NASCAR | Dominio Hendrick, Bowman beffa Larson a Dover!

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L’Hendrick Motorsports completa un poker storico. Larson guida per oltre metà gara, ma alla sosta decisiva Bowman si prende la prima posizione


Così come in Xfinity Series si sapeva che Dover era una pista adatta al JR Motorsports, tuttavia Cindric si è preso la vittoria, per quanto riguarda la Cup Series il pronostico era tutto per l’Hendrick Motorsports, con il solo Truex a poter lottare eventualmente. E invece qui lo squadrone campione in carica ha calato un poker storico, appena il quarto in oltre 70 anni di storia, due negli anni ’50 da parte del Peter DePaolo Racing e l’altro relativamente recente del Roush Racing a Homestead nel 2005. Larson sembrava avere la gara in pugno, e invece i meccanici di Bowman sono stati ancora superlativi e lo hanno messo al posto giusto al momento giusto.

La gara

La corsa di Dover rappresenta il giro di boa della regular season, essendo la 13esima gara delle 26 che saranno disputate prima del taglio; per la prima volta in 50 anni è anche l’unica tappa che si disputa al “Monster Mile” in stagione, dato che i proprietari hanno deciso di rilanciare l’altro ovale in loro possesso, ovvero il Nashville Superspeedway, su cui la Nascar tornerà per la prima volta in 10 anni il prossimo mese.

La lotta per riprendere la fuga di Truex inizia subito da Dover e i candidati per accorciare le distanze nella categoria vittorie sono tanti, primi fra tutti i piloti dell’Hendrick Motorports, con Byron, Larson e Bowman già a quota uno e invece il campione in carica Elliott ancora senza successi (così come Hamlin ed Harvick). Inizia a delinearsi anche la lotta per gli ultimi posti, con Austin Dillon che ha un discreto margine sul taglio (48 posti) dove sono appaiati Reddick e DiBenedetto, il quale ha completato la rimonta dopo un terribile inizio di stagione.

Sotto un sole non tanto caldo (e il 10% di probabilità di temporali pomeridiani) e sul cemento del Monster Mile, che fatica a gommarsi e tritura gli pneumatici, a partire dalla pole grazie all’algoritmo – che verrà messo in archivio per le prossime due gare ad Austin e Charlotte – è il dominatore di Darlington, Martin Truex Jr.; al suo fianco c’è Hamlin e poi Byron e Larson.

Tre i piloti costretti a partire dal fondo della griglia: Elliott per aver fallito i controlli tecnici pre-gara due volte (ed è la quarta occasione in 13 gare che succede), Newman per modifiche non approvate dalla Nascar (secondo i commissari, esattamente come avvenuto in Kansas 14 giorni fa, il team ha manipolato il passaruota) e il debuttante Josh Berry. Justin Haley infatti è a casa, fermato dai protocolli Covid, e a salire sulla #77 dello Spire Motorsports è lui al posto non solo di un Justin, bensì due, in quanto Allgaier ha preferito declinare l’offerta, dato che la moglie è ormai prossima al parto del loro secondo figlio.

Da tenere d’occhio anche il Team Penske, infatti sono a corto di uomini. Joey Logano è senza il crew chief titolare Paul Wolfe in quanto a Darlington all’ultima sosta la #22 è ripartita con soli 18 bulloni fissati su 20. Per Brad Keselowski, invece, la situazione è ancora peggiore: il crew chief Jeremy Bullins è out per la seconda settimana di fila per protocolli Covid e il car chief Kirk Almquist è a casa reduce da un piccolo intervento chirurgico.

Alla partenza, dalla corsia esterna Truex e Larson si portano nelle prime due posizioni, mentre Hamlin scivola addirittura al quarto posto dietro a Byron e davanti ad Harvick. Cominciano anche i contatti su una pista che all’inizio permette una sola traiettoria e Wallace manda su per la collina Stenhouse.

L’Hendrick Motorsports inizia subito alla grande, invece al JGR va tutto storto: Bell, dopo un buon inizio, dalla top10 scivolerà indietro e praticamente non si vedrà mai (chiuderà 21° a quattro giri), Hamlin paga il sottosterzo e perde posizioni, Truex è sullo splitter e viene raggiunto da Byron che in 16 giri passa da terzo a primo approfittando di un doppiaggio; mentre succede questo, Truex prende anche un detrito e, per toglierlo con l’aerodinamica, finisce per tamponare un doppiato, pare Davison e non Bilicki che ha “causato” il sorpasso di Byron.

Infine, Kyle Busch accusa dei problemi al motore ed il suo ritmo si alza all’improvviso. Alla competition caution del giro 35 rimane a pieni giri; in questa occasione capiscono che il danno è interno al motore e non esterno e dunque preferiscono aspettare per ripararlo. Dopo aver perso tre tornate nelle fasi successive, il team lavora sotto il cofano alla fine della stage e i giri lasciati per strada saranno alla fine sette, tuttavia da quel punto in poi Busch non perderà più terreno (e i rimpianti sono tanti) e dall’ultimo posto recupererà fino alla 27esima posizione finale.

Alla competition caution Byron ha 0.2″ su Larson, 3.4″ su Harvick, 5″ su Truex ed Hamlin, 6.5″ su Blaney, 8″ su Logano, 10″ su Bell, 11″ su Buescher, 12″ su Keselowski e Bowman. Al primo giro di soste Larson passa Byron, mentre per Truex continua la discesa, infatti un bullone della ruota cade nel posto sbagliato ed il cambio gomme si prolunga fino a farlo scendere in 11esima posizione; le prime penalità del giorno arrivano per Reddick e McDowell. LaJoie invece è il lucky dog, ma non è felice del comportamento di Jones che, a suo dire, l’ha mandato a muro, mentre l’altra versione dice che “ci sono piloti che non sanno nemmeno dove sono in pista”.

La gara anziché animarsi si spegne e per i successivi giri nelle prime posizioni ci sarà una lunga fila dietro a Larson che, come successo ad Atlanta, sembra dominare. Dopo la ripartenza dei -80, Kyle precede Harvick, Byron e Blaney e questi quattro allungano sul resto del gruppo. Per Byron però c’è preoccupazione per i freni, infatti il pedale non risponde più e così in curva può solo alzare il piede; per sua fortuna è solo un problema di temperature e man mano che i giri passano e la ruota si scalda, l’efficacia del sistema frenante torna regolare e le difficoltà saranno solo alle soste e alle ripartenze.

A metà stage (giro 60/120, 400 quelli totali), Larson ha 1.4″ su Harvick che ha Byron incollato, Blaney è ormai staccato mentre Elliott e Bowman sono entrati nella top10. In crisi tecnica invece Bell, DiBenedetto (usciti dalla top20) e Truex, che non riesce a decifrare la sua vettura. Da notare in questa fase sono soprattutto i recuperi ulteriori di Chase ed Alex, i quali passano in successione la coppia Penske e Buescher.

Sul long run Larson è impressionante, quasi come Truex a Darlington e le vetture doppiate sono tante (inclusi DiBenedetto e Newman in contemporanea così come nel finale di Darlington) e così l’attenzione si sposta davanti a lui, dove ci sono Chastain, Stenhouse, Suárez e Briscoe in lotta poco fuori dalla top15. A pagare dazio è Chase, il quale all’ultimo giro si trova Larson alle spalle pronto per superarlo; Briscoe entra troppo forte in curva1, l’anteriore destra non regge e la #14 finisce a muro.

Larson vince così sotto caution la prima stage con 7″ su Hamlin e Blaney, 8.8″ su Elliott, 9″ su Harvick e Byron (che hanno ceduto nel finale), 11.5″ su Logano, 13″ su Bowman, 14.5″ su Buescher, 15″ su Keselowski; 18 le auto a pieni giri più il lucky dog Almirola che beneficia dell’incidente del compagno di squadra.

Il giro di soste offre molti spunti, alcuni anche in differita. Le gomme di Larson sono a posto e quindi l’unica sua preoccupazione è la rimonta di Elliott dal fondo al quarto posto in 120 giri (mentre gli altri sono preoccupati e basta, visto il ritmo della #5), Truex perde posizioni per un radicale cambio d’assetto sotto al cofano (servirà a poco) e infine Blaney centra un pezzo della vettura di Briscoe e questo non solo gli provoca un buco nel muso, causando sottosterzo, ma questo anche rimane incastrato. Tuttavia questo Ryan lo scoprirà solo più tardi.

Al choose cone Larson ed Elliott scelgono l’interno, mentre Hamlin e Blaney sono all’interno e tutti incrociano le dita affinché Denny resista a Chase, infatti con la #9 all’inseguimento della #5 ci sarebbe il rischio che i due scappino via di nuovo con un ritmo folle. Purtroppo per gli altri, specialmente quelli in coda al gruppo, succede proprio questo: alla ripartenza Elliott passa Hamlin e si mette dietro a Larson.

Blaney, ora terzo su Hamlin e Logano, vede la coppia Hendrick scappare via e in meno di 20 giri guadagnare oltre 3.5″ su di lui che soffre sempre di più per il sottosterzo. Mentre Stenhouse e Briscoe vanno ai box per delle soste fuori sequenza, Byron recupera le posizioni perse al pit stop seguito da Bowman.

In testa, intanto, c’è l’elastico fra Larson ed Elliott, con un distacco fra la #5 e la #9 sempre fra 0.5″ e 1.5″; quando tutti iniziano a pensare al giro di soste di metà stage, con Blaney terzo a 8″ insieme ad Hamlin, Harvick a 9″, Byron a 10″, Logano in difficoltà a 11″ con Bowman, ai -70 arriva la caution con Berry che finisce a muro per una foratura, ma riesce a proseguire. Blaney va ai box con la pit lane ancora chiusa, infatti ha forato pure lui; la sfortuna lo perseguita ormai, infatti il detrito che ha centrato si è incastrato nel muso ed oltre a bucare il muso alla lunga ha toccato anche la gomma. La sua gara competitiva finisce qua, chiuderà 12°.

Le prime nove posizioni, esclusa la #12, non cambiano in pit lane e così il duello fra Larson ed Elliott riparte subito, stavolta seguiti a distanza da Hamlin, Harvick ed un Byron che si ritrova e, sempre seguito da Bowman, recupera ulteriormente. Nel frattempo Keselowski litiga con una vettura loose ed in sequenza, sempre involontariamente, spedisce su per il banking Truex, il compagno di squadra Logano (che cede all’improvviso, anch’egli per un buco sul muso ed aver perso la toppa che lo aveva chiuso, fino a chiudere la stage 18°) e Harvick più avanti nella gara. Notevole, infine, la rimonta di Almirola, dal lucky dog alla decima posizione.

Byron e Bowman sono sotto i riflettori, Willam passa Hamlin, Alex fa lo stesso con Harvick e così l’unico intruso della top5 è Hamlin; a seguire, per un curioso caso cabalistico, ci sono in sequenza le auto #1-#2-#3 di Kurt Busch, Keselowski e Austin Dillon. A metà gara esatta a dover alzare bandiera bianca è pure Hamlin, che deve lasciare strada a Bowman e dunque in pista al comando ci sono le quattro vetture del team Hendrick.

L’elastico fra Larson ed Elliott si richiude e in una occasione sembra che Chase abbia qualcosa per passare Kyle, però un vero attacco non arriva e la #5 rimette quei metri di margine che gli permettono di stare tranquillo. E così negli ultimi giri della stage il commento più interessante è quello del rimontante Bowman che dice: “Dietro alle Chevy (in questo quella di Byron) ho sovrasterzo, dietro a Toyota e Ford invece sottosterzo”.

Larson vince dunque anche la seconda stage con 0.9″ su Elliott, 4.2″ su Bowman, 7.2″ su Byron (come in precedenza ha ceduto sul long run), 9.5″ su Hamlin, 11.7″ su Harvick, 12.5″ su Kurt Busch e Keselowski, 13.6″ su Austin Dillon e 15.5″ su Reddick; 19 le auto a pieni giri, con Logano e Wallace salvi per poco, mentre Preece è sì il lucky dog, però essendo a due giri ne recupera solo uno dei due.

In pit lane Bowman scavalca Elliott e così si cerca un nuovo avversario per Larson, visto che Chase non è riuscito a scalzarlo dalla prima posizione. Alla ripartenza Chase deve cedere la posizione anche a Byron, mentre Kurt Busch, ora quinto dato che Hamlin ha perso, è subito staccato.

Bowman sullo short run non è eccezionale e così Larson scappa via, aumentando il vantaggio quasi come nella prima stage; dietro di loro Byron si stacca da Alex ed Elliott non riesce a passarlo; Harvick, invece, torna nella top5. Ai -100, quando ormai una gara tranquilla sembra destinata all’ultimo giro di soste di lì a 20 tornate, Almirola fora e finisce a muro. L’incidente toglie il fiato ad Aric che fatica ad uscire dalla vettura, però per fortuna non riporta conseguenze fisiche e così deve solo pensare alla sfortuna che lo colpisce ormai da inizio anno.

Larson vede quindi annullati i 4.3″ che aveva su Bowman, i 5.5″ su Byron ed Elliott, ma soprattutto i 9″ su Harvick; Preece era appena stato ridoppiato e quindi il lucky dog torna di nuovo a lui, passando di nuovo da -2 a -1. E la gara cambia volto, perché i meccanici della #48 grazie al pit stop più veloce in tutta la Cup Series nel 2021 rimandano in pista Bowman davanti a Larson.

Si riparte ai -92 con tutti al limite con la benzina per arrivare fino in fondo, tuttavia arrivano un paio di caution in successione a togliere ogni problema ai crew chief. Dopo una manciata di giri Alfredo perde il controllo in curva2 e deve alzare il piede, Stenhouse non può evitarlo e lo manda in testacoda; Anthony si appoggia al muro interno, ma non rimedia troppi danni così come Keselowski che è finito per toccare lo stesso Stenhouse nel tamponamento a catena. E Preece finalmente torna a pieni giri.

Si apre così il libro delle strategie, dato che Hamlin, Blaney, Logano, Truex, Custer, Keselowski, Kurt Busch, Chastain, Austin Dillon e Buescher vanno ai box a montare gomme fresche. Il degrado degli pneumatici non è eccessivo, conta più la posizione in pista e l’aria pulita, tuttavia per qualcuno serve dare una svolta alla gara. Non si fermano ai box in otto (i quattro di Hendrick, con Harvick davanti a Byron, Reddick, Suárez e Wallace) e così si riparte ai -81.

Il cielo in curva3 è sempre più scuro, tuttavia la nuvola carica di pioggia si muove talmente lentamente che si ferma a otto miglia dalla pista, per fortuna senza fulmini, per oltre 30′. E così alla bandiera verde Bowman e Larson dall’esterno rimangono primo e secondo, malgrado un brivido per la chiusura di Alex su Kyle, al punto che Harvick per un attimo ci pensa pure a passare la #5; Elliott e Byron chiudono la top5 mentre Suárez è sesto con Hamlin ancora nono e che non recupera con gomme nuove.

A dare una nuova chance a Denny ci pensa un detrito (pezzo di un freno sul rettilineo principale) pochi giri più tardi; il gruppo si ricompatta ed in pochi – Logano, Custer, Buescher ed un Preece che ringrazia ancora – vanno ai box per quella che sarà l’ultima sosta. La bandiera verde sventola ai -70 e la coppia Bowman-Larson, stavolta senza rischi, rimane prima e seconda; dietro di loro ci sono Elliott e Byron, con il sorpasso su Harvick, e così si ricompone il poker Hendrick.

La gara finisce qua in pratica, sorpassare è molto difficile e conta l’aria pulita più della vettura (e questo malgrado il pacchetto da basso carico aerodinamico), Larson non riesce a stare vicino a Bowman che, pur con una vettura molto migliorata durante la gara, non si sa se sia effettivamente superiore a quella che Kyle aveva in precedenza.

Da notare nel finale c’è solo la rimonta con gomme fresche di Logano, l’unico a sfruttarle veramente: Joey alla bandiera verde è 16°, dopo le prime fasi 11° ai -65, ottavo ai -50 dopo aver scavalcato Blaney, Wallace ed Hamlin (che invece non le sfrutta), fatica a passare Suárez e ci riesce solo ai -41, poi si libera di Reddick ed infine sorpassa Harvick nei giri finali. Bowman, intanto, allunga un decimo alla volta su Larson e la gara è definitivamente in archivio.

Bowman vince la seconda gara stagionale, la 12esima per la #48 a Dover dopo i successi di Johnson, Larson è staccato a 2″, Elliott a 3.5″, Byron crolla ancora sul long run (+10.9″), tuttavia completa lo storico poker Hendrick che è anche la 267esima vittoria per il team in Cup Series, a solo una dal record del Petty Enterprises.

Gli altri sono ancora più lontani: Logano recupera la flessione centrale e completa la top5 ma a 12.8″, seguono Harvick (+14.8″), Hamlin (+16.0″), Reddick (+16.4″), l’ottimo Suárez che sfrutta al meglio la strategia (+17.3″) e gli altrettanto ottimi Custer (+17.5″) e Wallace (+17.7″); 17 le auto a pieni giri con tanti big in questa fascia (Blaney 12°, Kurt Busch 13°, Keselowski 16°) e fra di essi non ci sono Truex (19°, +1L), Bell (21°, +4L), DiBenedetto (24°, +5L).

Malgrado non abbia tanti punti in classifica (ad un certo punto nelle scorse settimane era addirittura dietro a McDowell), Bowman così conferma che la pressione della #48 è svanita in fretta e Rick Hendrick non può che festeggiare questo risultato storico, degno della Daytona 500 del 1997, quando la squadra fece 1-2-3 (c’erano solo tre vetture) con il titolare assente mentre lottava contro la leucemia. Ma non è finita qua, Hendrick in conferenza stampa annuncia che il rinnovo pluriennale del contratto di Bowman e cosa praticamente fatta.

Al giro di boa della regular season, dunque, Bowman ricuce il divario fra Truex e gli altri, ma punta a raggiungere Martin. Non sarà facile per lui ad Austin, dove si attende finalmente Elliott. Non sarà facile né per lui (dato che dovrà vedersela con Allmendinger e Cindric), né per gli altri, ad esempio per DiBenedetto che in un attimo scivola dalla parità con Reddick a -17, dovendo tornare a recuperare.

Ad Austin sarà un’incognita per molti, per questo ci saranno prove libere e qualifiche, e lo spettacolo non mancherà. Il girone di ritorno inizia al meglio, ma la battaglia è solo all’inizio.

I risultati odierni

La classifica della “Drydene 400”

La classifica generale

Così in campionato a metà della regular season (gara 13 di 36)

Le altre categorie

Xfinity Series: Cindric torna alla vittoria a Dover

I prossimi appuntamenti

Nel prossimo weekend, sabato Truck e Xfinity, domenica Cup Series, la Nascar farà il suo debutto al Circuit of the Americas ad Austin.


Immagine: media.nascar.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 28 anni fa, sono un laureato in ingegneria civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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