Hamlin con più vittorie, Larson e Byron con più playoff point, l’incognita van Gisbergen. Tanti i temi dei playoff, con Blaney e Bell pronti a partire di rincorsa
Al termine di una regular season molto equilibrata in vetta, la NASCAR Cup Series inizia a Darlington i suoi playoff con parecchia indecisione su chi sia il favorito per conquistare il titolo a Phoenix il prossimo 2 novembre. Tanti i contendenti, forse pochi i veri outsider, ma i vari round possono riservare a tutti delle chance di successo e di avanzamento al turno successivo. Per un Hamlin che ha calato il poker, dall’altro lato c’è la coppia Hendrick di Larson e Byron che parte davanti a lui.
I 16 piloti
Dopo le grandi polemiche seguite al campionato vinto l’anno scorso da Joey Logano, la NASCAR non ha modificato il format per la stagione 2025, dunque ancora 16 piloti qualificati ai playoff con il “win and you are in”, i tre turni ad eliminazione a scremare il gruppo progressivamente a 12, 8 e 4 auto con il “win and advance” fino alla Championship 4 di Phoenix dove i superstiti partiranno alla pari. Cambierà qualcosa per il 2026? Lo si vedrà, intanto il calendario annunciato negli scorsi giorni prevede ancora gli stessi turni.
Intanto, le consuete 26 gare di regular season hanno selezionato i 36 piloti a tempo pieno (per la prima volta ciascuna delle auto dotate di charter ha avuto un pilota fisso) riducendoli a 16 nella rincorsa alla Bill France Cup. Tanti i nomi di peso rimasti esclusi: Busch, Keselowski, Buescher, Suárez, Stenhouse, Gibbs, McDowell e molti altri.
Rispetto alla stagione scorsa si sono confermati ai playoff in 11: Larson, Byron, Hamlin, Blaney, Bell, Elliott, Briscoe, Cindric, Logano, Reddick e Bowman. Non si sono ripetuti in tre (Keselowski, Suárez e Gibbs), mentre Harrison Burton è sceso in Xfinity Series e Truex ha annunciato il ritiro lo scorso inverno. Al loro posto i rientranti Wallace, Chastain ed Austin Dillon mentre fanno il loro debutto in questa fase del campionato van Gisbergen e Berry.
Ben 14 piloti diversi, in linea con i dati degli ultimi anni della Next Gen, si sono presentati in victory lane e, ancora una volta, nessuno ha conquistato più di quattro successi, segno di un grosso equilibrio che regna nella Cup Series. Un segnale ancora più grande è stato il fatto che William Byron ha vinto la regular season con meno di 900 punti in classifica e che fino a pochissime gare dalla conclusione c’erano cinque piloti in corsa per il bottino più grosso.
Parlando di team, Hendrick ha fatto cappotto portando tutti e quattro i piloti ai playoff (Larson, Byron, Elliott e Bowman), seguono Joe Gibbs Racing (Hamlin, Bell e Briscoe) e Penske (Blaney, Cindric e Logano) con tre, Trackhouse (van Gisbergen e Chastain), 23XI (Wallace e Reddick) con due, infine Wood Brothers (Berry) e RCR (A.Dillon) con uno per sole sette squadre qualificatesi. Da notare lo 0/3 di Roush Fenway Keselowski Racing, fermatosi ad un passo dalla qualificazione con tutti i loro piloti.
Per quanto riguarda i costruttori, Chevrolet parte in vantaggio con ben sette auto (che hanno assommato 12 vittorie), Toyota ne ha cinque (nove successi) e Ford quattro (cinque vittorie), rispecchiando così le proporzioni in campo fin dalla partenza. Piccola differenza nella classifica owner, dove, a seguito dell’assenza di Hamlin a Città del Messico, la Toyota #11 guadagna un punto rispetto a quella piloti, il tutto ai danni della compagna #20.

Di seguito verranno presentati uno per uno i piloti qualificati in ordine di classifica dopo il reset del punteggio. Le monografie sono a cura di Gabriele Dri e Francesco Gritti.
Kyle Larson (2032)
Guess who’s back? Kyle Larson inizia la seconda fase di campionato con un notevole bottino supplementare grazie ad una regular season che, seppur lo abbia visto commettere qualche scivolone, è stata pressoché invidiabile. Il classe 1992 di Elk Grove, California, ha conquistato la sua quinta partecipazione consecutiva ai playoff grazie a 3 vittorie (Homestead-Miami, Bristol e Kansas, che diventano 6 se vengono contate anche le due in Xfinity Series e quella in Truck), 11 top 5 e 16 top 10, mica bruscolini! Va anche ricordato, però, che nelle altre 10 gare il pilota della Chevrolet #5 di Hendrick Motorsports si è ritrovato spesso in fondo alla classifica, cosa che non ha giovato in ottica classifica.
Le sfide che dovrà affrontare Kyle Larson? La stagione 2025 è una delle più aperte della storia della Cup Series e, per questo motivo, tutto può ancora accadere. Il californiano, reduce da un’ottima regular season, ha tutte le carte in tavola, anche grazie al numero di “punti bonus” tutt’altro che esiguo, per avanzare almeno fino al Round of 8. Certo, è difficile trovare un favorito per il titolo, anche data la natura punitiva che, di per sé, fa parte dei campionati NASCAR, però è tutt’altro che improbabile vedere il campione 2021 agguantare per la seconda volta l’iride della Cup Series.

William Byron (2032)
Malgrado la flessione estiva (cinque zeri tecnici in sette gare), William Byron si è tenuto sempre ai piani altissimi della classifica, sfruttando ogni occasione per conquistare punti preziosi. Viene in mente ad esempio la notte di Charlotte in cui, malgrado la beffa subita da Chastain a poche miglia dal traguardo, ha portato a casa 65 punti su 71 con tre playoff point oppure la stessa Daytona 500 dove, come se fosse stato un novello Mosé, si sono aperte le acque davanti a lui al momento giusto per portare a casa il secondo Harley J. Earl Trophy consecutivo.
Però mancava la caccia ai playoff point, stage a parte, al punto che i punti di bonus della classifica generale (ancora non si sapeva quanti) erano solo virtualmente in banca. Alla fine, Byron ha piazzato lo spunto decisivo: vittoria in Iowa, quarto posto al Watkins Glen e vittoria della regular season in bacheca con annessi 15 punti. Forse William non si aspettava un Larson così avanti a Daytona e che ha guadagnato quelle lunghezze necessarie per affiancarlo in vetta all’inizio dei playoff, tuttavia ora al giovane pilota della #24 tocca dimostrare di essere in grado di vincere davvero il titolo dopo due anonime Championship 4 negli ultimi due anni.

Denny Hamlin (2029)
Gallina vecchia fa buon brodo, e che brodo! Denny Hamlin, nato 44 anni fa a Tampa, Florida, torna ai playoff incurante della sua età anagrafica, ma conscio che questa potrebbe essere la sua ultima occasione per spezzare quella maledizione iniziata 20 stagioni fa. Il pilota della Toyota #11 di Joe Gibbs Racing è oramai un habitué dei playoff, ma, nonostante ciò, non è mai riuscito a conquistare il titolo. I risultati del veterano sono impressionanti: 4 vittorie (Martinsville, Darlington, Michigan e Dover), 10 top 5 e 12 top 10 sono sicuramente piazzamenti degni di nota, soprattutto visto che ha saltato l’appuntamento di Città del Messico per assistere alla nascita di suo figlio.
Questi risultati, seppur siano ottimi, non rappresentano davvero il talento di Hamlin. Certo, le diatribe legali con la NASCAR non stanno aiutando il pilota in questione, però è necessario ricordare che ci sono state stagioni decisamente migliori anche in tempi recenti. Denny non può sprecare nessuna occasione, perché l’età avanza e non è detto che lui possa mantenere questi livelli in eterno. Una cosa, però, è certa: “11 against the world” rappresenta in pieno il 2025 del villain per antonomasia. Chissà se riuscirà davvero a battere il pilota preferito del pubblico a Phoenix…

Ryan Blaney (2026)
Purtroppo il Ryan Blaney del 2025 è molto simile a quello del 2024: sfortunato. Se nello scorso anno il titolo di vicecampione era arrivato dopo una stagione con ben sette ritiri e 10 gare non a pieni giri, quest’anno i sette ritiri sono arrivati nella sola regular season con due motori in fumo (nell’arco di tre weekend) e cinque incidenti praticamente mai per colpa sua. Tantissimi punti lasciati dunque sul tavolo e se si pensa che la #12 ha chiuso seconda solo a -55 da Byron in regular season, allora in molti forse sottovalutano Blaney in vista dei playoff.
Penske ha fatto la solita regular season sonnecchiosa: ottima sugli superspeedway, in ritardo nelle prime gare, poi la vittoria che mette al sicuro quello che era già quasi sistemato (questa volta a Nashville), infine la lenta ripresa, una “prova tecnica di Phoenix” (top5 in Iowa e a Richmond) e lo slancio giusto in vista dei playoff con il secondo successo stagionale a Daytona. Dunque, il copione è sempre quello e l’epilogo in Arizona è sempre quello in cui con la Next Gen la scuderia di Roger è imbattuta. Se Logano punta agli anni pari, chissà se Blaney diventerà invece il re delle stagioni dispari.

Christopher Bell (2023)
La lenta (ma ben visibile) maturazione di Christopher Bell ha raggiunto il suo apice in un 2025 costellato da buoni piazzamenti e iniziato decisamente con il botto. Già, perché le 3 vittorie (Atlanta, COTA e Phoenix) del classe 1994 di Norman, Oklahoma, sono arrivate tutte di fila e, soprattutto, tutte subito. Va detto, però, che il resto della regular season del pilota della Toyota #20 di Joe Gibbs Racing non è andato male, dato che si è portato a casa in totale 9 top 5 e 14 top 10. Insomma, ha saputo dire la sua.
Cosa ci si aspetta da Bell? Domanda davvero difficile. Si può dire, però, che, date le sue tre top 5 consecutive in campionato, l’eliminazione in una qualsiasi fase dei playoff rappresenti per Christopher una sorta di fallimento. Le possibilità del pilota della #20 di raggiungere il titolo ci sono eccome, vanno solo trovate e sfruttate. La sua grande regolarità potrebbe essergli d’aiuto in una competizione aperta e imprevedibile come questa NASCAR Cup Series.

Shane van Gisbergen (2022)
Fate un caloroso benvenuto ai playoff a “Sua velocità dall’Emisfero Australe”. Lo so, questo titolo onorifico sembra fuorviante e non necessario (e probabilmente lo è), ma senza di esso non si può far comprendere a chi non ha seguito questo 2025 la grandezza di Shane van Gisbergen. Basti pensare che il pilota della Chevrolet #88 di Trackhouse Racing ha abbattuto un record appartenente a Jimmie Johnson, ossia il numero di vittorie conquistate nell’anno di debutto nella classe regina.
I 4 successi di van Gisbergen, conquistati a Città del Messico, Chicago (in cui ha vinto anche in Xfinity Series), Sonoma e Watkins Glen e la presenza solo 5 top 10 a suo nome (l’unica non citata finora è una P6 al COTA) fanno subito calmare i più euforici. “SVG”, nato a Auckland, Nuova Zelanda, nel 1989, è un “ringer” purissimo, dato che fino a due anni fa quasi non sapeva nemmeno cosa fosse un ovale. Questo rende quasi impossibile per lui addirittura avanzare al Round of 12, dove troverà l’unico road course dei playoff. Nessun pilota è specializzato in una tipologia di circuiti quanto lui e questo è un limite gigantesco in un campionato che premia l’abilità a tutto tondo. Il titolo rookie è già matematicamente nelle sue mani, ora bisogna vedere quale sarà il piazzamento in cui terminerà l’anno di esordio.

Chase Elliott (2013)
Se si potesse mettere in un dizionario la definizione di “una stagione alla Chase Elliott”, probabilmente la regular season del 2025 sarebbe l’esempio perfetto. Certo, dal campione del 2020 ci si aspetta di più di 23 top20 consecutive come highlight di consistenza ed efficacia (specialmente se in questa streak ci sono ben quattro 15esimi posti). Tutto questo, però, aveva tenuto la #9 in lotta addirittura per la vittoria della regular season fino al doppio ko, un Watkins Glen anonimo e l’incidente di Richmond che hanno consegnato il bonus più ambito al compagno di squadra Byron.
Cosa rimane dunque della stagione di Chase Elliott? Pochi spunti: una vittoria in casa ad Atlanta in una corsa ad eliminazione, una stage vinta a Dover, il quarto posto finale nella regular season per un bottino di 13 playoff point da cui cominciare una post season al centro dello schieramento. Alla #9 basterà fare il proprio dovere per andare avanti oltre al primo turno, poi bisognerà fare sul serio. Servirà la collaborazione anche di un crew chief sul pezzo però: le critiche che arrivano ad Alan Gustafson a settimane alterne spesso sono immotivate (visti i risultati del primo paragrafo), tuttavia in più di qualche occasione in un finale concitato dal punto di visto strategico è stata presa la decisione sbagliata.

Chase Briscoe (2010)
Cosa succede a un pilota quando cambia squadra? La fine delle attività agonistiche di Stewart-Haas Racing (la cui eredità è stata presa da Haas Factory Team) ha dato a Chase Briscoe l’opportunità della vita, ossia accasarsi sulla Toyota #19 di Joe Gibbs Racing, appena lasciata libera da Martin Truex Jr., ritiratosi da pilota a tempo pieno alla fine del 2024. Chase, nato nel 1994 a Mitchell, Indiana, si è adattato in fretta alla nuova macchina, e ci sono delle prove tangibili a riguardo. Una vittoria a Pocono, 10 top 5 e 12 top 10 sono risultati incredibili che nel format playoff non ricevono abbastanza importanza.
La terza visita ai playoff di Briscoe potrebbe avere delle conseguenze importanti sulla sua carriera, sia perché per la prima volta si trova in un top team, sia perché proviene da quello che si può definire come il periodo migliore della sua carriera. Costanza, velocità e voglia di fare sono essenziali per un pilota come lui, che si rende conto di essere estremamente fortunato e sfrutta ogni occasione come se non ne avesse altre. Lascio quindi un solo consiglio a Chase: divertiti che tutto ti verrà più semplice.

Bubba Wallace (2008)
Quella di Bubba Wallace è stata una stagione di alti e bassi. Chiamato ad una riscossa dopo due stagioni intere a secco di successi e la striscia negativa che aveva appena valicato la tripla cifra, il pilota di 23XI Racing ha iniziato la stagione senza vittorie tanto quanto il compagno di squadra Reddick (inutile citare i risultati di Herbst che, in quanto alla guida della #35, ha deciso di chiudere 35° e penultimo la regular season) in un periodo di difficoltà per il team dentro e fuori dalla pista.
Nonostante questo, Wallace e Reddick con i soli piazzamenti, seppur non continuativi, hanno tenuto a galla la squadra di Jordan ed Hamlin in top10, relativamente al sicuro in vista dei playoff. La ciliegina della vittoria nella classica monumento di Indianapolis era attesa in una estate ad alto livello (quattro top10 consecutive) ed ha fatto togliere a Bubba un peso che stava diventando sempre più gravoso. Per la #23 sono arrivati buoni piazzamenti su tutte le tipologie di pista, persino sugli stradali, ora tocca a Wallace metterli in fila per le prossime dieci gare e non solo a corrente alternata.

Austin Cindric (2008)
Il Team Penske porta tutte e tre le auto ai playoff (più l’alleato Berry), ma Cindric non è l’ultimo in graduatoria. Già, perché grazie ad una stagione concreta – sarebbe stato 15° nella classifica a punti – e ad una manciata di stage vinte (tre, a Las Vegas, in Texas e ad Atlanta) Austin è davanti al più blasonato Logano di una lunghezza. Certo, è servita la vittoria ed è arrivata sugli amati superspeedway a Talladega, non male per uno che in Xfinity Series dominava sugli stradali, ma la vettura era completamente diversa dalla Next Gen, altrimenti i playoff sarebbero stati lontani oltre un centinaio di punti.
Cindric dimostra ancora una volta una lenta ma decisa progressione in Cup Series, segno che l’impegno del pilota c’è ed è ricompensato dai risultati anche se i margini di miglioramento ci sono ancora, come ritrovare la fiducia persa sugli stradali. Austin ha passato indenne, e con fiducia rinnovata, anche il licenziamento di suo padre Tim da parte di Roger Penske per i fatti successi sul versante IndyCar negli ultimi due anni. Per la #2 in ogni round sembra esserci una tappa in cui poter fare un colpaccio, tuttavia il rischio più grande è quella di una eliminazione al primo turno vista la forza degli inseguitori.

Ross Chastain (2007)
Che questa non sia stata la stagione migliore di Trackhouse è abbastanza lampante, con la scuderia di Justin Marks salvata più che altro dai successi di SVG e dai lampi – in Xfinity Series – di Connor Zilisch mentre Daniel Suárez (ai saluti dopo aver contribuito a fondare il team) ha tentato il salvataggio in extremis fermandosi a 0.031″ dai playoff. Ross Chastain ha deciso invece di strappare la qualificazione ai playoff, altrimenti irraggiungibile con il solo punteggio, nella situazione più impensabile, quella di Charlotte.
Dopo un incidente al sabato, l’uomo che spacca i meloni era stato costretto a partire dalla 40esima e ultima posizione in griglia, poi però le 600 miglia hanno favorito la sua rimonta beffando il dominatore Byron a pochi giri dal traguardo. Si sono visti solo degli sprazzi del vero Chastain, più che altro in primavera prima di una estate molto complicata dal punto di vista dei risultati. Se la ripresa del team nelle ultime settimane sarà consolidata, allora la #1 potrebbe tornare una mina vagante dei playoff.

Joey Logano (2007)
Verrebbe quasi da chiudere la monografia di Logano con “Anno dispari, Next.”, ma non sarebbe corretto nei confronti di voi lettori. Verrebbe anche da dire che Joey è stato il campione in carica con il peggiore inizio di stagione di sempre (prima top10 alla settima gara, prima top5 all’undicesima), tuttavia – allo stesso tempo – credo che nessuno al mondo scommetterebbe contro la #22 con questo format ancora in campo. Basta poi citare altri dati: l’anno scorso Logano arrivò ai playoff con 24 punti in meno alla fine della regular season e lo stesso numero di punti playoff, sette.
Certo, i 16 dell’anno scorso forse erano complessivamente di un livello inferiore rispetto ai qualificati del 2025, tuttavia passare il primo turno è l’obiettivo minimo per un Joey ormai veterano della NASCAR. Poi si ripeteranno i problemi della scorsa stagione quando era ad un passo dall’eliminazione al Roval, anzi aveva due passi fuori prima della squalifica di Bowman. Con Logano è obbligatorio analizzare le prime gare di ciascun turno, quelle in cui il pilota del Team Penske storicamente piazza la sua stoccata decisiva: Darlington, New Hampshire, Las Vegas. Joey in carriera ha vinto su tutte e tre le piste per un totale di sette successi sui 37 in carriera. Occhio a dare per morta la #22 dunque, ma nel dubbio ci sarà il 2026 per riprovarci.

Josh Berry (2006)
Questa è la stagione della verità per Josh Berry. Il trentaquattrenne di Hendersonville, Tennessee, ha raggiunto, dopo moltissimi sforzi, i playoff della Cup Series dopo aver cambiato squadra in modo inatteso. La cessazione delle attività da parte di Stewart-Haas Racing, sembrava, difatti, aver posto fine alle speranze dell’ex impiegato di banca di proseguire in Cup Series, ma quando è arrivato l’interesse di Wood Brothers Racing tutto è cambiato in positivo. La vittoria a Las Vegas del pilota della Ford #21 corrisponde quindi al compimento di una delle storie più belle di questo sport. O forse è solo un nuovo inizio?
Sono stati pochi i picchi della stagione di Berry, che ha conquistato 2 top 5 e 5 top 10. La velocità, però, è sempre stata dalla sua parte, soprattutto negli short track e nelle piste con basso banking, in cui sembra trovarsi davvero a suo agio. Anche se le speranze di raggiungere il Round of 12 sono poche, Josh non deve abbattersi, anzi. Ogni esperienza è degna di essere vissuta, soprattutto se è emozionante come una partecipazione ai playoff. “Comunque vada sarà un successo”, diceva il titolo di un album.

Tyler Reddick (2006)
Cosa è mancato a Tyler Reddick nelle prime 26 gare? Sicuramente vincere. Già, perché nonostante il gran numero di punti, che, senza “incidenti di percorso”, gli avrebbe permesso già a Richmond di entrare nei playoff, il ventinovenne di Corning, California, non ha mai portato la Toyota #45 di 23XI Racing in victory lane. Va detto, però, che i risultati che ha ottenuto finora sono tutt’altro che negativi: 5 top 5 e 9 top 10 non le ottieni solo volendole!
Quest’anno, però, Tyler Reddick è un po’ più spento dei due precedenti. Insomma, una regular season come questa, per quanto positiva, non è da pilota proveniente dal Championship 4. La quinta partecipazione consecutiva ai playoff ha il compito di “svegliare” uno dei piloti più forti della categoria, che ora si ritrova nel ruolo di inseguitore, dato che è oltre la cut line, anche a causa di altri problemi, tra cui spicca la situazione legale del team. Vincere il titolo potrebbe essere la beffa più grande nei confronti della NASCAR, ma le probabilità che ciò accada sono basse.

Austin Dillon (2005)
Austin Dillon rappresenta una sorta di jolly in questi playoff per diversi motivi. Il classe 1990 di Welcome, North Carolina, ha raggiunto la lotta titolo dopo due anni senza grossi picchi (ad eccezione di quella vittoria “particolare” a Richmond l’anno scorso) e, questa volta, sembra essere destinato ad accrescere il proprio bottino personale. Il “bis” sullo short track della Virginia rappresenta il miglior risultato stagionale del pilota della Chevrolet #3 di Richard Childress Racing, che ha ottenuto un totale di 5 top 10.
A Richmond Dillon ha fatto vedere tutto il suo talento. Non ci sarebbe da stupirsi se, magari in qualche short track, il pilota RCR riuscisse a dimostrare ancora il suo potenziale anche durante i playoff. Nonostante sia molto difficile una scalata verso il titolo, Austin potrebbe davvero fare la differenza in certe occasioni.

Alex Bowman (2002)
Il prezzo della qualificazione l’ha fissato lo stesso Alex: sette milioni di birre. Tanto Bowman ha detto di voler regalare a Blaney per la vittoria a Daytona che lo ha salvato da una eliminazione beffarda in seguito ad un incidente che lo aveva reso spettatore in balia dei risultati altrui (uno, la vittoria di un pilota qualsiasi rimasto finora a secco) sino alla bandiera a scacchi. Blaney poi ha ridotto la ricompensa a “soli” cinque milioni di birre, ma alla fine la transazione potrebbe ridursi a molto meno e da consumarsi in settimana prima della ripresa delle ostilità sportive.
Bowman appare sempre l’ultima ruota del carro in casa Hendrick, tuttavia non sempre è stato così: a inizio anno Alex era davvero in forma, tanto da lottare per le primissime posizioni della classifica generale (era in top5 fino a Martinsville). Poi una lunga serie di risultati negativi (in nove gare sono arrivate due top10 e sette piazzamenti fuori dalla top25) lo hanno visto scivolare sempre più giù fino a boccheggiare a Daytona, in attesa dell’esito finale. Bowman si è salvato e vuole riscattare l’amara eliminazione al Roval (DSQ) dell’anno scorso che riaprì le porte a Logano. Forse, a pensarci meglio, il bilancio in tema di birre fra la #48 ed il Team Penske negli scorsi giorni si è rimesso in pari.

Cosa può succedere
Mai come quest’anno, probabilmente, è difficile fare pronostici per la NASCAR Cup Series. Il gruppo si presenta molto equilibrato e a fare la differenza non sono nemmeno punti di forza e di debolezza, ma i piccoli (o grandi) errori che verranno commessi dai piloti, dai meccanici e dai muretti nell’arco delle prossime dieci gare.
Partiamo dunque dal calendario: dopo l’anomalia olimpica della scorsa stagione, i playoff partono nuovamente nel weekend del Labor Day con la storica Southern 500 di Darlington che dà chance ai big ma anche a qualche sorpresa capace di conquistare qui il primo successo in carriera. Poi si prenderanno strade alternative: la prima sarà a Gateway (o St.Louis, oppure Madison, a seconda delle vostre preferenze su come chiamare il World Wide Technology Raceway) su un ovale piatto in cui il pronostico potrebbe essere ancora più oscuro e sorprendente. In chiusura del Round of 16, la tradizionale night race di Bristol con la sua corsa molto avvincente e con possibili colpi di scena per chi sarà vittima di un incidente inaspettato.
Anche il Round of 12 vedrà come sorpresa in calendario un ovale piatto come lo era stato Gateway: si va a Loudon dove la NASCAR Cup Series non disputava una gara di playoff da ben otto anni (dal 2004 al 2017 quello del New Hampshire era stata la prima o seconda tappa della fase finale di stagione). Qui invece il favorito sembra essere addirittura unico e il suo nome è quello di Christopher Bell. Da qui in poi, i playoff saranno nel segno della tradizione delle ultime stagioni, con il cookie cutter del Kansas (occhio a curva2 che è sempre insidiosa) e la gara sul Roval di Charlotte del 5 ottobre che potrebbe essere quella centrale di tutti i playoff e addirittura di questo format per assegnare il titolo. Tutto dipenderà, ovviamente, se Shane van Gisbergen sarà ancora in corsa o meno per il campionato a questo punto.
Da qui in poi bisognerà essere piloti completi: Las Vegas, lo spauracchio di Talladega e l’arena di Martinsville rappresentano lo spettro più ampio che un pilota NASCAR deve affrontare se si escludono i circuiti stradali (affrontati comunque sette giorni prima a Charlotte). Come da regolamento, almeno un pilota arriverà al gran finale di Phoenix (all’ultimo atto come tale prima del ritorno della 36esima gara stagionale a Miami-Homestead nel 2026) in base ai punti conquistati nel Round of 8, dunque sarà fondamentale essere competitivi in tutti e tre gli appuntamenti. Poi, in Arizona, l’ultimo short track stagionale dove, nella corsa dello scorso marzo, a vincere fu Christopher Bell.

Come detto, al momento si presentano due possibili scenari per i playoff, uno in cui Shane van Gisbergen viene eliminato nel Round of 16 ed uno in cui, invece, il neozelandese passa al Round of 12 in grado di contendersi letteralmente in un “uno contro tutti” addirittura l’accesso al penultimo turno in quella che potrebbe essere la quinta vittoria stagionale (sui sei stradali in calendario nel 2025, appuntamento in victory lane mancato solo ad Austin) per la #88.
In molti temono van Gisbergen, forse più i tifosi (che vedrebbero in un approdo di Shane al Round of 8 l’ennesimo oltraggio da parte della NASCAR – nel senso di chi decide il format del campionato – nei confronti della NASCAR – intesa come sport – stessa) che i piloti che devono affrontarlo in pista. La crescita di SVG sugli ovali è stata convincente, ma al momento van Gisbergen vale un piazzamento fra il 15° e il 25° posto in media.
16 punti di vantaggio sulla linea del taglio non sono molti, anzi, ma nel primo round c’è sempre stata qualche sorpresa negativa, un pilota che si ritira in due gare su tre (Erik Jones fece addirittura un cappotto di ko nel 2019), una rottura meccanica per un pilota che era poco sopra la linea di galleggiamento. In sintesi, Shane ha la possibilità di passare il Round of 16. Per il neozelandese, tuttavia, ovviamente puntare al campionato è quasi impossibile e si dovrà accontentare del titolo di rookie dell’anno (già in tasca visto che l’unico altro rookie è il già citato Herbst) e di quattro – o cinque – vittorie stagionali. Shane potrà anche contribuire al titolo costruttori in cui la Chevy parte da quota 690 punti, a +20 su Toyota e ben +88 sulla Ford.
Tolta la variabile SVG, permane l’equilibrio. Byron ha iniziato forte e chiuso forte, ma nella fase centrale aveva accusato un lieve calo, Larson dopo il maledetto Double Duty non è più stato lo stesso e solo nella parte finale finale della regular season si è riaffacciato con costanza ai piani alti, Bell non vince una gara dall’inverno dato che la tripletta Atlanta-Austin-Phoenix si è sviluppata fra il 23/2 ed il 9/3, Blaney è andato in crescendo ma deve sempre evitare la sfortuna.
Rimane dunque la carta Hamlin che si è qualificato per i playoff per la 19esima volta in carriera sui 20 tentativi (ha mancato solo il 2013 quando, da infortunato, saltò quattro gare) e che va ancora alla caccia del primo titolo in carriera. Sarà la volta buona? Solo Denny potrà dircelo perché, come spesso successo in passato, tutto passa dalle sue mani e dalla sua testa che non dovrà perdere lucidità nei momenti decisivi. E lo si è visto in parte già nelle scorse settimane con quattro vittorie su piste molto diverse fra loro (Martinsville, Darlington, Michigan e Dover), ma anche parecchi piazzamenti fuori dalla top20 frutto anche di mancanze sue e della pit crew.
Mai come quest’anno, probabilmente, la vittoria del titolo sarà una vittoria di squadra, dal pilota al crew chief, dal car chief alla pit crew. Ogni elemento dovrà funzionare al meglio nei momenti cruciali. E qui, forse, in casa Penske si spera nell’ennesima rimonta sottovalutata dagli avversari. Il già citato Blaney è in ripresa, Cindric punterà a Talladega (ma potrebbe essere troppo tardi) e comunque a Gateway ha già vinto, Logano sicuramente ha messo nel cerchietto rosso quattro piste: Darlington, New Hampshire, Las Vegas e Phoenix, le tre che aprono ciascuno dei round e poi il gran finale. Nulla che non si è già visto, almeno negli anni pari.
A seguire le possibili mine vaganti, quelle vetture che finora hanno conquistato solo una vittoria in stagione ma che sulla carta ne potrebbero valere di più: c’è la costanza di Elliott che però ha visto pochi spunti da vittoria, c’è Briscoe ha conquistato pole su pole, ma poi ha portato a casa piazzamenti in top5 che non potrebbero bastare al Round of 8, ci sono Wallace e Chastain con vetture di seconda fascia a caccia di nuovo di un posto a Phoenix come già successo a Reddick e allo stesso Ross in quel magico 2022.
Mancano all’appello i tre veri outsider dei playoff, ovvero Berry, Austin Dillon e Bowman. Solo il pilota della #48 ha la chance di avanzare in caso di tre gare lineari. Il potenziale della vettura c’è ed Hendrick è in grado di sostenere quattro auto oltre il primo turno. Il distacco di Alex dal taglio al momento è di soli cinque punti, dunque nulla di irrecuperabile, anzi. Per Berry e Dillon, invece, solo tre domeniche fortunate di fila permetterebbero il proseguimento del sogno.
Con appena 30 punti fra primo e 16° posto e l’aver citato solo un paio di piloti quasi out fin dalla partenza implica ovviamente che ad uscire al Round of 16 ci potrebbero essere una o due sorprese totali. Individuare quale potrebbe essere il momento di svolta è difficile ma, vedendo le gare recenti, paradossalmente il colpo di scena potrebbe arrivare più a Darlington o a Gateway che a Bristol, a meno che si crei una magica combinazione fra temperature e gomme in materia di degrado degli pneumatici.
Da non sottovalutare, infine, la variabile aggiuntiva di questa stagione: il punto addizionale per il giro più veloce. È stato proprio con questa arma, ad esempio, che in ben tre stradali (Austin, Città del Messico e Watkins Glen) in cui aveva accusato problemi meccanici o incidenti a inizio corsa, Kyle Larson, dopo le riparazioni, ha portato a casa altrettanti giri più veloci pur mettendo insieme un 32°, un 36° e un 39° posto, tre punti che hanno permesso alla #5 di scavalcare Elliott in classifica generale, artigliare il terzo posto e quel playoff point in più che gli ha permesso di iniziare i playoff primo alla pari di Byron, ma davanti per numero di vittorie.
Dunque, saranno dieci gare tutte da vivere sul filo del rasoio. E sul filo dei punti. Tutte da vivere (anche, se non soprattutto) in diretta su p300.it.
Il programma del weekend a Darlington
Sabato 30 agosto:
15:00 Prove libere Cup Series (TruTV)
16:10 Qualifiche Cup Series (TruTV)
Notte fra domenica 31 agosto e lunedì 1° settembre:
0:00 Gara Cup Series (diretta PPV su p300.it x Recast TV con possibilità di visione anche in differita; USA)
In pista a Darlington anche la NASCAR Truck Series. A Portland, invece, impegnate Xfinity e ARCA West Series.
Immagini: Media NASCAR
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