Gara sempre sotto controllo per Hamlin a Pocono. Per lui terza vittoria consecutiva, dato mai ottenuto finora in carriera
Era il grande favorito e lo ha dimostrato, dal primo (quasi) all’ultimo giro. Incredibile ma vero, Denny Hamlin in carriera non aveva mai vinto tre gare consecutive. Riesce a tagliare questo traguardo a Pocono a pochi giorni dal 20° anniversario dalla prima vittoria in carriera ottenuta – non una coincidenza – a Pocono. E per lui, sul Tricky Triangle, è l’ottavo successo. Successo fondamentale per la #11, infatti Reddick in classifica generale, malgrado il secondo posto in rimonta di Tyler, è ora a soli 19 punti quando poco più di un mese va il distacco era in tripla cifra.
La gara
La NASCAR Cup Series arriva a Pocono guardando sì alla vetta della classifica generale, con Hamlin che ha recuperato tanti punti grazie al ko di Reddick in Michigan, ma anche in coda. Questa, infatti, è l’ultima gara di qualificazione per l’In-Season Challenge che prenderà il via fra due weekend a Sonoma saltando l’anomalia di San Diego.
Escluso (purtroppo) Kyle Busch, in Pennsylvania si presentano in lotta per gli ultimi posti Berry (30° a quota 196), Ty Dillon (31° a 190), Bowman (32° a 178), Custer (33° a 175) e quasi spacciati Zilisch (34° a 148) e Ware (35° a 131), dunque in lotta ci sono sei piloti per tre posti.
Prima ancora di scendere in pista per il sabato, tre i temi di interesse. Larson (insieme a Dye sulla #78, l’unica altra auto Open è la #62 di Mears che recupera qui la DNQ di Talladega causa pioggia) fallisce due volte i controlli tecnici e perde crew chief e scelta dello stallo in pit lane. Poi arriva l’annuncio dell’anticipo della gara di ben 2h nette causa il rischio temporali crescenti alla domenica.
La terza è la conferenza stampa di Christopher Bell. In settimana era arrivata la conferma che il pilota della #20 nel brutale incidente (63G di decelerazione) in Michigan aveva riportato la frattura composta del polso sinistro che è stato ingessato. Bell, però, conferma ancora la sua intenzione di disputare tutta la corsa (in caso, ai box sarà pronto Brandon Jones). Buon per lui che 1) il polso è quello sinistro per quando riguarda il cambio 2) avrà una settimana di recupero in più in vista della tremenda doppietta San Diego-Sonoma.
Nelle prove libere, interrotte solo da un testacoda di Stenhouse in curva3, il miglior tempo di Reddick nel gruppo1 (53.302″) viene poi ampiamente battuto da Larson che con il suo 52.722″ precede Hamlin, Suárez, Hocevar e Buescher.
In qualifica Pocono si conferma insidiosa, fra temperature alte, poco grip e tanti bump. Il tempo di 1’11.136″ di Keselowski è degno da Watkins Glen o Sonoma, infatti la sua Ford sta girando a sette cilindri. Male anche Preece sempre per guai meccanici. Dopo un terzo di gruppo con tempi molto ravvicinati, Gibbs stacca tutti di quattro decimi e questo sembra il segnale di un nuovo dominio Toyota. Invece, a batterlo ci pensa uno dei piloti più in forma del momento, Daniel Suárez.
Il finale è da fuochi d’artificio: tutti finiscono dietro alla #7, poi in sequenza (data la lunghezza della pista, a Pocono si scende sul tracciato in due o tre alla volta ben distanziati) in pochi secondi Hocevar si intraversa in curva2 e tocca il muretto esterno, poi Wallace fa lo stesso, ma Bubba finisce anche contro le barriere interne danneggiando pesantemente il muso.
Larson si stava già lanciando e ovviamente deve tornare ai box. All’appello mancavano solo lui ed Hamlin, rimasti da soli all’uscita dei box come se dovessero fare uno shootout in stile Chili Bowl. L’esito finale è simile a quello della scorsa settimana in Michigan: la #11 a battere un pilota Spire, anche se qui c’è una intromissione. Denny Hamlin conquista la pole position (51.948″) davanti a Larson, Suárez, Gibbs, Brisoce, Buescher, Jones, Nemechek (Legacy conferma la crescita), Byron e Blaney.
Dopo aver retrocesso in fondo Wallace, Keselowski e Preece, può avere inizio una gara da 160 giri (30+65+65) per 400 miglia in programma dove, specialmente a Pocono, conta più quanto dura la benzina (39-43 giri) che il numero di set a disposizione.
Alla bandiera verde Hamlin sceglie l’esterno, tuttavia Larson rimane al suo livello fino a curva2 dove si infila e prende il comando. Mentre Reddick va subito 3-wide, Suárez cerca di approfittarne attaccando Denny all’esterno di curva3, ma si deve riaccodare. Il fatto impressionante, fin dal principio, è che la #11 – pur senza scia né spinte aerodinamiche – non solo resiste alla #7, ma in curva1 torna sotto e, dopo un intero giro affiancati, resta davanti. Alle loro spalle duello Briscoe-Gibbs con Chase che ci mette quasi due giri a consolidare la quarta posizione e per un attimo pensa addirittura di affondare la frenata in curva1 per passare il messicano.
Come da tradizione a Pocono, l’inizio di gara è relativamente tranquillo e si forma dopo qualche giro la fila indiana. Le ultime battaglie sono quelle fra Blaney e Reddick e poi quella fra Stenhouse, Cindric e Custer con Cole che deve alzare il piede in curva3. Dopo un giro di tregua, Gibbs torna sotto a Briscoe e lo attacca, ma il sorpasso arriverà solamente all’undicesimo giro quando Ty è ormai a 6″ da Larson, circa 4″ da Hamlin e 3″ da Suárez.
Nel frattempo, nel gruppo pochi movimenti, Custer perde leggermente (resisterà al sorpasso di un Bell che non sembra soffrire col polso) mentre Hocevar recupera quasi immediatamente nove posizioni prima di stallare. La situazione si anima poi solo con un 3-wide verso curva2 fra SVG, Preece e Gilliland mentre la sorpresa è quella di Zane Smith che punta Reddick per un posto di poco fuori alla top10 (il sorpasso arriverà ai -10). Recupera anche Cindric vicino a lui sorpassando Logano e Bowman.
Da questo momento il vento cambia: Larson ha guadagnato al massimo 2″ su Hamlin, poi Denny inizia a prendere velocità dato che si sente più a suo agio con la vettura e inizia a recuperare terreno. Lo stesso lo fa a pista libera Gibbs su Suárez. Ai -11 Ty ha già ripreso Daniel che inizia a scivolare, il sorpasso sarà completato al pelo al giro successivo.
Ai -8 è invece il momento del ricongiungimento in vetta, ma il sorpasso arriva ai -5 quanto Larson si trova davanti a sé Mears da doppiare. Casey approccia interno curva3, poi però scivola largo e senza volerlo finisce davanti alla #5 che deve rallentare mentre Denny tiene bene la corda e si infila facilmente. A questo punto i due hanno 4.5″ su Gibbs, 6.8″ su Suárez, 6.9″ su Briscoe, 7.4″ su Buescher, 8.1″ su Byron, 9.1″ su Jones, 10.4″ su Nemechek e 11.0″ su Blaney.
Quello dei -5 è anche il momento della sosta di Bowman (in quel momento 14°) che verrà seguito al giro successivo da Smith e Reddick, ai -3 da Nemechek, Blaney e Cindric. Questi gli appena sei piloti che decidono di anticipare il break mentre Suárez cede in sequenza la posizione alla #19 e alla #17. Molto veloce in progressione anche Jones che riprende e supera Byron, tutta William reagisce e torna davanti alla #43.
Hamlin vince in controllo, soprattutto senza andare nel panico dopo la fuga iniziale della #5, la prima stage davanti a Larson (+2.5″), Gibbs (+8.1″), Briscoe (10.0″), Buescher (+10.7″), Suárez (+11.8″), Byron (+12.0″), Jones (+12.4″), Logano (+18.2″) e A.Hill (+20.2″) che regala il primo stage point al team dopo la scomparsa di Busch. Lucky dog per l’unico doppiato, Mears, che ha pure vibrazioni ai freni.
Al break si completa il giro di soste e Nemechek passa al comando davanti a Reddick, Smith (controsorpasso ai box), Blaney, Cindric e Bowman, poi Hamlin, Larson, Briscoe, Byron, Jones, Suárez, Buescher ed Elliott. E Gibbs? Sosta disastrosa alla posteriore destra e Ty precipita al 35° posto davanti ai soli Dye, Zilisch e Mears.
Ripartenza a 59 giri dalla fine della seconda stage ed ora si inizia a fare sul serio, anche sul piano tattico. Mentre Suárez cerca il 3-wide per recuperare (poche, a causa dell’esitazione di Larson) posizioni, Nemechek si comporta benissimo e per ben tre giri resiste affiancato a Reddick, cedendo solo in accelerazione di curva3 quando sui due è arrivato Blaney seguito da Smith (da poco aggirato dalla #12) ed Hamlin.
Di slancio Ryan ci prova su JHN e Denny su Zane, ma riesce solo il primo sorpasso e così si innesca una lotta fra Blaney ed Hamlin che dura per tutto il giro seguente. Smith prova ad approfittarne, ma il suo tuffo in curva1 non va a buon fine e Zane perde il controllo in uscita con Hamlin che viene sfiorato e la sola #38 che picchia contro il muro interno per la prima vera caution di giornata. Smith proverà a riprendere la gara dopo una lunga sosta nel garage prima di alzare bandiera bianca.
Manca ancora una cinquantina di giri a fine stage, eppure qualcuno tenta di smuovere le carte e ai box ci vanno Logano, McDowell, Wallace, A.Dillon, Custer, Preece (lunga sosta con controllo all’anteriore sinistra), Gilliland, Keselowski, Dye e T.Dillon, poi bandiera verde ai -51 con Reddick davanti a Nemechek, Hamlin, Blaney, Byron, Briscoe, Elliott, Larson, Jones e Bowman.
Stavolta Reddick ha vita più facile nel regolare un Nemechek comunque coriaceo mentre Hamlin tiene a bada il gruppo guidato da Blaney ed un Elliott all’attacco. Alla fine del secondo giro, una nuova caution con l’unico grande incidente della serata.
Questi due giri hanno visto una serie di sportellate a centro gruppo fra Berry e van Gisbergen. In curva3 il neozelandese con l’ultimo attacco apre la porta ad un Austin Hill che non può non sapere che infilandosi è 3-wide, eppure il pilota RCR allarga la porta come se non ci fosse un domani ed innesca una carambola notevole alle sue spalle con Berry il primo, ovviamente, a finire a muro.
Quello messo peggio è Keselowski, costretto subito al ritiro in un finale di primavera disastroso per Brad, ma nel garage deve andare anche Gragson che riprenderà la corsa nel finale. Malandati invece Berry, soprattutto Logano (decisione strategica deleteria la sua con il pit stop), van Gisbergen e un incolpevole – per una volta, ma comunque sfortunato – Zilisch. A perdere un giro nelle riparazioni saranno #88 e #22. Coinvolti anche Wallace, mandato in testacoda da Logano fuori controllo, mentre Bell sfiora tutti uscendone indenne.
Stavolta è l’occasione buona per un pit stop e il gruppo si spacca. Tirano dritto in dieci e sono Nemechek, Briscoe, Jones, Suárez, Hocevar, Chastain, McDowell, Chastain, McDowell, A.Dillon, Custer e Preece, poi dai box escono in fila Reddick, Hamlin, Elliott, Byron, Blaney, Larson e Buescher. Tutti dovranno fermarsi nuovamente ai box, ma il timing e la durata della sosta saranno decisivi. Quasi inosservato, infine, il rabbocco prima della ripartenza per Gilliland.
Bandiera verde ai -43 e l’esterno parte meglio col tandem Legacy formato da Nemechek e Jones, dietro si combatte e malgrado un 4-wide in cui c’è in mezzo Reddick e poi un Chastain che si tuffa in curva2, tutti ne escono indenni. Chi ne esce meglio fra chi ha pittato è Elliott che precede un Hamlin non al meglio nel traffico e che precede Reddick, Larson e Byron. In coda finisce Ty Dillon che per qualche passaggio per un guaio non identificato gira 2″ peggio dei leader prima di riprendere leggermente velocità.
Mentre il radar rimane tranquillo, ci si avvicina a metà gara e pure gli animi si calmano; alla fine la pioggia arriverà 20′ dopo la bandiera a scacchi, dunque l’anticipo di ben 2h è stato messo in pratica alla perfezione. Elliott, intanto, avanza metodicamente e salta McDowell e Preece mentre Hamlin deve sempre inseguire con un giro di ritardo. Byron, intanto, ha perso terreno e dietro a Larson sono arrivati Blaney e Gibbs con Ryan che attacca e invece Ty a seguire la #5 passando lui stesso all’attacco.
Davanti scappa intanto la coppia Nemechek-Briscoe, anche se Chase rimane spesso a 0.8-1″ dalla #42, segno che in casa Legacy hanno preparato bene la corsa (e che la Toyota ha fatto un notevole salto di qualità non solo con JGR e 23XI, ma anche col terzo team nelle ultime settimane). Una piccola speranza ad Hamlin la regala il fatto che Elliott poco avanti a lui riprenda Suárez, ma la differenza di gomme è notevole e quindi Chase supera facilmente Daniel (rimasto senza cool suit in una giornata calda) dopo un paio di giri. A seguire verranno passati anche Chastain (che poi cederà) ed Hocevar.
Ai -20 Nemechek guida con 0.6″ su Briscoe, 0.8″ su Jones, 5.8″ su Elliott, 7.2″ su Hamlin (che crede di sentire i rumorini sulla sua vettura), 7.9″ su Hocevar, 8.8″ su Suárez, 9.6″ su Byron, 9.7″ su Chastain e 10.0″ su un Reddick evidentemente non nella buona giornata, infatti William lo ha appena superato e metaforicamente lasciato sul posto. Larson, invece, si è perso nel traffico con Blaney e Gibbs e deve ancora sorpassare la coppia McDowell-Preece passata dalla #9 e dalla #11 almeno una decina di giri prima.
È proprio in questo momento che inizia il turbine delle strategie con i pit di Suárez e Chastain dato che, tecnicamente, da qui si potrebbe anche andare alla bandiera a scacchi solo con una ulteriore sosta. Ai -18 è la volta di Briscoe (che così evita di perdere tempo nel sorpasso a JHN), Hocevar e Bowman, ai -17 Nemechek copre ma l’undercut della #19 ha avuto successo, ai -16 Jones e A.Dillon, dunque Elliott passa al comando sempre con circa 1.2″ su Hamlin.
Ma è qui che il long run eccellente di Denny emerge nuovamente, come a inizio gara sempre nei confronti di una vettura Hendrick. Ai -12 Chase è già ripreso, ai -8 (al secondo vero tentativo) è già passato in curva1. Proseguono intanto ancora le soste con McDowell ai -10 e Custer ai -9 mentre Briscoe deve guardarsi bene da Nemechek e Jones per quella che potrebbe essere la leadership virtuale.
Infatti, il consenso generale sembra quello che i big siano a corto di un paio di giri rispetto alla fine stage, nulla di drammatico visto il timing perfetto per anticipare il break. Iniziano ora, dunque, le soste anche dei “nuovi leader”: Preece ai -7, Larson e Hill ai -6, ai -5 tutti i favoriti in blocco ovvero Hamlin, Elliott, Byron e Reddick con il solo scambio #45-#24 in uscita, ma tutti e quattro escono dai box dietro al trio delle Toyota. Ai -4 è la volta di Blaney, Gibbs ed Herbst, ai -3 Cindric, Bell e Wallace con Bubba che secondo il muretto di Gilliland era indiziato per andare fino in fondo.
Rimangono fuori solo due auto, Stenhouse e il nuovo leader che è, ovviamente in questo gioco delle parti, Gilliland che ai -3 ha 2.5″ su Ricky e 3.2″ su Briscoe mentre Hamlin guida il “terzo gruppo” a 13.5″. Ce la farà Todd ad arrivare fino in fondo? Ebbene sì, e nemmeno senza troppo alzare il piede. Ce la fa anche Stenhouse, anche se nelle ultime miglia inevitabilmente perde qualche posizione.
Gilliland vince la prima stage in carriera precedendo Briscoe (+1.1″), Nemechek (+1.8″), Jones (+3.1″), Stenhouse (+5.6″), Chastain (+6.2″), Hocevar (+8.5″), Suárez (+8.9″), Hamlin (+11.3″) ed Elliott (+14.6″); a seguire Reddick, Byron, Preece, Bowman, A.Dillon, McDowell, Larson, Buescher, Allmendinger e Custer con Blaney e Gibbs che hanno perso tanto terreno, soprattutto da Kyle a parità di condizioni. Lucky dog per Mears che lascia a -1 T.Dillon, van Gisbergen e Zilisch, Logano a -3 con una vettura molto ammaccata sul lato anteriore destro.
Al break c’è qualche sosta oltre a Todd e Ricky ed Hocevar decide di scombinare un po’ le carte, ma ripartirà solamente 21° davanti a Chastain, A.Dillon, Gilliland, Stenhouse, Bowman, Allmendinger, Dye e Ware. Briscoe, dunque, è passato al comando alla ripartenza dei -59.
L’esterno scatta bene con Briscoe, Jones ed Hamlin mentre Suárez cerca ancora il 3-wide all’interno, ma la gara prende subito la piega che ci si aspetta: Briscoe ha un’esitazione in uscita di curva1 e viene fagocitato dal gruppo perdendo tre posizioni, non tante, ma così Hamlin ha strada – quasi – libera e deve passare il solo Nemechek. A centro gruppo più battaglia inevitabile con Larson che deve sgomitare ancora con McDowell, Preece e Blaney, ma anche con un Reddick (il quale non capisce se ha un problema ad una ruota) che non ha guadagnato, poi nella battaglia finiscono anche Buescher e Suárez.
Hamlin non ha nemmeno il tempo di attaccare JHN che ai -55 arriva una caution: la anteriore sinistra mal fissata di Mears si stacca (anzi, le vibrazioni hanno staccato il mozzo dal cerchione) e così Casey torna ai box su tre ruote. Non viene nemmeno comminata la penalità, infatti la #62 si ritira. Lucky dog per il migliore degli ammaccati in precedenza, Zilisch.
Da qui non si può andare in fondo, eppure Suárez, A.Dillon, Allmendinger, Bell, Bowman, Gilliland e Dye decidono di osare e rabboccare fino all’orlo. Ripartenza ai -50 con Nemechek ancora al comando (alla fine per la #42 ci saranno proprio 42 giri al comando, più di tutti) davanti ad Hamlin, Jones, Elliott, Briscoe, Byron, Buescher, Larson, Reddick, Preece e Blaney con Bomwan dal 23° posto.
Alla bandiera verde il trenino JGR viaggia perfettamente in riga, quello Legacy deraglia leggermente e tanto basta ad Hamlin di tornare subito al comando mentre nella fotocopia in scala ridotta Briscoe supera Jones attaccato anche da Elliott. Battaglia in zona Preece, con Ryan che deve andare in difesa su Reddick e finisce per aprire la porta a Buescher che recupera terreno.
Hamlin mette immediatamente 1″ su Nemechek e da qui deve solo controllare, anche perché Briscoe, come in precedenza, solo si avvicina a JHN ma non lo supera, idem Elliott con Jones. Ai -43 Hamlin guida con 2.5″ su Nemechek, 3.4″ su Briscoe, 3.9″ su Jones, 4.0″ su Elliott, 4.5″ su Byron, 5.1″ su Larson, 5.5″ su Buescher, 6.0″ su Reddick e 7.4″ su McDowell con Suárez ed Hocevar che hanno passato Bowman e sono appena entrati in top20 seguiti da Bell.
Poi, appena si apre la finestra per l’ultimo pieno, inizia il lunghissimo giro di soste e sono proprio Briscoe, Jones e Buescher a pittare. Nemechek copre al giro successivo con Preece e A.Dillon, ai -40 tocca ad Hendrick con Elliott, Byron, Larson e Bowman (dunque non c’è nemmeno la voglia di sfalsare le strategia nella scuderia) con Cindric ed Hill e la sosta di Kyle non è eccezionale al punto che esce dietro alla #24 e alla #9 con Chase che viene aggirato di slancio da Nemechek, passato però da William.
Dopo McDowell ed Herbst ai -39, ai -38 è la volta della sosta del leader Hamlin che rimane ampiamente leader virtuale. A facilitare la rimonta di Denny ci penseranno le soste in sequenza di chi va lungo, al punto che la #11 di sorpassi ne dovrà fare pochi. Se non appena uno vero.
Ai -37 pitta Wallace, ai -36 Stenhouse, ai -34 Zilisch, ai -31 Gilliland, ai -30 Hocevar e Custer. In questo momento Reddick guida con 4.0″ su Chastain, 5.1″ su Blaney, 6.2″ su Gibbs, 9.8″ su Suárez, 11.6″ su Bell, 17.2″ su Allmendinger, 22.2″ su Ware, 25.5″ su Hamlin, 26.8″ su Dye, 27.8″ su Byron, 29.1″ su Nemechek, 30.9″ su un Larson finalmente veloce, 31.4″ su Elliott, poi Jones, Buescher e Briscoe.
La radio più attiva è quella di Bell con il suo crew chief che è convinto di poter fare un colpaccio, non per la vittoria andando fino in fondo, ma comunque per ottenere un ottimo risultato in fuel saving in una giornata sulla carta complicata. 14″ su Hamlin da gestire in 30 giri non sono tanti, ma Christopher farà del suo meglio.
La seconda ondata di soste inizia ai -25 con i leader Reddick e Chastain che non osano nemmeno e cambiano quattro gomme (anche qui forse si poteva osare dato che Tyler esce addirittura dietro a Briscoe), ai -24 è la volta di Allmendinger e Dye, ai -23 Gibbs, ai -22 Blaney e Suárez. Dunque, manca all’appello solo la #20 che non si fermerà.
Ai -20 un Bell in fuel saving mantiene 10.5″ su Hamlin che ha appena 0.9″ su un Byron che prova a forzare il ritmo sorprendendo la #11; seguono JHN a 13.3″, Larson a 16.1″, Jones a 17.8″, Buescher a 18.6″, Elliott a 19.2″ insieme ad un Reddick già all’attacco, Chastain a 21.7″ e Briscoe a 22.5″ con la #19 che ha già finito la fase migliore delle sue gomme.
Bell dovrebbe gestire mezzo secondo al giro su un Hamlin magari che potrebbe perdere qualcosa guardando più allo specchietto e ad una #24 sorprendentemente più vicina del pronostico. Il risultato finale, invece, sarà quello del pronostico. A pista libera Hamlin recupera 6-8 decimi al giro sul compagno di squadra e sul long run tornerà inesorabilmente ad allungare su Byron. Nemmeno i doppiaggi di T.Dillon e Dye modificano la situazione, al punto che il pessimismo al muretto della #20 aumenta.
Ai -10 Bell guida con 4.8″ su Hamlin, 6.2″ su Byron, 9.5″ su Nemechek, 10.7″ su Reddick, 12.8″ su Larson, 14.2″ su Jones, 15.1″ su Buescher, 16.9″ su Chastain e 17.2″ su Elliott.
Ai -8 Reddick riprende Nemechek e, con gomme notevolmente più fresche, lo supera ai -6. Ai -5 Hamlin aggancia Bell in curva2 e lo supera facilmente all’interno della piega successiva. Il più pericoloso in questo momento sembra però essere un rinvigorito Reddick (e la strategia è stata dunque corretta) che viaggia molto più veloce anche di Hamlin ed ai -4 ha 3.5″ di ritardo dal nuovo leader.
Ai -3 si forma praticamente un terzetto composto da Bell, Byron e Reddick con William che passa facile in curva1 seguito da Tyler alla curva del tunnel. Tyler sta volando e di slancio ai -2, dopo essersi fatto vedere all’esterno di curva1, sfrutta l’accelerazione, approccia meglio curva2 e si infila in curva3 mentre alle loro spalle, in vista della bandiera bianca, Bell rimane a secco e andando ai box perde una possibile e clamorosa top5.
A 20 anni e 3 giorni dal primo successo, Denny Hamlin vince nuovamente a Pocono ed entra nella storia, infatti erano ben 45 anni che un pilota non vinceva tre gare consecutive partendo dalla prima posizione (non dalla pole, visto che una qualifica è stata con l’algoritmo).
Il pilota della #11 sul traguardo precede Reddick (+1.6″), Byron (+3.0″), un clamoroso Nemechek (+6.8″), Larson (+8.8″), Jones (+9.6″), Buescher (+10.6″), Chastain (+11.2″), Gibbs (+12.0″) e Blaney (+12.9″), a seguire Elliott, Briscoe, Suárez, Cindric, Stenhouse, Hocevar 20°, Zilisch buon 23° in recupero, Custer 24° ma il +3 su un anonimo Bowman non basta, infatti per il 32° e ultimo posto del tabellone #48 e #41 sono a pari punti ed il tie breaker è a favore di Alex, Bell è mestamente 26° al traguardo ma senza sofferenze fisiche.

Ed ora? Ed ora inizia una nuova stagione, con Reddick praticamente ripreso al comando della classifica generale ed un Hamlin lanciatissimo verso quello che non si può dire per scaramanzia.
I risultati odierni
La classifica della “The Great American Getaway 400”
La classifica generale
Così in campionato a 10 gare dalla fine della regular season della NASCAR Cup Series 2026
Le altre categorie
O’Reilly Auto Parts Series: Allgaier ipoteca la regular season!
I prossimi appuntamenti
Nel prossimo weekend la NASCAR renderà omaggio ai 250 anni degli Stati Uniti d’America (qualche giorno in anticipo) con una gara particolare e probabilmente one off: si gareggerà in un circuito stradale realizzato all’interno della base navale di Coronado a San Diego. Impegnate tutte e tre le categorie, nella serata-nottata italiana: venerdì i Truck, sabato la OAP, domenica la Cup Series. L’In-Season Challenge, per questa particolarità, non inizierà a San Diego bensì la domenica successiva a Sonoma.
Immagine: Media NASCAR
Stai visualizzando da visitatore. Accedi o registrati per navigare su P300.it con alcuni vantaggi
È vietata la riproduzione, anche se parziale, dei contenuti pubblicati su P300.it senza autorizzazione scritta da richiedere a info@p300.it.
Supporta P300.it
Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi sostenere il nostro lavoro, puoi aiutarci con un piccolo contributo.P300.it è una realtà totalmente indipendente, il tuo supporto è per noi importante.








