NASCAR | Cup Series, Talladega #1 2026: dopo il big one, prima vittoria per Carson Hocevar!

Di: Gabriele Dri
NascarLiveITA
Pubblicato il 28 Aprile 2026 - 08:30
Tempo di lettura: 20 minuti
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NASCAR | Cup Series, Talladega #1 2026: dopo il big one, prima vittoria per Carson Hocevar!

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Consueta Talladega: un big one da almeno 26 vetture fa fuori quasi tutti i favoriti. Nel finale duello Hocevar-Buescher che premia il giovane di Spire Motorsports

Il grande giorno di Carson Hocevar è arrivato, finalmente si può dire. L’attesa non è stata così lunga come per Ty Gibbs, tuttavia anche il giovane talento di casa Spire Motorsports ha conquistato la sua prima vittoria in NASCAR Cup Series. E lo ha fatto in un giorno, quello di Talladega, in cui probabilmente le probabilità di un successo o di innesco di un incidente da parte sua erano 50:50. Invece, Carson – già battezzato dai commentatori americani come Hurricane – ha evitato l’ennesimo big one che ha decimato il gruppo, ha duellato con Buescher fino alla bandiera a scacchi ed alla fine ha avuto la meglio, regalando uno show anche dopo il traguardo.

La gara

La NASCAR Cup Series arriva a Talladega con qualche novità in serbo. Infatti, per ovviare alle lamentele riguardanti il fuel saving visto nei precedenti superspeedway, si decide di sperimentare una soluzione tampone in vista di modifiche tecniche che avverranno in un test prestagionale prima di Daytona 2027. Dunque, le stage vengono “invertite”, si inizia con una lunga da 98 giri in cui (in teoria) si dovranno effettuare due soste e poi due sprint da soli 45 giri completabili con un pieno. Il cambiamento darà, almeno fino alla svolta temuta, un motivo per rendere la corsa viva.

Come di consueto, sugli superspeedway niente prove libere e si va dritti in qualifica. Anzi, al sabato mattina a Talladega piove e quindi si cancellano le prove ufficiali. Secondo l’algoritmo a prendersi la pole è (ovviamente) Tyler Reddick che nel pre-gara annuncerà anche il rinnovo del contratto con 23XI Racing. Griglia piena a Talladega con quattro auto Open, la #33 di Love, la #44 di Gase, la #66 di Finchum e la #78 del debuttante (secondo le statistiche praticamente ufficiali è il 2998° nella storia della Cup Series) Daniel Dye che, in piena tradizione NASCAR, ad appena un mese dal caso social per le frasi al limite dell’omofobo sul quasi collega IndyCar David Malukas, da licenziato si trova per qualche domenica addirittura promosso. Rimane fuori dalla griglia per mancanza di owner point invece la #62 di Casey Mears.

Alla bandiera verde l’interno con Larson in prima fila scatta meglio e in curva2 Kyle si sposta davanti alla #45 (che ben presto si sfilerà anche per presunti problemi meccanici), la corsia di sinistra però prosegue di inerzia e a guidare il primo giro è Hamlin. A centro gruppo si è già 3-wide e ad aprire questa corsia sono A.Dillon, Chastain, Kyle Busch (da ricordare, RCR senza top10 nel 2026) e Ware.

Che qualcosa non torni in gruppo lo si nota subito. La corsia interna viaggia veloce, ma dopo cinque auto c’è già un buco. La corsia centrale procede costante, l’esterno vola e dopo un paio di giri Dillon è in top5, al terzo al comando. È evidente che qualcuno sia già in tattica da fuel saving (impossibile eliminarlo al 100%), qualcun altro invece no.

A guidare le danze, però, è ancora la corsia interna: Briscoe è uscito dalla scia di Hamlin e si è messo davanti a Larson. Chase non si ferma qui e si mette lui a guidare il gruppo 3-wide comandato nelle file rispettivamente da Hamlin, Larson e A.Dillon. Dietro a Denny e poi Gibbs il citato buco, stessa situazione dietro a Kyle e Byron. La corsia più compatta è dunque quella esterna e Briscoe si sofferma parecchio da A.Dillon per controllare la situazione.

Questo permette ad Hamlin, sospinto da Gibbs, di “fregare” il compagno di squadra, ma è solo un’apparenza. In realtà all’ottavo giro (circa) si innesca la tattica in casa JGR che è quella di tirare (quasi) a tutta. Hamlin e Gibbs partono con la fagianata, Larson li segue, presto arrivano con loro anche Briscoe, Ware e A.Dillon. Il gruppo resta sorpreso, forse pensa di più a gestire ancora, ma c’è un battitore libero ed è Chad Finchum, l’unico a dare il 100% e così la #66 al decimo giro è al comando e lo sarà per i successivi otto passaggi.

Dietro, intanto, il fuel saving è estremo, si gira in 53-54″, le Toyota si tengono davanti senza forzare, poi però rompono gli indugi e nasce una vera e propria fuga a otto composta da Finchum, Hamlin, Briscoe, Gibbs, Nemechek, Ware, Busch e A.Dillon, poi dopo un buco di circa 1″ c’è Blaney che non si lascia prendere dal panico e guida il gruppo 2-wide. In poco tempo Finchum viene fatto saltare e rimangono quindi in sette.

L’annullamento della fuga sembra cosa facile, invece l’allungo durerà addirittura una ventina di giri in cui chi guida impone il ritmo attorno ai 50″ e gli inseguitori, quasi controvoglia devono velocizzare il piano gara della vigilia. L’elastico porta il gap fra i due gruppi ad oscillare fra i 0.7″ e i 1.2″ e dopo un po’ sembra quasi destinato a durare fino al primo giro di soste. Qualcuno prova a passare Blaney come locomotiva dell’inseguimento come del due vetture Kaulig (protagoniste a loro modo del sabato, uniche auto a fallire i controlli tecnici due volte con conseguente espulsione dei crew chief), ma il trend non cambia. Il secondo tentativo è invece della anomala coppia – che poi rimbalzerà – Dye-Cindric.

Ai -70, dunque, i due gruppi sono praticamente in fila indiana, separati dal citato margine, poi però c’è il rilancio di Chastain e Love con Preece e Cindric che vanno addirittura 3-wide mentre Gase è il primo a staccarsi e perdere la scia. Alla fine, attorno ai -64 la fuga viene annullata. Per quanto? Qualche giro, poi davanti a Ty Dillon (che si era messo davanti a Blaney) il gruppo si spezza in occasione del doppiaggio di Gase e riparte la fuga a sette. Ma la causa si scopre presto, è come se la #10 avesse avuto qualche problema e infatti, mentre Preece e Keselowski lo aggirano, Ty va tutto solo ai box.

La fuga viene nuovamente annullata, stavolta ad opera della coppia RFK, e alle Toyota (più un paio di Chevy) che hanno tirato a tutta non resta che andare ai box ai -57. Ma la sosta è un disastro. Hamlin arriva troppo veloce e per lui c’è uno speeding, Briscoe invece arriva lungo nello stallo e quasi travolge i meccanici ma comunque tocca le ruote che questi stavano portando facendole cadere e questa è una safety violation. Due penalità in casa JGR che i piloti non riusciranno a scontare insieme per limitare i danni perché Hamlin ha avuto una sosta “normale”, mentre Briscoe ha dovuto mettere la retro perdendo secondi preziosi. Speeding anche per Finchum.

Il gruppo intanto prosegue come se nulla fosse successo con Preece davanti a Keselowski, Berry, Cindric e Gilliland. Ai -53 sosta in blocco per praticamente tutte le Chevy (tranne Zilisch e Custer), fatto che lascia in pista in fila 18 auto. E questo gruppo gira meglio di chi ha già pittato. Ai -51 è la volta delle Ford (più quale estraneo) mentre rimangono in pista solo Reddick, Suárez ed Herbst. Ai box c’è parecchia confusione e le Ford sono 3-wide, a pagare è Cindric che alla sua sinistra ha Gragson, i due si toccano leggermente ed Austin manca lo stallo; Preece leggermente lungo nella piazzola e si salva. La #2 è costretta a tirare dritta e fermarsi da solo al giro successivo quando pittano anche i tre leader con Suárez che riparte e viene fermato brevemente per fissare meglio una ruota.

Un movimentato primo giro di soste, inclusi speeding di Herbst e Dye e la ruota fuori controllo di Smith, vede Gibbs al comando su JHN, Busch, Allmendinger, poi il gruppo 2-wide guidato da Chastain e Gilliland. Plotone di testa da circa 24 auto, poi Reddick a 0.8″ dalla coda insieme ad Herbst (per poco), Suárez, Preece e Custer, McDowell-Gragson a 7″, T.Dillon-Love a 11″, Smith a 20″, Cindric a 23″ (che poi raggiungerà Zane), Hamlin a 39″, Dye a 51″, doppiati Briscoe (che però è nel gruppo di testa), Finchum e Gase.

La seconda corsia con Gilliland sta recuperando terreno e viene fermata solo da un blocco disperato di Allmendinger che sì ferma Todd, ma spezza anche la corsia interna dato che Chastain rimane a livello con la #34 lanciando una nuova mini-fuga, stavolta a quattro più il doppiato Briscoe. A.Dillon e Ware approfittano del contraccolpo per riaprire la terza corsia. Ad approfittare di questi piccoli buchi sono Gilliland, Logano e Blaney che scendono dietro a Chastain e Ross qui è molto furbo, infatti vede che ora al comando della seconda corsia ci sono i compagni di squadra van Gisbergen e Zilisch, si lascia riprendere e poi riporta sotto tutti.

Fuga nuovamente annullata ai -40, proprio mentre in vista dei leader c’è il doppiaggio di Hamlin. Ma al comando c’è Gibbs che, ovviamente, alza il piede per non superare il compagno di squadra e far beneficiare, col lucky dog virtuale, anche Briscoe. Chi non alza il piede è McDowell che, dopo l’assestamento all’interno in casa Trackhouse, guida la seconda corsia seguito da Finchum, ma questa fila è rimasta sguarnita. Gibbs deve alzare il ritmo e sospinge Hamlin, Briscoe è costretto a muoversi pure lui perché Finchum rischia di rubargli il lucky dog e a seguirlo è uno scatenato Ware.

McDowell trova un varco dietro a Gibbs, ma la corsia di destra prende forza e, un po’ sgranati, ci sono Finchum, A.Dillon, Ware, Bell e Gilliland. Anche Chase ne approfitta e si crea così una situazione molto particolare: davanti a tutti ci sono tre auto del JGR, ma sono Hamlin (l’ultimo a pieni giri) seguito da Briscoe (il primo dei doppiati) e Gibbs (l’effettivo leader della gara). Dillon non ci sta e sospinge Finchum davanti a sé (e a Briscoe) e sé stesso al comando. E la situazione si complica ulteriormente: in testa al gruppo c’è ancora Hamlin seguito dal gruppo 2-wide con i due primi doppiati e poi effettivamente dal primo e dal secondo della graduatoria.

Purtroppo dietro a Finchum e Ware non c’è più nessuno, Ware si è infilato dietro a Gibbs e così pure Austin rinuncia, si mette in scia alla #3 e Chad così perde inerzia e posizioni. Rimangono quindi in fila indiana Hamlin, Briscoe, Gibbs, A.Dillon e Ware. Dye e Gilliland provano a salvare Finchum che torna a risalire, ma situazione muta nuovamente.

Ai -30 (preceduti da Ty Dillon come in precedenza) inizia il secondo giro di soste a partire proprio da Gibbs, Nemechek, Allmendinger ed Hamlin. Questi qua escono dai box ancora sgranati e perdono tanto terreno. Ai -28 pittano le Chevy in blocco lasciando Bell al comando di un gruppo compatto di sole 16 auto (con Finchum e Briscoe di nuovo in lotta), poi ad almeno 27″ chi ha avuto problemi in precedenza. Alla fine si mettono in fila indiana Briscoe, Finchum, Dye e solo a questo punto il leader Bell seguito da Byron. Dye salta sul doppiaggio – con blocco – di Ty Dillon che si sostituisce perfettamente alla #78.

All’uscita dai box Hamlin e Gibbs ritrovano Allmendinger, ma ormai il treno buono è andato, infatti i leader stanno tirando al punto che Bell fa saltare Finchum e Dye tenendosi buono solo Briscoe. Elliott e Ty Dillon provano la seconda fila, ma è solo per guadagnare qualche posizione.

Ai -20 il team radio che cambia la prima stage: mentre ad A.Dillon dicono che, malgrado la sosta, è 1.5 giri a corto, a Gragson e Zane Smith dicono invece che hanno abbastanza benzina per andare fino in fondo. Le Ford, quindi, si confermano parsimoniose con i consumi. Queste vetture, guidate da Preece, decidono di lasciar fare e così scappano via in 1+5: Briscoe, Bell, Byron, van Gisbergen, Bowman e Jones. Le Ford (insieme a Reddick ed Elliott) lasciano fare ed alzano il piede, forti di 32″ di margine su A.Dillon che è il leader virtuale.

Ai -16 si fermano fra gli staccati Herbst, Cindric e Smith e per Riley c’è un secondo speeding. I leader invece raggiungono il trio in cui c’è anche Hamlin ed il ricongiungimento fa saltare sia Briscoe che Allmendinger, dunque Hamlin e Gibbs si piazzano davanti a Bell. A Briscoe non rimane che andare ai box. Dunque, ora ci sono otto auto nel gruppo di testa: Hamlin, Gibbs, Bell, Byron, SVG, Bowman, JHN e Jones con 5″ di margine sul gruppo. Ai -10, tuttavia, questi si arrendono e con lui anche, solo soletto, Elliott. E questo gruppetto esce a sua volta sgranato.

Tirano dritto, a ritmo nemmeno troppo lento, perdono solo 1.5″ al giro, Preece, Buescher, Logano, Keselowski, Blaney, Wallace, Reddick, Berry, Gilliland e Gragson, guidati però dal doppiato Allmendinger. Jones esce invece dai box giusto davanti al gruppo A.Dillon (+22″), ma il ricongiungimento favorisce gli attacchi 2-wide, il più lesto è Chastain con van Gisbergen. Anche il gruppo di testa si disunisce leggermente col doppiaggio di Herbst.

L’attesa ora è tutta per le Ford per capire se riusciranno ad andare fino in fondo. Herbst ha involontariamente lanciato un 2-wide in cui si è messo in scia Keselowski. Ai -4 Wallace alza bandiera bianca e va da solo ai box, Reddick invece prosegue di conserva. Non va meglio ad Herbst che ha passato qualcuno sotto la linea gialla e quindi si prende la terza penalità in una sola stage.

La lotta per la vittoria parziale è tutta in casa Ford, con Preece ci sono Buescher, Logano e Berry, con Keselowski invece Blaney. A dare una mano alla #60 leggermente a corto ci pensa qualche doppiato che regala la scia momentaneamente. All’ultimo giro Keselowski si mette a livello di Preece una volta che Herbst si è tolto dalla contesa, Logano però spinge forte la coppia RFK, poi attacca lo stesso Buescher in curva4 una volta che Brad è stato messo alle spalle.

Le Ford completano un piccolo capolavoro chiudendo la prima stage con una sola sosta contro le due previste. Preece vince la prima stage davanti a Keselowski, Logano, Buescher, Blaney, Berry, Reddick, Gragson e Gilliland. A 16″ la lotta per l’ultimo punto della stage va a Chastain. Il secondo gruppo arriva fino al 24° classificato, poi a 26″ il trio Elliott-Love-Larson, a 42″ un altro trio con Wallace, Gibbs e Nemechek. Allmedinger beffa alla moviola per il lucky dog Ty Dillon che rimane a -1 con Briscoe, Smith, Cindric ed Hamlin, a -2 Dye, Finchum ed Herbst, a -3 Gase.

Mentre Reddick rimane a secco e pitta con i box chiusi, non tutti vanno in pit lane quando l’occasione è quella valida. Alla fine del lungo giro di soste, fra vari rabbocchi all’ultimo (su questo appendice fra poco), il nuovo leader è Wallace grazie ad una sosta più rapida (dato il pit di poco prima) davanti a Chastain, Logano, Custer, Blaney, Keselowski, Gilliland, Preece, Buescher e Bell. 32 le auto a pieni giri fra cui Zane Smith che ha preso la wave around. A fine gara la direzione gara ammetterà un errore a questo punto non correggibile: la #38 non poteva tornare a pieni giri perché ha approfittato della sosta all’ultimissimo giro prima della ripartenza di un paio di vetture e, da regolamento, a questo punto non si può usufruire più della wave around.

Bandiera verde ai -39 nella seconda stage e a -84 dal traguardo. Ma, per certi versi, la corsa durerà ancora appena 12 giri. Custer spinge Chastain, tuttavia di rincorsa arrivano Wallace e Logano e si torna appaiati. SVG prova in coda il 3-wide e a lui si uniscono anche le Chevy di Hendrick. Mentre la terza corsia avanza, è Wallace a prendere il comando scendendo da Chastain, tuttavia Ross cambia subito direzione (occhio a questa interazione fra i due) e si mette davanti a Logano.

Qui Ross si comporta in maniera molto particolare: Logano di slancio lo attacca all’esterno, ma Chastain immediatamente scende all’interno davanti a Wallace e così Joey si ritrova lo spazio libero per mettersi alla pari con la #1 sospinto da Blaney. Wallace però manda di nuovo Chastain col muso davanti a tutti. A centro gruppo brivido dato che Busch ed Hocevar si sono trovati in un 4-wide mentre Suárez, McDowell e Bowman guidano la terza corsia.

Alla fine si crea una mini fila indiana a centro pista con Chastain seguito da Logano, Blaney e Wallace davanti al gruppo 3-wide con Preece e Custer ora alla guida dei fianchi. Ai -77 Logano attacca nuovamente all’esterno e nuovamente Chastain si toglie subito scendendo alla linea gialla. La manovra difensiva non basta e Ross viene sfilato da Joey, Ryan e Bubba, poi 3-wide con il citato Chastain, Keselowski e Custer affiancati. Logano omologa anche questo superspeedway: per la 21esima gara di fila su questa tipologia di piste ha passato almeno un giro al comando.

Come spesso succede però ultimamente, a Logano va tutto storto. Joey rimane al comando per tre giri, poi viene messo nel mezzo da Wallace che balza al comando mentre la #22 viene salvata da Gilliland. Non passa che un paio di tornate che arriva il big one, se non il biggest one.

Wallace è in controllo delle tre corsie sul rettilineo opposto seguito da Chastain. Ross si sposta al centro e Bubba si adegua, ma la differenza di velocità non è più nulla fra i due e verso curva3 basta una leggera toccata della #1 sul paraurti della #23 a far scartare la Toyota verso il muro (il primo ad essere centrato è Custer) e poi rimbalza verso la pista dove si innesca il maxi incidente.

Cindric, A.Dillon, Larson, Keselowski, Suárez, Busch, Hamlin, Blaney, Briscoe, Berry, Logano, Wallace, Byron, Love, Custer, Nemechek, Jones, Gase, Reddick, Ware, Gibbs, Finchum, McDowell, Hocevar, Zilisch e van Gisbergen. Questa la lista ufficiale (ma sicuramente al ribasso) delle 26 auto coinvolte nel big one che provoca anche una bandiera rossa da 10′ per pulire la pista. Incredibilmente solo cinque i ritirati immediatamente: Wallace, Blaney, Custer, Logano e Larson che dunque vanno a chiudere la classifica di giornata. Il fatto che Hamlin (avvolto dalla nuvola di fumo) sia stato inserito nella lista gli toglie il lucky dog, anche se non sembra aver riportato danni evidenti.

Quello che fa impressione, tuttavia, è l’apparenza per cui ad emergere al 100% indenni dall’incidente siano appena quattro auto e sono quelle di Preece, Buescher, Chastain (quasi) e Bell. Solo dopo qualche secondo si presentano sul traguardo anche Bell, Jones, McDowell e via via gli altri. Dopo il ritorno in regime di caution, inizia la conta dei danni in cui alzerà bandiera bianca anche Byron. Molti, moltissimi gli ammaccati, se non i danneggiati pesantemente.

Quasi tutti ne approfittano per una sosta ai box, tirano dritto solo Bell, Gragson ed Hocevar che, malgrado sia stato inserito nella lista dei coinvolti nel big one, non sembra avere danni rilevanti; Carson si è salvato clamorosamente dato che attorno a lui quasi tutti sono finiti ko. Alla fine anche Gragson e Hocevar pittano, non Bell e questo fa arrabbiare molto Hamlin perché così Denny dopo il lucky dog ha perso anche la wave around.

Si riparte, dunque, ai -22 nella seconda stage con 20 auto a pieni giri: Bell, Chastain, Buescher, Preece, Gilliland, Elliott, Bowman (che per fortuna ha evitato un botto pesante dopo i guai fisici), Ware, Stenhouse, Allmendinger, Smith, Jones, Reddick, Gragson, Hocevar, A.Dillon, SVG, Suárez, McDowell e JHN.

Bell scatta bene sulla spinta della coppia RFK, tuttavia Chastain recupera terreno con Gilliland. Hamlin si lancia immediatamente in un 3-wide alla caccia del lucky dog. Il gruppo si sgrana dal fondo, ma sorprendentemente i 20 rimangono insieme. Qualcuno, intanto, come Zilisch esce dal garage per vedere la bontà delle riparazioni.

Alla fine, ai -20 la lotta al comando va a favore di Chastain che si mette a gestire le corsie prima di una nuova caution: Gibbs fora, vittima dei danni precedenti, e in curva4 prende la tangente portando con sé contro il muro McDowell. Per Ty ritiro, per Michael lunga sosta nel garage, per Busch il lucky dog a beffare Hamlin. Alcune soste (Jones, A.Dillon, Hocevar, van Gisbergen e Gragson), poi nuova ripartenza ai -14 con Chastain davanti a Bell, Gilliland, Buescher e Ware.

Ross scatta forte e riesce a gestire il ritorno di Bell; stavolta i danni si sentono in fondo e la coppia Gragson-Suárez (che era tornato ai box dopo il big one in retromarcia) si stacca seppur non perdendo troppo. Si rilancia invece Hocevar che trova addirittura un sorpasso all’interno del trioval fra linea gialla e fila di sinistra. L’equilibrio fra le corsie permane malgrado un esterno più ricco di vetture. Ed Hamlin in quale corsia è? Ovviamente quella sbagliata, Cindric è lucky dog virtuale, Denny è costretto a sfilarsi, cambiare fila e rilanciarsi quando mancano solo dieci giri a fine stage.

Mentre Nemechek scivola largo (per fortuna dalla corsia esterna) e perde terreno, davanti il doppio tandem prosegue appaiato. Buescher tiene su Chastain, Stenhouse fa lo stesso con Bell. Jones e Hocevar, invece, ora tentano un 3-wide all’esterno con Hamlin che ci pensa se seguirli, poi però Denny capisce che non ce la farà e decide di anticipare la sosta insieme a Ty Dillon proprio ai -2.

L’alternanza fra le due corsie prosegue fino all’ultimo giro, poi Bell avanza dall’esterno e sul rettilineo opposto copre Chastain, Ross cambia subito corsia e si infila nel varco sbucando fuori alla destra della #20, Christopher copre, ma Chastain si tuffa in curva3 prendendosi la vittoria della seconda stage malgrado sia rimasto solo praticamente fin sul traguardo.

Seguono Bell, Buescher, Stenhouse, Gilliland, Preece, Ware, Bowman, Elliott e Smith. A pieni giri anche van Gisbergen, Hocevar, Jones, Nemechek, Reddick, Allmendinger, A.Dillon, Busch, Gragson, Suárez e il lucky dog Cindric. Rimangono a -1 Hamlin e T.Dillon, poi inizia la lista degli ammaccati: Love a -2 con Herbst e Dye, Zilisch a -3, Finchum a -6, Briscoe a -8, Gase a -11, Keselowski a -22, Berry a -28, ritirati tutti gli altri tranne McDowell nel garage.

Vanno tutti ai box, anzi no. Gragson tira dritto e in uscita dai box precede Buescher, Bowman, Hocevar, Stenhouse, Jones, Elliott, Preece, Ware e van Gisbergen (speeding). La mossa di Noah, che ha pittato poco prima, è insidiosa ovviamente per un solo pilota ed il suo nome è Denny Hamlin. Gragson, infatti, decide di andare in pit lane all’one-to-go e stavolta la direzione gara si ricorda del regolamento applicandolo alla lettera: la #11 (la #10 invece era più dietro) non può usufruire della wave around e rimane a -1.

Si riparte ai -38 con le seguenti formazioni dopo il choose cone: Buescher-Hocevar-Jones all’esterno, Bowman-Stenhouse-Ware all’interno. Si parte ancora alla pari, poi però l’esterno vola via e la coppia Buescher-Hocevar scende davanti a Bowman, ma Carson applica la “tattica Chastain” e immediatamente inverte la rotta e torna su davanti a Jones.

37 giri alla fine e possiamo riassumerli con quello che è il cronometraggio al passaggio dei -36: Buescher primo con 0.000″ di margine su Hocevar. L’alternanza fra i due al comando (ben 15 lead change fra la #17 e la #77 fino alla bandiera a scacchi in appena 38 giri) viene inizialmente bloccata ai -27 quando anche Reddick è vittima dei danni da big one, fora in curva2 e poi arriva la caution per detriti. Il lucky dog va ad Hamlin? No, Denny beffato pure ora, ovviamente da Ty Dillon, l’unico che era con lui a -1.

Alla bandiera gialla al comando c’è Buescher, ma ovviamente non si ferma come gli altri leader. Ai box ci vanno solo Suárez, Busch (penalità per ruota fuori controllo) e Reddick. Si riparte ai -22 con Buescher al comando e nella fila esterna con Jones, Stenhouse, Elliott e Preece, Hocevar in quella interna con Bowman, A.Dillon, Smith e Ware.

La dinamica è identica a quella vista in precedenza e c’è il rimpallo al comando fra #17 e #77. Dopo Gilliland nello stint precedente, ora è Nemechek a scivolare – nuovamente – largo, ma per lui c’è anche la sosta ai box.

Ai -20 l’unico scossone: Buescher avanza con Jones ed i due sono davanti ad Hocevar, decidono di scendere lasciando al vento Stenhouse, tuttavia in curva2 Chris, Erik e Carson avanzano in blocco, Hocevar non si ferma e aggira addirittura la #43 tornando in scia alla #17. Buescher e Hocevar sembrano fidarsi più di Stenhouse alle loro spalle che di Jones, poi però Chris decide di scendere e Carson lo affianca nuovamente. E si torna allo status quo, a cambiare è solo la composizione della seconda fila.

Mentre davanti si duella, in coda non c’è nessuno che attacca o tenta di andare 3-wide. Ai -7 nuovo piccolo colpo di scena. Hocevar avanza di una lunghezza ma non cambia corsia, rimane da solo e viene ripreso e aggirato da Buescher, Carson trova il varco e si mette dietro alla #17, ma in curva4 finisce leggermente loose, Stenhouse lo tocca leggermente da dietro, la #77 sbanda a sinistra e tocca Jones che finisce sull’apron. Erik è destinato contro il muro interno, ma una manovra alla Saetta McQueen gli impedisce l’incidente, seppur finendo spiaggiato nell’erba del trioval. Caution e – finalmente – lucky dog per Hamlin.

Nessuno vuole perdere la track position e dunque si va ad uno sprint di tre giri con questa situazione dopo il choose cone: Buescher all’esterno con Stenhouse, Elliott, Preece e van Gisbergen, Hocevar all’interno con Bowman, A.Dillon, Smith e Chastain.

Prosegue l’alternanza al millimetro fra Chris e Carson, le spinte da dietro arrivano in alternanza, prima c’è Bowman a mandare avanti la #77, poi arriva Stenhouse a fare lo stesso con la #17. Ai -2 è davanti Hocevar di appena 0.017″. Nessuno va 3-wide, solo Hamlin accenna qualcosa in coda, ma niente da fare.

Il momento di rottura sembra essere a un giro e mezzo dal traguardo quando Hocevar rischia nuovamente sulla spinta di Bowman, Carson tiene la barra dritta, avanza e poi ovviamente viene ripreso. Alla bandiera bianca è Buescher al comando con 0.051″ su Hocevar. Ma a fare la differenza è la citata alternanza delle spinte come detto, fra #17 e #47 ci sono 107 millesimi, fra #77 e #48 appena 20.

In curva1, dunque è Hocevar ad avere il muso davanti, Buescher ripassa in curva2. In sintesi, nella sfida fra tandem l’equilibrio permane. Serve un ulteriore punto di rottura ed è qui che arriva Elliott, non Dillon. La #9 manda avanti la fila esterna e Chris verso curva3 ha addirittura una lunghezza di vantaggio. La spinta di Chase però si è esaurita, è stata inevitabilmente troppo impulsiva. Viaggiando più compatti, Hocevar e Bowman risalgono e in curva4 i due leader sono di nuovo appaiati.

A Talladega, molto più che a Daytona, vige quasi una regola: se sei all’esterno in curva4 sei praticamente spacciato. Il motivo è semplice. La riga gialla, insieme al muretto, è l’unico vincolo presente in pista. Chi è all’interno ha praticamente due cose da fare: guardare lo specchietto e non staccarsi da quella benedetta (o maledetta) riga. Chi è all’esterno, invece, si trova alla sua destra un mare di asfalto che a Daytona ti costringere a coprire al massimo un attacco 3-wide. A Talladega, in vista del lontanissimo traguardo, ci si sparpaglia, il gruppo perde energia e – se va bene – c’è solo qualcuno al limite rimane pure controvoglia con te a spingere anziché attaccare per la vittoria.

L’ultima chance per Buescher è la #77 che si scompone leggermente sulla spinta ulteriore di Bowman, Carson pizzica addirittura la linea gialla, ma la sua fila regge così come quella di Chris quando inizia la piega del trioval. L’interno sbanda di più inizialmente, Bowman oscilla, pure A.Dillon che apre la porta a Smith che si infila al suo interno proprio mentre alla loro destra inizia la sconfitta di Buescher, infatti Elliott si smarca e apre il ventaglio.

Chase però ha fatto solo una finta verso l’esterno e, proprio mentre alle sue immediate spalle la spinta non dritta di van Gisbergen sta facendo perdere il controllo a Preece, punta verso l’interno nello stesso istante in cui Stenhouse ha reagito alla manovra iniziale della #9 e sta andando lui all’esterno. Elliott passa al pelo davanti a Dillon mentre nel pendolo SVG viene stretto nel panino fra #60 e #3 e si innesca così l’incidente finale (che non farà uscire la bandiera gialla), Buescher a sua volta è andato in difesa su Stenhouse. Ovviamente, in tutto questo, Hocevar e Bowman stanno procedendo compatti verso il traguardo con Alex che non può uscire perché ha Elliott troppo vicino al suo paraurti dal lato destro. Ormai è fatta caro Carson, la vittoria è tutta tua.

Carson Hocevar vince a Talladega la prima gara in carriera precedendo sul traguardo (ad oltre un decimo) Buescher, Bowman, Elliott, Smith e Stenhouse, poi chi emerge dall’incidente sul traguardo, ovvero Chastain, Cindric, Gragson e Busch che regala (al pelo, nonostante un big one da 26 auto) la prima top10 stagionale a RCR, insufficiente tuttavia a salvare il posto al crew chief Jim Pohlman. A pieni giri anche Gilliland, Suárez, T.Dillon, Reddick, Hamlin ed Allmendinger, poi di inerzia Bell, Preece, A.Dillon, van Gisbergen e Ware. Doppiati a -1 Nemechek e Jones, a -2 Dye ed Herbst, a -3 Zilisch e Love, via via i sopravvissuti al big one.

Lo spettacolo di Talladega, rovinato da quell’incidente a metà corsa, prosegue al giro 189 dei 188 completati. Hocevar è scatenato nei festeggiamenti, non si capisce cosa voglia fare una volta tornato davanti alle tribune, poi però Carson, dall’alto del suo 1.93 m di altezza, riesce a guidare la sua Chevy #77 stando per metà fuori dal finestrino, prima rischia di andare verso il muro interno, poi alla fine pericolosamente verso quello esterno proprio sul traguardo, ma si salva iniziando così un burnout. È nata una stella? No, si è solo consacrata.

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Immagine: Media NASCAR

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