NASCAR | Blaney gestisce le gomme e vince ad Atlanta!

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Ryan Blaney nel finale raggiunge e sorpassa un Larson fino a quel momento quasi imbarazzante per la concorrenza. Elliott e Kurt Busch ko


Mai dare per scontato l’esito di una gara fino alla fine, anche se le previsioni dicono il contrario. Come successo a Phoenix la scorsa settimana, infatti a vincere è stato lo sfidante al favorito. Kyle Larson stava prendendo a schiaffoni – virtualmente, ovviamente – tutti gli altri 38 piloti in pista e invece nell’ultimo stint ha gestito male le gomme venendo passato da un Ryan Blaney finalmente convincente per tutta la corsa e non solo per due stage.

La gara

Come al sabato ad Atlanta non fa caldo, le temperature sono ancora sotto i 20 °C ed il vento è ancora più forte, attorno ai 20 km/h con raffiche a 30. L’asfalto della pista della Georgia è ancora lo stesso da quasi 25 anni, rugoso, rattoppato, mangia gomme e amato dai piloti, tuttavia questa potrebbe essere una delle sue ultime recite prima di una riasfaltatura ormai necessaria. Tutti guardano l’asfalto ma pensano già alla terra di Bristol di domenica prossima e la voglia di liberarsi di questo peso è grande per molti.

L’algoritmo divide la griglia per bene, prima fila Joe Gibbs Racing con Hamlin e Truex, seconda Penske con Logano e Keselowski e terza Hendrick con Elliott e Larson, anzi no perché la vettura Chase per la seconda settimana di fila fallisce i controlli tecnici per due volte e finisce in coda insieme a Timmy Hill (bocciato tre volte, dunque c’è anche l’espulsione del car chief e penalità da scontare a inizio gara), Houff (modifiche in parco chiuso) e Austin Cindric, ma solo perché per il giovane di casa Penske è alla seconda gara in carriera e l’algoritmo lo ha messo lì.

Fra le storie del weekend c’è anche quella del Trackhouse Racing: a Phoenix all’ultima sosta a Suárez hanno fissato per bene solo 18 dei 20 bulloni alle ruote e dunque il crew chief titolare Travis Mack è stato squalificato per un turno. A sostituirlo c’è José Blanco, messicano come Daniel e dunque per la prima volta dal 1959 in Cup Series c’è una coppia pilota-crew chief tutta messicana. 62 anni fa a Trenton al debutto in Nascar infatti – secondo la storia tramandata – Pedro Rodríguez chiuse al sesto posto guidato dal muretto dal 17enne fratello Ricardo.

Alla bandiera verde Hamlin rimane al comando, tuttavia dietro di loro si scatena già la bagarre con vari 3-wide. Oltre a Timmy Hill, doppiato subito per la penalità, problemi anche per Bilicki che si avvia al rallentatore e dopo aver perso 13″ al primo giro va nel garage; tornerà in gara ma chiuderà 37° a 40 giri dal vincitore. Davanti intanto Hamlin è al comando su Harvick, Logano, Larson e Byron mentre Keselowski è scivolato in decima posizione.

I più attivi nella prima fase di gara sono Larson, Kyle Busch, Blaney e Byron, i quali pur faticando recuperano posizioni a scapito del citato Keselowski, di Logano e di Harvick che cade in una spirale negativa su una delle piste che ama di più (famoso è il cosiddetto Harvicking, ovvero correre con due ruote sulla linea bianca quasi sull’apron) ma che viste le prestazioni recenti dello Stewart-Haas Racing non è inaspettata. Il primo a baciare il muro è Reddick che dal fondo della top20 invece va ai box per sistemare la vettura; finirà la corsa 26° a due giri.

Alla competition caution del giro 25 (un tredicesimo di gara e infatti i set di gomme a disposizione dei team sono esattamente 13 per completare 325 giri) tutti vanno ai box, Hamlin è primo con 0.6″ su Larson ora secondo, Harvick a 3.8″, Blaney, Byron e Kyle Busch (da 19° a sesto) a 5″, Kurt Busch a 6.5″, Logano e Austin Dillon a 8″, Truex e Bowman a 9.5″ mentre Elliott è rientrato nella top15. Il primo giro di soste favorisce Larson che passa al comando, Stenhouse e LaJoie si prendono le prime penalità del giorno, ma soprattutto mentre il gruppo sta per ripartire Harvick fora la posteriore sinistra perché è saltata la valvola dello pneumatico, probabilmente perché involontariamente rotta dal meccanico con la pistola.

E la gara potenzialmente potrebbe essere stata decisa in questo momento, infatti Kyle Larson guiderà – anzi, dominerà – 269 dei successivi 289 giri e dei 20 che mancano all’appello 11 sono per i giri di soste sotto green o per colpa del vincitore finale. Il pilota della #5 infatti scappa via subito e se non fosse per le stage lo rivedrebbero al traguardo. Malgrado questo dominio però ci sono dei momenti di difficoltà, ad esempio in questa ripartenza dall’esterno Hamlin torna davanti per mezzo giro, poi però Denny non chiude su Kyle che dunque ritorna primo.

La fase più appassionante di questa prima stage probabilmente è la lotta fra Harvick e Larson: Kevin infatti con la sosta ha perso circa 28″ dalla vetta, dunque Kyle lo vede in fondo al rettilineo opposto circa 5″ davanti a lui. Nei primi giri la #4 a pista libera riesce a registrare gli stessi tempi della #5, poi cede vittima dell’assetto non ideale. Larson non lo raggiunge in tempo prima del nuovo giro di soste, stavolta sotto green, ma si può consolare con 3″ di vantaggio su Hamlin ed un Kyle Busch stranamente felice, 6″ su Blaney, 7″ su Kurt Busch e Bowman, 9″ su Truex ed Elliott, 12″ su Byron e Keselowski.

Larson quasi riesce nell’impresa di doppiare Harvick in pit lane dato che si fermano insieme e all’uscita dai box Kevin è davanti di un muso, tuttavia il destino è inevitabile, poco più tardi cerca di bloccare la #5 in uscita di curva2, ma Kyle decide di tuffarsi all’interno ed in curva3 lo passa mandando Harvick a un giro. Hamlin intanto nel giro di soste aveva dimezzato il ritardo dalla vetta, tuttavia Larson riprende subito a guadagnare.

La marcia del pilota dell’Hendrick Motorsports è inarrestabile, oltre a Briscoe, Cindric, Preece, Jones, McDowell, Bell, Chastain e Almirola negli ultimi giri sono rimasti a pieni giri solo 19 piloti e il prossimo nella lista sarebbe Suárez, tuttavia il messicano si difende ottimamente contro il leader e rimane nel lotto dei big. Larson invece vince la prima stage addirittura con 7.2″ su Kyle Busch, 8.3″ su Blaney, 10.1″ su Kurt Busch, 12.6″ su Hamlin che ha pagato il sovrasterzo crescente, 13.1″ su Bowman, 14″ su Truex, 14.5″ su Elliott, 19.5″ su Buescher in forma come a Miami, e 22.8″ su Byron, male invece Keselowski (11°) e Logano (13° dietro a DiBenedetto).

Il giro di soste lascia Larson in testa mentre Elliott entra nella top5, tuttavia come a Phoenix la sua rimonta finirà qui; penalità invece per Chastain. Si riparte e subito arriva la caution: la fila esterna è molto svantaggiata e Kyle Busch non aiuta la causa scattando male, dietro di lui il gruppo cerca di sorpassarlo e si va 3-wide, Kurt Busch sceglie di stare in mezzo ed Hamlin lo spinge, fin troppo dato che manda la #1 a muro. Per il veterano la giornata finisce qua e i pensieri nei confronti di Denny non sono dei più sereni.

Sul momento non lo si nota, ma nella confusione anche Elliott (come Hamlin) ha il muso leggermente danneggiato, sul momento si pensa sia solo una questione aerodinamica e invece probabilmente è anche altro; McDowell è il lucky dog e dunque i piloti a pieni giri sono di nuovo 20. Si riparte ai -92 e stavolta Blaney è secondo, tuttavia sceglie l’interno e Byron scatta in prima fila.

Come in precedenza Larson deve lottare alla ripartenza e Blaney mette il muso davanti per un giro grazie alla spinta di Bowman, poi Kyle riprende le redini della gara e scappa di nuovo. Un altro che finisce col muso ammaccato è Keselowski, il quale tampona Truex che chiude in ritardo la linea all’esterno in curva4 e per Brad il danno è ben più serio, al punto che perde secondi fin da subito e concluderà la corsa 28° a quattro giri.

Tutto scorre tranquillo fino al giro di soste di metà stage – e rispetto a prima lo stint è più lungo, dunque le gomme soffrono tanto – quando Larson ha di nuovo 5.8″ su Blaney, 7.8″ su Bowman, 10.3″ su un ottimo DiBenedetto, 12.2″ su Byron, 13.1″ su A.Dillon che conferma la forma del RCR sugli ovali da 1.5 miglia, 13.9″ su Kyle Busch che paga la ripartenza precedente, 15.9″ su Buescher e 16.8″ su un fantastico Suárez che si tiene dietro Hamlin che deve rimontare, Elliott e Truex (sottosterzo nel traffico).

I pit stop stavolta non vedono nemmeno una penalità e Larson rimane primo, seppur perdendo circa 1″ e questo sarà un altro problema in seguito, stavolta però su Bowman che scavalca Blaney. Davanti, a parte un po’ di su (Kyle Busch) e giù (DiBenedetto) se ci sia il sole o le nuvole, Larson prosegue col suo ritmo e ai -28 tocca i 10″ di vantaggio su Bowman e poco dopo anche gli 11″, poi per fortuna decide di alzare il piede per non rischiare e soprattutto per non doppiare il compagno di squadra Elliott.

Larson domina dunque anche la seconda stage chiusa con 8″ su Blaney che ha sorpassato la #48 in un bell’incrocio di traiettorie, 13.1″ su Bowman, 14.2″ su Kyle Busch, 14.8″ su Byron, 16.7″ su DiBenedetto, 17.7″ su Austin Dillon, 18″ su Buescher, 18.5″ su Hamlin e 20.8″ su Suárez che prende un punto; a pieni giri con loro solo Truex, Stenhouse, Newman ed Elliott mentre Logano 15° è il lucky dog davanti a tutto lo Stewart-Haas Racing che è totalmente doppiato con Custer 16°, Almirola 18°, Harvick 20° e Briscoe 25° a due giri.

Larson ha talmente tanto vantaggio all’ingresso della pit lane che se la può prendere con calma alla sosta, forse i suoi meccanici si rilassano fin troppo e Blaney all’uscita dei box è staccato di pochi centimetri. Si riparte a 108 giri dalla fine, tuttavia la green dura poco, infatti il motore di Elliott finisce in una nuvola di fumo, come detto forse per i danni precedenti, e la gara di casa di Chase termina con un penultimo posto.

Nel frattempo nella solita confusione della ripartenza Larson era rimasto primo davanti a Blaney, Kyle Busch, Bowman, Byron ed un incredibile Suárez, tuttavia anche se sono stati fatti appena tre giri sotto green tutti tornano ai box e ciò iinesca una immensa wave around che permette – fra gli altri – ad Harvick di tornare a pieni giri. E nel team #5 c’è un altro scricchiolio, infatti Blaney passa al comando grazie anche alla seconda sosta più veloce in assoluto di tutta la Cup Series nel 2021, invece Kyle Busch rovina la sua bella domenica con una penalità.

Nuova ripartenza ai -101 e Blaney pur non scattando bene rimane prima davanti ad Hamlin che ha scelto l’esterno e poi, dopo una lotta fianco a fianco per diversi giri, sul solito Larson il quale – dopo aver giocato un po’ al gatto col topo – ritorna primo a 88 giri dalla fine aiutato anche da un detrito che finisce sulla griglia del radiatore della #12 e quindi Ryan preferisce mettersi in scia alla #5.

Larson in questa fase tuttavia non scappa come in precedenza, la pista si sta gommando e la sua vettura non è composta come in precedenza e lo si vede ad occhio nudo quando tenta l’Harvicking, infatti il suo vantaggio su Blaney, che finalmente non cede alla distanza, non supera più mai i 3″ e si assesta anzi sui 2.5″. Dietro succede poco e le inquadrature vanno molto su un Suárez che passando Buescher è sesto oppure su Truex che lotta con Byron dietro di loro.

L’ultima stage è leggermente più lunga delle precedenti (115 giri anziché 105) e ciò obbliga i team a fare degli stint più lunghi e la gestione delle gomme diventa fondamentale. E a fare notizia è il fatto che molti dei leader vadano ai box leggermente prima di metà stage, obbligando i piloti a chiudere la gara martoriando gli pneumatici per 60 giri o poco meno.

L’ultimo giro di soste rappresenta purtroppo la fine del sogno per Suárez: non è chiaro cosa succeda con Austin Dillon – ed i due team hanno un’alleanza tecnica – perché non viene inquadrato, tuttavia pare che Daniel per evitare un contatto con la #3 in uscita dalla pit lane sia costretto ad accelerare sforando il limite di velocità. La penalità è inevitabile e l’assenza di caution nel finale farà retrocedere la #99.

Dopo i pit stop Larson ha ancora 2.2″ su Blaney mentre Bowman è a 4″, Hamlin a 4.4″, Austin Dillon quinto a 8″, Truex e Kyle Busch a 9″ e via via tutti gli altri. In coda invece brivido per la pit crew di Almirola che si vede arrivare Alfredo in retromarcia che ha perso il controllo per entrare nel suo stallo; per fortuna non ci sono contatti fra la #38 ed i meccanici.

Mentre Larson continua ad ondeggiare in curva e dal box gli ripetono di gestire le gomme, tuttavia Kyle non sa non andare al 100%, una cosa che con Ganassi era costretto a fare per sopperire alle mancanze della vettura mentre ora con Hendrick non ha ancora capito che può permettersi anche di alzare il piede, e attorno ai -35 ha 3″ su Blaney. Poi però nei giri in cui gestisce o trova dei doppiati sulla linea interna, dalla quale non può schiodarsi altrimenti la vettura andrebbe in testacoda, perde e perde pure tanto.

Ai -30 Blaney è a 2.3″, ai -25 sempre a 2.3″ e ancora così ai -20, poi nei cinque giri successivi si avvicina pericolosamente. Larson è capace di mantenere il distacco, ma poi perde decimi a mucchi (e le sue gomme probabilmente perdono battistrada alla stessa maniera) e all’improvviso la gara si riapre.

Intanto Larson sta doppiando piloti sempre più forti ed è in questo momento vede davanti a sé un Joey Logano incapace di reagire alle difficoltà con l’assetto. La #22 non ostacola mai Kyle, anche perché il pacchetto aerodinamico impedisce ciò, tuttavia Logano lotta per rimanere a pieni giri e rimane sulla traiettoria interna con la #5 a 4-5 lunghezze di distanza e che sente un pochino l’aria disturbata.

Blaney invece viaggia all’esterno lungo il muro e arriva a velocità doppia in uscita di curva, avvicinandosi sempre di più a Larson fino a quando ai -9 c’è il sorpasso decisivo che cambia le sorti di una gara che fino ad un’ora prima sembrava decisa. E poco dopo il cambio di leader Logano si sposta e si fa doppiare da Ryan e Kyle. Nei giri finali Larson è incapace di portare un altro attacco, le sue gomme sono andate mentre Blaney ha gestito meglio le sue Goodyear nei 56 giri finali.

Ryan Blaney vince la quinta gara in carriera (una all’anno finora, ma questa potrebbe essere quella della svolta) e vendica così papà Dave che proprio qui ad Atlanta 20 anni fa ebbe una delle chance migliori per vincere in Cup Series. Secondo a 2″ chiude un Larson deluso e che nel dopo gara non cerca in Logano la motivazione della sconfitta, Bowman è terzo ma addirittura a 10.2″, seguono Hamlin (+11.5″), Kyle Busch (+14.3″), Austin Dillon (+17.2″), Buescher (+17.6″), Byron (+22.7″), Truex (+22.9″) ed Harvick che con un ultima stage incredibile ha ripreso motivazioni e chiude nella top10.

Ci sono solo altri quattro piloti a pieni giri – DiBenedetto, Stenhouse, Newman e Chastain – e questo la dice su quanto tirata sia stata la gara, Logano è il primo dei doppiati seguito da Wallace, tuttavia gli applausi vanno tutti a Suárez, il cui 17° posto non rispecchia il reale valore del team che ha perso una chance importantissima per conquistare la prima top10 della sua storia.

In campionato Hamlin continua ad accumulare punti su tutti, tuttavia la prima vittoria gli sfugge ancora e nel 2021 siamo a 6 vincitori diversi nelle prime 6 gare, non una novità in Cup Series, però l’atmosfera che si respira è quella di una stagione dalle grandi sorprese. Si respira anche profumo di terra perché Bristol è vicinissima.

I risultati odierni

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La classifica generale

Così in campionato dopo 6 gare su 36

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Xfinity Series: Truex sbaglia, Allgaier si prende Atlanta

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I prossimi appuntamenti

Il prossimo weekend c’è un altro grande evento: la gara sullo sterrato di Bristol. Sarà tutto particolare a partire dal format: venerdì in programma due sessioni di libere sia per i Truck per la Cup Series, sabato batterie di qualificazione per entrambe e poi (all’1:00 della notte italiana) la gara dei pick up e infine domenica sera alle 21:30 la corsa della Cup Series. La Xfinity Series tornerà dopo Pasqua il 9 aprile a Martinsville.


Immagine: media.nascar.com

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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