NASCAR | Championship 4 – Phoenix 2021 | Anteprima

Malgrado le nove vittorie stagionali Kyle Larson non è il favorito assoluto. A Phoenix dovrà difendersi dagli attacchi di Elliott, Truex ed Hamlin. Pronostico incerto nei Championship 4 anche in Xfinity e Truck Series


Un ultimo grande show, si spera, per rendere omaggio alla “Gen 6”, la vettura della sesta generazione della Nascar Cup Series che andrà in pensione dopo nove stagioni di onorato e discusso servizio. I Championship 4 che a Phoenix si contenderanno il titolo 2021 avranno sulle spalle un piccolo peso in più nell’onorare con un ultimo successo ad una vettura che è stata protagonista del primo passo del ritorno della Nascar verso il concetto letterale di stock car, un passo che sarà più netto, nelle intenzioni almeno, con la Next Gen che debutterà nel prossimo febbraio.

La seconda edizione del Championship 4 che si svolgerà questo weekend a Phoenix, nuova sede dopo il trasferimento da Miami-Homestead e che l’anno scorso non diede i risultati sperati (o forse sì vista la vittoria finale di Chase Elliott), avrà come protagonisti molti piloti che già un anno fa in Arizona si contesero i titoli in palio. Rimanendo per il momento concentrati sulla Cup Series, lo stesso Elliott dovrà difendere il titolo conquistato in rimonta nel 2020 dagli attacchi di Martin Truex Jr., Denny Hamlin e Kyle Larson.

A differenza della stagione passata, stavolta infatti le nove vittorie conquistate non hanno portato sfortuna e Kyle Larson si è preso di forza il biglietto per il gran finale di Phoenix grazie a due vittorie nel “Round of 8”. Gli altri tre piloti, invece, vista la vittoria di Bowman a Martinsville hanno dovuto lottare punto a punto per arrivare fino a qui. Per Hamlin ed Elliott il compito è stato più facile visti i punti ottenuti fra regular season, playoff e “Round of 8”, mentre Truex ha dovuto lottare fino all’ultimo giro.

I quattro piloti verranno spesso divisi nel racconto giornalistico in coppie questo weekend: due i piloti dell’Hendrick Motorsports, e dunque al volante di una Chevrolet Camaro, due quelli del Joe Gibbs Racing su una Toyota Camry e dunque la Ford resterà a guardare; due i piloti alla caccia del secondo titolo (Truex ed Elliott), due invece con l’obiettivo di inserirsi per la prima volta nell’albo d’oro (Hamlin e Larson); due i piloti che hanno lottato punto a punto per tutto l’anno (Kyle e Denny) mentre Chase e Martin hanno fatto il loro dovere piazzando gli spunti decisivi al momento giusto.

Sarà una Phoenix dal pronostico molto incerto, infatti malgrado le nove vittorie di Larson in questo 2021, in cui è tornato dopo i noti fatti dello scorso anno, Kyle non sembra essere il favorito assoluto, almeno sulla gara secca e su questa pista. Cruciali per lui saranno prove libere e qualifiche per far capire a tutti gli avversari più a loro agio sul miglio dell’Arizona.

Di seguito verranno presentati i quattro contendenti, rigorosamente in ordine di classifica generale dopo il reset conseguente alla fine del “Round of 8”.

Cup Series

Kyle Larson (Chevrolet #5, Hendrick Motorsports)

Probabilmente nemmeno Kyle Larson si sarebbe immaginato una stagione del genere. I fatti della primavera 2020 sono ormai lontani un anno e mezzo e sono stati messi in archivio (non dimenticati, sia chiaro) dalla maggioranza dei tifosi. Larson ha chiesto scusa per quanto detto, ha seguito il percorso di recupero e si è ripresentato in Nascar all’inizio del 2021 con un nuovo team. Vista la fuga degli sponsor, era cruciale vedere chi gli avrebbe ridato una cieca fiducia puntando solo sul suo talento non ancora espresso del tutto, sempre in Nascar visti gli infiniti successi sui dirt track.

A dargli fiducia è stato Rick Hendrick che gli affidato l’ex team della leggenda Jimmie Johnson, ritiratosi dalla Nascar a fine 2020, tornando allo storico #5. Come marchio sulla vettura è stato messo quello dell’azienda di famiglia e come livrea è stata ripresa quella con cui correva suo figlio Ricky, morto tragicamente nell’incidente aereo di Martinsville nel 2004. Così il fardello sulle spalle di Larson all’inizio dell’anno è stato ancora più pesante da portare. Almeno in teoria, visto che Kyle fin dalle prime gare ha dimostrato un altro passo rispetto alla concorrenza.

Sullo stradale di Daytona alla seconda corsa avrebbe già potuto vincere in rimonta se non fosse finito nelle gomme a pochi giri dalla fine; due settimane più tardi a Las Vegas la vittoria liberatrice che ha messo alle spalle un anno difficile. È stato solo l’inizio di un dominio: nove i successi totali più quello della All-Star Race in Texas. A mettere al tappeto gli avversari il poker estivo, incluso il citato successo nella gara spettacolo che mette in palio un milione di dollari, e la tripletta nei playoff. E avrebbe potuto vincere anche ad Atlanta, a Dover, in Kansas, ad Austin e a Pocono. Una stagione da one for the ages.

Visto questo curriculum, allora perché Larson non è il favorito assoluto in vista di Phoenix? Bisogna infatti analizzare dove sono arrivate queste 9+1 vittorie. Cinque sono state ottenute su ovali da 1.5 miglia (Las Vegas, Charlotte, Texas due volte e Kansas), una su un ovale simile, quello da 1.333 miglia di Nashville, tornato in calendario quest’anno, tre sugli stradali (Sonoma, Watkins Glen e Roval) e solo una sugli short track a Bristol.

Quest’ultimo successo, che ha dato il via alla tripletta citata nei playoff, è arrivato tra l’altro come regalo della faida nata e consumatasi in prima battuta in appena 30 minuti fra il compagno di squadra Elliott ed Harvick, con Chase prima toccato da Kevin e poi da doppiato ad ostacolare la #4 in testa alla corsa favorendo – senza tuttavia contatti o manovre aggressive – il sorpasso di Larson a pochi giri dalla fine.

Kyle, dunque, sugli short track ha ottenuto un solo successo e nelle altre tappe ha conquistato sì buoni piazzamenti, ma qualche rivale per il titolo, primo fra tutti Truex, è andato meglio della #5. Larson ovviamente non parte battuto, però per lui appaiono cruciali prima la sessione di libere da 50′ e poi quella di qualifiche. Kyle – e anche gli altri tre – non potranno più fare appello all’algoritmo per partire nelle prime file e dunque ci sarà da impegnarsi fin da prima della bandiera verde.

Qualora tutto andasse bene, allora Larson, per la prima volta qualificatosi per i Championship 4, dimostrerà definitivamente di essere un pilota da campionato e non solo da gare singole. Ormai già prima del fattaccio su Twitch era chiaro che il limite non era lui stesso bensì il Chip Ganassi Racing, un team appunto di secondo livello incapace di lottare per il trofeo finale. Nello stesso giorno in cui Ganassi saluterà la Nascar, dopo aver venduto tutto al Trackhouse Racing, Larson potrebbe regalare ad uno dei suoi mentori un ultimo sorriso nel mondo delle stock car.

Nascar Championship 4 2021 Larson

Chase Elliott (Chevrolet #9, Hendrick Motorsports)

Giudicare la stagione di Chase Elliott, campione in carica della Cup Series dopo il successo di 365 giorni fa a Phoenix, è difficile, infatti sarebbe facile dire che ha ottenuto meno vittorie dello scorso anno e basta, capire il motivo è tutt’altra faccenda. In ogni caso, “Awesome Chase” potrà difendere il titolo sulla stessa pista che l’ha visto trionfare nel 2020.

Il campionato di Elliott sicuramente ha visto più ombre che luci. Dopo un inizio a corrente alternata (appena tre top5 nelle prime 10 gare), Elliott ha perso praticamente subito il ruolo di caposquadra che è passato nelle mani del nuovo teammate Kyle Larson che sui cookie cutter ha messo in luce tutto il suo talento malgrado dovesse adattarsi alle dinamiche dell’Hendrick Motorsports.

La ripresa di Chase è arrivata alla fine della primavera, quando ha messo nero su bianco una serie di risultati positivi che ha raddrizzato la stagione, serie culminata con il successo sotto la pioggia di Austin; il problema per lui è che è stata una vittoria con l’asterisco, vista la corsa chiusa in anticipo e che se fosse proseguita lo avrebbe visto probabilmente sconfitto ovviamente da Kyle Larson.

È possibile ipotizzare che sia stata proprio la presenza ingombrante di Larson in squadra a causare l’annata sotto le aspettative di Elliott? È una delle ipotesi, infatti là dove negli anni scorsi festeggiava Chase, quest’anno invece ha trionfato Kyle. Gli stradali, tradizione terreno di conquista del pilota della #9, lo hanno visto vincitore sì ad Austin e poi dominando in rimonta a Road America, tuttavia a Sonoma e Roval ha vinto il rivale così come su altri ovali da 1.5 miglia.

I playoff non sono stati migliori per Elliott, il quale praticamente ha sfruttato il tesoretto in playoff point della regular season e per passare i turni ha piazzato un solo risultato positivo alla volta (quarto a Richmond, secondo a Las Vegas e poi in Kansas). Sui suoi playoff pesa poi la discussa grazia ricevuta dai commissari sul Roval quando ha girato per diversi giri con un paraurti a penzoloni, causa tamponata ricevuta da Harvick frutto della faida nata a Bristol, provocando poi una caution della quale è stato il principale beneficiario.

Ora che farà Chase? Riuscirà a togliersi dall’ombra ingombrante di Larson e riuscirà a bissare il titolo del 2020, oppure dovrà applaudire il compagno di squadra che ha dominato il campionato. La speranza per lui e per il team in ogni caso è che si realizzi uno di questi due scenari, perché altrimenti anziché Rick Hendrick vedrebbero festeggiare Joe Gibbs.

Infine, è già chiaro quale sarà il momento cruciale del weekend per Elliott: i controlli tecnici pre-gara. Infatti, nel corso di questa stagione la vettura #9 è stata bocciata almeno due volte, con conseguente partenza dal fondo, in ben sei occasioni. La prima era stata proprio a Phoenix in primavera dove rimontò fino al quinto posto, poi ad Atlanta (motore ko e 38° posto), Darlington (settimo), Dover (terzo), Watkins Glen (secondo) e Texas nei playoff (settimo). Forse un segnale che il team ha dovuto forzare la mano al regolamento per permettere a Chase di stare vicino a Larson. Ma non bisogna dimenticare che l’anno scorso Chase vinse il titolo proprio dopo una situazione del genere.

Nascar Championship 4 2021 Elliott

Martin Truex Jr. (Toyota #19, Joe Gibbs Racing)

Dopo un anno di pausa Martin Truex Jr. torna fra i Championship 4; nel complesso è la quinta volta in cui riesce ad arrivare fino in fondo e, dopo “l’ultimo posto” del sorprendente 2015, poi sono arrivati il titolo del 2017 ed i due titoli di vicecampione del 2018, la famosa damn war persa da Logano, e del 2019 al primo anno sulla #19 del Joe Gibbs Racing.

A lungo Truex è stato il pilota capofila, almeno nella griglia playoff, della scuderia dell’ex coach della NFL, infatti mentre Hamlin otteneva solo piazzamenti nella top5, Bell si prendeva il successo sullo stradale di Daytona e Kyle Busch litigava col pacchetto aerodinamico ad alto carico, Truex vinceva sugli short track primaverili, prima proprio a Phoenix, battendo Logano all’ultima ripartenza dopo che il Team Penske aveva controllato a lungo la gara, e poi dominando ancora una volta a Martinsville.

Il successo nella 400 miglia di Darlington, anch’esso dominante, a lungo lo ha mantenuto al comando della classifica in vista dei playoff grazie ai tre successi ottenuti nelle prime 12 gare, poi però è arrivata la tripletta di Larson fra Charlotte (dove Kyle nella 600 miglia ha vinto “alla Truex”), Sonoma e Nashville e così la #5 si è involata mentre Martin viveva una estate in chiaroscuro con risultati solo sporadici, appena tre terzi posti.

Nei playoff a Truex è bastato il successo di Richmond per avanzare, tuttavia sono tornati anche i piazzamenti ai piani alti e, esclusi i passi falsi fra Roval e Texas, grazie ad uno sprint finale degno del Martin degli anni passati è arrivato fra i Championship 4 battendo per appena tre punti eliminando il compagno di squadra Kyle Busch.

L’ultima stage di Martinsville, in cui in maniera fortunosa ha evitato un guaio per ben quattro volte venendo salvato da altrettante caution, lo ha rimesso in gioco per Phoenix dove, alla luce dei risultati ottenuti in questa stagione sugli short track, potrebbe essere considerato addirittura il favorito numero uno per il titolo. Punti deboli per il team #19 pare non essercene, quindi Truex potrebbe diventare un due volte campione anche in Cup Series dopo il bis nel 2004-5 in Xfinity Series, un 2+2 unico nella storia della Nascar.

Nascar Championship 4 2021 Truex 2

Denny Hamlin (Toyota #11, Joe Gibbs Racing)

Alla sesta occasione in cui Denny Hamlin arriva all’ultima gara ancora in lotta per il titolo, la domanda nella mente di tutti è la solita ormai: ce la farà stavolta il pilota della #11 a vincere l’agognato primo campionato in carriera? I dubbi sono ormai quasi certezza pronta per essere smentita ed i fatti di Martinsville confermano questo alla vigilia di Phoenix.

Ma torniamo all’inizio dell’anno, quando Hamlin è partito a razzo, conquistando addirittura otto top5 nelle prime nove gare andando in fuga in classifica generale. Quello che mancava però a Denny era la vittoria, visto che nel 2020 ne aveva ottenute addirittura sette. Hamlin, suo malgrado, non ha sfruttato le occasioni favorevoli pur non commettendo errori; il problema, infatti, è stata l’ascesa incredibile nelle prestazioni dell’Hendrick Motorsports che dalla primavera in poi ha quasi monopolizzato la top5 con i suoi piloti.

La matematica regressione alla media insieme all’esplosione di Kyle Larson ha fatto nascere una battaglia a distanza (non sono infatti mai venuti a contatto) punto a punto per tutta l’estate con il pilota della #5 che alla fine ha prevalso per sole 18 lunghezze e soprattutto Hamlin era ancora a secco di vittorie, fatto che gli ha fatto partire i playoff con netto distacco dalla vetta a causa della mancanza di playoff point.

Poi però Denny ha cambiato passo e a Darlington ha piazzato subito la vittoria che gli ha svoltato la stagione mettendolo al sicuro per il resto del “Round of 16”. Stesso fatto si è ripetuto tre settimane più tardi a Las Vegas per il “Round of 12” e così il team #11 ha potuto preparare per bene la fase decisiva della stagione. Sopravvissuto ai tranelli del Texas e del Kansas, Hamlin si è presentato a Martinsville con la consapevolezza che gli bastavano pochi punti per qualificarsi ancora per il gran finale.

Qui, con il biglietto praticamente in mano, ha perso prima la vittoria a causa della toccata subita da Bowman e poi anche la testa, andando anche lui in victory lane ad impedire i burnout ed i festeggiamenti della #48. Per fortuna dal box lo hanno bloccato in tempo, però questo rappresenta un segnale per una possibile ed ennesima implosione di Denny ad un passo dal titolo. Alla soglia dei 41 anni è tempo di crescere anche mentalmente per Hamlin, altrimenti rimarrà un eterno secondo, non solo in campionato, seppur con 46 vittorie all’attivo.

Nascar Championship 4 2021 Hamlin

Le statistiche

Questi sono i dati che riassumono in breve il 2021 dei quattro piloti e anche qualche dato più comprensivo della loro carriera, incluso il loro palmares a Phoenix.

Nascar Championship 4 statistiche 2021 Phoenix

Nelle statistiche del 2021 spiccano ovviamente le nove vittorie vittorie ottenute da Kyle Larson, più del doppio dei più immediati inseguitori (Martin Truex Jr. ed Alex Bowman). In pratica quest’anno Larson ha vinto più che in tutto il resto della sua carriera, finalmente capendo la differenza fra un team di buon livello come Ganassi ed uno al top non solo in qualche occasione bensì ogni settimana.

Impressionanti anche i numeri dei giri in testa, infatti le 2474 tornate davanti a tutti del pilota della #5 sono il dato migliore in Cup Series negli ultimi 20 anni ed uno dei risultati migliori di sempre. Gli altri tre piloti però non scherzano dato che sono proprio il secondo, terzo e quarto in questa classifica. Anche guardando le top5 (con Truex quinto dietro a Kyle Busch) si può dire che non è una Championship 4 ingiusta, con il solo Rowdy eventualmente ad avere qualche rimpianto anche pensando al finale di gara a Martinsville.

Per quanto riguarda il passato dei quattro piloti a Phoenix, in tre hanno già ottenuto un successo in Arizona con Hamlin unico con due vittorie. Molto equilibrato, invece, il piazzamento medio in carriera sullo short track da 1 miglio, specialmente se a Truex si tolgono i primi anni della carriera e si considera solo il periodo 2014-21 con Furniture Row Racing e Joe Gibbs Racing.

Analizzando infine le statistiche sugli short track del 2021, è chiarissimo il dominio di Truex su questo tipo di piste e con questa configurazione aerodinamica. Nelle sette gare finora disputate (due tappe a Richmond e Martinsville, Phoenix, Bristol e New Hampshire), infatti, il pilota della #19 ha ottenuto ben tre successi fra cui quello in primavera in Arizona quando batté all’ultima ripartenza Joey Logano. Inoltre, escludendo il suo peggior piazzamento, la media di Truex al traguardo è uno strabiliante 3.166.

Bene anche il suo compagno di squadra Hamlin che, pur senza successi di tappa, ha una media da top5 con due secondi posti a Richmond. Peggio invece la coppia di Hendrick: Larson ha una media del sei periodico frutto sì del successo ottenuto nei playoff a Bristol, ma anche delle penalità ricevute a Richmond in primavera e domenica a Martinsville. Male Elliott, il quale paga caro quattro piazzamenti fuori dalla top10 a causa di troppi incidenti dei quali però non era il colpevole.

Anche togliendo i due peggiori piazzamenti, considerando l’anomala gara piovosa e accorciata in New Hampshire, Truex comanda con una media di 2.4, seguono nello stesso ordine Hamlin (3.8), Larson (5.2) ed Elliott (7.8).

In primavera, come detto, a Phoenix ha vinto Martin Truex Jr., mentre gli avversari diretti hanno occupato le posizioni dispari alle sue spalle con Hamlin terzo, Elliott quinto ed un Larson che doveva forse ancora adattarsi alla nuova vettura dopo un 2020 fermo settimo al traguardo.

  1. Truex 3.166 (tre vittorie a Phoenix, Martinsville e Richmond)
  2. Hamlin 4.833 (quattro top3)
  3. Larson 6.666 (vittoria a Bristol e due top5)
  4. Elliott 9.500 (tre top5)

Il regolamento

Come sempre, la gara di Phoenix verrà suddivisa in tre stage con punti assegnati ai due traguardi intermedi, tuttavia ai quattro piloti in lizza per il titolo questo interessa relativamente poco se non per la strategia complessiva. Infatti, verrà eletto campione chi di questi sarà il meglio piazzato alla bandiera a scacchi, che sia o no il vincitore della gara.

Nei sette casi precedenti (Harvick nel 2014, Kyle Busch nel 2015, Johnson nel 2016, Truex nel 2017, Logano nel 2018, di nuovo Kyle Busch nel 2019 ed infine Elliott l’anno scorso) chi ha conquistato il titolo ha sempre vinto anche la gara, risparmiando agli organizzatori qualche imbarazzo sul fatto di dover ignorare chi fosse arrivato primo per concentrarsi sul trionfatore del campionato. Le stesse regole valgono anche per Xfinity e Truck Series, gare in cui non potranno partecipare piloti iscritti alle categorie superiori.

Gli altri piloti dunque saranno ancora in gara per il successo parziale e per conquistare punti con l’obiettivo di migliorare la posizione in campionato. Per la lotta per il platonico quinto posto sono ancora in corsa addirittura sette piloti dei 12 rimanenti che si erano qualificati per i playoff un paio di mesi fa.

A partire in vantaggio dopo la somma dei punti ottenuti nel corso delle prime nove gare dei playoff è Brad Keselowski (2323 punti), tuttavia parecchi inseguitori sono molto vicini: Harvick è a -5, i compagni di squadra al Team Penske Blaney e Logano a -15; più distanti ma ancora in corsa Kyle Busch (-33), Byron (-38) e Kurt Busch (-44).

Già decise, invece, molte altre battaglie. Austin Dillon si è assicurato già prima di Martinsville il 17° posto in classifica grazie a degli ottimi playoff, rovinati però dai contatti con Blaney in Kansas e a Martinsville, ed ora ha addirittura 154 punti di margine su Buescher; con i 913 punti in graduatoria ha quasi sfiorato la fatidica quota 1000 mai toccata con questo format dal 17°.

Già da parecchie gare, inoltre, Chase Briscoe è il “Rookie of the year” con il suo 23° posto in classifica. L’unico altro avversario quest’anno era infatti Anthony Alfredo e praticamente, come da pronostico, non c’è stata gara. Infine, il campionato costruttori è andato alla Chevrolet (come in Xfinity Series, mentre nei Truck il titolo è andato a Toyota) grazie alle 18 vittorie nelle prime 35 gare contro le 10 della Toyota e alle 7 della Ford. Da assegnare il titolo per le squadre che, come quasi sempre succede in Cup Series ma meno nelle categorie inferiori, andrà automaticamente in abbinato al titolo piloti.

Nascar Cup Series Championship 4 2021

Xfinity Series

Anche in Xfinity Series il pronostico non è certo, malgrado i dominatori della stagione 2021 siano arrivati entrambi senza scossoni a Phoenix. A contendersi il titolo saranno, in ordine di reseed dopo Martinsville, Noah Gragson, Austin Cindric, AJ Allmendinger e Daniel Hemric.

A parlare partiamo però dal campione in carica, ovvero Austin Cindric. Per il pilota del Team Penske questa sarà l’ultima gara in carriera a tempo pieno nella categoria cadetta, quindi a Phoenix avrà l’occasione unica per imitare Sam Ard, Larry Pearson, Randy LaJoie, Dale Earnhardt Jr., Martin Truex Jr., Ricky Stenhouse Jr. e Tyler Reddick nel vincere due titoli consecutivi in Xfinity Series. Il prossimo anno lo attende il difficile compito di diventare l’erede di Brad Keselowski sulla #2, tuttavia forse ancora più complicato sarà concedere il bis a Phoenix.

L’annata di Cindric, infatti, è stata meno trionfale del previsto malgrado le statistiche sembrano dire il contrario. Ha ottenuto sì cinque vittorie (le stesse del 2020 a questo punto della stagione visto che la sesta fu appunto Phoenix), tuttavia per un maestro degli stradali l’anno girando a destra è stato deludente visto che ha vinto solo ad Indianapolis venendo sconfitto a Daytona, Mid-Ohio, Austin, Road America, Watkins Glen e Roval. In compenso ha chiuso davanti a tutti ancora una volta a Phoenix in primavera, a Daytona in apertura di stagione, a Dover e a Pocono.

Cindric non vince una gara da Ferragosto, tuttavia durante i playoff si è mantenuto sempre nella posizione buona per vincere e la beffa subita nel finale di regular season sembra ormai un lontano ricordo. Nelle ultime sei gare ha ottenuto cinque top5 (con tre secondi posti) ed un ottavo posto nella gara accorciata di Talladega. Tuttavia non è tutto rose e fiori, infatti il grosso punto debole del suo 2021 è rimasto. In caso di ripartenza nei giri finali la #22 del Team Penske si è dimostrata sempre un gradino sotto alla concorrenza, mentre Austin faceva la differenza sulla distanza. La sua stagione, quindi, avere esito opposto a seconda di quando cadrà l’ultima caution.

A duellare tutto l’anno con Cindric è stato come detto AJ Allmendinger, il pilota del Kaulig Racing che a quasi 40 anni sta vivendo una nuova giovinezza e che ora lo vede ad un passo dal titolo. Come Austin ha ottenuto cinque vittorie, tuttavia è il modo con cui queste sono arrivate che fa capire molto. Due i successi dominanti (Las Vegas e Roval), tre quelli invece da opportunista sfruttando le situazioni e ribaltando grazie ad una caution finale gare in cui era lontano dal primo posto se non fuori dalla top10.

Fondamentale per lui sarà partire bene con una vettura veloce, particolare che gli è mancato durante i playoff, per non avere un campionato vinto con l’asterisco in seguito ad un altro ribaltone. In caso contrario avrà davanti a sé un’altra stagione a tempo pieno in Xfinity Series con il team di Matt Kaulig in cui fin da ora partirebbe già come favorito.

A tentare di battere la coppia di cui tutti hanno parlato finora quest’anno ci sarà Noah Gragson, il quale con la vittoria magistrale di Martinsville ha conquistato in extremis un posto per il gran finale di Phoenix. Il giovane pilota del JR Motorsports pare addirittura favorito alla pari con Cindric e Allmendinger visto che arriva in Arizona con l’inerzia buona di tre vittorie nelle ultime 11 gare. Gragson, con questo successo e gli altri due ottenuti a Darlington e Richmond in chiusura di regular season, ha eliminato il compagno di squadra Allgaier, uno che a Phoenix avrebbe avuto grosse chance di titolo.

La stagione di Gragson era iniziata nel peggiore dei modi, dimostrando tanta velocità ma anche altrettanta sfortuna (numerosi i problemi meccanici) e poco controllo, come a Miami quando stava dominando ma a causa di un doppiato perse tutto. La svolta della stagione è stato il ritiro dopo pochissimi giri a Mid-Ohio, da lì in poi praticamente non ha più sbagliato un colpo ed ora appare davvero in grado di conquistare a 23 anni il primo titolo in carriera.

Last but not least, alla caccia di un appuntamento con la storia c’è Daniel Hemric. Il pilota del Joe Gibbs Racing, che però il prossimo anno diventerà compagno di squadra di Allmendinger, punterà a fare come Matt Crafton nel 2019, anzi addirittura meglio. Se il pilota del ThorSport nei Truck vinse il titolo senza successi parziali di tappa, Hemric potrebbe imitarlo addirittura senza nemmeno una vittoria in carriera.

La questione Hemric sta assumendo una rilevanza quasi psicologica dato che dopo 10 secondi posti in Xfinity Series in quattro stagioni si può dire che non sia più solo questione di sfortuna. Infatti, in più di una occasione Daniel ha commesso un’errore fatale come una penalità in pit lane oppure una decisione deleteria al choose cone che gli è costato il successo.

Il copione perfetto per Hemric è comunque già scritto. A Phoenix, infatti, c’è in palio anche l’owners championship per il quale la #18 di Hemric, a differenza della #9 di Gragson, la #22 di Cindric e la #16 di Allmendinger, non si è qualificata. Al suo posto, sempre del Joe Gibbs Racing, la #54, la vera dominatrice del 2021 visto che ha ottenuto addirittura 11 vittorie in 32 gare grazie a Ty Gibbs, rookie dell’anno, Kyle Busch, Christopher Bell e John Hunter Nemechek.

Ci sarà proprio Nemechek in pista a Phoenix e a lottare anch’egli per un trofeo. Una vittoria di John Hunter per sigillare il titolo a squadre con Hemric secondo a vincere il titolo piloti sarebbe una chiusura a suo modo perfetta di stagione.

Nascar Xfinity Series Championship 4 2021

Truck Series

Come per la categoria cadetta, anche nella Truck Series a Phoenix ci saranno tre piloti che cercheranno ad un ex campione di impedire un suo nuovo trionfo. Fino a Ferragosto il pronostico sarebbe stato già chiuso, ora invece si è incredibilmente riaperto e quindi il trionfo di John Hunter Nemechek è tutt’altro che scontato. Oltre al pilota del Kyle Busch Motorsports fra i Championship 4 anche Zane Smith, Ben Rhodes e Matt Crafton.

Partendo proprio da Nemechek, il pilota del Kyle Busch Motorsports in estate sembrava aver vinto già la scommessa dell’autoretrocessione dalla Cup alla Truck Series viste le cinque vittorie (Las Vegas, Richmond, Charlotte, Texas e Pocono) in appena 13 gare, poi però nelle ultime otto corse il figlio e nipote d’arte è rimasto a secco e quindi ha perso un po’ dell’inerzia iniziale. Anzi, nelle ultime settimane Nemechek ha perso qualche colpo finendo ko in metà delle gare dei playoff spendendo tutti i jolly acquisiti nella regular season. Ora però di jolly non ce ne sono dato che tutti partono alla pari.

A dargli tuttavia un piccolo leggero margine è l’incertezza alle sue spalle soprattutto per i precedenti stagionali sugli short track, essendoci pochi dati a disposizione (si è corso solo a Richmond e Bristol ed in entrambi i casi il migliore dei quattro è stato Nemechek) e anche perché nei playoff i piloti che avevano fatto un cambio di passo, prima Austin Hill, poi Sheldon Creed ed infine Todd Gilliland, che però è ancora in corsa (al posto della #88) con la #38 del Front Row Motorsports per il titolo a squadre e sarà un cliente scomodo per tutti, erano stati già eliminati dalla lotta per il campionato piloti.

A mettere paura a Nemechek, che forse annusando il pericolo ha firmato a sorpresa per un altro anno con il KBM senza tornare in Xfinity Series, è la coppia del ThorSport Racing, il quale non ha accusato il colpo dopo l’ennesimo cambio di costruttore (tornando in Toyota) tornando a vincere fin da subito. La sorpresa iniziale di Daytona, infatti, era stata quella di Ben Rhodes, capace di fare cappotto su ovale e stradale, mettendo subito al sicuro la qualificazione ai playoff in un campionato che si preannunciava molto combattuto.

Dopo un febbraio vincente, poi Rhodes ha quasi tirato remi in barca continuando però ad ottenere buoni risultati, specialmente fra quinto e decimo posto, facendosi vedere qualche volta nelle posizioni alte delle classifica. Nei playoff poi, dall’alto di una situazione comoda di classifica, alla prima gara di ogni round ha piazzato subito la prestazione che lo ha fatto stare tranquillo per le altre due corse e dunque Ben arriva a Phoenix ancora più rilassato del solito, pronto a vincere la gara che vale una carriera.

Decisamente più animato, ma solo via radio e nelle interviste, il suo compagno di squadra Matt Crafton, il quale è ad un passo dal ripetere quanto ottenuto nel 2019, ovvero diventare campione senza successi parziali. Per il superveterano della Truck Series (300 top10 tonde tonde in 497 gare), quello del 2021 potrebbe essere il quarto titolo in carriera pareggiando il record di Ron Hornaday Jr. Il problema per lui sarà avere una gara senza problemi di ogni tipo che lo facciano innervosire; se succedesse questo allora Hornaday e Crafton hanno già promesso di bersi una birra insieme in victory lane.

L’ultimo qualificato per Phoenix, relativamente a sorpresa visto quanto successo fino a Martinsville, è Zane Smith. In casa GMS Racing a meritare probabilmente il posto sarebbe stato il campione in carica Sheldon Creed, tuttavia il pilota della #2 (sia quest’anno che probabilmente nel 2022 in Xfinity Series) è stato sfortunato protagonista nel finale di gara sabato scorso mentre il suo giovane compagno di squadra gli “rubava” il posto per il gran finale.

Zane, dopo una stagione a suo dire sfortunata, ma in ogni caso sottotono come capita a molti sophomore dopo l’annata sfavillante da rookie, ha avuto il merito di crederci sempre e, al termine di una regular season vissuta praticamente sempre nella top10 ma mai nella top5, nei playoff ha avuto il merito di non mollare mai malgrado i ritiri di Gateway, Las Vegas e Bristol, avanzando in extremis ogni volta. Ora l’inerzia dopo Martinsville è dalla sua parte e potrebbe battere tutti i favoriti della prima ora.

Nascar Truck Series Championship 4 2021

Il programma del weekend

Dopo i playoff contraddistinti ancora dallo stretto necessario, ovvero le sole gare, per il gran finale di Phoenix è stato mandato in soffitta (probabilmente per sempre, visto che la prossima stagione si dovrebbe tornare alle vecchie abitudini pre-Covid) l’algoritmo. Per tutte e tre le categorie, oltre alla ARCA West Series anch’essa presente, ci saranno una sessione di libere da 50′ e le qualifiche su un unico turno ed i piloti in pista uno alla volta. A loro disposizione due giri lanciati consecutivi con il migliore che sarà tenuto buono per la griglia di partenza.

Venerdì 5 novembre:

16:05 FP Truck Series

21:05 FP Cup Series

22:05 Qualifiche Truck Series

23:05 FP Xfinity Series

Sabato 6 novembre:

1:00 Gara Truck Series (150 giri per 150 miglia; diretta SI Motori con commento in lingua originale)

17:00 FP/Q Arca West Series

20:00 Gara ARCA West Series (100 giri per 100 miglia, sette piloti ancora in corsa per il titolo di cui cinque racchiusi in sei punti; in pista anche Ty Gibbs)

22:35 Qualifiche Xfinity Series

Domenica 7 novembre:

0:00 Qualifiche Cup Series

1:30 Gara Xfinity Series (200 giri per 200 miglia; diretta SI Motori con commento in lingua originale)

21:00 Gara Cup Series (312 giri per 312 miglia, pari a 502 km; diretta SI Motori con commento in italiano di Francesco Gritti e Simone Longo)


Immagini: media.nascar.com; twitter.com/NASCAR; twitter.com/NASCAR_Xfinity; twitter.com/NASCAR_Trucks

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