NASCAR | Cup Series, Atlanta #2 2026: Ryan Blaney domina una gara caotica quanto emozionante

Di: Francesco Gritti
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Pubblicato il 13 Luglio 2026 - 22:15
Tempo di lettura: 14 minuti
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NASCAR | Cup Series, Atlanta #2 2026: Ryan Blaney domina una gara caotica quanto emozionante
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Ryan Blaney vince la Quaker State 400 all’EchoPark Speedway, raggiungendo la top 5 per la prima volta dopo 11 gare

Riassumere la Quaker State 400 all’EchoPark Speedway è impossibile (se no quest’articolo non sarebbe certamente lungo più di 3000 parole). Quello che è possibile, invece, è ricordare quanto questa vittoria sia importante per Ryan Blaney che, nonostante delle ottime performance, le quali gli hanno permesso di essere la miglior Ford in classifica (e di un bel po’), non ha conquistato nemmeno una top 5 per 11 gare consecutive, malgrado nelle ultime 7 corse fosse finito comunque sempre in top 10. Che Ryan sia pronto a rilanciare la sua rincorsa verso il titolo? Solo il tempo ci permetterà di capirlo.

La NASCAR Cup Series torna all’EchoPark Speedway per la seconda volta stagionale. Il tracciato, che in quest’occasione ospita la Quaker State 400, ventesima tappa stagionale (nonché terza della NASCAR In-Season Challenge), è un superspeedway in miniatura, in cui rimanere in scia è fondamentale per tentare di ottenere la vittoria.

L’EchoPark Speedway nasce come semplice ovale da 1.5 miglia nel 1960 e viene fin da subito utilizzato nelle massime competizioni di stock car. Tralasciando l’aggiunta del road course (nel 1992), l’impianto viene modificato per la prima volta nel 1997, anno in cui diventa un quad oval con un rettilineo di partenza spezzato in 3 fasi (tra l’altro spostato su quello che prima era il backstretch) dalla lunghezza di 1.54 miglia. Nel 2022 viene aumentato il banking nelle curve. Questa modifica rende il tracciato un piccolo superspeedway per via delle velocità di punta che si possono raggiungere.

La Quaker State 400, seconda tappa della Cup Series ad Atlanta, ha una storia altrettanto lunga. La corsa, infatti, si è tenuta ininterrottamente dal 1960 al 2010 prima di tornare nel 2021. La lunghezza della gara, originariamente fissata a 500 miglia, è stata ridotta a 400 dal ritorno in calendario.

Sono ancora 38 i piloti iscritti alla gara. Live Fast Motorsports e Garage 66 riportano in pista la propria Chevrolet e Ford per, rispettivamente, B. J. McLeod e Chad Finchum. NY Racing Team diserta la trasferta ad Atlanta, mentre 23XI Racing torna a schierare 3 auto.

Le qualifiche sono formate da due fasi. I migliori 10 piloti del primo turno, composto da un giro singolo a pista libera, ottengono il pass per prendere parte al secondo (dalla medesima durata), che determina le prime 5 file dello schieramento. Il Team Penske si aggiudica la guida dello schieramento grazie al 30.815″ di Ryan Blaney, alfiere della Ford #12, e al 30.851″ di Joey Logano, portacolori storico della #22.

La gara

Blaney, esterno, mette immediatamente il suo muso davanti a quello del compagno Logano, interno. Nonostante ciò, il poleman rimarrà affiancato (ma leggermente davanti) al tre volte campione per tutto il primo giro.

Durante il passaggio seguente le cose cambiano. Blaney, infatti, mette la sagoma della sua vettura davanti a quella di Logano in curva 2 prima di spostarsi verso l’interno, diventando così il “capofila” della single line creatasi dall’unione delle due corsie di partenza. Keselowski urta le barriere di curva 4, non riportando danni.

La corsia unica si separa nell’arco di poche miglia. Attorno al giro 10, infatti, il trenino Penske, formato da, in ordine, Blaney, Logano e Cindric, guadagna diversi decimi nei confronti degli avversari. La fuga del trio diventa ancora più concreta al passaggio numero 30, nel quale doppiano Gragson.

Nelle ultime miglia del primo stage, però, l’incantesimo si rompe. Larson, infatti, recupera terreno e supera Logano e Cindric prima di tentare la sorte nei confronti di Blaney. Il campione in carica, al giro 48, si butta all’interno in curva 3, ma ciò non basta per permettergli di strappare la testa della classifica dalle mani del poleman.

La lotta per la P1 si riapre al giro 59, quando Reddick attacca Blaney in curva 2, il quale gli restituisce pan per focaccia già all’imbocco del backstretch. La presenza di numerosi doppiati non aiuta l’ex leader del campionato, costretto a passare sotto la bandiera a scacchi biancoverdi in seconda posizione.

Ryan Blaney si aggiudica così lo stage 1 ad Atlanta. Reddick, Larson, Logano, Cindric, Hocevar, Austin Dillon, Briscoe, Elliott e Wallace completano la zona punti. La corsa riparte in seguito al primo pit stop di giornata, condito dal ritorno a pieni giri di Preece.

La porzione centrale di gara viene inaugurata da una lotta senza esclusione di colpi fra Reddick, esterno, e Larson, interno. Il pilota di 23XI Racing, grazie alla spinta di Blaney, sembra prevalere in un primo momento, ma il campione in carica si mette in pari una volta raggiunto il backstretch. Alla fine del giro è la #45 a prevalere sulla #5, anche se solo di qualche centimetro.

Le gerarchie vengono sconvolte nel momento in cui le corsie si uniscono, ossia poche miglia dopo l’inizio del secondo stage. Poco dopo questo momento, al giro 73, Larson e Blaney diventati nel frattempo alleati, si lanciano all’interno e superano Reddick in curva 2, guadagnando la prima e la seconda posizione.

L’alleanza Penske-Hendrick dura molto poco, dato che al giro 75 i due sono già ai ferri corti. Blaney, durante questo passaggio, prende l’interno in curva 2, ma, nonostante l’ottima manovra che gli permette di rimanere affiancato alla #5 per molti metri, è ancora Larson a tagliare il traguardo in prima posizione.

Blaney riuscirà a superare Larson all’ultima curva del giro 76. La risposta del campione, come prevedibile, è immediata. Il pilota della #5, infatti, si allea con la #45 di Reddick, assieme alla quale si mette alle spalle la #12 già alla seconda virata del passaggio numero 77.

Lo scambio di leadership continua al giro 79, nel quale Larson alza il piede il curva 2, permettendo quindi a Blaney di tornare a guidare il gruppo. Il ritorno del poleman in cima alla classifica coincide con l’inizio di un breve periodo di quiete.

La lotta per la prima posizione si riaccende per qualche istante al giro 83, quello in cui Hocevar supera Blaney in curva 2. Il giovane, già vincitore su un superspeedway, si ritrova quindi a guidare il gruppone in solitaria. Solo un guizzo di Reddick, avvenuto all’ultima piega della tornata numero 88, mette in difficoltà il ragazzo di Spire fino al momento in cui uno dei protagonisti della gara è pronto a tornare alla carica.

Al giro 93, infatti, si torna su due corsie. Hocevar scatta verso l’interno, lasciando così a Blaney la guida della linea esterna. Come prevedibile, i due restano affiancati fino all’inizio della novantacinquesima tornata, nella quale l’outside lane avanza in modo inesorabile. Il portacolori Penske ha così la possibilità di tornare per l’ennesima volta in cima allo schieramento.

La gara prosegue senza scossoni di vario genere fino al giro 108, nel quale inizia a piovigginare. La presenza di fulmini nelle vicinanze dell’autodromo (seguita dall’arrivo di un temporale di dimensioni importanti) obbliga la direzione gara a sospendere l’evento pochi secondi dopo l’ingresso in pista della pace car.

I motori si riaccendono dopo ben 3 ore, nel momento in cui il temporale smette di colpire Atlanta. Le vetture seguono la pace car per un lungo periodo di tempo (data la necessità di asciugare la pit lane) prima di poter raggiungere la propria piazzola e svolgere la seconda sosta di giornata. Chastain lucky dog. McLeod non riparte per via di un non specificato problema meccanico.

La ripartenza seguente sembra premiare, almeno per i primi istanti, Wallace, interno, che, grazie alla spinta di Reddick, allunga subito sull’outside lane. Blaney, esterno, si affianca al rivale sul backstretch sfruttando l’aiuto di Logano, il quale, nel finale del primo giro, riuscirà a imporsi fisicamente sul nativo dell’Alabama. Anche Hocevar, scattato alle spalle della #22, taglierà il traguardo davanti alla #23.

In un primo momento, sembra che tutto possa procedere senza intoppi per Blaney, divenuto il pilota a capo dell’unica corsia di riferimento. Tutto cambia, però, al giro 128, nel quale Wallace raggiunge il portacolori Penske, che verrà superato proprio dall’alfiere 23XI in curva 2.

La manovra di Wallace anticipa (e di molto poco) la rinascita della corsia interna. Blaney e Logano, i piloti alla “testa del serpente”, infatti, sfruttano “l’alleanza Penske” per imporsi, sempre in curva 2, sul nativo dell’Alabama.

Inizia così un lungo periodo di quiete, nel quale i primi quattro piloti, Blaney, Logano, Hocevar e Wallace, percorrono il tracciato in fila indiana senza ostacolarsi, dato anche il (relativamente) grande distacco dato dai “Fantastici 4” al resto dello schieramento.

Sarà Hocevar a rompere gli indugi al giro 150, nel quale si lancia interno in curva 4 con la speranza, che presto si rivelerà vana, di rubare la corona della gara a Blaney. Anche Wallace proverà (invano) a replicare la manovra del giovanissimo durante il passaggio successivo.

Wallace, però, mantiene la linea interna e prova nuovamente a strappare la leadership a Blaney alla seconda curva del giro 152, nella quale si rende protagonista di un affondo importante. L’ottima idea del pilota della #23, però, non suscita l’effetto sperato, provocando la perdita di numerose posizioni al ragazzo di 23XI Racing.

Da questo momento in poi, Blaney non ha rivali. Il pilota della Ford #12 continua a guidare il gruppo senza troppe preoccupazioni fino alla bandiera a scacchi biancoverdi. Non si può dire lo stesso, però, di Hocevar, che rallenta al giro 158 per via di una foratura lenta, e di Wallace, che, a seguito di uno scatto improvviso verso l’interno, viene tamponato da Gibbs, terminando lo stage nel manto erboso situato all’interno del frontstretch.

Ryan Blaney, come già scritto precedentemente, si aggiudica così la vittoria della porzione centrale di gara. Reddick, Logano, Cindric, Suarez, Gibbs, Bell, Jones, Hamlin e van Gisbergen completano la top 10. La corsa torna in regime di bandiera verde a seguito della sosta generale, condita dal ritorno a pieni giri di Keselowski.

Il terzo (e ultimo) stage viene inaugurato da una lotta per il vertice tra due piloti decisamente in forma. Si tratta di Cindric e Gibbs, che, nonostante non fossero ancora passati sotto i riflettori, fino a quel momento avevano già svolto un ottima prova.

Il portacolori della #2, interno, e quello della #54, esterno, spinti rispettivamente da Zilisch e Buescher, si scambiano la prima posizione in più occasioni durante i primi giri, nei quali Gibbs prevale in allungo, mentre Cindric in curva.

Questo stallo alla messicana viene rotto da una manovra garibaldina di Bell, che si lancia all’interno di Cindric in curva 1, a cui si rimarrà affiancato per tutto il giro 173, creando di fatto una terza corsia. Il cambio di ritmo imposto dalla #20 si rivela fruttuoso soprattutto per la #54 di Gibbs che sfrutta la scelta del compagno di squadra per diventare il leader incontrastato della corsa.

Gibbs si terrà alle spalle il plotone di vetture fino al giro 194, in cui si verifica la prima caution “artificiale” di giornata. Allmendinger allarga la traiettoria all’imbocco del frontstretch e colpisce la fiancata della Chevrolet di McDowell, andando in testacoda. Tutti i piloti sfruttano la situazione favorevole per svolgere la quarta e ultima sosta programmata di giornata. Smith, primo dei doppiati, sfrutta la situazione favorevole e si accoda al gruppo.

Larson, interno, si impone immediatamente su Bell, esterno, grazie alla spinta di Blaney, che permette alle due “teste” dell’inside lane di superare con tutto il corpo vettura il leader dell’outside sul backstretch. Il vincitore dei primi due stage sfrutta la situazione per smarcarsi dalla concorrenza del campione in carica, che riuscirà a superare al termine del primo passaggio in bandiera verde.

Bell, che non ha smesso di puntare alla leadership, prende l’interno e si lancia in curva 2 per superare Blaney, il quale torna primo sul backstretch. Il pilota della #20, però, non demorde e, alla 4, riesce a completare il suo affondo nei confronti del dominatore della corsa, sul quale si imporrà addirittura fisicamente.

La leadership di Bell dura molto poco, dato che, già al giro 204, il pilota della #20 rallenta improvvisamente e cambia corsia sul backstretch, lasciando che sia Blaney a riprendere la testa, sia della linea esterna, sia della gara.

Il prossimo avversario di Blaney, un po’ a sorpresa, si rivela essere Elliott che, grazie all’aiuto di Larson, riesce a imporsi sul dominatore della gara al termine di un attacco all’interno ben piazzato in curva 4. Cambio di leadership al giro 208.

La lotta per la prima posizione si accende nuovamente al giro 210, quando Blaney si butta interno in curva 2, superando Elliott. Il campione 2020, però, non molla. Il pilota della #9 replica la manovra del rivale 3 passaggi più tardi, recuperando così la leadership.

Al giro 217 è Reddick a tentare l’attacco su Elliott in curva 2. Il vincitore della gara invernale, a differenza di quanto accaduto in precedenza, rimane al fianco del campione 2020 sul backstretch, non imponendosi quindi sul rivale. Alla 3, Blaney prende l’interno e supera, assieme a Wallace, sia il pilota della #45 che quello della #9, tornando quindi in prima posizione.

Wallace, situato in P2, sfrutta la situazione favorevole per studiare Blaney. La #23 tornerà in testa al giro 228, nel quale supera il dominatore della gara in curva 4. Il portacolori 23XI si dovrà difendere poco più tardi, al passaggio numero 231, da un pericolosissimo Larson, il quale, nonostante l’ottima manovra, non riesce a ottenere l’esito sperato, dato che viene risucchiato dal gruppone subito dopo aver fallito il tentativo di sorpasso.

Caution is out al giro 232: La pace car entra in pista per via di un incidente in curva 4 di Allmendinger, dovuto alla foratura della gomma anteriore destra, il quale è avvenuto contemporaneamente a un errore di Blaney, che ha toccato le barriere della 2. Ritiro per la #16.

La quinta caution di giornata apre la girandola dei pit stop. Non tutti i piloti, però, sfruttano la neutralizzazione per montare delle gomme nuove. Wallace, Blaney, Reddick, Larson, Hocevar, Bell, Hamlin, Jones, Bowman, Gibbs e McDowell, infatti, restano in pista. Gilliland lucky dog.

La ripartenza, seppur inizialmente premi il leader della corsia esterno, Wallace (aiutato da Reddick a prendere il largo), vede Blaney, interno, allungare nei confronti del resto dello schieramento assieme a Hocevar una volta raggiunta curva 2.

Sul backstretch, Blaney si sposta verso l’esterno per impedire a Wallace di fare la voce grossa al termine del giro. Questa manovra permette a Hocevar di avere strada libera, ma, nonostante ciò, il giovane non riesce a mettere le ruote davanti alla #12.

Durante le miglia seguenti, Blaney e Hocevar abbassano l’ascia di guerra e formano un’insolita alleanza. I due, vedendo la formazione di una terza corsia alle loro spalle, colgono l’occasione di fuggire da una concorrenza che potrebbe inghiottirli in qualsiasi momento.

La scelta di Blaney e Hocevar, nel bene o nel male, si rivela corretta. Al giro 242, infatti, la presenza di numerose vetture troppo vicine fra loro provoca la sesta caution di giornata. Reddick, all’imbocco del frontstretch, allarga improvvisamente la traiettoria. Per evitare di colpire la #45, Gibbs inchioda, obbligando anche Hamlin, in quel momento alle sue spalle, a frenare. Larson, che non ha a disposizione abbastanza tempo per comprendere la gravità della situazione, colpisce il paraurti posteriore della Toyota di Hamlin e va in testacoda, fermandosi nel manto erboso situato tra il frontstretch e la pit lane. Gragson ringrazia e torna a pieni giri.

Hocevar, esterno, e Blaney, interno, si danno battaglia una volta terminato il periodo di caution. Il giovane, spinto da Wallace, riesce a prevalere fin da subito sul campione 2023, aiutato da Bell, diventando così il nuovo leader della corsa.

Hocevar, una volta impostosi fisicamente su Blaney, inizia a zigzagare fra le corsie per evitare che quest’ultimo, saldamente a capo della linea interna, possa in qualche modo risalire. La strategia del giovane, in realtà, non ostacola di molto il pilota più in bolla del momento, che torna a guidare il gruppo alla fine del passaggio numero 251.

Il momento in cui Blaney torna (per l’ennesima volta) davanti a tutti è lo stesso in cui il gruppo di compatta in una singola fila di vetture. La situazione di quiete non dura molto, visto che, già durante il giro 254, Bell prende le redini della corsia interna.

Gli equilibri vengono nuovamente stravolti alla tornata 255, in cui Hocevar, si lancia interno in curva 1. Questa manovra garibaldina permette al giovanissimo di imporsi sia su Blaney che su Bell, in quel momento intenti a lottare fra loro proprio per la prima posizione.

La battaglia per la prima posizione non durerà molto. Già sul backstretch, infatti, si verifica un incidente gigantesco, in grado di fermare le ostilità proprio nel momento in cui queste ultime stavano per entrare nel loro climax.

Larson, probabilmente tradito dalla stanchezza (erano le 1:40 di notte ad Atlanta), si sposta esterno prima di aver completato il sorpasso su Hamlin. La Chevy #5, toccatasi con lo spigolo anteriore sinistro della Toyota #11, urta contro le barriere esterne prima di infrangersi contro quelle interne a tutta velocità.

Briscoe, per evitare la sopraggiungente vetture di Larson, vira d’istinto verso l’interno, centrando involontariamente Hill, che a sua volta toccherà le auto di Bowman, Ty Dillon e Herbst. Tutte le vetture coinvolte nella carambola, ad eccezione di quella di Hamlin (che riporta solo un’ammaccatura) subiscono danni importanti nell’impatto.

I piloti più “penalizzati” dall’incidente sono, un po’ a sorpresa, Briscoe e Herbst, costretti a terminare la propria gara in anticipo. Larson, invece, nonostante l’entità dell’impatto, riuscirà a passare sotto la bandiera a scacchi (anche se dopo diversi minuti di riparazioni). Gragson ringrazia nuovamente, visto che conquista il lucky dog per la seconda volta consecutiva.

Si giunge quindi all’overtime. Hocevar, esterno, in un primo momento ha la meglio su Blaney, interno, grazie alla spinta di Reddick. Il vincitore dei primi due stage, difatti, romperà gli indugi qualche secondo dopo lo sventolare della bandiera verde, quando, sfruttando l’aiuto di Wallace, si impone sul gruppo in curva 2.

Hocevar, però, non demorde. Dopo essere riuscito a tornare in prima posizione sul backstretch (soprattutto grazie ad un push perfetto da parte di Reddick), il giovanissimo si sposta interno all’inizio dell’ultimo giro di gara.

Per avere delle chance di vittoria, Blaney si scambia di corsia con il rivale, andando esterno, una volta raggiunta curva 2. Sul backstretch, Wallace esce dalla scia di Hocevar e vira verso l’interno, appaiandosi ai due mattatori dell’overtime.

Wallace, però, commette un’imperfezione nel momento in cui esce dalla scia di Hocevar (che coincide con quello in cui Smith perde il controllo della sua Ford, terminando la sua gara contro le barriere interne). Il pilota della #23, infatti, non è precisissimo nel cambio di linea e, per un frangente microscopico, supera la doppia linea gialla con tutto il corpo vettura, manovra vietata su un superspeedway. Questo errore gli costerà moltissimo, visto che sarà retrocesso in P29 dai commissari.

La lotta per la vittoria viene decisa da un agente esterno una volta raggiunto il frontstretch. Già, perché è la spinta di Bell a permettere a Blaney di avere lo spunto che gli permette di passare sotto la bandiera a scacchi in prima posizione.

Ryan Blaney, dopo aver conquistato entrambi gli stage, vince la Quaker State 400 all’EchoPark Speedway. Bell, Hocevar, Gibbs, Jones, van Gisbergen, Austin Dillon, Reddick, Logano e Buscher seguono sul traguardo il campione 2023.

Ryan Blaney, nato ad Hartford, Ohio, l’ultimo dell’anno 1993, riesce a interrompere una striscia di risultati che gli stava stretta, 7 top 10 consecutive senza nemmeno una top 5, con una vittoria arrivata su una pista amica grazie al suo talento smisurato (e a un pizzico di fortuna che non guasta mai). Il pilota Penske ha raggiunto così quota 19 successi in Cup Series, di cui 2 durante questa stagione.

I risultati odierni

La classifica della “Quaker State 400”

La classifica generale

Così in campionato dopo a 6 gare dalla fine della regular season della NASCAR Cup Series 2026

Denny Hamlin (791) perde qualche punto nei confronti di Reddick (767). Nonostante ciò il veterano può gioire, dato che, assieme al rivale (nonché “dipendente”) ha raggiunto la qualificazione matematica alla Chase con ben 6 gare di anticipo. Gilliland, Elliott, Bell e Blaney guadagnano l’accesso alle semifinali della NASCAR In-Season Challenge.

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I prossimi appuntamenti

Come di consueto, il prossimo round di NASCAR Cup Series, il ventunesimo della stagione, nonché quarto della NASCAR In-Season Challenge, si svolgerà settimana prossima. Domenica 19 luglio (sarà lunedì notte in Italia) inizierà la Window World 450 al North Wilkesboro Speedway. Durante il weekend, la classe regina delle stock car verrà supportata da NASCAR Craftsman Truck Series, zMAX CARS Late Model Stock Tour presented by Soundgear e zMAX CARS Pro Late Model Tour presented by Soundgear.

Immagine: Media NASCAR

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