NASCAR | Chase Elliott vince sotto il diluvio di Austin!

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La prima vera gara bagnata nella storia della Cup Series si chiude – giustamente – in anticipo per la visibilità ridotta. Elliott sfrutta ciò e vince per la prima volta nel 2021


Una gara storica quella di Austin per la Cup Series. Lo era già in partenza, visto il debutto della Nascar su questa pista, poi come spettatrice interessata è arrivata anche la pioggia. Dunque, la corsa è diventata la prima vera della Cup Series sul bagnato, escludendo Road America oltre 60 anni fa della quale ci sono poche testimonianze. I problemi ci sono stati e pure notevoli, due gli incidenti violenti causati dalla mancanza di visibilità che hanno dato delle lezioni importanti alla Nascar in vista del futuro. A vincere una gara terminata in anticipo è stato Chase Elliott, graziato dalla bandiera rossa, altrimenti avrebbe dovuto fermarsi di nuovo prima della bandiera a scacchi.

Prove libere

L’unica sessione di prove libere si disputa sabato mattina e la pioggia è copiosa, tuttavia è l’unica occasione per i piloti per tastare – dopo decine di ore al simulatore o su iRacing – la nuova pista texana. Inoltre, la track walk delle 6:00 di mattina, dunque prima dell’alba, è stata poco indicativa.

Il primo giro ufficiale sotto l’acqua è di Kyle Busch (2’41.417″) mentre Logano rischia subito di battezzare la ghiaia in fondo al rettilineo più lungo, riuscendo tuttavia a salvarsi. 50′ di libere sono pochi e a complicare la vita ci mette anche la logistica: ben 13 vetture sono ancora ai controlli tecnici quando inizia la sessione e avranno a disposizione ben poco tempo per scendere in pista.

Persino Elliott non è immune alle condizioni meteo e finisce in testacoda dato che la pioggia sta aumentando così come il vento. I piloti, tuttavia, nel complesso si comportano molto bene e non si registrano incidenti. L’unico vero rischio lo corre Suárez che, trovandosi un esperto come Allmendinger davanti, prova a seguirlo ma finisce lungo all’ultima curva quasi colpendo lo stesso AJ.

https://twitter.com/NASCARONFOX/status/1396116274963484677

Alla fine della sessione in testa c’è Byron (2’37.694″) davanti a Logano, staccato di quasi sei decimi, Larson, Kyle Busch, Elliott, Bell, Chastain, Kurt Busch (che rischia l’acquaplaning), Blaney e McDowell.

Qualifiche

Le qualifiche si disputano alla domenica mattina e la pista è asciutta, malgrado cada qualche goccia di pioggia e altra sia in arrivo. Per la Cup Series ci sono 40 iscritti per 40 posti in griglia dunque, a differenza di Truck e Xfinity Series, non ci saranno DNQ.

Il primo round da 25′ vede Allmendinger in testa (2’13.490″) su Reddick, Cindric, Kyle Busch, Logano, Byron, Larson, Bell, Elliott, Harvick, Blaney e Bowman, ultimo dei qualificati per il secondo round con un margine di 0.130″ su Kurt Busch. Le sorpresa fra gli eliminati sono quelle di Austin Dillon (16°), Truex (17°), Hamlin (19° a causa di problemi al servosterzo) e Keselowski, appena 24°.

I 10′ per la pole vedono i piloti fare praticamente uno solo tentativo, tranne Bowman che dopo due giri veloci nel primo round ne fa altrettanti anche ora perdendo dunque la fase migliore delle gomme. A prevalere è Tyler Reddick che conquista la pole in 2’12.911″, un decimo tondo tondo migliore rispetto al tempo di Larson; seguono Cindric, Kyle Busch, Byron, Logano, Allmendinger, Elliott, Blaney, Bell, Harvick e Bowman.

Gara

Come detto, nella domenica di Austin cade qualche goccia di pioggia, tuttavia l’asfalto ha un drenaggio molto buono e fatica a bagnarsi. La pioggia, tuttavia, è data in arrivo e dunque i commissari – per precauzione – obbligano i team a montare gomme da bagnato nel garage, poi in caso di meteo che regge ci sarà la possibilità per tornare agli pneumatici da asciutto prima del via.

La gara si preannuncia, dunque, aperta ad ogni pronostico. Il Team Hendrick è dato in grande forma con tutti i suoi quattro piloti anche qui, tuttavia ci sono due variabili interessanti da considerare. Sono presenti, infatti, due specialisti degli stradali come AJ Allmendinger ed Austin Cindric, i quali essendo full time in Xfinity Series non possono rubare un posto ai playoff agli altri, ma i playoff point e punti importanti sì.

La griglia di partenza viene modificata sensibilmente nelle due ore che separano qualifiche e gara; moltissime infatti le modifiche in parco chiuso: Almirola, Hamlin, Alfredo (servosterzo), Briscoe, Suárez (trasmissione), Buescher, Davison, Ware (freni) e Jones (motivo non dichiarato).

Al via della gara di 68 giri (circa 70 km in più di quelli che la F1 disputa su questa stessa pista) la pioggia cade, ma ancora con poca intensità e la quasi totalità dei piloti dopo il primo giro di formazione torna ai box per montare le gomme da asciutto. Soltanto in cinque tengono le wet: Stenhouse, Preece, Wallace, McDowell e Truex, i quali confidano che il radar non stia mentendo.

Al via – le posizioni non sono cambiate dato che le soste sono avvenute prima della bandiera verde, escluse le penalità ulteriori per Blaney e Keselowski – Larson non scatta bene e così Cindric si deve occupare del solo Reddick, passandolo alla prima curva; a seguirlo sono Byron e Allmendinger. La pioggia sta già aumentando ed in moltissimi vanno ai boxa rimontare le wet già al termine del primo giro, inclusi Logano ed Elliott.

Pian piano tutti coloro che erano passati sulle slick vanno ai box, l’unico che prosegue su ottimi tempi sul bagnato è proprio Cindric, il quale mette in scena tutto il suo talento sugli stradali, anche se sull’umido non ha mai brillato. Il suo show dura cinque giri, poi è l’ultimo ad andare ai box e quando lo fa lascia la prima posizione a Truex che ha 2″ su McDowell e Wallace, già 13″ su Stenhouse, 15″ su Preece e 25″ su Kyle Busch che ha azzeccato i tempi della sosta ed è davanti a tutti quelli che si sono dovuti fermare; Cindric invece passa al nono posto.

McDowell è quello più audace in queste fasi, ha da poco passato Wallace e rimane vicino a Truex; la stage sembra nelle loro mani, e invece arriva la prima caution della gara. La trasmissione, già sostituita in precedenza, di Suárez cede nella frenata al termine del rettilineo più lungo e la #99 rimane in folle fino a fermarsi in mezzo alla pista con Daniel che litiga con la leva del cambio.

Si apre la pit lane ed il gruppo si spacca, Truex ad esempio va ai box e come tutti quelli che lo seguono potrà arrivare col pieno fino alla fine della seconda stage, McDowell e Wallace no e passano in testa. Si riparte ai -6 dal traguardo intermedio e Bubba non scatta al meglio, permettendo la formazione di un 4-wide alle spalle di Michael; ne escono tutti sani e salvi con Logano secondo e Cindric terzo.

Dietro di loro prosegue il weekend storto di Hamlin, il quale finisce in testacoda in curva9 perdendo moltissime posizioni. Chi invece ne recupera è Byron, il quale passando Stenhouse è quarto con un po’ di ritardo dal trio di testa. La visibilità è sempre più limitata vista la nube d’acqua che si solleva, ormai piove con costanza e tutti devono adattarsi alla situazione inedita per la Cup Series.

Ai -4 Logano prende la scia di McDowell sul rettilineo più lungo e lo passa in staccata andando al comando, favorito anche da un leggero lungo della #34; dietro di loro, tuttavia, non c’è Cindric che sta perdendo terreno all’aumentare della pioggia e viene raggiunto da Byron. Mentre Haley va nel garage per un problema allo sterzo, Smithley finisce in testacoda e Kyle Busch perde posizioni all’ultima curva per un contatto, Wallace e Ty Dillon sono gli unici ad anticipare la sosta.

Gli ultimi giri della stage vedono il fuoripista di LaJoie, quando era quasi nella top10, il testacoda di Keselowski (anche per Brad giornata difficile) ed il contatto fra Byron e DiBenedetto in fondo al rettilineo: William forse si sposta leggermente a destra in frenata, tuttavia è Matt a finire lunghissimo sul cordolo e tampona la #24; per entrambi ci sono danni importanti (Byron fora e deve andare ai box), tuttavia riusciranno a completare la gara.

Davanti Logano non ha problemi e, sulla scia della poca aderenza sullo sterrato di Bristol, conquista la prima stage con 3.2″ su McDowell, 9.6″ su un rimontante Kurt Busch, 10.7″ su Larson, 13.3″ su Cindric crollato nel finale, 13.8″ su Buescher, 15.1″ su Briscoe, 16.6″ su Chastain, 17.3″ su Kyle Busch che non ci vede più e 19.8″ su DiBenedetto.

La pit lane si riapre e Cindric guida un gruppetto ai box (non si fermano in 22), tuttavia il leader Logano prosegue e quindi mantiene la prima posizione; Custer e Byron si prendono una penalità, mentre Suárez esce dal garage e torna in gara con 10 giri di ritardo.

La pioggia continua a cadere e l’interruzione sicuramente non ha facilitato la tenuta della pista, infatti senza il passaggio delle vetture l’acqua stagnante è aumentata. Probabilmente il punto di ritorno è stato già superato, tuttavia non ce se ne rende conto e dunque la seconda stage riparte con Logano che mantiene il comando su Kurt Busch e McDowell; Newman finisce in testacoda nelle esse (per lui stesso discorso di Hamlin e Keselowski).

Il primo incidente avviene poche centinaia di metri più avanti, sul lungo rettilineo, ed è violento: la visibilità col gruppo di quasi 40 vetture è praticamente nulla e in molti alzano il piede. Blaney è uno di questi, probabilmente per una foratura, Bell non riesce ad accorgersene e lo tampona. Come conseguenza di ciò anche Harvick rallenta e viene centrato ancora più violentemente da Wallace, al punto che la #4 si alza col retrotreno dal suolo.

La caution dura a lungo perché Harvick ha sparso olio per mezza pista, e quindi c’è subito il tempo per ragionare. Kevin nelle interviste dichiara di non essersi mai sentito così in pericolo durante una gara (a sua discolpa si potrebbe dire che anche nelle libere di Bristol si era lamentato per la visibilità, prima di cambiare idea e definire quel weekend una delle esperienze più belle della sua carriera).

Forse bisognerebbe ascoltare i piloti riguardo la visibilità, e invece dopo la caution (in cui cade ancora la pioggia e dunque c’è ancora più acqua in pista), si riparte quasi come se non fosse successo nulla. Dopo altre soste, fra cui quelle di Kurt Busch, Larson, McDowell, Custer e Truex, si riparte. Logano perde la posizione in curva1 a vantaggio di Chastain ed in mezzo giro scivola in sesta posizione a vantaggio di Preece, Kyle Busch, Cindric ed Elliott. Poi, nello stesso punto di prima, la replica di prima.

Stavolta il pilota che, giustamente, rallenta è McDowell, Truex lo tocca leggermente e frena quasi fermandosi, infine da dietro arriva Custer il quale con la sua vettura si infila sotto quella di Martin, distrugge il suo muso e per un attimo va anche a fuoco. La #19 intanto vola pericolosamente prima di fermarsi anch’essa distrutta. Stavolta arriva la bandiera rossa e durerà 20′.

Oltre all’interruzione arriva anche l’esame di coscienza. È evidente che la situazione in pista sia oltre il limite della sicurezza e il problema non è l’aderenza, bensì la visibilità. Il gruppo di vetture con motori da 750 CV e gomme intagliate solleva un muro d’acqua nebulizzata che già oltre le primissime posizioni impedisce a tutti di vedere qualcosa nella parte più veloce della pista.

Tuttavia, bisogna anche capire che questa è la primissima gara nella storia della Nascar moderna in queste situazioni. Sì, la Xfinity Series ha corso negli anni scorsi sotto la pioggia al Roval e a Mid-Ohio, in parte anche al Watkins Glen, tuttavia lì le velocità erano notevolmente minori. Quindi, anche i commissari sono in una situazione completamente nuova e dunque non hanno esperienza nelle azioni da adottare. Allo stesso modo, potevano fermare la corsa già dopo il primo incidente.

D’altro canto, però, non si può non notare l’atteggiamento di un paio di piloti durante i due eventi. Mentre la maggior parte di loro ha alzato il piede con largo anticipo sul rettilineo viste le condizioni, è evidente la differenza di velocità nel primo caso fra Wallace ed Harvick e nel secondo fra Custer e Truex. Nel primo incidente, con Bell invece a mio avviso da assolvere perché Blaney ha rallentato per un problema, Bubba è arrivato – come detto – con una velocità da sollevare la #4 malgrado le condizioni.

Ancora più incredibili sono le dichiarazioni di Custer il quale, pur dicendo chiaramente che non si vedeva nulla, poco prima dell’incidente sorpassa altre (almeno tre) vetture sulla sua destra che hanno già rallentato prima di centrare Truex. Si potrebbe tirare fuori i soliti luoghi e frasi comuni sui piloti, tuttavia in questa situazione sembra che la direzione gara, tanto criticata da alcuni di loro, non sia l’unica colpevole in questi due incidenti.

Dopo una bandiera rossa di 20′ in cui sono stati mandati in pista – finalmente – gli Air Titan a togliere l’acqua in eccesso, si può ripartire, infatti la gara non è ancora ufficiale. Dopo una sosta obbligatoria per pulire il parabrezza e sistemare i tergicristalli, si apre la pit lane e ad andarci sono Chastain, Logano (non ci andavano da inizio gara al passaggio da slick a wet), McDowell, A.Dillon (riparazione ammaccature), Ware e pochi altri.

La bandiera viene sventolata (col gruppo ora in fila in fila indiana per decisione della direzione gara) a quattro giri dalla fine della seconda stage con Preece al comando, tuttavia Kyle Busch lo attacca e lo scavalca già in curva1; a seguire Rowdy c’è Cindric che, come in precedenza, sullo spunto va bene, al punto da mettere il muso davanti alla #18 per qualche metro dopo le esse, poi nei giri seguenti cede. La visibilità è notevolmente aumentata, l’adattamento di Newman alla situazione no e per lui c’è un altro testacoda.

Negli ultimi giri c’è un testacoda di Jones ed una penalità per Austin Dillon per aver tagliato le esse, un contatto in fondo al dritto fra Houff, il debuttante Tilley e Stenhouse, ma si punta ad arrivare in fondo: Kyle Busch vince la seconda stage con 2.5″ sul rimontante Elliott, 4.8″ su Reddick, 5.4″ su Cindric, 7.8″ sull’ottimo LaJoie, poi in un volatone incredibile, Larson a 11.8″ Larson, Preece a 12.1″, Allmendinger a 12.3″, Briscoe a 12.4″, Bowman a 12.6″, Hamlin a 13.1″ e Logano a 13.5″. Suárez per la terza volta di fila è il lucky dog, anche se così recupera solo tre dei dieci giri persi.

Dopo un giro di soste non sfruttato da 16 vetture, fra cui il leader Kyle Busch ed Elliott, ed una ulteriore pulizia della pista, la gara può riprendere con ben 33 dei 68 giri previsti da completare, tuttavia la corsa è appena diventata ufficiale e, dunque, qualsiasi ulteriore peggioramento delle condizioni potrebbe far chiudere tutto in anticipo.

Alla bandiera verde Elliott finisce largo e così Cindric passa in seconda posizione, tuttavia Austin è quello visto in precedenza e fatica tanto quando la pista è tanto bagnata. Dietro di lui però Elliott, Larson, Reddick e Logano non riescono a sorpassarlo e perdono tempo a scavalcarsi l’un l’altro e così, quando ci riescono ai -30, Busch ha già addirittura oltre 6″ su Larson ora secondo su Elliott, Logano e Reddick, il quale poi finirà in testacoda all’ultima curva per resistere ad Allmendinger. Jones e Keselowski invece proseguono con i testacoda, mentre Stenhouse e Davison vanno fuori pista.

Tutti si devono fermare almeno un’altra volta ai box e la finestra secondo molti, in assenza di dati storici, sul bagnato è di poco più di 25 giri. Tuttavia Busch ed Elliott, che hanno saltato le ultime due opportunità, sono quasi a secco. E così, quando Kyle e Chase si fermano ai -27, è chiaro a tutti che per loro servirà un aiuto per vincere. Larson passa così in testa con 2.6″ su Logano, 5.9″ su un rimontante Chastain (che si è preso anche un dito medio da Allmendinger), 7″ su McDowell, Kurt Busch e lo stesso AJ.

La pioggia continua a cadere e secondo il radar ce n’è altra di più intensa in arrivo. Mentre il team Ganassi è scatenato con Chastain (che prende e passa Logano) e Kurt Busch, iniziano le ultime soste fra i -24 ed i -19, quando anche Bowman alza bandiera bianca. Al termine del giro di pit stop, Elliott è balzato al comando con ben 6″ su Larson, 7.2″ su Kyle Busch (raggiunto e passato dall’omonimo), 14.6″ su Logano, 18.8″ su Chastain e gli altri ad oltre 25″.

La pioggia aumenta in questa fase, ma solo Elliott non sembra accorgersene e il suo vantaggio sugli altri cresce notevolmente, tuttavia l’incognita benzina è una spada di Damocle, dato che è probabilmente due giri a corto come Busch. Al box #18 decidono di cambiare strategia, andando contro ogni logica in questa situazione al limite della regolarità meteorologica: dividono l’ultimo (teorico) stint in due per dare a Busch gomme fresche e lo fermano ai -16.

Dopo essere uscito dai box, Kyle mezzo giro più tardi è coinvolto nell’episodio che quasi certamente decide la gara: il rettilineo già protagonista in precedenza è di nuovo allagato e alla staccata Kurt Busch manca il punto di frenata; solo una sana dose di fortuna e talento fa passare la #1 nel varco che si è creato fra il fratello Kyle e Austin Dillon.

Mentre lo stesso Kurt, Cindric, Almirola e DiBenedetto (che prima aveva solo rifornito) vanno ai box per cambiare gomme, i commissari chiamano la caution perché la visibilità è tornata quella della seconda stage. È chiaro a tutti fin da ora che la corsa non riprenderà, infatti in arrivo c’è una nuvola con pioggia ancora più intensa e pure fulmini; alla caution Elliott aveva 13.2″ su Larson, 26.4″ su Logano, 31.8″ su Chastain, 43.5″ su Allmendinger, 47″ su Briscoe, 50″ su McDowell, 51″ su Bowman, 53″ su Reddick e 54″ su Kyle Busch.

Dopo un giro dietro la caution arriva anche la bandiera rossa con 54 giri completati, ne mancherebbero 14 alla fine, tuttavia in appena 15′ la Nascar decide l’inevitabile: la prima edizione della gara Cup Series ad Austin si chiude qui e a vincere è Chase Elliott.

Il campione in carica ha dovuto attendere ben 14 gare per ottenere il primo successo stagionale, tuttavia ha fatto i conti bene con la portata storica di questo avvenimento: oltre alla prima gara bagnata nella Cup Series, la prima corsa ad Austin, questo è il 268esimo successo per l’Hendrick Motorsports nella top class, tanti quanti lo storico Petty Enterprises che per 50 anni ha guardato tutti dall’alto; in vetta alla classifica anche la Chevrolet, ora a quota 800 vittorie in Cup Series.

La top10 viene confermata e dunque bisogna parlare anche degli altri: Kyle Busch è 10° pur avendo per tutto il fine settimana dei dolori al piede sinistro rotto a Daytona nel 2015, Byron è 11° pur dopo l’incidente con DiBenedetto, Hamlin è 14° in un weekend storto, Blaney è 17°, Keselowski 19° davanti a LaJoie che ha perso la top10 sicura a causa di un testacoda in una ripartenza, Cindric solo 25° dopo essere affondato sul bagnato pesante.

In campionato cambia poco, Elliott ufficializza solo un posto ai playoff che era già suo, in coda invece Reddick allunga su DiBenedetto, il quale appena due gare fa lo aveva raggiunto al 16° posto in classifica e che ora paga un ritardo notevole di 38 punti, il primo vero buco a cavallo del taglio. Mancano ancora 12 gare ai playoff, tuttavia per Matt la doppietta Dover-Austin potrebbe essere stata decisiva.

Ora per la Nascar seguirà una lunga analisi. I vertici hanno già ammesso che sono stati commessi degli errori e che si dovranno prendere delle contromisure per evitare che si ripetano degli incidenti del genere in futuro. La Cup Series correrà ancora sicuramente ancora sul bagnato, ma lo farà con una lezione importante alle spalle. Intanto, oggi Logano festeggerà il suo 31° compleanno a Richmond per il secondo test per le gomme da umido per gli short track.

I risultati odierni

La classifica dell’ “EchoPark Texas Grand Prix”

La classifica generale

Così il campionato a 12 gare dai playoff

Le altre categorie

Xfinity Series: Kyle Busch domina la prima al COTA

Truck Series: Gilliland gestisce le gomme e vince ad Austin

I prossimi appuntamenti

La Nascar torna a casa a Charlotte per il classico weekend della 600 miglia. Anche in questa occasione per tutte e tre le categorie ci saranno sia prove libere che qualifiche, poi venerdì notte la gara dei Truck, sabato sera la Xfinity Series ed infine nella notte fra domenica e lunedì la Coca-Cola 600.


Immagine: media.nascar.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 28 anni fa, sono un laureato in ingegneria civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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