuovo giro di soste anche se per molti i conti già faticano a tornare; all’uscita dai box Elliott rimane al comando davanti a Bell, Wallace (sosta finalmente buona per lui), Chastain, Truex (che si ritrova addirittura in top5), Blaney, Stenhouse, Hamlin, Reddick (-7 per lui) ed Austin Dillon. Harvick pitta due volte, di cui la seconda col cofano alzato, per modifiche radicali di assetto e per problemi allo sterzo, pure Bowman deve fermarsi di nuovo per un giunto sferico che si è rotto alla anteriore destra.

Alla partenza della seconda stage (che sarà ancora più movimentata della prima) Elliott scatta bene e lascia Chastain e Bell a lottare dietro di lui con Ross che guadagna la seconda posizione. Il pilota del Trakhouse Racing però non si ferma qua e, approfittando della #9 che tocca l’asfalto in curva3, si porta al comando. La battaglia più interessante però è poco fuori dalla top10 fra un Kyle Busch in rimonta e Reddick che ha perso ulteriori posizioni alla ripartenza; poco più tardi entrambi sorpasseranno Buescher. Ben si comporta anche Stenhouse che prova a superare Hamlin per la ottava posizione dietro a Wallace, Blaney, Truex e Byron.

Nasce così una fuga a tre con Wallace che cerca di rimanere con loro e facendo ciò ad un quarto di stage finisce in testacoda in curva4 senza riportare danni se non la anteriore destra forata, anzi è ancora più fortunato perché scivola sull’asfalto della chicane del Roval, poi sull’erba artificiale (quindi i rischi di piantarsi sono ridottissimi) ed infine termina la sua corsa in pit lane dove deve solo girare a sinistra e trova incredibilmente il suo stallo dove i meccanici, seppur colti di sorpresa, possono intervenire immediatamente.

La pit lane si riapre anche per tutti gli altri e la sosta è ancora una volta comunitaria: Elliott torna al comando davanti a Chastain, Blaney, Hamlin, Truex, Reddick, Jones, Kurt Busch, Austin Dillon e Cindric. Salta Bell per una sosta lenta alla posteriore sinistra mentre Larson lascia lo stallo fra fuoco e fiamme che escono dal bocchettone del serbatoio; Kyle è costretto ad una doppia sosta e così è la quarta volta in appena 125 giri che finisce in coda al gruppo.

La green sventola ai -69 e Chase dall’interno riesce a fatica rimanere davanti a tutti, però dietro di loro ci sono già Blaney ed Hamlin che poi viene superato improvvisamente da Kurt Busch, Reddick, Truex e persino Jones.

Chi si fa notare all’inizio di questo stint è Byron, dato che anche la #24 ha perso tempo in pit lane mentre si affaccia poco fuori dalla top10 è Briscoe grazie ad una audace ripartenza in mezzo ad un 3-wide. Elliott nel frattempo accenna la fuga anche perché Chastain deve più guardarsi alle spalle da un Blaney che pare poter lottare per la vittoria. Tuttavia basta un paio di giri, lo scenario si ribalta ed in testa si formano due coppie, la #9 con la #1 e la #12 con la #45 di Kurt Busch.

La tregua però dura poco e poco prima di metà stage Cindric finisce prima in testacoda e poi a muro in curva3 a causa della solita foratura alla posteriore sinistra mentre era nono e in recupero. Così si chiude in anticipo anche la gara guidata a distanza da casa dal suo crew chief che non stava fisicamente bene; Wallace recupera il giro perduto in precedenza.

Non siamo a metà gara, i team hanno usato già sei set di gomme eppure ora vanno quasi tutti ai box a cambiare ancora pneumatici; Blaney non pitta e passa al comando ma è praticamente da solo, gli si accoda solo Larson mentre Elliott esce ancora davanti ai rivali dalla pit lane. Bell stavolta finisce in coda per riparazioni al muso ed una ruota mal fissata.

Nuova ripartenza ai -49 e con le gomme fresche ad Elliott sembra bastare poco per tornare in testa, tuttavia in curva2 quasi incrocia le traiettorie con Larson e deve alzare il piede per evitare il contatto, tuttavia la differenza di prestazioni gli permette di fare uno slide job nemmeno forzato in curva3, resistere a Chastain e passare in un sol colpo Larson e Blaney.

Ross lo segue poco più tardi e, mentre Ryan (che in curva1 finisce loose e si appoggia al muro) e Kyle perdono posizioni, avanzano Chastain, Kurt Busch e Reddick. Recuperano posizioni in questa fase sia Suárez che ha “scontato” la penalità delle gomme usurate e la coppia Logano-Harvick in costante miglioramento.

Ancora una volta però lo stint dura poco più di 15 giri e in questo caso a provocare una caution è proprio Larson (che dunque finisce in coda per la quinta volta in 170 giri in quella che Kyle ha già definito “la gara peggiore della mia vita”) con un testacoda in curva4 evitando danni. Il gruppo stavolta si spacca e pittano solo Harvick, Blaney, Kyle Busch (che ha una sosta lenta per una piccola riparazione danni alla anteriore destra), Stenhouse, Haley e ovviamente Larson.

Altra bandiera verde ai -30 e Chastain dall’interno riesce ad approfittare di uno scatto non eccezionale di Elliott, malgrado l’aiuto di Kurt Busch, per tornare al comando in curva2 perché Chase finisce loose; dietro di lui Suárez è già andato 3-wide all’interno e col sorpasso su Reddick e Briscoe è quarto, poi approfitta del rallentamento di Chase e Kurt addirittura per sorpassarli entrambi in curva3-4 e quindi ai -29 davanti a tutti c’è la coppia Trackhouse Racing. Passa un altro giro e Daniel addirittura prova il sorpasso al compagno di quadra per tornare al comando, ma la manovra non riesce.

Chi si fa notare in questo stint è McDowell che è 12°, mentre poco più avanti Logano e Byron lottano per la settima posizione. Con il passare dei giri Suárez si stacca da Chastain e quindi Elliott lo va riprendere attaccandolo ai -15 con uno slide job in curva1, ma Chase finisce loose, quasi perde il controllo e poi si appoggia al muro. Poco dopo la #9 rallenta sul rettilineo opposto a causa della foratura alla posteriore destra e, mentre cerca di entrare ai box, finisce in testacoda sull’erba in maniera simile a Wallace. Sembra tutto a posto e invece Chase sarà costretto al ritiro a causa della rottura del tirante della convergenza.

Le gomme ormai scarseggiano e il timing della caution non gioca a favore degli strateghi. E così il gruppo si spacca con la coppia Chastain-Suárez che non pitta insieme a Briscoe, Reddick e Buescher,. Si riparte ai -9, ma la green in questo caso durerà ancora meno del solito: mentre Chastain scatta bene dall’esterno, in terza fila all’interno – in una corsia rallentata da una partenza non eccezionale di Daniel – c’è Blaney che in curva1 che pizzica troppo l’apron, perde il controllo e innesca un quasi inedito big one.

Nella decima caution di serata le auto ufficialmente coinvolte (chi più, chi meno) sono ben 13, in ordine di numero Harvick, Keselowski, Elliott, Hamlin, Blaney, Gragson, Truex, Burton, Wallace, Byron, McDowell, Gilliland e Kurt Busch. Di questi ad essere costretti al ritiro però sono solo Byron, Kurt Busch, Keselowski e Blaney, Wallace sembra salvarsi ma l’ennesimo pasticcio della sua pit crew, stavolta alle prese coi sei minuti per le riparazioni, lo costringe ad uno stop anticipato.

Malgrado le dimensioni dell’incidente non serve bandiera rossa e la caution veloce, dunque c’è una nuova chance per chiudere la stage. Si crea uno sprint di quattro giri in cui ancora Suárez non scatta bene, tuttavia reagisce e in curva2 riesce ad affiancare Chastain e poi superarlo in curva4. Gli ultimi tre giri non vedono contrattacchi della #1 e dunque Suárez vince la seconda stage davanti a Chastain, Jones (che ci ha provato), Briscoe, Stenhouse, Logano, Harvick, Reddick, Truex e Bell.

Dopo la breve bandiera rossa per onorare il Memorial Day, si riprende con un altro giro di soste che è più il completamento di quello precedente, infatti si sono fatti solo quattro giri e mezzo sotto green; Logano passa al comando davanti a Truex, Bell, e Kyle Busch mentre Suárez all’uscita della pit lane è ancora davanti a Chastain e chiude la top5, Larson ha un’altra sosta lunga e quindi finisce in fondo per la sesta volta. Joey scatta bene e questo gli permette di rimanere al comando per una manciata di giri intanto che con gomme fresche Suárez, che aveva dovuto alzare il piede alla bandiera verde, recupera, passa pure Chastain e torna in testa.

Sul long run, se lo si può chiamare tale, tuttavia Chastain si dimostra di nuovo il più veloce e, in una terza stage (su quattro) che sembra resistere senza incidenti, Ross ripassa il compagno di squadra ai -80. E invece pochi secondi più tardi a finire in testacoda in curva2 è Harvick, anch’egli in curva2 dopo che aveva dovuto allargare per evitare Stenhouse (e Kevin non è felice) e anch’egli senza riportare danni se non quelli allo sterzo già presenti a inizio gara. Kaz Grala, che aveva avuto problemi in precedenza non notati da nessuno, è per la seconda volta il lucky dog, ma ora è a quattro giri di ritardo.

Il giro di soste è ancora sfasato e ai box ci vanno in pochi fra cui Suárez, Stenhouse e l’incidentato Harvick. Si riparte dunque ai -76 con Chastain in prima fila con Logano il quale prova a restare vicino al leader; completano la top5 Briscoe, Kyle Busch e Bell mentre nel gruppo Larson rischia grosso con Jones. Interessante anche la battaglia fra Hamlin e Reddick per il sesto posto con un Gragson che ha evitato danni nel big one ed ora a sorpresa è nella top10.

Il gruppo sembra finalmente viaggiare tranquillo, anche se le lotte non mancano: Chastain allunga e mette 2″ su Logano (il quale si difende lungo il muro) che viene puntato da Briscoe ma che ma fatica a passarlo, poco più indietro Suárez rimonta dal fondo della top20 con gomme fresche ed è sesto, poi quarto e si avvicina alla coppia #22-#14. Daniel li passa uno dietro l’altro fra i -58 ed i -57 (con Joey che poco più tardi viene scavalcato da Briscoe), poi si mette in caccia del compagno di squadra. Il ricongiungimento avviene a metà stage e la #99 ha ancora abbastanza margine per riuscire per tornare in testa.

L’allungo di Suárez dura appena tre giri, poi arriva un’altra caution: Gragson perde il controllo in curva4 e finisce nell’erba mentre cerca di resistere ad un Larson che forse preferisce andare prudente e dopo essere stato passato dai rimontanti Harvick e Buescher. L’interruzione manda ovviamente tutti ai box e Chastain si riprende la prima posizione davanti a Briscoe, Reddick, Buescher, Hamlin, Stenhouse, Larson, Austin Dillon, Ty Dillon e Custer perché Suárez ha avuto un problema alla anteriore destra, Logano si ferma tutto storto, anche Harvick aspetta ulteriori riparazioni e Kyle Busch si prende una penalità.

La green sventola ai -42 e – piccolo miracolo – saranno tutti giri sotto bandiera verde. Ross scatta bene e non ha problemi a rimanere al comando mentre Briscoe deve vedersela con Reddick; seguono Buescher, Stenhouse e Larson che sfiora il muro. Briscoe riesce a rimanere secondo e sullo slancio attacca Chastain, tuttavia il tentativo di slide job in curva1 non va a buon fine e così il pallino rimane in mano alla #1. Finalmente Larson torna Larson e col sorpasso a Buescher è quarto, ma da notare è anche il recupero di Logano già sesto; Suárez, invece, rischia grosso con Stenhouse mentre lottano per l’ottavo posto dietro ad Hamlin e davanti a Custer.

Si crea una fuga a quattro perché Buescher è impegnato a difendersi da un Hamlin in ripresa dopo una seconda stage in ombra, ma presto arriva un altro colpo di scena, infatti Bell, in quel 12° ed impegnato in una battaglia intensa con molte vetture, si tocca con Stenhouse in curva4 a poi viene spinto da Almirola contro le barriere sul rettilineo opposto e così Christopher deve andare ai box con una foratura.

Ai -25 Larson supera anche Reddick e le posizioni di testa si stabilizzano, da notare ci sono le ulteriori posizioni guadagnate da Suárez e Logano mentre nel primo vero long run dell’intera corsa emerge a sorpresa anche Custer; assenti invece gli ammaccati Kyle Busch, Truex ed Harvick, questi ultimi due impegnati in una battaglia feroce con Almirola e Stenhouse. Questa è anche la prima occasione della gara in cui si doppiano tante vetture e quindi pure i leader devono verificare l’adattabilità della propria vettura in scia a vetture più lente.

Il finale di stage scorre via (finalmente) senza scossoni… anzi no: ai -8 Kyle Busch a sorpresa va ai box dopo aver baciato il muro, Rowdy ha paura di aver danneggiato la posteriore destra ed entra ai box di traverso. Chastain vince la terza – ma non ultima -stage davanti a Briscoe, Larson, Reddick, Suárez (che rimonta ancora sotto la guida del crew chief appena uscito dall’ospedale dopo essere stato operato di appendicite), Logano, Custer, Buescher, Austin Dillon ed Hamlin; seguono Jones, Truex, Harvick, Stenhouse, Almirola, Bowman, McDowell, Gilliland e Burton e queste sono le appena 19 auto a pieni giri (27 quelle ancora in gara) più il lucky dog Haley che ha un motore che suona male.

Con questo long run i team sembrano essersi messi in pari con le gomme da usare, però a questo break devono usare un altro set. Dopo la sosta di tutto il gruppo Reddick passa al comando davanti a Chastain, Larson, Briscoe, Custer, Buescher, Austin Dillon, Suárez, Harvick e Jones; Bowman si prende una penalità per una ruota vagante mentre Logano perde tempo perché il suo meccanico viene quasi investito (piede contuso) da Hamlin.

La bandiera verde sventola a 93 giri da quella a scacchi e Reddick mantiene senza rischi la prima posizione davanti a Chastain e Custer che riesce a mettersi brevemente dietro Larson; Briscoe completa la top5, tuttavia Suárez lo attacca non completando lo slide job, un particolare da segnarsi per i giri successivi. Larson ora è davvero Larson e punta Chastain, tuttavia deve anche vedersela anche con un Briscoe all’attacco che si sta mettendo dietro Custer; anche questo è bisogna segnarselo per dopo.

I contatti sfiorati della #5 e della #14 rallentano i rispettivi piloti per poco, ma colui che paga di più è Briscoe mentre ne approfitta Custer che si gode la prima gara veramente positiva della stagione; Hamlin, Jones, Buescher ed Harvick completano la top10. Reddick e Chastain intanto vanno in fuga su un Larson che ha illuso nei giri precedenti e ancora una volta l’illusione è anche quella dei tifosi che vedono – quando c’è la bandiera verde – una gara molto appassionante e combattuta.

Col passare dei giri Ross è sempre più vicino a Tyler ed ai -79 comincia a farsi vedere all’interno, poi attacca ai -78 in curva4, ai -77 in curva1 e poi ancora in curva3 quando finalmente torna al comando. Reddick ha un attimo di flessione e così Larson gli si fa sotto anche perché Tyler riporta via radio una vibrazione.

Sembra il consueto team radio di Reddick, e invece stavolta il problema è serio e, dopo aver resistito per una decina di giri, ai -62 fora la posteriore sinistra ed arriva una caution per detriti. Pochi giri prima da riportare c’erano stati anche Kyle Busch che aveva perso i detriti di gomma che si erano accumulati nel cerchione (fatto abbastanza inedito per la NASCAR) e Jones che aveva baciato il muro in curva4 accompagnato da Almirola. Bell torna a pieni giri così come tutti tornano ai box.

Chastain ancora una volta rimane al comando e stavolta è seguito da Larson, Briscoe, Custer, Austin Dillon, Suárez, Kyle Busch (che rientra prepotentemente nella top10), Hamlin, Almirola e Logano. Si riparte ai -55 e la gara vede un’altra selezione di favoriti.

Custer spinge bene Reddick che scappa via, poi Cole e Larson lottano, in terza fila ci sono Suárez e Briscoe, Daniel in curva3 tenta uno slide job su Chase e l’uscita in curva4 è al limite (errore del messicano e/o del suo spotter), Briscoe lo tocca leggermente, scompone la #99 che finisce di traverso sul traguardo in una nuvola di fumo, qui viene centrato da Gilliland e poi nella carambola pure da Buescher che finisce nell’erba. Sembra tutto ok per Chris, ma una sospensione nell’impatto ha ceduto e piantandosi fa perno lanciando la vettura in un capitombolo che dura quattro giri e mezzo.

La bandiera rossa esce praticamente subito per rimettere la #17 sulle quattro ruote, ma per fortuna Chris sta bene anche se la prudenza è d’obbligo. Senza Suárez (che perde così una grande occasione) e Buescher, mentre Gilliland riparte non si sa come malgrado il forte impatto col muro esterno (e anche senza Haley da poco ritiratosi per la rottura del motore), si riparte dopo una interruzione di 11′ senza ulteriori soste di rilievo (pittano solo Truex, Bowman, Burton e Stenhouse) a 48 giri dalla fine e appena 24 auto in gara.

Alla green Chastain sceglie l’interno e scatta bene rimanendo davanti alla coppia Custer-Larson ancora in lotta, ma Kyle prevale e in curva3 chiude la porta ad un Briscoe che voleva approfittarne. Larson ora segue come un’ombra Chastain, l’attacco arriva al giro successivo in curva3 ed è subito vincente. E così il pilota della #5 dopo una gara tribolatissima è al comando. A sorpresa Ross paga e 1.5 miglia dopo subisce lo stesso tipo di sorpasso ma da Briscoe; Hamlin, Logano, Custer, Austin Dillon, Kyle Busch, Jones e Bell completano la top10.

La miccia è ormai accesa e tutti mettono in pista tutto quello che hanno. Hamlin si difende su Logano fin quasi a baciare il muro e così Joey lo passa, Chastain reagisce su Briscoe ma non riesce a tornare secondo, Jones ci prova su Austin Dillon, sembra come che una caution possa scatenarsi in ogni battaglia e invece la gara si avvia verso il finale in cui Larson ha messo un margine di circa 1″ su Briscoe. Ai -36 Hamlin riesce finalmente a passare Logano ed è quarto, lasciando Custer molto vicino alla #22 e che passerà ai -33, poco più dietro Bell prova ad attaccare Jones per l’ottavo posto completando la manovra ai -34.

In questi giri però Chastain comincia a premere su Briscoe e Chase inizia a recuperare qualcosa sul leader. Ai -25, dunque, Larson ha 0.8″ su Briscoe, 1.6″ su Chastain, 3.9″ su Hamlin, 4.6″ su Custer, 5.5″ su Logano, 5.8″ su Bell, 6.2″ su Kyle Busch (passato dal compagno di squadra nel tentativo di superare Joey), 6.9″ su Jones e 7.9″ su Austin Dillon; a pieni giri anche Truex, Bowman, Harvick, Almirola, Stenhouse, McDowell, Ty Dillon, Burton e Gilliland.

La spinta virtuale data da Chastain a Briscoe è tale che Chase stacchi Ross dietro di lui e davvero la #14 si avvicina alla vetta e così una gara che poteva sembrare chiusa si riapre proprio in vista o quasi del traguardo. Larson sembra in grado di tenere il rivale a relativa distanza (5-10 lunghezze, ovvero mezzo secondo), entrambi scelgono la traiettoria lungo il muro, quindi un attacco non sembra a breve termine. Briscoe però ogni giro guadagna qualcosa, anche se sono centesimi. Dietro intanto continua la rimonta di Bell che passa Custer ed è nella top5.

Il ricongiungimento definitivo si può dire che avvenga ai -15 quando Briscoe per la prima volta si fa vedere in curva1 senza però affondare. Ai -14 in curva3-4 Larson per la prima volta mette in pratica azioni difensive, coprendo di più all’interno mentre Chase cerca di lanciarsi per l’attacco che arriva effettivamente poco dopo in curva1, ma lo slide job non va a buon fine e così la #5 rimane al comando. Mentre succede questo Bell finisce a muro e deve tornare ai box per una foratura, ma la caution non arriva.

Briscoe deve riorganizzare l’inseguimento avendo perso un paio di lunghezze, si tiene leggermente più interno, ma malgrado questo non trova ostacolo nei doppiaggi anche perché di auto in pista ne sono rimaste relativamente poche. Il secondo approccio inizia ai -9 quando sempre in curva1 Chase punta Kyle, ma finisce troppo vicino al retrotreno della Chevy davanti a lui e sembra staccarsi quasi definitivamente. Nemmeno Almirola, che pure lui finisce a muro mentre lotta con Truex, gli regala la possibilità di una sfida più ravvicinata grazie ad una caution.

Ad aiutarlo involontariamente però ci pensa il doppiaggi di Burton e così ai -7 la #14 sente di nuovo la scia della #5, ma Larson sembra in grado di gestire la situazione; nemmeno Jones che bacia il muro in curva2 provoca una caution. E quindi, dato che la distanza è ancora di due lunghezze, Briscoe ai -5 e sempre in curva1 tenta un altro slide job, pur senza affondare l’attacco alla corda, ma si deve riaccodare subito e così riesce ad attaccare di nuovo in curva4 riuscendo finalmente ad affiancare Larson, al punto che sul traguardo ai -4 è davanti lui col muso.

Briscoe però deve completare la manovra e quindi deve andare deciso in curva1, ma non riesce a completare lo slide job e così dall’esterno Kyle, con le due auto che si sfiorano e la #5 che fa lo stesso col muro, ritorna davanti. Chase deve ricostruire tutto da capo, ma stavolta il recupero è più rapido, tuttavia Briscoe capisce che gli rimane ormai una sola chance, ovviamente all’ultimo giro.

E invece Larson sta soffrendo sempre di più e così Briscoe può riattaccare in curva1 ai -2, ma Chase entra con troppa velocità, perde il controllo, bacia il muro (Larson solo sfiorato) con il posteriore e poi finisce in testacoda. Briscoe così “sbaglia” la manovra per la vittoria di nuovo dopo Bristol Dirt.

La caution è arrivata e si va quindi all’overtime con la curiosità di vedere chi andrà ai box dato che la maggior parte dei team ha – malgrado tutto – ancora un set di gomme fresche ai box. E la sintesi è che tutti vanno ai box a giocarselo. La sosta decisiva premia Larson dato che cambia due gomme come Chastain (battuto per un pelo), Logano e Stenhouse, seguono Hamlin, Austin Dillon, Kyle Busch, Custer, Harvick e Ty Dillon che invece optano per pit completo.

Al choose cone Larson sceglie l’interno con Logano ed Hamlin, all’esterno invece vanno Chastain, Stenhouse ed Austin Dillon. Si arriva così alla bandiera verde dei -2 e Kyle non scatta bene, al punto che Chastain, seppur lasciato da solo da Stenhouse, gli è a metà fiancata. La ripartenza lenta della #47 però è la chiave di quello che succederà mezzo giro più tardi, infatti Austin Dillon decide di smarcarsi subito ed andare 3-wide all’esterno.

La manovra di Dillon è perfetta, riesce a liberarsi di Ricky ed affianca Hamlin, davanti a loro ci sono rispettivamente Chastain e Logano mentre Larson è da solo e all’apparenza destinato alla vittoria. E invece Austin ha avuto una grandiosa uscita di curva2, sfila Hamlin, incrocia la traiettoria e in curva3 si tuffa all’interno di Joey e Ross. Quella che sembra una manovra disperata invece riesce alla perfezione, anzi fin troppo, al punto che addirittura affianca Larson.

Qui forse Austin si spaventa della chiusura improvvisa di Kyle (che gli lascia comunque lo spazio), la #3 si scompone una prima volta, ma Dillon recupera il controllo seppur allargandosi. E quando invece sembra tutto risolto, succede il patatrac. Succede tutto in contemporanea, Chastain ha avuto la possibilità di tenere giù il piede e quindi sta affiancando Larson all’esterno, Dillon invece ha aperto la porta all’interno e lì ci si sta infilando Hamlin. Anche il 4-wide sembra filare liscio, ma in curva4 Dillon si allarga quasi certamente non avvisato dell’arrivo di Chastain. Dillon si gira sul muso di Larson, Kyle centra Chastain che a sua volta centra Logano; nel mucchio finiscono anche Custer, Stenhouse e Truex.

La caution sventola prima della bandiera bianca e l’unica certezza è che alcuni dei favoriti sono finiti ko in maniera incredibile quando la parte più rischiosa sembrava già finita. Alla moviola a prendere il comando è così Denny Hamlin davanti a un ammaccato Chastain, Kyle Busch, Harvick, Stenhouse, Truex, McDowell e Briscoe e con questa classifica si va al secondo overtime.

Nuova green ed Hamlin, che ha scelto l’interno scatta bene (ma più che altro è Ross che può fare poco) ed a seguirlo subito è il compagno di squadra Kyle Busch che, appena ha sfilato la #1, si tuffa subito all’esterno di curva1 seguito da Harvick ed affianca Denny. I due viaggiano alla pari fino in curva3, poi Hamlin avanza, ma non riesce a mettersi del tutto davanti in curva4 e così Rowdy può contrattaccare di nuovo. La gara si decide in curva1 dove Hamlin attacca deciso, si scompone, deve allargarsi e quindi Busch deve adeguarsi ed alzare il piede.

Hamlin vince dunque così di rapina la seconda gara stagionale davanti a Kyle Busch, Harvick, Briscoe, Bell (protagonisti di due clamorose ripartenze), Reddick (tornato a pieni giri con una wave around), Stenhouse, McDowell, Larson e Bowman; a pieni giri anche Burton, Truex, Ty Dillon, Jones, Chastain e Gilliland, solo 20 (i primi 19 più Grala a -13) le auto al traguardo, il dato più piccolo su una pista del genere addirittura dal 1991 (Dover, altra pista molto selettiva sulla distanza delle 500 miglia di allora).

Le 18 caution non sono invece un record come nemmeno le 5h13’08” nette di gara, infatti la corsa più intensa e lunga del terzo millennio rimane sempre la Coca-Cola 600 del 2005 quando in un altro finale mozzafiato Jimmie Johnson batté in volata Bobby Labonte dopo 22 caution e 5h13’52”. Il record storico invece è quello della distanza percorsa, 413 giri per 619.5 miglia pari a 996.998 km (bastavano due giri in più per una 1000 km), dato che batte quello del 2020 (405 giri per 607.5 mi).

È stata una gara lunga, estenuante, ricca di incidenti e problemi, esattamente come aveva previsto Logano, ma è stata anche combattuta ed estenuante. Davvero la Next Gen ha rivitalizzato i cookie cutter, il neo resta solamente il Texas Motor Speedway.

I risultati odierni

La classifica della “Coca-Cola 600”

La classifica generale

Così in campionato dopo 14 delle 36 gare della NASCAR Cup Series 2022

Le altre categorie

Truck Series: Hocevar beffato, Chastain vince a Charlotte

Xfinity Series: dominio JRM, Berry conquista Charlotte!

I prossimi appuntamenti

Il prossimo weekend sarà pieno di novità per la NASCAR: se i Truck faranno la loro consueta tappa al WWT (ex Gateway) Raceway di St.Louis, a loro si unirà al posto della IndyCar per la prima volta la Cup Series; le gare saranno rispettivamente sabato e domenica. Sabato correrà anche la Xfinity Series ma sullo stradale di Portland dove la NASCAR torna per la prima volta in 22 anni (due edizioni della Truck Series nel 1999-2000).


Immagine: media.nascar.com

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