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NASCAR | Elliott beffato, Keselowski vince la Coca-Cola 600 di Charlotte

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Una gara lunghissima quella della scorsa notte a Charlotte. Lunga per definizione in quanto la Coca-Cola 600 è la gara più lunga di tutta la stagione e una delle corse che si disputano in un’unica tappa più lunghe al mondo dato che 600 miglia sono pari a 965 km. Lunga perché ancora una volta il meteo ha fatto le bizze ed oltre alle 4h29’55” effettive si deve aggiungere anche 1h08’35” di bandiera rossa a metà della prima stage. Lunghissima perché la gara effettivamente è finita 100′ dopo la bandiera a scacchi, alle 7:57 italiane, quando è giunta la notizia della squalifica di Johnson per irregolarità tecnica. E lunghissima anche perché è stata nelle fasi centrali forse una delle gare più noiose degli ultimi anni ed il colpevole – come sempre – è stato il pacchetto ad alto carico aerodinamico che ha trasformato il plotone in un lungo trenino senza possibilità di sorpasso.

Alla fine dunque a decidere la gara sono state le strategie. E Alan Gustafson, crew chief di Chase Elliott, ha buttato via una vittoria meritata e che era ad un passo decidendo di effettuare un pit stop prima dell’overtime che ha concluso la corsa, portandola a quota 405 giri pari a 607.5 miglia, ovvero la gara più lunga in base della distanza nella storia della Nascar. Keselowski si è trovato dunque il successo servito su un piatto d’argento e così si mette in bacheca un’altra gara monumento.

La gara

Solo per questa grande classica, essendo la più vicina alle sedi dei team, la Nascar decide di far disputare anche le qualifiche quattro ore prima della bandiera verde. I team scendono in pista direttamente nell’unico giro cronometrato e ovviamente i risultati si vedono. E’ un trionfo di tire rub (Byron e soprattutto Yeley che fora in curva4 ma riesce a controllare la vettura) e sovrasterzo, con Almirola che finisce in testacoda lanciandosi e DiBenedetto che si stampa a muro sempre in curva4. Per Matt è obbligatorio l’uso del muletto mentre per modifiche in parco chiuso partono in coda anche Yeley, Hill, appunto Almirola e anche Keselowski che cede così la nona posizione in griglia.

Sotto un cielo grigio e umido, dopo aver onorato i soldati caduti in ogni guerra, la Coca-Cola 600 può cominciare, ma non per tutti. Infatti appena lascia dalla pit lane, la vettura di Denny Hamlin perde la zavorra in tungsteno (un blocco di 6.6×9.2×15.2 cm del peso di quasi 16 kg) e che viene inserita sotto la vettura per rispettare il peso minimo. Oltre a far correre un grave rischio a quelli che lo seguono – per fortuna la perde quando va a 50 km/m all’ora e non in gara – per Denny ci sono delle conseguenze. La prima immediata è una sosta obbligatoria ai box per rimettere la zavorra, altrimenti la vettura non sarebbe regolare, e verificare i danni, fatto che gli fa perdere addirittura i primi otto giri di gara e lo esclude subito dalla lotta per la vittoria; grazie ad una gara selettiva nelle retrovie concluderà 29°. La seconda conseguenza arriverà in settimana: dato che la perdita di un tale elemento costituisce una grave violazione della sicurezza (in caso di distacco in gara è potenzialmente letale), secondo il regolamento i suoi car chief, crew chief e ingegnere capo verranno sospesi per le prossime quattro gare.

Mentre in pit lane Hamlin ringrazia probabilmente il fatto di aver vinto già due gare, in pista arriva la bandiera verde. A partire davanti a tutti è Kurt Busch che ha beffato Jimmie Johnson di soli 9 millesimi; terzo è Elliott davanti al sorprendente Kenseth. Il pilota della #1 tiene la prima posizione per tutta la prima fase di gara, sia fra il via e la competition caution del giro 20 (posizioni invariate mentre Truex rimonta dalla ottava alla sesta posizione dietro a Reddick), sia fra la ripartenza e il giro 50, quando la gara viene interrotta dalla bandiera rossa che inizia a cadere prima in curva2 e poi si estende a tutta la pista. In questa fase si fanno notare Buescher, Jones e Suarez (loro le prime penalità della serata), Blaney al primo di una lunga serie di problemi e Johnson che salva la vettura sfruttando talento ed esperienza, ma così scivola dalla quarta alla 12esima posizione.

I 225 giri che seguono sono la dimostrazione più esplicita del fallimento del pacchetto aerodinamico introdotto lo scorso anno. Le uniche cose che contano sono posizione in pista e aria fresca sul muso, altrimenti solo con una vettura dominante si possono recuperare le posizioni perse nelle convulse ripartenza.

Dopo la bandiera rossa Alex Bowman decide subito di rischiare e per annullare 12esima posizione in griglia cambia solo due gomme e si porta in testa davanti a Truex, Elliott e Kurt Busch. E malgrado questo svantaggio la #88 riesce agilmente a restare davanti e non solo, le buone soste successive gli permetteranno di aggiudicarsi anche la seconda stage. Tutto soltanto per un cambio gomme.

Torniamo però alla prima stage: mentre Elliott e Truex cercano di seguire Bowman, dietro di loro Kurt Busch esce velocemente dalla lotta per la vittoria finendo in fondo alla top10. Dopo una sosta imprevista per Ty Dillon, Alex sembra perdere per un attimo la testa della gara da Elliott, ma poi reagisce e addirittura stacca Chase che lascia passare un arrembante Truex. Nel mezzo del gruppo Bell si fa notare per l’ennesimo salvataggio incredibile, stavolta dopo una toccata di Blaney. Truex sembra in grado di passare Bowman, tuttavia a quattro giri dalla fine il braccetto della sospensione della vettura di Bowyer non è d’accordo con le intenzioni di Martin. La #14 finisce violentemente a muro ma per fortuna Clint ne esce illeso; Bowman vince la prima della quattro stage sotto caution davanti a Truex, Elliott, Reddick e Logano.

La seconda stage è un monologo di Bowman, senza incidenti di rilievo in pista e solo un giro di soste sotto green con il solito Keselowski che va lungo a cercare una caution in grado di fargli completare la rimonta dal fondo. Tuttavia sembra quasi che Truex stia giocando come il gatto con il topo con la #88, ma al momento il sorpasso non si materializza. La pista intanto finalmente si sta scaldando ed l’ormai famoso traction compound, distribuito sulle traiettorie più esterne, sta entrando in temperatura e comincia a non essere più aderente come il ghiaccio ma bensì adesivo come una colla (meraviglie e problemi della chimica). A metà stage, prima della sosta, Bowman ha 1.5″ su Truex, 7.5″ su Ky.Busch, 8″ su Elliott e 9″ su Byron, gli altri a oltre 10″. Il giro in pit lane non cambia le posizioni anzi, Alex arriva ad avere 6″ di vantaggio su Martin che rischia di essere mandato a muro dal doppiato Chastain. Nel finale Byron sorpassa sia Jones, che era passato davanti alla sosta, che Elliott; Bowman vince anche la seconda stage dunque davanti a Truex, Ky.Busch, Byron ed Elliott.

Anche i primi tre quarti della terza stage ricalcano quanto successo in precedenza, ma con una sola variabile: i doppiati. Però inizia la selezione anche in testa, con Kyle Busch che si prende una penalità in pit lane ed Elliott costretto ad una doppia sosta per completare la modifica d’assetto necessaria per la #9 e quindi entrambi finiscono in fondo alla top20. Truex ci prova ancora una volta su Bowman ma deve desistere, almeno fino al giro 224 quando Alex si trova il pluridoppiato Gase da scavalcare e Martin si butta all’interno sul rettilineo opposto e si porta in testa. E il testimone passa di mano ma il copione no: Bowman perde subito quando finisce nel traffico e poi accusa anche problemi di gomme; sarà lui ad aprire il giro di soste.

Ancora una volta Keselowski ci prova andando lungo e ancora una volta non gli va bene, infatti la caution arriva ben dopo, al giro 276 quando Kenseth – già finito fra i doppiati per una penalità – finisce in testacoda e si appoggia al muro. Con solo una ventina di giri alla fine della stage, ovviamente la chance per montare solo due gomme fresche c’è, visto che prima Bowman ne aveva fatti ben 50. A prendere la palla al balzo sono in tre, Logano (che continua a oscillare fra la quinta e la decima posizione), Harvick (del tutto assente e sempre fra ai margini della top15) ed Elliott che deve recuperare dal contrattempo.

Solo uno di essi però potrà avere pista libera alla ripartenza dei -19 ed è Logano, il quale mantiene la prima posizione e non verrà impensierito; Harvick ed Elliott invece nelle turbolenze affondano e perdono tutto quanto guadagnato e anche di più; Logano vince la terza stage davanti a Bowman, Blaney, Johnson e Truex che ha pagato col sovrasterzo il cambio improvviso fra prima e non-prima posizione.

C’è ancora una stage, un quarto di gara da disputare e si capisce che la strategia sarà fondamentale per l’esito della corsa. A provarci con due gomme stavolta è il solo DiBenedetto, ma la #21 non è la #22 o la #88 e presto perderà la prima posizione. Alla ripartenza ai -93 Logano perde il controllo della vettura e rischia di travolgere il compagno di squadra Blaney – ancora una volta sfortunato – ed esce dalla lotta per la vittoria, DiBenedetto resiste un giro e mezzo a Truex, poi è costretto a cedere il comando. Quando la classifica si è assestata, ai -70 Truex ha 1″ su Johnson e Bowman, 2″ su Keselowski e 3.5″ su Byron ma tutti gli occhi sono su Elliott che sta rimontando come forse solo lui in questa gara, sorpassando un pilota dietro l’altro.

Quando tutti stanno pensando all’ultima sosta a metà stage, Gase finisce in testacoda e manda tutti ai box. In pit lane la crew di Truex lo abbandona al momento meno opportuno e lo fa scivolare dietro a Johnson, che dunque è ad appena 48 giri dall’interrompere una striscia negativa lunga 101 gare, e Keselowski. Gli basterebbe indovinare la ripartenza per riaccarezzare il successo che manca da tre anni e invece al suo fianco Keselowski – grazie proprio alla spinte di Truex – si porta a sorpresa al comando della corsa. Johnson nel tentare l’incrocio su Brad finisce per perdere la seconda posizione a favore del compagno di squadra Elliott.

Si capisce subito che Chase ne ha di più, al punto che Brad è costretto a rompere la scia sul rettilineo opposto, ma alla lunga cede. Ai -37 Keselowski non riesce a chiudere la traiettoria in curva2 a differenza di Elliott che lo affianca e poi lo sorpassa in curva3 andando subito in fuga. Dietro di loro ci sono ancora Johnson, Truex, Bowman e Byron ma ormai il destino sembra segnato: Chase Elliott vincerà la Coca-Cola 600, una gara che nemmeno il suo leggendario padre è mai riuscito a conquistare in carriera.

Tutto scorre via liscio fino a due giri e pochi metri dalla bandiera scacchi. Con Elliott a 3.5 km dal traguardo il compagno di squadra Byron fora, vittima dell’ennesimo tire rub della giornata, ma solo questo fatale, in curva2 e finisce in testacoda. Il gruppo si ricompatta – ci sono appena 20 auto a pieni giri – e la pit lane si apre in vista dell’overtime. Viste le dinamiche della gara, con posizione in pista fondamentale e resistenza con gomme usurate molto buona se si rimane in prima posizione, una sosta in questo momento per Elliott sembrerebbe una mossa suicida. E invece il suo crew chief Alan Gustafson decide di fermarlo ai box; non solo, gli cambia pure quattro gomme a differenza delle due di Kyle Busch.

Keselowski eredita così di nuovo la prima posizione davanti a Johnson, Bowman, Blaney, A.Dillon, Reddick, DiBenedetto e Jones; Ky.Busch e Almirola cambiano due gomme e quindi Elliott riparte soltanto 11°, ad appena due giri dalla fine. Alla bandiera verde la seconda chance per Jimmie dura appena mezzo giro, Brad infatti tiene saldo il comando e nessuno lo impensierisce. Dietro nel frattempo c’è la solita ripartenza caotica con vincitori e vinti.

Sul traguardo, dopo 405 giri e 607.5 miglia, Brad Keselowski – uno dei piloti che onorano di più la bandiera a stelle e strisce – vince la sua prima Coca-Cola 600 quando il vero e proprio Memorial Day a Charlotte è iniziato da dieci minuti. Lo seguono sul traguardo Johnson, Elliott (otto posizioni recuperate in due giri), Blaney e Kyle Busch; completano la top10 Harvick – che si salva così dalla gara più brutta del 2020 – Truex, Kurt Busch, il solito Reddick e Bell, alla prima10 in carriera; escono delusi Logano (penalità alla penultima sosta), A.Dillon (15° dopo una gara spesso nella top10) e soprattutto Bowman che nel caos degli ultimi giri finisce in 20esima posizione.

Ma non è finita qui: nei controlli tecnici post-gara infatti la vettura di Johnson risulta infatti irregolare nella zona posteriore, probabilmente a causa di una rottura meccanica. Jimmie perde così il secondo posto, i 46 punti conquistati fra stage e bandiera a scacchi e pure il 19° posto in griglia di partenza per mercoledì. Avanzano tutti di una posizione e il Team Hendrick – che in una settimana ha perso praticamente tre gare con tutti e quattro i piloti in 12 modi diversi – si può consolare perché la pole position di Bowman fra tre giorni si è trasformata in una prima fila Byron-Bowman.

Keselowski invece può festeggiare la prima vittoria stagionale in un 2020 cruciale per la definizione della parte finale della sua carriera. Rimarrà con Penske oppure salirà sulla #48 lasciata da Johnson? Non è la nottata per pensare a questo, è il Memorial Day e i pensieri da fare sono ben altri. Oltre a Brad anche Roger può essere contento: Keselowski infatti fino a poco tempo fa era noto per essere un pilota da superspeedway e gare “minori”, ma non da classiche monumento. E invece in un anno e mezzo Brad ha vinto una Southern500 (la prima per Penske dal 1975), una Brickyard400 (la prima per il team che invece ha vinto ben 18 Indy500) ed ora una Coca-Cola 600, a 10 anni di distanza dall’unica e a 18 dall’ultimo successo Ford.

L’ultima scena prima dell’arrivederci a mercoledì e su Chase Elliott, che si dispera per la vittoria buttata via. Il primo che arriva a consolarlo è proprio Kyle Busch, colui al quale ha rifilato un dito medio appena quattro giorni prima. E si può chiudere un occhio sul fatto che entrambi per quei 5″ siano senza la mascherina obbligatoria, quello che conta è la sportività.

Le altre categorie

Nella gara della Xfinity Series disputatasi giovedì (dopo un posticipo di 48 ore a causa della pioggia) a Darlington seconda emozionante vittoria stagionale per Chase Briscoe che ha tenuto a bada il rimontante Kyle Busch. Dopo un ulteriore rinvio di 4 ore per lo stesso motivo, la gara può partire con Noah Gragson poleman per sorteggio; Annett, con lui in prima fila, fa pattinare le gomme e quindi scivola dietro a Sieg, Haley ed Herbst. Da dietro però si fa notare subito Kyle Busch che rimonta essendo partito 26° in quanto la sua vettura #54 era in terza fascia di merito, si scatena subito in un gruppo che o non aveva esperienza a Darlington (ben 11 su 39 non ci avevano mai girato dato che l’ultima gara dei Truck qui risale al 2011) oppure non aveva gareggiato il giorno precedente in Cup Series.

Alla competition caution del giro 15 (classifica congelata in questo caso) si riparte con Gragson davanti a Sieg, Haley, Chastain e Kyle Busch già quinto dunque dopo 21 sorpassi in 15 tornate. La sua corsia interna però non è quella buona e dunque perde qualcosa e quindi dopo la caution per Snider che perde il paraurti dopo essere stato mandato a muro da Timmy Hill… è ancora quinto e dunque la sua ripartenza è di nuovo al rallentatore. Negli ultimi sei giri recupera solo una posizione e così Gragson vince la stage davanti a Chastain e Sieg.

La prima sosta vera però permette a Rowdy di passare in testa alla corsa e la vittoria sembra ormai nelle sue mani, ma non sarà così. Infatti la pioggia ancora una volta è in arrivo (si dice a soli 40′) e dunque tutto potrebbe ribaltarsi grazie alle strategie. E infatti la seconda stage – senza caution – è tutta sua, ma Kyle non domina anche perché in un paio di occasioni pizzica leggermente il muro a causa della sua Toyota sovrasterzante. Alla fine il vantaggio su Allgaier al break è di circa 2″; seguono Gragson, Briscoe e Annett.

Anche la sosta va a favore di Kyle e tutto sembra deciso, tuttavia viene pizzicato per eccesso di velocità in pit lane. Un errore fatale dato che ha secondo le previsioni soltanto 20′ per guadagnare 20 posizioni. In testa così si porta Allgaier davanti a Briscoe e Gragson. Alla bandiera verde Justin fa pattinare le gomme e quindi Chase passa in testa. I due allungano come se non ci fosse ogni giro fosse l’ultimo vista la pioggia in arrivo, il tutto per la grande gioia (eufemismo) dei loro crew chief che devono controllare tutte le variabili possibili su una pista dal degrado delle gomme ingente.

La pioggia però non arriva e un Briscoe sempre di traverso e tocca il muro un giro sì e uno no alla fine si appoggia più duramente alle barriere e Allgaier lo raggiunge e sorpassa a 27 giri dalla fine. Per lui il sogno sembra finito, anche se la seconda posizione sembra in archivio dato che dietro di lui Gragson è a 5″ e in lotta con Hemric e Annett. A circa 20 dalla fine Hemric attacca Noah ma i due finiscono larghi in curva 1-2 e Annett beffa entrambi i compagni squadra portandosi in terza posizione che però butta via appena cinque giri dalla fine finendo in testacoda. La fuga di Allgaier e Briscoe viene così annullata e permette a Kyle Busch – risalito in quinta posizione – di tornare in lotta per la vittoria.

All’ultimo cambio gomme Briscoe torna in testa davanti ad Allgaier ma soprattutto Kyle Busch. Quando la gara riparte mancano appena nove giri alla fine e dopo un breve duello Rowdy sorpassa Justin ma Chase è già mezzo secondo più avanti. Il distacco rimane invariato fino ai tre giri dalla fine quando scende leggermente, poi a Briscoe viene il classico braccino e quindi Busch prima lo raggiunge a un giro e mezzo dalla fine, poi tocca il muro in curva4 e alla bandiera bianca i due sono affiancati.

Chase però tiene l’esterno in curva1 e in curva2 si infila fra il muro e la #54, rimbalzando un po’ su entrambi. L’ultimo attacco di Busch non va a buon fine e così Briscoe trionfa a Darlington (ed è anche nuovo leader del campionato vista la giornata prudente del rookie Burton) davanti a Kyle, ad Allgaier, Gragson e Cindric che per tutta la gara ha lottato con Chastain alla fine ottavo. Chase scende dalla vettura e crolla, sta piangendo sotto al casco – come dirà dopo – fin dall’ultima ripartenza per quello che ha vissuto personalmente nelle ore precedenti. Lui e la moglie Melissa appena due giorni prima avevano scoperto di aver perso la bambina che aspettavano e che doveva nascere a dicembre. Briscoe ha ricevuto la notizia mentre era seduto da solo in macchina a Darlington sotto la pioggia battente prima del posticipo della gara, 48 ore dopo ha corso e vinto per sé e sua moglie grazie anche ad un aiuto dall’alto che ha impedito che cadesse la pioggia e gli ha regalato un successo ancora più emozionante nella speranza che in futuro ci siano buone notizie per entrambi.

I risultati odierni

La classifica della “Coca-Cola 600”

La classifica generale

Così il campionato dopo 7 gare

I prossimi appuntamenti

La Nascar prosegue la settimana di Charlotte in pratica con un weekend normale. Stanotte all’1:30 correrà la Xfinity Series (Chastain in pole per sorteggio), domani notte alle 2:00 la Truck Series (Ben Rhodes davanti per lo stesso motivo) e infine mercoledì notte sempre alle 2:00 il bis della Cup Series stavolta con una 500 km.

Immagine: nascarmedia.com

MONOPOSTO by SAURO

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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