NASCAR | Cup Series, Charlotte #1 2026: Suárez ringrazia la pioggia e conquista la Coca-Cola 600!

Di: Gabriele Dri
NascarLiveITA
Pubblicato il 27 Maggio 2026 - 09:30
Tempo di lettura: 32 minuti
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NASCAR | Cup Series, Charlotte #1 2026: Suárez ringrazia la pioggia e conquista la Coca-Cola 600!

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A lungo doppiato, Suárez prende il lucky dog all’ultima caution prima dell’arrivo della pioggia. Qui la strategia e la buona sorte regalano alla #7 una vittoria nel nome di Kyle Busch

Spire Motorsports ha sentito un po’ più di altri il weekend di Charlotte. Kyle Busch, infatti, era diventato parte integrante del team. Quando Rowdy aveva deciso di chiudere la sua scuderia nella Truck Series, era stato proprio Spire a rilevare tutto, sede e impegno nella categoria dei pick up. E Busch, non riuscendo a stare lontano dai truck in quanto li amava, aveva giustamente deciso di proseguire l’impegno al volante proprio con Spire Motorsports. Il numero principale del team era il #7, dunque Kyle ha corso con quello negli ultimi anni.

Cinque vittorie in tre anni, l’ultima a Dover proprio nel weekend antecedente al tragico e improvviso destino finale. A vincere la Coca-Cola 600 a Charlotte è stata la #7 di Spire Motorsports guidata da Daniel Suárez, uno dei piloti aiutati (sempre dietro le quinte, perché Rowdy era duro fuori, ma uomo vero a 360°) ai tempi del JGR quando il messicano era sbarcato negli USA da poco e, sapendo poco sia di lingua sia di corse su ovale, gli telefonava ogni mercoledì per consigli e suggerimenti di ogni tipo. Le lacrime di Suárez (alla terza vittoria in Cup Series e bisogna ricordare che nel fotofinish di Atlanta 2024 c’era anche Busch) alla conclusione della gara causa pioggia sono le lacrime di tutti i tifosi, specialmente nello straziante pre-gara in memoria di Kyle.

La gara

Prove libere e qualifiche

Incredulità, commozione, soprattutto silenzio. Questo è l’ambiente che si presenta sabato mattina a Charlotte all’apertura del garage della NASCAR Cup Series. Sono passate meno di 36h dall’annuncio della notizia della morte improvvisa di Kyle Busch, un lasso di tempo troppo breve per aver processato questo lutto, ma vista la personalità di Rowdy non sarebbe cambiato molto anche con un mese di tempo a disposizione.

Tutti si radunano come d’istinto attorno all’hauler che ha il #8 sulla fiancata, ma la vettura che viene scaricata in un silenzio che fa rumore ha il #33. Per rispetto nei confronti di Busch, RCR ha deciso di cambiare il numero, proprio come 25 anni fa Richard Childress aveva dovuto prendere la stessa decisione mettendo il #3 in un cassetto e prendendo il primo numero libero, il #29, per darlo a Kevin Harvick. Il weekend è tremendamente pesante a livello interiore per tutti, ma il peso di Austin Hill, sostituto di Rowdy, forse è il più pesante di tutti.

Tutti ci sono per dire una cosa bella o un aneddoto, ma nessuno vorrebbe essere qui, la pioggia non aiuta la situazione generale a Charlotte, esattamente come la stessa pioggia disturbò il weekend di Rockingham 2001, il primo senza Dale Earnhardt. Eppure si deve scendere in pista e andare avanti, onorando Busch al meglio. Come noto, sabato mattina la pioggia regna ancora in North Carolina, poi però smette di piovere e la pista si va asciugando, non abbastanza per salvare tutte le sessioni: qualifiche cancellate e pole con l’algoritmo per Tyler Reddick che guiderà le 39 auto presenti (le tre Open sono la #66 di Timmy Hill, la #67 di Corey Heim e la #78 di Katherine Legge che tenta il Double Duty con la Indy500).

Sembra che non ci sia speranza nemmeno per le libere, invece un buco da 45′ finalmente si trova. Dopo la cancellazione in generale di due FP, tre Q ed il posticipo di una gara, finalmente c’è un giro competitivo a Charlotte. La tregua dura appena 12′, poi qualche goccia di pioggia costringe ad una bandiera rossa. Per fortuna lo scrocio dura pochissimo e la sessione riprende. Per RCR non c’è proprio tregua e l’unico fatto notevole è la foratura alla posteriore sinistra di Austin Dillon che, tuttavia, riesce a tornare lentamente ai box senza danni. Miglior tempo per Stenhouse (29.069″) davanti a Hocevar, McDowell, Blaney, Heim, Larson, Bell, Gibbs, Jones e Berry.

Pian piano si sistema tutto, così come il tempo cura le ferite. La gara della OAP viene chiusa in qualche modo, idem la Truck Series. Manca solo la Cup Series che parte sì in orario per le sue 600 lunghe miglia del Memorial Day, ma la serata di Charlotte nasconde all’orizzonte altre possibili insidie. La sensazione generale che in NASCAR si sia chiusa un’era e se ne sia aperta un’altra non lo dice il fatto che questa è la corsa n°5001 di sempre, lo dice il fatto che l’ultima gara della Cup Series senza un pilota che facesse di cognome Earnhardt o Busch prima di oggi, domenica 24 maggio 2026, fosse la Southern 500 datata 3/9/1979, quasi 47 anni fa.

Il pre-gara è qualcosa di dilaniante per i sentimenti, non credo ci sia altro modo di definirlo. La Coca-Cola 600 ogni anno è il fulcro delle cerimonie del Memorial Day, tuttavia incredibilmente il lato militare passa completamente in secondo piano se non oltre. Ogni istante è per ricordare Kyle Busch, tutti vogliono dire qualcosa per onorarlo. Qui bisogna fare gli applausi a Prime USA, perché la gestione di questi momenti a livello ancor prima umano e poi giornalistico non è per nulla semplice, eppure il broadcaster riesce a tenere botta, senza commuoversi ma allo stesso raccontando la commozione di tutti gli altri.

Due i momenti su tutti, il ricordo di Steve O’Donnell alla presenza dell’intera famiglia Busch (i genitori di Kyle, il fratello Kurt, ma anche la moglie Samantha ed i figli Brexton e Lennix) e la tradizionale Amazing Grace suonata dalle cornamuse a tirare fuori le ultime lacrime rimaste. No, ce n’erano ancora di lacrime: dopo l’accensione dei motori, il gruppo si mette nella Missing Man Formation, lasciando nei giri di formazione un posto libero nella virtuale pole position a simboleggiare la mancanza di Kyle Busch. Poi, con gli occhi lucidi, bisogna pensare alla competizione e, per così dire, tornare composti nella (tele)cronaca.

Prima stage

Dopo aver retrocesso in fondo alla griglia Bowman per modifiche in parco chiuso e acceso la vettura di Chastain a spinta, può avere inizio la Coca-Cola 600, 600 miglia e 400 giri divisi (purtroppo) come in quattro mini-gare da 100 giri ciascuna, pieno da 61-68 giri e ben 13 set di gomme a disposizione.

Alla bandiera verde Gibbs scatta bene e in curva3 ha anche il muso davanti a Reddick, poi però Tyler guadagna e rimane al comando. I due viaggeranno per tutti i giri successivi separati da 0.5-1.0″ e allungheranno decisamente sul gruppo. Van Gisbergen, invece, dopo aver sfruttato l’algoritmo post Glen, regge bene e nelle prime fasi viene aggirato solo da McDowell e, con più fatica, Blaney, ma comunque mantiene la top5 approfittando dell’assestamento alle sue spalle che vede Briscoe e Buescher passare Cindric che non riesce a trovare la corsia ideale. Blaney avanza e al settimo giro infila anche McDowell, a questo punto ha 2.5″ di ritardo da Reddick, ma il suo ritardo si dilaterà sempre di più.

Il giro numero 8 vede Kyle Busch unico protagonista, col pubblico in piedi con le mani ad alzare otto dita al cielo e tutti in silenzio a parte i 39 V8 che ruggiscono in pista.

Il pilota più attivo nelle prime fasi è probabilmente Preece che, scattato 12°, passa Allmendinger ed entra in top10, ma non si ferma qui infatti poco più tardi supererà gli Austin (Dillon e Cindric) e proseguirà nella risalita. Byron e Chastain sono fra i big partiti indietro ed il loro tandem entra in top20 ai danni di un Hocevar che invece sta precipitando in classifica.

Solo al 20° giro Briscoe supera van Gisbergen e per Chase c’è la chance di un doppio sorpasso dato che McDowell sta andando in difficoltà e nel giro di poche miglia verrà scavalcato anche dallo stesso SVG e da Buescher, infine pure da Preece. La Legge è la prima ad essere doppiata mentre un Byron leggermente rimbalzato è il primo ad esplorare traiettorie vicino al muro.

Manca ancora tanto a metà stage, un po’ meno all’apertura della finestra per la sosta, ma in molti vorrebbero fermarsi subito, uno su tutti Hocevar, uscito addirittura dalla top30, ma anche Blaney il cui retrotreno è molto ballerino ed è questo che favorisce il sorpasso di Briscoe.

Al giro 30 Reddick ha 0.8″ su Gibbs, addirittura 7.1″ su Buescher, 8.0″ su Blaney, 8.5″ su van Gisbergen, 8.8″ su Preece, 9.2″ su Buescher, 11.1″ su Cindric (che fa un po’ da tappo), 11.3″ su A.Dillon e 11.5″ su Hamlin che ha superato McDowell un giro prima che lo faccia anche Larson, infatti #11 e #5 sono andate di pari passo nella rimonta metodica fin dal via, seguono Allmendinger, Suárez, Wallace, Elliott, Jones, Smith e Byron, Logano e Bowman ai margini della top30 ma comunque davanti ad Hocevar 33°.

Poco dopo il sorpasso di Hamlin su Dilllon e quello in coppia di SVG e Preece su un Blaney sempre più alla guida di una Mustang imbizzarrita, dal 31° posto è un Josh Berry in palese difficoltà da inizio anno a provocare la prima caution di giornata finendo in testacoda in curva2. Lucky dog per Timmy Hill che lascia la sola Legge a -1.

Manca ancora qualcosina per il pieno, ma ovviamente tutti vanno ai box e Reddick esce ancora al comando su Briscoe, Gibbs, Preece, Hamlin (ottimo balzo), van Gisbergen, Cindric, Larson, Buescher e A.Dillon; la pit crew della #12 ne combina un’altra e abbassa la vettura prima che la posteriore destra sia fissata bene e così Ryan scende al 20° posto. Lunghe modifiche di assetto per Hocevar, ora praticamente ultimo.

Ripartenza ai -61 e la coppia Reddick-Briscoe viaggia affiancata per un intero giro e non viene attaccata perché Gibbs blocca all’ultimo Preece in curva3 facilitando il recupero di Hamlin. Alla fine Tyler mantiene la prima posizione, Wallace entra momentaneamente in top10 prima del controsorpasso di Larson, McDowell invece rimbalza dopo un piccolo rischio col compagno di squadra Suárez.

Larson avanza e a seguirlo è Austin Dillon con Suárez, mentre Cindric perde terreno. Davanti, invece, Gibbs ci prova una volta su Briscoe prima di riaccodarsi. Elastico un po’ anomalo per Hamlin che a volte è sotto alla #54, a volte vede Preece minaccioso negli specchietti. A metà stage Suárez deve andare ai box per una ruota mal fissata (secondo errore della pit crew dopo le qualifiche della All-Star Race) e perde un giro.

Zilisch, intanto, viaggia poco fuori dalla top20 e nemmeno una toccata al muro in curva2 sembra impensierirlo. Non sa che i guai sono dietro l’angolo. Al giro 53 Bell tocca leggermente in curva2 Cindric che finisce in testacoda prima verso il muro e poi verso l’apron, tutti lo evitano, non uno Zilisch che ha frenato di colpo e, nel mezzo di una sbandata, viene centrato duramente sulla posteriore destra dalla #2. Brutto botto, vetture da buttare, piloti ok ma costretti al ritiro. Mentre Byron, sfiorato, si salva, Suárez si prende subito il lucky dog.

È passato relativamente poco dalla sosta, eppure la chance strategica è ghiotta: tirano dritto solo Chastain, Custer, Ware e Hill, poi questi ultimi tre lasciano Ross al suo destino, solo davanti a Preece, Buescher, Smith (questi tre su due gomme fresche), poi Reddick, Briscoe, Hamlin, Gibbs, Larson e van Gisbergen. Lunga sosta per Keselowski per risolvere problemi alla cool suit.

Bandiera verde ai -41 e Ross, pur scattando bene, viene fagocitato in pochissimi secondi. Nel gruppo parecchia confusione e a pagare dazio è Wallace, infatti McDowell scarta a destra verso curva1, lì però c’è già Byron che si sposta d’istinto e senza volerlo manda la #23 a muro. Bubba tornerà ai box con danni all’anteriore, ma riparati in pochissimo tempo.

La sorpresa vera della ripartenza, però è il tuffo in 3-wide di Zane Smith verso curva3 con la #38 che balza al comando, liberandosi per ultimo di Preece. Di slancio dall’esterno sta arrivando però Reddick e la sensazione (mai istinto fu più sbagliato) è che Zane abbia vita breve al comando. Dopo Wallace, altra sosta fuori programma: Hocevar torna ai box credendo di aver forato, ma la anteriore sinistra è solo spiattellata per aver cercato di evitare l’incidente di Wallace.

La classifica si va assestando dietro a Smith, Reddick e Preece. Buescher è quarto, ma Larson sta completando la rimonta ed ora è davanti ad Hamlin che ha appena scavalcato Briscoe in curva4. Chase rimbalza e nuovamente viene puntato, stavolta con successo ma non immediatamente, da Gibbs.

Dopo una primissima fase solamente in salsa Toyota, la presenza di Smith al comando che tiene a distanza Reddick fa sperare per la competitività, ma il recupero di Larson si fa prepotente, infatti in pochi giri sono saltati sia Preece che Reddick. Mentre Buescher scivola indietro nella top10 a causa del sovrasterzo, Larson rimbalza all’improvviso, paga il sottosterzo in curva2 e ai -25 viene ripassato da Reddick e poi deve guardarsi da Preece, Ryan va esterno per lanciarsi e viene fregato invece da Hamlin. E Kyle cede in un attimo anche alla #11 venendo staccato subito con Denny che riprende e passa in un amen anche Reddick.

Ai -10 Smith pare ormai spacciato, Hamlin è scatenato e a soli 0.8″, poi seguono Reddick a 1.5″, Larson a 2.4″, Gibbs a 2.5″ (e sorpasso in corso su Kyle), Bell a 3.5″, Briscoe a 3.9″, Preece crollato a 4.8″, SVG ancora in top10 a 5.6″ e Blaney tornato in top10 a 6.2″ dopo la sosta lenta; Chastain addirittura 33° e a rischio doppiaggio. Poi però una nuova caution e un altro big finisce ko: Elliott perde il controllo in curva2 e termina la sua corsa contro il muro interno con Logano che lo evita per un pelo. Lucky dog per Wallace.

Con 13 treni di gomme a disposizione, vale la pena rischiare e cambiare ancora pneumatici. Tirano dritto per i punti solo McDowell e Nemechek, poi dai box emergono con due gomme Jones, con una sosta completa Hamlin, Reddick, Gibbs, Larson, Briscoe, van Gisbergen e Preece. Due penalità importanti: Smith per speeding (deleterio 50.01 mi/h) e Bell per interferenza mentre Bowman è rimasto senza prima e seconda marcia.

Sprint da cinque giri per la prima stage e l’interno avanza bene con McDowell, ma questo crea il varco buono per Hamlin che sbuca fuori e aggira la #71. A trovare il varco buono è Larson che va all’interno, trasforma McDowell in Zonta e in curva3 passa Hamlin, completando così (con la spinta decisiva di Briscoe sul trioval) la rimonta dalla 18esima posizione in griglia. Chase non si ferma qua e in curva2 passa al pelo Hamlin che accusa il contraccolpo e all’ultimo giro viene scavalcato anche da Reddick.

Larson vince dunque la prima stage davanti a Briscoe, Reddick, Hamlin, Jones, Blaney (ottima rimonta anche per lui), Gibbs, Preece, Stenhouse e van Gisbergen; a seguire Logano, Suárez, A.Dillon, Keselowski, Buescher, Byron, Berry, Allmendinger, Herbst e A.Hill, Bowman 25°, McDowell 28° davanti a JHN, infine Bell, Wallace e Chastain decidono di non forzare in questo sprint e risparmiano le gomme, Hocevar è il lucky dog che lascia a -1 Legge e T.Hill.

Seconda stage

Nel break ci sono soste per Buescher, Jones, McDowell, Nemechek, Chastain e pochi altri mentre di lì a poco Timmy Hill andrà nel garage. Alla ripartenza, dunque, Larson precede Briscoe, Reddick, Hamlin, Blaney, Gibbs, Preece, Stenhouse, van Gisbergen e Logano, poi Suárez, A.Dillon, Keselowski, Byron e Berry.

Ripartenza ai -92 per quella che sarà una stage pulita che allungherà decisamente il gruppo. Dall’interno Larson viene spinto subito davanti da Hamlin con le due Toyota affiancate, van Gisbergen si affaccia per un 3-wide con Preece che si sposta invece ben più bruscamente ed è già qualcosa che non perda il controllo o tocchi il muro. Sul rettilineo opposto Suárez cerca un varco all’interno di SVG, ma viene bloccato.

Il secondo posto all’inizio del giro successivo sembra all’appannaggio di Briscoe, tuttavia Hamlin rimane lì, Reddick va tutto esterno per difendersi da Blaney e poi, una volta risolta la pratica #12, si lancia sulla #11 dato che Briscoe non solo è passato, ma al giro 111 infila facilmente Larson in curva3. E ricomincia qui il monologo Toyota. Gibbs, intanto, da osservatore passa all’azione e, dopo aver passato Blaney, attacca anche Reddick all’interno. Stenhouse rimane in top10 in una giornata diventata inaspettatamente positiva. Berry entra a sorpresa fra i primi dieci dopo il testacoda iniziale, anche se solo momentaneamente dato che Keselowski lo sorpassa poco più tardi.

Proseguono i duelli e Blaney riattacca senza successo Gibbs, poco più dietro slide job di Keselowski (ancora senza cool suit) su Suárez in curva1 che apre la porta anche a Berry. I due si incrociano di traiettoria più volte nei giri successivi e fanno un po’ da tappo a Buescher e Preece, ma alla fine Josh passa permettendo anche l’attacco della #17, visto che la #7 preferisce la traiettoria esterna. Preece perde il treno buono perché viene attaccato e superato da Logano, poi di slancio passeranno anche Bell e Hocevar.

Larson cede ancora una volta alla distanza e ai -80 viene superato da Gibbs e dunque al comando c’è un poker Toyota. Chi sta perdendo di più però è ancora Suárez che nell’arco di pochi giri esce dalla top15, segno che anche in questa stage qualcosa non va dal punto di vista dell’assetto. Cambio di inquadratura e l’indecisione torna: forse è messo peggio Larson, ripreso in poco tempo anche da Blaney. Lotta intensa fra Berry e Buescher per la decima posizione. A cedere sarà Josh, poi ai -70 passato anche da Bell.

Poi torna una relativa calma per quello che è diventato un long run. Gibbs si mantiene vicino ad un Reddick non in forma come in altri giorni (al punto che arriverà di lì a poco il sorpasso) dato che si mantiene a circa 4″ da Briscoe e 3″ da Hamlin. Buescher riprende e infila Keselowski in curva3-4 ai -68 e prosegue nel recupero che sta affrontando anche un Bell finora visto poco contro ogni previsione. Austin Dillon forse ha una foratura lenta, ma poi cambia idea e prosegue.

Le luci si iniziano ad accendere, la pista si raffredda ulteriormente, gli assetti sono destinati ad essere ancora sballati. Forse anche per questo il giro di soste di metà stage inizia di nuovo molto presto. La fotografia ai -60 vede Briscoe al comando davanti ad Hamlin (tornato sotto a soli 0.3″ e che ha iniziato a cercare un varco), Gibbs (+3.4″), Reddick (+4.2″) Larson (+5.7″), Blaney (+6.3″), van Gisbergen (+6.9″), Bell (+9.1″), Buescher (+9.9″) e Stenhouse (+10.2″) che ha perso due posizioni da poco; a seguire Logano, Hocevar, Keselowski, Berry, Preece, Smith, Jones, Heim, Custer e Suárez scivolato al 20° posto, Byron addirittura 26°, Chastain 28° mentre Gilliland è l’unico doppiato di puro passo in questo stint.

Al giro 143 Briscoe deve alzare il piede in curva1, sia per il suo sottosterzo, sia per il disturbo aerodinamico della #11 che quasi lo tampona, Denny riesce a rallentare, andare al suo interno e completare il sorpasso per la prima posizione in curva 3-4. È proprio un Byron in netta difficoltà ad aprire il giro di soste nello stesso passaggio, sarà seguito nell’arco di dieci tornate da tutti gli altri.

Giro di soste pulito senza penalità, Briscoe mette in pratica un undercut di un giro, ma perde tempo sia nel pit stop che dietro a Bell (che ha deciso di andare lungo) nello sdoppiarsi ed Hamlin rimane leader virtuale. Sosta lenta invece per Logano, ma i veri guai sono per Suárez che, a causa di una vibrazione, tornerà ai box ai -38 finendo addirittura 34°, ultimo fra i piloti a -1. I meccanici ai box non notano nulla e allora puntano al successivo break per una sosta prolungata per valutare se ci siano problemi meccanici. La prospettiva per la #7 sembra tutt’altro che rosea.

Subito dopo il giro di soste (completato da Hocevar – pit disastroso per la #77 alla posteriore destra – e Wallace che ha ancora il volante un po’ storto) al comando c’è dunque Hamlin davanti a Briscoe (+2.4″), Gibbs (+5.8″), Larson (+6.1″), Reddick (+7.2″), Blaney (+8.4″), Bell (+10.1″), van Gisbergen (+11.2″), Stenhouse (+14.1″) e Preece (+15.4″), poi Buescher, Keselowski, Berry, Smith e (momentaneamente) Suárez.

Il gruppo si è allungato e ci sono pochi movimenti nel breve termine. Da notare solo un accenno di duello fra van Gisbergen e Stenhouse, con il neozelandese che resiste senza troppe difficoltà, e l’allungo di Hamlin mentre Gibbs in questa fase è più veloce non solo della #19, ma anche della #11. Bell si ritrova e, con gomme più fresche della concorrenza, riprende, supera e stacca subito Blaney. Si comporta bene anche Buescher che ai -35 riprende la coppia #97-#47. In poco tempo Chris passerà entrambe le vetture.

Ai -30 Gibbs riprende Briscoe mentre a circa 2.5″ da loro si va formando il terzetto Larson-Reddick-Bell. Ty inizia a farsi vedere all’interno con Chase che, come con Hamlin, si tiene stabile a centro carreggiata in 1-2 e più esterno in 3-4. Dopo due tentativi mancati, Gibbs passa al terzo ai -28 sfruttando l’indecisione di Briscoe nel doppiare Gragson. Hamlin forse non è tranquillissimo perché ora la #54 è a poco più di 3″ di ritardo e sembra averne, sfruttando anche i doppiaggi della #11, ma alla fine l’approccio migliore con le auto più lente sarà quello del veterano che si tiene sempre interno.

Ai -17 Bell inizia a insidiare Reddick, ma nei giri successivi è Tyler a puntare più volte – senza successo – Larson dall’interno. Dopo tre o quattro tentativi andati a vuoto, Bell forse si stufa e ai -8 tenta lo slide job sulla #45 in curva1, ma in curva2 si trova davanti un Larson molto molto lento, scivola largo, deve alzare il piede e Reddick lo ripassa incrociando sul rettilineo opposto. Reddick vorrebbe sbrigarsi, pure Briscoe non è lontano, ma il sorpasso sulla #5 fatica ad arrivare (e la frustrazione per il pilota aumenta perché non comprende l’evoluzione della pista) perché Kyle copre di inerzia l’esterno. Ai -5 Bell tenta un nuovo slide job su Reddick, ma deve riaccodarsi nuovamente. I tre evitano pure McDowell che ha toccato il muro in seguito ad una toccata con Wallace e deve andare ai box ai -3 (all’ultimo giro guai simili per Smith con una gomma ormai delaminata), poi Tyler finalmente passa in curva1-2 ai -2

Hamlin vince senza problemi la seconda stage davanti a una selva di vetture a pieni giri e doppiate. Secondo è Gibbs (+3.7″) davanti a Briscoe (+4.1″), Reddick (+4.2″), Larson (+5.5″), Bell (+5.6″), Blaney (+9.6″), Buescher (+10.3″), van Gisbergen (+10.6″) e Stenhouse (+10.9″), poi il vuoto perché Preece è sì 11° ma addirittura a 22.1″. Pochi altri a pieni giri e sono Berry (a 27″), Custer, Jones, Logano, Keselowski e Chastain, lucky dog per Allmendinger dal 18° posto. A -1 rimangono Wallace, Byron, Hocevar, Suárez e Bowman. E la gara è ufficiale in caso di arrivo della pioggia.

Terza stage

Dopo il tradizionale break di metà Coca-Cola 600 per il Memorial Day con il minuto di silenzio, si riprende la corsa con un nuovo giro di soste. Nessuno intanto sembra pensare alla pioggia che secondo le previsioni sarebbe dovuta arrivare nel corso della stage precedente e invece non si è fatta vedere.

Nuovo giro di soste ed Hamlin rimane al comando su Briscoe, Gibbs, Larson, Reddick, Buescher, van Gisbergen, Blaney, Stenhouse e Preece. Penalità a sorpresa per Bell per sosta fuori dallo stallo e dunque scivola in fondo ai 18 a pieni giri, ma davanti ai 15 agguerriti in lotta per il lucky dog; Timmy Hill torna nel garage. Ripartenza ai -93 ed Hamlin deve difendersi da Briscoe che non riesce tuttavia mai ad avere più di mezza macchina di vantaggio e quindi già in curva4 è al comando, Larson dall’esterno riesce a passare Gibbs, poi sotto attacco anche da parte di Reddick, tuttavia arriva subito la caution: Legge perde una ruota, evidentemente montata male, dopo essersi fatta mezzo giro a rilento sull’apron. Lucky dog per Zane Smith che, dopo il buon inizio, era rimbalzato nella seconda stage venendo doppiato per poco.

Ovviamente con uno stint così breve ci sono strategie sfalsate, in molti hanno ancora circa sette set di gomme fresche e la consapevolezza che in caso di precipitazioni forse non serviranno tutti. Ai box ci vanno solo Keselowski, Preece, Allmendinger e Bell oltre ad alcuni doppiati. Nuova ripartenza ai -85 con Hamlin sempre primo davanti a Briscoe, Reddick, Larson, Gibbs, Buescher, Stenhouse, Berry, Blaney e van Gisbergen. Da regolamento, invece, penalità di due giri per la #78.

Ripartenza fotocopia a prima fino a curva3, poi cambia tutto infatti stavolta Briscoe tiene giù il piede, recupera il metro perso e dall’esterno sul trioval ha il muso davanti. Da dietro, tuttavia, arriva di rincorsa come al Palio di Siena Reddick che si tuffa all’interno, formando un 3-wide da cui ne esce incredibilmente al comando davanti alla #11 e alla #19 ancora affiancate. E tutti hanno paura, perché un Reddick che sembrava spento, ora che è calato definitivamente il sole sembra essersi svegliato per vincere anche questa gara. Al giro successivo Hamlin passa al pelo Briscoe in curva2 permettendo che anche Larson attacchi Chase.

Passa anche Kyle e si muove anche Gibbs che si infila all’interno del compagno di squadra ai -80, ma Chase chiude all’interno in curva3, Ty scivola largo permettendo addirittura il doppio sorpasso di van Gisbergen che ha approfittato del blocco di Gibbs su Stenhouse. E su di loro è arrivato di già Bell, unico a sfruttare al meglio le gomme fresche ed entrare in top10. Dunque, sì avete letto bene, SVG è in top5 su un ovale nella gara più lunga dell’anno.

Il sogno dura poco perché Gibbs lo ripassa poco più tardi (non mollerà e resterà con la #54 e la #20) mentre Hamlin ha ripreso Reddick e lo infila all’interno di curva3-4 ai -78, Tyler sembra accusare il colpo, tuttavia insiste sulla traiettoria esterna, poi cerca di tuffarsi in curva1, Denny blocca deciso e, approfittando della Legge in formato Zonta, ripassa in curva4. Più dietro un’altra battaglia intensa è quella per la decima posizione fra i rimontanti Chastain e Logano, tenuti nel mirino dalla coppia RFK di Buescher e Preece.

Ai -70 l’attenzione torna sulle Toyota, perché il ritmo “imposto” da Bell (con SVG che sfiora il muro in curva3) ha portato Ty a riprendere la coppia Larson-Briscoe, ma Christopher forse ha usato troppo le gomme e il neozelandese ci prova. Il sorpasso più probabile sembra quello della #54 sulla #19, invece poi arriverà quello di Briscoe su Larson ai -65 in curva1-2.

Prima di un nuovo giro di soste di metà stage, ai -55 Reddick guida con 1.0″ su Hamlin, 2.2″ su Briscoe, 3.3″ su Larson (che non sa dire cosa ci sarebbe da migliorare per l’assetto), 3.6″ su Gibbs, 4.1″ su Bell, 6.0″ su van Gisbergen che inizia a cedere, 7.3″ su Stenhouse, 8.0″ su Logano e 9.0″ su Preece, poi Keselowski, un Blaney che ha ceduto nettamente in questo stint, Buescher, Jones, Chastain (rimbalzato pure lui), Custer, Smith, Berry e Allmendinger. Da notare il recupero di Suárez che dall’inizio della stage ha recuperato dieci posizioni ed è 21°, il secondo dei doppiati.

E si inizia a guardare sul serio il radar, c’è una macchia pericolosa in avvicinamento, ma non è ancora chiaro con quale intensità o tempistica. Dopo A.Dillon (crollato a -2 dopo il buon inizio) ed un Byron ancora in difficoltà e doppiato, ad iniziare il giro di soste è Berry, seguito al passaggio successivo da SVG e Blaney, poi in sequenza tutti i big fino alla chiusura di Keselowski e Bell ai -44. Intanto, già esattamente ai -50, Gibbs aveva facilmente infilato Larson in curva3. Reddick ed Hamlin si fermano insieme proprio a metà stage e lo status quo nel breve termine non cambia.

Di slancio ai -45 Hamlin si fa vedere in curva3, ma Tyler chiude la porta. Perché Denny attacca subito? Perché il radar sta mostrando una nuvola potenzialmente carica di pioggia che praticamente sta sfiorando la pista ed è solo l’anticipazione della vera perturbazione, dunque inizia ufficialmente la fase in cui ogni giro potrebbe anche essere l’ultimo.

Reddick però tiene nel complesso il controllo e, dopo il completamento del giro di soste da parte di qualche audace (McDowell e Bowman), ai -35 guida davanti ad Hamlin (+0.3″), Briscoe (+1.0″), Gibbs (+2.0″), Larson (+3.7″), Bell (+7.7″), van Gisbergen (+8.8″), Blaney (+9.6″), Logano (+10.2″) e Stenhouse (+11.3″), poi a pieni giri Keselowski, Preece, Buescher, Jones, Chastain, Berry, Custer, Allmendinger e Smith. La nuvola, intanto, o ha sfiorato la pista o non portava pioggia e la corsa prosegue con Reddick che ha respinto l’attacco di Denny e deve solo soffrire con i doppiaggi. Hamlin, infatti, non sembra averne come prima e ai -32 Briscoe lo attacca e supera facilmente in curva3.

Sembra prospettarsi un tranquillo finale di stage, invece arrivano i fuochi d’artificio. Reddick, infatti, all’improvviso inizia a spegnersi e Briscoe rosicchia ogni giro centesimi portandosi dietro non solo Hamlin, ma anche Gibbs, Larson è staccato, Bell è addirittura a 5″, ma ha gomme più fresche e tutti lo sottovalutano. Ai -25 la #20 ha recuperato 0.5″ ai leader ed ha Kyle in vista. In questo giro Hamlin torna ad attaccare Briscoe all’interno di curva3 senza all’apparenza forzare la manovra, il primo tentativo non va a buon fine, il secondo nemmeno, quindi deve riorganizzarsi. Intanto, ai -22 Bell passa facilmente Larson in curva1 dall’interno ed è a 4″ dai leader che si stanno ricompattando in un quartetto.

Reddick viene ripreso ai -20, ma Briscoe cede ancora più di Tyler e così Hamlin preme sulla #19 che decide di iniziare a coprire l’interno; e Bell ora è a soli 2.5″. Il breve rimbalzo di Denny permette un attacco di Gibbs in curva3-4 ai -18 mentre Reddick sbaglia, copre l’interno su Briscoe che non stava attaccando ma così prova ad approfittarne in curva3-4, la manovra non viene chiusa e così #11 e #54 tornano sotto. Il problema per tutti questi, però, è che Bell ne ha approfittato e ha raggiunto i compagni di marca. Ai -15 ci sono cinque auto in 0.8″.

Hamlin, liberatosi di Gibbs, sul rettilineo opposto riattacca Briscoe mentre Reddick è alle prese col doppiaggio di Austin Hill, Denny si tuffa in curva3, ma non passa ancora. Il primo sorpasso in questo quintetto è quello per la prima posizione: Reddick ancora non convince in percorrenza di curva e Briscoe, con la spinta aerodinamica di Hamlin, lo aggira in curva1 con Denny che apre il 3-wide interno e si ritrova nuovamente appaiato alla #19, il tutto mentre Bell ha passato in contemporanea Gibbs e sta pure attaccando Reddick. Christopher passa, Denny pure al pelo, Chase pensa per un attimo all’incrocio sul trioval ma preferisce rinunciare.

Hamlin prova la fuga ai -13 perché Bell non riesce a scavalcare di slancio Briscoe, il quale però reagisce e riporta la #20 sotto alla #11. Briscoe sfiora il muro in curva4 ai -12 e Bell lo infila alla piega successiva… anzi no perché dall’esterno Chase torna davanti. La #19 poi torna a pensare addirittura all’attacco su Hamlin, tuttavia in curva2 bacia il muro più pesantemente di 15″ prima e Bell lo infila, poi va tutto all’esterno e, approfittando del doppiaggio di Gilliland, è a pochi centimetri dalla #11.

Gibbs supera pure lui Briscoe, ma la sensazione è che per la stage sia rimasta solo una lotta a due con Hamlin che, nonostante tutto, ha messo qualche metro di vantaggio. Bell però ne ha di più e ai -7 torna incollato, rischiando pure di spalmarsi a muro in curva4 talmente veloce è. Hamlin copre l’interno, la #20 cerca l’inerzia del banking e ai -5 attacca in curva1-2 passando facilmente.

Bell conquista una terza stage andata nettamente in crescendo. Ed è pure storia perché JGR fa poker: seguono in fatti Hamlin (+2.4″), Gibbs (+3.3″) e Briscoe (+4.4″), poi Larson (+4.6″), Reddick (crollato di gomme a 7.1″), van Gisbergen (+7.2″), Keselowski (+7.65″), Blaney (+7.67″, con sorpasso in volata) e Stenhouse (+12.2″). A pieni giri anche Jones, Preece, Logano (rimbalzato dopo la sosta), Buescher, Smith, Chastain, Custer, Allmendinger e Berry con ancora una volta 19 auto a pieni giri. Byron è il lucky dog per meno di 1″ di margine su Suárez che rimane a -1 con i soli McDowell ed Heim, gli altri a -2 o più.

Quarta stage

La pit lane si apre in forte ritardo perché lì (tra l’altro nemmeno nel suo stallo, ma in quello di Smith) c’è la #66 di Timmy HIll con il vano motore in fiamme, segnale del definitivo ritiro dopo due passaggi in precedenza nel garage. Dopo il giro di soste Bell rimane al comando davanti a Gibbs, Hamlin, Reddick, Larson, SVG, Briscoe, Blaney, Keselowski e Jones. La parola sulla di tutti però è temporali sparsi, la perturbazione più importante sembra destinata a passare a ovest di Charlotte, ma qualcosa potrebbe anche colpire la pista negli ultimi 88 giri.

A scattare meglio è Gibbs che rimane a livello Bell, dietro di loro Hamlin scivola in curva2 e rischia di portare con sé Larson che perde l’attimo e si lascia sfuggire Reddick che di slancio va esterno in curva3 3-wide con i leader, poi si deve riaccodare a Gibbs e lo sospinge al comando.

Si capisce che gli animi si stanno accendendo, Reddick non molla la #54 e può anche approfittare del fatto che Larson ha superato Bell che è addirittura sotto l’attacco di van Gisbergen che, a sua volta, è puntato da Briscoe il quale però rimbalza e viene attaccato da Hamlin. Tutti i leader non vogliono perdere un solo istante, preoccupati dalla pioggia ma ancor di più dai fulmini che, se entro otto miglia dalla pista, porterebbero alla sospensione della corsa.

Il nervosismo è anche a centro gruppo, dove in curva4 Chastain rischia di essere messo nel panino fra Custer e Hocevar, poi un paio di giri più tardi arriva anche la caution, protagonista suo malgrado sempre Chastain che verso curva3 subisce il bump (quasi come fallo di reazione dopo uno slide job subito) di Stenhouse che lo manda contro il muro interno. Lucky dog per McDowell, dunque Suárez rimane ancora a -1.

Che fare ora? Track position oppure gomme? Oppure pensare ad un ultimo pieno? Ovviamente il gruppo si spacca: Gibbs finta l’ingresso ai box, poi invece tira dritto insieme al solo van Gisbergen, ad uscire per primo dai box è Larson che cambia due gomme come Bell, Hamlin, Briscoe, Jones, Logano e Smith, Reddick invece punta sulla sosta completa e scende al decimo posto. La non-sosta di Gibbs impedisce ogni wave around, dunque 20 auto a pieni giri, poi a -1 Suárez, Heim, Gilliland e Bowman che ha recuperato un giro di strategia dopo essere andato lungo nella stage precedente.

Ripartenza ai -74 e l’agitazione cresce ulteriormente. Scatto alla pari in prima fila, poi Gibbs perde il controllo leggermente in curva1, van Gisbergen – che si stava già allargando vedendo Bell andato 3-wide – non viene disturbato da questa scivolata (che fa finire Ty nel mezzo fra Larson ed Hamlin) e si porta incredibilmente al comando. SVG e Bell scappano, Hamlin sembra il più lesto a seguirli, ma Larson vola in curva3-4 per salire al terzo posto, poi Gibbs a chiudere la top5 davanti al gruppo indiavolato che vede Reddick già sul suo paraurti.

La resistenza di van Gisbergen sembra destinata a cedere in poco tempo, ma il neozelandese, sfiorando il muro in curva4, fa il suo con ampio merito e Bell non arriva ad un vero attacco, anche perché ai -81 arriva un nuovo incidente. Briscoe non è ripartito bene ed è finito di poco fuori dalla top10 in lotta con le Ford di RFK e viene “fregato” proprio da loro, in quanto sono affiancate davanti a lui, Buescher cerca di approfittarne tuffandosi all’interno, Chris blocca d’istinto, Briscoe lo tocca leggermente e Chris scarta a destra centrando l’incolpevole Preece che poi rovina addosso allo stesso Chase; nel mucchio finisce anche Berry mentre Custer e Blaney (addirittura sull’erba) si salvano per un pelo. Selezione notevole, #17 e #21 proseguiranno, per Preece e Briscoe il ritiro.

Dopo aver rimosso le vetture, si apre la pit lane e van Gisbergen prosegue ancora a differenza di Gibbs (che quindi finisce su una strategia sfalsata), Keselowski (due gomme), Custer, Allmendinger, McDowell e Stenhouse. La nuova classifica, dunque, vede SVG al comando davanti a Bell, Larson, Hamlin, Reddick, Logano, Jones, Byron (incredibilmente risalito dopo il lucky dog), Smith e Blaney, poi a pieni giri anche quelli appena fermatisi, quindi Gibbs, Keselowski (con contatto sfiorato fra i due uscendo dallo stallo), Custer, Allmendinger, McDowell, Stenhouse e Suárez per un totale di 17 auto a pieni giri. E la pioggia continua a sfiorare ad ovest l’ovale senza però passarci sopra.

Bandiera verde ai -63 e stavolta i 13 giri di differenza sulle gomme si fanno sentire, malgrado van Gisbergen cerchi di limitare i danni scegliendo (giustamente) l’esterno al choose cone. Christopher va in progressione e dopo un giro è solo al comando mentre Hamlin dall’esterno scavalca Larson e si lancia sulla #97. Bell deve forzare subito, sa che questi sono i giri decisivi per mettere metri su Denny che non passa immediatamente la #97, riuscendoci solo ai -59 passando all’interno di curva2. Alle loro spalle Reddick si è messo alle spalle Larson. Gibbs fatica nel traffico e rischia grosso con Hocevar che è sempre doppiato.

Ai -57 arriva anche il sorpasso, sempre all’interno di curva1, di Reddick sul neozelandese; in contemporanea Austin Dillon è finito violentemente a muro in curva3 e sta tornando ai box con la anteriore destra ko, ma la caution non esce e dunque si va avanti con tre Toyota di nuovo davanti a tutti. La fila si allunga e van Gisbergen tiene a distanza Larson mentre Smith ha recuperato ed è tornato quello di inizio gara, ora è sesto e vicino a Kyle a precedere Logano e Blaney mentre Gibbs ci mette troppo a superare la coppia Penske, Ryan infatti è passato solo ai -51.

Ai -50 Bell guida davanti ad Hamlin, Reddick, SVG, Larson, Smith, Logano, Gibbs, Blaney, Keselowski, Byron, McDowell, Custer, Suárez (risalito al 14° posto), Jones, Stenhouse e Allmendinger, poi ai -48 arriva la caution che cambia la gara: lightning hold, un fulmine è caduto a meno di otto miglia dalla pista e quindi è necessario sospendere la corsa. In questa norma, tuttavia, c’è una via di fuga di emergenza. Si dovrebbe stare fermi 30′, ma un meteorologo determina che la perturbazione sta lambendo la pista e non è diretta verso di essa, decide che le condizioni di sicurezza ci siano e la corsa può proseguire. Lucky dog per Bowman.

Dunque, ai -45 viene aperta la pit lane in vista di una ripartenza. E qui viene il dubbio clamoroso: visto il rischio meteo, possibile che nessuno tenti un wild pitch, una chiamata da all in anche se è passata metà stage e quindi le gomme sono ormai consumate? L’unico crew chief a prendersi il rischio è Ryan Sparks al muretto della #7 di Daniel Suárez. Due gomme cambiate per lui (l’ultima sua sosta era al giro 334, dunque circa 20 tornate prima) e il messicano passa al comando davanti a Bell, Hamlin, Larson, Reddick, Smith, Gibbs, Logano, Byron, van Gisbergen, Blaney, McDowell, Keselowski, Custer, Jones, Allmendinger, Stenhouse e Bowman, tutti su gomme fresche, più la wave around Gilliland.

Ripartenza ai -41 e il messicano sembra spacciato, anche se in precedenza persino l’altro straniero (ovvero SVG) si era comportato bene in condizioni simili. Suárez sceglie invece l’interno, ma lo fa fruttare, si coordina bene con Larson e scatta alla perfezione, al punto che già nell’ultima piega del trioval ha una lunghezza e qualche centimetro in più su #5 e #20 che sono affiancate, dietro stessa situazione fra #54 e #11 e fra #24 e #45 mentre il tandem Logano-Blaney punta tutto andando 3-wide per rientrare in top10.

Ad avere la meglio in seconda fila è Bell, ma appena in curva4 dopo un blocco solo aerodinamico di Suárez su Larson in ingresso di curva3. Sul traguardo, poi, 3-wide fra Gibbs, Reddick ed Hamlin, Ty alza il piede e rimangono in due. In curva1 Suárez sceglie ancora l’interno, qui forse Bell sbaglia seguendo inizialmente la #7 e venendo sparato su per il banking perdendo velocità, ma Larson non ne approfitta, anzi viene infilato da Hamlin in curva3.

Si sa che Daniel è molto difficile da doppiare, quindi è molto bravo nel mirror driving e in curva3-4 è abile nel cambiare approccio: Bell ora va esterno e lui, sapendolo, approccia la piega a centro pista per poi allargarsi e togliere ancora l’aria all’inseguitore, al punto che Hamlin sembra arrivare a velocità doppia e così affianca il compagno di squadra in curva4, proprio nel momento esatto in cui arriva una nuova caution.

Le prime gocce di pioggia sono arrivate su Charlotte al giro 361, forse non ancora sull’asfalto ma di riflesso nei fari si vede la pioggerellina cadere, la nuvola ha pizzicato davvero per un pelo il Charlotte Motor Speedway. Mentre c’è il lucky dog per Heim ed il replay mostra un contatto in curva4 fra Gragson ed Herbst con la #35 che tocca il muro, si prosegue dietro la pace car mentre la precipitazione molto lentamente aumenta, ma al giro successivo in curva4 si vedono le gocce anche sui parabrezza dalla visuale della on board camera.

Tutto è pronto per ripartire ai -33 con Suárez davanti a Bell, Hamlin (dunque il sorpasso su Christopher è stato tolto alla moviola), Larson, Reddick, Gibbs, Smith, Logano, Byron e van Gisbergen, si fa anche il choose cone con la #7 che prende l’interno di nuovo con la #5 e la coppia JGR #20-#11 all’esterno, quando invece la pioggia aumenta decisamente sul rettilineo opposto e la procedura viene annullata, addirittura si va direttamente ai box e viene esposta la bandiera rossa al giro 367.

La perturbazione, tuttavia, ha ancora solo lambito la pista, la pioggia smette di cadere, la pista non si è bagnata troppo e, dopo appena 7’55” di red flag, vengono riaccesi i motori. Dopo un nuovo giro per verificare se tutto sia a posto, si riparte con appena 31 giri da disputare in questa 600 miglia.

La ripartenza di Suárez forse non è ottima come quella precedente, ma la spinta di Larson arriva e la situazione alle sue spalle è come quella di prima in vista di curva1, una lunghezza abbondante di margine su #5 e #20 affiancate con Hamlin che non è riuscito a dare quel qualcosa in più al compagno di squadra. Larson scivola leggermente verso curva2 e così Bell, che rischia scendendo – forse per aprire l’aria ad Hamlin – passando a pochi millimetri dal muso della Chevy, sale al secondo posto, ma a questo punto Daniel ha ormai quattro lunghezze di margine.

La mossa di Bell, però, si rivela perfetta, Larson viene messo nel mezzo fra Reddick ed Hamlin, tuttavia è Denny, anche con la spinta di un clamoroso Zane Smith, ad avanzare e riprendere Christopher. Qui, forse, Hamlin si lascia ingolosire troppo dall’arrivare a velocità doppia e in curva3 si tuffa davvero all’ultimo istante, Bell decide di bloccare, per poi subito riaprirsi per evitare un incidente girandosi sul muso della #11. In curva4 Hamlin non guadagna e in uscita è giusto sul passaruota posteriore sinistro della #20 e può innescare un side draft.

Suárez sentitamente ringrazia, ha perso una lunghezza di vantaggio, ma 0.32″ di margine su due auto affiancate fanno sempre comodo, anche se 30 giri sono ancora eterni da gestire, almeno sulla carta. Hamlin e Bell sono affiancati sul trioval e la spinta aerodinamica di Reddick a Denny non manda troppo avanti la #11 che in curva1-2 è costretto ad un tentativo di slide job che non va in porto e così, dopo mezzo giro, la situazione non è cambiata di molto, con Hamlin a livello passaruota posteriore all’interno del compagno di squadra. Ma l’inerzia dell’esterno ha la meglio e Denny deve riaccodarsi mentre a provarci ora è Reddick.

A Bell basta mezzo giro senza disturbi per recuperare terreno e sul traguardo è a soli 187 millesimi dal messicano, Reddick si è dovuto riaccodare ad Hamlin così come Gibbs con Larson. Il giro dei -29 sembra quello buono per il riaggancio decisivo, invece Denny si è lanciato bene dal banking in curva4 e in vista di curva1 riattacca Christopher. L’attacco è talmente in tuffo che in curva2 non solo la #11 è quasi una lunghezza davanti alla #20, ma ha il muso all’altezza della portiera della #7. Tuttavia, l’esterno ha sempre più inerzia, Hamlin non può lasciar scorrere la vettura perché lì c’è Suárez mentre Bell può accelerare quasi liberamente.

Le due Toyota sono di nuovo affiancate in uscita di curva ed entrambi, probabilmente, vogliono la scia della Chevy, Hamlin sale leggermente, Bell invece scende. La marcia parallela diventa fin troppo rapidamente side draft e infine contatto leggero fiancata contro fiancata. Ne esce meglio Bell, perché Hamlin “rimbalza” verso centro pista. La scia della #7 è sua verso curva3, ma Daniel fa ancora l’unica cosa possibile: mirror driving. Si tiene a centro pista e controlla Bell che va esterno mentre Hamlin sta attaccando nuovamente all’interno.

Sul trioval ai -28 Suárez ha poco più di un decimo e mezzo sulle due vetture JGR separate appena da 0.023″ (per pura coincidenza, lo stesso margine di vittoria di Rosenqvist su Malukas a Indianapolis qualche ora prima). Non si fa in tempo ad arrivare in curva1 che arriva una nuova caution. In curva2 sta piovendo, ma stavolta non è pioggerellina, i parabrezza sono bagnati immediatamente e sembra di essere entrati in uno scroscio deciso, quasi da temporale estivo.

Si completa il giro d’inerzia e sul traguardo dei -27 diluvia. La situazione è decisamente diversa da prima. Anche questa è una nuvola passeggera, ma qui la pista si bagna. E alle spalle, a poche decine di minuti di distanza, c’è il fronte che, all’apparenza, stavolta non mancherà il Charlotte Motor Speedway.

Dopo questo giro dietro la pace car, si torna ai box per una nuova bandiera rossa. Sono quasi le 23:30 a Charlotte, è stata una lunga giornata iniziata alla mattina presto con i Truck ed è stata una lunga giornata perché il pre-gara ha prosciugato emotivamente tutti. La domanda che tutti si pongono, dunque, è: quanto aspetterà la NASCAR a prendere una decisione? La risposta è questa: dall’esposizione ufficiale della bandiera rossa una volta che si sono fermate tutte le vetture al verdetto appena 20″ netti. Non si riparte, la gara viene dichiarata conclusa.

Daniel Suárez conquista così la sua terza gara in carriera in Cup Series, l’ottava in NASCAR (secondo solo a van Gisbergen arrivato ormai a quota 12) e lo fa in maniera sorprendente, nonostante due soste in regime di bandiera verde ed aver trascorso dei 373 giri completati ben 182 a quota -1 e pure sei (durante il giro di soste della terza stage) a -2, ma è stato anche l’unico a rischiare nel momento in cui bisognava farlo. Poi con la difesa strenua ha avuto la meglio.

Suárez, inoltre, è il secondo non americano nella storia a vincere una classica monumento dopo il solo Mario Andretti nella Daytona 500 del 1967 e lo fa in una corsa il cui nome originario era World 600. E la prima istintiva reazione del messicano è ovviamente un pianto commosso e anche liberatorio.

Dietro alla #7, dopo l’analisi alla moviola, chiudono Bell, Hamlin, Reddick, Larson, Gibbs, Blaney, Logano, Byron e un ottimo Zane Smith, ottimo come van Gisbergen che 11° a precedere Stenhouse, Jones, McDowell, Keselowski, Custer, Bowman, Allmendinger, Heim e Gilliland. Wallace 22° a -1 come Hocevar (23°) e Hill (27°), Buescher 30° a -6, Legge 31esima a -12 a concludere comunque a testa alta un Double Duty accorciato sia a Indianapolis che a Charlotte per colpe non sue.

Si chiude così un complicato weekend per la NASCAR a Charlotte. Non era mai successo nella storia che tre gare su tre venissero accorciate per pioggia, delle 1101 miglia previste fra Truck, OAP, e Cup Series ne sono state completate appena 861. Ma, ovviamente, il pensiero di tutti non è per questo. Weekend bagnati ce ne saranno ancora, ma non sempre. I weekend senza Kyle Busch, purtroppo invece saranno una costante a cui sarà difficile abituarsi. Godspeed, Kyle.

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Immagine: Media NASCAR

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