NASCAR | Blaney vince a Talladega, la Nascar ancora protagonista contro il razzismo

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Come due settimane fa ad Atlanta, la Nascar ancora una volta regala spettacolo ed emozioni profonde. La gara di Talladega in sé è stata spettacolare, 56 cambi di leader fra 19 piloti diversi, il dato più alto dal 2011 ovvero dall’abolizione del tandem drafting. A vincere è stato sì Blaney, ma si potrebbe obiettare che tutti hanno meritato un premio per quanto dimostrato prima della gara per reagire ad un incredibile gesto di intimidazione contro Bubba Wallace su cui sta indagando addirittura l’FBI. E così, contrariamente alle speranza di questo essere che di umano ha ben poco, la Nascar lascia una terra calda come l’Alabama ancora più compatta e forte di quando vi era arrivata appena tre giorni prima.

Il pre-gara: lo sconcerto e la reazione

Si sapeva che il weekend di Talladega, Alabama sarebbe stato uno dei più critici per la “nuova Nascar” alla luce della forte presa di posizione contro il razzismo e contro la bandiera confederata. Malgrado i soli 5’000 spettatori ammessi però c’è stata una escalation che ha lasciato tutti basiti dentro e fuori la pista.

Nella giornata di venerdì, quando i camion della ARCA (gara vinta sabato da Drew Dollar dopo un finale molto strano) e della Xfinity Series stavano per arrivare al circuito, si è svolta una breve manifestazione di protesta che ha bloccato il viale di accesso alla pista, poi domenica mattina un aereo pubblicitario ha sorvolato Talladega con una bandiera sudista e la scritta “Defund Nascar”, a dimostrazione che coloro che si ostinano su questa mentalità non capiscono come funziona il mondo, dato che non è chiaro chi debba togliere finanziamenti alla Nascar essendo una società privata. In seguito si è scoperto che a pagare la trovata era stato il “comandante in capo” (così si fa chiamare) della “Sons of Confederate Veterans”, una associazione che in teoria dovrebbe ricordare i soldati caduti in guerra – come è giusto che sia, perché anche loro erano uomini – ma che spesso si è resa protagonista di manifestazioni discutibili, inclusi due tentativi di sponsorizzazioni di vetture negli ultimi 25 anni, entrambe bloccati proprio per l’uso della bandiera confederata.

Quando si pensava che questo fosse stato il massimo della reazione, arriva il peggio. A cinque ore dal posticipo della gara di domenica per pioggia la Nascar pubblica in seguente comunicato:

“Nel tardo pomeriggio alla Nascar è stato comunicato che un cappio è stato ritrovato nel garage del team #43 (quello di Bubba Wallace). Siamo estremamente arrabbiati e non riusciamo a comunicare abbastanza quanto seriamente prendiamo questo fatto atroce. Abbiamo lanciato immediatamente una indagine e faremo di tutto per identificare la/e persona/e responsabili di questo e cancellarle dallo sport. Come abbiamo già dichiarato inequivocabilmente, non c’è spazio per il razzismo nella Nascar e questo fatto soltanto rafforza la nostra decisione di rendere questo sport aperto e accogliente per tutti.”

Questo fatto, già orribile di suo, diventa ancora più disgustoso se si pensa che all’infield avevano accesso soltanto meccanici e membri dei team (sempre in numero limitato come accade da un mese), commissari della Nascar e addetti della pista e alla sicurezza. Questo ovviamente rende l’atto ancora più stupido perché difficilmente questa persona la passerà liscia.

Il lunedì i piloti si svegliano e scoprono quanto accaduto e decidono che ancora una volta dovranno agire più che reagire. Nasce così il movimento #IStandWithBubba, guidato da Johnson, Harvick, ma anche da Kyle Busch che, con un gesto simbolico che sembra una marcia pacifica di protesta guidano e accompagnano un Bubba commosso verso l’inizio della pit lane a fargli capire che non resterà solo in questa giusta battaglia.

La gara

Tornando alla cronaca, a Talladega ancora una volta regnano i temporali sparsi e ancora una volta solo alla Cup Series va male. Infatti a 45′ dal via arriva il primo fulmine e poi a pochi minuti dalla bandiera verde anche la pioggia che diventa un vero e proprio temporale. A ‘Dega non c’è l’impianto di illuminazione artificiale e quindi inizia una corsa contro il tempo, visto che l’ora limite che la Nascar si prefigge per accendere i motori pare siano le 23:45-24:00 italiane, a poco meno di 3h dal tramonto. Alle 22:00 si inizia ad asciugare la pista dopo il primo fronte, poi alle 23:00 arriva la seconda ondata e in appena tre minuti si perdono i progressi fatti nell’ora precedente e infatti alle 23:10 arriva subito il posticipo di 24h.

L’orario tardivo – le 15:00 della costa Est – dettato dalla TV (che deve pensare anche agli spettatori sulla costa Ovest) fa arrabbiare sempre di più i tifosi, e così si parte ancora una volta con un temporale all’orizzonte. Dopo il comando di accendere i motori, dato dalla Stazione Spaziale Internazionale da Doug Hurley, alla bandiera verde il gioco di squadra in casa JGR funziona al meglio e Truex guida davanti ad Hamlin e Kyle Busch, mentre Harvick salta davanti a Johnson nella seconda corsia e Stenhouse inizia la sua rimonta aprendo la terza. L’esterno recupera e Truex è costretto a “coprirlo” e così Hamlin si infila alla sua sinistra andando in testa. Il secondo a lanciare l’attacco è Logano e Denny non può farci nulla e così Joey passa per la prima volta in testa.

La prima stage sarà praticamente sotto il controllo di Logano e del Team Penske, con Joey in testa per ben nove volte prima di essere attaccato e scavalcato altrettante volte. Il primo a reagire è sempre Hamlin grazie alla spinta di Stenhouse ma poi Blaney e Keselowski si accodano al compagno di squadra al giro 14 e la #22 ritorna davanti. Harvick riapre la terza corsia e così rallenta la fila di Logano permettendo ad Hamlin di riportarsi al comando ma anche in questo caso dura poco e così alla competition caution del giro 25 in testa ci sono Logano, Blaney, Keselowski, Buescher e Custer. In pit lane le richieste maggiori sono di ridurre il sovrasterzo e così si riparte a posizioni quasi invariate.

La bandiera verde arriva a metà stage con ormai i nuvoloni neri all’orizzonte e tutti sono consci che non si arriverà a metà gara. Penske guida ancora ma deve vedersela con Stenhouse che rimonta all’interno e di slancio attacca Logano in curva3 tuttavia finisce largo e loose e per poco non crea guai, ma rimedia riaccodandosi al plotone. Il grande manovratore in questi momenti è Kyle Busch che prima cerca di lanciare Custer all’interno ma non ce la fa e poi ritrova all’esterno il compagno di squadra Hamlin rimandando la #11 di nuovo in testa. Tuttavia Denny ha un attimo di indecisione su quale corsia bloccare e così finisce prima nel mezzo, poi nel gruppo e quindi Rowdy mette il muso davanti prima di lasciare la prima posizione di nuovo a Logano.

A 20 giri dalla fine della stage entra sulla scena dall’esterno Byron che approfitta di Ky.Busch che finisce anch’egli nel mezzo e quindi William si porta al comando dopo essere partito dal fondo per aver fallito i controlli tecnici per ben due volte. Dietro di lui il gruppo si rimescola: la #24 copre Logano all’interno e così dall’esterno arrivano Hamlin e Bell con Denny che si porta in testa. Poi però il trenino Penske riattacca in blocco, Logano – seguito sempre da Blaney e Keselowski – sorpassa Byron e Bell sulla destra e poi a sinistra dopo uno bello slalom pure Hamlin che cercava di frenare inutilmente la rimonta Penske. Denny reagisce e al giro dopo torna in prima posizione per la quinta volta, ma all’esterno arrivano a velocità doppia T.Dillon e Bowman con Alex che passa brevemente al comando.

La tempesta sta arrivando e si è alzato un vento contrario sul rettilineo principale con raffiche anche a 50 km/h, Logano cerca di portarsi dall’interno lungo il muro per avere più protezione ma non trova mai il margine per portare con sé anche i due compagni di squadra e così si deve difendere dagli attacchi che arrivano dall’esterno. Finita la fase di Bowman è la volta di Reddick che pian piano guadagna e al giro 56 si prende la testa della corsa. Manca pochissimo alla fine della stage, ma il meteo non è d’accordo e arriva la pioggia; i commissari ci provano per due giri, poi inizia un breve diluvio ed è obbligatoria la bandiera rossa al giro 58, ad appena due dal break fissato.

Dopo un’ora di pausa i motori si riaccendono e – seguendo il regolamento – non c’è spazio per concludere la prima stage sotto green, dunque la passerella formale regala il traguardo intermedio a Reddick davanti a Bowman, Logano, Johnson e Ky.Busch, poi la pit lane si apre; tutti cambiano gomme ma Tyler perde tanto e così Bowman si riprende la prima posizione mentre Hamlin, che aveva forato dopo un contatto con il muro in curva2 torna a pieni giri.

La seconda stage è identica alla prima: il trenino del Team Penske – stavolta nell’ordine Blaney, Logano, Keselowski – guida a lungo alternato agli attacchi che arrivano dalla seconda corsia. Il primo immediato è dei fratelli Busch con Kyle davanti a Kurt, con Rowdy che si ripete poco dopo, ma la #12 fa buona guardia, al punto che riesce a rimanere in prima posizione per ben 22 giri di fila mentre all’esterno né Stenhouse né Preece riescono a far avanzare la loro fila. Al giro 94, metà distanza alla quale la gara è ufficiale, manca poco al giro di soste e quello più a rischio è Hamlin, il quale deve anticiparla leggermente per i guai precedenti. A risolvere i problemi è Nemechek che a causa di una foratura perde il controllo in uscita di curva4 per il primo vero incidente – seppur isolato – di serata.

In pit lane la situazione non cambia e il treno Penske (nella terza versione, ovvero Blaney, Keselowski, Logano) torna a gestire la gara anche se con l’avvicinarsi della fine della stage – circa 20 giri – gli attacchi si fanno sempre più decisi. La protagonista è ancora una volta la coppia Stenhouse-Ky.Busch con Rowdy fantastico spingitore. A complicare e rallentare però questa seconda corsia ci pensa la formazione di una terza con Wallace seguito da Harvick. Alla fine Ricky prevale ma Penske non ci sta e come nella prima stage contrattacca facendo lo slalom fra le vetture che ha davanti. Stavolta la mossa non va in porto visto che il trenino si spezza, ma Blaney (non senza rischi) è di nuovo in testa alla caution per detriti che arriva ai -5. Lo sprint finale di due giri è un altro duello fra Ryan e Ricky con l’inserimento a sorpresa al loro esterno di Byron. Stenhouse vince la seconda stage davanti a Blaney, Ky.Busch, Keselowski e Bell.

La sosta che arriva a circa 65 giri dalla fine è decisiva per la gara, infatti il trenino Penske si spezza e in pratica non si riformerà più, riaprendo in sintesi il pronostico – ma non l’esito – finale. Mentre Ky.Busch perde tempo in pit lane per riparare la carrozzeria ammaccata in un contatto, in testa alla ripartenza ci sono Buescher, Hamlin, Newman, Ku.Busch, Harvick, Kenseth e Gaughan che si erano fermati alla caution precedente a differenza di tutti gli altri. In vetta il rimescolamento è continuo e la prima posizione passa da Buescher ad Harvick, poi Elliott e brevemente pure Preece. Chase resiste davanti per qualche giro ma si capisce già da tempo che non è la sua gara. E poco dopo arriva la certezza: la coppia Blaney-Logano, dopo essersi liberata di Byron attacca e sorpassa la #9 all’interno, Joey blocca Chase e dietro Elliott arriva Keselowski che continua a spingerlo al punto che perde il controllo. Chase finisce a muro e incredibilmente viene centrato da una sola vettura, quella di A.Dillon, malgrado fosse terzo. Per entrambi arriva il ritiro così come per Kenseth (problema al mozzo).

La pit lane si apre e quasi tutti ci si tuffano anche se la finestra per l’ultima sosta non è ancora aperta. Rimangono in pista soltanto Blaney, Logano, Keselowski, Ky.Busch e Suarez mentre tutti gli altri fanno il pieno. Si riparte ai -51 ma la bandiera verde dura appena cinque giri, tutti guidati dalla #12, poi Poole perde il controllo e viene toccato da Gase. La corsia dei box si riapre e tutti fanno il pieno ed ora le probabilità di andare fino in fondo ci sono, ma sono molto poche. Solo Bell e Jones non rabboccano e così ripartono davanti ad un gruppo in cui le alleanze sono saltate completamente.

E infatti le conseguenze si vedono subito: Bell dall’esterno sbaglia i tempi della chiusura e così costringe Jones ad andare sotto la linea gialla per evitare l’incidente. Mentre Harvick passa in testa per la #95 arriva la penalità che gli toglie un buon potenziale risultato. Poco felice anche Ky.Busch che fora e perde due giri a causa di un contatto in pit lane che i suoi meccanici hanno sottovalutato. Davanti intanto il trenino Stewart-Haas (Harvick, Custer e Almirola) dura poco, poi ricomincia il rimescolamento: Hamlin va al comando poi è il turno di Logano, di Byron, di Preece, anche di Wallace, ma alla fine le redini passano a Bowman e per ultimo a Reddick.

Come detto però la questione benzina è cruciale: le voci iniziali dicono che la maggioranza dei leader rimarrà a secco a quattro giri dalla fine, altri a due. Chi ne beneficia è sicuramente chi è partito in coda al gruppo e quindi decide di rimanere al coperto risparmiando tutto il possibile. Dunque i favoriti diventano Truex, Almirola, Keselowski e Blaney che non si fanno più vedere al vento. I giri passano e la caution che salverebbe tutti non arriva, ma è anche il momento in cui coloro che hanno risparmiato devono attaccare.

Lo sprint finale inizia ai -7: mentre Jones è il primo ad andare ai box (non si era fermato a rabboccare), Blaney ed Almirola vanno all’assalto ma la loro rimonta è difficile e deve transitare fra varie tappe. Si fanno vedere pure Stenhouse e Keselowski ai -6 e poi ai -4 le due coppie si mescolano e Ryan riparte con Ricky alla caccia della prima posizione che conquistano mezzo giro più tardi. A tre giri dalla fine, mentre iniziano anche le soste in coda, Johnson cerca di seguire la coppia Blaney-Stenhouse e ondeggia per rimanere coperto, ma facendo così la sua traiettoria si incrocia con quella di Harvick (che non può spostarsi altrimenti andrebbe contro la #47) e la #48 finisce in testacoda senza danni, ma arriva la caution che manda tutti all’overtime.

Questo è sicuramente lo scenario peggiore per molti, infatti gran parte dei piloti sono costretti ad andare ai box per il rifornimento mentre Blaney, Harvick, e Stenhouse insieme ad altri otto possono rimanere in pista per la gestione precedente. Alla ripartenza decisiva Ricky sembra quasi restare a secco al punto che Blaney rimane senza spinta e ad approfittarne è Harvick che si porta al comando, poi la coppia all’interno si ricompatta. Harvick con Buescher sembra avere un margine di sicurezza, ma vengono ripresi e il primo a partire sullo slancio all’ultimo giro è Stenhouse seguito da Almirola, ma non va.

A mezzo giro dalla fine si torna così alle coppie “originarie”, l’attacco è di nuovo di Blaney e Stenhouse. Dietro di loro in curva3 pare che Hamlin spinga troppo DiBenedetto e si scatena il primo vero incidente multiplo della gara, ma le vetture coinvolte sono al massimo cinque-sei; il gruppo si spezza in due tronconi ma la Nascar non chiama la caution. Blaney ha scavalcato Buescher e Harvick gli fa un favore spostandosi a destra ritenendo – giustamente – l’attacco più pericoloso quello che sta arrivando dal tandem Stenhouse-Jones. Ricky riesce ad evitare Kevin e così si rilancia in curva4 nella scia di Ryan.

Blaney sembra spacciato, ha dietro di sé dall’interno Stenhouse, Jones con Nemechek e Harvick. Per sua fortuna emerge Erik che attacca tre volte, all’esterno, poi all’interno e infine di nuovo all’esterno. Ryan sulle prime due riesce a coprire, sul terzo cambio di direzione no e la #20 gli è al fianco e quindi tenta la manovra disperata allargandosi verso il muro. Probabilmente non sa che all’esterno di Jones si è infilato anche Nemechek e quindi spostandosi a destra crede che Erik abbia molto più spazio che invece è stato occupato. Blaney così stringe Jones su Nemechek, la #20 finisce a muro trascinando con sé anche la #38, Ryan perde velocità e Stenhouse lancia l’ultimo disperato attacco quando ormai alla linea mancano poche decine di metri, Almirola si gira sul suo muso reagendo allo scarto della #12 e Stenhouse quasi ce la fa a fregare come nella seconda stage Blaney ma arriva corto per pochi centimetri.

Blaney vince così la sua prima gara stagionale, la seconda consecutiva a Talladega ed il fatto curioso che il distacco, appena 0.007″, è lo stesso dell’altra volta, allora su Newman ed ora su Stenhouse. Terzo chiude Almirola a 0.025″ tagliando il traguardo in testacoda col posteriore, quarto Hamlin a 0.085″ e Jones quinto malgrado il contatto col muro a 0.093″. Completano la top10 Buescher, Bowman, Nemechek, Ku.Busch e Harvick. In campionato tutto invariato, Logano non guadagna punti dopo i punti recuperati nelle stage (era nella seconda parte del gruppo, quella attardata dall’incidente), mentre in coda preoccupa ora DiBenedetto finito in zona sabbie molli dopo i buoni risultati di Jones e Byron.

Sul traguardo Blaney non festeggia tanto, forse non è contento di come ha vinto – seppur non abbia commesso scorrettezze – e inoltre è ancora scosso per quanto successo il giorno prima al suo amico Wallace che si ferma anche lui vicino a Ryan, scende ed i due si abbracciano. Per Bubba (14° dopo essere rimasto a secco all’ultima caution ed essere stato spinto in pit lane da LaJoue) c’è l’ovazione del poco pubblico presente ed anche qualche “cinque” dato attraverso la rete. E per una volta non importa anche se Bubba non aveva l’obbligatoria mascherina sul momento – come dice lui stesso – “voglio mostrare che chi ha fatto quel gesto non mi ha tolto il sorriso.”

Le altre categorie

Nella gara della Xfinity Series primo successo nella categoria per il giovane Justin Haley il quale, oltre a confermarsi uno dei migliori sugli superspeedway, entra in una ristretta élite della Nascar diventando il 32° pilota a vincere almeno una gara in Cup (l’incredibile successo a Daytona l’anno scorso), Xfinity e Truck Series (3 vittorie nel 2018), ovvero il cosiddetto “Triple Threat”.

Il sorteggio premia proprio Haley che parte dalla pole con Annett al fianco, tuttavia i due piloti del Kaulig Racing a contendersi i 100’000$ della terza tappa del Dash4Cash sono Chastain (9°) e Allmendinger (partenza dal fondo così come per Jeb Burton per controlli tecnici falliti tre volte) insieme a Briscoe e Brandon Jones. I primi giri in attesa della competition caution del giro 10 sono relativamente tranquilli, con Haley che decide di coprire la corsia guidata da Gragson e viene così superato da Annett mentre nel gruppo si rischia qualcosa con Sieg che accusa un problema meccanico e finisce a muro.

Qualcuno dei big va ai box per qualche aggiustamento ma le prime posizioni rimangono immutate e si riparte sempre con Annett in testa a 11 giri dalla fine della prima stage, tuttavia la #1 ben presto finisce nel mezzo e così Haley ritorna davanti. In fretta si forma la fila indiana lungo il muro in attesa dello sprint. A lanciare l’attacco all’interno è il JR Motorsports compatto guidato da Annett; in poco tempo i leader si accorgono del pericolo e uno ad uno Jones, Briscoe, Chastain e Haley respingono l’attacco. Justin vince così la prima stage davanti ad Alfredo, Briscoe, Chastain e Jones.

Harrison Burton e Allgaier, essendosi fermati in precedenza, ripartono davanti a tutti dopo il break anche se il giovane figlio d’arte rimane in prima posizione ben poco prima di essere sorpassato dalla #7 all’interno. Allgaier però in poco tempo si vede rimontato dalla fila esterna e per coprirla viene sfilato da Chastain spinto da Alfredo il quale poi a sua volta si porta davanti a tutti. Anche in questa occasione pian piano i leader si portano lungo il muro e chi attacca deve farlo in maniera organizzata all’interno. A lanciare la rimonta sono Briscoe e Cindric (le uniche due Ford in pista) che al giro 40 sono già davanti a tutti prima di portarsi anche loro all’esterno. A cinque giri dalla fine della stage il JR Motorsports si ritrova quasi magicamente tutto insieme e sono loro a portare l’attacco finale. Briscoe e Cindric si difendono bene e solo lo spunto solitario di Annett (che indispettisce il compagno di squadra Allgaier) va vicino al successo. Briscoe vince la seconda stage davanti ad Annett, Cindric, Gragson e Chastain.

Dopo il giro di soste (che Finchum completa nella direzione opposta dopo aver bloccato i freni), Cindric riparte davanti a tutti a metà gara, tuttavia Austin ha una difficile scelta da fare, ovvero bloccare la coppia Kaulig composta da Chastain ed Haley all’interno o il JR Motorsports compatto all’esterno? Cindric decide di rimanere all’interno e inevitabilmente viene sfilato alla sua destra da un treno che sembra irrefrenabile. Inizia così una fase di studio in fila indiana con il gruppo che pian piano si sfilaccia da dietro. Alla fine rimangono a pochi giri dal giro di soste in 10 (Gragson, Annett, J.Burton, Allgaier, H.Burton, Jones, Alfredo, Chastain, Snider e Cindric) perché Finchum non riesce a reggere il ritmo e crea il buco.

Gran parte della gara si decide a 44 giri dalla fine: mentre il Kaulig Racing va in blocco ai box per l’ultima sosta, sul trioval le traiettorie di Moffitt ed Herbst si incrociano e Riley finisce a muro; dietro di lui Briscoe non può evitarlo e così la sua gara è praticamente finita. La caution manda tutti ai box per l’ultimo pit stop ma soprattutto Chastain, Allmendinger ed Haley nelle prime tre posizioni rompendo il trenino JRM. Si riparte ai -33 ed Haley perde la scia dei compagni lasciandoli a lottare proprio con il JRM che si è ancora una volta incredibilmente ricompattato ma che stavolta si è dovuto accodare. Il secondo incidente (con anche bandiera rossa) avviene ai -17: nel gruppo rimescolato in fila indiana lungo il muro c’è un rallentamento che parte da Martins e che in fretta diventa un tamponamento a catena in cui l’unico big coinvolto è Harrison Burton, che dopo 10 top10 in 10 gare deve interrompere la striscia positiva.

La bandiera verde viene sventolata a 14 giri dalla fine e tutti gli accordi di squadra vengono fatti saltare, infatti J.Burton rompe la coppia Chastain-Allmendinger e poi segue Cindric all’interno mentre all’esterno i suoi tre compagni di squadra seguono Chastain. E da qui nasce l’incidente finale ai -7: Gragson prende la scia di Ross e vede un varco all’esterno per “mandare” la #10 nel mezzo, ma Chastain reagisce prontamente, al che Noah cerca di rimanere nella scia della vettura che ha davanti ma con questo movimento la spinta che riceve da Allgaier non è più centrata e così la #9 innesca il big one. Lui rimane indenne, Allgaier, Jones, Snider, Annett e molti altri decisamente meno; è seconda bandiera rossa di serata, ma anche l’ultima interruzione.

La ripartenza finale è a tre giri dalla fine e la vittoria è una questione fra J.Burton, Haley, Cindric e Chastain. Il pilota della #8 decide di ripartire all’interno lasciando così la nuova coppia Kaulig all’esterno. La doppia coppia è affiancata a lungo poi Burton allunga ma viene ripreso e superato da Justin a mezzo giro dalla fine, il quale va a trionfare senza preoccupazioni. Haley vince davanti a Chastain (che porta a casa il bonus del Dash4Cash), J.Burton e Cindric. Siccome Jeb non ci sarà il prossimo weekend a Pocono bisogna scalare la classifica per trovare il quarto candidato all’ultima gara del Dash4Cash: Moffitt quinto non può esserlo perché iscritto alla Truck Series, Alfredo sesto neppure perché sulla #21 ci sarà Snider, Allmendinger settimo nemmeno perché la #16 non ci sarà a Pocono, Gaulding ottavo nemmeno perché è nella stessa situazione di Moffitt e quindi incredibilmente a contendersi 100’000$ sarà il canadese Alex Labbé, giunto nono davanti a Gragson. In campionato situazione invariata con Cindric e Chastain che guadagnano qualche punto su Gragson e Briscoe.

I risultati odierni

La classifica della “GEICO 500”

La classifica generale

Così il campionato a metà della regular season

I prossimi appuntamenti

Nel prossimo weekend andrà in scena il weekend di Pocono, una due giorni che appena quattro mesi fa sembrava innovativa e tutta da guardare per il format adottato e che invece ora è diventata quasi normale: sabato ci saranno i Truck e gara1 della Cup Series, domenica invece Xfinity e gara2 della Cup Series.

Immagine: nascarmedia.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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