NASCAR | “Awesome Chase” Elliott trionfa a Phoenix ed è campione della Cup Series 2020!

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Nemmeno la partenza dal fondo per una penalità ferma il figlio d’arte. Elliott domina una gara tranquilla ed entra nell’albo d’oro per la prima volta 32 anni dopo papà “Awesome Bill from Dawsonville”


L’America aspettava questo momento da anni: il suo figlio prediletto e più amato è il nuovo campione della Cup Series. Al quinto tentativo, e alla prima vera chance fra i “Championship 4”, infatti Chase Elliott ha trionfato sull’ovale di Phoenix battendo sul campo Keselowski, Logano ed Hamlin. Il successo del pilota del Team Hendrick è stato più difficile del preventivato a causa di una penalità, ma Elliott ha fatto sembrare tutto semplice, dominando nella seconda metà di gara dopo aver rimontato dal fondo della griglia.

La gara

La domenica di Phoenix è una discreta giornata autunnale, ci sono poco meno di 20 °C, il cielo è velato e soffia una brezza leggera. Il rischio di pioggia anche in questa giornata non è escluso, tuttavia la Nascar è fortunata, infatti nelle stesse ore a Miami – là dove fino all’anno scorso si teneva il gran finale – ci sono i prodromi del passaggio dell’uragano Eta, con piogge intense, bassa visibilità e vento ad almeno 30 km/h.

I “Championship 4” che si contendono il titolo negli ultimi 500 km della stagione sono nell’ordine di classifica dopo il reset del punteggio Logano, Elliott, Keselowski ed Hamlin. Tutti e quattro hanno motivo di credere di poter vincere, Joey perché giunto primo al traguardo qui in primavera, Chase perché reduce dal successo di Martinsville, Brad perché plurivincitore sugli short track in questa stagione e Denny perché ha già ottenuto sette successi nel 2020.

Prima del via però c’è anche il tempo per gli omaggi, infatti sarà l’ultima gara al volante in Cup Series, a meno di ritorni su chiamata, per tre leggende – ognuno per il suo motivo – di questi primi due decenni del terzo millennio, ovvero Jimmie Johnson, il sette volte campione e non c’è bisogno di dire altro, Matt Kenseth, il campione del 2003 che con la sua prestazione creò involontariamente i playoff introdotti nel 2004, e infine Clint Bowyer, mezzo pilota e mezzo showman che dal prossimo anno sarà in cabina di commento per la Fox.

E’ anche l’ultima gara al muretto per Chad Knaus, anch’egli sette volte campione in Cup Series, ovviamente al fianco di Jimmie Johnson, e destinato ad un posto ai piani alti del Team Hendrick, perché bisogna sempre ricordarsi che questo sport sembra individuale, però alla base e anche durante la gara è sempre un lavoro di squadra e senza una proficua collaborazione nessuna delle due principali figure che vengono citate avrebbe ottenuto i risultati che fra qualche anno permetteranno loro di entrare nella “Hall of Fame”.

L’algoritmo regala la pole ad Elliott seguito da Logano, Keselowski ed Hamlin, tuttavia la mattinata del team #9 non è delle migliori: a tre ore dal via la vettura fallisce per due volte i controlli tecnici e quindi Chase sarà costretto a partire dal fondo. Non sembra però un grosso problema per lui, infatti in passato ha già vinto dovendo recuperare numerose posizioni e poi anche nel 2016 a Miami Johnson subì la stessa sorte e poi divenne campione per la settima volta.

Il via è dunque anomalo: Logano eredità sì la pole position ed il ruolo di leader, tuttavia non può scegliere la corsia e dunque è all’esterno, mentre Keselowski avanza di una fila ma non può battere alla linea il compagno di squadra. Allo scatto Joey rimane al comando davanti a Keselowski, Hamlin e Blaney mentre Elliott è impegnato fin da subito in una incredibile rimonta, anche perché gli altri piloti difficilmente osano fare una mossa azzardata rovinando fin dai primi giri la gara ad uno dei contendenti.

Fra i primi tre inizia subito un bel duello che durerà per circa metà gara: Hamlin prova ad attaccare Keselowski ma paga il sovrasterzo in uscita di curva e si deve accodare, Logano guadagna 2″ approfittando di questo duello ma non di più e così può rilassarsi solo per qualche giro. A Denny non riesce nemmeno lo slide job e deve difendersi per un attimo anche da Blaney. Elliott intanto è già nella top15 dopo 15 giri.

Alla competition caution del giro 30 Logano ha 1.1″ su Keselowski, 1.6″ su Hamlin, 4″ su Blaney, 7.4″ su uno già staccatissimo Kurt Busch, 8.4″ su Bowman, 9.2″ su DiBenedetto, 9.7″ su Kyle Busch, 10.5″ su Bowyer e 10.8″ su Elliott che è appena tornato nella top10 e dunque ha già quasi completato la rimonta mettendosi comunque al sicuro da eventuali rischi.

Il primo giro di soste regala la prima sorpresa: Keselowski perde sei posti per colpa di una sosta lenta e scivola ottavo, appena a +2 su Elliott mentre Logano ed Hamlin rimangono là davanti. Si riparte con 38 giri da disputare nella prima stage e Joey dall’interno rimane in testa seguito da Denny, Bowman finisce largo e la sua gara competitiva finisce qua mentre Brad si ritrova già a lottare con Chase e deve farlo passare.

Mentre Bowyer perde posizioni, i “Championship 4″ sono già 1°-2°-4°-5° con l’unico intruso rappresentato da Blaney il quale tuttavia verrà passato da Elliott e Keselowski poco più tardi al giro 48. I restanti 264 giri saranno monopolizzati dai quattro e praticamente nessuno riuscirà ad insidiarli. Chase quando passa l’amico Ryan ha 3” di ritardo da Logano e ci si aspetta che arrivi presto lassù, tuttavia Elliott preferisce gestire.

Davanti invece Hamlin è passato dal sovra- al sottosterzo e così non riesce ad attaccare Logano il quale tuttavia non allunga e mantiene sempre 0.5-0.75″ di vantaggio su di lui. Col passare dei giri anche Joey paga del sottosterzo e Denny ci può provare ma l’attacco non arriva: Logano vince la prima stage davanti ad Hamlin, Elliott (a 2.5″), Keselowski (+6.2″), Blaney, Ky.Busch, Bowman, Bowyer, Ku.Busch e DiBenedetto.

Mentre solo Chase sembra avere l’auto perfetta, gli altri tre devono aggiustare qualcosa e Keselowski via radio riferisce che secondo lui entro fine gara tutto il traction compound sarà venuto via. Brad ne sa e infatti con il passare dei giri la traccia scura diventerà sempre più stretta. Il secondo giro di soste non vede cambiamenti nelle prime posizioni e dunque si può finalmente vedere chi ne ha di più nella lotta alla pari.

Logano parte bene e rimane davanti ad Hamlin ed Elliott mentre Keselowski finisce dietro a Bowyer e Ky.Busch e ci mette molti giri a tornare in quarta posizione. Chase ci prova fin da subito a scavalcare Denny ma non ce la fa e quindi si deve riaccodare. Anche la #11 ci prova sulla #22 tuttavia le posizioni rimangono invariate con i tre che allungano sul gruppo.

Logano è anche il primo pilota ad accusare problemi: prima un detrito finisce sulla griglia del radiatore e in attesa di trovare un doppiato con cui toglierlo grazie all’aerodinamica ne passano di giri, poi Joey inizia a soffrire di una fastidiosa vibrazione che sente quando aziona il freno. E il problema si fa più preoccupante quando si viene a sapere che anche il compagno di squadra Keselowski soffre dello stesso fastidio.

Quando Joey riporta il guaio via radio sono appena passati 30 giri della stage e ne mancano ancora 85, dunque una sosta, seppur necessaria per tutti, così anticipata sarebbe deleteria e rischiosa. Logano accusa sempre di più il sottosterzo, Hamlin gli rimane incollato ed Elliott, che era finito a 1″, si fa di nuovo sotto. Keselowski torna solo ora in quarta posizione e soltanto perché Kyle Busch si è appoggiato al muro.

Il primo ad attaccare nel trio di testa è Hamlin, ma il suo tentativo non va a buon fine e così ad approfittarne è Chase che si porta in seconda posizione e poco più tardi al giro 120 è anche al comando della gara completando così la rimonta. Logano deve alzare il piede e così in un paio di giri, mentre Elliott già allunga, scivola al terzo posto. Nel frattempo il giro di soste è appena iniziato e la situazione di Keselowski precipita talmente in fretta che prima viene passato da Blaney (sono a 5″ dalla vetta) e poi dopo poco è il primo dei quattro ad andare ai box.

A seguire i big ad andare in pit lane a cascata sono Blaney, poi Logano ed infine la coppia Elliott-Hamlin che lascia così al comando per quattro giri Jimmie Johnson. L’undercut di Keselowski (11 giri su Chase e Denny, 9 su Joey) paga bene per Brad che diventa leader virtuale davanti ad Elliott, tuttavia in pochi giri la #9 ritorna in testa seguito da Hamlin. A metà gara Elliott ha 0.6″ su Hamlin, 3.1″ su Keselowski e 5″ su Logano.

Ai -40 nella stage arriva la prima e unica vera caution della gara: Davison si appoggia al muro ed evidentemente i commissari vedono qualche detrito in pista, altrimenti non ci si può spiegare una caution del genere. Almirola la sfrutta al meglio non essendosi ancora fermato, Kyle Busch evita il doppiaggio per un soffio mentre Bowman è il lucky dog. Arriva un nuovo giro di soste e Kurt Busch cambia due gomme andando in testa (lo farebbe anche A.Dillon ma si prende una penalità) davanti a Elliott, Hamlin, Logano e Keselowski.

Si riparte ai -23 ed Elliott dall’interno in curva2 è già in testa mentre Kurt resiste e si crea un 3-wide fra Hamlin, Keselowski e Logano, Denny alza il piede, Busch cede e così ad emergere in seconda posizione è Brad davanti a Joey. La sorpresa però è che Keselowski riprenda e attacchi subito Elliott andando in testa ai -18. La #2 sembra in grado pure di allungare, tuttavia un doppiaggio non ottimale permette alla #9 di rifarsi sotto e tornare prima ai -8.

Sembra fatta per Elliott tuttavia Keselowski non molla neanche un metro, entrambi vanno larghi in giri successivi e così Brad torna affiancato a Chase ai -3 per poi attaccarlo all’ultima occasione utile, ovvero in curva3 all’ultimo giro con uno slide job. Keselowski vince la seconda stage davanti a Elliott, Logano, Hamlin, Blaney, Johnson, Kurt e Kyle Busch, DiBenedetto e Byron.

La pit lane si anima ancora una volta e di nuovo Keselowski paga dazio, scivolando dietro a Elliott, Logano, Hamlin e Blaney. Mancano 112 giri alla fine e la resa dei conti inizia ora. Chase alla ripartenza non ha problemi e rimane al comando, si mette dietro Logano che deve vedersela di nuovo con Hamlin (al precedente restart si sono leggermente toccati) e tenendoselo alle spalle permette a Keselowski di provarci a sua volta non riuscendoci.

Ai -100 il quartetto si è riformato, tuttavia col passare dei giri da il poker diventa sempre di più una doppia coppia, con Elliott ed Hamlin che hanno circa mezzo secondo rispettivamente su Logano e Keselowski e invece c’è più o meno 1″ fra Joey che è secondo e Denny che è terzo. La #11 paga un aggiustamento che mette in sofferenza la posteriore destra e così ai -89 con un altro slide job in curva3 Keselowski si porta davanti ad Hamlin.

Sul long run si iniziano a capire i veri punti di forza: Elliott man mano che passano i giri guadagna un decimo alla volta su Logano (che paga ancora il sottosterzo) mentre Brad è sì in grado di tenere il suo passo, però ha accusato un distacco di ormai 2″ che è difficile da recuperare, Hamlin infine si allontana sempre di più.

Il primo ad andare ai box ai -65 è Austin Dillon seguito praticamente da tutti gli altri, tuttavia i leader aspettano ancora e così l’ultima istantanea di gruppo è quella dei -55 in cui Elliott ha faticato di più nel finale del long run e con i doppiati ed ha solo 0.4″ su Logano e 0.9″ su Keselowski mentre Hamlin è finito addirittura a 4.7″.

Ad andare in pit lane per primi ai -53 sono Joey e Denny, seguiti da Chase e Brad al giro successivo. E in casa Penske le notizie sono una buona ed una cattiva: la sosta di Logano è perfetta e l’undercut su Elliott gli permette di andare al comando con addirittura 1.5″ di margine, quella di Keselowski invece è lentissima (ed è la terza su sei effettuate) e così Brad non solo perde terreno ma finisce addirittura dietro ad Hamlin che sono così rispettivamente a 4.5″ e 5.7″ dalla vetta. Il bilancio per Brad alla fine è dunque di almeno 4″ persi.

Non c’è nemmeno il tempo di capire cosa potrà fare Logano in testa che Elliott si scatena. In sequenza guadagna quattro, tre, uno e tre decimi in quattro giri consecutivi e così ai -44 Joey viene raggiunto da Chase. La #22 è diventata sovrasterzante, una scelta pensata per un eventuale ripartenza nei giri finali, tuttavia in questa fase non paga e così ai -43 Elliott, con una leggerissima toccatina, torna al comando in curva3.

E la corsa praticamente finisce qua. Infatti non ci saranno né incidenti, né caution nel finale come spera la coppia del Team Penske. Elliott ogni giro che passa guadagna qualcosina su Logano così come effettuato in precedenza. L’unico che si muove è Keselowski impegnato in un’altra rimonta, ai -31 passa Hamlin ed è a 3.8″ dalla vetta. Logano sul long run cede e così Brad lo raggiunge e scavalca ai -10, ma è ancora a 3.3″ dal titolo.

Davanti Elliott gestisce ogni doppiaggio al meglio e in assenza di altri problemi nulla gli è d’ostacolo verso la vittoria. Chase vince così la quinta gara stagionale ma soprattutto si laurea campione della Cup Series. Con tale risultato inoltre è il terzo titolato più giovane della storia all’età di 24 anni, 11 mesi e 11 giorni, dietro soltanto a Bill Rexford (1950 – 23 anni, 7 mesi e 15 giorni) e al suo mentore e predecessore al Team Hendrick Jeff Gordon (1995 – 24 anni, 3 mesi e 8 giorni).

Keselowski chiude secondo a soli 2.7″ e pensando a quanto ha perso nelle soste e ripensando anche al finale della seconda stage ci metterà un po’ a smaltire la delusione, terzo è Logano a 4.8″, quarto Hamlin a 8.6″ e dunque quinto a 12.4″ Jimmie Johnson.

Per il sette volte campione è la 232esima e – in teoria – ultima top5 e la ottiene facendo un passaggio di consegne in diretta ad Elliott scambiandosi pure un high five al volo. Sceso dalla macchina Jimmie è quasi commosso per la scena finale della sua carriera in Cup Series e l’ardore con cui ha combattuto malgrado un’ultima stagione difficile, con una possibile qualificazione ai playoff cancellata dalla positività al coronavirus, è ammirevole.

Chase arriva finalmente in victory lane. Ad accoglierlo ci sono mamma e papà, quel Bill che nel 1988 ottenne il suo unico titolo in carriera. Gli Elliott entrano così nella storia, diventando la terza coppia padre-figlio dopo i Petty (Lee e Richard) ed i Jarrett (Ned e Dale) a laurearsi campioni.

Ora sì che Chase è definitivamente “Awesome” così come lo fu suo papà e il fatto che abbia soltanto 25 anni può voler dire che la sua era sia appena iniziata. Fra tre mesi a Daytona inizierà la lotta per impedire il bis del pilota più amato d’America.

Il campione

William Clyde “Chase” Elliott II nasce a Dawsonville, Georgia il 28 novembre 1995. Suo papà è Bill Elliott, campione della Cup Series del 1988 e pilota più amato dai tifosi da un decennio malgrado appunto un solo titolo conquistato. In quella stagione Bill ha compiuto 40 anni ed è entrato nella terza fase della sua carriera, quella in calo. Ha lasciato il team di Junior Johnson con cui aveva corso i tre anni precedenti e come a inizio carriera si è messo in proprio, ma gli anni felici saranno solo due (ottavo in campionato) e per conquistare le ultime vittorie in carriera dovrà aspettare il nuovo millennio e l’approdo all’Evernham Motorsports.

Nelle foto in victory lane di questi successi vicino a papà Bill c’è anche il piccolo Chase che a otto anni inizia la carriera con i kart per poi cominciare la tradizionale trafila delle categorie propedeutiche sugli ovali sterrati. Il nome di Elliott diventa però famoso nel 2009 quando viene scelto da Sports Illustrated per la lista delle future star dello sport. Dopo un 2010 rilevante nella natia Georgia, è il 2011 il primo anno in cui diventa famoso a livello nazionale: viene infatti ingaggiato dall’Hendrick Motorsports – che ha già messo gli occhi su di lui – per la K&N Pro Series dove però in due anni raccoglie solo un successo.

Le vittorie più importanti arrivano però dagli short track: in appena due anni diventa il primo pilota a vincere le quattro gare regine, ovvero All-American 400, Winchester 400, World-Crown 300 e Snowball Derby, quest’ultimo successo ripetuto nel 2015 dopo la squalifica di Christopher Bell. Il 2013 è anche l’anno dell’unica vittoria nella ARCA Series a Pocono dopo averci debuttato l’anno prima con buoni risultati.

Tuttavia quella stagione è anche quella del debutto – seppur part time – nella Truck Series. In nove gare Elliott raccoglie cinque top5 e soprattutto la vittoria a Mosport dove lo scontro finale all’ultima curva, tipico del circuito canadese, avviene con Ty Dillon. Con questo successo Chase a 17 anni, 9 mesi e 4 giorni diventa il più giovane vincitore nella categoria, record abbattuto l’anno dopo da Cole Custer.

Il 2014 è l’anno del primo trionfo: Elliott salta direttamente in Xfinity Series sempre con l’Hendrick Motorsports. Alla sesta gara è già in victory lane in Texas, poi si ripete a Darlington e Richmond e l’8 novembre (sì, esattamente sei anni fa) si laurea campione a Phoenix con una gara di anticipo. Questo successo anticipato sulla tabella di marcia prende di sprovvista il team che è costretto a tenerlo un altro anno nella categoria. Il 2015 sarà sottotono per Elliott, arriva solo una vittoria a Richmond e perde il titolo per 15 punti da Chris Buescher.

Quell’anno però è anche quello del debutto in Cup Series sulla #25, la quinta vettura di Hendrick. L’esordio a Martinsville non è dei migliori (incidente), tuttavia poi arrivano tre top20 nelle successive quattro gare disputate. La strada è ormai pronta, Jeff Gordon ha annunciato il ritiro ed il suo erede sulla #24 non potrà non essere che Chase.

Elliott però nei primi due anni in Cup Series soffre la pressione esterna ed interna e, malgrado i buonissimi risultati, fatica a sfondare. Al primo anno si qualifica per i playoff ma i due ko di Charlotte e in Kansas lo eliminano subito e concluderà la stagione al 10° posto. Nel 2017 arrivano altri buoni piazzamenti, tuttavia la gara simbolo è quella di Dover nei playoff, quando è a un passo dalla prima vittoria ma gestisce male gli ultimi giri e viene passato da Kyle Busch.

Per completare l’anno, seppur buono ma da dimenticare per quanto riguarda le attese, fra Martinsville e Phoenix è protagonista della prima (e unica finora) vera faida in Cup Series, ovvero quella con Hamlin. In Virginia Denny manda a muro negli ultimi giri Chase, favorendo la vittoria di Kyle Busch, due settimane più tardi Elliott restituisce il favore ma ci rimette anche lui e alla fine viene beffato da Kenseth che gli impedisce di qualificarsi per Homestead. In classifica generale alla fine sarà quinto.

L’inverno vede l’ennesimo rimescolamento interno alla squadra. L’addio di Kahne, sostituito da Byron, permette ad Elliott di prendersi il #9 tanto caro alla sua famiglia e lascia il #24 a William dopo che in due anni non era stato in grado di riportarlo alla vittoria. E Chase si sveglia: dopo un’estate non esaltante, al Watkins Glen arriva la prima vittoria in un finale fuel mileage duellando con Truex. La benzina finisce nel giro di rientro e a spingerlo in victory lane c’è Jimmie Johnson. Arrivano poi anche i successi di Dover (vendicando il 2017) e in Kansas, tuttavia Phoenix gli è ancora fatale.

Il 2019 per la #9 è una replica dell’anno precedente però col finale ancora più amaro. Arrivano altri tre successi a Talladega, di nuovo al Glen e infine al Roval al termine di una rimonta esaltante dopo essere finito nelle gomme in curva1 ad una ripartenza. E Chase così si candida a diventare il nuovo re degli stradali come lo era stato Jeff Gordon. Tuttavia il “Round of 8” è miserabile: 36° a Martinsville (semiasse rotto), 32° in Texas (testacoda e contatto col muro), 39° a Phoenix (idem).

Infine questo 2020, l’anno della consacrazione: dopo un inizio pre-pandemia non significativo, al ritorno alle competizioni Elliott è in lotta per la vittoria in ogni gara, anche se i risultati finali vedono solo un successo dopo aver buttato al vento almeno tre vittorie fra Darlington, Charlotte e Bristol. Dopo una pausa, a fine estate Chase torna in forma, andando a conquistare Road Course di Daytona e Roval (quarto successo di fila sugli stradali). Il ko del Texas sembra la fine della corsa, ma la vittoria di Martinsville – ringraziando anche lo straordinario jackman – lo ha rimesso in gioco prima del gran finale di ieri.

I risultati odierni

La classifica della “Season Finale 500”

La classifica finale

La classifica finale della “NASCAR Cup Series 2020”

I prossimi appuntamenti

La Nascar si prende un meritato riposo dopo una stagione molto complicata a causa della pandemia ma che alla fine è stata portata a termine senza grossi problemi malgrado i timori iniziali. L’appuntamento con la Daytona 500 è fra 97 giorni il 14 febbraio 2021, tuttavia già nei giorni precedenti inizierà l’attività in pista nelle rinnovate Speedweeks con qualifiche, Busch Clash e Duel.

Immagine: nascarmedia.com e twitter.com/nascar

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Gabriele Dri
Nato a Udine 27 anni fa, sono un ingegnere civile appassionato di strade. Cresciuto con la F1, sono appassionato di ogni forma di motorsport, senza esclusioni. Maniaco della Nascar dal 2014, nel settembre del 2016 sono sbarcato su Twitter per raccontarla giorno per giorno. Sono un amante delle statistiche sportive e la prova che anche nei momenti più difficili può nascere qualcosa di buono.

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