NASCAR | Gara1: Hamlin fa cappotto a Dover!

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Il pilota del JGR domina le prime due stage, poi una sosta lo mette dietro a Truex. Il sorpasso decisivo al compagno di squadra arriva ai -9


E’ stata una corsa di long run, l’unico incidente infatti è arrivato dopo appena quattro minuti di gara (su 2h32′), poi è stata una gara interrotta solo dalle caution programmate. Hamlin ha preso il comando fin da subito e sembrava avere tutto sotto controllo, ma una sosta lenta ed una ripartenza non eccezionale lo hanno rimesso nel traffico. L’inseguimento è durato oltre 100 giri, poi alla fine è tornato là davanti conquistando la sesta gara stagionale pareggiando di nuovo i conti con Harvick.

La gara

La gara di Dover è ricca di tensione. Tutti sanno che il double header al Monster Mile deciderà molte sorti riguardo ai playoff e due corse veloci (500 km, ovvero 311 mi, al posto delle tradizionali 400 mi) contribuiranno sicuramente a far pagare ogni errore commesso. Harvick parte con 118 punti su Hamlin e guadagnando 3 lunghezze su Denny vincerebbe matematicamente la regular season, ma Kevin non sarà mai vicino a questo traguardo; così tutti gli occhi sono sulla coda della top 16, con DiBenedetto che parte da +44 e Byron da +25 su Johnson su una pista che favorisce molto il Team Hendrick.

E infatti lo squadrone parte a tutta, con Elliott dalla pole grazie all’algoritmo e che comanda le prime fasi, anche grazie ad un pessimo scatto di Hamlin. Al settimo giro Kurt Busch, in quel momento ai margini della top10, ha un attimo di esitazione in uscita di curva2 e Jones che lo segue lo tocca leggermente mandando la #1 contro il muro. Erik dopo il traguardo si scuserà con Busch, ma la gara di Kurt in sintesi dura meno di 4 minuti. Però anche Jones deve pagare pegno, infatti per evitare Kurt frena e viene tamponato da Bowman; il passaruota della #20 sembra molto danneggiato e la gara di Erik compromessa (incredibilmente non sarà così) mentre il muso di Alex è ammaccato (e invece contro le apparenze finirà 21°).

Si riparte dopo poche soste ed Elliott mantiene il comando fino alla competition caution davanti ad Hamlin, Bowyer, Harvick e Logano con Joey passato sul filo di lana da Kevin. Non tutti vanno ai box (ed A.Dillon – tornato dopo il test negativo al coronavirus – Kenseth, Newman, Buescher e Bell passano al comando), inoltre Logano, Blaney ed Almirola cambiano solo due gomme, e così Elliott riparte solo 10° anche dietro ad Hamlin; più problemi ne ha invece Harvick costretto ad una doppia sosta per fissare meglio la posteriore sinistra.

La bandiera verde arriva ai -39 nella prima stage ed Austin Dillon va subito in fuga mentre Hamlin con quattro gomme fresche è subito scatenato e va 3-wide mettendosi in scia a Logano che con due pneumatici nuovi guida l’altra strategia. Dietro di loro Bowyer ed Elliott si toccano e Chase rimedia una brutta ammaccatura al passaruota (per fortuna il tire rub iniziale non si aggrava) e perde posizioni lasciando via libera a Denny.

Logano non ha una vettura a posto – non ce l’avrà per tutta la gara – e quindi fatica a passare persino Kenseth. Ad aprire la porta ci deve pensare Hamlin che passando in sequenza Joey e Matt si porta in seconda posizione seppur staccato di 4″ da Dillon. Da dietro Harvick intanto sta piazzando una rimonta incredibile che vede come ciliegina sulla torta il triplo sorpasso a Johnson, Buescher e Kenseth fra curva3 e 4 che lo riporta nella top10.

Davanti nel frattempo Hamlin gestisce con lucidità la rimonta su Dillon e sfruttando anche il traffico passa in testa ai -10 poi salutando Austin; il brivido finale lo regala Sorenson quando inizia a fumare vistosamente e tutti pensano che sia un tire rub ma in realtà è olio. Per fortuna nessuno ci scivola sopra, anche se Logano finisce largo in una occasione perdendo la posizione da Bowyer ma quasi sicuramente era colpa dell’assetto. Hamlin vince la prima stage davanti a Dillon, Keselowski, Bowyer, Truex, Logano, Harvick, Johnson, Buescher e Almirola.

La pit lane si riempie per una sosta comunitaria in cui Hamlin resta al comando seguito da Truex, Bowyer, Keselowski e Dillon mentre Kenseth si prende una penalità e la coppia Elliott-Byron ha soste lunghe, il primo per la riparazione danni ed il secondo per un contrattempo e ripartendo fuori dalla top20 vedono la loro gara in salita. Iniziano ora i dolori del giovane William che avranno l’apice pochi giri più avanti.

Si riparte e Truex è dietro ad Hamlin e spinge il compagno di squadra davanti a Bowyer ma non riesce a trovare il varco all’esterno per scavalcare Denny e così si riaccoda. Inizia così un long run da 110 giri che deciderà la gara di qualcuno. La top10 in questa fase rimane abbastanza stabile, con Hamlin davanti a Truex di circa 1″ seguiti da Bowyer, Keselowski e Dillon, con Johnson davanti a Logano, un Harvick che a sorpresa dopo quanto mostrato nella prima stage ci si aspetta là davanti e invece paga, a Kyle Busch e ad Almirola. Il primo a cedere secondo le aspettative è Dillon che pian piano scivola indietro permettendo all’ottimo Stenhouse di entrare nella top10.

Mentre Elliott recupera lentamente, dopo appena 30 giri quando si è ancora lontani dal giro di soste, scatta l’allarme rosso per il team #24: Byron è ancora 24° e ormai Hamlin lo sta raggiungendo. E a rivelare a tutti le difficoltà generali è un team radio che dice tutto, in cui non solo il crew chief Chad Knaus è visibilmente nervoso, ma anche il bravo ragazzo William Byron si lascia scappare qualche parola censurata a dimostrazione che niente sta andando come desiderato. Il doppiaggio arriva ai -60 e da qui la gara di Byron entra in un vortice da cui non uscirà più.

Davanti intanto Hamlin viaggia tranquillo e al giro di soste aperto da Harvick ha 2.5″ su Truex, 4″ su Bowyer, 5″ su Keselowski, 6″ su Johnson e lo stesso Kevin, 8″ su Ky.Busch e Logano, 9″ su Dillon, Stenhouse e Almirola. A tentare la sorte in questa occasione andando lunghi in cerca di una caution sono DiBenedetto (dopo un buon inizio scivolato fra 15esima e 20esima posizione), Buescher, lo stesso Byron, McDowell e Bowman, ma ad uno ad uno si devono arrendere, chi con una sosta completa (come la #21), chi cambiando solo due gomme (come la #24). Chad Knaus si gioca tutto così ma la vettura – secondo William – non è in grado di rendere di più ed il secondo doppiaggio da parte di Hamlin mette fine ai sogni almeno per il sabato.

Davanti intanto fra un rischio di Johnson in ingresso in pit lane ed una ruota mal fissata di Almirola i giri passano, Truex si avvicina ad Hamlin poco dopo la sosta scendendo a meno di 1″ di ritardo ma poi Denny riallunga e vince la seconda stage con 2″ sullo stesso Truex, 7″ su Bowyer, 8″ su Ky.Busch che nel finale scavalca Keselowski (+9.5″) ed Harvick (+10″), Johnson (+15.7″) che scavalca sul filo di lana un Logano che cede ancora sul long run (+16.1″), Stenhouse (+17″) ed Elliott (+17.2″); soli 14 piloti a pieni giri, l’ultimo a sorpresa è Jones, con un Blaney mai in gara lucky dog.

Arriva un nuovo giro di soste e all’uscita della pit lane Truex beffa Hamlin passando in testa mentre Ky.Busch entra nella top3 davanti a Bowyer e Keselowski. E alla ripartenza a 119 giri dalla fine a Denny va ancora peggio perché Rowdy riesce a tenere la seconda posizione dall’interno scelto al choose cone e poi Keselowski lo beffa scavalcandolo. Hamlin così passa in pochissimi giri da primo a quarto e deve ricostruire la sua gara. La pratica #2 si risolve in pochi giri, infatti Brad deve lottare con un sovrasterzo incredibile e ai -100 è di nuovo 1-2-3 JGR con Truex che ha 0.9″ su Ky.Busch e 2.8″ su Hamlin mentre Keselowski e Bowyer completano la top5.

Denny dimostra molta maturità e fiducia nel proprio mezzo non forzando la rimonta sapendo che sul long run ha qualcosa in più e una eventuale caution solo lo aiuterebbe. Poi per Truex arrivano anche i doppiaggi e quindi il divario pian piano si riduce. A circa 75 giri dalla fine Ty Dillon apre, avendo preso la wave around in precedenza, un lungo ultimo giro di soste che si concluderà soltanto 50 tornate più tardi con Byron ormai fuori sequenza. Mentre dietro di loro Bowyer ha passato Keselowski ma è staccato di ben 7″, ai -67 Hamlin scavalca il compagno di squadra Busch sempre più loose e può pensare solo a Truex che però è ancora 2.5″ più avanti.

Martin e Denny si fermano in contemporanea ai -57 ed Hamlin recupera probabilmente 1″ solo in ingresso di pit lane a Truex, ma quando ne esce è comunque staccato ancora di 1.5″ e quindi l’inseguimento deve proseguire. Ed i due rimangono soli perché al box di Kyle Busch probabilmente sovracompensano il sovrasterzo e all’uscita dai box la #18 è sottosterzante. Mentre Austin Dillon tenta un altro ribaltone e prosegue senza fermarsi, Truex riallunga di nuovo fino ad avere 2.5″ di margine su Hamlin ai -35, poi però torna a perdere.

La #19 torna in testa ai -32 senza nemmeno aspettare la sosta di Dillon, poi iniziano i suoi dolori. Il primo problema è il doppiaggio di Blaney che ovviamente non vuole perdere un giro come successo nella seconda stage, e così Hamlin si porta prima a 1″ da Truex e poi – quando riesce a doppiare anche lui la #12 – a 1.3″. Ai -20 il secondo problema, quello che secondo Martin gli fa perdere la gara. La sua vettura è sempre più loose e cerca di non lasciare la traiettoria interna, la stessa su cui viaggia Almirola il quale non vuole finire a due giri, fatto che gli farebbe perdere definitivamente la speranza di un buon piazzamento (infatti con una caution propizia + wave around tornerebbe a pieni giri). Hamlin invece si muove meglio in pista e sfruttando la linea esterna guadagna decimi su decimi.

Non sapendo cosa fare Truex sceglie una traiettoria intermedia che probabilmente peggiora la situazione e ormai Hamlin gli è sul suo paraurti. Denny manca il primo attacco di slancio lanciandosi “dalle corde” (come si direbbe nel wrestling), il secondo no e incrociando in uscita di curva4 completa la manovra in curva2 ad appena nove giri dalla fine.

Il doppiaggio di Denny su Almirola ai -4, con Truex sempre più loose a cercare di resistere nella scia del compagno di squadra, mette la parola fine alla gara. Hamlin vince davanti a Truex (+1.1″), Ky.Busch (+6.9″), Harvick (+8.1″), il buon Elliott in rimonta fino alla top5 (+9.1″), Bowyer crollato nel finale (+16.6″), Johnson (+17.2″) che ancora una volta scavalca Logano (+17.7″) nelle miglia finali, Keselowski (+18.8″) che ha tentato senza successo di andare lungo all’ultima sosta, Stenhouse (+19.4″), il sempre migliore Custer (+20.8″) e Jones (+24.9″), nonostante tutto 12° e ultimo a pieni giri.

Per Hamlin la sesta vittoria stagionale vuol dire pareggiare di nuovo i conti con Harvick e Denny avrebbe anche due playoff point in più rispetto a Kevin, ma quest’ultimo domani vincerà matematicamente la regular season (è a +100 con 120 punti in palio) e dunque riallungherà, ovviamente a meno di un’altra vittoria della #11. In coda alla top16 la bella giornata di DiBenedetto, durata solo per i primi sette giri, si conclude con un 20° posto che lo mette in pole in gara2; Matt ha evitato il primo pericolo a Dover dato che non solo né Johnson né Byron hanno vinto, ma anche perché ad andare in crisi è stato colui che gli era più vicino in classifica. Infatti DiBenedetto ha 27 punti (erano 44 prima del via) sul primo degli eliminati che ora è Byron, finito sotto la linea rossa di tre punti rispetto al compagno di squadra dopo il disastroso 28° posto a tre giri.

L’orologio sta ticchettando sempre più forte per qualcuno, mancano poche ore a gara2 a Dover ma per qualcuno il rischiatutto di Daytona è già l’unica speranza.

Le altre categorie

Nella gara della Truck Series che ha aperto il weekend secondo successo in carriera, stavolta senza asterischi come successo in Michigan con il finale troncato, di Zane Smith il quale ora è decisamente diventato uno dei favoriti per il titolo. L’algoritmo restituisce una prima fila con Moffitt e Creed e così possono riprendere subito il duello di Daytona. Sheldon tuttavia non sarà mai in gara e subito perde posizioni. Due caution in successione (Fogleman in testacoda e poi una competition caution) non modificano tanto la classifica e nemmeno lo fa l’apertura della pit lane (in pochi vanno ai box) e così Moffitt riparte ancora davanti a tutti.

Alla bandiera verde tuttavia Brett non parte al meglio ed in curva2 viene affiancato da Hill all’interno e da Crafton all’esterno e così decide di alzare il piede venendo scavalcato anche da Ankrum. Austin e Matt davanti proseguono affiancati, poi Hill passa in testa e allunga e vince la prima stage con 3″ su Crafton, Ankrum, Zane Smith (che ha rimontato nel finale) e Moffitt.

Il break risolve tutte le strategie presenti in pista: Chandler Smith, Rhodes e Davis non si fermano mentre Sauter non cambia gomme, Kraus ne sostituisce due, Hill e Crafton hanno una sosta lenta e così Zane Smith e Moffitt – e altri – passano davanti a loro. Alla ripartenza C.Smith rimane in testa mentre Rhodes finisce loose e Kraus tocca Sauter (vincitore delle ultime tre gare qui) e lo manda largo. Ad approfittarne è così Zane Smith che si trova quarto dietro al quasi omonimo, a Rhodes e Kraus mentre i principali sono invischiati nel traffico e soffrono le turbolenze.

La strategia di C.Smith e Rhodes paga fino a circa metà stage, poi le loro gomme iniziano a cedere, Ben finisce dietro a Kraus e Z.Smith mentre Chandler – che aveva allungato – viene ripreso. E quando succede questo finisce per essere scavalcato subito dalla coppia che lo ha inseguito, anche con la complicità di qualche doppiaggio riuscito male. A questo punto Chandler viene raggiunto anche dal compagno di squadra Eckes e ai -3 Smith sbaglia – o comunque ha un fraintendimento con il compagno di squadra – in curva3 toccando il Truck #18 finendo in testacoda. Dietro di lui Creed e Rhodes hanno i loro problemi per evitarlo (Sheldon tocca lui e il muro, Ben perde il controllo e si salva con un 360°), davanti a lui invece un attimo prima dell’incidente Kraus era finito nel traffico dei doppiati e Zane Smith lo aveva passato andando a vincere la seconda stage sotto caution davanti a lo stesso Kraus, Eckes, Creed e Moffitt; C.Smith malgrado tutto potrebbe prendere i tre punti dell’ottavo posto ma il team lo fa fermare ai box all’ultimo giro per riparare il paraurti e così finisce 12°.

Tutti vanno ai box per una sosta completa e Z.Smith rimane in testa su Eckes, Moffitt, Gilliland e Crafton, ma sbaglia completamente la ripartenza ai -103 e così a passare al comando è Eckes seguito da Gilliland con Zane a difendersi dal compagno di squadra Moffitt. Liberatasi di Todd, la coppia del GMS Racing riprende il pilota del KBM e sembra quasi giocare a gatto col topo con lui. Fra i -73 e i -72 Moffitt apre il gas e sfruttando la corsia esterna, poco esplorata fino a quel momento, scavalca sia Z.Smith che Eckes passando in prima posizione. Sembra tutto ok per Brett, ma alla lunga cede e ai -47, poco prima del giro di soste, Smith lo sorpassa.

I pit stop sotto green trascorrono senza scossoni (uniche penalità per Lessard, Gray ed un Creed già doppiato così come C.Smith) e all’uscita dai box Z.Smith ha portato il suo vantaggio a circa 2″, tuttavia Moffitt non si arrende e torna in scia al giovane teammate, mentre l’avversario più vicino (ora Crafton) è addirittura a 8″. Il doppiaggio di Enfinger – riuscito per Zane, meno per Brett – sembra essere il via libera definitivo per Smith verso la vittoria, ma ai -8 Friesen, in quel momento ottavo, finisce in testacoda e arriva la caution finale. Solo Rhodes, Hill e Friesen, ovvero gli ultimi tre a pieni giri (soltanto in 10 più il lucky dog Eckes) vanno ai box a cambiare gomme e quindi la classifica è invariata alla bandiera verde dei -3. Al choose cone Moffitt sceglie l’interno ma stavolta Z.Smith non sbaglia la ripartenza mentre Crafton dall’esterno lo scavalca portandosi in seconda posizione.

Matt non riesce nemmeno a prendere la scia di Zane il quale dunque non ha problemi a gestire l’ultimo paio di miglia. Zane Smith vince la seconda gara stagionale davanti a Crafton, Moffitt, Gilliland, Rhodes (unico a sfruttare le gomme fresche), Sauter, Ankrum, Hill, Friesen, Kraus ed Eckes, gli unici a pieni giri. Per Zane il colpo è doppio infatti con questo successo balza in testa alla griglia playoff mentre in coda tutto è sostanzialmente invariato con Ankrum che è a +9 mentre Gilliland è a +4 su Kraus primo dei virtualmente eliminati.


In gara1 della Xfinity Series è arrivata – finalmente – la prima vittoria stagionale per Justin Allgaier. Il pilota del JRM è stato il più forte sui long run e per vincere una gara pulita, così come quella della Cup Series, ha dovuto tenere a bada nei primi giri dopo le ripartenze il solito Austin Cindric che si è dovuto “accontentare” del posto d’onore che alza il suo piazzamento medio nelle ultime sette gare a 1.29 (cinque successi e due secondi posti).

Dalla pole grazie ad un’altra “tripletta” (1° in classifica generale, 1° a Daytona e col GPV) scatta anche a Dover Austin Cindric con al suo fianco Noah Gragson. Il pilota del Team Penske guida per tutta la prima stage che non vede particolari eventi tranne la competition caution al giro 20. Cindric vince dunque il traguardo intermedio davanti allo stesso Gragson, vicino solo all’inizio e alla fine quando la #22 soffre nei doppiaggi, Allgaier, Chastain, in rimonta dalla 13esima posizione al via, ed Harrison Burton.

Il primo giro di soste non è eccezionale per Cindric (non lo sarà per tutta la gara) e così Gragson lo scavalca andando al comando. Austin al choose cone sceglie l’interno ma così permette ad Allgaier di spingere il compagno di squadra in testa e poi di seguirlo mentre Briscoe da ottavo passa in quarta posizione. Allgaier non è il più veloce nello short run e così all’inizio fa da tappo a Cindric e Briscoe, ma col passare dei giri guadagna. E il doppiaggio di Miller è fatale a Noah, infatti se lo trova nel posto sbagliato al momento sbagliato e Allgaier passa al comando; dietro di loro intanto pochi momenti più tardi Briscoe attacca Cindric ma perde il controllo all’interno del compagno di marca in curva2 e bacia il muro. Mancano pochi giri alla fine della stage e nessuno dei big si ferma ai box; alla ripartenza dei -9 Cindric scavalca Gragson che ha scelto l’interno e mette pressione alla #7 ma non basta. Allgaier vince la seconda stage davanti a Cindric, Chastain, Gragson ed Herbst.

Al break Brown, Sieg e Briscoe tentano la sorte non fermandosi ai box ma la strategia non va in porto, sia perché arriva un long run, sia perché Allgaier e Cindric li passano subito tornando nelle prime due posizioni seguiti poi di nuovo da Chastain mentre Gragson perde terreno. Tutti devono ancora fermarsi ai box almeno una volta e lo spettro delle soste sotto green si avvicina, ma la foratura di McLeod ai -52 provoca una caution che manda tutti ai box. Cindric ha ancora una sosta lenta che lo fa finire dietro a Chastain, tuttavia Austin sceglie ancora l’interno e con un’ottima ripartenza si riporta sul paraurti della #7. Cindric è talmente attaccato che tenta pure un bump&run ma Allgaier resiste all’esterno e la sua sofferenza sullo short run termina qui.

Nemmeno la caution ai -30 per il mezzo testacoda di Jones ed il conseguente ricompattamento del gruppo regalano una seconda chance alla #22, infatti Justin parte bene e non viene più impensierito. Allgaier vince la prima gara stagionale davanti a Cindric, Chastain, Gragson, H.Burton, Herbst, J.Burton, Haley, Annett e Briscoe il quale malgrado l’auto danneggiata (oggi userà il muletto in gara2) ed essere finito anche doppiato rimedia una top10. In campionato pochi cambiamenti, il principale sicuramente sono i sei playoff point guadagnati da Allgaier che lo rilanciano in vista delle prossime settimane.

I risultati odierni

La classifica della “Drydene311 – gara1”

La classifica generale

Così il campionato a 2 gare dai playoff

I prossimi appuntamenti

Oggi a Dover replay delle due categorie principali. Alle 19:00 gara2 della Xfinity Series mentre alle 22:00 gara2 della Cup Series. I Truck torneranno domenica prossima al World Wide Technology Raceway (ex Gateway Motorsports Park) di Madison-St.Louis.

Immagine: nascarmedia.com

MONOPOSTO by SAURO

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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