NASCAR | Cup Series, Martinsville #1 2026: Elliott beffa di strategia Hamlin!

Di: Gabriele Dri
NascarLiveITA
Pubblicato il 31 Marzo 2026 - 09:30
Tempo di lettura: 15 minuti
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NASCAR | Cup Series, Martinsville #1 2026: Elliott beffa di strategia Hamlin!

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Hamlin domina a Martinsville (292 giri in testa su 400), ma nella stage finale il più abile – e fortunato – è Elliott

No, stavolta niente decisioni sbagliate da parte di Chris Gayle. Anzi, quello che ha rischiato di finire nell’occhio del ciclone è stato l’altro crew chief, Alan Gustafson, il capo del muretto della #9 di Chase Elliott, spesso accusato dai tifosi del Most Popular Driver di essere poco propenso all’attacco e a osare nei momenti vicini al traguardo. Stavolta però Gustafson ha osato, anche perché la situazione fino a tre quarti di gara a Martinsville era buona ma non eccezionale. Ha anticipato decisamente la sosta della #9, sperando che poi uscisse una caution a salvare Elliott da un run finale lunghissimo. La bandiera gialla è arrivata e da lì in poi Chase ha tenuto a bada il dominatore Denny Hamlin, beffato dunque alla bandiera a scacchi.

La gara

La NASCAR Cup Series fa tappa a Martinsville, l’ultima prima di una brevissima pausa, con ancora tanta curiosità per vedere come si comporteranno le vetture con 80 cavalli in più sulla Paperclip. La risposta, purtroppo, sarà non dissimile dal passato, con un degrado delle gomme non eccessivo e che porta solo alla polverizzazione del battistrada con i marble che si raccoglieranno più nei passaruota che in pista.

37 le auto presenti, l’unica Open è la #33 di Austin Hill con un RCR che prova – malamente – ad evitare il peggior inizio di stagione della sua storia ultraquarantennale (finora zero top10 in sei gare) e ancora una volta Justin Allgaier al posto del convalescente Alex Bowman.

Libere e qualifiche al sabato scorrono via tranquille. Nelle prove non ufficiali è Wallace il più rapido (19.685″, con tempi notevolmente inferiori rispetto al 2025) davanti a Gibbs ed Hamlin, poi è proprio Denny a salire in cattedra prendendosi la pole position (19.275″) precedendo Byron, Berry, Gibbs, un sorprendente van Gisbergen, Cindric, Hocevar, Reddick, Logano (chiamato al riscatto dopo l’orribile prestazione di Darlington) ed Elliott. Keselowski (alla 600esima gara in Cup Series, con Brad che dice di voler arrivare a 800) solo 23°, comunque meglio del Titanic chiamato RCR che piazza Austin Dillon 30°, Kyle Busch 34° e Austin Hill 37° e ultimo a 0.7″ dalla pole e 0.2″ dal penultimo che non è nemmeno Ware bensì Ty Dillon.

Nessuno scossone prima della griglia, dunque può avere subito inizio una gara da 400 giri (80+100+220 le stage in cui si presterà più attenzione alle gomme e alla track position che a tutto il resto. Hamlin scatta bene alla bandiera verde e dopo curva2 viene subito seguito da Byron, poco più dietro Cindric aggira SVG (lasciandolo all’attacco subito da Reddick) e punta Gibbs senza successo. Anche Elliott tenta la via larga, ma rimbalza dopo non essere riuscito a superare Logano; si salverà difendendosi – con contatto – su Wallace.

In appena cinque giri Hamlin mette 0.7″ di vantaggio su Byron e già si capisce l’antifona della gara. La capisce anche Logano che non è quello di sette giorni fa e approfitta di Carson che ha mollato per passare prima lui, poi lanciarsi dopo un 3-wide su Reddick. A seguire Joey è il compagno di squadra Blaney che prima entra in top10 superando Bell (anche oggi spento), poi lo stesso Carson, infine lo stesso Reddick. Ma è tutto Penske che si comporta molto bene: là davanti, infatti, Cindric supera Gibbs.

Un altro pilota che è un po’ appannato è Larson, il quale deve usare il muso per liberarsi di Bell, favorendo anche il sorpasso di Elliott. Christopher a sua volta si difende bene su Wallace che, sulla manovra non completata, viene infilato in sequenza da Preece e Buescher. I due recupereranno molte posizioni praticamente in tandem.

Al 30° giro ci sono i doppiaggi in vista e Ware è il primo a cadere al giro 34. Proseguono anche i lievi assestamenti là davanti: Logano ha dato il meglio delle gomme e anziché riprendere van Gisbergen viene raggiunto da Blaney, Larson invece viene superato da Elliott.

Hamlin nel traffico ovviamente perde qualcosa e Byron gli si fa sotto. L’ostacolo più inaspettato per il leader è l’altra Toyota di Nemechek (sarà un osso duro per tutta la corsa) e così Byron ne approfitta, si infila e al giro 39 mette il muso davanti completando poi il sorpasso; si è fatto sotto anche Berry ed Hamlin rischia proprio con Josh in curva2. Il prossimo a doppiare nella lista è ora clamorosamente Kyle Busch al 33° posto. Ma Denny ne è ha infinitamente di più ed il regno della #24 dura appena sei giri che a Martinsville sono nulla, poi Hamlin ritrova l’interno e al giro 45 è di nuovo al comando.

Mentre Busch soccombe al giro 47, Byron inizia ad accusare del sottosterzo e così si stacca leggermente di nuovo. Cede anche Larson, superato anche da Bell mentre Preece passa anche Elliott e stavolta non lo segue Buescher. Mentre la trafila dei doppiaggi prosegue con Hamlin che mette in scena perfetti up and under (ingresso largo, poi puntando il cordolo in uscita facendo ruotare al meglio la vettura), emerge un altro pilota in recupero, Keselowski che da poco fuori la top20 inizia a puntare la top15 passando McDowell, Chastain e poi anche Suárez.

Mentre il muretto incoraggia SVG a riprendere Gibbs (sarà invece Ty a raggiungere Cindric che crolla nel finale), un brutto segnale lo regala anche oggi Briscoe, pericolosamente in zona rossa con ancora 20 giri da disputare. Hamlin non avrà pietà di lui, anche perché lui e Byron girano alla pari ed il loro 20.7″ in questa fase è di almeno un paio di decimi migliore di chiunque altro in pista e dunque non può rallentare.

Il finale vede uno scatenato Zane Smith sul long run superare due big come Bell e Larson mentre Wallace cede e viene infilato da Keselowski, Gibbs passa Cindric con Austin che lascia inavvertitamente la porta aperta per attaccare Berry, poi il primo incidente della gara.

La causa è la paura, la paura di Hamlin che sta arrivando alle spalle, doppiamente perché ha ripreso il gruppetto di Suárez, McDowell e Chastain per il primo doppiaggio e la coppia Ware-Nemechek (mestamente ultimo) per il secondo. In curva3 ai -3 il messicano tocca leggermente JHN che ha davanti e l’effetto domino manda Ware in testacoda senza danni.

Hamlin (che ai -5 aveva 1.6″ di margine sul secondo e 5″ sul terzo) vince la prima stage dietro la pace car ma davanti a Byron, Berry, Gibbs, Cindric, van Gisbergen, Logano, Blaney (loose in accelerazione), Reddick e Preece. Appena 22 auto a pieni giri con a seguire Hocevar, Elliott, Buescher, Smith, Bell, Keselowski, Wallace, Larson, Jones, Suárez, Chastain e McDowell, poi il lucky dog Allgaier. Tutti gli altri (RCR completo dunque) a -1, infine il solo Ware a -2 dopo il testacoda.

Il primo giro di soste non regala troppi scossoni al comando: Hamlin resta primo su Byron, Gibbs, Cindric, Berry, Logano, SVG, Reddick, Blaney ed Elliott, Preece perde cinque posizioni. Fra i doppiati invece più danni: speeding per Stenhouse mentre Kyle Busch prima è vittima di una mancanza dei suoi meccanici e ripartendo centra la sua stessa ruota appena cambiata e lo pneumatico vola pericolosamente in pit lane. Nessun danno per nessuno per fortuna, l’unico a pagare qualcosa è Zilisch, toccato sulla fiancata.

Si riparte, dopo una caution inutilmente lunga, ai -85 nella seconda stage ed Hamlin deve lottare un po’ di più con Byron che in curva3 ha il muso avanti, poi però Denny avanza e si porta dietro anche Gibbs che dopo un paio di giri infila la #24. Reddick supera van Gisbergen, Bell approfitta di una ripartenza infelice di Blaney per entrare a sorpresa in top10. Reddick sembra essersi svegliato passando anche Berry, ma non avanzerà più di tanto. Chi non avanza è Byron, il quale si spegne all’improvviso e viene passato dalla coppia Cindric-Logano.

La battaglia c’è anche a centro gruppo, Busch va 3-wide con Gilliland e Zilisch (che perderà tanto in questa fase) alla caccia di un insperato lucky dog. La caccia nemmeno inizia perché in una decina di giri arriva una caution: pochi istanti dopo la sosta di Buescher (un detrito, nel dettaglio un bullone, si è infilato nella presa dei freni e causato una vibrazione), arriva un nuovo tamponamento a catena in curva3. Stenhouse bumpa Chastain che finisce largo, Gragson è su quella traiettoria, deve frenare e così Noah viene travolto da Allmendinger. Lucky dog per Briscoe mentre Ryan alla moviola è dato davanti a Bell.

È passato poco dai pit stop e così vanno ai box solo piloti in difficoltà in coda (Larson, Smith, Keselowski, Jones, McDowell, Suárez e Allgaier), dunque si riparte a posizioni invariate: Hamlin su Gibbs, Cindric, Logano, Byron, Reddick, Berry, van Gisbergen, Blaney e Bell.

Bandiera verde ai -68 e lo status quo permane in top5, poi Bell perde a differenza di Blaney che supera Berry che ci aveva provato sul neozelandese. Ryan è entrato in forma e di slancio scavalca anche la #97 di forza con Shane che non ci sta e sul traguardo arriva il contatto fiancata contro fiancata innescato da SVG. Questo contraccolpo ha effetti anche poco più dietro con la battaglia fra Preece, Wallace ed Elliott con Bell che ci si butta un po’ poco ordinatamente. Tutti questi, però, verranno in seguito passati da Larson con gomme fresche.

Hamlin allunga come prima di quel tanto che basta, ma ora entra un nuovo possibile avversario, infatti Logano passa Cindric ed ora è terzo. Alla fine, tuttavia, Joey non si avvicinerà mai. Lo stint sembra invece sorridere a Busch, il quale scavalca Herbst (proprio mentre Blaney fa lo stesso con Reddick e Larson entra in top10) ed è virtuale lucky dog.

Il lungo assestamento prosegue: Byron cede ancora e così Penske è tutto in top5, ma occupa le posizioni 3-4-5 con Blaney che si unisce ai compagni di squadra. Più dietro Larson passa anche Berry (seguiranno controsorpasso e contro-controsorpasso), Elliott supera Wallace seguito da Preece.

Ai -35 la curiosità di sapere dove sia Hamlin rispetto ai doppiati sale e la risposta è immediata: ripresi Ware (ora a -3) e Custer (subito in -2 dopo essere andato in crisi con le posteriori). Ancora una volta Denny deve andare di forza su Nemechek con Gibbs che “grazie” a JHN aveva dimezzato il ritardo dal leader. Ai -22 Elliott rallenta di colpo e gira 1″ più lento, non si capisce il motivo ma dopo un altro passaggio non eccezionale riprende a girare come prima, forse ha voluto solo liberarsi dai marbles di troppo, forse è stato solo un errore in uscita di curva.

Il sogno di Busch dura fino ai -10 perché Hamlin deve forzare per tenere a distanza Gibbs (gli unici a girare nuovamente in 20.7″, forse solo Blaney potrebbe pareggiarli ma è bloccato dietro ai compagni di squadra con Logano che sta cedendo) e così Briscoe viene nuovamente doppiato. Blaney solo nei metri finali aggira Cindric che si pianta di colpo e viene infilato anche da Byron.

Hamlin vince anche la tranquilla seconda stage davanti a Gibbs (+1.25″), Logano (+5.1″), Blaney (+5.3″), Byron (+5.6″), Cindric (+5.9″), Reddick (+8.2″), van Gisbergen (+8.8″), Larson (+9.4″) e Berry (+10.0″); a pieni giri anche Preece, Bell, Elliott, Keselowski, Wallace, Chastain, Smith, Hocevar (ceduto dopo una buona stage iniziale), Suárez, Jones, McDowell ed Allgaier. Briscoe è il lucky dog davanti a Busch, in tanti fra -1 (incluso Buescher sceso con la sosta da 12° a 26°) e -2 ed infine il solo Ware a -3.

Secondo giro di soste generale ed Hamlin rimane primo, stavolta però davanti a Logano, Gibbs, Blaney, Cindric, Larson, SVG, Bell, Berry e Preece; sosta lenta per Byron (ora 13°), Reddick (15°) e Keselowski, wave around per Buescher.

Bandiera verde a 207 giri dalla fine e Logano, dalla corsia esterna, ha l’obbligo di provare a mettersi fra la #11 e la #54 per vedere se questo può dare una svolta alla gara, ma Joey non riesce in questo e così si ristabiliscono le posizioni della seconda stage. Blaney supera Cindric ed è quarto. Più dietro battaglia feroce fra Elliott, van Gisbergen, Berry e Bell di cui ne approfitta Byron per rientrare in top10, ci prova anche Larson ma rimedia una ruotata dalla #20.

Busch in questo momento è lucky dog virtuale, nuovamente, ma su di lui aleggia l’ombra di Buescher che perde già tanto terreno e a colpi di mezzo secondo al giro viene doppiato in poco tempo. Rowdy intanto è caduto anche sui colpi di Allmendinger (che sarebbe un giro dietro a lui) e permette a Gilliland di scavalcarlo. Chi perde di colpo è invece Logano, superato da Blaney ai -190 con Ryan che si mette nei paraggi di Gibbs; poco dopo Joey deve cedere anche a Cindric.

Hamlin allunga in progressione ed ai -175, quando Buescher si arrende, va ai box e cede il lucky dog a Gilliland, ha 1.5″ su Gibbs e da lì gestisce, soprattutto i doppiaggi che lasciano solo Todd, Busch e Ty Dillon a -1. Anche Nemechek va ai box fuori sequenza. Ai -160, dopo Ty, anche Busch scivola a -2 e per lui – e l’intero RCR – la gara è virtualmente finita.

Nemmeno i doppiaggi frenano Hamlin, ai -155 Gibbs è a 2″ e la notizia peggiore per tutti è che, mentre riprende Todd, Denny ha risolto in larga parte il sottosterzo che lo aveva afflitto nella seconda stage. Dietro di loro poco movimento in top10. Dunque, a regalare azione ci pensa ancora Nemechek che, con gomme fresche si vuole sdoppiare (cioè, recuperare uno dei tre giri di ritardo) e rischia qualcosa con Denny impegnato già nel doppiaggio di Gilliland che momentaneamente non lascia nessuno a -1. Gibbs ringrazia recuperando mezzo secondosi a 1.5″ e tirandosi dietro anche Blaney che aggirerà Ty al giro 257 con la complicità di Stenhouse, proprio mentre Hamlin doppia Suárez iniziando una inedita fase di doppiaggi.

Mentre Wallace perde ancora terreno e Denny prosegue inesorabile (e taglia il traguardo dei 3000 giri in testa in carriera a Martinsville), c’è sempre più aria inimmaginabile (pensando agli anni passati, ma non è più un fatto così inaspettato con la Next Gen) di giro di soste sotto green attorno al passaggio 290. Giro 261: Elliott ai box. Sembra una decisione assurda, troppo anticipata rispetto a metà stage e che lo lascia nel limbo, in sintesi una nuova strana decisione di Alan Gustafson. Invece questa sosta dalla nona posizione a quasi 9″ da Hamlin sarà la mossa decisiva per la gara.

La sosta di Elliott, a parte qualche doppiato, sembra destinata a fallire anche perché letteralmente tutti ignorano la #9 (che esce dai box con quasi due giri di ritardo) e proseguono per la loro strada. A seguirlo ai -132 è van Gisbergen appena passato da Preece. È in questo momento che Hamlin stacca definitivamente Blaney (+3″) e Logano finisce nel traffico e deve guardarsi dal rientro di Bell. Hill torna in pista con una ruota mal fissata (perde solo il controdado) e deve rientrare ai box per una sosta ulteriore.

L’unico ostacolo per Denny sono i doppiaggi e la lotta 2-wide fra Jones e A.Dillon gli fa perdere ben otto decimi, ma alla fine prosegue indisturbato. Hamlin ai -125 ha 2.3″ su Blaney, 5.8″ su Gibbs, 6.6″ su Cindric, 8.9″ su Logano, 9.2″ su Bell, 10.0″ su Larson, 10.4″ su Byron, 10.9″ su Preece e 12.6″ su Berry con i soli Wallace (a 17″), Chastain, Reddick (che di lì a poco crollerà), Hocevar, Smith e Keselowski a pieni giri.

Suárez ai -120 va ai box, ma è Larson ai -118 che è il “la” per il giro di soste; con lui Reddick e Briscoe. Seguono Logano e Byron ai -117, Bell, Jones e Preece ai -116, Smith ai -115, Wallace crolla pure lui e viene doppiato, Keselowski box ai -113, Gibbs ai -112 mentre Bell riattacca di forza Larson, Cindric ai -111, Hamlin ai -110, ovvero esattamente a metà stage. Mancano all’appello solo Blaney (-109) e Berry (-107). L’unica penalità è per la ruota fuori controllo di Allgaier mentre Ryan rischia di arrivare lungo nello stallo.

A giro di soste esaurito, a sorpresa Elliott è nettamente leader ai -105 con SVG a 3.7″, Hamlin a ben 4.6″, Blaney a 7.4″, Gibbs a 7.8″, Bell a 8.6″, Logano a 9.2″, Byron a 9.9″ e con solo Larson, Preece, Cindric, Reddick e Buescher (per ora) a pieni giri, infatti in molti si sdoppieranno nel frattempo. Denny fa un po’ di elastico, ma inesorabilmente recupera con gomme più fresche di quasi 30 giri. Hamlin supera van Gisbergen ai -103, ma scivola a 4″ dal nuovo leader.

Esattamente a 100 giri dalla fine il secondo momento decisivo, quello da analizzare e che potrebbe creare delle polemiche. In questo momento Ty Dillon torna ai box. Sembra una foratura la sua, in realtà è esploso un disco freno alla anteriore destra. La sosta diventa passaggio nel garage e poi ritiro con ufficialmente 298 giri completati (prima del guaio era a -3 dal leader).

Nel frattempo Elliott è nel traffico di Smith, Buescher, Hocevar e Gragson, ai -96 Hamlin è già a 2″, poi Denny va all’esterno, raggiunge Chase ai -93 portandosi dietro Blaney, ai -91 è di nuovo al comando. Elliott soffre, viene infilato anche da Keselowski e Chastain, poi si salva dietro a Ross mentre Blaney non ne approfitta.

Ai -89 arriva la caution per detriti. E il detrito è un pezzo del disco freno di Ty Dillon in mezzo alla pit lane. Dunque, Dillon era andato ai box da 10 giri che a Martinsville corrispondono a circa 3′, un tempo in cui il giro di soste non era più in corso. Dunque, perché non chiamare la caution subito? Se il detrito c’era anche prima allora bisognava chiamarla subito oppure non chiamarla nemmeno facendo intervenire al volo un commissario. Che fosse arrivata prima o dopo, in ogni caso, la caution è il salvavita per la gara di Elliott la cui audacia viene premiata da questo momento.

La classifica ora vede Hamlin davanti ad Elliott, Blaney, Gibbs, Bell, Logano, Byron, van Gisbergen, Larson, Preece, Cindric, Reddick, Berry, Smith, Briscoe, Wallace, Hocevar, Keselowski e Chastain, Suárez lucky dog, i soli Buescher, Jones e McDowell a -1, gli altri sparsi fra -2 e -6.

In arrivo c’è una inevitabile sosta di gruppo, potenzialmente decisiva. Hamlin esce dai box davanti ad Elliott, Gibbs, Blaney, Bell, Logano, Byron, Larson e SVG, tuttavia a rompere le uova nel paniere ci pensa Chastain che tira dritto (con gomme più usurate di 21 giri) e si prende la prima posizione. Wave around per Jones e McDowell.

Bandiera verde ai -78, caution ai -77: Hamlin scatta male ed Elliott lo affianca, i due lottano alla pari dietro a Chastain per tutto il giro, però il papocchio si sta sviluppando a centro gruppo. Si nota subito qualcuno che è andato 3-wide in curva1 e in molti pensano vedendo una sagoma scura “Quello sicuro è Hocevar.” E in effetti Carson ha attaccato e infilato di forza, ma nemmeno eccessivamente, Wallace.

Bubba a questo punto perde la bussola, anche se la ripresa esterna sembra più drammatica dell’on board. In curva3 rifila un bump deciso alla #77, poi la #23 diventa un bulldozer che travolge Hocevar mandandolo in testacoda in curva4. Non ci sarebbe nulla da dire se questo incidente finisse qua. Il grosso problema per Bubba è che nel mucchio ci finiscono anche (chi più, chi meno) Smith, A.Dillon, Suárez, Buescher, A.Hill, Herbst, Nemechek, Jones, McDowell e Zilisch per un totale di 12 auto, il grosso problema è che Wallace è il primo a rimetterci e doversi ritirare (violando la regola #1 delle stock car: se vuoi vendetta, non devi rimetterci tu in prima persona), il grosso problema è che a finire ko (oltre a Smith che era in ottima giornata) è anche il compagno di squadra Herbst. Decisamente una brutta manovra a cui Bubba risponde semplicemente solo “Ho giudicato male.” Lucky dog (non si sa come, visto che è nella lista dei coinvolti) per Buescher.

La vera notizia del giro sotto bandiera verde è che Elliott è secondo dietro a Chastain e davanti ad Hamlin, Gibbs, Logano, Bell, Byron, Larson e van Gisbergen e un totale di 21 auto a pieni giri (e Busch ancora lucky dog virtuale).

Nuova ripartenza ai -69 e Chase scatta bene, tiene l’esterno e dopo due giri di lotta si riprende il comando. Hamlin invece deve vedersela con Blaney e perde l’occasione immediata di scavalcare un Ross obiettivamente inferiore. Denny risolve la pratica #12 allargandosi (troppo? maliziosamente?) in curva4 mettendo la Ford contro il muro. Hamlin non lo dice, ma potrebbe avere la scusante di Gibbs all’interno sul paraurti per cui potrebbe non avere stretto abbastanza la traiettoria in accelerazione, tuttavia il risultato finale è #11 al terzo posto e #12 che perde posizioni con la convergenza non più a posto (verrà salvato da un Larson ancora non al top).

Hamlin risolve la pratica Chastain ai -63 con piccolo bump in curva2 e una staccatona in curva3 ed in questo momento ha 0.73″ di ritardo da Elliott. Bene o male, questo divario con varie oscillazioni, a sorpresa rimarrà invariato fino al traguardo. A pista libera Elliott viaggia bene, dietro Hamlin è sempre ad inseguire, il traffico non lo aiuta e forse crede di avere persino una ruota mal fissata, proprio come successo a Darlington. Di attacchi non ce ne saranno, nemmeno per un bump&run in extremis già visto fra i due ormai quasi 10 anni fa.

Nel frattempo, la classifica si assesta relativamente. Logano si riprende e supera Gibbs, Chastain lentamente affonda ed uscirà persino dalla top10, Byron supera Bell approfittando di Ross, Larson perde ancora il treno buono, Blaney si riprende solamente ai -20 quando aggira in curva3 lo stesso Bell. Poi solo la lunga attesa verso la bandiera a scacchi.

A 11 anni esatti dal debutto in NASCAR Cup Series (su questa stessa pista, ritiro per incidente) Chase Elliott vince la sua 22esima gara in carriera grazie ad una strategia molto audace e fortunata. Sul traguardo precede Hamlin (+0.565″), Logano (+2.0″), Gibbs (+3.1″), Byron (+3.7″), Blaney (+4.2″), Bell (+7.2″), Cindric (+9.049″), Larson (+9.056″, sorpassato in volata) e Berry (+10.1″); a pieni giri anche un ottimo van Gisbergen, Preece, Keselowski, Briscoe, Reddick, Chastain, Hocevar e McDowell. A -1 Buescher, Suárez, Jones, Allgaier e Gilliland, a -2 Busch (certificando il peggior inizio di stagione di RCR) con A.Dillon mentre alla fine Austin Hill chiude persino dietro a Ware (entrambi a -6).

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Immagine: Media NASCAR

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