NASCAR | Cup Series, Phoenix #2 2026: Tyler Reddick spunta nel finale e torna in victory lane dopo 6 mesi

Di: Francesco Gritti
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Pubblicato il 20 Ottobre 2026 - 14:00
Tempo di lettura: 9 minuti
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NASCAR | Cup Series, Phoenix #2 2026: Tyler Reddick spunta nel finale e torna in victory lane dopo 6 mesi
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Tyler Reddick vince la Freeway Insurance 500 al Phoenix Raceway dopo aver superato Briscoe a pochi giri dalla bandiera a scacchi

Cara Phoenix, forse non eri così speciale come ci ricordavamo. La Freeway Insurance 500, vinta da Tyler Reddick, non ha, infatti, regalato molto spettacolo. Va ricordato, però, che le edizioni precedenti della corsa in questione erano il finale di stagione della NASCAR Cup Series e, quindi, garantivano (anche grazie alla natura del format precedente, i playoff a eliminazione) un afflusso continuo di emozioni nello spettatore. Nonostante ciò, mancano ancora 3 gare alla fine della stagione 2026, in cui i giochi sono ancora completamente aperti.

La NASCAR Cup Series raggiunge il Phoenix Raceway in occasione della sua trentatreesima tappa stagionale, nonché settima della Chase, la Freeway Insurance 500. L’ovale situato in Arizona è uno dei più particolari e tecnici presenti nel calendario della classe regina delle stock car.

Il Phoenix Raceway è un ovale storico, dall’evoluzione nel tempo piuttosto particolare. Nel 1964, data di costruzione, lo speedway da un miglio era solo una delle attrazioni offerte dalla race facility, che comprendeva anche un circuito lungo 4 chilometri e un roval. L’evoluzione storica porta le varianti, poco utilizzate, a sparire per far posto a servizi per il pubblico. Dal 2011, difatti, l’impianto è costituito solo uno speedway da un miglio preciso, caratterizzato da un banking poco elevato e dalle 4 curve diverse fra loro. Il dogleg, allargamento della carreggiata posto dopo la linea di partenza (spostata in quel punto nel 2018), si può tagliare per guadagnare qualche posizione. Questo elemento unico si è spesso rivelato decisivo durante i late restart.

La Freeway Insurance 500, gara autunnale a Phoenix di NASCAR Cup Series, si svolge annualmente dal 1988. La lunghezza della corsa in questione, che ha ospitato il finale di stagione tra il 2020 e il 2025, non è mai cambiata, dato che è fissata a 312 giri fin dalla sua prima edizione.

Sono 37 gli iscritti alla tappa autunnale a Phoenix di NASCAR Cup Series. Le uniche differenze tra l’entry list di Charlotte e quella di questa settimana consistono nell’assenza di NY Racing Team e Garage 66, il cui ritorno è previsto per la prossima gara.

Le qualifiche, composte da un giro singolo svolto a pista libera da ogni vettura, vedono il Team Penske dominare. Sono, infatti, le Ford #12 di Ryan Blaney, autore di un 26.250″, e #22 di Joey Logano, 32 millesimi più lento del compagno di squadra, a occupare la prima fila al via di questa gara.

La gara

Blaney, scattato sulla linea esterna, si impone immediatamente sul gruppone di piloti. Logano, leader della corsia interna al via, si accoda definitivamente al compagno di squadra, in grado di guadagnare terreno sugli avversari fin da subito, già in curva 2.

La corsa procede senza intoppi fino al giro 44, quello in cui entra in pista la pace car per la prima volta. Il motivo di ciò è il tamponamento di Herbst ai danni di McDowell in curva 3, che spedisce il veterano, poi colpito anche dal giovane, contro le barriere. L’impatto obbliga McDowell a rientrare nei box, mentre la Toyota di Herbst se la cava con qualche graffio, che verrà ben presto sistemato dai meccanici. Tutti i piloti sfruttano l’occasione per anticipare la prima sosta di giornata. Preece, invece, ha l’opportunità di tornare a pieni giri.

Il restart vede una lotta a due fra Hamlin e Byron. Il veterano, interno, mantiene la leadership nei confronti del rivale, scattato dalla corsia esterna, fino a curva 2, nella quale il pilota Hendrick mette il paraurti davanti alla Toyota #11.

Hamlin, però, non molla e, per questo motivo, i due procedono appaiati per qualche miglio, permettendo ai piloti alle loro spalle di studiare eventuali manovre atte a rompere le uova nel paniere ai due. A rompere gli indugi ci pensa Logano, che supera i due litiganti in curva 4, guadagnando la leadership al giro 53.

Joey Logano porta quindi la Ford #22 in cima alla classifica al termine del primo stage. Il tre volte campione della Cup Series è seguito sul traguardo da Hamlin, Bell, Blaney, Briscoe, Byron, Elliott, Chastain, Reddick e Berry, che completano la top 10. La corsa riprende dopo la sosta, condita dal lucky dog di Herbst.

L’inizio del secondo stage vede Logano soffrire un po’ (nonostante la vittoria della porzione inaugurale di gara gli abbia messo molta foga). Il portacolori Penske, infatti, viene beffato dal pilota scattato dalla corsia esterna, Bell, in curva 2 nonostante sia stato lui, interno, l’autore del miglior stacco di frizione nel momento in cui è stata sventolata la bandiera verde.

La corsa si rianima dopo diversi minuti di vuoto nel momento in cui Reddick inaugura la terza serie di soste al giro 121. Il californiano viene seguito in pit lane dalla coppia di Kaulig, formata da Ty Dillon e Allmendinger, e da Byron durante il passaggio seguente.

Logano guadagna la testa della corsa durante il giro 123, quello in cui Bell e Hamlin effettuano il terzo pit stop di giornata. Il primo degli alfieri Penske a “fare un saluto” ai meccanici è Cindric, che raggiunge la sua crew durante il passaggio numero 125.

Il giro 126, quello della sosta di molti piloti, fra cui Smith, Blaney e Heim, fornisce al pubblico uno dei momenti più controversi dell’intera stagione. Keselowski, infatti, resta fermo di traverso all’ingresso della pit lane dopo essersi girato a seguito del tamponamento effettuato nei confronti di Zilisch. Nonostante la manovra “garibaldina”, la direzione gara non fa intervenire la pace car, evitando quindi di neutralizzare la gara.

Tornando alla serie di soste, è necessario menzionare il pit stop di Logano, avvenuto in contemporanea a quello di Larson, Briscoe e Gibbs al giro 128, il quale apre le porte alla leadership di Berry, che, però, dura un solo miglio. Al termine della girandola dei rifornimenti è, infatti, Bell a riprendere la testa della corsa.

La prima di una serie di forature si verifica ai danni di Jones al giro 151. Il trentenne di Byron, Michigan, si ritrova infatti con la gomma posteriore a terra in curva 2, così come gli era successo già nelle prove libere, ma, nonostante ciò, riesce a rientrare dalla sua pit crew senza causare interruzioni alla gara.

Non si può dire lo stesso di Austin Dillon che, a seguito della foratura dello pneumatico posteriore destro, perde il controllo della sua Chevrolet, che va a sbattere contro le barriere di curva 4. Una volta avvistato l’impatto (che ha costretto al ritiro il pilota della #3), la direzione gara proclama immediatamente il regime di caution. Appena entrata in pista la pace car, le telecamere inquadrano la Chevrolet del fratello di Austin Dillon, Ty, anch’egli con una gomma a terra (la anteriore destra).

Tutti i piloti sfruttano l’occasione per svolgere il quarto pit stop di giornata. Spire gioisce per la caution, visto che Hocevar guadagna il lucky dog, mentre McDowell ha l’occasione di tornare in pista quando l’azione è neutralizzata dopo oltre un’ora di riparazioni.

Il restart rompe l’egemonia di Bell. Il dominatore della prima parte del secondo stage, scattato dalla linea interna, viene beffato allo stacco di frizione da Logano prima di essere superato all’esterno di curva 2 dal compagno Briscoe.

Il drama delle forature non si ferma con il “double hit” ai danni dei fratelli Dillon. Al giro 170, infatti, anche Nemechek si ritrova con la gomma anteriore destra a terra, ma riesce a tornare subito in pit lane, evitando quindi una nuova interruzione.

Joey Logano vince in solitaria anche lo stage 2 a Phoenix, anticipando sul traguardo Briscoe, Bell, Berry, Wallace, Reddick, Blaney, Hamlin, Gilliland ed Elliott. Durante la “pausa”, i piloti ancora in gara svolgono la quinta sosta di giornata. Allmendinger, invece, torna a pieni giri grazie al lucky dog.

La lotta per la leadership si riapre nel momento in cui vengono “sciolte le fila” all’inizio del terzo stage. Logano, esterno, scatta bene, ma Briscoe, interno, non è da meno. Il pilota Toyota, che riesce a mettere il paraurti della sua Camry addirittura davanti a quello della Mustang del rivale in curva 1, deve però desistere in uscita dalla 2, dove è il dominatore della corsa a imporsi fisicamente sul portacolori della #19.

La (sfortunata) lotta per il titolo di Hamlin si complica ancora di più durante il giro 221, quello in cui la foratura della gomma posteriore destra costringe il “Re Senza Corona” ad una sosta di emergenza. Insomma, tutto sembra volgere per il peggio per Denny.

Dico “sembra” perché, pochissimi secondi dopo, più precisamente durante il giro 223, Ware va in testacoda in curva 1 a seguito della foratura dello pneumatico posteriore sinistro, terminando la sua corsa contro le barriere.

Ciò salva Hamlin, visto che, nonostante sia Jones a guadagnare il lucky dog, tutti i suoi avversari sfruttano la caution per svolgere il sesto pit stop di giornata. O meglio, salverebbe, visto che una penalità lo porta in fondo al gruppo, impedendogli quindi di sfruttare la wave around e un’occasione d’oro per emergere nuovamente.

La ripartenza premia un nuovo protagonista, Wallace, che, grazie a un ottimo spunto nel momento in cui viene sventolata la bandiera verde, riesce a imporsi sul compagno di marca Briscoe, esterno, che si accoda immediatamente al nativo dell’Alabama.

La girandola dei pit stop viene aperta durante il giro 263 da Larson, il quale viene seguito 4 miglia più tardi da Logano e 5 da Blaney, che a sua volta anticipa di un passaggio Reddick, Buescher, Hill e, soprattutto, Wallace, che cede così la testa della corsa a Briscoe.

Hamlin si ferma dai meccanici durante la tornata numero 270, quella che precede la fermata di Cindric, Byron ed Elliott. Briscoe cede la leadership a Gibbs al giro 273, quello in cui svolge la settima sosta di giornata assieme a Bell.

La finestra dei pit stop viene chiusa da Gibbs al giro 275. Il portacolori della #54 lascia la leadership a Wallace, che, così facendo, esce vittorioso su tutti i rivali grazie a una strategia molto aggressiva, che lo ha visto svolgere un undercut.

La tenuta degli pneumatici torna a preoccupare numerosi team pochi secondi dopo la fine delle soste. Ty Dillon e Nemechek, entrambi già vittime di una foratura, si ritrovano nuovamente con la gomma anteriore destra a terra, rispettivamente, durante i giri 278 e 279. Come prevedibile, entrambi perdono una tornata per svolgere un pit stop di emergenza.

A prendersi il palcoscenico in questa fase di gara (e sicuramente non per un merito) è, però, Larson, che, a seguito della bucatura dello pneumatico anteriore destro, urta violentemente contro le barriere di curva 2, causando danni ingenti alla fiancata e alle sospensioni della sua Chevrolet.

Il ritiro di Larson non sono causa la sesta caution di giornata, ma anche l’ottava serie di soste (nella quale molti decidono di montare solo le gomme di destra) e il secondo lucky dog di Jones, ma anche la riapertura totale della lotta per il titolo e la perdita di un protagonista, visto che Wallace, reo di essere entrato in pit lane a una velocità superiore a quella consentita, si ritrova a dover retrocedere fino al fondo dello schieramento.

L’ultimo restart di giornata premia Briscoe, che, dall’interno, riesce subito a imporsi su Elliott, esterno, il quale viene superato senza difficoltà anche da Reddick, partito in seconda fila, già nello svolgimento di curva 2.

L’ultimo colpo di scena di giornata si verifica al giro 295, quello in cui Reddick, dopo aver staccato la concorrenza, attacca Briscoe in curva 3, guadagnando così la leadership della gara. Il californiano, una volta guadagnata la prima posizione, inizia a guadagnare metri sugli avversari.

Tyler Reddick, pilota della Toyota #45 di 23XI Racing, vince la Freeway Insurance 500 al Phoenix Raceway. Il californiano taglia il traguardo davanti a Blaney, Elliott, Bell, Heim, Logano, Suarez, Briscoe, Chastain e Gibbs, che completano la top 10.

Tyler Reddick, classe 1996 originario di Corning, California, conquista il suo sesto centro stagionale (il primo dopo 6 mesi, dato che la sua ultima vittoria è avvenuta al Kansas Speedway), che corrisponde al quattordicesimo nella classe regina, al termine di una gara combattuta principalmente su strategia e capacità di essere nel posto giusto al momento giusto. L’ottima chiamata strategica, mista alla penalità assegnata a Wallace, hanno infatti permesso al portacolori di 23XI Racing di raggiungere quella che, a tutti gli effetti, rappresenta la sua rinascita dopo mesi estremamente difficili. Questo successo, va detto, potrebbe riportare il californiano in lotta per il titolo, anche se, per essere sicuri di ciò, bisogna aspettare i risultati di Talladega.

I risultati odierni

La classifica della “Freeway Insurance 500”

La classifica generale

Così in campionato a 3 gare dalla fine della Chase della NASCAR Cup Series 2026

Kyle Larson (2370) mantiene la testa della classifica nonostante la debacle di Phoenix, dove ha portato a casa solamente 3 punti. Il campione in carica ora ha solo 5 lunghezze di vantaggio su Bell, 24 su Briscoe e 31 su Hamlin, i suoi diretti inseguitori.

Le altre categorie

Truck Series: Kaden Honeycutt vince una gara priva di azione

O’Reilly Auto Parts Series: Love vince e convince, ora è in fuga in campionato

I prossimi appuntamenti

La NASCAR Cup Series tornerà in pista domenica 25 ottobre per la YellaWood 500 al Talladega Superspeedway, trentaquattresima gara di campionato e ottava della Chase. La classe regina delle stock car, durante il prossimo weekend, dividerà la pista con NASCAR O’Reilly Auto Parts Series e NASCAR Craftsman Truck Series.

Immagine: Media NASCAR

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