NASCAR | Cup Series, Texas 2026: colpo gobbo di Elliott a Fort Worth!

Di: Gabriele Dri
NascarLiveITA
Pubblicato il 5 Maggio 2026 - 08:00
Tempo di lettura: 14 minuti
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NASCAR | Cup Series, Texas 2026: colpo gobbo di Elliott a Fort Worth!

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Con le Toyota favorite, Elliott sfrutta la convulsa fase centrale di gara per mettersi al comando e vincere per la seconda volta nel 2026

Praticamente tutte le Toyota sono state nei paraggi, soprattutto Bell, Hamlin e Briscoe, nel finale anche Reddick, a tratti – sfruttando la strategia – persino Gibbs, Heim, Herbst, Jones e Nemechek. È mancato all’appello solamente Wallace in pratica. Dunque, quella del Texas sembrava essere una nuova gara show delle vetture giapponesi. Invece, sfruttando al meglio la confusa fase centrale di gara, ricca di incidenti e tattiche diversificate, è emerso Chase Elliott che ha tenuto a bada gli avversari senza strafare, ma allo stesso tempo in completa gestione, persino nello sprint finale che poteva rimescolare ulteriormente le carte.

La gara

Sull’onda della ventata di freschezza che ha portato la vittoria di Carson Hocevar a Talladega, la NASCAR Cup Series arriva in Texas a Fort Worth. Certo, non si arriva su questa pista con grandi aspettative dato che gli highlight della settimana sono la solita clip dell’incidente di McDowell in qualifica del 2008 e il 25° anniversario della gara cancellata della CART per le eccessive forze G subite dai piloti sul vecchio layout della pista.

Dopo il rischio pioggia scampato al venerdì, sabato e domenica vedono il sole splendere sull’ovale asimmetrico (a livello di banking e larghezza delle curve) texano. 38 le auto iscritte, le due Open sono la #66 di Chad Finchum e la #67 di Corey Heim.

Le prove libere sono parecchio ad ostacoli. Nel gruppo1, ricco di big dopo il guaio enorme di Talladega, il motore di Austin Dillon regge per appena tre giri, poi la #3 deve tornare nel garage. Poi, a 3’33” dalla fine della sessione la #23 di Wallace (sì, il numero tre è stato al centro dell’attenzione) finisce improvvisamente in testacoda e poi a muro. Per entrambi qualifiche da saltare.

Nel gruppo2 ben due bandiere rosse: la prima per un pezzo di polistirolo che si stacca da un banner pubblicitario sul muretto, la seconda a poco meno di 3′ dalla fine per Suárez fermo sull’apron fra curva1 e 2 con una foratura lenta alla posteriore sinistra. Dopo le lamentele di Daniel per la chiamata tardiva della direzione gara (in effetti la #7 si è fermata quasi in un angolo cieco, nascosta dal muretto interno), poi c’è indecisione su cosa fare. Il cambio gomma non viene concesso, la Chevy non è dotata del sistema di sospensioni idrauliche attivabile in questi casi, poi si pensa di trainare la Camaro ai box, alla fine il muretto dice al messicano di fare lentamente retromarcia (e sono due in due weekend dopo il big one di Talladega) e tornare così ai box.

Alla fine il miglior tempo (28.527″) è di Byron davanti a McDowell, Heim, Nemechek, Wallace, Jones, Hamlin (il migliore del gruppo2), Cindric, Larson e proprio Suárez.

Poi si scende in pista per le qualifiche. La sorpresa delle prime fasi è uno Zilisch finalmente competitivo ad inserirsi fra Larson e Byron, poi però arriva davanti a tutti Briscoe malgrado un’indecisione nel giro di lancio. Sembra cosa fatta ancora una volta per le Toyota, invece a sorpresa balza davanti a tutti proprio Suárez che, evidentemente, ha optato per la decisione giusta dopo la foratura. La #7 passa indenne anche i passaggi di Hamlin (pari tempo con Briscoe) e Reddick, anche Buescher non lo batte. Manca all’appello solo una vettura, quella di Carson Hocevar. E il giovane rampante, ancor di più dopo il successo della notte precedente nei Truck, si prende anche questo per appena 0.003″. Pole dunque per Hocevar davanti a Suárez (prima fila tutta Spire per la prima volta), Buescher, Hamlin, Briscoe, la sorpresa Busch, Bell, Reddick, Bowman e Gibbs.

Alla bandiera verde della prima stage da 80 giri (85 e 102 le altre) Suárez scatta meglio e per un giro rimane con Hocevar prima di riaccodarsi, dietro di loro Briscoe va 3-wide con Buescher ed Hamlin, Chase passa e nel terzetto viene sostituito da Busch, poi però si procede in fila per due. Poco più dietro Gibbs punta e passa Reddick mentre Hocevar inizia ad allungare, anzi è il compagno di squadra a perdere terreno e Suárez inizia ora una lenta discesa in classifica.

Briscoe passa ai giro 10, seguito subito da Hamlin, quando Hocevar ha accumulato 2″ di vantaggio. Mentre la #7 viene superata anche dalla #8, stranamente in forma, Gibbs e Bell lottano con un Buescher che deve continuare pure lui a guardarsi indietro. Rimontano verso la top10 anche Elliott e Larson che scavalcano uno Zilisch finalmente in palla in qualifica. Recupera anche Blaney dopo le disastrose prove ufficiali che lo avevano messo fuori dalla top30.

Quello più in crisi però è Suárez che al giro 20 è già fuori dalla top10, proprio mentre il compagno di squadra deve cedere la prima posizione. Briscoe si fa vedere all’esterno di Hocevar in curva2, Carson copre in 3 e così toglie l’aria alla #19 che scivola larga permettendo ad Hamlin prima di infilarsi al suo interno, poi di slancio a superare anche la #77 andando al comando. Mentre tutti doppiano Finchum (di lì a poco nel garage per problemi alla anteriore destra), anche Briscoe supera Hocevar, ma ormai Denny ha allungato di 1″.

Carson viene così raggiunto dal gruppo Busch, ma il sorpasso faticherà ad arrivare, ad innescare così il nervosismo di Rowdy. Hendrick ancora latita ma, dopo l’uscita di scena di Suárez ed il sorpasso interno di Byron su Larson, i suoi quattro piloti sono rispettivamente 9°, 10°, 11° e 12°. Al giro 30 Hamlin guida su Briscoe (+1.4″), Hocevar (+3.2″), Busch (+3.7″), Buescher (+3.8″), Bell (+4.0″), Gibbs (+4.6″), Reddick (+7.1″), Bowman (+7.9″) ed Elliott (+8.3″).

Quello che non ci si aspetta, in una stage da 80 giri, è che il primo giro di soste inizi al passaggio 33 e lo faccia soprattutto da Bell, il quale evidentemente però si sente intrappolato dal traffico del gruppetto del terzo posto; il muretto avrà ragione. Inevitabilmente la #20 porta in sequenza tutti ai box, incluso Hamlin al giro 36 (con Chastain che ha dovuto esitare nella ripartenza dallo stallo per non prendere la #11), tuttavia Briscoe si è fermato tre miglia prima e l’undercut vale il sorpasso di slancio da parte della #19. Chi prosegue lungo è Hocevar che pitta ai -39 lasciando praticamente il solo Keselowski a fare l’audace (sosta ai -37).

Dopo la sosta, ai -35 Briscoe guida un terzetto compatto insieme a Bell che ha appena superato Hamlin, poi Busch, Buescher ed Hocevar che inevitabilmente ha perso. Elliott, invece. è balzato davanti a Gibbs. Il sorpasso in casa Toyota è nato dalla difficoltà di Briscoe (loose nel traffico) di doppiare il compagno di livrea Austin Dillon. Hamlin prova a dargli una mano con una spinta sul trioval, tuttavia Denny perde slancio e così viene infilato da Bell in curva3. Christopher non si ferma qui e al giro 47 passa lui al comando. La #3 è ancora da doppiare però e cadrà solo qualche tornata più tardi.

Ai -25 finalmente Bell ha pista libera e a seguirlo non è la #19 bensì la #11 dopo una breve battaglia fatta di incroci e controincroci. Più dietro, a sorpresa, pur con gomme più fresche Hocevar si fa passare da Gibbs. I doppiaggi successivi ricompattano il trio delle Toyota del JGR mentre si stacca un Busch che era rimasto nei loro paraggi senza però impensierire i leader, al punto che poco più tardi (con la anteriore destra ko) verrà superato da Buescher. Ai -15 Bell guida con 0.3″ su Hamlin, 0.9″ su Briscoe, 2.9″ su Buescher, 3.3″ su Busch, 3.4″ su Gibbs, 4.8″ su Hocevar, 7.3″ su Elliott, 7.5″ su Reddick e 8.5″ su Bowman.

Mentre Gibbs infila Busch ed Hamlin ci prova su Bell alle prese col difficile doppiaggio di Keselowski, ecco ai -11 la prima caution. Ed è un vero colpo di scena. In curva4 Gilliland perde il controllo e finisce in testacoda proprio davanti ai leader. Hamlin e Bell sono affiancati e la prima inquadratura della scena è la #11 che rallenta tanto, al punto che la sensazione sembra addirittura quella di un’entrata ai box.

Poi invece entra in scena la #34 gialla che sta puntando verso l’infield e qui impatta proprio contro il cerchione posteriore destro di Bell che aveva rallentato decisamente meno, come se lo spotter non fosse stato reattivo come quello di Hamlin. Bell sfortunato, ma squadra non esente da colpe. La #20, già colpita duramente, poi finisce anche a muro. Lucky dog per van Gisbergen, ritiro per Bell, riparazioni per Gilliland.

Il finale di stage alle porte apre il libro delle strategie: tirano dritto Jones, Stenhouse, Chastain, Allmendinger e Nemechek, tutti gli altri vanno ai box, Hocevar e Preece cambiano due gomme, moltissime wave around, doppia sosta per Zilisch, pit disastroso per Blaney che stalla addirittura tre volte ripartendo. Si riparte ai -6 con, dietro ai sette citati, Hamlin, Briscoe, Busch, Gibbs, Elliott, Buescher, Bowman, Larson, Byron, Reddick, Cindric e Wallace.

Jones scatta bene, tuttavia a scompigliare le carte in tavola è il solito Hocevar che si tuffa 3-wide in curva3 e guadagna terreno, mettendosi alle spalle Stenhouse che sbanda sul bump di curva4. Briscoe è nel traffico e il più lesto fra chi ha fatto una sosta completa è Gibbs, infatti pure Hamlin è invischiato in lotte varie. Là davanti Jones gestisce il finale con la #77 che alza il piede quando capisce che non potrà riprendere la #43.

Incredibile ma vero, alla decima stagione con questo format, Erik Jones vince la prima stage in carriera davanti a Hocevar, Stenhouse, Gibbs, Briscoe, Busch (contatto con Chastain sul trioval), Allmendinger, Elliott, Byron ed Hamlin. Ware lucky dog a riportare tutti i presenti in pista a pieni giri.

Al break si completa il giro di soste con i pit di Allmendinger, Jones, Stenhouse, Chastain, Preece, Suárez (che nel secondo stint aveva una vibrazione forse da ruota mal fissata), Nemechek, Larson (sottosterzo), Berry, Keselowski, Blaney ed altri. Hocevar (a differenza della #60) prosegue e guida alla ripartenza davanti a Gibbs, Briscoe, Busch, Elliott, Byron, Hamlin, Buescher, Cindric e Wallace.

Bandiera verde ai -77 e Hocevar deve guardarsi bene da Briscoe prima di gestire Gibbs; alle loro spalle Elliott supera Busch poi attaccato all’esterno anche da Buescher. Mentre Briscoe sale al secondo posto, ecco un’altra caution: Byron è largo in curva4 in lotta con Hamlin e finisce in testacoda senza danni, seppur sfiorato da Logano. Nessun lucky dog perché Finchum è nel garage.

Malgrado sia passato pochissimo dalla bandiera gialla precedente, la pit lane si riempie ad esclusione di Heim (l’unico a non essersi fermato dopo la fine della prima stage), Smith, Keselowski, Stenhouse, Suárez, Nemechek ed Herbst. Per molti di questi, sarà la scelta strategica azzeccata.

In pit lane, il caos totale. Tre gli incidenti separati. In ordine crescente di gravità, Hamlin ripartendo tocca leggermente Zilisch che invece sta arrivando ed così finisce lungo nello stallo, stessa scena o quasi fra Briscoe e Larson, solo che qui il contatto fra ruote e sospensioni è decisamente più pesante, il terzo vede Custer inchiodare per non toccare Gibbs, Logano non riesce ad evitarlo e lo centra in pieno. Ritiro pesante per Joey (che così esce dalla top16 in classifica generale), danni notevoli per Custer (tornerà in corsa per un punticino in più), riparazioni per Briscoe e Larson.

La nuova classifica vede Heim al comando su Smith, Keselowski, Stenhouse, Suárez, Nemechek, Herbst, Elliott (che ringrazia i guai altrui con un’ottima sosta), Buescher, McDowell, Busch, Cindric, Allmendinger, Reddick, Hamlin, Wallace, Jones, Chastain, Hocevar e Bowman.

Ripartenza ai -67 con tutti quelli che si sono appena fermati che sono al pelo con la benzina per arrivare in fondo alla stage (da qui la decisione di pittare). Heim scatta bene all’interno e Keselowski lo segue, Elliott va 3-wide e non guadagna terreno. Poco male perché arriva un’altra caution: in curva3 Preece tocca leggermente Gibbs sul paraurti e lo manda in testacoda e a muro. Lucky dog per Finchum che, uscito dal garage, recupera uno dei 36 giri di ritardo. Per Gibbs, dopo un tentativo di proseguire, arriverà il ritiro.

Da notare, però, un team radio di Preece risalente al break di fine prima stage in cui si lamentava pesantemente (eufemismo) proprio delle manovre di Ty. Quindi l’incidente non è casuale, anzi Ryan dopo la corsa ribadisce il concetto riassumibile come “corro nello stesso modo in cui gli avversari rispettano me”.

Non ci sono soste di rilievo e, senza fuel saving per i big, si riparte ai -59 con Heim davanti a Keselowski, Suárez, Smith, Stenhouse, Elliott, Nemechek, Herbst, Reddick e Buescher. Ancora una volta l’interno scatta meglio e in questa occasione Corey si porta dietro il messicano. Reddick cerca di mettersi dietro Buescher, ma in curva4 deve riallargare la traiettoria. Rischio ancora maggiore più dietro fra Wallace, Hocevar ed Hamlin.

Heim allunga seguito dal trio Suárez-Keselowski-Elliott. Chase è il migliore sulla strategia considerata più a lungo termine e gli bastano due mosse per diventare il padrone della corsa: il sorpasso su Brad e l’attesa del calo (come a inizio gara) di Daniel. Per quanto riguarda la #67, ad aiutare Elliott è l’assenza di caution, fatto che obbligherà Heim a pittare sotto green. Quindi, Chase non deve nemmeno spingere, a secondo dei doppiaggi il suo ritardo dal leader oscilla fra 1.5″ e 3″, tiene a bada gli inseguitori soprattutto grazie ad un tenace Stenhouse e poi aspetta il passare dei giri.

Gli altri big, infatti, faticano nel traffico. Buescher è dietro la #47, Hamlin rimonta forsennatamente dopo le difficoltà iniziali, passa anche un Reddick anonimo e poi rimane lì a gomme andate, Briscoe rimbalza pesantemente e di colpo sui danni patiti nel contatto con Larson e addirittura verrà doppiato attorno ai -20. Ai -15 Heim ha 3.1″ su Elliott, 7.2″ su Hamlin, 8.6″ su Keselowski, 9.3″ su Buescher, 12.5″ su Suárez, 12.9″ su Stenhouse, 13.6″ su Reddick, 14.1″ su Herbst e 14.8″ su Nemechek.

Heim si arrende ai -13, fatto che regala qualche speranza a Briscoe che si sdoppia, tuttavia il suo ritmo è lento e di lì a poco viene ridoppiato da Elliott, unico motivo che ha Chase per spingere. Il finale dunque vive all’apparenza di due attese, il sorpasso di Reddick su Stenhouse che non arriva da giri e giri e la rincorsa di Heim con gomme fresche verso il lucky dog.

Appena Corey passa di slancio Briscoe, ecco ai -5 una nuova caution, una nuova Larsonata: Kyle perde il controllo della #5 in curva2 e bacia il muro; perderà oltre 80 giri nel garage. Dopo il lucky dog per Heim, tutti o quasi ai box ad anticipare il break. Tirano dritto solo Keselowski e Preece, poi in uscita dalla pit lane Elliott, Hamlin, Buescher, Reddick, Suárez, Herbst e Stenhouse. Male ancora Blaney, bloccato dietro a Jones.

Sprint di un solo giro in cui il duo RFK sogna per una curva, già alla seconda arriva Chase con gomme fresche ad infilarli. Elliott vince la seconda stage davanti a Reddick, Keselowski, Hamlin, Preece, Suárez, Buescher, Herbst, Hocevar e Bowman. Lucky dog per Smith (Briscoe aveva preso la wave around) che lascia il solo Gilliland a -6 e Finchum a -38.

Dopo le soste in casa RFK e di pochi altri (Ware, McDowell e Briscoe che ripara la vettura), nuova ripartenza ai -95 e qui parte un nuovo long run destinato ad arrivare proprio quasi fino alla bandiera a scacchi. Elliott scatta bene sulla spinta di Hamlin, Reddick torna sotto ma non basta e si deve riaccodare. Vanno via questi tre mentre Hocevar blocca all’ultimo Bowman verso curva3, Buescher invece mantiene la top5 dietro a Suárez che, ovviamente, non ha il ritmo dei leader ma comunque si comporta bene e, mentre Chris va, Bowman non supererà il messicano per molti e molti giri; stavolta invece Stenhouse viene fatto saltare e si infilano in blocco Chastain, Busch e Wallace. Poco più tardi Ross e Kyle passeranno un Byron ancora non al meglio.

La gara si tranquillizza con Elliott che gestisce il margine di circa 1″ su Reddick ed Hamlin. Dunque, si può andare direttamente ai -60, prima del giro di soste finale sulla carta, con Chase al comando con 1.5″ su Tyler e 2.4″ su Denny, poi Buescher a 4.6″, Suárez a 7.8″, Bowman a 8.0″, Herbst (a sorpresa) a 8.6″, Chastain a 10.9″, Hocevar a 11.2″ (e appena passato da Ross) e 11.4″ su Busch. Poco più tardi attacco di Kyle su Carson che resiste e Rowdy avrà parole pesanti via radio sul poco amato giovane avversario.

Ad aprire le danze ai -57 sono Chastain (speeding deleterio in una gara povera di penalità) e Byron, poi in sequenza tutti gli altri. Elliott e Reddick (separati ora da 2″) pittano ai -52 con Suárez, al passaggio successivo è il turno di Hamlin. La classifica in uscita box rimane invariata tranne il sorpasso di Bowman – in seguito ci sarà controsorpasso e contro-controsorpasso – sul messicano. Hocevar va ancora lungo e si ferma ai -45, poi senza incidenti il giro di soste si chiude con gli audaci Heim ai -28 e Briscoe ai -26 quando i due erano stati ripresi dai leader con Hamlin che approfitta della situazione per scavalcare Reddick.

Tyler nel finale perde terreno, convinto di avere forse una ruota mal fissata sul lato destro. Rimangono dunque in due verso un finale all’apparenza senza insidie. Ai -15 Elliott guida con 1.4″ su Hamlin, 3.6″ su Reddick, 8.6″ su Buescher, 15.3″ su Suárez, 15.5″ su Bowman (ai -13 il citato contro-controsorpasso), 16.0″ su Herbst, 16.2″ su Hocevar, 18.4″ su Busch e 20.1″ su Byron; a pieni giri anche Cindric, Wallace, Nemechek, Preece, Zilisch, van Gisbergen, A.Dillon, Blaney, Jones e Keselowski braccato dai leader.

Poi però la caution: ai -11 Heim, alla caccia di un nuovo lucky dog, perde il controllo in curva4 e va a muro. Lucky dog per Stenhouse (crollato nel long run) e gara riaperta. La #67 si è fermata proprio all’ingresso dei box, quindi l’apertura della pit lane deve aspettare. Il tempo è sempre meno e il più nervoso via radio è ovviamente Hamlin che impone solo una condizione: in sintesi, fate quello che volete, ma voglio ripartire in prima fila.

Verrà esaudito: Elliott ed Hamlin tirano dritto con Buescher, Bowman, Herbst, Byron, Blaney e A.Dillon, poi a cambiare due gomme Reddick (che può rischiare vista la situazione in classifica generale e scende nono), Suárez, Busch, Hocevar e via via tutti gli altri con i soli Jones, Preece e Stenhouse alla sosta completa. Al choose cone Elliott sceglie l’interno con Bowman, Herbst, Dillon, Suárez e Busch, all’esterno Hamlin, Buescher, Byron, Blaney, Reddick ed Hocevar.

Bandiera verde ai -4 e Denny scatta meglio, tuttavia la spinta di Bowman è fondamentale per far rimanere Elliott davanti e qui la gara sostanzialmente finisce. Reddick recupera in progressione, tuttavia finisce loose in curva1 ai -3 per attaccare Buescher e qui deve alzare il piede. Wallace si fa vedere per la prima volta in gara girando tutto all’esterno.

L’ultimo incidente è in curva3 al penultimo giro e se ne discuterà a lungo. Tutto nasce in curva2 dove Busch, non ripartito al meglio, è in lotta con Nemechek per il 12° posto. JHN in uscita non si allarga fino al muro, è un suo diritto e Rowdy di slancio vuole mettersi davanti alla #42 che non cede e così Busch si gira sul suo muso. Qui a Kyle parte l’embolo e in curva3 riprende JHN e lo tocca mandandolo a muro. Che la vettura di Busch fosse danneggiata è palese, tuttavia tutte le giustificazioni seguenti non reggono. Anche su questo tema si attengono aggiornamenti in settimana.

Fatto sta che Nemechek scende verso l’apron e, malgrado non siano passati ancora tutti, riesce ad andare ai box, la caution non esce e la #9 deve solo gestire l’ultimo miglio e mezzo. Elliott vince, dopo Martinsville, anche in Texas precedendo Hamlin, un ritrovato Bowman, Reddick (dunque solo una posizione persa col rischio ai box), Buescher, Suárez, Hocevar, Byron, Wallace e Blaney; a pieni giri anche Herbst, Jones, Keselowski, Preece, Cindric, Zilisch, van Gisbergen, A.Dillon, Stenhouse e Busch. Briscoe a -1 come Chastain, tutti gli altri big molto lontani.

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Immagine: Media NASCAR

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