NASCAR | Cup Series, Talladega #2 2026: Kyle Larson mette una mano sul titolo grazie a una vittoria inaspettata

Di: Francesco Gritti
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Pubblicato il 27 Ottobre 2026 - 08:30
Tempo di lettura: 15 minuti
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NASCAR | Cup Series, Talladega #2 2026: Kyle Larson mette una mano sul titolo grazie a una vittoria inaspettata
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Kyle Larson vince la YellaWood 500 al Talladega Superspeedway, mettendo così una mano sul titolo

Come ogni gara che si svolge in un “draft track”, la YellaWood 500 al Talladega Superspeedway ha regalato molte emozioni al pubblico e agli addetti ai lavori. La vittoria, la prima in carriera su una pista di questo genere, ha permesso a Kyle Larson di guadagnare un vantaggio quasi impossibile da colmare nei confronti degli avversari.

La NASCAR Cup Series affronta per l’ultima volta in stagione un ovale “flat out” in occasione della trentaquattresima tappa stagionale, nonché ottava della Chase, la YellaWood 500 al Talladega Superspeedway.

Per descrivere al meglio il Talladega Superspeedway servirebbero molti paragrafi, visti tutti gli aneddoti e le imprese compiute in Alabama. Il tracciato, catalogato come superspeedway per la sua lunghezza elevata, di 2.66 miglia, e le altissime velocità che si tengono durante la gara, è stato costruito nel 1969. Escludendo la demolizione del roval (trasformato in un parcheggio per camper) datata 1989, l’impianto non ha subito modifiche dall’anno della sua creazione. Un altro motivo per il quale l’ovale è conosciuto è la consistente presenza di pack racing, fenomeno che si verifica quando le vetture restano costantemente in scia l’una con l’altra. I piloti dovranno sfruttare tattica e audacia (oltre che fortuna) per tentare la vittoria finale.

La YellaWood 500, secondo appuntamento a Talladega della NASCAR Cup Series, ha una storia lunghissima. La corsa in questione, infatti, si tiene ininterrottamente ogni anno dall’apertura della pista, avvenuta nel 1969. Anche la lunghezza, di 188 giri, è rimasta invariata nel tempo.

Sono 40 i piloti presenti a Talladega. Beard Motorsports, Live Fast Motorsports e NY Racing Team fanno uscire la loro Chevrolet dal garage schierando, rispettivamente, Casey Mears, Daniel Dye e Joey Gase. Garage 66 iscrive Gray Gaulding sulla sua Ford. 23XI Racing iscrive solo le tre vetture titolari, lasciando a casa la #67.

Le qualifiche sono composte da due fasi, in cui ogni pilota deve completare un giro a pista libera. I migliori 10 hanno accesso al secondo turno, che determina le prime 5 file dello schieramento. Chase Briscoe, pilota della Toyota #19 di Joe Gibbs Racing, conquista la pole position grazie a un ottimo 51.466″, tempo di 32 millesimi più rapido rispetto a quello del secondo classificato, Austin Hill, portacolori della Chevrolet #33 di Richard Childress Racing.

La gara

Briscoe, esterno, e Hill, interno, procedono appaiati fino a curva 4, dove Hill prende del margine che gli permette di terminare il primo giro sull’inside lane. Contemporaneamente, si crea una terza corsia nelle vicinanze delle barriere.

Hill, capito il potenziale della linea esterna, si sposta lì all’inizio del terzo giro. Il cambio di linea, però, non garantisce al “Re dei Superspeedway” la leadership e, per questo motivo, cambia zona diverse volte nel corso delle prime tornate.

Il castello di carte costruito da Hill crolla durante il settimo giro, quello in cui Ware, qualificatosi ottimo 11°, a capo della linea centrale, avanza fino ad avere la possibilità di tappare il rivale in curva 4. Non sarà, però, il pilota di RWR a tagliare il traguardo in prima posizione.

Preece, interno, prevale infatti su Ware all’altezza dell’trioval. La leadership del portacolori RFK, però, non dura molto, visto che decide di spostarsi all’esterno alla prima curva dell’ottavo giro, lasciando che sia Berry a guadagnare la prima posizione.

L’azione torna protagonista durante il giro 14, quello in cui Keselowski si lancia all’interno, lasciato sgombero, e supera diverse auto, arrivando a guidare la corsia centrale sul backstretch. Il pilota-owner guadagnerà la prima posizione poco dopo, dato che Berry esce dalle linee preimpostate, accodandosi al gruppone.

Il sedicesimo giro vede Keselowski iniziare ad arretrare in classifica. Sul frontstretch, infatti, la linea esterna, guidata da Ware e Hill, avanza, ma è quella interna, con a capo Preece, a prevalere al termine della tornata. Il portacolori RFK prova a lottare con il rivale di RWR, ma, alla fine del passaggio numero 19, è lui il leader.

La lista di piloti impronosticabili al vertice viene ampliata al giro 25, quello in cui Dye guadagna la prima posizione, ereditata un passaggio più tardi da Gaulding, che, dopo aver guadagnato la leadership all’altezza del frontstretch, lotta per diverse miglia con Preece (interno) per mantenere la testa.

Al giro 31, però, qualcosa si rompe. Preece, Keselowski, Buescher, infatti, decidono di partire per la tangente, staccandosi dal gruppone e scappando in autonomia. Il trio di RFK Racing inizia immediatamente a guadagnare terreno, dato che, a differenza degli avversari, non fanno fuel saving, spingendo al limite le potenzialità della loro Ford.

Poco prima della metà dello stage, il ritmo del gruppone si alza, anche se comunque i piloti in questione passano dal perdere 7 secondi al giro a 2 nei confronti del trio di testa. Preece, Keselowski e Buescher, in questa fase, continuano infatti a guadagnare terreno nei confronti degli avversari.

La girandola dei pit stop si apre al giro 50, quello in cui gran parte delle Chevrolet, tra cui Hocevar, Elliott, Zilisch, van Gisbergen, Hill, Ware e i Dillon, si fermano dai meccanici. I piloti appena menzionati vengono seguiti da Larson, Chastain, Bowman, Byron, McDowell, Suarez e Stenhouse Jr. appena un passaggio più tardi.

Preece, Buescher e Keselowski si fermano al giro 52, lasciando la testa della gara a Bell. Il pilota Toyota guida la classifica, riunita in un unico serpentone, fino al passaggio numero 56, quello in cui si fermano ai pit tutte le Toyota.

Bell, in questo frangente, mette in serio dubbio il proseguimento della lotta per il titolo. Il nativo dell’Oklahoma, infatti, perde il controllo della sua Toyota in staccata, andando a sbattere contro le barriere.

Blaney, Gilliland, Logano, Cindric, Smith, Berry e le varie Ford entrano in pit lane durante il giro 57, permettendo a Buescher (ora diventato capo del trenino RFK) di prendere la testa della corsa. Anche in questo caso un pilota sbaglia l’ingresso nella corsia box. Gragson, infatti, entra troppo forte e tira dritto nell’erba per evitare di incorrere in uno speeding.

Il drama per Bell inizia al giro 61, quando la gomma anteriore destra, già fumante a seguito del pit stop, si affloscia definitivamente, costringendolo a un pit stop di emergenza. Il pilota di JGR passerà dei meccanici per lo stesso motivo anche al termine dei passaggi numero 65 e 66.

Un altro momento di rischio in pista si verifica durante il giro 72, quando Smith è vittima di una foratura (gomma posteriore destra) che obbliga i piloti alle sue spalle a sparpagliarsi per evitarlo. Il giovane in forza a FRM torna in pit lane, come prevedibile, per sostituire lo pneumatico danneggiato.

Durante la seconda metà del primo stage, la top 3 mantiene il grandissimo distacco guadagnato durante i passaggi precedenti, mentre il gruppone di inseguitori prosegue in single file fino al giro 89, quello in cui la maggior parte delle vetture torna a disporsi su due corsie.

Chris Buescher, pilota della Ford #17 di RFK Racing, vince lo stage 1 a Talladega. Preece e Keselowski anticipano i principali inseguitori, Larson, Byron, Herbst, Briscoe, Blaney, Logano e Cindric, di quasi 20 secondi. La corsa riparte al termine della seconda sosta di giornata, condita da lucky dog di Stenhouse Jr.

Herbst, esterno, scatta benissimo e si sposta immediatamente davanti a Logano, leader della corsia interna nel momento in cui le vetture hanno superato la linea di partenza. Entrambi i piloti menzionati si sposteranno poi all’esterno prima di tornare all’interno una volta raggiunto il frontstretch.

Il cambio di corsia, però, frega Herbst, che si ritrova a sprofondare nel bel mezzo del gruppone all’inizio del giro 107. Durante questo passaggio, inoltre, si assiste all’avanzata della linea esterna, guidata da Jones, il quale riuscirà a superare Logano alla curva 4 della centonovesima tornata.

La leadership di Jones non è, però, esente da scricchiolii. Il portacolori di Legacy Motor Club, infatti, cambia continuamente corsia fino al giro 112, in cui si stabilizza esterno all’altezza di curva 2. Il motivo di ciò è l’imponente avanzata della linea interna.

Logano, Blaney e Keselowski, infatti, superano Jones senza alcuna difficoltà sul backstretch. Il portacolori di RFK si mostra minaccioso già pochi metri dopo il sorpasso, dato che si sposta esterno. Il tre volte campione, però, capisce l’antifona e si sposta davanti al rivale sulla #6 per evitare che questo tenti la fuga.

La lotta fra le corsie prosegue anche lungo il corso del giro 113, in cui Logano e Keselowski si spostano interni sul backstretch. Il pilota di RFK, una volta raggiunta curva 4, passa all’attacco, spostandosi all’esterno e superando così l’ex compagno di squadra.

La lotta per la vittoria si fossilizza (nonostante Logano e Keselowski si scambino la prima posizione più e più volte) per una decina di giri, nel quale regna la quiete nell’intero gruppo, dato che tutti i piloti sono in fase di gestione del carburante.

La corsa si rianima durante il giro 127, quello in cui le file (nel modo in cui sono tradizionalmente intese) si rompono. I piloti, infatti, si spargono lungo quattro corsie non ben definite prima che “l’ordine” torni protagonista un passaggio più tardi.

Logano, data la situazione, decide di spostarsi in centro assieme ai suoi “adepti”, tra cui spicca il compagno Blaney. La coppia di Penske dovrà, però, fronteggiare presto una vecchia minaccia chiamata RFK, dato che Buescher e Preece, ora passati a capo della linea interna, prendono il sopravvento nei confronti dei rivali alla quarta curva del giro 129.

La lotta per la vittoria, riaccesasi nel corso del passaggio appena menzionato, stenta, però, a regalare spettacolo al pubblico. Per quanto sia Logano, sia Buescher, non vogliano lasciarsi spazio l’un l’altro, infatti, la battaglia per la leadership fatica a decollare, o, almeno, così sembra.

Al giro 132, infatti, si verifica il primo big one di giornata. Wallace spinge male Blaney sul backstretch, che perde leggermente il controllo del mezzo e va leggermente fuori dalla corsia. Elliott, situato alle spalle della Toyota del pilota di casa, spinge la #23, che tocca lo spigolo posteriore sinistro della Ford del campione 2023.

L’esito di questa leggerezza di Elliott è un incidente di dimensioni astronomiche. La vettura di Blaney, infatti, schizza verso l’interno, dove colpisce con violenza la fiancata della Chevrolet di Suarez prima di rientrare verso l’esterno, dove chiude la strada a diverse altre vetture.

L’esito finale di ciò è una carambola che coinvolge, oltre ai già citati Blaney, Wallace, Elliott e Suarez, anche Chastain, Gragson, Hamlin, Nemechek, Gibbs, Preece e Gaulding. Sembra quasi inutile scriverlo, ma, a seguito dell’incidente, viene proclamato il regime di caution.

Sono molte le vetture che subiscono ingenti danni nell’impatto in questione. Blaney e Nemechek, infatti, si devono ritirare immediatamente, mentre Reddick ed Elliott rientrano nei box (dove rimarranno per oltre un’ora) per effettuare delle ingenti riparazioni. Anche Mears termina la sua gara durante il periodo di caution, ma per un problema meccanico, molto probabilmente ai freni, che non ha a che fare con la carambola descritta nei paragrafi precedenti.

Durante la neutralizzazione, diversi piloti (principalmente non appartenenti ai top team) sfruttano l’occasione per fermarsi dai meccanici per anticipare la seconda sosta di giornata. Dato che Suarez, il primo dei doppiati, è stato coinvolto nell’incidente che ha causato la caution, a nessuno viene dato il diritto di tornare a pieni giri.

Al restart, Larson, interno, scatta meglio di Logano, esterno, il quale riesce però a strappare la prima posizione dalle mani del campione in carica una volta raggiunta curva 2 grazie alla spinta offertagli da Cindric, a sua volta portato avanti da Buescher.

Durante i passaggi successivi, Larson tenta più e più volte di mostrarsi competitivo nei confronti di Logano. Il campione in carica, difatti, mette il suo paraurti davanti a quello del rivale in più occasioni, anche se sarà la #22 a primeggiare sotto la bandiera a scacchi biancoverdi.

Joey Logano, pilota della Ford #22 del Team Penske, vince lo stage 2 a Talladega. Il tre volte campione della serie è seguito a ruota sul traguardo da Larson, Briscoe, Cindric, Byron, Buescher, Zilisch, van Gisbergen, Jones e Hill. Chi non si è fermato prima svolge la sua seconda sosta di giornata, mentre a Hocevar viene fornita l’opportunità di tornare in lotta per le posizioni che contano.

La bandiera a scacchi biancoverdi che conclude il secondo stage ricopre un duplice ruolo per Hocevar, Preece e Buescher. Oltre a chiudere la parte centrale di questa gara, l’esposizione di questo segnale indica a fine la fine della corsa per il titolo da parte dei tre piloti sopra citati.

Buescher, esterno, si impone immediatamente a Jones, scattato dall’interno, al restart. Durante i passaggi che seguono si crea una terza corsia al largo di quella guidata dalla Ford #17, vettura che si sposterà proprio su quella carreggiata all’inizio del giro 151 per fermarne l’avanzata, salvo poi tornare in centro alla pista.

Le gerarchie cambiano durante il giro 152, quello in cui la corsia interna, guidata da Jones, prende possesso della leadership sul backstretch. Per affrontare la Toyota, Buescher si sposta esterno proprio sul lungo rettilineo situato tra curva 2 e 3. A seguito della 4, però, Anche la #43 cambierà linea, portandosi su quella centrale lasciata libera proprio dalla #17.

La scelta strategica di Buescher, per quanto inizialmente regga, risulta decisamente infelice già alla seconda curva del giro 153, tratto nel quale Jones si sposta dal centro della pista alla zona più interna, rendendo l’inner lane dominante.

La posizione dominante, però, stanca Jones, che è costretto a cedere lo scettro a metà del giro 155, in cui si sposta per lasciare strada a Larson. Il campione in carica, grazie alla spinta di Hocevar, riesce ad imporsi stabilmente sul plotone di vetture, mentre il giovane, rimasto senza scia, sprofonda nel gruppone, rinunciando quindi all’assalto nei confronti del compagno di marca.

L’azione torna protagonista durante il giro 165, quello in cui, dopo la riduzione del numero di corsie (che passa da tre a due), la linea esterna, guidata da Stenhouse Jr., si appaia a quella guidata da Larson. I due, per diversi minuti, si scambiano la prima posizione, ma, esattamente come accaduto durante il secondo stage, nessuno dei due ha alcun interesse a prevalere sull’altro. Nel frattempo, sosta lampo per Wallace durante il passaggio numero 166.

La corsia interna prevale su quella esterna durante il giro 170, nel quale Larson e Byron passano sulla linea del traguardo ampiamente davanti a Stenhouse Jr. L’unico pilota schierato da Hyak Motorsports, però, non demorde.

Già, perché al giro 173 è proprio Stenhouse Jr. a guidare la rivoluzione. Il ritorno sulle tre corsie costringe la linea interna ad arretrare, permettendo a Hamlin e Logano, oltre allo stesso pilota Hyak, che prende la testa della classifica, di superare Larson sul frontstretch.

Il crollo della linea interna fa nascere dei dissapori all’interno dei nuovi arrivati in cima alla classifica. Logano, già al termine del giro 174, si sposta all’esterno e strappa la testa della corsa a Stenhouse Jr. grazie alla scia donatagli da Chastain (di fatto leader della gara nonostante si trovi nella tornata precedente rispetto agli avversari).

Le gerarchie rimangono invariate per una decina di passaggi, nei quali Logano e Stenhouse Jr., leader delle due corsie rimaste in lotta per la vittoria, si scambiano più volte la testa della corsa, senza mai prevalere l’uno sull’altro. Tutto cambia quando rinasce una vera e propria corsia interna.

Al giro 183, infatti, Gilliland, a capo della inside line, si impone sui due “ambasciatori” in curva 2 grazie alla spinta di Larson. Il pilota di FRM manterrà la testa della corsa fino all’arrivo sul trioval nonostante Logano abbia cercato più volte di detronizzare il compagno di squadra.

Appena superata la leggera “asperità” situata nel bel mezzo del frontstretch, infatti, si verifica una carambola violentissima, nata come una leggerezza da parte di un pilota, che coinvolge gran parte dello schieramento.

Hocevar, infatti, spinge così male Logano da fargli perdere il controllo della sua Ford, che va sbattere contro le barriere esterne prima di rientrare verso l’interno, centrare la fiancata di Briscoe con il suo paraurti anteriore e virare nuovamente verso l’esterno.

La Ford di Logano colpisce nuovamente le SAFER poste al largo del frontstretch prima di prendere il volo. La Mutsang #22, che percorrerà sottosopra centinaia di metri prima di fermarsi dopo essere atterrata sottosopra, non è però, l’unica vettura a subire grossi danni durante il secondo big one di giornata.

Hocevar, infatti, per evitare la vettura di Logano, si sposta verso l’interno, dove genererà una seconda serie di incidenti dopo aver toccato violentemente la fiancata della Toyota di Jones, che subirà grossi danni dalla concatenazione di eventi.

Una delle “vittime” di questa manovra è, infatti, Herbst, che ha subito ingenti danni alla sua Toyota dopo che quest’ultima, a seguito di una toccata violenta, è stata lanciata a folle velocità contro le barriere interne, dove si disintegrerà. Il nativo del Nevada uscirà a fatica dall’abitacolo e, per questo motivo, verrà portato al centro medico, dove si verrà fasciato il polso sinistro.

Per avere le conferme di un bilancio definitivo delle vetture coinvolte da questo impatto bisogna aspettare l’esposizione della bandiera rossa, dovuta alla presenza di numerose “carcasse” sul rettilineo di partenza. Oltre ai piloti già menzionati, infatti, sono stati coinvolti nel sinistro anche Cindric, Keselowski, Suarez, Allmendinger, Buescher, Berry, Stenhouse Jr., Bowman, Zilisch e van Gisbergen.

La situazione è disperata, dato che devono lasciare la gara, oltre a Logano ed Herbst, anche Keselowski, Cindric (che conclude così la sua scalata verso il titolo), Jones, Zilisch, van Gisbergen, Allmendinger, Buescher e Briscoe. La corsa riparte dopo un’interruzione durata 13 minuti, nella quale vengono comunicati il ritorno in pista di Elliott e Reddick e il ritorno a pieni giri di Chastain.

Come prevedibile, la ripartenza avverrà in regime di overtime. Nel primo dei due giri finali, Gilliland, interno, e Larson, esterno, restano affiancati fino a curva 2, dove Hill spinge il compagno di marca fino a permettergli di imporsi fisicamente sul portacolori FRM.

Una volta raggiunto il backstretch, infatti, Larson e Hill cambiano corsia, spostandosi all’interno. Questa scelta strategica permette a Stenhouse Jr., ora situato in cima alla linea esterna, di guadagnare terreno nei confronti dei rivali, che, all’inizio del secondo giro, gli stenderanno il tappetto rosso.

Già, perché, a seguito di una spinta decisamente troppo aggressiva da parte di Hill in uscita da curva 2, Larson perde il controllo della sua vettura per un momento, che, dopo aver virato verso l’esterno, si ritrova senza scia.

Stenhouse Jr. si ritrova così in lotta per la vittoria con Hill, che, nonostante la forza da sempre dimostrata nei superspeedway, si allontanerà dal paraurti del rivale in forza Hyak sul fronstretch, punto in cui anche l’ultima goccia di carburante presente a bordo della ZL1 #33 passa dal serbatoio al motore.

Le sorprese, però, non sono finite qui. Già, perché Stenhouse Jr. viene superato a pochi metri dal traguardo da un tandem composto da Chastain, Byron e, a sorpresa, Larson, che, grazie alla spinta datagli dai compagni di marca, guadagna la testa della classifica a pochi centimetri dalla bandiera a scacchi.

La rocambolesca rimonta del campione in carica viene però messa sotto indagine nel post gara. Già, perché, per superare le vetture che aveva davanti, Larson si sposta sulla doppia linea gialla che delimita la carreggiata percorribile, la quale non può essere superata in fase di sorpasso, pena una penalità di un giro da parte della direzione gara.

Il regolamento, però, dà ragione a Larson, dato che il pilota della Chevrolet #5, non mai ha superato la doppia linea gialla nel corso dell’ultimo giro (per quanto sia arrivato estremamente vicino al suo limite). Si può dire, in questo caso, che a volte l’abilità di un pilota si misura anche in quanto riesce ad essere preciso in situazioni al limite come questa.

Kyle Larson, pilota della Chevrolet #5 di Hendrick Motorsports, conquista la sua prima vittoria in un “draft track” al termine della YellaWood 500 al Talladega Superspeedway. Byron, Stenhouse Jr., Chastain, Custer, Hocevar, Gilliland, Hamlin, Bowman e McDowell completano la top 10.

Kyle Larson, classe 1992 di Elk Grove, California, conquista la sua prima vittoria in un superspeedway al termine di una gara estremamente combattuta. Quella che può essere definita come una delle affermazioni più importanti (e probabilmente la più sofferta) delle 35 ottenute dal pilota della #5 in Cup Series. Il terzo successo stagionale nella classe regina (che corrisponde al quinto dell’anno in tutte divisioni della NASCAR) permette al californiano di mettere una mano sul titolo, dato il grande vantaggio accumulato nei confronti dei rivali in questa istrionica gara.

I risultati odierni

La classifica della “YellaWood 500”

La classifica generale

Così in campionato a 2 gare dalla fine Chase della NASCAR Cup Series 2026

Kyle Larson (2441) allunga vistosamente in classifica grazie alla vittoria odierna. Il californiano potrebbe già portare a casa il terzo titolo a Martinsville, ma per la certezza matematica dovrebbe vincere la gara ottenendo almeno 2 stage point, altrimenti guadagnare 4 punti su Hamlin e 5 su Bell al contempo non perdendone troppi da Briscoe e gli altri inseguitori. Oltre ai piloti già citati nel corso dell’articolo, anche Cindric, Gibbs, Hocevar, Byron, Elliott e Wallace sono matematicamente fuori dalla lotta per il campionato piloti.

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Immagine: Media NASCAR

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