Ancora pioggia a Nashville. Dopo il rain delay, Hamlin mette in scena una corsa in cui passa da primo a ultimo ed infine di nuovo primo battendo i teammate
“Le sei e ventisei, ci sono notti in cui non sai dormire. E più lo chiami e più Morfeo ti dice: ‘Non ce n’è’.” Così cantava qualche anno fa Cesare Cremonini. La citazione non è casuale, infatti per gli appassionati italiani di NASCAR è stata – causa ancora pioggia – una lunghissima notte, chiusa alla bandiera a scacchi appunto alle 6:26 di mattina del lunedì. A Nashville spettacolo e anche incidenti, provocati spesso dai freni che saltavano come tappi di champagne, gravati dalle sollecitazioni termiche e di 80 cavalli in più rispetto all’anno scorso. Vince Hamlin che, partito dalla pole, si prende subito una penalità e rimonta dall’ultimo posto, poi viene salvato da una caution nel finale che toglie la vittoria (ma Christopher ci ha messo del suo) a Bell che, anche a detta di Denny, avrebbe meritato il successo.
La gara
Il lightning hold che aveva interrotto le libere della OAP Series diventa temporale che arriva sul Nashville Superspeedway a 5′ dalle prove della Cup Series. È un altro weekend grigio quello che affronta la NASCAR, ma bisogna andare avanti. 38 le auto presenti per questa tappa: oltre ad Austin Hill nuovamente sulla #33 – ex #8 di Kyle Busch – ci sono la #66 di Chad Finchum e, soprattutto, la #67 di Corey Heim. Sabato, fra uno scroscio e l’altro, arriva l’attesissimo annuncio ufficiale: il campione 2025 della Truck Series nel 2027 sarà a tempo pieno sulla #35 di 23XI Racing al posto di Riley Herbst destinato, quasi certamente, alla terza vettura di Legacy MC (e viene da pensare che i soldi dell’acquisto del charter già avvenuto siano venuti almeno in parte proprio dalla famiglia Herbst).
Il programma è ormai quello consueto: si cancellano le qualifiche per cercare di salvare almeno una sessione comunitaria di libere da 45′. Anche in questo caso ce la si fa e l’unico problema sono i ritardi (causa lightning hold e fallimenti al primo giro) ai controlli tecnici, ma alla fine tutti avranno spazio per scendere in pista. Il migliore è Christopher Bell (29.802″) davanti ad un Chastain in forma sulla pista di casa per Trackhouse, poi Hamlin, Gibbs e Reddick che già si lamenta di problemi ai freni, tema ricorrente in casa 23XI. L’algoritmo, intanto, ha messo in pole position Denny Hamlin a precedere Reddick, Suárez, Bell, Larson, Gibbs, Blaney, Byron, Logano e van Gisbergen.
Domenica c’è il sole nella mattina e anche il pomeriggio inizia bene a Nashville. Ovviamente, però, c’è una nuvola carica di pioggia in arrivo sulla pista proprio in vista della bandiera verde. Stavolta la nuvola fa un favore a tutti, circa: arriva in anticipo e a 30′ dal via lo scroscio bagna la pista. Tutto ok, la NASCAR in maniera quasi fanciullesca annuncia l’accensione dei motori 5′ dopo l’orario previsto per la bandiera verde ma 1) la pista non è ancora pronta 2) torna a piovere.
Alla fine il rain delay è di circa 1h e, rispetto alla bandiera verde prevista per l’1:20 italiane, l’accensione dei motori è per le 2:25 con partenza effettiva, dopo aver asciugato la pit lane, alle 2:40. L’unica modifica, in assenza di auto penalizzate, è una competition caution fissata al giro 35 in una gara da 300 giri (90+95+115) per 400 miglia, 10 i set di gomme per un pieno stimato da 68-75 giri.
E la partenza assume un alone di sintomatico mistero (cit.): durante i giri di formazione, via radio Dale Jr. dalla cabina di commento scherza con il poleman Hamlin, forse pensando al dominio Toyota di questi mesi, e gli chiede: “Quale dovrebbe essere il bonus se dovessi vincere partendo ultimo e non primo?” E Denny gli risponde: “Raddoppiare il montepremi.” Cosa succede al via? Hamlin commette la falsa partenza più clamorosa degli ultimi anni, anticipando la restart zone di almeno dieci metri al punto che il suo margine sul secondo è maggiore al giro 0 (0.449″) che al giro 400 (0.115″). La penalità è quasi immediata, Denny la sconta poco dopo e scende all’ultimo posto (non viene doppiato) e la reazione via radio sembra quasi neutrale, se non di indifferenza.
Intanto, Reddick ha mantenuto facilmente il secondo posto, poi diventato primo, perché Suárez non ha il passo degli altri big e pian piano scenderà in classifica. Il primo a passarlo è Bell che al via dall’esterno si è liberato di Larson. L’inizio di gara è buono anche per Erik Jones che entra in top10 ai danni di uno Zane Smith in forma nelle ultime settimane, poi supera un Logano anche in questa serata mai seriamente in corsa, anzi spesso in versione gambero.
Dopo il sorpasso di Larson su Suárez (con Kyle che ha perso il treno buono ed è a 2″ da Reddick), arrivano anche quelli di Gibbs e Blaney, con Ryan che involontariamente quasi stringe la #7 a muro in curva4. Di questo frangente ne approfitta Byron per superare anche lui Ryan che al giro successivo perde quasi il controllo nello stesso punto.
Si sta comportando bene anche van Gisbergen, che al via praticamente non ha perso posizioni, tuttavia con un Jones in forma (sorpasso in sequenza su di lui e poi anche su Daniel) non può nulla. Hamlin, intanto, si mette al riparo e supera Finchum lasciando l’ultimo posto, poi passerà anche Ware, i quali saranno i primi doppiati. Suárez è sicuramente il pilota più in difficoltà, inizia a scivolare sul banking e così apre la porta prima a SVG, poi anche a Smith, infine – proprio in vista della bandiera gialla – pure da Hocevar.
Alla competition caution, Reddick (loose in uscita) guida con 0.7″ su Bell (leggero sottosterzo), poi Larson (+3.5″), Gibbs (+5.9″), Byron (+7.8″), Blaney (+7.9″), Jones (+9.1″), van Gisbergen (+11.7″), Smith (+13.3″) ed Hocevar (+14.8″), poi Suárez, Allmendinger, Logano, Keselowski e Wallace, Hamlin 36° a 29.2″, ma che girava sul paso di Reddick (circa 30″ e mezzo) e che dunque non sembrava nonostante tutto a rischio imminente di doppiaggio. Lucky dog per Ware che lascia il solo FInchum a -1.
Mentre tutti vanno ai box, iniziano già i primi report sui freni. Già, perché a Nashville questo è il tema tecnico della serata. Con l’aumento della potenza di 80 cavalli rispetto all’anno scorso, infatti i freni sono più sollecitati e questa (oltre alla ben rinomata Gateway), diventa una pista da circoletto rosso, rosso (fin troppo) come i freni di Hocevar o come l’allarme per Bowman che sente vibrazioni in frenata.
Iniziano anche le strategie: van Gisbergen, Logano e Keselowski cambiano solo due gomme e precedono alla ripartenza Reddick, Larson, Bell, Bowman (anche lui due gomme dal 19° posto), Briscoe (idem dal 23°), Byron e Blaney. Hamlin, invece, sosta completa e rimane 34°, aggiustamenti alle prese dei freni per Hocevar invece non riuscite in tempo, quindi Carson dovrà soffrire ancora per uno stint.
Bandiera verde ai -49 (dunque nessun problema per arrivare a fine stage), Logano scatta bene ma SVG dall’esterno rimane fermamente al comando, Reddick punta subito all’esterno, mette Keselowski 3-wide e guadagna terreno passando di slancio anche Joey al giro successivo; Bell, invece, si deve accodare alla #22 a differenza di Larson che aggira entrambi.
Sembra tutto facile per Tyler, invece il sorpasso di slancio sul neozelandese non riesce, la #45 ha un’esitazione in curva4 e Larson lo attacca all’interno ai -45. I due si fanno un giro affiancati, poi Reddick forza la mano in curva3-4, ma lo fa troppo e così scivola largo, aprendo ancora di più la porta a Larson che, anche lui, deve andare in tuffo alla frenata successiva, tuttavia completa il sorpasso di cui ne approfitta anche Bell. Shane ringrazia sentitamente.
Che la differenza fra due e quattro gomme non sia notevole a distanza dal pit stop lo fa vedere il fatto che Byron (comunque in ombra anche oggi) non riesca a passare un Keselowski che era in difficoltà di assetto nello primo stint. Vanno via così in cinque, anche se Larson ha fretta. Van Gisbergen, tuttavia, resiste benissimo, i due si sfiorano (e si toccano leggermente) un paio di volte, Kyle deve anche riaccodarsi e rilanciarsi. Alla fine, SVG cede dopo almeno cinque giri di battaglia e solo dopo un altro piccolo contatto che favorisce anche Bell mentre Reddick si deve accodare nuovamente.
Mentre la classifica si assesta ulteriormente (Byron supera Keselowski, poi riprende e infila anche Logano, Bowman invece cede a differenza di Briscoe), Bell ci prova di slancio all’interno di Larson (che si tiene a centro pista), ma anche lui fallisce nell’intento ed inizia così un elastico che durerà per i giri successivi. Hamlin, invece, fatica nel traffico dopo essere entrato in top20. Ai -20 Larson guida con 0.4″ su Bell, 3.5″ su SVG, 4.4″ su Reddick, 5.0″ su Byron, 6.2″ su Logano, 7.2″ su Briscoe, 7.4″ su Blaney, 9.3″ su Keselowski e 9.7″ su Smith.
Poi, il primo incidente di giornata. Prosegue il periodo sfortunatissimo per Connor Zilisch che, dopo un venerdì da commentatore tecnico dei Truck ed un sabato da spotter in OAP, alla domenica diventa suo malgrado il primo ritirato di giornata, con il disco freno anteriore destro che esplode letteralmente in rettilineo e manda la #88 per la tangente contro il muro senza preavviso. Lucky dog per Finchum che recupera uno dei due giri persi.
Ovviamente il gruppo si spacca: proseguono solo Allmendinger ed Herbst, poi escono dai box Blaney ed Elliott con due gomme fresche, dunque Larson con un pit completo, a seguire Suárez, Wallace e Hocevar di nuovo su due, quindi Reddick, Byron, Briscoe, Logano e SVG. Sosta disastrosa per Bell alla posteriore sinistra e Christopher precipita al 29° posto.
Ripartenza ai -11 e chi ha gomme fresche punta tutto sull’esterno, Blaney va 3-wide (Larson addirittura 4-wide) in curva1-2, poi in uscita incrocia totalmente e si tuffa in curva3. Sembra aver passato tutti, anche un Allmendinger che recupera in uscita ma che, quando arriva una nuova caution immediata, ha il muso leggermente indietro. Per Trackhouse la gara di casa si trasforma in un incubo, dato che evidentemente sono stati commessi degli errori gravi per i freni, salta in curva1 anche il disco di Chastain (uno dei favoriti) e pure Ross deve tornare a casa subito. Per il team di Justin Marks, due auto da buttare o quasi in 81 giri e con il solo SVG, sempre più preoccupato, ancora in pista. Finchum torna a pieni giri.
Ai box vanno in pochi: Hocevar, Gilliland, Hill, Stenhouse, Custer, McDowell che era finito in testacoda alle spalle di Ross nel parapiglia e anche Preece, ufficialmente per problemi di pressione acqua, ma in fretta arriva la diagnosi. Per la #60 radiatore bucato per un detrito dei freni di Chastain preso in pieno e per Ryan (che in settimana si è visto confermare la controversa penalità di 25 punti per l’incidente con Gibbs in Texas) c’è il ritiro.
Si va dunque ad uno sprint di appena un giro con Blaney al comando su Allmendinger, Herbst, Larson ed Elliott. Tutto facile per Ryan? Tutt’altro. Dall’interno la #12 fatica in curva2 e lì viene aggirata da AJ e a dare il colpo di grazia è la spinta di Larson alla #16. Allmendinger vince dunque a sorpresa la prima stage davanti a Larson, Blaney, Elliott, Reddick, Wallace, Byron, Briscoe, Herbst ed Heim, a seguire i big che avevano cambiato quattro gomme alla sosta, incluso un Hamlin risalito al 19° posto, Bell invece 22°. Nessun lucky dog in quanto tutti a pieni giri.
Al break poche soste (Allmendinger, Elliott, Herbst, Ware e Suárez pure lui con qualcosa da sistemare ai freni), poi si riparte ai -87 nella seconda stage con Larson tornato al comando davanti a Blaney, Reddick, Wallace, Byron, Briscoe, Heim, Jones, Logano e van Gisbergen.
Kyle scatta bene e nelle prime file si forma addirittura un 5-wide che poi diventa 3-wide con Briscoe, Reddick e Blaney. Tyler alza il piede e con la scia si rilancia passando Ryan e mettendosi alle spalle di Chase. Jones, invece, preferisce desistere e non approfittare del rallentamento della #12 su cui si tuffa invece Wallace, il quale però rimbalzerà dietro ad Heim. Hamlin rientra in top10 col sorpasso su Logano mentre Gibbs e Keselowski si scambiano un po’ di vernice delle fiancate in curva4.
Mentre Shane perde qualcosa in questa fase (sorpasso subito da Byron ed Hamlin), Larson e Briscoe scappano approfittando di un Reddick ancora non al meglio, soprattutto in uscita di curva e nella gestione freni. Hamlin, invece, recupera a suo piacimento, dimostrando grande abilità – anche della sua vettura – nel passare nei sorpassi fra interno ed esterno, come dimostrato nel doppio sorpasso su Wallace e Byron, lasciati sul posto a proseguire la loro battaglia.
Anche Bell sta tornando su e col sorpasso su SVG ai -75 torna in top10 e, approfittando di quanto succede poco più avanti, riprende proprio Hamlin che sì è efficace, ma probabilmente è un gradino sotto alla #20 come velocità pura. Infatti, una volta risolte queste pratiche, ai -70 è proprio Bell ad attaccare Hamlin dall’esterno con il sorpasso completato al secondo tentativo. A questo punto ci sono ben sette Toyota in top9, le eccezioni sono Larson primo, ma ormai braccato da Briscoe, e Blaney quarto.
Ai -60 iniziano le manovre di Chase che riesce a tenere più facilmente la corda mentre Kyle si tiene sempre più a centro pista. L’attacco inizia in curva1-2 e prosegue per un paio di giri in cui i due procedono affiancati fino al completamento in curva3. Briscoe si prende il comando e subito scappa via. Jones, intanto, vive una piccola flessione e subisce in sequenza due sorpassi, il primo da un ottimo Heim (bel up&under) che entra in top5 e poi da Bell. Flessione notevole anche per Byron, ripassato da van Gisbergen.
Ai -50 Briscoe guida con 2.6″ su Larson, 3.3″ su Reddick, 3.9″ su Blaney, 6.7″ su Heim, 7.4″ su Bell, 8.6″ su Jones, 10.3″ su Hamlin, 13.7″ su Wallace e 15.2″ su SVG, poi Byron, Gibbs, Smith, Logano e Buescher. Chi si è fermato al break precedente, praticamente non ha recuperato terreno.
Ad aprire il giro di soste ai -47 è proprio Reddick che rinuncia anche all’attacco in corso su Larson; chi non rinuncia è invece Gibbs che infila un Byron ancora anonimo. Larson copre subito ai -46 seguito da Jones, Wallace, Byron e Logano, ai -45 è la volta del leader Briscoe con Heim, Hamlin (frenato dal sottosterzo in curva e dal sovrasterzo in uscita), SVG e Buescher, ai -44 Bell, poi di Hocevar con una sosta lenta alla posteriore sinistra.
Fra gli audaci che stanno tirando dritto ci sono Blaney ed Elliott (con Ryan che ha addirittura 22″ di vantaggio su Chase rimasto in coda dopo il pit precedente) e la loro strategia paga: Stenhouse entra ai box ai -41 in maniera poco ordinata e nel gruppetto alle sue spalle si crea un po’ di scompiglio, Austin Dillon si ritrova fra Buescher davanti e Keselowski dietro e, fra leggeri scarti e differenze di velocità, Brad manda in testacoda sul traguardo la #3.
A pieni giri in quel momento c’erano solo Blaney, Elliott, McDowell, Allmendinger, Suárez, Gilliland, Hill e Custer che guadagnano una sosta gratis davanti al lucky dog Briscoe, poi Larson, Reddick, Bell, Heim, Jones ed Hamlin. Dopo le soste degli otto (posizioni invariate) ed una immensa wave around che riporta a pieni giri un totale di 31 auto (l’ultima è proprio quella di Hocevar dopo la lunga sosta), con i soli T.Dillon e Ware a -2, A.Dillon e Finchum a -2, la corsa svolta il giro di boa del giro 150 e, in caso di guai ulteriori col meteo (la pioggia evita la pista, il pericolo maggiore diventa quello della nebbia di lì a circa mezz’ora, ma non si materializzerà), la gara è ufficiale.
Ripartenza ai -34 nella seconda stage e Blaney scatta bene portando con sé Elliott, fra i big c’è molto rimescolamento, infatti nelle prime ad avvantaggiarsi sembra essere – dal mezzo di un 3-wide – Larson su Briscoe che invece perde terreno. I 3-wide sono anche davanti e da quello fra Suárez, McDowell ed Allmendinger emerge al terzo posto il messicano, lasciando gli altri due in battaglia. Dopo la fase Larson, risale invece nuovamente Reddick che si mette davanti alla #5, mentre Hamlin lascia sul posto Bell; il mancato sorpasso immediato su Jones favorisce il ricongiungimento in casa JGR, poi la #20 attacca la #11 all’esterno.
Mentre Blaney allunga in progressione, Suárez cede come a inizio gara e ai -25 viene ripassato prima da Allmendinger e poi da McDowell, poi iniziano i guai perché anche Reddick lo attacca e lo aggira ai -20. Per Larson la rimonta è stoppata invece da Gilliland mentre Bell infila Briscoe. Il sottosterzo fa crollare Byron e Logano addirittura in coda ai piloti a pieni giri.
Ai -12 nuova caution (proprio mentre Bell stava attaccando Larson) e nuovo freno che salta con conseguente botto notevole. Stavolta la vittima è Allmendinger che era al terzo posto; ritiro per lui mentre ne beneficia col lucky dog il compagno di squadra Ty Dillon. Mentre SVG avverte pure lui i primi guai ai freni, la pit lane tarda ad aprirsi e così si pensa già al fuel saving, dato che dicono ad Hamlin che da qui si potrebbe arrivare in fondo con sole altre due soste.
Quando si apre la corsia dei box tirano dritto solo Suárez, Bowman, Stenhouse, Cindric, Keselowski e Byron, poi McDowell con due gomme fresche, infine Briscoe, Gilliland, Hamlin, Bell, van Gisbergen, Elliott e Blaney (che perde terreno dovendo rifornire più a lungo), Reddick e Larson. Penalità per Hocevar per falsa partenza dei meccanici.
Ripartenza per uno sprint di quattro giri e Suárez torna in forma Charlotte, ripartenza piazzata a lasciare subito Bowman e Stenhouse affiancati a lottare mentre lui allunga di quel tanto che basta per respirare e far passare i metri. Ad aiutarlo però ci pensa un nuovo incidente: Heim sbaglia completamente la frenata in curva1, travolge Gilliland ed i due toccano il muro mentre viene coinvolto anche Custer. Lucky dog per Ware.
Suárez vince così dietro la pace car la seconda stage davanti a Bowman, Stenhouse, Cindric, Hamlin (che aveva guadagnato andando all’esterno), McDowell, Byron, Bell, Briscoe e Keselowski; SVG 11° davanti a Elliott, Reddick, Blaney e Larson, 32 auto a pieni giri davanti ai già citati A.Dillon e Finchum sempre a -2.
Poche soste al break (Suárez, Cindric, Keselowski, Bowman, Stenhouse, Byron, T.Dillon e Custer), poi si riparte ai -109 con Hamlin passato dunque al comando davanti a McDowell, Bell, Briscoe e van Gisbergen.
Bandiera verde e dopo poco meno di due giri nuova caution: sembra un replay di quanto visto prima, con in curva4 un quasi contatto fra Stenhouse e Gragson che innesca una reazione a catena in cui Ty Dillon scarta a sinistra, Keselowski va ancora più a sinistra sull’apron, da dietro arriva (perché il destino ci vede benissimo in questi casi) Austin Dillon che non riesce a frenare in tempo, tocca la #6 e la manda contro il muro non prima di aver centrato l’incolpevole Cindric. Lucky dog per Gilliland che aveva perso tempo nelle riparazioni mentre Keselowski accusa Dillon di averlo fatto apposta (difficile da dimostrare) come vendetta per l’incidente precedente.
Dopo alcune soste ulteriori in coda, si riparte ai -99 con Hamlin al comando su Briscoe, McDowell, Bell, Elliott, Reddick, van Gisbergen, Larson, Blaney e la new entry Buescher. Stavolta la tregue dura appena due giri e mezzo: mentre Denny resta davanti a Chase per un pelo in curva3 e Bell aggira a fatica McDowell, in curva1 Hocevar tocca Buescher (che ovviamente non la prende bene) e la manda larga dove viene travolto da Wallace che stringe a muro Byron, Bubba rimbalza senza controllo verso la pista dove centra l’incolpevole Bowman. #23 e #48 costrette al ritiro, #24 a lungo nel garage per le riparazioni, lucky dog per Heim.
Ancora poche soste (di strategia il solo Suárez, gli altri per riparazione danni), poi ennesimo restart ai -89, stavolta con Hamlin su Briscoe, Bell, McDowell, Reddick, Elliott, Larson, Jones, van Gisbergen e Blaney. Questa stage però non vuole proprio prendere vita e, mentre il trio JGR scappa via approfittando del fatto che McDowell tenga a bada il 3-wide di #45-#9-#5, con i tre poi a scambiarsi le posizioni, arriva una nuova caution, stavolta in curva4 dove sui bump Nemechek alza il piede vistosamente e viene toccato da un Hocevar stavolta incolpevole perché non poteva reagire in tempo al rallentamento della #42 che nel testacoda coinvolge Gilliland, Berry ed Herbst. Lucky dog per A.Dillon che passa da -2 a -1 mentre l’unico a ritirarsi è Berry per i danni al muso.
Si avvicina la finestra per l’ultimo pieno e qualcuno (Blaney, Smith, Hill, Heim oltre agli ammaccati) decide di rischiare andando ai box. Non si capisce, tuttavia, perché Ryan cambi due gomme e non quattro. Ennesimo restart ai -80 con Hamlin sempre primo davanti a Briscoe, Bell, McDowell, Elliott, Larson, Reddick, Jones, van Gisbergen e Gibbs con Suárez (dopo la sosta precedente) 17° e Blaney 18°.
Stavolta si va davvero senza ulteriori incidenti: Hamlin va mentre Briscoe e Bell sono affiancati, Elliott infila subito McDowell che poi scivola e viene attaccato da Larson e Reddick. La #19 e la #20 sono clamorosamente affiancate per ben cinque giri e così Denny ringrazia allungando sui compagni di squadra. Alla fine, dopo aver rischiato anche di toccare il muro in curva2, Briscoe rimane al secondo posto. Hocevar punta ancora la top10, ma perde il muso in curva3 e si appoggia leggermente al muro. Finchum intanto rallenta e torna ai box a passo d’uomo, senza però far uscire una caution o ritirarsi, infatti dopo le riparazioni ripartirà e chiuderà 28° staccato di 11 giri.
Dopo essere finito a 1″ dal leader, Briscoe (malgrado un pedale del freno un po’ lungo) inizia a recuperare su Hamlin che non ha ancora una vettura a posto al 100% con l’assetto, ma non è solo, infatti si porta dietro anche Bell. Inizia così la cosiddetta “battaglia dei colori primari”: la #11 azzurra/blu di Denny Hamlin, la #19 rossa (con qualche dettaglio grigio/nero) di Chase Briscoe e la #20 gialla di Christopher Bell.

Il primo a farsi vedere è Bell affacciandosi all’esterno di Briscoe a partire dai -60, poi i ruoli si invertono, Chase si tiene a centro pista mentre Christopher punta all’interno. I tre non possono rilassarsi tanto, infatti in più di qualche inquadratura alle loro spalle c’è anche Elliott. Il gruppo di testa si ricompatta e ai -57 le tre Toyota sono racchiuse in appena 0.240″. Al giro successivo Briscoe si fa vedere all’interno, ma non trova il varco e così Bell lo attacca deciso all’esterno, completando la manovra in maniera talmente perfetta che si mette esattamente nel mezzo fra i compagni di squadra. La #20 non si ferma qui e attacca di slancio all’esterno di curva2, Hamlin prova ad allargarsi, Christopher insiste alla piega successiva e nemmeno un doppiaggio lo ostacola. Bell, dunque, al comando ai -54.
La risoluzione della situazione al comando permette intanto di allargare gli orizzonti in ottica sosta finale: mentre dicono a Smith che è a corto di due giri (e Blaney lo segue come un’ombra), il pit decisamente anticipato della #33 crea una situazione curiosa: Austin (Dillon) 26° a -1, Austin (Hill) 27° a -1, Austin (Cindric) 28° a -3. Intanto Bell allunga subito sui teammate e Briscoe torna vicino ad Hamlin.
Il quadro ai -45 vede Bell davanti ad Hamlin (+1.9″), Briscoe (+2.1″), Elliott (+3.1″), Reddick (+5.6″), Larson (+6.3″), McDowell (+7.3″), van Gisbergen (+7.8″), Gibbs (+8.1″) e Jones (+9.2″), poi Smith già 11° (+11.7″) davanti a Blaney (+12.0″).
Ad aprire le danze ai -44 è la sosta di McDowell, seguito al giro successivo da Hamlin, van Gisbergen ai -42, Briscoe ai -41, il leader Bell con Larson ai -40, Elliott ai -39 con Stenhouse, ai -38 Hocevar che ha pure lui ancora guai ai freni. Malgrado l’overcut di ben due giri, Chase balza davanti a Denny. A tirare dritto per il momento è Reddick, ma si ferma ai -34 seguito da Gibbs ai -33. La sosta di Jones ai -30 mette Smith effettivamente al comando con 0.5″ su Blaney, 6.9″ su Herbst, 10.8″ su Buescher, 11.2″ su Suárez, poi Bell a 16.7″, Briscoe a 17.4″ ed Hamlin a 19.6″ con i tre che più o meno recuperano 1″ al giro sui leader che stanno cercando di andare lunghi. Più staccati gli altri che, nel frattempo, si stanno sdoppiando da Zane, e nel caso di Gibbs fanno perdere più di qualche metro a Blaney che era vicinissimo alla #38.
Poi però il castello di carte inizia a sfaldarsi: il muretto di Blaney capisce che non potrà arrivare in fondo e quindi Ryan pitta ai -26 insieme a Buescher e Ryan cambia ancora due gomme, dunque quelle di sinistra sono ormai stravecchie. Ai -25 Bell supera Suárez, ai -23 scende sotto i 10″ di ritardo da Smith, ai -22 anche Briscoe passa il messicano, ma ha perso decimi preziosi dal leader virtuale. Herbst si arrende ai -18 (e si prenderà pure una penalità) prima di essere ripreso e con lui si ferma anche Daniel. Chase recupera la #20 grazie al doppiaggio per nulla semplice di Buescher e Custer. Ai -15 Smith ha solo 1.5″ su Bell, 2.4″ su Briscoe, 4.8″ su Hamlin, 7.5″ su Elliott e 10.8″ su Larson.
Dopo il doppiaggio di Buescher, fra la #38 e la #20 rimane solo la #22 di Logano che si sta per sdoppiare. Ai -13 Logano aggira Smith in curva4 e Bell lo segue, sul traguardo i due sono separati da soli 0.092″ con il vantaggio ancora per Zane, sul rettilineo opposto però il sorpasso è completato e Christopher è al comando, anche se non lo sa nemmeno perché si è perso la sosta di Blaney che, dunque, credeva fosse davanti a Smith.
Poi arriva subito la caution a riaprire tutto: quello che sul momento dall’alto sembrava un disperato tentativo di Buescher di superare Logano in curva3 per il virtuale lucky dog è in realtà un altro disco freno saltato. E anche Chris finisce ko mentre Joey recupera il giro.
Che fare ora? A pieni giri ci sono 16 auto (nell’ordine Bell, Smith, Briscoe, Hamlin, Elliott, Larson, van Gisbergen, Gibbs, Reddick, Jones, Blaney, McDowell, Stenhouse, Hocevar, T.Dillon e appunto Logano) e dietro la pace car si passano tanti giri a pulire la pista dai detriti. Fermarsi o no per cambiare gomme? La pit lane viene aperta solamente ai -7 ed il gruppo si spacca: Bell tira dritto e toglie qualsiasi wave around, Smith (due gomme) ovviamente va ai box insieme a Reddick, Blaney (altra decisione strategica controversa), McDowell (penalità per falsa partenza dei meccanici), Stenhouse, Hocevar, T.Dillon e Logano.
La gara si decide, dunque, in uno sprint di appena quattro giri con Bell davanti a Briscoe, Hamlin, Elliott, Larson, van Gisbergen, Gibbs, Jones, poi Smith dal nono posto davanti a Reddick, Blaney, Hocevar, Stenhouse, T.Dillon, Logano e McDowell in coda a tutti.
Bell scatta bene e lascia dietro di sé Hamlin e Briscoe affiancati, tuttavia Christopher commette un errore fatale: scivola in curva2 e apre la porta a Denny che si mette al suo pari. Gli altri scompaiono, per un attimo si riesce a notare che SVG è addirittura in lotta per il quarto posto con Elliott: sulla linea dei -3 Bell è davanti ad Hamlin di appena tre millesimi con Briscoe a 0.13″ a capire dove andare. Larson intanto ha forato (a suo dire su detriti di freno ancora in pista) e tornando ai box a tutto spiano si rende protagonista di un 360° il cui fumo bianco non fa uscire la caution.
Il terzultimo giro vede Bell ed Hamlin ancora alla pari, sulla linea la #20 è ancora davanti alla #11 per 0.029″ mentre Briscoe ha perso un metro, non di più, ancora affiancati pure van Gisbergen ed Elliott, osservati da vicino dalla sorpresa Stenhouse che approfitta della lotta Blaney-Reddick dietro di lui.
Al penultimo giro i due leader rischiano grosso in curva2, ma nulla in confronto alla piega successiva: in curva3 Hamlin scivola largo e porta con sé Bell, permettendo a Briscoe di tornare sotto, prendere la scia della #20 e sul traguardo attaccare deciso all’esterno. Ad appena un giro dalla fine Bell è al comando con 0.025″ su Hamlin e 0.051″ su Briscoe.
Bell decide di dare il tutto e per tutto per scrollarsi la #11 e affonda in curva1-2, ma stavolta è lui a scivolare largo, Hamlin ringrazia, si infila e passa mentre Briscoe non ha avuto spazio di manovra e occasione per incrociare. A Nashville, passando da primo a ultimo a primo, la vittoria va ad Hamlin davanti a Bell e Briscoe.
Dietro di loro, l’ultimo incidente di serata (anzi nottata, anzi mattinata dato che in Italia sono le 6:26). La dinamica è come quella vista due volte con Keselowski e A.Dillon: in uscita di curva4 un leggero rallentamento porta Blaney a spingere Elliott, solo che la manovra non va a buon fine, la #9 sbanda e centra Reddick. Stenhouse evita tutti e si prende il quarto posto con una livrea ispirata a quelle di Kyle Busch, poi si va alla moviola fra auto sbandate, di traverso o incidentate. Il primo verdetto sembra clamoroso con cinque auto in 112 millesimi: Elliott quinto a 1.620″, Reddick sesto un millesimo più dietro, van Gisbergen settimo a sei millesimi da Chase, poi Blaney a 1.690″ e Smith a 1.732″. La moviola poi però sistemerà tutto: SVG viene messo (giustamente) in top5 a +1.620″, Reddick sesto a +1.621″, Elliott settimo a +1.625″.
Il resto della classifica vede Hocevar a completare la top10 davanti a Jones. T.Dillon, Gibbs, Logano e McDowell, 15° e ultimo a pieni giri. Suárez 19° a -1 come Larson 23°, Heim -2, Cindric -4, tutti gli altri incidentati da Buescher in giù ritirati.
Per Denny il terzo successo stagionale ha un sapore ancora più particolare: l’inchino alla Kyle Busch arriva infatti in occasione della 62esima vittoria in Cup Series, solo una in meno di Rowdy. Sì, Busch sarà ancora presente nella mente di tutti ancora a lungo.
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Immagine: Media NASCAR
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