NASCAR | Elliott torna alla vittoria al Daytona Road Course

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Chase si conferma uno dei migliori interpreti degli stradali. Gara pulita, giornata storta per Harvick e Kyle Busch


Molte categorie del motorsport dicono di avere fra i loro piloti i migliori del mondo. E’ sempre inutile fare confronti, specialmente fra il mondo americano e quello europeo quindi non entrerò nemmeno io nel merito. Però per una volta bisogna togliersi il cappello di fronte ai 39 piloti che ieri hanno preso parte alla prima gara della Cup Series sul Road Course di Daytona, perché senza prove libere né qualifiche ma solo usando solo i simulatori hanno disputato una corsa senza gravi errori né incidenti, dimostrando un livello di preparazione altissimo. Certo, ognuno ha affrontato i primi giri ad un ritmo notevolmente diverso, però tutti hanno portato a casa la vettura a casa, escludendo purtroppo Kyle Busch ma non è stata colpa sua. A vincere è stato Chase Elliott al quale dopo le vittorie al Watkins Glen e al roval di Charlotte ora nel palmares manca solo Sonoma.

La gara

Daytona si sveglia in una giornata torrida, ci sono 34 °C e l’umidità si vede quasi ad occhio nudo, al punto che la temperatura percepita è di 40 °C. Quando inizia la gara della Cup Series ci sono praticamente 11 piloti della Truck Series che sono dovuti passare dal centro medico per una flebo di ricostituenti mentre Majeski viene mandato addirittura in ospedale per accertamenti ma alla fine tutti stanno bene. Nella Cup Series l’unico a cedere è Yeley – sostituito attorno a metà corsa da Currey – ma solo perché l’impianto di raffreddamento (eufemismo visto che non è comparabile con un climatizzatore) si rompe e quindi il calore nell’abitacolo, sicuramente oltre i 60 °C, diventa insostenibile.

Gli occhi di tutti sono sulla prima e difficile curva del Road Course di Daytona, ma – dopo averci scherzato in settimana – Harvick, poleman col nuovo algoritmo, Hamlin, Truex e Kyle Busch si parlano prima del via si parlano chiaramente in modo da non fare errori grossolani che possano mettere in pericolo tutto il gruppo. E infatti al primo giro fila via tutto liscio, con l’unico che va appena largo è James Davison, arrivato nella notte da Indianapolis, ma senza grosse perdite di tempo. Harvick oltre ad essere prudente in curva1 lo è anche in curva2 e infatti in curva3 (l’International Horseshoe) Hamlin gli è già davanti e la stessa cosa la fa Kyle Busch poco più avanti; sarà solo l’inizio di una giornata difficile per Kevin.

Dopo il primo giro Hamlin e Kyle Busch sono in fuga con oltre 2″ su Harvick che fa da tappo a Truex, Logano ed Elliott. Rowdy sembra essere in grande giornata e infatti al secondo giro alla Bus Stop passa in testa, poi però sbaglia la chicane del traguardo ed il compagno di squadra lo ripassa all’esterno di curva1; dietro di loro Truex ha scavalcato Harvick mentre Logano per fare lo stesso è stato fregato da Elliott. La giornata di gloria di Kyle Busch finisce in pratica alla fine del terzo giro, quando spiattella le gomme anteriori alla nuova chicane e – dopo un’altra frenata a ruote bloccate al giro successivo – decide di andare ai box a cambiare pneumatici.

Così dopo 5 giri Hamlin si trova in testa con 2.4″ su un Truex in rimonta, 7.5″ su Elliott e Logano, 8.5″ su Harvick e 9″ su DiBenedetto e un Johnson in forma come nella prima gara in assoluto sul roval di Charlotte. Mentre arrivano i primi errori alle chicane (Keselowski e Reddick) con conseguenti stop&go “letterali” da scontare – si perdono circa 8-12″ a seconda dell’errore – Truex prosegue la sua rimonta nei confronti del compagno di squadra. Il ricongiungimento arriva al 10° giro (a -5 dalla fine della prima stage), Martin attacca all’interno di curva3 e Denny sembra volerlo lasciar fare e alla successiva Kink gli si accoda, tuttavia Hamlin ha un sussulto d’orgoglio e vedendo Truex leggermente largo in curva5 cerca l’incrocio ma lo spazio non c’è e la sua anteriore sinistra tocca il posteriore della #19; per Hamlin c’è un tire rub ed una sosta obbligatoria ai box che lascia via libera a Truex.

Iniziano però a questo punto le strategie per chi ormai non è in buona posizione e quindi ai box, prima della chiusura della pit lane ai -2, ci vanno Harvick, Kurt Busch, Blaney, Bell, Keselowski e Almirola. Ai -2 si capisce subito che Truex punta alla gara e non a vincere soltanto una stage e infatti si ferma ai box lasciando via libera ad Elliott che vince così il primo traguardo intermedio con oltre 9″ su Logano, 12.5″ su Johnson, 13.5″ su Bowyer e 16″ su DiBenedetto; problemi invece per Bowman che fora la posteriore sinistra ed è costretto a farsi tutta la parte sul banking con tre ruote prima di tornare ai box perdendo un giro.

In teoria al completamento del giro di soste dovrebbe tornare in testa dunque Truex, ma ci sono due problemi, il primo è che sotto caution nella fase di risparmio benzina (in cui i piloti continuamente spengono il motore, vanno avanti di inerzia e poi lo riaccendono) la #19 non si rimette in moto subito e quindi non mantenendo il ritmo della pace car viene sorpassato da qualche vettura e dunque perde posizioni, la seconda è che in ogni caso non sarebbe tornato al comando perché a sorpresa Logano non si ferma ai box e quindi punta a completare le prime due stage con una sosta in meno; alla fine questo non pagherà ma nemmeno affosserà la gara della #22.

Alla ripartenza della seconda stage dunque al fianco di Logano in prima fila c’è Hamlin mentre Truex è solo sesto dietro ad Harvick, Kurt Busch e Blaney; ovviamente Joey con gomme usurate non resiste tanto al comando, Harvick frena con netto anticipo per non rischiare e così Hamlin ha il via libera fra curva3 e curva4, poi la #22 viene sorpassata da tutti (alla sosta del giro 21 è già ai margini della top15). Davanti intanto Hamlin approfitta di un Harvick ancora non velocissimo per allungare e quando al giro successivo Truex scavalca Kevin in curva3 la #11 è già 2″ più avanti. Non c’è con loro ovviamente Elliott perché la strategia lo ha fatto ripartire 19° e la sua rimonta deve fare i conti col traffico. Come nella prima stage Truex recupera il ritardo che ha da Hamlin e a metà stage, grazie ad un attacco fra banking e Bus Stop, Martin è di nuovo al comando.

Dietro di loro ad oltre 5″ ci sono Harvick che si tiene alle spalle Kurt Busch e Blaney, il quale ha ammaccato il proprio muso contro il posteriore della #1, Kyle Busch ed Elliott. Mentre Truex allunga, Elliott si scatena, al giro 23 sorpassa Kyle Busch, al giro a quello successivo Blaney, Kurt Busch e Harvick passando in terza posizione seppur a 6″ da Hamlin e 8″ da Truex. La giornata di Rowdy prende un’altra piega negativa, infatti in curva6 fra bloccaggio delle ruote posteriori e anteriore destra sull’erba finisce in testacoda perdendo numerose posizioni.

Ricomincia il discorso strategie, con Johnson che riapre la pit lane, dopo non essere stato in grado di stare vicino al compagno di squadra Elliott nella rimonta, seguito dallo stesso Chase (che cambia dunque piano rispetto alla prima stage), Harvick, Kurt Busch, Keselowski, Jones, Kyle Busch e molti altri. Ai -2 ancora una volta si ferma Truex, tuttavia anche questa volta qualcosa va storto, infatti arriva una penalità per eccesso di velocità. E la penalità è ancora più severa perché la pit lane è chiusa per regolamento e quindi non può scontare il drive through che gli avrebbe fatto sì perdere 30″ ma relegato solo in coda alla top20, invece così dovrà ripartire nella stage finale in fondo al gruppo, in un momento della gara in cui su 39 piloti ce ne sono 37 a pieni giri.

Hamlin così si trova pista libera e vince la seconda stage con 9″ su Bowyer (erano 12″ prima di un ultimo giro in totale controllo), 12.5″ su Blaney e Byron e oltre 23″ su Stenhouse; Truex chiude settimo visto che si sono fermati quasi tutti, ma i commissari decidono che, data la penalità non scontata, non porta a casa i quattro punti che gli spetterebbero. Infine Bowman torna finalmente a pieni giri grazie al lucky dog.

La pit lane si riapre e Bowyer all’uscita dai box anticipa Hamlin, ma i due devono ripartire ai margini della top20; su Daytona intanto il cielo si fa sempre più scuro e si vede che la pioggia non è molto distante. Non arriverà questa ma purtroppo solo un fulmine entro il raggio di 8 miglia e quindi appena cinque giri dopo la ripartenza, quando ne mancano 28 alla fine, arriva un lightning hold con conseguente bandiera rossa. Nel frattempo comunque ne sono successe di cosa. Elliott è tornato in testa davanti ad Harvick, Kevin ancora una volta è prudente nelle prime curve, forse troppo infatti Kurt Busch lo scavalca e anche Bell ci prova ma fra i due c’è un contatto e Kevin finisce in testacoda fermandosi proprio in curva3; per fortuna viene evitato da tutti e può riprendere.

Alla bandiera rossa Elliott era già in fuga su Kurt Busch (circa 3″), la sorpresa McDowell, Johnson, Keselowski, Kyle Busch, Logano, Bell, Hamlin (che sgomita nel traffico) e Buescher; Truex è solo 21° dopo un tire rub causato da un contatto con Ty Dillon mentre Harvick 37° vede annullato il suo distacco di un minuto derivante da una sosta supplementare dopo il testacoda. Per fortuna il lightning hold è solo uno visto che la perturbazione che ha lambito la pista si è allontanata e dopo una bandiera rossa di 31′ la gara può riprendere.

Mancano 28 giri alla fine e non bastano per andare fino in fondo con il pieno, tuttavia qualche pilota (fra i big Truex, Bowman, Almirola, Byron e Reddick) cerca di dare una svolta alla propria corsa e si ferma ai box. Si riparte ai -26 ed Elliott riprende da dove aveva lasciato, ovvero andando in fuga, Kurt Busch prova a seguirlo ma deve più guardarsi da Johnson e Kyle Busch. Jimmie sembra ad un passo dal passare la #1 ed invece viene scavalcato da un Rowdy tornato nelle primissime posizioni. Kyle poi sorpassa anche il fratello ed è secondo mentre prosegue la giornata no di Harvick finito in testacoda – proprio come lo stesso Busch in precedenza – in curva6.

All’apertura della finestra per l’ultima sosta (22 giri dalla fine) Elliott ha già 5.5″ su Ky.Busch, 6.6″ su Johnson, 6.9″ su Ku.Busch, 8.7″ su McDowell, Bowyer ed Hamlin, 10.1″ su Bell e Keselowski, 11.6″ su Jones che chiude la top10. E’ proprio Brad, dopo aver tagliato la Bus Stop, ad aprire il giro dei pit stop seguito una tornata più tardi da Logano ed in fretta tutti li seguono. Mentre Kurt perde terreno, Bell finisce in testacoda, Hamlin continua il suo recupero e Reddick fa solo il pieno, Elliott va ai box ai -17 quando ha ormai 8″ su Kyle Busch. Al giro successivo ci si aspetta anche Rowdy ai box, e in effetti è così, ma solo perché alla frenata dell’ultima chicane il freno posteriore destro della #18 cede di schianto e Busch tira dritto andando dritto in pit lane e poi nel garage.

Intanto coloro che si erano fermati alla caution proseguono alla caccia di una bandiera gialla. Fra di essi per tre giri, dopo la sosta di Truex, c’è Kaz Grala, chiamato sabato mattina dal RCR per sostituire Austin Dillon risultato positivo al coronavirus. Kaz, al debutto assoluto in Cup Series, ci sa fare sugli stradali e conduce una gara in cui non ha commesso alcun errore. Ai -12, con Bowman che lo ha praticamente raggiunto, chiude i suoi tre giri di gloria e va ai box lasciando di nuovo il comando ad Elliott che ha a questo punto 10.5″ su Hamlin che alla Bus Stop ha passato in staccata Johnson.

Chase gestisce il finale sapendo già che sicuramente arriverà una caution nel finale a rompergli le uova nel paniere. E la bandiera gialla ovviamente arriva ai -5 quando ha oltre 8″ su Hamlin, 11″ su Johnson e Bowyer e 13″ su Truex. La causa dell’incidente è Kyle Busch che fora sul banking e finisce a muro sul rettilineo opposto chiudendo così un’altra gara disastrosa per lui malgrado le buone prestazioni. La pit lane si riapre e il primo ad infilarcisi dalla settima posizione è Logano ma non viene seguito da quante vetture vorrebbe e quindi la sua strategia non avrà i risultati sperati (ripartirà 17°).

La bandiera verde finale arriva a tre giri dalla fine, Elliott non commette errori alla prima curva né lo fanno i piloti alle sue spalle e così può subito riallungare, Hamlin dopo essersi dovuto difendere da Johnson prova a riagganciarlo. Chase è il migliore in curva mentre Denny ha una staccata migliore e si avvicina in frenata, ma non basta, Elliott gestisce al meglio le ultime miglia ed Hamlin non ha mai la chance buona per attaccarlo.

Elliott vince così la seconda gara stagionale staccando di 202 millesimi Hamlin, 2.3″ Truex, il quale dopo una ripartenza complicata scavalca Johnson (+4.4″) all’ultimo giro, Buescher (+5.7″), Bowyer (+5.8″), l’ottimo Grala (+5.9″) che diventa così il primo rookie dopo Carl Edwards nel 2004 a chiudere la prima gara in carriera nella top10, Byron (+6.4″), Logano (+6.8″, pare dopo aver mandato largo o in testacoda Wallace in curva1 all’ultimo giro) e McDowell (+8.1″).

Per Chase è una vittoria storica, non solo perché è il primo (e unico?) vincitore in Cup Series al Road Course di Daytona, ma anche perché a soli 25 anni non ancora compiuti è già al quarto successo in carriera fra stradali e roval (due a testa), pareggiando fra i piloti in attività Truex e Kyle Busch che hanno 10 anni di attività in più rispetto a lui. Questo successo rilancia anche il Team Hendrick dopo due mesi difficili e ridà morale in vista di Dover, dove sono sempre andati forte. Servirà tutto questo perché a tre gare dai playoff, malgrado la giornata non esaltante di DiBenedetto (+44), Byron è 16° a +25 su Johnson, +35 su Jones e +57 su Reddick mentre tutti gli altri sono praticamente obbligati a vincere e la data in rosso sul calendario è proprio quella del ritorno a Daytona ma sull’ovale fra due settimane.

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Nella gara della Truck Series che ha aperto la domenica vittoria per Sheldon Creed al termine di un duello intenso con Brett Moffitt. La corsa, che sostituisce nel calendario la tappa canadese di Mosport, vede al via anche Alex Tagliani, tuttavia ancora una volta “Tag” non avrà successo nei Truck. L’algoritmo fornisce la pole a Zane Smith, ma il pilota del GMS non sarà mai in gara, infatti alla prima curva finisce lunghissimo e alla fine del primo girò sarà solo 19°. Ad ereditare così la prima posizione è Moffitt che saluta tutti e, pur con un errore alla chicane alla fine del terzo giro, se ne va.

Dietro a Brett, Ankrum inizia bene poi si spegne col passare dei giri e così inizia una bella lotta con Eckes, Rhodes, Hill, Gilliland e Creed, con quest’ultimo che, partito dalla 14esima posizione, rimonta velocemente. Quando finalmente Sheldon è secondo tuttavia è già staccato di 5.7″ da Moffitt a soli quattro giri alla fine della stage. L’inseguimento viene reso inutile dalla caution provocata dal Truck di Mark Smith fermo in pista dopo un contatto con Hocevar; Moffitt vince la prima stage sotto caution davanti a Creed, Eckes, Hill e Gilliland. Intanto Kraus, Friesen, Enfinger e Majeski hanno già problemi e perdono terreno.

In molti non si fermano – o lo avevano già fatto prima della caution – ai box e così a ripartire in testa alla seconda stage è Eckes con al fianco Lessard mentre Moffitt è finito in 18esima posizione con Creed 20°. Alla bandiera verde Crafton riesce ad infilarsi in mezzo al duo KBM mentre Sauter prosegue il suo 2020 storto tagliando la Bus Stop. Un giro più tardi Crafton scavalca Eckes e si porta al comando anche perché dietro di loro Lessard e Kligerman sono vicini. La #18 cede con il passare dei giri e le difficoltà diventano persino un testacoda in curva2 con il rischio di travolgere qualche vettura (Zane Smith deve allargare sull’erba) nella piroetta. Dalla confusione ne esce in terza posizione Creed, protagonista di un primo giro dopo la ripartenza incredibile in cui ha recuperato 15 posizioni.

Mentre Gilliland e Kraus vanno ai box per problemi alla batteria/alternatore (in molti li hanno avuti nel gran caldo), Creed raggiunge la coppia Crafton-Lessard ed è seguito da Kligerman e Tagliani. Sheldon sorpassa in giovane canadese in curva6 poi mette pressione a Crafton, Matt finisce nell’erba alla Bus Stop e così Creed si ritrova in testa alla gara. Iniziano le strategie ed Eckes apre il giro di soste che anticipa la caution dato che non si era ancora fermato e ai -3 dal break lo seguono praticamente tutti.

Creed così si ritrova ad un giro e mezzo dalla fine della stage con 8″ su Hill e 15″ su Ankrum, tuttavia succede l’incredibile: sbaglia il conto dei giri e crede che la stage stia per finire e quindi alza il piede, sul traguardo ha ancora 6.7″ di margine. Per sua fortuna il suo crew chief lo sveglia e gli dice che c’è ancora un giro da fare. Hill intanto in curva1 gli è già attaccato e se non fosse per il fatto che Sheldon riacceleri in tempo, il sorpasso in curva3 sarebbe cosa fatta. Creed invece resiste e con il margine sugli altri dimostrato in precedenza riallunga quel tanto per vincere – stavolta davvero – la seconda stage con 195 millesimi su Hill 8″ su Ankrum, 9″ su Z.Smith e 29″ su Wright, altro rookie del GMS.

Il gruppo si divide in pit lane e alla ripartenza Lessard è in testa con al fianco Tagliani mentre Moffitt è terzo e Creed è ottavo. Alla bandiera verde dei -17 i due connazionali e compagni del KBM si toccano fiancata contro fiancata ed il giovane canadese rimane in testa mentre l’anziano canadese finisce dietro a Crafton e Moffitt. Dopo il testacoda di Hocevar quando è ottavo, a mancare la chicane finale è proprio Lessard che così cede la prima posizione a Crafton mentre Creed rientra nella top5.

Poco più tardi arriva l’attacco perfetto di Moffitt alla Bus Stop, Brett passa in testa e pochi secondi più tardi arriva la caution per Anderson fermo in pista. La pit lane si riapre e soltanto Crafton, Creed, Ankrum, Eckes e Sauter non si fermano mentre Moffitt con gomme fresche è sesto. La bandiera verde è ai -10 e Creed non fatica a rimanere secondo mentre Moffitt deve vedersela con Rhodes ed Eckes e perde tempo prezioso, infatti Sheldon un giro più tardi scavalca Crafton e torna in testa. Brett raggiunge e passa anch’egli Crafton ai -5 ma quando lo fa Creed è addirittura 5″ più avanti. Per sua fortuna Kraus si ferma in pista e arriva un’altra caution.

Nuova bandiera verde a tre giri dalla fine e Creed gestisce al meglio la prima curva e, malgrado un brivido poco più avanti, va in fuga con Moffitt. La fuga viene annullata subito dopo, infatti Tagliani spedisce Rhodes nell’erba alla Bus Stop e viene coinvolto anche Kligerman, mentre più indietro c’è un contatto in casa Niece fra Decker ed Hocevar ed il Truck fermo in pista di quest’ultimo manda tutti all’overtime.

Gli ultimi due giri sono uno show di Creed e Moffitt, con Sheldon che si difende in ogni curva sapendo di avere un vantaggio in percorrenza mentre Brett che stacca forte sulla traiettoria migliore ad ogni piega. In curva5 all’ultimo giro Moffitt usa leggermente il paraurti per cercare l’incrocio in curva6 ma sbaglia leggermente i tempi e finisce col muso ammaccato e questo è il via libera per il compagno di squadra che gestisce al meglio le ultime due chicane.

Creed vince la seconda gara stagionale davanti a Moffitt (+0.7″), Lessard (+2.1″) che all’ultimo giro sorpassa Crafton (+3.1″), Hill (+3.9″), Ankrum (+4.1″), Enfinger (+7.2″), Kligerman (+8.3″), Lagasse (+8.8″) e incredibilmente Friesen dopo i guai iniziali (+10″) che “elimina” Eckes sul traguardo. In campionato Sheldon vola così anche in vetta alla griglia playoff scavalcando Enfinger mentre in coda Ankrum ribalta il doppio zero del Kansas e torna nella top10 a +5 sul taglio scavalcando Gilliland (33°) il quale ora è a +2 su Kraus che col 30° posto ad oggi, a sole quattro gare dai playoff, sarebbe eliminato dalla lotta per il titolo.

I risultati odierni

La classifica della “Go Bowling 235”

La classifica generale

Così il campionato a 3 gare dai playoff

I prossimi appuntamenti

Il prossimo weekend a Dover ci sarà un weekend in formato maxi per la Nascar con cinque gare in tre giorni: venerdì torneranno in pista i Truck mentre sabato e domenica ci sarà un doppio appuntamento sia per la Xfinity che per la Cup Series.

Immagine: nascarmedia.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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