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NASCAR | Elliott si prende la rivincita nella seconda gara a Charlotte

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Che prima o poi il Team Hendrick avrebbe dovuto raccogliere i frutti di quanto seminato durante la sospensione del campionato era chiaro. E così, dopo aver buttato al vento o perso in maniera incredibile le tre gare delle ultime settimane, finalmente tutti loro hanno potuto festeggiare la vittoria di Chase Elliott. Non sarà prestigiosa quanto la Coca-Cola 600 ma è comunque un successo che lo lancia definitivamente fra i favoriti del campionato. Ora il numero di gare in archivio è raddoppiato rispetto ad appena 10 giorni fa e dunque si può tracciare – in attesa di un ritorno alla quasi normalità – anche un primo bilancio sul 2020.

La gara

Ancora una volta è il meteo a farla da protagonista. Dopo Arthur a Darlington stavolta qui è la volta di Bertha, un’altra tempesta tropicale che spinge sulla costa sudorientale degli USA fronti temporaleschi e tanta pioggia. La gara è fissata per il mercoledì sera, ma all’orario previsto piove e lo fa, in maniera non tanto intensa ma comunque costante, da qualche ora e il radar non promette nulla di buono, dunque la Nascar saggiamente decide di non tergiversare e rimanda tutto di 24 ore.

Anche al giovedì – ed è la prima volta che la Cup Series è in pista in tale giorno della settimana dal 4/7/1985 – il meteo non è idilliaco ma almeno la speranza di completare tutti i 500 km c’è. A partire dalla pole dopo l’inversione dei primi 20 di domenica scorsa è William Byron con al fianco Alex Bowman ed i due diventano automaticamente i favoriti della gara. Gli occhi di tutti sono anche sul fondo della griglia dato che ci sono Hamlin, Bowyer e Johnson ma anche Almirola che perde il sesto posto in griglia per modifiche in parco chiuso.

Pronti via e, mentre DiBenedetto prima spinge Byron in testa e poi lo sorpassa in curva4, in coda c’è già un incidente. Le dinamiche non sono chiarissime, ma pare che, durante un 4-wide con Bowyer all’interno che cerca di recuperare, Smithley fora in curva3 e travolge Gase spedendolo a muro. Per le due auto del Rick Ware Racing il doppio ritiro è praticamente immediato, con la #51 e la #53 che hanno lasciato abbondante olio in pista e quindi provocano una lunga interruzione durante la quale ci sono già i primi timori per un fronte temporalesco in arrivo.

Si riparte al giro 10 e Byron dopo una breve lotta riconquista la prima posizione e alla competition caution del giro 20 è al comando davanti a DiBenedetto, Bowman, A.Dillon, Logano ed un Harvick in rimonta. E in pit lane arrivano già le prime sorprese: Logano non si ferma insieme a McDowell, Blaney e Wallace mentre l’ex-leader Byron si scontra in pit lane con LaJoie quando lascia il suo stallo e rimedia una discreta ammaccatura sulla fiancata di destra; a completare questo ci sono le penalità per Bowyer ed Hamlin.

Con i nuvoloni neri all’orizzonte si riparte al giro 25 ma la fase di green dura ben poco, infatti alla tornata numero 30 Kenseth finisce in testacoda in curva4. La dinamica è piuttosto strana perché Keselowski fora e rallenta all’improvviso, il gruppo si sposta per scansarlo e da dietro la #42 si pensa che per evitare la #2 finisca in testacoda ma in realtà ha forato pure lui. Con il mistero della doppia foratura in contemporanea in mente, gli occhi di tutti però sono al cielo. E’ in arrivo il classico temporale “hit or miss”, ovvero una cella abbastanza piccola in grado di passare sopra la pista oppure solo sfiorarla non creando problemi. All’inizio è un miss, però è abbastanza vicina per far cadere un fulmine nel raggio di 8 miglia dell’ovale e questo per ragioni di sicurezza per tutti gli addetti ai lavori impone uno stop all’attività in pista per 30′.

Con tutti al riparo però il miss diventa hit e inizia a piovere – seppur in maniera non intensa – prima in curva2 e poi ovunque. Per fortuna smette poco più tardi e dopo una bandiera rossa di 1h14′ la competizione può riprendere e non ci saranno ulteriori problemi fino alla fine. Come detto Logano ha preso la prima posizione e alla ripartenza mancano 21 giri alla fine della prima stage. Senza traffico davanti Joey non ha difficoltà a mantenere il comando. Lo seguono DiBenedetto, Kurt Busch, Blaney e Bowman mentre Stenhouse si fa notare con le sue solite ripartenza audaci ed è sesto. Ancora una volta colui che rimonta di più è Harvick che dopo la sosta ritorna nella top5, ma purtroppo per lui finiscono prima i giri: Logano vince la prima stage davanti a Blaney, DiBenedetto, Harvick e Bowman.

Tutto il gruppo si porta in pit lane per una sosta completa e Logano mantiene la prima posizione su Blaney, Harvick, Bowman e Kurt Busch. Alla ripartenza c’è la solita confusione e sul rettilineo opposto ci sono affiancati dall’interno all’esterno Jones, Almirola, Kyle Busch e Stenhouse. Ovviamente i quattro non possono presentarsi con questa formazione in curva3 e a pagare le conseguenze è proprio Rowdy, il quale si tocca con Almirola e i terminali dei tubi di scarico della #10 tagliano la posteriore sinistra della #18. Busch riesce a tornare in pit lane, ma nella fretta (perde comunque due giri) esce con il passaruota completamente danneggiato e che si è trasformato in una sorta di rostro da carro romano.

Nel frattempo davanti a tutti si è portato Harvick che sullo short run è nettamente il più veloce e crea subito un varco perché Logano non riesce a doppiare subito Busch dovendogli stare a debita distanza per evitare di essere toccato; ha più fortuna Bowman che grazie ad una mossa più efficace riesce sullo slancio a sorpassare pure Joey. Poco più tardi Poole tocca Houff mandandolo a muro per la quinta caution di serata. Ancora una volta il gruppo si divide e ben 15 piloti – guidati da Bowman e Logano – non si ferma ai box; Jones e Johnson cambiano solo due gomme (la mossa non pagherà) e quindi Harvick è soltanto 19°.

Si riparte con 39 giri da disputare nella seconda stage e Bowman riprende da dove aveva lasciato domenica, ovvero dalla prima posizione che non lascia più fino al break. Dietro di lui Logano scavalca Blaney ma gli occhi di tutti sono su Elliott che – con gomme fresche – recupera posizioni su posizioni. La #22 accusa qualche problemino e quindi Joey lascia passare il compagno di squadra per permettergli di poter inseguire Bowman. Dietro intanto Kenseth prosegue l’altalena: dopo aver perso un giro con il testacoda, grazie al lucky dog lo aveva riguadagnato alla caution precedente, ma ora deve andare ai box per una ruota mal fissata e si prende pure una penalità e stavolta di giri ne perde due. Anticipando gli eventi futuri, Matt li riconquisterà con strategia e un altro lucky dog all’ultima caution ma il long run finale lo condannerà a finire 23° e ancora una volta doppiato.

Passata metà gara – e dunque non ci sono più problemi per la conclusione della corsa – mancano pochi giri alla fine della stage. Elliott ha finito l’inerzia delle gomme fresche e solo nel finale punta Logano, ma non riesce a completare il sorpasso. Bowman vince dunque la seconda stage davanti a Blaney (staccato di 2.4″), Logano, Elliott e Harvick che riesce a rimontare ma ha perso il vantaggio in pista a pari condizioni a favore di Chase.

Il penultimo giro di soste viene vinto da Bowman che precede Logano, Harvick, Blaney (pit stop leggermente più lento che gli fa perdere due posizioni), Kurt Busch ed Elliott mentre Hamlin si porta settimo e recupera tutte le posizioni perse fra qualifica, ovvero la gara di domenica, e penalità iniziale. Si riparte a 86 giri dalla fine ed il tandem Penske formato da Joey e Ryan prova a sorpassare Bowman, ma l’attacco di Logano fallisce per un pelo e quindi non riuscendo a completare il sorpasso si trova esposto all’aria frenato dal grande spoiler: da una potenziale prima posizione, Logano si trova così indifeso e finisce quarto. Ad approfittarne come nella stage precedente sullo short run è Harvick che in appena tre giri ai -83 è di nuovo in testa.

La pista sta cambiando: è calata la sera, il traction compound è entrato in temperatura – come dimostra il sorpasso di Harvick a Bowman all’esterno a velocità doppia – e quasi tutti i piloti devono lottare con il sovrasterzo. Fra quelli che si lamentano di più ci sono Johnson, Truex e Wallace (in seguito ritiratosi per lo stesso problema al mozzo che manda in crisi i freni avuto domenica) ma il primo a pagare davvero questo è a sorpresa Bowman, che si stampa a muro dopo aver perso il controllo in curva4 a circa 70 giri dalla fine. Alex riesce a proseguire e tornare ai box, ma perderà due giri.

La caution arriva poco più tardi, quando Hill (probabilmente, visto che non ci sono immagini) lo imita e finisce contro le barriere. La sosta arriva appena fuori dalla finestra per l’ultimo pieno, ma tutti i crew chief sono sicuri che le vetture potranno arrivare tranquillamente fino in fondo senza ulteriori pit stop, quindi tutti montano quattro gomme fresche. In uscita dai box Harvick precede Hamlin (+3 grazie ai meccanici), Blaney, Kurt Busch, Elliott e Logano e la lotta per la vittoria sembra ristretta fra questi sei piloti.

L’ultima bandiera verde viene sventolata a 58 giri dalla fine e ancora una volta Harvick sfrutta la velocità che ha sullo short run per rimanere in testa; dietro di lui c’è Blaney, Hamlin rischia un pochino con Elliott dato che non riesce a chiudere la porta in tempo mentre come prima Logano cerca il sorpasso, lo manca e rimbalza indietro. Da notare ancora una volta Stenhouse che prima si tuffa all’interno di Logano e Kurt Busch passandoli in un sol colpo, poi scavalca pure Hamlin e si porta in quarta posizione.

Tuttavia il più scatenato è Chase, il quale dopo aver approfittato di Hamlin sorpassa pure Blaney e si porta all’inseguimento di Harvick. Il divario fra i due varia fra il mezzo secondo e 1″, poi all’improvviso Kevin cede. Infatti lui e il crew chief Rodney Childers hanno ribaltato l’assetto della #4 dopo la debacle di domenica, ma non sono riusciti a tappare tutti i buchi e infatti al primo vero long run della gara le prestazioni crollano. Elliott raggiunge Harvick e in un attimo è in testa alla gara.

Chase si porta in prima posizione a 28 giri dalla fine ed esattamente come domenica scorsa inizia ad accarezzare la vittoria. Stavolta per lui non ci sono problemi, né caution al momento sbagliato (McDowell finirà in testacoda come sfondo nella foto mentre viene sventolata alla #9 la bandiera a scacchi), né decisioni cruciali da prendere. Mentre Harvick crolla e in 28 giri perde addirittura nove posizioni e 11.5″, Elliott non ha problemi a gestire i 2″ di vantaggio che ha su tutti gli altri.

Elliott vince dunque la sua prima gara stagionale, la settima in carriera, e diventa il primo pilota a vincere a Charlotte sia sull’ovale sia sul Roval. Chase precede Hamlin (che negli ultimi giri viaggia a velocità supersonica in confronto agli altri), Blaney, l’ottimo Stenhouse – scavalcati da Denny rispettivamente all’ultimo e penultimo giro – Kurt Busch, Logano, Keselowski, A.Dillon, Truex e appunto Harvick.

E mentre Chase festeggia e con lui tutto il team Hendrick, anche se pure stavolta qualcosa è andato storto vedi il contatto in pit lane di Byron (12° alla fine) e l’incidente di Bowman; la squadra c’è e in vista delle prossime settimane fa paura. Le Ford sono lì anche se non perfette, ma sono più costanti – Harvick con 8 top10 in otto gare è in testa alla classifica anche se si è bruciato gran parte del tesoretto – e a rotazione Kevin insieme al Team Penske è in grado di duellare con loro. Toyota grande incognita, con i soli Hamlin e Ky.Busch capaci di stare là davanti, sempre se non finiscono nei guai. E a questo proposito il gruppo lascia Charlotte con una frase enigmatica di Kyle Busch che a Bristol sarà ancora più arrabbiato del solito.

Le altre categorie

Nella gara della Xfinity Series è arrivata la vittoria di Kyle Busch, ma anche questa volta ha rischiato di regalare il successo ad uno dei regulars. Dalla pole parte per sorteggio Ross Chastain davanti a Brandon Jones mentre stavolta Rowdy non deve recuperare dal 26° posto in griglia ma “soltanto” dal 18° visto che la sua vettura è entrata nella seconda fascia di merito.

Al via Jones non scatta bene e così è 1-2 Kaulig Racing con Chastain davanti ad Haley; al giro 4 arriva subito una caution per Vanderwal a muro, sarà la prima di una lunghissima serie. Alla consueta competition caution del giro 20 le prime due posizioni sono invariate, ma Busch è già quarto dietro a Briscoe. A sorpresa i leader non si fermano ai box e molti di essi avranno ragione, infatti nei 20 giri rimanenti della prima stage – intervallati dalla rottura del motore di Vanderwal – Kyle alla prima ripartenza guadagna due posizioni e poco dopo la seconda l’ultima. Busch dunque vince la prima stage davanti a Chastain, Haley, Gragson e Jones.

La seconda stage non vede caution bensì solo il duello fra Busch e Chastain, con i due che si scambiano la prima posizione due volte, infatti Ross riprende il comando alla ripartenza e poi lo tiene a lungo fino a 10 giri dalla fine quando Kyle lo ripassa. Busch vince dunque la stage davanti a Chastain, Briscoe (che per un attimo approfitta della lotta che ha davanti per portarsi in seconda posizione), Cindric e Gragson.

La stage finale invece è lunga e sofferta, 110 giri frazionati da ben sei caution al punto che dopo lo stint iniziale da 57 giri, il secondo più lungo ne misura soltanto nove. Mentre Briscoe finisce in fondo per una penalità (ruota vagante in pit lane), alla bandiera verde ancora una volta Busch e Chastain si scambiano la prima posizione ma ad uscirne vincitore è ancora una volta Kyle. Ross però cede alla distanza e al giro di soste sotto green ai -55 Busch ha quasi 4″ su Jones, 5.5″ su Chastain, 7″ su Cindric, 11″ su Haley e 14″ su Briscoe che ha rimontato fino alla sesta posizione.

Kyle però prova ancora una volta a rovinare tutto, infatti viene pizzicato per eccesso di velocità in pit lane ai -51 e deve scontare un drive through; come lui anche Briscoe e Jones. Poco più tardi, con Annett leader reale perché non si è ancora fermato e Cindric virtuale perché dei tre che aveva davanti due si sono presi una penalità ed il terzo (Chastain) è arrivato lungo nello stallo, Hill rompe il motore ai -46 ma soprattutto sul suo olio finiscono a muro sia Briscoe che Chastain. Dopo il completamento del giro di soste Cindric prende effettivamente la prima posizione.

Dalla lotta Busch-Chastain si passa ad una inedita, ovvero Cindric-Gragson: Austin mantiene il comando dalla bandiera verde dei -39 fino alle battute finali, mentre Noah riesce a lottare e mettere il muso davanti nelle ripartenze che sono tante. Nell’ordine infatti in appena 15 giri Briscoe finisce ai muro per i danni precedenti (finirà 20°), Hill e Clements si scontrano alla prima curva, e infine Snider si gira sul muso di Allgaier mezzo giro dopo la green.

Si riparte ai -12 e Cindric sceglie a differenza di quanto fatto prima l’interno in quanto dietro di lui ora c’è Busch con gomme più fresche. La strategia per tenersi dietro Gragson funziona, ma Kyle scavalca Noah al giro successivo in curva3 e sullo slancio sul traguardo è già affiancato ad Austin andando in testa ai -10. Però la strada è ancora lunga e mancano ancora due caution, non per Allgaier che fora per un tire rub, bensì poco dopo a otto giri dalla fine Herbst finisce in mezzo a Hemric ed Haley, tocca Justin che sfiora il muro e coinvolge anche Jones che li segue, infine ai -4 Gragson quando è terzo perde il controllo in curva2 e travolge Jones, Burton, Haley ed il povero Martins ad un passo dal miglior risultato in carriera per lui ed il suo piccolo team.

Si va all’overtime e Busch non scatta al meglio, al punto che Cindric riesce a tenere il muso all’interno del trioval e poi tornare in testa in curva1. Busch però gli prende la scia e gli si accoda. All’ultimo giro Austin finisce leggermente largo in curva1 e Kyle restituisce il sorpasso. I due sono affiancati all’ingresso di curva3 con Busch all’interno, Cindric decide di dare il 101% ma è troppo, perde il controllo e deve alzare il piede e ad approfittarne è Hemric. Busch vince così la sua 97esima gara in Xfinity Series davanti ad Hemric, Cindric, Chastain, Allgaier (10 giri prima era doppiato), Moffitt, Annett, Brown, Burton, Snider e Gragson, 11° e ultimo a pieni giri; Briscoe mantiene la leadership in campionato ma Cindric gli rosicchia tanti punti.


Nella gara della Truck Series, la prima dopo la fine della sospensione del campionato e al termine di una pausa durata più del break invernale, grande spettacolo e vittoria finale di Chase Elliott che così si porta a casa un premio di 100’000$ da destinare in beneficenza perché ha sconfitto Kyle Busch, secondo nonostante mille guai. Come annunciato da un paio di settimane, in occasione di queste gare senza libere né qualifiche la Nascar ha ampliato i ranghi da 32 a 40 vetture (l’ultima volta fu a Las Vegas nel 1998) ma nessuno poteva prevedere addirittura 47 iscritti, mai così tanti da Mansfield 2004, e che costringe ad una selezione in base agli owner points di 2019 e 2020 e che lascia a casa anche nomi di peso come Erik Jones e Parker Kligerman.

Dalla pole per sorteggio scatta Ben Rhodes ma al primo giro in testa c’è già Austin Hill che era quinto in griglia. Le prime due stage da 30 giri ciascuna scorrono via veloci, infatti la competition caution del giro 15 ed il break successivo rubano tanto spazio. Tutti si aspettano la rimonta di Kyle Busch dalla 16esima posizione, ma il pubblico ne avrà ben più di una, infatti il suo Truck è afflitto da una serie di problemi continui: si rompe subito un elemento della sospensione che farà infuriare Rowdy e lo lascia sullo splitter, poi ai box riparano il danno ma alzano troppo la vettura, infine ci sono problemi pure di raffreddamento del pilota e alla trasmissione. In sintesi ogni volta Kyle deve rimontare da oltre la top20 fino alle prime posizioni.

La prima stage è di Chastain e Ross sembra imbattibile, ma ad una ripartenza bacia il muro e da quel momento sarà sempre di traverso; a salire dunque in cattedra è Chase Elliott, partito 26° ma alla caccia della famigerata taglia da 100’000$ messa su Kyle a febbraio da Harvick e Lemonis (il CEO dello sponsor del campionato) per qualunque pilota della Cup Series in grado di batterlo nei Truck. Famigerata perché nata tutta da un malinteso, una battuta (e c’entrava pure qui Kyle Larson) che è diventata l’ennesima caccia alle streghe contro Busch e il fatto di correre – e vincere – con il suo team.

La terza e ultima stage si apre e chiude con un long run ma nel mezzo ci sono ben quattro caution: si inizia con il pluridoppiato Iwuji che girando 3″ più lento di Kyle Busch – in quel momento in testa grazie alle diverse strategie – elimina in sol colpo Friesen e Poole che poco più tardi viene definitivamente mandato nel garage dal testacoda della Decker, dunque è il turno dei detriti sul rettilineo principale (e su quello opposto qualcuno tampona Smithley mandolo a muro) e infine Nemechek (pilota del FRM in Cup Series, ma non nei Truck) tocca e spedisce contro le barriere Gilliland (pilota del FRM in questa categoria).

L’ultima bandiera verde arriva a 27 giri dalla fine e in testa c’è Zane Smith davanti a Elliott, Sauter e Ankrum mentre Busch dopo aver cambiato gomme alla caution precedente è 12°. Al restart Sauter passa Smith ma la velocità di Elliott è inarrestabile e Chase ritorna in testa ai -24. Rowdy rimonta furiosamente e ai -20 è secondo a 1″ dal leader ed il ricongiungimento sembra cosa fatta. A soli otto giri dalla fine il divario fra i due è di soli tre decimi, ma quando il sorpasso sembra in arrivo Kyle cede e perde terreno lasciando strada a Chase.

Elliott vince dunque la terza gara in carriera nei Truck alla prima apparizione dal 2017 e si porta a casa il gruzzolo da donare in beneficenza (per fortuna la pandemia ha riportato tutti parzialmente sulla retta via) precedendo Busch, Smith, Moffitt, Creed, Nemechek, Sauter, Majeski, Hill (sempre leader del campionato) e Rhodes. In chiusura c’è tempo per un ultimo siparietto fra i veri protagonisti della settimana: Elliott esulta alla Busch facendo l’inchino con la bandiera a scacchi. Un Rowdy già arrabbiato commenta con un semplice “That’s cute” che però non sembra essere una frase di apprezzamento.

I risultati odierni

La classifica della “Alsco Uniforms 500”

La classifica generale

Così il campionato dopo 8 gare

I prossimi appuntamenti

Dopo i doppi impegni di Darlington e Charlotte per recuperare molto del terreno perso, la Nascar torna alla “normalità” per le prossime due settimane. La prossima tappa sarà Bristol con lo svolgimento della tappa persa ad aprile. Sempre senza prove libere né qualifiche, domenica correrà la Cup Series mentre lunedì (dopo un posticipo di 48 ore per problemi logistici dopo la pioggia di Charlotte) sarà la volta della Xfinity Series. La Truck Series invece tornerà ad Atlanta il 6 giugno.

Immagine: nascarmedia.com

MONOPOSTO by SAURO

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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