Briscoe sembra avere la gara in pugno a Charlotte. Nel finale viene ripreso ma non passato da un deluso Bell. Larson allunga ulteriormente in vetta
Alla fine del trittico sugli ovali da 1.5 miglia sono arrivate le Toyota. Se sia stato troppo tardi questo lo scopriremo solo dopo Miami. Scopriremo anche se a vincere sia stato “il pilota sbagliato” in casa Joe Gibbs Racing. 29 millesimi potenzialmente pesantissimi che hanno dato a Chase Briscoe il secondo successo consecutivo, tuttavia il pilota della #19 era quello che, tolto un Ty Gibbs ormai fuori dai giochi, era più indietro in classifica mentre Christopher Bell con 20 punti in più sarebbe tornato nei paraggi di Kyle Larson. Invece Bell è arrivato per l’ennesima volta secondo e anziché essere a -31 è a -51 a quattro gare dalla fine con Briscoe a -65. Nemmeno Hamlin è riuscito a sfruttare la giornata in calando di Larson, che allunga in classifica fino a +49 su Denny.
La gara
Il ritorno della gara autunnale sull’ovale di Charlotte dopo 9 anni di avventure sul Roval (e anche qui, come per Bristol Dirt, si capisce solo parzialmente questa marcia indietro, visto che i motivi per cui era stato “creato” questo road course non sono stati risolti del tutto) viene frenato dal passaggio dell’uragano Isaias, che nel weekend si abbatte proprio sul Sud-Est degli USA. Il suo passaggio, tuttavia, è più rapido del previsto ed i programmi pessimistici diventano sempre più rosei come il sole con cui si sveglia Charlotte domenica mattina.
A farne le spese, ovviamente, è ancora una volta il sabato. La giornata è un completo wash out, i programmi vengono cancellati quasi subito e per la quarta volta in sei gare della Chase saltano libere e qualifiche. Si deve ancora ricorrere all’algoritmo e in pole si piazza Kyle Larson (che ha chiuso la prima metà della Chase a +40 sul primo degli avversari chiamati a questo punto a vincere obbligatoriamente per impedire una fuga potenzialmente decisiva) davanti a Briscoe, Reddick, Blaney, Cindric, Byron, Logano, Wallace, Elliott e van Gisbergen, poi Hocevar, Hamlin, Buescher, Gibbs e Suárez, Bell 17°, Preece 24°. 39 le auto in griglia e le Open sono la #44 di McLeod, la #66 di Gaulding e la #67 di Heim.
Alla domenica non ci sono retrocessioni in fondo, dunque si va subito alla 400 miglia (canonici 80+85+102=267 giri) con l’introduzione di una competition caution al giro 35, nove i set di gomme a disposizione con un pieno stimato da 59-65 giri.
Alla bandiera verde Larson sceglie l’interno e rimane al comando su Briscoe, Reddick e Blaney, Wallace prova un 3-wide che, invece, verrà messo in pratica da van Gisbergen. I primi movimenti nella top10 vedono Byron puntare Cindric sul trioval mentre Logano (alla gara n°500 in carriera con Penske) si deve difendere da Bubba, allo stesso modo Hamlin deve guardarsi da SVG che, tuttavia, dal terzo giro in poi rimbalzerà più indietro.
Mentre davanti Larson allunga in progressione, Reddick (il cui muretto è momentaneamente senza energia) si avvicina a Briscoe e lo passa al quinto giro in curva3. Intanto, Bell inizia la sua rimonta e, dopo aver aggirato Hocevar, punta anche Gibbs. Si muove anche la Toyota di Hamlin che riesce a superare Logano.
Reddick rimane a 1″ da Larson, Blaney inizia ad avvicinarsi ad un Briscoe che in questa fase di gara spancia parecchio a terra sui bump, segno di pressioni troppo basse sulle gomme. L’assestamento iniziale prosegue con il doppio sorpasso di Gibbs e Bell (quest’ultimo solo al terzo tentativo dopo almeno uno slide job mancato) su van Gisbergen. Ty non si ferma qua e ai -15 supera anche Elliott.
Il doppiaggio di Gaulding fa perdere a Larson qualcosa, tuttavia Kyle reagisce e tiene a distanza un Reddick che sembra finalmente ritrovato. In casa Hendrick, invece, ancora luci e ombre a parte la #5 con Elliott passato da Bell mentre Blaney rimbalza a sorpresa e viene infilato prima da Byron e poi anche da Cindric che nelle ultime gare è sempre davanti. Austin è scatenato e negli ultimi giri passa tutti, prima Briscoe che cede di colpo, poi Byron, infine pure Reddick. La #2 riesce ad attaccare anche Larson, ma siamo all’inizio del giro 36 e viene esposta la competition caution.
Alla prima bandiera gialla Larson guida con appena 0.082″ su Cindric, poi Reddick (+0.5″), Byron (+0.9″), Briscoe (+1.7″), Hamlin (+2.0″), Wallace (+2.7″), Blaney (+3.6″, pesante sottosterzo), Logano (+4.9″) e Gibbs (+5.5″) davanti a Bell ed Elliott, a seguire Bowman e SVG che precedono il trio Hocevar-Buescher-Suárez. Disperso Preece 27°, ottimo recupero per Heim, lucky dog per un Nemechek in crisi che lascia a -1 solo McLeod e Gaulding.
Il primo giro di soste regala subito tre scossoni: penalità per Hamlin (interferenza in una sosta caotica non calcolando Zilisch nello stallo a fianco) e Blaney (speeding per appena 0.01 mi/h), doppia sosta per ruota mal fissata per Elliott. Larson rimane al comando su Cindric, Byron, Briscoe, Reddick, Wallace, Gibbs, Bell, Logano, Bowman, Suárez e Buescher, sosta lenta per Buescher, aggiustamenti di assetto per Preece.
Green ai -40 nella prima stage, caution subito in curva4: Logano sulla corsia esterna tenta di andare 3-wide, ma quello che non può sapere è che Reddick perde la linea dalla fila di sinistra e venga sparato verso il muro, qui trova Gibbs che deve inchiodare per non prendere Tyler, Joey non può vedere nulla e tocca Ty mandandolo contro il muro. Mentre la #45 si salva, la #54 rallenta di colpo costringendo Logano a rallentare ulteriormente e perdere molte posizioni fino a quando riesce a trovare un varco. Gibbs prosegue come può, ma in curva4 perde il controllo e Keselowski non riesce a evitarlo.
Lucky dog per McLeod mentre la lista dei danni è notevole: per Gibbs tirante della convergenza rotto alla posteriore destra a cui seguiranno riparazioni (chiuderò 34° staccato di otto giri), Logano deve tornare ai box per sistemare lo splitter, per Keselowski all’apparenza nessun guaio, ma di lì in poi la #6 non sarà più la stessa.
Nuova ripartenza ai -34 con Larson sempre primo, ora però davanti a Briscoe, Wallace, Cindric, Byron, Suárez, Bell, Bowman, Reddick e van Gisbergen. Chase scatta meglio di prima e Kyle torna sotto solo col side draft, tuttavia la manovra regale è quella di Bubba che prima cerca il 3-wide esterno, poi trova il varco in uscita di curva2 per cambiare totalmente lato, andare 3-wide interno e passare tutti in curva3 andando al comando. Briscoe alza il piede e Larson salva il secondo posto mentre Chase viene attaccato da un sorprendente Suárez che, solo momentaneamente, sale terzo. A sorpresa, anche Bowman scavalca Cindric poi passato pure da Bell.
Mentre da dietro Hamlin, Blaney non sono ripartiti benissimo (e perdono pure tempo lottando fra di loro) visto che Elliott è molto davanti a loro e già in top20, gli ultimi 30 giri inevitabilmente vedono l’assestamento della classifica in seguito agli scossoni avvenuti. Wallace cerca l’allungo, Reddick prova a recuperare le posizioni perse alla ripartenza precedente e punta Byron ma finirà per venire infilato da Hocevar pagando a caro prezzo il sovrasterzo della #45 al punto che toccherà anche il muro, Suárez scivola verso il fondo della top5 e poi della top10.
La fuga di Wallace dura appena una decina di giri, poi Larson lo riprende, attacca interno in curva1 e lo ripassa in curva3 ai -21 tornando al comando; a seguirlo in un paio di giri è anche Briscoe. Reddick si riprende e torna davanti ad Hocevar (poi passerà anche Heim che entra già in top10 dopo essere partito 37°) mentre Bubba cede e di lì a poco anche a Bell. Cindric non ne ha per nulla in questo stint e viene attaccato da Byron (malgrado la #24 sia tight). Blaney trova invece la progressione, stacca Hamlin lasciandolo in lotta con Logano, riprende e supera Elliott ai -15.
Ai -10 a riprendere Wallace è Bowman seguito da Cindric. Alex si piazza troppo interno in curva1 e così Austin aggira prima la #48 e poi anche la #23 lasciando Bubba di nuovo a difendersi da Bowman, ma anche da Byron. Come prima della competition caution Larson perde qualcosa nel doppiaggio di Briscoe in recupero, ma ha metri da gestire negli ultimi cinque giri.
Ad aiutarlo ci pensa una caution che arriva ai -2 e il botto è pauroso: Bowman attacca all’interno di curva1-2 Wallace, tuttavia perde il controllo della vettura che scarta all’improvviso a destra. E così, come successo con Elliott e Bell in Michigan, la #23 viene centrata in pieno per un primo impatto violento contro il muro a cui ne segue un secondo, dopo essere stato centrato dall’incolpevole Byron che non può evitare quanto successo, contro il muro interno. Piloti ok, anche se Wallace ci mette un paio di minuti a scendere dalla vettura.
Larson vince una prima stage chiusa in leggero anticipo davanti a Briscoe, Bell, Cindric, Reddick, Suárez, Heim, Hocevar, Buescher e Blaney, poi A.Dillon, Chastain, Elliott, Berry, Hamlin, McDowell, van Gisbergen e Logano, Preece 28°, lucky dog per Gaulding (A.Hill si era salvato per poco) che recupera uno dei due giri persi, ritiro per Wallace, Bowman e Byron con addio ai sogni di titolo per Bubba e William.
Il secondo giro di soste non cambia la top5, poi seguono Heim, Suárez, Hocevar, Blaney ed Elliott, Hamlin 12°, Logano 15°, Buescher si pianta in uscita di pit lane e torna nello stallo in retro per una ruota mal fissata, speeding per A.Dillon.
Ripartenza ai -79 nella seconda stage e Larson, seppur dovendo lottare fino a curva3, rimane al comando. Kyle e Chase vanno via approfittando del duello fra Hocevar e Bell con Christopher che al giro successivo aggira Carson, a sua volta attaccato da Cindric; Hamlin rientra in top10 mentre Heim non è ripartito bene, ne é uscito ed è stato passato anche da Berry.
Larson stavolta non allunga subito, Briscoe e Bell rimangono vicino a lui. Il primo a muoversi è il pilota della #20 che ci prova sul compagno di squadra ma deve riaccodarsi. Riescono invece i sorpassi di un Hamlin, che prosegue nella rimonta, su Blaney e quello di Reddick su Hocevar che in questa gara sembra un po’ spento. Poi Denny riuscirà pure lui a scavalcare la #77 mentre Suárez esce dalla top10 a favore addirittura di McDowell. Ai -70 riesce il sorpasso di Bell su Briscoe con Larson che è a meno di 1″.
Chase ancora non ha risolto i problemi di altezza da terra e di lì a poco verrà scavalcato da un Cindric in ripresa e poi anche da Reddick che litiga ancora col sovrasterzo. Ai -60 Bell ha rosicchiato qualcosa ed è a mezzo secondo, ma al giro 108 chiude di colpo la distanza, esce meglio da curva4 e completa il sorpasso all’inizio del passaggio successivo. Larson non demorde e rimane nei paraggi mentre alle loro spalle Cindric è a 2″, Briscoe esce dalla top5 dopo essere stato scavalcato da Blaney ed Hamlin che aveva subito il controsorpasso da Ryan.
Proprio mentre Bell comincia ad allungare su Larson, ai -48 arriva una caution: Nemechek (in quel momento 27°) perde il controllo in curva4 e danneggia la vettura appoggiandosi al muro e nel passaggio sull’erba del trioval, al punto che il danno alla posteriore destra lo porterà a perdere diversi giri finendo in zona Gibbs. Lucky dog per Gaulding che, tuttavia, era nuovamente finito a -2.
Si risolve la questione giro di soste di metà stage e Bell rimane al comando su Larson, Blaney, Hamlin (graziato da Zilisch stavolta che va a pittare al giro successivo), Reddick, Cindric, Briscoe, Hocevar, Elliott e Logano che rientra in top10.
Bandiera verde ai -43 e Blaney prova a seguire Bell, ma la gara che cambia è quella di Larson che, all’esterno, viene toccato da dietro da Hamlin, si scompone, finisce largo e scivola al settimo posto; quella di Denny sembra una mossa un po’ inutile, ma Kyle dirà dopo la gara che è stato lui a mettersi in una situazione a rischio, un po’ nel limbo come corsia, dunque nessuna vendetta in arrivo.
Bell può quindi scappare davanti a Blaney, Hamlin, Reddick, Hocevar, Cindric, Larson e Briscoe con, sulla carta, nessuno in grado di tenere il passo della #20. Non ce l’ha Austin, ripassato da Kyle, e nemmeno Chase, passato persino da un Chastain per la prima volta in top10 da molte settimane (ma in breve arriverà il controsorpasso); ai -32 la #19 dovrà lottare anche con Elliott mentre Larson ripassa anche Hocevar, ma qui praticamente finisce la sua rimonta a causa del sottosterzo nel traffico.
Il finale di stage vede pochi assestamenti: Blaney, malgrado un detrito sulla griglia, non ha problemi a tenere a bada Hamlin mentre Reddick deve lottare ancora col retrotreno e a poche miglia dal traguardo viene aggirato da Larson che approfitta di un rischio clamoroso della #45.
Bell vince la seconda stage davanti a Blaney (+2.3″), Hamlin (+4.2″), Larson (+7.4″), Reddick (+8.0″), Cindric (+8.7″), Briscoe (+9.3″), un clamoroso Berry (+10.1″), Elliott (+12.8″) ed Hocevar (+13.7″), poi Heim, SVG, Chastain, Suárez (questi tre protagonisti di un triello in vista del traguardo), Logano, Stenhouse e Buescher, Preece 22°, lucky dog per un Keselowski in difficoltà dalla 32esima posizione.
Nuovo giro di soste e la sorpresa è quella di Blaney che balza al comando su Larson, Bell, Briscoe, Hamlin (stavolta niente grazia da Zilisch, quindi deve fare da solo dopo una tragicomica rimisurazione dei riferimenti nello stallo da parte dei meccanici), Cindric, Reddick, Berry, Hocevar, van Gisbergen, Buescher e Logano; spariscono dalla scena con una doppia sosta Suárez e – nuovamente – Elliott (speeding per lui).
Ripartenza ai -95 e Blaney scatta bene, tuttavia la ripartenza magica è di Bell che, in pratica, ripete quanto fatto da Wallace nella prima stage: 3-wide esterno, incrocio dopo curva2, 3-wide interno, al comando in curva3 sistemando in un miglio quanto perso in pit lane. Seguono Blaney, Briscoe e un Larson sorpreso dalle manovre altrui; Hamlin chiude la top5 ma è attaccato da Cindric, dietro di loro Reddick e Hocevar affiancati. L’attacco di Cindric non va in porto e Tyler lo infila.
Briscoe, intanto, sembra rinato, evidentemente gli aggiustamenti di assetto hanno funzionato e al giro successivo di slancio passa anche Blaney salendo così al secondo posto; inoltre non lascia scappare troppo Bell mentre Larson si tiene vicino alla #12 prima di staccarsi e salutare i sogni di vittoria. Hocevar si spegne quasi definitivamente venendo passato in sequenza da Logano, van Gisbergen e un Buescher mai ai piani alti in questa Chase. Joey non ne ha col muso danneggiato e nei giri successivi verrà scavalcato da questi due. In coda Preece entra finalmente in top20 e, infine, Nemechek tocca Ware e lo manda contro il muro.
Da dietro Suárez ed Elliott faticano nella rimonta, addirittura Chase ci mette giri interi a scavalcare Gragson e qui perdono tempo prezioso. Davanti intanto Bell ha messo 2″ di margine su Briscoe e per Christopher questo fa morale, dato che con un successo si porterebbe virtualmente a soli 33 punti da Larson.
Dai -70, però, la corsa cambia totalmente volto: Bell raggiunge la coda del gruppo, perde tanto per doppiare Gaulding e così in un paio di giri Briscoe dimezza il ritardo dal compagno di squadra. Già ai -65 Blaney paga 3.2″ di ritardo e la questione vittoria sembra ridotta alla #20 e alla #19. Poi però ai -62 arriva una caution, che sarà anche l’ultima della corsa: Reddick, sesto ma ancora in versione rodeo con la vettura, perde il controllo in curva2, tocca l’incolpevole Gaulding che è alla sua destra e lo manda in testacoda e a muro (Cindric e Berry passano al pelo) costringendolo al ritiro. Lucky dog per McLeod da -2 a -1.
Si va dunque alla sosta decisiva dato che da qui si può andare al pelo fino in fondo: Briscoe balza al comando davanti a Bell, Larson (sempre più loose), Hamlin, Cindric, Reddick, Blaney (sosta lenta alla posteriore destra nel momento peggiore), Berry, Logano (sottosterzo recuperato sempre guadagnando posizioni ai box) e Chastain, Hocevar scivola al 16° posto, Allmendinger manca lo stallo e scivola in fondo (più di quanto non lo fosse già).
Bandiera verde ai -57 e Briscoe scatta bene, Hamlin lotta per qualche miglio con Bell, Cindric perde terreno quando viene messo nel mezzo fra Berry e Blaney; da qui in poi Austin uscirà di scena perdendo a sorpresa moltissime posizioni. Alla fine Bell mantiene il secondo posto mentre Reddick ci prova su Larson, ma deve riaccodarsi e così Blaney torna sotto a lui.
Bell, una volta staccato Hamlin, torna sotto al leader e dai -50 in poi tenta il sorpasso dall’interno, Briscoe tiene il centro della pista e Christopher riesce al massimo ad arrivare al livello della portiera della #19. Questo succede almeno un paio di volte dopo curva2, ma l’abbrivio non basta e così si deve sempre riaccodare e per i giri successivi rimarrà sempre a 3-4 decimi di distanza. Più dietro, triello fra van Gisbergen, Chastain e Logano (che perde di nuovo terreno) mentre c’è ancora un contatto inutile con protagonista Gibbs, stavolta con Elliott. Heim, invece, ha toccato il muro nell’allargarsi per attaccare, poi con successo, Cindric.
Dai -35 in poi la #20 di Bell inizia a perdere tenuta di strada e bastano due intraversate in curva4 per portare Briscoe ad oltre 1″ di vantaggio, il tutto mentre Blaney aggira un Reddick ancora in evidente difficoltà in curva4 e che così esce dalla top5 prima di venire passato persino da un Berry molto veloce. Ai -30 cede anche Chastain, ripassato da Logano e aggirato da Heim e Buescher. Ross verrà coinvolto così nella lotta con Suárez in recupero e Cindric in discesa.
Ai -25 altro contraccolpo importante per Bell che perde in tre passaggi successivi 0.7″, 0.5″ e 0.4″ da Briscoe scivolando così, letteralmente, a 2.6″ dalla vetta. Gara finita? Invece no, il traffico che Chase inizia ad approcciare ora (Ware e T.Dillon) fa perdere ora alla #19 mezzo secondo netto.
Mentre Blaney aggira anche un Larson che cerca di gestire il finale e le difficoltà di Reddick portano al sorpasso da parte di un van Gisbergen che si sta comportando molto bene, quando ha pista libera Briscoe mantiene 2″ di margine su Bell. I due più veloci in pista fra i -20 e i -10 sono però Blaney e Berry, Ryan va a riprendere un Hamlin che si sta pericolosamente avvicinando ai rischi che sta correndo Reddick. La #11 oscilla in curva4 dopo aver sbagliato la difesa (passa dall’esterno alla corda) e si salva quasi miracolosamente (potrebbe essere uno dei momenti decisivi della Chase ma facilmente dimenticabili) e Blaney passa facile dall’esterno.
Appena cinque giri alla fine e Briscoe, seppur in un traffico non intenso, ha ancora 1.8″ di margine. È fatta? No: Bell si era arreso, dai box gli avevano detto di gestire il carburante in caso di overtime, e invece gli si presenta un’ultima chance, infatti non sa che la anteriore destra della #19 è al limite e non resisterebbe altri 10-15 giri. Ai -4 Briscoe deve doppiare Gibbs e perde quattro decimi, Chase si salva ai -3 perdendo solo un decimo, ai -2 la #20 si porta a 1.0″ quando c’è Custer in vista.
Briscoe è ormai alle corde e sulle corde e al penultimo giro perde metà del vantaggio, approcciando l’ultimo miglio e mezzo con soli 0.478″ di margine. Chase tiene l’esterno, Bell si tuffa alla corda, ma in curva1-2 non guadagna molto. Si arriva così alla piega finale dove la #20 si tuffa nuovamente e stavolta guadagna, in uscita i due arrivano molto vicini, si toccano anche fiancata contro fiancata e la sbandata di Bell è decisiva perché la #19 mantiene la velocità e taglia il traguardo davanti, per appena 0.029″.
Al termine di una volata inaspettata, Chase Briscoe vince la seconda gara consecutiva e tiene vive le speranze per il titolo, secondo è un Bell ovviamente deluso perché è arrivato un nuovo piazzamento d’onore insieme a 20 punti persi. Terzo è Blaney (+4.9″) davanti a Berry (+5.7″), Hamlin (+5.8″, passato al penultimo giro), Larson (+10.1″), un clamoroso van Gisbergen (+13.0″), Reddick (+16.8″), Logano (+20.2″) e Buescher (+20.5″), a seguire Heim, Elliott, Suárez, Hocevar, Preece, Chastain e Cindric solo 17°, Gibbs 34° a -8. Dopo la bandiera a scacchi scaramucce fra McDowell e Stenhouse, ma senza conseguenze disciplinari.
A quattro gara dal traguardo, Larson può comunque sorridere: malgrado una stage finale in ombra, il suo margine passa da +40 a +49, sempre su Hamlin. All’apparenza contro Kyle rimangono solo altre due Toyota, quella di Bell a -51 (e poteva essere -31 con 0.03″ di meno) e Briscoe risalito a -65. Galleggiano ancora Blaney (-85) e Logano (-92): per loro l’ultima ancora di salvezza è rappresentata dal trittico Phoenix-Talladega-Martinsville, ma servono almeno due vittorie e, quindi, solo uno di loro può ottenerle. Per Larson, invece, gli occhi saranno soprattutto sull’Alabama: salvarsi lì potrebbe rappresentare la prima mano sul titolo.
I risultati odierni
La classifica della “Bank of America 400”
La classifica generale
Così in campionato a 4 gare dalla fine della Chase della NASCAR Cup Series 2026
Le altre categorie
O’Reilly Auto Parts Series: Corey Day scappa e mette la quarta
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I prossimi appuntamenti
Il prossimo weekend la NASCAR effettuerà la sua ultima trasferta a Ovest del 2026 facendo tappa con tutte e tre le categorie a Phoenix, sempre distribuite una al giorno fra venerdì e domenica. In pista anche la ARCA West Series per il penultimo appuntamento stagionale.
Immagine: Media NASCAR
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