Tyler Reddick vince la Daytona 500 dopo aver superato Elliott pochi metri prima del tragaurdo.
Il numero che più ha avuto importanza in questa Daytona 500 non è il 45, quello di Tyler Reddick, il vincitore. Nemmeno il 68, quello dell’edizione in questione. Il numero che rappresenta a pieno questa corsa è il 26, quello dei piloti che hanno svolto un giro in testa nel corso della gara, un record che, in futuro, difficilmente verrà battuto.
La gara più importante della stagione di NASCAR Cup Series, nonché la prima, è la Daytona 500. La “Great American Race” si tiene al Daytona International Speedway, il superspeedway per eccellenza, nonché una delle piste più veloci al mondo.
Il Daytona International Speedway è uno dei due superspeedway presenti nel calendario. Il circuito, costruito nel 1959, non è mai cambiato radicalmente, rimanendo sempre un ovale composto da 4 curve dalla lunghezza di 2.5 miglia (o 4 km), da percorrere sempre a pedale destro abbassato. L’ampio banking e le folli velocità che vengono raggiunte rendono la pista più veloce della Florida famosa per la possibilità di assistere a grossi incidenti, soprattutto nel finale di gara.
La Daytona 500 è parte integrante della storia della NASCAR Cup Series. Tenutasi fin dal 1959, anno di costruzione dell’autodromo, questa corsa è da sempre circondata da un’aura mistica. La “Great American Race”, dalla lunghezza di 200 giri, è molto più di una semplice gara, dato che il vincitore, oltre a portarsi a casa un ricchissimo premio in denaro, ha la possibilità di scrivere una pagina importante dei libri di storia del motorsport.
Sono ben 45 gli iscritti alla “Great American Race”, un record per quanto riguarda questa era della Cup Series. Oltre alle 36 vetture a tempo pieno, sono presenti a Daytona anche le Chevrolet di Beard Motorsports (con Anthony Alfredo, pilota a tempo in ORAPS Series con Viking Motorsports), JR Motorsports (con Justin Allgaier, “caposquadra” del team in questione nella classe intermedia), Live Fast Motorsports (con B. J. McLeod) e NY Racing Team (con J. J. Yeley).
Front Row Motorsports e RFK Racing portano in pista una quarta Ford (la #36 e la #99), che viene affidata, rispettivamente, a Chandler Smith (pilota a tempo pieno di FRM in Truck Series) e Corey LaJoie (part-time con Henderson Motorsports nella classe inferiore). Garage 66 è presente al via con la sua Mustang, che viene guidata dall’esperto Casey Mears.
23XI Racing e Legacy Motor Club portano in pista una Toyota addizionale. La #67 viene guidata da Corey Heim (che parteciperà anche a diverse gare della Truck Series con Tricon Garage), mentre la #84 permette alla leggenda Jimmie Johnson di correre su uno dei circuiti più veloci del campionato.
Al termine dei Duels, ben 4 dei part timer sono stati eliminati. Smith, LaJoie, Alfredo e Yeley non prendono parte alla gara. Johnson, invece, grazie alla nuova regola “OEM”, è al via della Daytona 500, anche se scatta dalla quarantunesima posizione.
La gara
Busch scatta bene dall’esterno e, spinto da Elliott, allunga in modo importante nei confronti di Briscoe. Il veterano, poleman dell’evento, prende la corsia interna pochi metri dopo il via, mentre il rivale si sposta esterno sul backstretch. Questo scambio di corsie non cambia le gerarchie.
All’inizio del secondo giro si crea una terza corsia. Busch, per mantenere la leadership, comincia a spostarsi tra le varie linee. Il veterano viene insidiato da Nemechek al quarto passaggio, che, dopo aver preso l’interno all’ultima curva, copre il rivale muovendosi esterno prima del passaggio sotto il traguardo.
La corsa viene neutralizzata al quinto giro. McLeod, per via di un cedimento alla sospensione posteriore destra, perde il controllo della sua Chevrolet in curva 4. Il part timer, qualificatosi alla gara dopo la squalifica di Alfredo alle verifiche tecniche, colpisce Byron, che sua volta, arriva al contatto con Gragson e Allgaier. Moltissimi piloti sfruttano la caution per fare rifornimento con la speranza di arrivare a fine stage.
La ripartenza premia Logano. Il tre volte campione, scattato interno, sfrutta la spinta di Nemechek per superare Busch, esterno, sul quale si imporrà in curva 3. All’inizio del giro successivo, però, l’alfiere Penske torna interno, lasciando alla leggenda la testa della corsa.
L’alleanza con Nemechek, però, premia Logano, che supera senza problemi Busch sul backstretch. Il tre volte campione, spostatosi poi all’esterno, lotta con “l’ex-amico”, che guadagnerà la prima posizione al termine del giro 15.
Al passaggio numero 19, Logano torna in testa sul backstretch grazie alla spinta di Busch. Nemechek risponderà durante la tornata successiva, più precisamente all’altezza del frontstretch. Per molte miglia, le posizioni restano cristalizzate.
La lotta per la vittoria riprende al giro 28, in cui Logano, spinto da Busch, guadagna terreno su Nemechek, che, nonostante ciò, taglia il traguardo in testa. Al passaggio successivo, la stessa manovra permette alla Penske di tornare in prima posizione.
Nemechek, però, non si fa pregare e, dopo aver guadagnato qualche metro, supera Logano al giro 30, più precisamente in curva 3. Il fordista recupera terreno una volta passata la linea del traguardo e, così facendo, dimostra tutto il suo talento.
Il doppiaggio di Mears permette a Logano di diventare leader in solitaria della gara. Il tricampione, dopo una piccola divagazione all’interno, torna esterno, lasciando a Nemechek la possibilità (non concretizzata) di guadagnare terreno nei suoi confronti.
Al giro 34, la terza fila si fa vedere. Logano continua a guidare il gruppo nonostante tutte le insidie del caso, rappresentate dalla presenza di Nemechek e Briscoe. Il pilota di JGR supera quello di Penske alla prima curva del passaggio 35, dopo la quale si sposterà in centro.
Durante le fasi di gara successive, Briscoe si difende dall’avanzata del plotone di vetture saltando da una corsia all’altra. Durante questo periodo (più precisamente al giro 36) Busch perde il controllo della sua Chevrolet in curva 4 e tocca Keselowski, che perde qualche posizione dopo essere stato spedito oltre la doppia linea gialla.
La fase di stallo termina al giro 50, in cui sostano molti piloti, tra cui spiccano Busch, Berry, Ty Dillon e Allmendinger. Poche miglia dopo, la corsia esterna diventa dominante, dato include tutte le auto nelle prime posizioni.
Al giro 56, quello che precede la “sfregata” di Byron contro le barriere di curva 3, si fermano Logano, Keselowski, Allgaier e Nemechek. Al cinquantottesimo passaggio, invece, Briscoe, Hamlin, Wallace, Gibbs, Herbst e le varie Toyota passano dai meccanici. Lo fa anche Johnson, anche se, prima di entrare in pit lane, va in testacoda.
Elliott, diventato leader della corsa, svolge la sua sosta al termine del giro 59. Il nativo della Georgia viene seguito in questa decisione da molti piloti, tra cui Berry, Custer e Larson. Gilliland guadagna così la prima posizione.
Austin Dillon e Zilisch, assieme a Gilliland, svolgono la prima sosta “programmata” al giro 60. Smith conquista così la testa della corsa, che manterrà senza alcuna difficoltà fino al passaggio sotto la bandiera a scacchi biancoverdi, non fermandosi ai box.
Zane Smith, pilota della Ford #38 di Front Row Motorsports, vince lo stage 1 a Daytona. Cindric, Blaney, Hocevar, Buescher, Suarez, Preece, McDowell, Bowman e Gragson completano la top 10. Questi 10 sono gli unici piloti a sorpresa a non rifornire ulteriormente nel corso della stage. Durante la sosta generale, condita dal lucky dog di Ware, i meccanici controllano il motore della Toyota di Johnson.
Il secondo stage si apre nel segno di Cindric, interno, che, grazie alla spinta di Hamlin, allunga immediatamente su Blaney, esterno. Il vincitore dell’edizione 2022, una volta raggiunto il backstretch, cambia la corsia di appartenenza, andando a coprire il compagno di squadra.
Al giro 75, però, Hamlin avanza e si porta esterno, andando a coprire Cindric. Wallace, divenuto leader della linea interna, guadagna molti metri nei confronti degli avversari alla sua destra, arrivando addirittura a superare l’alfiere della #2 prima della linea del traguardo.
La rimonta di Wallace si completa al giro 77, in cui sopravanza Hamlin in curva 4. Durante il passaggio successivo, però, si crea una terza corsia. Ciò dà una mano al veterano di JGR, che, all’ultima piega, torna in prima posizione.
Al giro 79, Hamlin e Wallace si spostano, rispettivamente, sulla corsia esterna e su quella centrale. I due si contendono la testa della corsa fino all’inizio dell’ottantesimo passaggio, in cui si verifica un evento inaspettato.
Ware, spinto da Larson, supera Hamlin e Wallace sul frontstretch. Il pilota di RWR, divenuto leader della corsia interna, riesce addirittura a sopravanzare le due Toyota, su cui si imporrà fisicamente assieme al proprio draft partner all’inizio del giro 81.
Chastain, divenuto leader della linea interna, guadagna terreno rapidamente, arrivando a superare Ware in curva 2 (giro 82). “Watermelon Man”, una volta messo l’intero corpo vettura davanti a quello del resto dello schieramento, inizia a zigzagare prima di spostarsi sulla linea esterna (passaggio numero 83).
Allgaier, vista la situazione favorevole, inizia a guadagnare terreno in modo considerevole. Il campione dell’edizione 2024 della Xfinity Series, spinto da Zilisch, guadagna la prima posizione sul backstretch del giro 84.
Allgaier e Zilisch, una volta presa la testa della corsa, si sposta esterno, lasciando strada libera a Ty Dillon. Il fratello di Austin guadagna la leadership alla quarta curva del giro 85. La lotta verrà interrotta pochi secondi dopo questo scambio di posizioni.
Zilisch allarga sul frontstretch e tocca Allgaier. La Chevy del rookie, rea di aver perso un paio di miglia orarie, viene tamponata da quella di Ware. Il pilota di RWR rallenta e perde il controllo della propria vettura, generando una carambola che coinvolge anche Gibbs, Austin Dillon, Briscoe, Heim e Gilliland.
La caution causata da questo incidente multiplo permette a tutti i piloti di svolgere la terza sosta programmata. Durante questo periodo, inoltre, Zilisch, Briscoe e Austin Dillon, rientrano nei box per compiere delle riparazioni. I tre restano fuori dalla pista per, rispettivamente, 2, 10 e 40 giri. Berry lucky dog.
La ripartenza vede Chastain, esterno, imporsi agilmente su Larson, interno, grazie all’aiuto di Hamlin, il quale, al termine del primo giro in bandiera verde, si trova addirittura davanti al campione in carica della Cup Series.
Poco più tardi, nel momento in cui inizia la lotta per la prima posizione fra Cindric e Chastain, si crea una terza corsia. “Watermelon Man” sfrutta la situazione favorevole per tappare l’avanzata degli avversari zigzagando.
Il momento di gloria di Chastain, però, termina al giro 96, in cui Cindric si butta interno in curva 2, superando il rivale. Anche Buescher e Blaney guadagnano una posizione ai danni dell’alfiere Trackhouse durante la medesima tornata.
Cindric, per difendersi da Chastain, tornato a tutti gli effetti in lotta per la vittoria dopo un “momento di perdizione”, inizia a spostarsi vorticosamente tra le corsie. La #2 cederà il passo alla #1 solo durante il giro 98, in cui la Chevy guadagna terreno rimanendo sulla corsia centrale.
Chastain, però, dovrà presto sfidare un nuovo rivale. Già, perché van Gisbergen, diventato leader della corsia interna, sfrutta il cambio di traiettoria (da centrale a esterno) del compagno di squadra per superarlo in curva 3. Il nativo della Florida, però, riesce a recuperare lo scettro della competizione una volta tornato nella sua linea preferita, quella situata nel bel mezzo della carreggiata.
Il cambio di linea non rende giustizia a Chastain, che viene superato al giro 101 da van Gisbergen, che riesce ad avanzare assieme a tutta la linea interna, visto che anche Larson completa il passaggio in questione davanti alla Chevrolet #1.
Van Gisbergen, al giro 102, va insieme a Larson all’esterno in curva 1. Il campione in carica, però, esce dalla scia del neozelandese al passaggio successivo, riuscendo addirittura a superarlo sul backstretch. Chastain, però, dà una mano al compagno di squadra, spingendolo fino a permettergli di tornare davanti alla #5.
Larson, però, ha un altro asso della manica da poter sfruttare, di nome Kyle Busch. Il veterano, infatti, spinge il compagno di marca, che prende la leadership della corsa sul backstretch (giro 104) prima di spostarsi esterno.
Busch mantiene la testa della linea interna e, al giro 105, prende la testa della corsa in curva 2. Nonostante la spinta di van Gisbergen, Larson non riesce a recuperare la corona della corsa, permettendo al veterano di restare davanti.
Larson torna all’attacco al giro 110, in cui guadagna la posizione su Busch sul frontstretch. Il veterano prova a dire la sua in curva 2, ma alla fine della tornata numero 111 è il campione in carica ad essere ancora davanti a tutti.
Busch e Larson si affiancano per molte miglia, creando una sorta di “stallo” per quanto riguarda le posizioni di alta classifica. Questo equilibrio viene rotto al giro 118, in cui van Gisbergen sbaglia a spingere il campione in carica, lasciando strada libera al poleman, seguito a ruota da Blaney.
Busch inizia così a zigzagare in pista per mantenere la testa della corsa. Alla fine del giro 122, però Hamlin frega l’ex-compagno di squadra superandolo all’interno di curva 4. Il veterano, poi, si porta esterno, lasciando strada libera ad Allgaier, che riuscirà a guadagnare la prima posizione già nel corso del passaggio numero 123.
Al giro 124, però, gli equilibri si rompono. Allgaier allarga la linea nonostante non sia “clear”, andando a colpire lo spigolo anteriore sinistro della Toyota di Hamlin. La Chevy urta così contro le barriere prima di schizzare verso l’interno, generando una carambola che coinvolge anche Bowman, Blaney, Cindric, Larson, Busch, van Gisbergen, Gilliland, Herbst, Gibbs, Heim, McDowell, Nemechek, Smith, Logano, Byron, Chastain, Custer e Jones.
Allgaier, Gilliland e Bowman si devono ritirare per i danni subiti, mentre altri piloti, come Nemechek, Larson, Cindric, Busch, Zilisch e van Gisbergen, subiscono danni estetici importanti. La corsa non riprenderà fino al passaggio sotto la bandiera a scacchi biancoverdi, neutralizzando di fatto i risultati al momento dell’incidente.
Bubba Wallace, pilota della Toyota #23 di 23XI Racing, vince lo stage 2 a Daytona. Blaney, Nemechek, Busch, Heim, Hocevar, Buescher, Berry, Hamlin e Jones completano la zona punti. Durante la sosta generale si assiste alla riparazione di numerose vetture, oltre al lucky dog di Johnson.
Due delle Toyota di 23XI Racing si contendono la prima posizione all’inizio dello stage 3. Wallace, esterno, avanza in curva 2, strappando così la testa della corsa a Heim, il pilota situato nella prima posizione della linea interna.
Al giro 137, però, Heim supera Wallace sul backstretch. Il vincitore del secondo stage, però, riprende la testa della corsa in curva 4, salvo cedere nuovamente la testa al compagno di squadra solo pochi metri più tardi.
Buescher si rivela un alleato inaspettato per Wallace. Il pilota di RFK, difatti, spinge il rivale in forza a 23XI sul backstretch. Nonostante ciò, Heim torna in testa al termine del giro 138. Contemporaneamente, anche Bell, a capo della linea esterna, si affianca alle due Toyota in lotta per la vittoria.
La battaglia, però, si cristallizza quasi subito. Per oltre 50 miglia, difatti, non si verificano lotte di alcun genere (nonostante i numerosi scambi di leadership fra Heim, Wallace e Bell, seppur solo statistici in quanto i tre sono affiancati), data la necessità di risparmiare carburante in vista dello sprint finale.
Bell svolge un timido accenno di azione al giro 164, in cui sorpassa entrambe le Camry di 23XI Racing e si porta interno. Nonostante ciò, Wallace riprenderà la testa della corsa al passaggio successivo, in cui le tre linee continueranno a procedere in parallelo.
La “passeggiata” (dato che, in alcuni tratti, le vetture sono circa 6″ al giro più lente rispetto a quando procedono a pieno regime) procede senza grandi sconvolgimenti fino al giro 175, in cui Wallace va interno, cedendo la testa della linea centrale a Buescher, che va così ad affiancare Custer, esterno.
Il giro di soste finale si apre al giro 181. Sono Wallace, Heim, Bell e Mears i primi a svolgere l’ultima sosta programmata. Due tornate più tardi, la corsia interna, passata nelle mani di Buescher, diventa dominante nei confronti delle altre. Hamlin, Johnson e Jones, durante questo passaggio, si fermano per un rabbocco.
Buescher, Keselowski, Berry, Gragson e Reddick sono solo alcuni dei piloti che si fermano al giro 185. Busch sale primo, ma cede la leadership dopo pochi metri a Chastain, che passa dalla pit lane al passaggio numero 187 assieme a Hocevar, Stenhouse Jr. e Ware.
La leadership di Elliott, guadagnata in occasione del pit stop di Chastain, dura appena 2 miglia e mezzo. Il campione 2020, infatti, fa una breve visita ai meccanici al termine del giro 188 assieme a Busch, Byron, Ty Dillon, Larson, Gibbs e Suarez.
Logano guadagna la prima posizione prima di essere chiamato alla sosta al giro 189. Il tre volte campione della classe regina è seguito in pit lane da numerose Ford, tra cui quelle di Blaney e Smith. Contemporaneamente, si assiste anche al ritiro nei box di Austin Dillon.
McDowell, unico dei piloti a non avere ancora svolto l’ultima sosta prevista, guadagna la prima posizione. Nel frattempo, Keselowski, è il “best of the rest”, dato che riesce a prevalere nei giochi di scia situati alle spalle del veterano di Spire.
La fortuna, questo va detto, a volte aiuta davvero gli audaci. Al giro 192, difatti, Heim spinge male Hamlin, la cui vettura schizza verso l’interno, colpendo quella di Bell, che terminerà la propria corsa contro le barriere di curva 4. Durante la caution, la Toyota #11 viene riparata in modo posticcio, mentre van Gisbergen guadagna due miglia e mezzo grazie al lucky dog.
McDowell (che non ha svolto il rifornimento) viene beffato al restart da Reddick, situato sulla linea interna. Già in curva 2 si crea una terza corsia, su cui va il veterano di Spire. Il leader della corsa si sposta in mezzo alla carreggiata sul frontstretch, ma ciò si rivela un errore, dato che Byron, nuovo “capo” dell’inside lane, lo sorpassa.
L’alleanza con Hocevar permette a McDowell di tenere vivo il sogno di conquistare una seconda Daytona 500. I due alfieri Spire, difatti, rendono dominante la corsia esterna, che, nonostante qualche piccolo zigzag necessario per mantenere la posizione “di prestigio”, rendono l’outside lane la propria “base operativa” per qualche miglio.
Al giro 199, però, il duo in forza a Spire si separa. McDowell si sposta interno, mentre Hocevar va centrale, una volta entrati nel backstretch. Alla fine del penultimo passaggio sul traguardo, è il giovane ad avere il mano il controllo della gara. O, almeno, così sembra.
Ultimo giro. Hocevar allarga la linea sul frontstretch. La spinta troppo aggressiva di Jones destabilizza il leader della corsa, che perde il controllo del mezzo, andando in testacoda. La perdita di velocità della Toyota #43 non viene notata da Stenhouse Jr., che tocca l’auto posta davanti a sé, la quale finisce all’interno dell’ovale, portando con sé anche McDowell. Non inquadrati da nessuno, alle spalle dei leader molti finiscono nel mucchio, tuttavia la corsa prosegue.
Elliott prende così la leadership della gara in solitaria. Il campione 2020 viene attaccato sul frontstretch da Reddick, il quale, sfruttando la minor lunghezza della carreggiata interna, si pone davanti al rivale pochi metri prima del traguardo.
Nel momento in cui Reddick prende il largo, Herbst sbaglia il cambio di linea, e, mentre va esterno, tocca lo spigolo anteriore dentro della Ford di Keselowski. La Toyota del nativo di Las Vegas, dopo aver colpito le barriere, schizza verso l’interno, creando un incidente che coinvolge anche Logano ed Elliott.
Tyler Reddick, pilota della Toyota #45 di 23XI Racing, vince la Daytona 500 al Daytona International Speedway. Stenhouse Jr., Logano, Elliott, Keselowski, Smith, Buescher, Herbst, Berry e Wallace completano la top 10.
Tyler Reddick, nato a Corning, California, 30 anni fa, ha permesso a 23XI Racing di conquistare la prima Daytona 500 della sua storia. Il pilota, alla guida di una Toyota, torna in victory lane dopo un 2025 in cui, nonostante la costanza sia stata un’arma importante, non è mai riuscito ad arrivare davanti a tutti. Il riscatto del californiano gli permette di tornare davanti a tutti nel primo anno dove la regola “win and you’re in” è assente. Nonostante ciò, la qualificazione alla Chase non sembra essere in discussione.
I risultati odierni
La classifica della “Daytona 500” 2026
La classifica generale
Così in campionato dopo 1 delle 36 della NASCAR Cup Series 2026
La vittoria odierna permette a Tyler Reddick (58) di prendere la testa del campionato.
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I prossimi appuntamenti
La NASCAR Cup Series tornerà in pista domenica 22 febbraio per la Autotrader 400 all’EchoPark Speedway di Atlanta, seconda gara di campionato. La classe regina delle stock car verrà supportata, nel corso del weekend in questione, da NASCAR O’Reilly Auto Parts Series, NASCAR Craftsman Truck Series, AMS Legends of GA All-Star Race e AMS Bandolero of GA All-Star Race.
Immagine: Media NASCAR
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