NASCAR | Cup Series: Harvick rompe il digiuno gestendo nel finale in Michigan

Francesco Gritti - 8 Agosto 2022 - 13:55

Kevin Harvick guadagna un posto ai playoff grazie a una vittoria importantissima. Dopo quasi 2 anni “The Closer” torna in victory lane in Michigan, pronto a dimostrare che nonostante l’età può ancora competere ad alti livelli


La vittoria di oggi non è una vittoria a caso per Kevin Harvick. Con 47 anni suonati e un titolo della Cup Series già in bacheca ha dimostrato che l’età, quantomeno in NASCAR, non conta più di tanto. Dopo tante difficoltà tecniche e sfortune si è rivisto quell’ “Happy Harvick” che ha fatto innamorare i fan da 20 anni a questa parte, con un carisma e una gestione finale impareggiabili.

Oggi sono 59 le vittorie nella massima serie, tante, ma quest’ultima interrompe un digiuno di 65 gare, quasi 2 anni, troppo tempo per chi ha abituato una generazione a risultati di massimo rilievo. Oggi quella generazione esulta, cosciente che forse questa potrebbe anche essere l’ultima occasione di vedere “The Closer” in victory lane.

La gara

La “FireKeepers Casino 400”, round 23 di NASCAR Cup Series, si tiene sul Michigan International Speedway. Il tracciato ospita annualmente dal 1969 (1973 escluso) almeno una prova della massima serie di stock car ad agosto. L’ovale è molto veloce ma dal banking non elevato, garantendo velocità medie elevate lungo le 4 curve e i due rettilinei che compongono le 2 miglia del tracciato, percorso 200 volte.

Oltre alle 36 vetture canoniche, figura un vettura part time d’eccezione: Austin Hill porterà in pista la terza Chevy di Richard Childress Racing nel suo debutto in Cup Series. La #33 non è affidata a un completo novizio, ma a un giovane che ha già ottenuto 2 vittorie nella stagione da rookie in Xfinity Series proprio con Richard Childress. Da segnalare l’assenza di Kurt Busch per i postumi dell’incidente di Pocono. Ty Gibbs sostituirà ancora il veterano, nell’attesa che il campione 2004 possa riprendersi totalmente dall’infortunio.

In qualifica i 37 piloti iscritti vengono divisi in 2 gruppi, con il compito di siglare un singolo giro lanciato. I migliori 5 piloti di ogni gruppo comporranno la top 10 in partenza, stabilita con un nuovo giro secco in una successiva sessione. Il tempo fatto segnare da Bubba Wallace, poleman per la prima volta in carriera sulla Toyota Camry #23 di 23XI Racing, è molto distante dal record assoluto in qualifica. Il suo 37.755″, nonostante lo separi di oltre un decimo e mezzo dal compagno di marca Christopher Bell, è distante ben 3 secondi dalla pole fatta segnare da Gordon nel lontano 2014 in un’altra era della Cup Series.

La partenza della gara viene ritardata per la pioggia che ha bagnato l’asfalto, rendendo impossibile lo svolgimento della prova. Con circa un’ora e un quarto di ritardo i motori si accendono e la griglia si schiera. In partenza Wallace riesce a tenersi leader sfruttando la traiettoria esterna. Logano, partito dietro alla Toyota #23, sfrutta la scia per passare Bell, ma la sua fortuna non dura molto. Già dal decimo giro in poi il pilota Penske viene superato facilmente da diversi contendenti a causa del sovrasterzo, tanto da ritrovarsi alla competition caution in decima posizione.

Le condizioni meteo particolari hanno costretto gli organizzatori a fermare la gara al giro 20, chiamando la competition caution. Qui molti piloti decidono di fermarsi, sfruttando la neutralizzazione per compiere la prima sosta di giornata. Alla ripartenza, però, succede qualcosa di particolare.

In curva 2 un’incomprensione porta Yeley, pilota in forza a Rick Ware Racing sulla Ford #15, che non si era fermato a rallentare. Il contatto con McDowell, dietro di lui, innesca un effetto a catena, un vero e proprio big one all’inizio della gara. Nonostante la violenza dell’impatto nessun pilota è rimasto ferito, nemmeno Cindric, nonostante la sua vettura sia completamente distrutta all’anteriore. Oltre al sopracitato pilota Penske anche Kyle Busch (frustrato nelle interviste per la sfortuna), Almirola, Yeley, Stenhouse Jr. e Burton sono costretti al ritiro. McDowell e Gilliland, nonostante i danni, decidono di continuare la corsa attardati di molti giri.

Dopo la lunga caution mancano circa 10 giri alla fine dello stage 1 prima dell’ultima ripartenza. Bell e Hamlin (che non si erano fermati ai box) sfruttano la traiettoria esterna per superare Jones, primo della fila interna. Parte molto bene anche Chastain, in grado di superare Wallace, una fila davanti a lui. Durante questa fase di gara si può notare la difesa di Byron, in bagarre con Truex Jr., Buescher e Chastain.

Senza sconvolgimenti ulteriori Christopher Bell regala a Toyota e Joe Gibbs Racing il primo stage di giornata. Il pilota della #20 è inseguito a ruota dal compagno di squadra Hamlin e dalla Chevrolet di Jones. Più distanti Truex Jr. e Buescher completano la top 5 al termine dei primi 45 giri.

L’intermezzo fra il primo e il secondo stage regala un pit a molti piloti dello schieramento e un giro in meno di distacco a McDowell. Non si fermano Gibbs e Chastain, in prima fila alla ripartenza con Ty ai primi giri in testa (seppur per una questione strategica) in carriera in Cup Series a 20 anni nemmeno compiuti. Il pilota #1 si impone sul #45 sullo scatto mentre dietro le posizioni sono in scompiglio.

Durante il lungo periodo in regime di bandiera verde bisogna notare diversi avvenimenti. Dopo poche tornate Larson si impone su Gibbs, relegandolo in terza posizione. Blaney viene superato da Bell, Hamlin, Gragson e Wallace attorno al giro 60. I quattro puntano in trenino a recuperare Gibbs e ce la fanno entro poco tempo. Il giovane sostituto viene anche superato dai piloti citati con gomme più fresche, talmente veloci da ricompattarsi subito con Chastain e Larson, in lotta a distanza per il primo posto da quasi tutto lo stage. Al giro 72 un errore in curva 3 di Larson permette a Hamlin e Bell di superarlo. Comincia dunque la caccia per la testa della corsa fra i rivali.

I compagni di squadra non si ostacolano fino al raggiungimento della Chevrolet di Trackhouse. I preparativi finiscono al giro 76, quando sul traguardo Bell “lascia” la seconda posizione a Hamlin. Dopo qualche giro di studio, al giro 80, un attacco in uscita di curva 2 porta la #11 in testa senza ulteriori drammi dopo le settimane scorse. La #20 poco dopo raggiunge la seconda posizione.

Nel frattempo molti piloti decidono di sostare in green flag, una rarità che in caso di imprevisti potrebbe causare parecchi problemi. L’errore alla girandola dei pit è dei meccanici di Chastain. Una gomma non viene fermata e ruzzola in mezzo alla pit lane ed un’altra invece che rotola nello stallo adiacente. Ross, dunque, deve scontare un drive through.

E l’imprevisto arriva con la caution che viene mostrata al giro 98. Cole Custer, probabilmente per un cedimento meccanico e una foratura alla gomma anteriore sinistra (la terza che va ko in appena 20 giri), vede la sua vettura produrre fumo e poi incendiarsi. Riesce a rientrare in pit lane senza problemi, ma i detriti costringono la gara a una pausa molto lunga. Wallace guadagna il lucky dog, ma anche molti dei piloti doppiati (spesso per aver sostato in precedenza), sfruttano il wave around sui piloti fermi nella piazzola che dovevano ancora fermarsi per tornare a pieni giri.

Alla ripartenza Hamlin cerca di imporsi subito su Harvick, partito al suo interno, ma il californiano non molla un centimetro, anche se alla fine deve cedere al potere Toyota. Subito dopo la ripartenza un problema meccanico al motore costringe il vincitore di Indianapolis, Tyler Reddick, al ritiro.

La lotta per la prima posizione è a 3. Bell si separa dal gruppo e comincia ad battagliare con Harvick e Hamlin, quando al giro 109 un incidente ferma di nuovo la gara. Noah Gragson, autore di un’ottima performance fino a quel momento, perde il controllo della vettura in curva 2 finendo contro le barriere esterne. La vettura rientra ai box viaggiando come un gambero visti i danni alle sospensioni per un piccolo momento di ilarità per gli spettatori. Lucky dog per McLeod, ora un giro dietro a Hamlin.

Con un numero di giri rimasti minimo (solo cinque) sventola la bandiera verde un’ultima volta nello stage 2. Hamlin brucia Keselowski, partito al suo fianco. Il pilota-owner viene anche superato da Suárez, Larson e Bell che cercano di strappare la posizione migliore alla Toyota, ma senza successo.

Si chiude con il trionfo della Toyota #11 lo stage 2 di Michigan. Suárez e Larson inseguono vicini, ma sono relegati in top 5, davanti a Bell e Keselowski. Il pit generale e il secondo lucky dog consecutivo di McLeod portano tutti i piloti senza problemi a pari giri quando ne mancano 80 alla fine.

In ripartenza Bell e Suárez si staccano dai piloti dietro, lasciando lo spazio che verrà colmato solo da Chastain e, più tardi, da Hamlin. Mentre i primi due lottano, Bowman rischia la gara alla curva 1 del giro 134, quando con un controsterzo salva un errore ed evita di sbattere violentemente contro le barriere pur perdendo diverse posizioni.

Tornando davanti è attorno al giro 140 che l’aria si fa bollente. Suárez si difende da tutti gli attacchi di Bell quando il pilota Toyota, nervoso, compie un errore. Chastain si insinua in uno spiraglio e spinge il compagno di squadra, permettendo al duo Trackhouse di formare una virtuale doppietta. Al giro 150 Bell lascia passare il compagno Hamlin di nuovo nella speranza che almeno lui possa rimettere le carte in favore di Toyota.

In questo lasso di tempo alcuni piloti optano per un pit in green flag, tra cui i due Trackhouse che vanno ai box insieme come se fossimo a Daytona o a Talladega. L’implicito ordine di scuderia (la #99 a causa della strategia sfasata deve rifornire più della #1) costringe Suárez a cedere la posizione di vantaggio a Chastain, ma col senno di poi la scelta è un errore, anche se la colpa non è loro.

Al giro 160, quello immediatamente successivo, Bell stringe troppo a muro Chastain che con gomme fresche vuole sdoppiarsi, il pilota #1 colpisce il lato destro della Toyota #20, portandola contro le barriere. Molti sfruttano il tempo di caution per rifornirsi un’ultima volta. Suárez ottiene il lucky dog superando di slancio nell’incidente il compagno di squadra Chastain che diventa l’unico doppiato escludendo Bell e gli altri danneggiati. La bella gara di Trackhouse dunque non verrà ricompensata dalla fortuna.

L’ultima ripartenza della giornata è nel segno di Kevin Harvick. La Ford di Stewart-Haas Racing scatta meglio della Toyota guidata da Wallace che poi rimpiangerà – fin troppo amaramente – il fatto di aver scelto al choose cone la corsia interna. Anche Larson guadagna una posizione sul ragazzo dell’Alabama, posizione che però verrà recuperata senza troppi problemi.

Altro momento rischioso al giro 167. In curva 2 un sorpasso aggressivo di Logano su Wallace e Larson fa perdere il controllo dell’auto a Blaney, indietro e all’esterno. Nonostante qualche frazione di secondo di paura la #12 torna in pista senza danni e senza perdite di tempo evidenti.

La battaglia a distanza prosegue. Dopo diversi giri di tentativi, alla tornata 183 Wallace supera Logano per la seconda posizione, ma Harvick, primo, dista oltre 4 secondi. Nelle posizioni limitrofe, nello stesso momento, Hamlin (che era finito in cosa per l’ennesima penalità subita dal team #11) guadagna una posizione sul compagno Truex Jr.

Hamlin riesce poi a recuperare e superare Logano nel finale di gara, ma la sorte del compagno è diversa. Il pilota della #19 riesce a superare Blaney dopo un errore che lo ha portato a baciare il muro, ma la Ford Penske riesce a tornare davanti alla Toyota in men che non si dica. E questa battaglia, visto che Harvick è al comando e che potrebbe spostare la linea rossa dei playoff, punto a punto è molto importante.

Caution sventata al giro 195: Suárez fora la anteriore sinistra sul backstretch, ma il suo arrivo ai box non preoccupa i marshall. Rimane comunque una giornata in chiaroscuro per Trackhouse. Se appena 50 giri prima le auto si trovavano in prima e seconda posizione, ora sono sempre vicini, ma in ventiquattresima e venticinquesima piazza.

Senza più sorprese Kevin Harvick interrompe un digiuno durato 2 anni, conquistando sulla Ford #4 di Stewart-Haas Racing la sua cinquantanovesima vittoria in carriera, la quinta sul tracciato dei Grandi Laghi, e un posto nei playoff dopo che nelle ultime settimane era finito fuori dalla 16. Il successo (che è anche il 120° personale in tutta la NASCAR) arriva nella propria 1250esima gara (record assoluto) fra Cup, Xfinity e Truck Series. In top 5 terminano distanti Wallace (che si abbatte psicologicamente senza motivo nelle interviste post gara), Hamlin, Logano e Blaney.

Con questo risultato sono 15 i piloti diversi ad aver vinto almeno una gara in questa stagione. Mancando ancora 3 round all’inizio dei playoff ed essendoci solo 16 posti disponibili, gli unici piloti sicuramente qualificati sono quelli con 2 o più vittorie, ossia Elliott, Chastain, Logano, Byron, Reddick e Hamlin.

Quelli con una vittoria (Kyle e Kurt Busch, Bowman, Larson, Bell, Harvick, Suarez, Briscoe e Cindric), in caso della presenza di 2 o più nuovi vincitori, potrebbero vedersi sfuggire la possibilità di lottare per il titolo se il loro punteggio ottenuto durante la regular season è inferiore rispetto a quello degli avversari. Per il momento Blaney è l’unico qualificato per punteggio in una stagione colma di anomalie. Per fare un esempio, Martin Truex Jr., quarto per punteggio, potrebbe non accedere ai playoff nella situazione attuale per la mancanza di vittorie sul suo conto. Ma il divario di appena 19 punti fra la #12 e la #19 lascia tutto ancora apertissimo.

I risultati odierni

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I prossimi appuntamenti

Lo spettacolo della NASCAR Cup Series non si fa attendere. Settimana prossima, domenica 14 agosto, la massima serie delle stock car giungerà al round 24, la “Federated Auto Parts 400” a Richmond. Il ritorno sullo short track della Virginia sarà una delle ultime occasioni per qualificarsi da parte dei piloti in griglia. Inoltre, nella nostra domenica notte, La NASCAR Truck Series terrà nello stesso stesso circuito la “Worldwide Express 250 for Career Appreciation”, round 18 del campionato e seconda prova del Round of 10.


Immagine: Media NASCAR