NASCAR | Cup Series: Logano domina a Phoenix e si laurea campione per la seconda volta!

di Gabriele Dri @StockCarLiveITA
8 Novembre 2022 - 08:30

In una giornata diventata tragica per la morte improvvisa di Coy Gibbs, figlio di Joe e papà di Ty, in pista non c’è storia e Logano comanda dall’inizio alla fine. Solo Bell lo impensierisce nell’ultima stage, ma l’ultima sosta condanna la #20. Elliott ko dopo un contatto con Chastain che negli ultimi giri ci prova, ma non replica Martinsville


Ci si aspettava una gara equilibrata decisa dagli errori, piccoli o grandi. A Phoenix ci sono stati sì gli errori, ma il dominio così netto di Joey Logano forse era inaspettato. Probabilmente l’unico a crederci veramente, forte delle esperienze degli anni precedenti, era lo stesso pilota del Team Penske che voleva a tutti i costi il secondo titolo in carriera fin dalla gara di apertura della stagione, il Busch Clash al LA Coliseum vinto appunto dalla #22 che trionfa proprio nel 2022, coincidenza mai avvenuta in Cup Series.

È stata una giornata di festeggiamenti ma anche di tristezza e di dolore. La scomparsa improvvisa di Coy Gibbs nella notte ha fatto correre tutti con un peso al cuore. Christopher Bell ha dato tutto e a 50 giri dalla fine sembrava in grado di vincere il campionato, ma la corsa e la sfortuna hanno deciso diversamente. Chastain ha lottato come un leone fino all’ultimo istante ed il titolo di vicecampione lo rende più felice del previsto. Elliott saluta Phoenix dopo un contatto proprio con Ross ad una ripartenza e per lui il finale è amaro dopo una stagione da primo della classe seppur non nettamente.

Libere e qualifiche

Si arriva a Phoenix ancora con negli occhi quanto fatto da Ross Chastain a Martinsville proprio per qualificarsi al Championship 4. Tutti parlano di quanto fatto dal Melon Man” (al punto che il nome ufficiale è ormai Hail Melon, parafrasando l’Hail Mary del football) e della manovra arrivando alla sintesi che è meglio per il bene della NASCAR che questa non si ripresa. Tra il serio ed il faceto si dice nel Media Day se una mossa del genere possa funzionare anche a Phoenix, anche perché la NASCAR decide di non decidere, almeno per questa settimana: una eventuale regola in merito verrà discussa soltanto nell’inverno.

Il weekend di Phoenix per la Cup Series inizia nel fresco tardo pomeriggio di venerdì con una sessione di libere da 50′ che fa già capire molto. Chastain esce dai box e firma subito il giro più veloce, gli altri sono staccati, Elliott è in chiusura di top10 di poco davanti a Logano mentre Bell è ancora più giù. Poi Joey, sullo stesso treno di gomme, recupera facendo segnare il proprio miglior parziale addirittura all’ottavo giro, segno che sul long run stranamente Joey sembra avercene.

Dopo i primi run Ross scende in pista per recuperare un po’ del deficit dimostrato in precedenza sulla distanza e sembra riuscire in questo. Alla fine della sessione Chastain chiude la classifica al comando davanti a Blaney, Kyle Busch, Reddick ed Harvick, Logano è settimo, Elliott decimo e Bell addirittura 20° dopo che nel finale qualche pilota lo ha scavalcato con gomme fresche.

I dati interessanti però sono soprattutto quelli del passo gara. Sui 10 giri Elliott e Logano praticamente si equivalgono e solo Blaney, Reddick ed Harvick sono più veloci di loro, Chastain regge mentre Bell è addirittura 32°. Ma è sui 15 giri che Ross cede, Joey resiste, Chase sembra invece prevalere e quindi si prende un punto a favore decisamente pesante nei pronostici.

Sabato è giorno di qualifiche ma anche di controlli tecnici. I Championship 4 li passano senza problemi a differenza di Buescher, LaJoie e McLeod che li falliscono due volte e quindi perdono un membro del team per il resto del weekend. Le prove cronometrate si disputano in un clima decisamente diverso dalle libere, splende il sole e c’è qualche grado in più.

Le qualifiche regalano sorprese: nel Gruppo A il migliore è Gibbs, reduce dalla pole in Xfinity Series che precede poi il suo trionfo, che si piazza davanti ad Harvick, Burton, Elliott e Blaney; subito eliminato e nettamente Chastain il quale ha troppo sovrasterzo in uscita di curva quando c’è da spingere a fondo l’acceleratore. Dal Gruppo B avanzano invece Briscoe, Logano, Custer, Byron e Larson (il quale è ancora in corsa per l’owners championship con la #5) mentre Bell conferma qualche difficoltà ed è out.

Il secondo round è decisivo non solo per la pole, ma anche per la sfida fra Joey e Chase – secondo il regolamento – per la scelta di quello che riterranno il migliore stallo in pit lane. Logano col suo 26.788″ risolve a suo favore entrambe le pratiche conquistando la pole position e precedendo Elliott, “solo” quinto dietro a Blaney (secondo per soli 0.003″), Briscoe e Larson ma davanti a Burton, Harvick, Byron, Custer e Gibbs; Bell alla fine in griglia di partenza è 17°, Chastain addirittura 25° ma comunque ottimista al punto che all’arrivo tardivo alla conferenza stampa dice: “Scusatemi, ero in ritardo perché stavo cercando di finire il mio giro cronometrato.”

La tensione è alta per una gara che sembra equilibrata, all’orizzonte potrebbe esserci sia un campione senza vittoria a Phoenix, ma anche un campione piloti che guida la vettura che non vince il titolo a squadre, dato che Larson è in lotta per l’owners championship a differenza della #9. Potrebbe essere una gara delle prime volte come il titolo di Bell o Chastain.

A destare curiosità è anche la famigerata resina che, secondo gli input dei piloti dopo le gare precedenti, non è stata applicata in curva1-2 a differenza delle ultime edizioni mentre in curva3-4 è stata posta ma circa 1 metro più in altro rispetto al solito. Nella gara della Xfinity la traiettoria esterna in questa parte della pista è emersa col passare dei giri ed ha garantito un ottimo spettacolo nel triello Gibbs-Gragson-Allgaier.

Il dramma

A Phoenix è una bella giornata autunnale, splende il sole e ci sono oltre 20 °C. Tutto è pronto sulla carta per lo spettacolo conclusivo. Nessuno sa che la domenica diventerà grigia in poco tempo, né quello che è successo in città.

Si inizia già con una notizia poco piacevole: nella prima mattinata Steve Letarte, ex crew chief dell’Hendrick Motorsports ed ora commentatore tecnico NBC, twitta una sua foto dal letto di un ospedale. Appendicite fulminante e ricovero immediato con annessa operazione, per fortuna senza problemi. Ciò ovviamente gli impedisce di essere in pista e in telecronaca rimangono in tre, Rick Allen e gli ex piloti Jeff Burton e Dale Earnhardt Jr.

Attorno alle 18:30 (le 10:30 a Phoenix), dunque a tre ore dalla bandiera verde, la svolta drammatica. Nel garage c’è movimento attorno alla vettura #23, viene tirato fuori il muletto, poi si lavora nell’abitacolo. Si pensa ad un problema tecnico, poi arriva un comunicato che annuncia: “Ty Gibbs non correrà la gara odierna per una emergenza familiare”. Non viene detto nulla di più, ma dalle voci che circolano la situazione sembra seria.

Il 23XI cerca un sostituto, prima viene chiamato Allmendinger ma è lì solo per dare una mano, poi nel ballottaggio fra Hemric e Brandon Jones (pilota Joe Gibbs Racing in Xfinity Series) prevale il primo dato che ha già corso con la Next Gen con il Kaulig Racing e perché riesce a stare nell’abitacolo.

Poi si cerca di capire cosa sia davvero successo nella famiglia Gibbs. Le voci circolano ma nessuno vuole crederci, poi il silenzio che cade sui social fa davvero temere il peggio. Il tutto fino alla drammatica e tremenda conferma ufficiale delle 19:00, proprio mentre sul palco salgono i quattro piloti: “È con grande tristezza che il Joe Gibbs Racing conferma che il suo comproprietario Coy Gibbs è tornato alla casa del Padre nel sonno stanotte. La famiglia apprezza tutti i pensieri e le preghiere e chiede privacy in questo momento.”

È un annuncio tremendo per tutto il mondo della NASCAR. Coy Gibbs era il figlio di Joe, ma in questo caso era soprattutto il papà di Ty. La sera prima tutta la famiglia aveva festeggiato il titolo conquistato dal giovane pilota e poche ore più tardi è distrutta da un infinito dolore, il secondo in pochi anni dopo la scomparsa dell’altro figlio di Joe. J.D. Gibbs era venuto a mancare nel 2019 a causa di problemi neurologici sopravvenuti dal 2015. Uno dei suoi figli, Jackson, è nella pit crew di Bell e il suo messaggio è forse il più bello così come la foto della famiglia Gibbs nell’ultima serata insieme.

NASCAR | Cup Series: Logano domina a Phoenix e si laurea campione per la seconda volta!

La gara

Al via Logano sceglie la corsia interna e scatta bene seguito da Blaney, Briscoe ed il gruppo sparpagliato nella dogleg. La coppia Penske scappa via subito mettendo in mostra la velocità espressa nelle libere, ma l’attenzione si sposta subito sugli altri tre piloti in lotta per il titolo e costretti a rimontare. Elliott non parte bene e deve ripassare Burton per tornare nella top5. Bell rimane al suo posto mentre Chastain recupera fin da subito.

È proprio di Ross il primo duello interessante dato che raggiunge il suo rivale del 2022 Hamlin ed entrambi, mentre sono affiancati a McDowell, scavalcano la #34. Intanto la fuga della #22 e della #12 è talmente notevole che al decimo giro (dei 60 della prima stage) hanno 3.4″ su Briscoe e Larson, 4″ su Elliott; Bell è 15° già a 10″, Chastain 17° poco dietro in lotta con Kyle Busch e lo stesso Hamlin con tutti e tre che superano Keselowski.

La situazione, a parte le rimonte di Bell e Chastain, sembra stabilizzarsi e l’attenzione si sposta sulla colonna dei tempi per capire se il passo gara delle libere sarà rispettato anche a inizio gara. Di certo non ci si aspetta che dopo 15 giri, quando la #9 dovrebbe entrare nella sua zona preferita, invece Elliott venga passato da Truex per il quinto posto. Chi inizia a crescere è la coppia Bell-Chastain che entra nella top15.

Logano nel frattempo ha guadagnato 1″ su Blaney ma non di più, poi dal 20° giro inizia a rallentare la sua fuga anche con l’inizio dei primi doppiaggi. Quando Ryan sembra potersi avvicinare, invece Blaney bacia il muro in curva2 scivolando largo e in un sol colpo finisce a 2.6″ dal compagno di squadra, ma poi riprende più veloce di prima.

La fase migliore di Joey termina più o meno al giro 25 quando ha 2.5″ su Blaney, 4.6″ su Briscoe, 5.1″ su Larson, Truex ed Elliott con Chase che poco dopo prova a tornare davanti a Martin ingaggiando una bella battaglia. Bell è 13° a 12.8″ e Chastain 15° a 14.2″; questi due distacchi sono da annotare per gli ultimi 35 giri della stage.

Logano perde un decimo alla volta su qualcuno – non tutti – degli inseguitori. Chi non guadagna ad esempio è Chastain che inizia a soffrire con la posteriore destra (sarà il suo leitmotiv fino all’ultima stage). Chi invece entra in un mood incredibile è Bell che è nettamente l’auto più veloce in pista.

Ai -20 Blaney riprende Logano, ma non riesce a passarlo. Intanto via radio Joey ed il suo team comunicano poco, non si sa se ci sia sovra- o sottosterzo, come se (come nelle libere) non volessero lasciar trapelare troppe informazioni sulla #22. Joey, tuttavia, rispetto a tante occasioni degli anni passati non crolla nettamente, ma cede lentamente e così riesce a difendersi su una pista in cui, con la attuale Next Gen, il sorpasso non è semplice.

I giri passano e la coppia di testa viaggia compatta con gli inseguitori pian piano più vicini. I doppiaggi, come quello di LaJoie che prima non volendo rallenta Joey e poi si tocca con Ryan, rendono più complicate le cose ma alla fine la stage si conclude senza sorpassi.

Logano vince la prima stage (fatto che non conta per la sua classifica) con 0.6″ su Blaney, Briscoe è terzo a 1.7″, Larson a 1.9″, Truex a 2.0″, seguono Elliott (+2.8″), Byron (+3.1″), Harvick (+5.7″), Reddick (+6.1″) e Cindric (+6.4″); Bell è 11° a 6.8″ dalla #22 e dunque in metà stage gli ha recuperato addirittura 6″, Chastain è 13° dietro ad Allmendinger ma a 11.5″ e dunque il suo recupero è di “soli” 3″. Stenhouse (29°) è il lucky dog.

Primo giro di soste e, sfruttando l’inerzia positiva di Martinsville in cui c’era stato un cambio in extremis nella pit crew dopo le difficoltà di Las Vegas, Logano rimane al comando davanti a Larson, Briscoe, Byron, Truex, Elliott e Blaney che perde ben cinque posizioni (tubo della pistola pneumatica incastrato sotto la vettura); seguono Harvick, Bell e Chastain, dunque i Championship 4 sono – finalmente – tutti nella top10. L’unica penalità è per Custer ed è per eccesso di velocità.

Si parte per una seconda stage di lunghezza praticamente doppia rispetto alla prima e Logano, pur perdendo il migliore alleato, mantiene il comando davanti a Larson che prova a mettere a soqquadro il cerimoniale NASCAR con la sua caccia all’owners championship distinta dal titolo piloti. Pure Bell scatta bene e si mette in scia ad Elliott, Chastain “sorprende” in quanto, da miglior restarter del campionato, perde una posizione.

Bell non si ferma qua e attacca Elliott all’esterno mentre Chase sta provando una manovra su Blaney. I tre sono affiancati e alla fine Ryan resta quinto (poi quarto approfittando di Briscoe in difficoltà) ma seguito dalla #20. Logano invece scappa anche più veloce di prima e stacca Larson di 2-2.5″. Dietro Elliott ha un attimo di offuscamento, è più lento dopo che il team gli ha dato una vettura più “sicura” e deve difendersi da Harvick che ha dietro di sé Chastain che soffre un po’ di sottosterzo.

Poi arriva la prima “vera” caution della serata: Cassill finisce in testacoda in curva2 e Stenhouse nell’indecisione se passare la #77 a sinistra o destra, dato che non si capisce dove andrà, finisce per tamponarla. Landon si ritira, Ricky prosegue ma chiuderà la gara 32° a cinque giri. Ty Dillon è il lucky dog.

La caution arriva ad un momento critico, con 99 giri dalla fine della stage e con un pieno si possono fare una novantina di giri, dunque dopo la bandiera gialla i team avranno una vettura capace di arrivare al pelo in fondo, forse dovendo risparmiare un po’. Malgrado questo rischio quasi tutti vanno ai box, il solo Custer non lo fa; a seguirlo in classifica è Jones (che in pratica fa da cavia per tutti) cambiando sole due gomme, poi Logano (altra sosta buona), Larson, Truex, Briscoe, Blaney, Bell, Byron, Chastain ed Elliott.

Si riprende ai -95 e a Logano basta meno di mezzo giro con gomme fresche per tornare al comando, a seguirlo dopo un po’ di lotta in più è Larson che rischia in un 3-wide con Custer e Blaney. Stavolta Chastain scatta bene e passa al settimo posto mentre Elliott e Bell sono in lotta per il decimo. Christopher al giro successivo finisce loose in curva4, deve alzare il piede e scivola indietro di nuovo in 14esima posizione.

La ripartenza sembra aver dato a Chastain la scossa buona, supera Harvick ed un Jones che cede con onore ed è sesto. Elliott si è di nuovo piantato ed è ancora nono mentre Bell inizia una nuova rimonta. Al giro 100, circa un terzo di gara e -85 nella seconda stage, Logano precede di 2.3″ Larson e Blaney, Truex di 3.7″, Briscoe di 4.0″, Chastain ed Harvick di 4.6″, Jones di 5.8″, Elliott, Reddick e Byron di 6.0″, Bell di 7.0″.

Basta un paio di giri in più e Blaney supera Larson formando di nuovo la coppia Penske al comando. Ryan inizia fin da subito il recupero e decimo dopo decimo torna sotto a Logano. Chastain prova invece a sfruttare il momento positivo e attacca Briscoe per la top5, ma la manovra non riesce e Ross si spegne. Elliott solo dopo una ventina di giri riesce a passare Jones. Bell soffre ancora ed è undicesimo.

Man mano che passa il tempo tutti iniziano a preoccuparsi per la benzina. La soluzione più pratica è quella di non scalare dalla quarta marcia alla terza in curva. Chastain, Larson, Truex ed Elliott e molti altri provano a fare questo e pian piano il deficit di due-tre giri che qualcuno aveva a inizio stint si riduce. Logano dimostra il primo cedimento in questo fase quando l’omertà anche su questo fronte del suo muretto lo innervosisce.

Ma Joey resiste come posizione e come in precedenza Blaney lo ha raggiunto ma non passato, lo stesso lo fa Harvick con Chastain. I giri passano e da notare, oltre alla tensione per il pieno, c’è solo Bell che supera Jones e rientra nella top10.

Ai -40 il primo piccolo colpo di scena: dopo le soste da programma di LaJoie (wave around che salta) e Custer, ai box ci va Byron – che era nono – per spezzare la stage in due. andare sul sicuro e anche per dare un riferimento al muretto di Elliott. Logano sta ancora rallentando e oltre a Blaney si avvicina anche Larson, che poi però tocca il muro, e pure Bell inizia a recuperare terreno.

Ai -35 piccolo giallo: ad Elliott dicono che ha risparmiato abbastanza benzina per andare in fondo, poi dopo un paio di giri decidono di fargli fare una sosta. Chase così si mette in una situazione rischiosa in quanto finisce doppiato e in caso di caution potrebbe rimanere impantanato in classifica. Per sua fortuna non ne arriverà nessuna e Chase riuscirà a sdoppiarsi con gomme fresche. Poco dopo pitta anche Bowman, al rientro in gara dopo il trauma cranico che lo ha tenuto a casa per l’ultimo mese.

Chi non si ferma è invece Larson che saluta senza saperlo quasi definitivamente l’owners championship dato che il sorpasso subito da Truex per risparmiare carburante è solo il primo di una serie. Siamo a metà gara e ci sono tre sorpassi importanti, quelli di Harvick e Bell su Chastain (senza grip) e soprattutto quello di Blaney all’interno su Logano al giro 159 con Joey che cede il testimone praticamente per la prima volta ma rimane ampiamente campione virtuale.

Blaney scappa via subito e Joey vede Truex avvicinarsi presto, tuttavia ancora una volta la #22 cede ma non crolla. La tensione è notevole, qualcuno teme di rimanere a secco nel finale ma i piloti riusciranno a gestirsi molto bene. Il nervosismo nella radio di Logano è notevole, prima gli dicono di risparmiare cercando però di difendersi da Truex per non perdere la posizione, poi gli riportano il contrario evidentemente preoccupati dalla benzina.

Davanti la #12, che aveva accumulato 2″ di margine sul compagno di squadra, perde a sua volta terreno, prima perché fatica a doppiare un Suárez in difficoltà per tutto il weekend, poi perché è l’unico a rimanere quasi a secco proprio all’ultimo giro, ma il margine accumulato (salito addirittura a 3″) è sufficiente.

Blaney vince quindi la seconda stage con 1.7″ su Logano, 1.9″ su Truex, 5.0″ su Briscoe, 5.8″ su Harvick, 6.4″ su un Bell ancora in recupero sul long run malgrado un po’ di sovrasterzo, 7.2″ su Byron e Larson che ha gestito male lo stint, 11.0″ su Reddick e 11.8″ su Cindric. Chastain, in crisi sempre di aderenza, è scivolato 11° a 12.9″ ed è stato raggiunto da Elliott (+13.0″) che con gomme fresche ha ritrovato fiducia nella vettura. 21 le vetture a pieni giri più il lucky dog Bowman.

Tutti si sono salvati nel finale di stage fuel mileage e la corsia dei box è la salvezza. Blaney rimane al comando e stavolta la sosta lenta, perché vuole fare il pieno, è quella di Logano che scivola al quinto posto dietro a Briscoe, Harvick e Byron. Ma il problema più grande per Joey è che ripartirà affiancato ad Elliott che può permettersi un rifornimento più veloce per la strategia diversa; Cindric, Larson, Chastain e Truex completano la top10 con Bell che di nuovo rimbalza 11°. Suárez tocca un meccanico di Buescher che andrà in ospedale per accertamenti, ma senza conseguenze fisiche.

120 giri alla fine ed il pronostico è riaperto perché non si sa come si comporterà la #22 nel traffico. Inoltre questa classifica pone davanti ad uno scenario potenzialmente inedito con questo format: un campione che però non vince la gara conclusiva con Blaney che punta a diventare ufficialmente il 20° vincitore diverso della stagione.

Pronti via e dopo un giro subito caution. Mentre Blaney resta al comando e Logano, tappato involontariamente da Harvick, deve far passare Elliott che diventa così virtualmente campione, in curva3 c’è un 4-wide con, dall’interno, Hemric, Almirola, Reddick e Allmendinger. A pagare caro è Tyler che finisce in testacoda con una sospensione danneggiata e poi nel proseguire del trambusto Ty Dillon tocca McDowell che a sua volta finisce in testacoda. Custer è il lucky dog.

A parte gli incidentati nessuno va ai box e dunque ai -113 si riparte con Blaney davanti a Briscoe, Byron, Harvick, Elliott, Logano, Larson e Chastain e Bell 12°. Il choose cone è il primo momento veramente decisivo della gara. Elliott va interno, Logano stavolta sceglie l’esterno a differenza delle ripartenze precedenti, Larson segue Joey e così un ripartente aggressivo come Chastain – vedendo la piazzola interna – non ha dubbi a prendersela.

Alla bandiera verde i leader scattano bene, poi dietro di loro gli inseguitori si sparpagliano nella dogleg. Fra di loro Elliott e Chastain che scatta ancora meglio della #9 e prova ad infilarsi a sinistra di Chase. Nessuno dei due molla, Elliott non smette di girare a sinistra, Chastain non alza il piede e la #9 si gira sul muro della #1 finendo contro il muro interno.

È il primo vero incidente che riguarda due piloti del Championship 4 da Miami 2016 e la dinamica è incredibilmente simile, solo che allora per le stesse motivazioni Edwards si girò sul muso di Logano. La dinamica è talmente rapida che nemmeno i muretti sanno quanto i rispettivi piloti siano in colpa e rimangono sul vago; persino nel dopo gara Elliott e Chastain non si accusano a vicenda e quindi questo appare come un chiaro incidente di gara quando in paio c’è un titolo.

La #9 durante la caution torna ai box con una sospensione danneggiata, i meccanici di Elliott rispediscono Chase in pista con un giro di ritardo, ma l’umore del campione 2020 è pessimista. La riparazione è sufficiente per fargli proseguire la corsa, non a rimanere in lotta per il campionato. Rimangono dunque in tre.

Logano in pochissimi giri è tornato virtualmente campione. Siamo al giro 200 ma Chastain gli è incollato e Bell è appena due posizioni oltre; nel mezzo c’è Larson in lotta per l’altro titolo. Davanti a loro però ci sono Blaney, Briscoe, Byron ed Harvick.

Si riparte ai -108 e Blaney rimane al comando davanti a Briscoe, tuttavia il più aggressivo è Logano che, di nuovo all’interno, balza in terza posizione. Poi un altro colpo di scena: Bell è sesto dietro a Chastain, poi però rallenta di colpo, via radio dice addirittura che il motore si sta rompendo. Dopo un paio di giri con qualche esitazione tutto si risolve e Christopher riprende la sua corsa.

A 100 giri dalla fine, e almeno una sosta da effettuare, Blaney precede di 1.3″ Briscoe, poi Logano a 1.7″, Byron a 1.9″, Chastain già a 3.1″ davanti ad Harvick, Kyle Busch a 4.6″, Bell ottavo a 5.0″ su Cindric e Truex. Elliott sta girando almeno 1″ al giro più lento dei leader e solo una caution per ulteriori riparazioni potrebbe salvarlo.

Davanti il gruppo non si sgrana. Logano non sembra quello di inizio gara e fatica a passare Briscoe, anzi Byron pare più veloce di lui. Chastain continua ad andare a momenti alterni e viene superato da Harvick. In ogni caso la #22 sembra avere un margine di sicurezza gestibile. Nemmeno Blaney scappa via e Briscoe, già vincitore qui in primavera, rimane a circa 1″.

I giri passano nell’attesa che il long run apra i distacchi e la strategia per l’ultima sosta scombussoli le carte. Ai -85 Bell entra nella fase a lui favorevole, scavalca il compagno di squadra (per l’ultima volta) Kyle Busch ed è settimo. Chastain è a 2.4″ da lui, ma l’inerzia è a suo favore. Logano si è pure staccato nettamente da Briscoe, ma riesce a controllare Byron ed Harvick. Joey, al netto degli altri piloti, ha ancora 2″ su Chastain e 4″ su Bell. Ad aiutarlo poco dopo è anche il sorpasso di Kevin su William per una top4 tutta Ford.

Ai -80 si chiude virtualmente la gara di Elliott: Blaney lo doppia per la seconda vota e possibilità di recupero in così poco tempo non ce ne sono più. La sua testa è ancora rimasta confusa al giro 200 alla ricerca di una ricostruzione dell’incidente. Questo non gli fa pensare nemmeno ad una eventuale vendetta su Chastain che lo doppia senza problemi. Chase chiuderà la gara 28° a due giri di ritardo.

La situazione di stallo viene rotta da Bell che inizia a recuperare centesimi, anzi decimi, su tutti. Ai -70, mentre Blaney ha 1.6″ su Briscoe e 3.6″ su Logano, Joey ha ora 3″ su Chastain (ed Harvick e Byron in mezzo) e ancora 4″ su Bell che ormai vede la #1 in crisi sempre con la posteriore destra sempre più vicina.

Siamo ormai in zona ultima sosta e la strategia che verrà attuata è chiara a tutti: Bell farà un undercut per forzare la mano ai rivali e allungare a suo favore l’ultimo stint della gara. Nel frattempo recupera ancora e all’ultimo rilevamento è a pochi decimi da Chastain e 2.6″ da Logano.

62 giri alla fine, il momento che potrebbe decidere la stagione: i primi ad andare ai box sono Briscoe, Kyle Busch, un Larson in difficoltà (11°) e soprattutto ovviamente Bell. La sosta della #20 è ottima (9.7″) e si attendono le risposte degli altri. Al giro successivo vanno ai box Harvick, Byron, Chastain (sosta disastrosa da 14.2″ per lui con problemi alla solita posteriore destra), Truex ed Hamlin. Non Blaney e Logano (10.4″) che pittano soltanto ai -60, due giri dopo Bell.

Mentre Allmendinger e Bowman provano brevemente una strategia audace, le telecamere vanno ovviamente sull’uscita dei box dove Logano esce davanti a Bell per pochi centimetri. Christopher ha annullato tutto il distacco e, con la #1 staccata, pare quasi una manovra del destino che nel 2022 il campionato diventi un duello fra la #20 e la #22.

Ai -55, a classifica assestata, Blaney precede Briscoe di 0.9″, Harvick di 3.0″, Logano di 3.6″, Bell di 3.8″, Kyle Busch di 5.5″, Byron di 5.9″, Chastain di 8.3″, Truex di 8.8″ e Larson di 9.7″.

La strategia di Paul Wolfe, crew chief di Logano, appare subito come sbagliata. Era chiaro che Bell avrebbe fatto un undercut, ma concedergli un giro in più è stato deleterio. Ora Joey, che potrebbe avere lo short run a suo favore, non può sfruttarlo sia perché la pista non è mai libera per i numerosi doppiati sparpagliati, sia perché c’è Harvick troppo vicino a lui. Bell prova addirittura un paio di attacchi di slancio, rischiando pure con Ware, ma Joey resiste.

Appare chiaro a moltissimi come ora Bell sia il favorito per il titolo in caso di gara regolare fino alla fine. Joey potrebbe anche allungare leggermente, ma Bell sul long run ha sempre recuperato parecchio. E quindi, giustamente, dai box gli dicono di essere paziente.

Alla fine Joey riesce a mettere metri di vantaggio, ai -50 ha 1.2″ su Bell e 6″ su Chastain, ma è chiaro che è troppo poco. Nel finale di prima stage la #20 gli aveva recuperato addirittura 6″, in seguito solo la metà ma comunque più di quanto Logano disponga ora. Per la #22 la situazione sembra brutta, esattamente come nel 2018. E come allora arriva una caution a salvarlo.

L’incidente è curioso: McDowell attacca Bowman in curva2 all’interno, Michael si allarga credendo che Alex faccia lo stesso, ma la #48 non sa che all’esterno della #38 c’è la #34 del suo compagno di squadra Gilliland. E così il pilota dell’Arizona si tocca con l’altro pilota dell’Arizona sulla pista dell’Arizona. Bowman finisce col muso contro il muro interno, terminerà 34° a otto giri. La caution penalizza soprattutto Elliott, Haley e Suárez che avevano provato ad andare lunghi, ma si erano appena fermati ai box.

Di gomme fresche ai box ce ne sono, sono passati circa 15 giri dalle soste e il degrado degli pneumatici richiama senza distinzioni in pit lane tutte le 17 vetture a pieni giri più il lucky dog Wallace. La stagione si deciderà in pit lane.

Il pit stop più veloce è quello di Briscoe che si prende la prima posizione, Blaney scivola al secondo posto ma la pit crew perfetta al momento catartico è quella di Logano (il quale aveva sottosterzo alla fin dei conti) che balza davanti ad Harvick. Seguono poi Byron, Truex (penalità però per lui per eccesso di velocità), Kyle Busch, Chastain, Hamlin e Cindric.

E Bell? Purtroppo per Christopher la sua sosta è molto sfortunata, un meccanico nel montare la gomma lascia un dito troppo in fuori e questo si incastra fra il dado e la pistola. Ne viene fuori una sosta da 19.8″ contro quelle da 10.5″ di Logano e 10.8″ di Chastain. Bell esce dai box addirittura 16° e ripartirà 15° dopo la penalità per Truex.

Il ruolo di favorito torna dunque nelle mani di Logano, ancor di più per quello che succede uscendo dai box: la vettura di Keselowski prende improvvisamente fuoco e Brad riesce ad uscire in tempo dalla vettura. La pulizia della pista ruba giri all’ultimo stint e ciò fa pesare ancor di più lo short run a vantaggio della #22.

Alla ripartenza dei -33 è comunque ancora tutto aperto, ci potrebbe ancora essere un’altra caution a ricompattare tutti. E invece non arriverà. Al choose cone ci sono quattro vetture fra Logano e Chastain ed entrambi scelgono la corsia interna.

Briscoe scatta bene e Logano affianca Blaney superandolo poco più tardi, ma Ross decide di rubare la scena passando sia Kyle Busch che Harvick; Bell rientra invece nella top10 e sogna, ma la sua rimonta finisce qua. Ai -30 Chastain scavalca pure Byron ed è a soli 0.7″ da Logano che è secondo. Joey deve agire e sembra tornare quello di inizio gara: il sorpasso su Briscoe fra -29 e -28 è quello che lo fa tornare in prima posizione.

Ancor più decisivo, forse, però è il sorpasso successivo, quello di Blaney sulla #14 ai -25. Si riforma la coppia Penske al comando con Joey che ha messo, approfittando del duello alle sue spalle, 1.2″ su Ryan. Se sarà un finale semplice o difficile lo si vede invece poco più tardi: Chastain ha Byron incollato, un sorpasso subìto sarebbe probabilmente la fine dei giochi.

Invece Ross è talmente entrato in una fase mai vista nella sua carriera che prima respinge l’attacco di William, poi ai -18 all’improvviso supera Briscoe. Il suo ritardo da Logano è di 2.65″ con Blaney che sta già guadagnando su Joey ed è a circa 0.6″ dal teammate.

Blaney sembra più veloce di Logano che, numeri alla mano, non è quello di inizio gara, è più quello di fine prima stage con molti di giri di anticipo però, abilissimo a cedere un decimo, se non meno, alla volta ai rivali senza nemmeno concedere una chance di sorpasso. Ryan è perfettamente conscio della situazione, vorrebbe passare il compagno di squadra, ma se vuole farlo deve mettere in pratica una manovra pulita che non faccia perdere tempo alla #22 dato che Chastain non è distante.

La coppia Penske viaggia insieme con Blaney che fa l’elastico fra i 0.3″ ed i 0.7″ di ritardo. Ma gli occhi di tutti sono su Chastain. Ross viaggia costantemente più veloce di Logano, guadagna mediamente solo un decimo al giro ma guadagna.

La #1 ai -15 è a 2.48″ dalla vetta, ai -12 a 2.27″, ai -11 a 2.15″, ai -10 a 2.0″. È una progressione inesorabile e a questo punto tutti si chiedono inevitabilmente: Chastain farà di nuovo la manovra di Martinsville in curva3-4 all’ultimo giro in caso di necessità? Il muro è lì ad aiutare, ma la pista è diversa, più larga, il raggio più ampio. Solo le eventuali prove al simulatore (e nessuno dei piloti – perché tutti lo hanno provato – si è esposto su questo) possono far intuire se sia fattibile un bis.

Intanto, mentre Logano non si intestardisce e lascia correre la vettura sulla traiettoria relativamente migliore a seconda del giro, Chastain guadagna ancora. Ai -9 è a 2.01″, ai -8 a 1.9″, ai -7 a 1.78″, ai -6 a 1.75″, ai -5 a 1.72″. In questi giri in qui Ross recupera solo pochi centesimi, e con Blaney sempre nel mezzo da sorpassare, che uno dei titoli potenzialmente più incredibili della storia prende una strada più consueta.

Non per questo Chastain molla: ai -4 è a 1.609″ da Logano, ai -3 a 1.517″, ai -2 a 1.462″. Joey inizia l’ultimo giro con 0.373″ su Byan e 1.344″ su Ross. Tutti rimangono col fiato sospeso, non guardando nemmeno il leader, quasi sicuri che non commetterà errori, e nemmeno il secondo bensì il terzo ed il suo approccio in curva3.

Alla fine Chastain mantiene la parola data in settimana. Niente più “Hail Melon” come è stato ribattezzato in settimana, niente acceleratore a tavoletta con il muro a sostenere la forza centrifuga, niente manovra disperata. Il segnale che però in casa Penske temano un bis è Blaney che all’ultima curva si tiene largo fino a toccare il muro sul traguardo come a coprire un eventuale ritorno di Ross lungo il muro a velocità doppia come a Martinsville. E allora a Logano basta accelerare da curva4 per il bis.

Joey Logano domina a Phoenix (187 giri in testa su 312, ma di questi almeno 300 da virtualmente campione) e diventa campione della NASCAR Cup Series per la seconda volta bissando il titolo conquistato ad Homestead quattro anni fa. Il pilota del Team Penske (prima volta che Roger vince i due campionati americani più prestigiosi nello stesso anno), inoltre, sconfigge la cabala del numero: mai nessuno aveva trionfato nello stesso anno del proprio numero. E quindi l’hashtag #The22in22 per una volta non ha portato sfortuna.

È anche un trionfo da prime volte: Logano è il primo vincitore del titolo con la vettora Next Gen, è il primo con questo format a trionfare sia a Miami che a Phoenix, il tutto dopo aver vinto la prima gara al LA Coliseum (la prima gara in assoluto della Next Gen) e la prima corsa della Cup Series a Gateway il tuttoe un anno dopo la prima gara sullo sterrato Bristol.

Decisamente meno uniche altre statistiche. I famosi tre teoremi sono stati rispettati. Logano col successo di Las Vegas, come ama dire sempre Joey in questi casi, aveva più del 25 di possibilità di vincere il titolo e la tranquillità di due settimane di riposo in più hanno funzionato. Il suo team ha potuto preparare un’auto quasi perfetta (anzi due, visti i 109 giri al comando di Blaney fido scudiero) che si è adattata perfettamente alle caratteristiche di Joey.

Per la cronaca Logano sul traguardo precede Blaney (+0.301″), Chastain (+1.268″), Briscoe (+3.2″), Harvick (+3.4″, 19esima top10 consecutiva a Phoenix, record assoluto per la Cup Series per ogni pista), Byron (+4.4″), Kyle Busch (addio commosso il suo, +5.1″), Hamlin (+6.4″), Larson (+7.0″, scomparso dopo metà gara) e Bell (+7.3″) che nel traffico non è più riuscito a rimontare e sfruttare il long run. Da applausi anche il 17° posto di Hemric sceso in pista senza preavviso.

Mentre Logano inizia i festeggiamenti, c’è da rendere l’onore delle armi ai tre sconfitti. Con Elliott che vorrebbe solo andare a casa senza dire nulla ma non perché arrabbiato con Chastain bensì per carattere naturale, gli applausi vanno tutti a Bell e Chastain.

Christopher, che ha corso in una situazione psicologica drammatica, era a 50 giri dal titolo se non fosse stata per una caution ed un dito di un meccanico, Chastain da underdog ha lottato fino al traguardo e tutti hanno dovuto tenerlo d’occhio fino all’ultima curva. Una stagione incredibile per lui e anche per Trackhouse Racing che, malgrado la giornata negativa (24°) del messicano, piazza anche Suárez nella top10 in classifica generale dove Hamlin è quinto per un punto su Byron.

La stagione 2022 si chiude dunque come si era aperta, con Joey Logano vincitore. Il secondo titolo lo mette ad appena 32 anni fra i più grandi dell’era moderna. Se il successo di Las Vegas era stato da 30 (come il numero di successi in carriera), questo è inevitabilmente la lode. Ora tocca agli avversari cercare di batterlo la prossima stagione. Ma, conoscendo la carriera di Joey e la cabala degli anni pari, forse è meglio preoccuparsi di nuovo per il 2024 e ancor di più per il 2026.

Il campione

NASCAR Cup Series Logano campione 2022

Joey Logano nasce a Middletown, Connecticut il 24 maggio 1990; il papà Tom è di origini italiane. All’età di sei anni comincia con le midget in Connecticut e il giovane Joey comincia a vincere fin da subito, ma le leggi statali impediscono di passare ad auto più potenti in età così precoce. Così a 14 anni la famiglia si trasferisce in Georgia dove prosegue a vincere e conquistare record di precocità.

A 15 anni viene notato da Mark Martin, allora pilota del team Roush, che già allora dichiara: “Senza dubbio sarà uno dei più grandi di sempre della Nascar” e Randy LaJoie, due volte campione della Xfinity Series gli regala il primo soprannome: “sliced bread”, come nel proverbio americano “the greatest thing since sliced bread”.

Nel 2007 una nuova regola della NASCAR permette ai piloti di correre nelle serie minori dall’età di 16 anni e quindi Joey salta subito sul carro. Il Joe Gibbs Racing lo sceglie per disputare la K&N (ora ARCA Menards) Series. Alla prima gara nella West Series è già in victory lane proprio a Phoenix, ma il campionato su cui punta è la East Series. A fine anno i successi sono cinque e il campionato è suo.

Joey brucia le tappe e salta la Truck Series: il 4 maggio debutta nella ARCA Series a Rockingham e vince, il 31 maggio è il turno della Xfinity Series a Dover all’età di 18 anni e 7 giorni. Alla prima gara è sesto, due settimane più tardi in Kentucky – terza gara – ha già vinto.

Dopo aver disputato l’intera seconda parte della stagione con il Joe Gibbs Racing in Xfinity Series, i piani però saltano. Tony Stewart ha annunciato che lascia la squadra per fondare un suo team in collaborazione con Gene Haas. E il pilota prescelto per sostituirlo sulla Toyota #20 è proprio Logano. Dopo un veloce rodaggio part time a fine 2008, come è lecito aspettarsi il debutto è difficile (43° e ultimo alla Daytona500 per un incidente), ma in New Hampshire il 28 giugno vince a sorpresa una gara interrotta dalla pioggia; a 19 anni e 35 giorni è tutt’oggi il vincitore più giovane nei quasi 75 anni di storia della Cup Series.

Vincere non è semplice, ripetersi è ancora più complicato. Prima della seconda vittoria, a Pocono battendo il suo mentore Mark Martin con un bump&run, passano quasi tre anni e il successo arriva quando ormai i rapporti col team sono incrinati. In quattro stagioni con il JGR il miglior risultato è un 16° posto finale e così al suo posto per il 2013 viene scelto Matt Kenseth. La sua carriera sembra in un vicolo cieco, ma per sua fortuna al Team Penske si libera un sedile a causa della positività all’antidoping di AJ Allmendinger e così sia Roger, sia Brad Keselowski, decidono di credere in Joey.

La prima vittoria con il team Penske arriva in Michigan in estate e con essa la prima qualificazione ai playoff. Il 2014 è la stagione della vera esplosione: cinque vittorie e l’accesso alla prima edizione dei Championship 4 di Homestead, dove chiaramente è l’outsider, ma viene escluso dalla lotta finale solo per un’ultima sosta disastrosa. Il 2015 è la stagione migliore per Logano: vince la Daytona500 e altre cinque gare, comprese tre consecutive nei playoff. Purtroppo la sua corsa verso il titolo viene interrotta dalla faida con Matt Kenseth, uno dei tanti piloti con cui si è scontrato per il suo stile di guida molto duro, che lo spedisce a muro a Martinsville.

Il 2016 regala a Logano un’altra qualificazione per Miami; ancora una volta non è il favorito, ma anche in questa occasione resta im lizza fino alla fine, nonostante l’incidente con Edwards, e termina la stagione da vicecampione. Sembra tutto pronto per vincere il titolo, ma il 2017 è invece l’anno più complicato. Vince sì a Richmond, ma la vettura è irregolare e da lì inizia una spirale negativa che lo esclude addirittura dai playoff.

Nel 2018 il rimbalzo da record (mai nessuno era passato dal 17° posto al trionfo in due stagioni consecutive). Vince a Talladega in una gara che lo incorona come nuovo re degli superspeedway, poi dopo una stagione consistente il picco di forma arriva proprio nei playoff. Con il successo di Martinsville si conquista per la terza volta il gran finale di Homestead, finalmente coronato dal successo più prestigioso, il titolo della Cup Series.

L’annata da campione in carica è povera di soddisfazioni, appena due successi a Las Vegas e in Michigan (due fra le sue piste preferite). I playoff non lo vedono mai ai piani alti ed i punti persi nel corso della stagione si sentono al Round of 8 quando, malgrado un ottavo posto a Martinsville, un quarto in Texas e un nono a Phoenix, viene eliminato. Chiude il 2019 comunque da quinto in classifica, migliore di coloro che non si qualificano per Miami.

La regola dell’alternanza vede un’altra conferma nel 2020, anche se la stagione non sembra positiva. Nelle prime quattro corse arrivano ben due vittorie, ovviamente a Las Vegas e a Phoenix. Poi arriva la pandemia e per settimane Joey rimane in vetta alla griglia playoff, ma dalla ripresa del campionato in poi non arrivano più successi. Si arriva così ai playoff dove però Logano sbanca subito il Round of 8. Se nel 2018 era stato necessario il bump&run su Truex all’ultima curva di Martinsville, ora in Kansas serve una difesa prolungata su Harvick che sulla carta ha una vettura più veloce.

Alla prima edizione del Championship 4 a Phoenix arriva però il più grande rimpianto della carriera recente di Logano (almeno fino al traguardo di oggi): Joey è in testa alla gara dopo l’ultima sosta e sulla carta ha pure una vettura veloce, tuttavia arriva una vibrazione non identificata che gli impedisce di guidare al meglio. Negli ultimi giri viene sorpassato da Elliott e Keselowski e chiude amaramente al terzo posto in generale.

Anno dispari, altre delusioni per Joey, anche se non si lascia scappare l’appuntamento con la storia. Logano non è uno specialista dei dirt track, ha sempre corso su asfalto, eppure nella prima gara sullo sterrato negli ultimi 50 anni di Cup Series vince a Bristol staccando in primavera un altro biglietto per i playoff. Biglietto che praticamente non viene usato. D’inerzia arriva come sempre al Round of 8 (mai eliminato prima di questa fase), ma poi manca lo spunto. Eliminato e ottavo a fine anno.

Nel 2022 arriva lo stesso rimbalzo del 2018 in una stagione tipicamente da Logano. Joey inizia forte con inaugurando il LA Coliseum nel Busch Clash, poi prosegue con la prima vittoria a Darlington con un bump&run (eccessivo) su Byron, vince pure al debutto della Cup Series a Gateway, poi sbanca ancora una volta il Round of 8 battendo nel finale di Las Vegas un combattivo Ross Chastain. Arriva a Phoenix con due settimane di anticipo e ancora una volta lo fa valere. Stavolta fila tutto liscio e Logano, come raccontato, diventa campione per la seconda volta. Il cerchio del 2022 si è chiuso nel segno della #22.

I risultati odierni

La classifica della “NASCAR Cup Series Championship Race”

La classifica generale

La classifica della “NASCAR Cup Series 2022”

Le altre categorie

Xfinity Series: Gibbs emerge dai fischi prendendosi vittoria e campionato a Phoenix

Truck Series: Zane Smith beffa i rivali e diventa campione 2022 a Phoenix

I prossimi appuntamenti

La stagione 2022 della NASCAR termina qui. Dopo nove mesi di attività e quasi 100 gare all’attivo i team possono finalmente riposarsi. I piloti forse non riusciranno a stare fermi visto che di gare in giro per gli USA ce ne sono, Snowball Derby a dicembre e Chili Bowl a gennaio su tutte. L’inizio ufficiale della stagione 2023 è fissato per domenica 5 febbraio al LA Coliseum per il Busch Clash, ma è probabile che i motori si riaccenderanno il sabato per libere e qualifiche; a questa data mancano soli 89 giorni. Non sono esclusi inoltre dei test invernali per l’aggiornamento della Next Gen.


Immagini: Media NASCAR