NASCAR | Cup Series: Larson fa cappotto al Watkins Glen!

Gabriele Dri - 23 Agosto 2022 - 08:30

Dopo fulmini e pioggia la gara parte su pista bagnata e la coppia Elliott-Larson conferma il dominio delle libere con il solo McDowell che ci prova a far saltare il banco. All’ultima ripartenza un contatto fra i compagni di squadra consegna la vittoria a Kyle e tanta amarezza a Chase. Raikkonen si comporta molto bene, ma poi si ritira in seguito ad un incidente in cui è incolpevole


Ci sono volute diverse gare sugli stradali, ma al Watkins Glen l’Hendrick Motorsports è tornato il team più veloce. Larson ha vinto una gara dominata, malgrado una strategia rischiosa nella bagnata prima stage, insieme al compagno di squadra Elliott. I due hanno regalato spettacolo (fin troppo ravvicinato all’ultima ripartenza) al pubblico collegato da tutto il mondo per seguire il debutto in Cup Series di Kimi Raikkonen. L’esito per lui così come per tutti gli altri piloti stranieri, se si esclude il quinto posto di Daniel Suárez, non è stato fortunato, tuttavia la NASCAR è tornata in copertina ed è questo quello che conta veramente.

La gara

La gara del Watkins Glen è di quelle storiche: fra gli iscritti infatti ci sono piloti provenienti da sette nazioni diverse, ovviamente gli USA ma anche il Messico (Daniel Suárez), il Regno Unito (Kyle Tilley), i Paesi Bassi (Loris Hezemans), la Russia (Daniil Kvyat), la Germania (Mike Rockenfeller) e la Finlandia con Kimi Raikkonen il cui annunciato debutto in Cup Series è finalmente arrivato. Mai nella storia della categoria regina della NASCAR c’era stata una entry list così internazionale.

La curiosità è tanta, non solo per rivedere Kimi in pista a quasi 10 mesi dall’ultima gara in F1, ma anche per l’altro debuttante Rockenfeller, uno che ha vinto a Le Mans e nel DTM, così come per vedere eventuali progressi del Team Hezeberg nella speranza che a differenza di Indianapolis, dove debuttò Kvyat, non ci siano problemi meccanici.

La gara ovviamente è interessante anche per le dinamiche del campionato. Mancano solo due gare alla fine della regular season ed il rischio di vedere 17 vincitori diversi è ancora presente seppur limitato. In settimana un altro forfait di Kurt Busch, ancora alle prese con i postumi del trauma cranico di Pocono, ha fatto qualificare automaticamente tutti i piloti con una vittoria per un totale di 14 biglietti staccati. Kurt a casa probabilmente incrocia le dita perché potrebbe diventare il 15° con un vincitore ripetuto (o altre combinazioni più rare) al Watkins Glen.

Sott’occhio anche Blaney e Truex, gli unici che possono ancora qualificarsi in base ai punti ottenuti con la #12 e la #19 separate da appena 26 lunghezze. Entrambi però devono tremare di fronte agli attacchi di piloti come Buescher e McDowell che quest’anno sugli stradali hanno saputo andare forte. I due tremeranno parecchio anche perché per entrambi sarà una giornata da insufficienza piena. Occhi puntati anche su Chase Elliott che con appena quattro punti può vincere matematicamente la regular season.

L’hype ovviamente tutto per Kimi e le sue interviste – che lo vedono stranamente (o forse no) loquace – in vista di una gara senza alcuna pressione esterna, frutto solo della sua curiosità e della sua passione senza secondi fini malgrado quello che può inventarsi la stampa. Raikkonen è ammirato da tutti anche in NASCAR e l’onore che gli riservano anche gli altri piloti è notevole.

Il programma della Cup Series inizia sabato con le consuete libere veloci seguite dalle qualifiche. Nella sessione non ufficiale non mancano i fatti notevoli: Ware perde la zavorra in pista (arriverà penalità severa in settimana) e viene parcheggiato per il resto della giornata, Bell invece accusa problemi al motore e non segna un tempo in qualifica, in contemporanea Gibbs finisce nelle gomme al Carousel. Poco dopo anche Kyle Busch accusa guai simili al motore e la preoccupazione in casa Toyota, che sugli stradali non ha ancora trovato la quadra con la Next Gen, si suda pensando alla situazione critica di Truex.

Chi impone il proprio dominio fin da subito è l’Hendrick Motorsports che piazza Larson ed Elliott davanti a tutti nelle libere (i due separati da soli 0.015″) con Raikkonen ottimo 20° ed Elliott e Larson davanti a tutti in qualifica (Tilley a muro in questa fase) separati da appena 0.039″. Completano la top10 che è avanzata al secondo round McDowell, Byron, Reddick, Allmendinger, Buescher, Cindric, Suárez e Kyle Busch. Raikkonen subisce l’esperienza dei veterani e si qualifica 27°.

La domenica diventa ancora più interessante per un altro motivo oltre a tutti quelli citati in precedenza: è prevista pioggia (probabilità data al 30% seppur in calo rispetto ai giorni precedenti) e al Watkins Glen potrebbe esserci il debutto della Next Gen sull’acqua se si esclude il test a Martinsville su pista bagnata artificialmente per provare le “gomme da umido” per gli short track (messe ora on hold).

Sullo storico stradale la mattinata è effettivamente piovosa, poi c’è una tregua prima di un altro fronte destinato ad arrivare poco dopo la prevista bandiera verde. Con la pioggia (non troppa ovviamente, i fantasmi di Austin 2021 ci sono ancora) si può correre e le gomme wet sono pronte, ma il problema come spesso succede è quello dei fulmini.

La prima scarica cade nei pressi della pista a 35′ dal via e quindi il primo lightning hold fa già slittare la bandiera verde di qualche minuto. Nel frattempo inizia a cadere anche qualche goccia di pioggia, ma la situazione sembra tranquilla al punto che dopo una quarantina di minuti arriva il via libera per ricominciare il cerimoniale. Purtroppo la tregua dura poco ed il cielo si apre con pioggia e fulmini.

Dopo un altro lightning hold ed un posticipo totale di praticamente un’ora finalmente possono accendersi i motori, ma i problemi non sono finiti qua. Già uscendo dai box le vetture iniziano ad accusare qualche problema di elettronica o alla radio (come Elliott), altri invece al tergicristallo (Rockenfeller è in versione unicorno, anzi narvalo, Hezemans invece ha il motorino che ha preso fuoco), ma il problema più grosso sono le pozzanghere ed i rivoli che scendono lungo la pista e così, dopo qualche giro dietro la pace car, arriva la bandiera rossa al giro zero.

La pioggia per fortuna è in diminuzione e, dopo una attesa ulteriore di 30′ in cui si elimina l’acqua in eccesso, la gara può finalmente partire seppur con le vetture in fila indiana (come successo sullo sterrato di Bristol) per cercare di ridurre la nuvola d’acqua.

In fondo al gruppo partono oltre ai citati Bell e Kyle Busch per il cambio motore anche Byron (problemi elettrici), Gibbs, Tilley (riparazione dei danni dopo i rispettivi incidenti), Kvyat e Ware (tecnicamente modifiche in parco chiuso dopo la perdita della zavorra), ma non Jones che può sostituire un freno danneggiato per motivi di sicurezza, fatto che indispettisce Allgaier che era invece stato penalizzato il giorno precedente in Xfinity Series per lo stesso motivo.

Al via Elliott riesce a mantenere la prima posizione, ma non su Larson dato che McDowell è scatenato fin da subito e si prende il secondo posto; Kyle perde qualche metro e deve vedersela con Reddick, Allmendinger e Cindric in quella che diventa una piccola fuga a sei.

Mentre Almirola finisce in coda, il primo vero guaio arriva in curva1 al primo giro quando Cindric arriva a ruote bloccate e tampona Allmendinger mandandolo in testacoda. Il gruppo di testa si screma e Buescher entra nella top5 seguito da Suárez. Perde molto terreno anche Harrison Burton che manca per due volte nei primi due giri la prima curva e nella seconda occasione gli fa compagnia anche LaJoie. Al terzo giro anche Hamlin accusa il primo di tanti piccoli problemi.

In testa intanto su una pista bagnata i valori cambiano continuamente: Elliott mette qualche metro su McDowell, Larson che sembrava in difficoltà recupera ma Reddick gli è incollato. Proprio mentre Chase sembra poter allungare, McDowell lo attacca in curva1 e lo passa nelle Esses: la #34 è al comando al quarto giro e la griglia playoff – seppur solo virtualmente – è ancora una volta ribaltata.

Ad approfittare di questa manovra, mentre si inizia ad intravedere una traccia asciutta su una pista che è sferzata anche dal vento, è anche Reddick che in un 1-2 supera la coppia Hendrick e si porta al secondo posto ma Michael è già scappato. Paga caro anche Larson che per rimanere attaccato ai leader finisce lungo alla Bus Stop e deve scontare uno stop&go letterale nella via di fuga e scivola al sesto posto.

Chi mastica amaro invece è Haley, costretto ad andare ai box perché si è slacciata la window net quando era nella top10. Soffre anche Blaney, non solo perché McDowell lo ha virtualmente escluso dai playoff, ma anche per l’elettronica (e per sua fortuna solo quella) che gli gioca un brutto scherzo e gli fa credere che la pressione della benzina sia zero. Anche il suo compagno di squadra Cindric (già non al meglio in passato sul bagnato) perde posizioni.

Ormai la pista è pronta per chi vuole osare ed il primo ad andare ai box per montare gomme da asciutto al giro 7 (dunque ai -13 nella prima stage) è Buescher dal quarto posto e che punta a migliorare di un posto quanto ottenuto a Sonoma dietro a Suárez che ora invece gli è immediatamente dietro in pista; con Chris (per oggi tecnicamente Christopher dopo un lapsus di Dale Earnhardt Jr. in telecronaca la scorsa domenica) va a cambiare gomme anche Almirola.

Al giro successivo a tentare il rischio è Briscoe che era settimo dietro ad uno straordinario Gilliland dopo il sorpasso di entrambi su Cindric. Al giro 9 è la volta di Logano mentre arrivano i primi tempi, non eccezionali nel traffico, per Buescher e così i leader proseguono. A metà stage c’è il vero punto di svolta con la pit lane che si riempie con le vetture di Cindric, Ty Dillon, Wallace (sosta da 30″ per lui), Blaney, Kyle Busch, Truex ed altri.

Nel frattempo emergono le strategie di già: McDowell e Reddick, separati da soli sei decimi, stanno tirando in vista di una imminente sosta, Elliott invece sta gestendo le gomme wet su una pista sempre più aggressiva ed è staccato di ben 10.5″, inseguito da vicino da Gilliland, Suárez, Larson, Chastain, Austin Dillon, Bowman e Stenhouse. Un’altra fetta importante del gruppo va ai box al giro 11 proprio mentre Gilliland supera pure Elliott.

Probabilmente queste soste sono già tardive, infatti ora Buescher gira ben 3″ più veloce dei leader (1’16.977″ contro il 1’20.355″ di McDowell e il 1’22.705″ di Elliott) nell’inseguimento a Briscoe che è leader virtuale e può sfruttare al meglio le gomme più in temperatura. La coppia Front Row Motorsports è costretta a rimediare e sia McDowell che Gilliland vanno ai box. La #34 esce per un pelo davanti a Briscoe, ma Chase può staccare forte e passare alla Bus Stop.

Mentre Raikkonen, risalito nella top15, effettua la sua prima sosta (probabilmente è andato lungo per non rischiare troppo in condizioni miste), Kimi viene seguito al giro successivo dal nuovo leader Reddick che così passa il testimone ad Elliott e Larson che invece stanno andando lunghi, infatti la loro tattica è di fermarsi il più tardi possibile per completare la gara con sole due soste a differenza delle tre a cui saranno praticamente obbligati tutti gli altri.

Mentre il primo penalizzato è Kvyat (speeding) seguito poco dopo da Tilley (che sarà il primo ritirato), Reddick in pista subisce la stessa sorte da Briscoe e così la #14 è ancora leader virtuale, con l’unica differenza però che Tyler finisce lungo nella via di fuga. Mancano ormai soli cinque giri nella stage ed Elliott sta girando addirittura 9″ più lento di Briscoe, risalito in seconda posizione a soli 4″ da lui insieme a McDowell mentre sulla strategia di Chase ci sono anche un ottimo Stenhouse ed un Larson fin troppo prudente.

Ma ormai il piano è riuscito e, dopo aver fatto sfilare i leader più veloci, Chase, Larson, Stenhouse, Cindric (speeding per lui), Bell, Bowman, Hamlin, Truex (solo rabbocco dopo una prima sosta lenta perché troppo vicino al muretto) e Blaney vanno ai box. La sorpresa è che ai -2 pure McDowell e Buescher tornano in pit lane per pareggiare il piano dell’Hendrick Motorsports.

Briscoe deve così solo gestire il finale dato che ha 10″ su Reddick, infatti al penultimo giro ne perde due, poi però Chase torna a spingere, infatti vuole tenersi dietro un incredulo Byron che è stato doppiato così come Hamlin. Il piano riesce e così Chase vince la prima stage con 10.2″ su Reddick, 11.1″ su Suárez, 11.4″ su Gilliland, 11.9″ su Chastain, 12.2″ su Logano, 20.1″ su Ty Dillon, 25.3″ su McDowell, 25.8″ su Kyle Busch e 28.5″ su Allmendinger.

Ma a festeggiare è anche l’altro Chase: dato che Blaney non solo non ha vinto la stage ma nemmeno ha fatto punti, Elliott conquista matematicamente la regular season con poco meno di due gare di vantaggio e sono suoi i 15 playoff point di bonus.

Dopo un giro di soste in cui il gruppo si spacca e vanno ai box Briscoe, Reddick, Chastain, A.Dillon, Jones, Suárez, Allmendinger e pochi altri, si riparte in condizioni da asciutto e quindi tornano le procedure 2-wide. Gilliland ha ereditato il comando (e la griglia playoff muta ancora) su Logano, T.Dillon, McDowell, Kyle Busch, LaJoie, Hand, Custer, Buescher e Raikkonen che entra nella top10 davanti ad Hezemans, Elliott è 12°, Briscoe 19°, Larson 20°. Hamlin e Ware sono gli unici doppiati.

Todd continua a stupire e rimane al comando davanti a Logano e a Kyle Busch che azzecca lo scatto. Chi si destreggia bene nel traffico è anche Raikkonen che guadagna una posizione e si tiene dietro per il momento un Elliott in rimonta (blocco deciso alla Bus Stop poi pagato al Carousel) e Buescher.

La stage è relativamente breve e mancano solo 13 giri al break, Gilliland sembra in grado di difendersi dalla coppia Logano-Busch, poi però in frenata in curva1 sbanda decisamente, Joey passa in curva1 però Todd reagisce e torna davanti nelle Esses. È un incidente strano quello della #38 e purtroppo in mezzo giro si capisce tutto: si è rotta la sospensione e Gilliland è costretto al ritiro nella gara migliore della sua giovane carriera in Cup Series. Nel garage c’è anche Kvyat con problemi al servosterzo.

Gli ultimi giri della stage, strategia a parte, non vedono grossi scossoni. In testa Logano non si scolla mai Kyle Busch di dosso che però non riesce mai ad attaccare la #22. E allora l’attenzione si sposta dietro di loro sulle rimonte di Elliott e Larson ma soprattutto su Raikkonen che è ottimo ottavo, su Reddick che finisce in testacoda con Rockenfeller alla Bus Stop con Tyler che se la prende un po’ con il crew chief per la strategia che lo ha messo nel traffico e su Briscoe che accusa problemi meccanici dopo un contatto non inquadrato con il guard rail e che lo mandano in coda.

Mentre sia Truex che Blaney (che copia il “No speed, no grip, no turn” di qualche settimana fa di Kyle Busch) sono in difficoltà con l’assetto, ad anticipare la sosta sono in pochissimi, Raikkonen, LaJoie (penalità per lui che si trascina la tanica della benzina fuori dallo stallo), Hezemans e proprio Martin che entra in contatto con Loris in pit lane.

Logano vince dunque la seconda stage davanti a Kyle Busch (+0.5″), McDowell (+3.4″), Elliott (+5.6″), Ty Dillon (+6.6″), Hand (+9.3″), Buescher (+11.0″), Larson (+11.4″), Custer (+11.8″) e Bell (+16.3″); seguono Allmendinger in rimonta, Stenhouse, Blaney, Suárez (finito nel traffico pure lui) e Chastain. Il lucky dog è Rockenfeller che “beffa” così Hamlin ancora doppiato.

Le strategie rimangono il tema fondamentale: ci sono tre piani in campo e sono tutti vincenti e perdenti. C’è la tattica Elliott (in breve) delle due soste, quella Logano (tre soste) e quella Raikkonen, sempre tre soste ma con la seconda anticipata ad ora. Cruciale sarà anche il timing dell’ultimo rifornimento dato che fare 36 giri con un pieno sarà quasi impossibile a differenza delle previsioni. Intanto la corsa è ufficiale e di giri al traguardo ne mancano 50.

Ai box al break ci vanno solo Logano, Kyle Busch (che arriva lungo nello stallo e si prende una penalità), Ty Dillon, Custer, Wallace e Reddick e così le strategie in campo diventano quattro con Hand (che riparte terzo) capofila di un piano che difficilmente avrà successo dato che già ora è due giri a corto col carburante. La green sventola ai -46 e McDowell, tornato in testa, scatta bene, ma in uscita di curva1 viene affiancato da Elliott ed Hand resistendo al comando; Bell e Buescher completano la top5.

Tutte le possibili strategie vengono purtroppo appiattite dalla caution che arriva subito e purtroppo ad essere coinvolto è costretto al ritiro è proprio Kimi Raikkonen. Alla Bus Stop Chastain (sempre lui coinvolto in qualcosa) salta troppo sul cordolo e tocca Austin Dillon che finisce in testacoda. Nel mucchio per evitare la #3 di traverso Hezemans si sposta a sinistra, Raikkonen non può evitarlo, salta sulla posteriore sinistra della #27 e termina la sua corsa nelle gomme. Per Kimi, malgrado una botta al polso, la giornata è stata comunque molto positiva dentro e fuori la pista. Sorride solo Hamlin con il lucky dog.

Nuova ripartenza i -43 e McDowell resiste ancora a Elliott, Bell, Larson ed Hand, tuttavia il periodo di gloria della #34 è finito ed ora che la pista è completamente asciutta salgono di nuovo in cattedra Elliott e Larson come al sabato. Ai -42 Kyle supera la #20 fra Carousel e penultima curva, al giro successivo Chase fa lo stesso su McDowell tornando al comando con Michael che rimane stupito dalla potenza frenante della #9.

McDowell sembra potersi staccare e invece resiste come può e rimane a circa a 1″ da Elliott tenendosi dietro pure Larson; seguono Bell, Hand e un Allmendinger che zitto zitto è tornato in alto dopo l’incidente inizia a farsi sotto nel finale come sempre.

I giri passano e nessuno va ai box, segno che la caution è servita a molti per togliere ogni patema. I primi ad alzare bandiera bianca come prevedibile sono Hand e Burton, ma pare chiaro che sarà dura arrivare per loro fino in fondo, poi nei giri successivi è la volta di Briscoe ed Almirola in coda, dunque ai -35 nomi di peso come Buescher (pit non eccezionale), Reddick e Stenhouse, ai -34 gli inseguitori McDowell e Larson e si capisce definitivamente ora che Elliott è il favorito numero uno per la corsa.

Chase pitta ai -32, praticamente ultimo fra i primi e la #9 rimane leader virtuale ai -30 con circa 1.7″ su Larson che ha passato e staccato McDowell, seguono Kyle Busch, Logano (che ha cambiato solo le due gomme di sinistra e guadagnato terreno), Reddick, Allmedinger e Bell.

Ad andare lunghi sono in pochi, nell’ordine Custer, Cindric, LaJoie, Austin Dillon e Rockenfeller. Mentre davanti uno alla volta si fermano (la #2 quasi subito, Custer ai -24 dopo un buon ritmo a pista libera, Rockenfeller ai -23) o vengono sorpassati (prima LaJoie e poi un Austin Dillon che resiste inutilmente), Elliott torna così al comando ai -18, ma Larson non è mai troppo distante ed il divario fra i compagni di squadra oscilla fra i 0.75″ ed i 2″.

Nel gruppo c’è ancora movimento: McDowell gestisce la benzina, Reddick viene scavalcato da Allmedinger che poi supera anche Logano, Chastain e Briscoe finiscono in testacoda alla Bus Stop così come Ware poco più tardi. Il vero colpo di scena è ai -16: Kyle Busch per stare vicino a Logano finisce in testacoda da solo in curva1 e bacia il guard rail interno danneggiando la sospensione. Rowdy chiuderà 32° a un giro.

Austin Dillon va ai box ai -13 e quindi la classifica assume un aspetto più definitivo: Elliott è al comando con 2″ su Larson, addirittura 11.3″ su McDowell, 12.3″ su Allmendinger, 18.0″ su Reddick, 18.5″ su Suárez, 19.9″ su Logano, 21.5″ su Buescher, 23.9″ su Bell e 24.1″ su Custer che ha sfruttato la sosta più breve (a differenza della #3 con un cambio gomme completo è finita 25esima).

Però c’è sempre un però e Joey Hand ai -12 finisce nelle gomme in curva1 dopo aver perso il controllo in frenata per scavalcare Truex. La caution è fin troppo rapida dato che Joey riparte subito, ma il muro di gomme si è spostato e quindi i commissari “si salvano” per la chiamata frettolosa.

In pochissimi vanno ai box a montare gomme fresche (Byron, Haley, Wallace, LaJoie, Almirola, Hand, Gibbs, Rockenfeller, Briscoe ed Hezemans che erano tutti fuori dalla top20) e si riparte a posizioni invariate ai -9. McDowell non scatta bene ed esce dalla lotta per la vittoria cedendo la terza posizione ad Allmendinger anche per la spintarella subita da Reddick.

Elliott e Larson vanno così in fuga, Allmendinger si mette da solo al loro inseguimento anche perché dietro Logano, sempre con due gomme più usurate di gran parte degli avversari, tiene a bada il gruppo. Ma la tregua dura appena un giro: Hezemans si insabbia alla penultima curva.

L’ultima ripartenza ai -5 vede Elliott al comando su Larson, AJ, Logano, Reddick, McDowell, Suárez, Bell, Jones e Buescher e sarà decisiva. Non c’è choose cone, ma la scelta della corsia spetta solo al leader. Chase opta per l’esterno per sfruttare la via di fuga in curva1 ma non fa i conti con un Larson a secco in Cup Series dalla primavera e da 24 ore in Xfinity Series.

Kyle attacca deciso, ma non duro, a ruote fumanti in curva1, arriva leggermente lungo e porta largo Elliott prendendosi la prima posizione. Allmendinger lo segue ed Elliott è terzo. Chase potrebbe ancora salvarsi e puntare alla vittoria, ma nelle Esses si scompone, alza il piede e alla Bus Stop finisce dietro anche a Logano e Reddick.

Allmendinger ci prova in ogni modo a rimanere vicino a Larson, ma la #5 ne ha di più nei quattro giri finali. Dietro c’è battaglia, ai -3 Chase si libera di Reddick con un bump&run alla penultima curva ma ha 3.2″ di ritardo dalla vetta e 1.4″ da Logano. Elliott ha però mollato e, malgrado un mezzo notevolmente migliore, raggiungerà la #22 solo all’ultimo giro e nemmeno proverà un attacco deciso.

Larson rompe così il digiuno vincendo davanti ad Allmendinger, Logano (che si rilancia dopo una prima parte di estate sottotono), Elliott, Suárez (altra ottima prestazione su uno stradale), McDowell, Reddick, Buescher e Jones.

Il post gara è teso fra i compagni di squadra, già venuti a contatto a Fontana nell’altra vittoria della #5 nel 2022. Larson nell’intervista si dice “non orgoglioso” della manovra, ma non ha rimorsi perché si stava giocando la vittoria, Elliott si trasforma in Kyle Busch e ripete in modo quasi monotono i complimenti al team #5 dando appuntamento a Bristol (Chase nel pallone – o forse no – dato che Bristol è fra un mese) per la rivincita.

In sintesi Larson cerca di chiedere scusa ad Elliott senza effettivamente chiedergli scusa, dall’altra parte Elliott cerca di dire di tutto a Larson senza effettivamente dirgli di tutto.

In campionato tutto resta congelato: Kurt Busch sorride perché malgrado l’infortunio che lo obbligherà a saltare anche (almeno) Daytona, col successo di Larson è matematicamente qualificato ai playoff, infatti non ci potranno essere più di 16 vincitori diversi. Fra Blaney e Truex la disfida si chiude praticamente in parità (24° e 23° rispettivamente) e Ryan andrà all’ultima gara a +25 su Martin, ma tutto è ancora aperto ad un ribaltone in Zona Cesarini.

Si chiude così una giornata storica per la NASCAR anche se i risultati per i piloti internazionali non sono stati positivi. Sorride solo il veterano Suárez con il quinto posto, Rockenfeller è 30°, Hezemans 33°, Kvyat 36°, Raikkonen 37° e Tilley 38° per guai vari, ma l’importante è che l’attenzione di tutto il mondo sia tornata sulla NASCAR e sulla Cup Series nel modo corretto.

I risultati odierni

La classifica della “Go Bowling at The Glen”

La classifica generale

Così in campionato a 1 gara dalla fine della regular season della NASCAR Cup Series 2022

Le altre categorie

Xfinity Series: Larson trionfa al Glen da attore non protagonista

I prossimi appuntamenti

La NASCAR torna a Daytona e per la Cup Series, come detto, ci sarà il gran finale della regular season dove si deciderà il 16° e ultimo qualificato ai playoff; la corsa sarà sabato notte. 24 ore prima, invece, prosegue l’avvicinamento ai playoff della Xfinity Series e la categoria cadetta gareggerà sempre in notturna e sempre sul superspeedway della Florida.


Immagine: Media NASCAR