NASCAR | Cup Series, Phoenix #1 2026: Ryan Blaney vince una gara piena di caution

Di: Francesco Gritti
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Pubblicato il 10 Marzo 2026 - 21:00
Tempo di lettura: 9 minuti
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NASCAR | Cup Series, Phoenix #1 2026: Ryan Blaney vince una gara piena di caution

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Ryan Blaney si aggiudica la Straight Talk Wireless 500 al Phoenix Raceway, gara caratterizzata da ben 12 caution

Il protagonista principale della Straight Talk Wireless 500 2026 non è stato un pilota in particolare, bensì un elemento che (almeno nella teoria) dovrebbe garantire condizioni eque fra tutti i piloti. Si parla, infatti, delle gomme, che, esattamente come accaduto nel finale di stagione del novembre scorso, ha causato numerose vittime, influenzando anche il record di caution a Phoenix, ben 12.

Il quarto appuntamento della NASCAR Cup Series 2026 è la Straight Talk Wireless 500, prima delle due gare che si tengono al Phoenix Raceway nel corso della stagione. Il tracciato in questione ha una forma particolare, che garantisce spettacolo soprattutto durante le ripartenze.

Il Phoenix Raceway è un ovale storico, dall’evoluzione nel tempo piuttosto particolare. Nel 1964, data di costruzione, lo speedway da un miglio era solo una delle attrazioni offerte dalla race facility, che comprendeva anche un circuito lungo 4 chilometri e un roval. L’evoluzione storica porta le varianti, poco utilizzate, a sparire per far posto a servizi per il pubblico. Dal 2011, difatti, l’impianto è costituito solo uno speedway da un miglio preciso, caratterizzato da un banking poco elevato e dalle 4 curve diverse fra loro. Il dogleg, allargamento della carreggiata posto dopo la linea di partenza (spostata nel 2018 appena prima di esso), si può tagliare per guadagnare qualche posizione. L’elemento unico che caratterizza il tracciato si è spesso rivelato decisivo durante i late restart.

La Straight Talk Wireless 500, a differenza della pista che la ospita, non è, invece, parte del calendario della Cup Series da moltissimi anni. La corsa invernale (primaverile fino al 2010) a Phoenix, difatti, si è tenuta per la prima volta solo nel 2005. La lunghezza, fissata a 312 giri (circa 502 chilometri) non è mai stata modificata nel corso degli anni, tranne per il caso isolato del 2010 (600 chilometri).

Sono 37 i partecipanti alla prima gara dell’anno a Phoenix. Bowman salta questo appuntamento a seguito di un problema di salute verificatosi durante il DuraMAX Texas Grand Prix di settimana scorsa. Il pilota di casa, occupante a tempo pieno della Chevrolet #48 di Hendrick Motorsports, verrà sostituito in questa occasione da Anthony Alfredo, pilota del simulatore del team. La #33 di Richard Childress Racing, guidata al COTA da Love, verrà affidata in quest’occasione a Austin Hill, pilota impegnato a tempo pieno in O’Reilly Auto Parts Series proprio con la squadra in questione.

Le qualifiche consistono in un giro singolo, che ogni vettura dovrà svolgere a pista libera. Joey Logano, pilota della Ford #22 del Team Penske, guida lo schieramento grazie a un ottimo 26.561″, tempo migliore di oltre un decimo rispetto a quello siglato dal campione in carica Kyle Larson, a bordo della Chevrolet #5 di Hendrick Motorsports, che inizierà la gara al suo fianco.

La gara

Logano, interno, si impone senza difficoltà su Larson, esterno, il quale riesce a mantenere la seconda posizione al termine del primo giro nonostante Cindric, scattato dalla seconda fila, si sia fatto vedere più volte.

La competitività delle Ford del Team Penske viene dimostrata fin dai primi passaggi, in cui Logano, diventato leader in solitaria della corsa, è seguito dai compagni Blaney e Cindric. Sarà proprio il campione 2023 a mettere sotto pressione il poleman che verrà superato al giro 47, più precisamente in curva 2, al termine di un lungo inseguimento.

Ryan Blaney, pilota della Ford #12 del Team Penske, vince lo stage 1 a Phoenix. Bell, Logano, Reddick, Hamlin, Cindric, Suarez, Gibbs, Byron e Chastain completano la top 10. Durante la caution si verifica la prima sosta di giornata, condita dal lucky dog di Herbst e da alcune riparazioni svolte sulla Chevrolet di Ware.

Il secondo stage si apre nel segno di Bell. Il pilota alla guida della Toyota #20 Joe Gibbs Racing, interno al via, riesce a difendersi dagli attacchi di Logano, esterno, per tutto il primo miglio della fase centrale di gara.

La foratura della gomma anteriore destra di Busch, avvenuta al giro 94, funge da preambolo per la seconda caution di giornata, provocata appena un miglio più tardi da un testacoda in curva 4 di van Gisbergen. Il momento propizio permette ai piloti di svolgere una sosta addizionale, che si rivelerà nefasta per Blaney. La pit crew, infatti, ha fissato male una ruota alla Ford in questione, che, per fissarla correttamente, deve tornare dai meccanici. Keselowski lucky dog.

La ripartenza non regala sorprese. Bell, leader indiscusso del secondo stage, riesce a imporsi dall’interno su Logano, anche se non senza difficoltà. Il “campione degli anni pari”, infatti, molla l’osso solo alla quarta curva del primo giro sotto bandiera verde.

La pace car torna in pista al giro 103, quello in cui un contatto in curva 2 fra Berry, Elliott e Suarez manda in testacoda gli ultimi due piloti citati. Durante il periodo in cui i meccanici riparano le vetture dei tre malcapitati, Smith ha l’occasione di tornare in coda al gruppo.

Alla ripartenza si verifica un cambio di gerarchie che è destinato a riscrivere la storia della gara. Logano, esterno, scatta meglio di Bell, che, nonostante numerosi tentativi, non riesce a imporsi sul rivale. Il sorpasso da parte del pilota Toyota arriverà solo alla seconda curva del giro 125.

A Phoenix, è tutto regolare fino al passaggio numero 132, in cui la vettura di Briscoe, a causa di un cedimento meccanico dopo una serie di vibrazioni ad uno pneumatico, va dritta contro le barriere di curva 4. Il ritiro del nativo dell’Indiana permette agli avversari di svolgere la terza sosta di giornata. Jones lucky dog.

Logano, che questa volta decide di prendere la linea interna al restart, viene sfilato da Bell in curva 2. Il portacolori di Joe Gibbs Racing, team al quale è legato da oramai sei stagioni, allunga nei confronti del gruppo fino al momento in cui si verifica la quinta caution.

Al giro 158, infatti, Gragson urta le barriere di curva 2 a seguito dell’esplosione del disco freno anteriore destro, lasciando in pista dei detriti. Durante la neutralizzazione si verificano delle forature sulle vetture di Byron, Zilisch e McDowell, passati tutti sui detriti. Il ritiro della Ford #4 coincide con la quarta sosta di giornata, con il secondo lucky dog di Herbst e con il controllo al motore svolto sulla Chevy di Custer, che non rientrerà in pista a causa della rottura del radiatore, sempre a causa dei detriti.

Preece e Keselowski, unici due piloti che non hanno cambiato gli pneumatici, sprofondano in classifica durante il giro della ripartenza. Hamlin, che ha sostituito solo le gomme di destra, prende così la testa della corsa.

Sarà però Bell a dire la sua nei confronti del veterano (nonché compagno di squadra). Al giro 174, il pilota della #20, che ha sostituito tutti e quattro gli pneumatici durante la sosta, supera Hamlin all’interno in curva 2, prendendo la leadership della corsa.

Christopher Bell, pilota della Toyota #20 di Joe Gibbs Racing, vince così lo stage 2 a Phoenix. Hamlin, Logano, Buescher, Wallace, Cindric, Hocevar, Reddick, Larson e Gilliland ottengono dei punti grazie al piazzamento in top 10. Prima della sosta generale, il pilota incaricato nel tornare a pieni giri, Busch, è vittima di una foratura alla gomma anteriore destra. Ty Dillon, invece, viene penalizzato per essere entrato in pista con il bocchettone ancora attaccato alla vettura.

Lo stage conclusivo sembra essere ancora una volta nel segno di Bell. Il miglior pilota della porzione centrale della gara, infatti, riesce a imporsi su Logano immediatamente. Il rivale, interno, viene attaccato con successo in curva 2 da Wallace.

La fuga di Bell verrà interrotta al giro 210, in cui Zilisch, a seguito di un tamponamento da parte di Stenhouse Jr., perde il controllo della sua vettura sul dogleg, schizzando contro quella di Preece. Durante la caution tutti, ad eccezione di Berry ed Elliott, si fermano per cambiare le gomme.

Berry non fa in tempo a mettere le ruote davanti a Elliott che si verifica un vero e proprio big one. Logano tampona Chastain all’altezza del dogleg. “Watermelon Man”, rimasto senza il controllo della propria Chevy, vira verso l’esterno e colpisce Alfredo, che a sua volta urta violentemente contro Cindric e Wallace. Il bilancio di questo incidente è disastroso, con la #2 e la #48 che si devono ritirare, mentre la #1 è costretta a passare quasi mezz’ora nel box prima di poter tornare in azione.

Alla ripartenza, Bell, esterno, brucia Berry, interno. L’unico pilota schierato da Wood Brothers Racing, che sta utilizzando delle gomme usurate, viene superato in curva 4 da Blaney, Gibbs, Buescher, Hamlin e Wallace.

Nei minuti seguenti avrà luogo un lungo inseguimento tra Bell e Blaney, che, però, non giungerà a compimento. Al giro 246, quando tutto sembrava pronto per un attacco della Ford nei confronti della Toyota, van Gisbergen va in testacoda in curva 4 dopo essere stato tamponato da Austin Dillon, causando il nono rientro in pista della pace car, durante il quale si verifica un’altra sosta generale. Chastain, nel frattempo rientrato in pista, guadagna un pass through che sa molto di dimenticabile (recupera infatti uno dei 26 giri di ritardo accumulati nelle riparazioni).

La lotta per la prima posizione tra i compagni di squadra Bell, esterno, e Gibbs, interno, non giungerà mai a compimento, dato che, già pochi secondi dopo lo sventolare della bandiera verde, la corsa torna in regime di caution.

Logano, reo di essersi allargato senza aver preso correttamente le misure, tocca con il paraurti posteriore quello anteriore di Allmendinger mentre si allarga prima di imboccare curva 1. Il tre volte campione della classe regina perde così il controllo della vettura, che vira verso l’interno prima di riprendere la via della pista al centro della seconda piega.

La Ford attraversa perpendicolarmente il tracciato, trovando nella sua carreggiata Berry e Suarez, a loro volta colpiti da Austin Dillon, Elliott e van Gisbergen. Le tre auto coinvolte direttamente nell’impatto sono danneggiate in modo irrimediabile e, per questo motivo, la loro corsa non può proseguire. Busch lucky dog.

La ripartenza che segue l’incidente più grave della gara è, probabilmente, la più spettacolare dell’intero evento. Gibbs, interno, scatta meglio di Bell, che riesce a circumnavigare il rivale in curva 2, imponendosi in via definitiva sul backstretch nonostante sia stato toccato dal rivale proprio nel momento in cui lo ha superato.

Durante la fuga di Bell si verificano diversi problemi agli pneumatici. Al giro 282, il freno anteriore destro di Zilisch cede, obbligando l’unico rookie presente nel 2026 a ritirarsi nei box. Tre miglia più tardi, Hill è vittima di una foratura, ma alla posteriore sinistra. Il pilota in questione, iscritto a tempo pieno alla O’Reilly Auto Parts Series, riesce a rientrare in pit lane senza causare alcun disturbo agli avversari.

Va diversamente ad Austin Dillon, che va in testacoda in curva 2 a seguito della foratura della gomma posteriore sinistra, causando l’undicesima caution di giornata al giro 287. Tutti i piloti si fermano per quella che sarà l’ultima sosta di giornata. Hill lucky dog.

Gibbs, esterno, guida il gruppo alla ripartenza. Nonostante ciò, Blaney, interno, dimostra la competitività senza pari che aveva già fatto vedere nel corso del primo stage, mettendo seriamente in difficoltà il giovane pupillo di Joe Gibbs Racing.

Le possibilità di vedere un duello per la vittoria vengono completamente annullate al giro 294, in cui Stenhouse Jr., dopo aver tamponato (e mandato in testacoda) Smith all’imbocco del backstretch, vira verso sinistra, toccando Nemechek, che a sua volta perderà il controllo della propria Toyota. A completare l’opera ci pensa Ty Dillon, che obbliga la Ford #38 al ritiro dopo averla colpita a gran velocità.

L’ultima ripartenza della giornata sorride a Gibbs, che, dall’esterno, brucia Blaney. O almeno così sembra. Il campione 2023, infatti, recupera immediatamente terreno nei confronti del rivale, che attacca in curva 2, più precisamente al giro 302.

Nonostante la manovra offensiva sia fallita, Blaney è conscio di averne di più del rivale. Gibbs cederà la prima posizione al vincitore del primo stage all’inizio del 303, in cui la Ford, tagliando sul dogleg, riesce a guadagnare il terreno necessario per imporsi sulla Toyota.

Questa manovra si rivelerà, pochi minuti dopo, decisiva. Ryan Blaney vince così la Straight Talk Wireless 500 al Phoenix Raceway. Bell, Larson, Gibbs, Hamlin, Wallace, Byron, Reddick, McDowell e Jones completano la top 10.

Ryan Blaney, nato 32 anni fa a Hartford Township, Ohio, si è portato a casa la diciottesima vittoria in carriera, nonché prima stagionale, in una pista che lo ha visto più volte in grande spolvero. Nonostante abbia battuto Reddick, l’alfiere Penske dovrà ripetere delle performance simili molte volte per poter ambire al titolo.

I risultati odierni

La classifica della “Straight Talk Wireless 500”

La classifica generale

Così in campionato dopo 4 delle 36 gare della NASCAR Cup Series 2026

Tyler Reddick (225) è ancora ampiamente in testa al campionato.

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Immagine: Media NASCAR

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