Ryan Preece vince e conquista l’accesso alla Chase al termine della Coke Zero Sugar 400
Il finale della regular season di NASCAR Cup Series ha regalato grandi sorprese al pubblico, la più importante delle quali è la qualificazione alla Chase da parte di Ryan Preece, vincitore della Coke Zero Sugar 400. La gara in questione non ha disatteso le aspettative, diventando un vero e proprio cult della NASCAR moderna grazie al sapiente mix di azione e drama che l’ha permeata per tutta la sua durata.
La regular season della NASCAR Cup Series si chiude, come di consueto, con la Coke Zero Sugar 400 al Daytona International Speedway. La gara sull’ovale che rappresenta per antonomasia le stock car definisce chi sono i 16 partecipanti alla Chase.
Il Daytona International Speedway è uno dei due superspeedway presenti nel calendario delle serie riservate alle stock car. Il circuito, costruito nel 1959, non è mai cambiato radicalmente, visto che è da sempre un ovale composto da 4 curve dalla lunghezza di 2.5 miglia (o 4 km) da percorrere sempre a pedale destro abbassato. L’ampio banking e le folli velocità che vengono raggiunte rendono la pista più veloce della Florida famosa per la possibilità di assistere a grossi incidenti, soprattutto nel finale di gara.
La Coke Zero Sugar 400, tappa estiva della NASCAR Cup Series a Daytona, è un appuntamento storico che si tiene ininterrottamente dal 1959. La distanza attuale, fissata a 400 miglia (160 giri) è stata istituita nel 1963. Dal 2020 questa gara ha un’importanza ancora maggiore, dato che è quella che chiude la Regular Season e, di conseguenza, è qui che si decide l’ingresso alla Chase.
Sono 41 gli iscritti alla gara. 23XI Racing modifica radicalmente la sua line-up. Herbst dà forfait prima della gara per via dei postumi dell’incidente subito a New Hampshire, permettendo a Harrison Burton, venticinquenne di Huntersville, North Carolina, quest’anno iscritto full time alla NASCAR O’Reilly Auto Parts Series con Sam Hunt Racing e part time nella NASCAR Craftsman Truck Series con Tricon Garage, di tornare nella classe regina dopo quasi due anni di assenza. Il team schiera anche la sua quarta Toyota, la #67, per Corey Heim.
Sono presenti al via anche Beard Motorsports con Casey Mears, NY Racing Team con Joey Gase, Live Fast Motorsports con Daniel Dye, tutti su Chevrolet. Garage 66 schiera sulla sua Ford Gray Gaulding, ventottenne di Colonial Heights, Virginia, al ritorno in Cup Series dopo tre anni e che partecipa part time alla NASCAR O’Reilly Auto Parts Series con Mike Harmon Racing.
Le qualifiche sono composte da due fasi, entrambe composte da un giro singolo svolto da ogni vettura a pista libera. I primi 10 accedono al secondo turno, mentre la posizione di partenza degli altri viene decisa già al termine della prima tornata. Ross Chastain, pilota della Chevrolet #1 di Trackhouse Racing, conquista la pole position grazie a uno straordinario 48.808″. “Watermelon Man” anticipa al via Chris Buescher, portacolori della Ford #17 di RFK Racing, di 51 millesimi. Dato il limite di 40 vetture ammesse alla gara, il più lento durante questa sessione, Gaulding, non si qualifica per la gara.
La gara
La partenza premia Chastain. Il poleman, scattato dalla linea esterna, allunga fin da subito nei confronti di Buescher, interno, su cui si impone fisicamente già sul backstretch. Al termine del primo giro, i piloti hanno già creato una terza corsia.
Chastain, data la situazione, inizia a zigzagare già all’inizio del secondo giro. “Watermelon Man”, però, viene superato da Larson già in curva 4, il quale impedisce al rivale di spostarsi sulla linea più vicina alle barriere.
Chastain risponde a Larson già all’inizio del giro 3, nel quale si impone su Larson, anche fisicamente, già sul frontstretch. Il primo rivale a mettere in difficoltà il portacolori Trackhouse si rivela essere Buescher, che guadagna la leadership durante il quinto passaggio, più precisamente in curva 4, dall’interno prima di cambiare corsia.
La linea esterna è dominante fino al decimo giro, quello in cui Larson, risalito assieme all’inside line, guadagna molto terreno sul backstretch e supera Buescher in curva 3 prima di spostarsi esterno una volta completata la manovra di sorpasso.
Hill replica la manovra di Larson un giro più tardi. Il pilota, che si sta giocando il titolo nella O’Reilly Auto Parts Series, guadagna la testa della classifica durante il giro 11 prima di spostarsi esterno. Austin rimarrà in prima posizione per molte miglia.
Al giro 34, la risalita della linea interna tradisce Hill, che si porta interno, perdendo numerose posizioni. Buescher e Preece guidano lo schieramento nel momento in cui il primo stage entra nella sua fase più calda.
Buescher mantiene la linea esterna per tutto l’ultimo giro del primo stage. Il pilota di RFK sfrutta il banking per difendersi da Larson. Preece, invece, prova il tutto per tutto spostandosi interno nella fase finale della trentacinquesima tornata.
La lotta per la stage win, però, non si conclude nel modo migliore per i piloti sopracitati. Una volta raggiunto il frontstretch, infatti, van Gisbergen tampona Larson, che a sua volta tocca il retro della Ford di Buescher, il quale perde il controllo della propria vettura e rientra verso l’interno, portando con sé sull’erba, oltre al rivale sulla #5, anche il compagno Preece. Danni estetici per i tre piloti coinvolti.
Questo incidente permette a Shane van Gisbergen, pilota della Chevrolet #97 di Trackhouse Racing, di vincere lo stage 1 a Daytona. Gibbs, Logano, Jones, Briscoe, Larson, Wallace, Preece, Nemechek e Cindric completano la top 10. I risultati della prima porzione di gara permettono a Wallace di qualificarsi alla Chase. Keselowski, invece, è aritmeticamente fuori dalla lotta titolo.
Durante la stage caution si verifica la sosta generale (con doppio rifornimento per alcuni). Buescher, durante la pausa, si reca nei box per l’impossibilità da parte dei meccanici di fissare la gomma anteriore destra. Dye, doppiato all’inizio dell’ultimo giro, guadagna la possibilità di accodarsi al gruppo.
L’inizio del secondo stage sorride a van Gisbergen, interno, che riesce a terminare il primo giro davanti a Logano, esterno, nonostante i due restino affiancati per tutto il primo giro. Nelle retrovie, però, si verificano numerosi cambi di gerarchie, i quali permettono a Gilliland di guadagnare la testa della corsa già durante il giro 45.
Durante il passaggio numero 46, Hill torna alla carica. Il pilota di Richard Childress Racing, a capo della linea interna, avanza e supera Gilliland in curva 2 prima di spostarsi sull’outside lane all’inizio del giro seguente.
La corsia interna, per qualche miglio, torna a riposo. L’azione in pista ricomincia durante il giro 49, quello in cui Hill inizia zigzagare per mantenere la testa della corsa. Le speranze del nativo della Georgia si infrangono durante il passaggio successivo, quello in cui Briscoe conquista la corona della competizione prima di spostarsi in outside lane. Contemporaneamente, Buescher torna in pista.
Nel corso delle miglia seguenti, il nuovo leader della corsia interna, Chastain, prova più volte a imporsi in via definitiva su Briscoe. Il poleman riesce a tornare primo solo durante il giro 56, quello in cui mette le ruote davanti al rivale sulla #19 all’imbocco del frontstretch.
La nascita di una terza corsia porta Chastain, che nel frattempo è riuscito a sedimentare la sua leadership, a zigzagare per difendere la posizione. “Watermelon Man”, però, si ritrova vittima di un doppio attacco prima di Elliott, centrale, in curva 2, e poi di Byron, esterno, sul backstretch, durante il giro 60. “Willy B.”, subito dopo, si porta in centro per avere nella sua scia il compagno di squadra prima di tornare assieme a lui in outside lane.
Chastain, però, si riporta alla guida del gruppo prima della linea del traguardo e continua a mantenere la testa fino al giro 64, quello in cui Elliott, esterno, attacca il rivale in curva 2 e alla 4 prima di imporsi su di lui sul frontstretch.
Poco dopo nasce una terza corsia. Quella centrale, guidata da Smith, avanza. Il pilota di Front Row Motorsports, dopo aver superato Elliott in curva 2, si sposta esterno, diventando leader della corsa durante il giro 68.
La sfida tra i due si accende durante il passaggio successivo, il numero 69. Elliott attacca Smith in curva 2 andando all’interno prima di tornargli davanti. Il rivale si risponde utilizzando la stessa manovra alla 4. Alla fine, però, sarà il campione 2020 a vincere questa battaglia, visto che si impone definitivamente sul pilota Ford al giro 71.
Preece, divenuto leader della linea interna, sfrutta la spinta del compagno di squadra Keselowski per sopravanzare Elliott in curva 2 prima di spostarsi all’esterno una volta raggiunto il backstretch. Il pilota di RFK, che ha bisogno di vincere per vedere aumentare le sue speranze di raggiungere i playoff, viene però passato proprio dal campione 2020 in curva 4, il quale si porta subito davanti al rivale.
La quiete regna sovrana a Daytona fino al giro 82, quello in cui la linea interna, guidata da Blaney, allunga improvvisamente. Il bicampione, infatti, supera il rivale sul backstretch, mentre le altre due Penske, quelle di Cindric e Logano, guadagnano terreno sul nativo della Georgia sul frontstretch.
La risposta di Elliott non tarda ad arrivare. Al giro 84, infatti, Preece spinge con forza il pilota Hendrick in sul backstretch. Nonostante ciò, Blaney e Cindric tornano davanti alla #9 già in curva 4. Poco dopo, il portacolori della #2 sale esterno, guadagnando la leadership.
Blaney ci prova più volte a scalfire Cindric, ma non riesce a raggiungere il suo obiettivo né durante il giro 88, né durante il 90 (dove comunque riesce a portarsi davanti alla #2 in curva 2 prima di venire sverniciato da Preece ed Elliott, oltre che dal compagno di squadra).
All’inizio del giro 91, Cindric getta l’ascia di guerra, lasciando che sia Preece a salire in prima posizione sul backstretch. Elliott e Blaney, però, sfruttano lo spunto vincente della linea interna per sopravanzare il portacolori RFK in curva 4 prima di tornare esterno.
La stage win di Elliott non viene messa in dubbio da nessuno fino all’ultimo giro prima della bandiera a scacchi biancoverdi, il novantacinquesimo, nel quale Blaney, assieme ad una serie di vetture, si sposta all’interno, facendo sprofondare in classifica il pupillo di Hendrick Motorsports.
Ryan Blaney, pilota della Ford #12 del Team Penske, vince lo stage 2 a Daytona. Preece, Smith, Byron, Gilliland, Larson, Briscoe, Suarez, Wallace e Cindric completano la top 10. Durante la sosta (doppia per molti piloti, data la necessità di imbarcare più carburante), Hamlin si ferma sulla piazzola più a lungo per ripristinare il collegamento con la telecamera posteriore, rimasta spenta per tutta la porzione centrale di gara. Buescher lucky dog.
Gilliland, esterno, scatta molto meglio di Briscoe, interno, all’inizio del terzo stage. Anche Cindric, situato alle spalle della Ford #34, supera il portacolori di JGR, che, nonostante sia passato all’attacco in curva 4, non riesce a strappare lo scettro dalle mani del figlio d’arte.
La corsia esterna si fa dominante fino al giro 106, nel quale Briscoe, aiutato da Keselowski, guadagna terreno e supera Gilliland in curva 2. Il figlio d’arte, nonostante riesca a tornare in cima al gruppo sul backstretch, vede del pericolo nella corsia interna e comincia a zigzagare.
I sospetti di Gilliland si rivelano ben presto realtà: al primo passo falso da parte del ventiseienne nato in North Carolina, avvenuto alla seconda curva del giro 107, Briscoe prende la testa della corsa prima di spostarsi all’esterno. L’alfiere Toyota mantiene la prima posizione fino all’inizio della tornata numero 110, nel quale (più precisamente alla seconda virata) Keselowski e Ware lo superano.
Le gerarchie cambiano nuovamente durante il giro 114, nel quale si crea (per la prima volta in questo stage) una terza corsia. Briscoe, infatti, dopo un primo tentativo alla 2, supera in curva 4 Keselowski, riportando l’outside lane in cima alla classifica.
La spinta propulsiva di Briscoe, però, si esaurisce molto presto. Già al termine del giro 115, infatti, il vincitore delle ultime due Southern 500 viene passato da Keselowski e Ware (interni) ed Elliott (centrale). La #9 e la #6 iniziano così a combattere per la leadership, trasferendosi, rispettivamente, sulla linea esterna e su quella situata in mezzo alla pista.
La situazione si evolve notevolmente durante il giro 117, nel quale Keselowski va interno in curva 2, lasciando la testa del “serpente di mezzo” a un Ware in grande spolvero. Una volta neutralizzata la minaccia Elliott, infatti, è proprio il pilota di RWR a mettere in difficoltà il veterano, che dovrà cedere la prima posizione una volta raggiunto il backstretch del passaggio numero 118, nel quale Hill spinge Cody, permettendogli di svettare sul gruppo.
Keselowski torna primo al giro 120, più precisamente in curva 4. Ware, però, non vuole arrendersi e, dopo essersi spostato all’esterno, prova a strappare nuovamente la corona al rivale su Ford. Brad, però, ha dalla sua l’aiuto di Byron, che, grazie a una spinta, gli permette di rimanere in testa.
Durante il giro 122, il focus delle telecamere cambia notevolmente. Hill, Zilisch, Chastain, Jones, Stenhouse Jr., Austin Dillon e Mears, infatti, si fermano dai meccanici per uno splash. I sette rientrano in pista in fila indiana.
Ware ed Elliott allungano sul frontstretch, superando Keselowski quando mancano 37 tornate alla bandiera a scacchi. Il veterano, però, non molla, e, già durante il passaggio numero 126, si lancia all’interno in curva 4, ma la spinta di Byron permette all’underdog di rimanere davanti a tutti.
La corsia esterna diventa dominante per qualche minuto. A cambiare le carte in tavola, però, ci pensano Byron, Elliott e Briscoe, che, dopo aver preso l’interno in curva 2 (giro 129), superano Ware e tornano sull’outside una volta raggiunto il backstretch. Da lì in poi l’azione si frammenta, visto che i primi procedono in single file per numerose miglia.
Il nuovo pacchetto aerodinamico “frega” molti dei piloti che hanno spinto seriamente durante il terzo stage. Si tratta di Larson, Elliott, Byron, Briscoe, Ware, Allmendinger e Ty Dillon, che si fermano dai meccanici al giro 144 per uno splash.
Nemechek, che ha guadagnato la prima posizione a seguito delle soste, si ritrova però in una situazione tutt’altro che piacevole. Già, perché questo cambio di gerarchie coincide con il ritorno della doppia corsia di marcia.
Reddick, situato a capo della corsia esterna, supera Nemechek in curva 2 (giro 145) grazie all’aiuto offertogli dietro le quinte da Preece. Oltre il danno, la beffa per il pilota della #42, che si ritrova tappato da Hill, doppiato, sul backstretch.
La linea esterna mantiene la supremazia fino al giro 150, nel quale Smith, passato interno, tenta senza successo di imporsi su Reddick. Il dominatore della prima fase del campionato, però, verrà superato durante la tornata seguente, oltre che dall’alfiere di FRM, da Preece, che non solo gli strappa lo scettro, ma, addirittura, si porta a capo della linea esterna.
Il castello di carte crolla nuovamente una volta raggiunta la tornata numero 153, quella in cui Hocevar, interno, supera Preece prima di portarcisi davanti in curva 4. Il giovane, però, cede ben presto terreno, venendo passato sia da Smith che dall’ex leader al termine del frontstretch che segue.
Un’azione insolita porta in pista la pace car per la terza e ultima volta. Hocevar si sposta all’interno in curva 3 e perde improvvisamente il controllo della propria vettura, che schizza verso l’esterno e colpisce violentemente le barriere prima di venire tamponata dalla Toyota di Jones.
L’incidente, che obbliga al ritiro entrambi i piloti a pochissime miglia dalla bandiera a scacchi, permette a Nemechek, Gibbs, van Gisbergen, Blaney, Keselowski, Larson, Dye, Wallace e Gragson di svolgere uno splash. Hill ringrazia e torna in coda al gruppo.
Si giunge quindi all’overtime. Smith, interno, parte meglio di Preece, esterno, grazie alla spinta di Blaney. Un aiuto da parte di Reddick, scattato dalla seconda fila, permette, però, al pilota della #60 di guadagnare la testa della corsa una volta raggiunto il backstretch.
Reddick, però, tradisce Preece quando si crea una terza corsia. Il californiano, infatti, si muove verso l’esterno alla fine del rettilineo, permettendo quindi a Smith di condurre la corsa in solitaria, dato il vantaggio guadagnato a seguito di questo cambiamento dei valori in campo.
All’inizio dell’ultimo giro, Smith si ritrova a zigzagare tra la corsia centrale e quella esterna, visto che la linea interna ha perso molto terreno dopo curva 4. Alla seconda virata, però, il pilota di FRM è autore di un errore in un cambio di direzione che gli costerà carissimo.
Smith, infatti, si sposta davanti a Reddick senza essergli completamente davanti e, per questo motivo, perde il controllo della sua Ford, infrangendo le sue speranze di vittoria contro le barriere di curva 2. La Mustang in questione rientra poi verso l’interno, colpendo Berry prima di interrompere l’avanzata di Logano e Gilliland.
Ciò che è rimasto della Ford di Smith viene poi colpito nella parte interna del tracciato da Larson, che a sua volta viene contrato con violenza da Dye, che quasi rischia di prendere il volo assieme alla sua Chevrolet. Oltretutto, al termine del backstretch, Blaney viene colpito e spinto contro le barriere. Questa reazione a catena obbliga la direzione gara a neutralizzare le posizioni una volta che il leader, divenuto Preece a seguito dell’incidente tra Zane e Reddick, si trova in curva 3.
La concatenazione di eventi ha coinvolto Logano, Gilliland, Wallace, Ty Dillon, Byron, Elliott, Chastain, Zilisch, Gragson, Hill, van Gisbergen, Dye, Allmendinger, Larson, Smith, Blaney, Gibbs e Ware, obbligando gli ultimi 4 piloti citati al ritiro durante l’ultimo giro.
Ryan Preece, pilota della Ford #60 di RFK Racing, vince la Coke Zero Sugar 400 al Daytona International Speedway, conquistando così il primo successo in carriera. Suarez, Reddick, McDowell, Stenhouse Jr., Cindric, Austin Dillon, Bowman, Berry e Custer completano la top 10.
Ryan Preece, nato a Berlin, Connecticut, ha conquistato il primo successo “ufficiale” in Cup Series al termine di una gara piena di colpi di scena. L’unica vittoria nella classe regina per il trentaseienne è avvenuta, infatti, nel Clash che ha aperto le danze di questa stagione. L’ingresso nella Chase potrebbe permettere di assistere ad altre performance simili da parte di un pilota estremamente talentuoso.
I risultati odierni
La classifica della “Coke Zero Sugar 400”
La classifica generale
Così in campionato al termine della regular season della NASCAR Cup Series 2026
Denny Hamlin, già matematicamente primo nella regular season al termine della tappa a New Hampshire, completa la prima fase del campionato con 1027 punti. Bubba Wallace, Austin Cindric e Ryan Preece conquistano gli ultimi tre posti nella Chase.
Le altre categorie
O’Reilly Auto Parts Series: Ryan Sieg combatte e conquista la prima vittoria in carriera
I prossimi appuntamenti
La NASCAR Cup Series tornerà in pista domenica 6 settembre per la Cook Out Southern 500, “Crown Jewel” che apre la Chase (nonché ventisettesima gara stagionale). La classe regina delle stock car verrà supportata dalla NASCAR O’Reilly Auto Parts Series durante il prossimo weekend.
Immagine: Media NASCAR
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