NASCAR | Anteprima Chase O’Reilly Auto Parts Series 2026

Di: Gabriele Dri
NascarLiveITA
Coautore: Francesco Gritti
Pubblicato il 2 Settembre 2026 - 21:45
Tempo di lettura: 14 minuti
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NASCAR | Anteprima Chase O’Reilly Auto Parts Series 2026
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Justin Allgaier contro tutti, nuovamente. Qualcuno saprà togliere il titolo della NASCAR OAP Series al campione 2024 che potrà sfruttare ancora di più a suo favore il format della Chase?


Cambia il format, ma sembra di essere tornati a due anni fa, quando Justin Allgaier sembrava l’unico in totale controllo della categoria e attorno a lui c’erano soltanto o quasi dei giovani in rampa di lancio, ma non ancora abbastanza per lottare per il titolo. Quest’anno poi il cambio di format col ritorno della Chase sembra un ulteriore assist per la #7 del JR Motorsports che parte una spanna avanti a tutti, non solo nel punteggio.

I 12 piloti

Come ogni anno, a taglio avvenuto dobbiamo confrontare i qualificati con quello che nell’anteprima era definito il “numero magico”, ovvero i piloti a tempo pieno iscritti alla O’Reilly Auto Parts Series. L’incognita su Corey Day ed Hendrick Motorsports è svanita abbastanza in fretta, dunque il numero obiettivo era di 13. E invece alla fine è arrivata la sorpresa più grande.

Con un team appena al terzo anno a tempo pieno, e alla prima stagione con due auto in griglia, Viking Motorsports ha colto di sprovvista tutti, nemmeno col veterano Anthony Alfredo, bensì col giovane occhialuto Parker Retzlaff, uno che meriterebbe sedili ben più nobili. Invece, il pilota della #99 ha sorpreso tutti ed inizierà la Chase addirittura dal nono posto.

Dunque, a rimanere col cerino in mano sono stati due big e, dopo la tagliola di Daytona, rimarranno “a casa” due piloti del Joe Gibbs Racing, il primo è William Sawalich, protagonista di alti e bassi e al quale non è bastata la vittoria di Rockingham, il secondo è Brent Crews che si è perso un po’ sul più bello. Dopo aver saltato quattro gare per non aver raggiunto ancora la maggiore età, a maggio era già entrato in top12 prima che il biglietto gli sfuggisse via di mano fra qualche errore di gioventù (come in Iowa) e la sfortunata rottura del motore a San Diego dove poteva raccogliere molti punti.

Detto del deserto di Ford, alla Chase ci vanno, grazie al dimezzamento di JGR, ben 10 Chevrolet e appena due Toyota, ovviamente entrambe della scuderia del Coach e con al volante Brandon Jones e Taylor Gray. Per la casa col farfallino, en plein di JR Motorsports, malgrado piloti sparsi ovunque per compiere l’intera stagione, con Allgaier, Kvapil, Smith e Caruth. Nessuna defezione nemmeno in casa Haas (Creed e Mayer) e RCR (Love e Hill), mentre un pilota a testa lo portano Hendrick Motorsports (Day) e il citato Viking con Retzlaff.

Di seguito verranno presentati uno per uno i piloti qualificati in ordine di classifica dopo il reset del punteggio. Le monografie sono a cura di Gabriele Dri e Francesco Gritti.

Justin Allgaier (2100)

Come da pronostico, anche in questa stagione con il super veterano contro la schiera dei giovani, Justin Allgaier ha avuto – per il momento – la meglio su tutti. E se in molti pensavano che la regolarità sarebbe stato il punto di forza della #7 con il nuovo/vecchio format, ecco che Allgaier ha piazzato sei vittorie nelle prime 24 gare. Due gli spunti decisivi, uno a inizio primavera con tre successi (Phoenix, Darlington e Martinsville), uno a inizio estate con la doppietta Nashville-Pocono seguita poi da un’altra vittoria ad Atlanta. A qualificazione matematicamente ottenuta con ampio anticipo e primo posto nella regular season praticamente in tasca, Justin ha tirato un po’ i remi in barca e gestito la situazione, ma nel complesso è stato sempre in zona. Ora però serve rimettere le marce alte per riconquistare il titolo. La questione non dovrebbe essere troppo difficile, ma mai dire mai.

Carson Kvapil (2075)

Per la sorpresa di nessuno, Carson Kvapil è sbocciato definitivamente. L’alternanza di team non ha spaventato in alcun modo il figlio d’arte, che si è diviso fra JR Motorsports, squadra con cui affronterà la Chase, e DGM Racing per motivi di budget. L’esperienza ha quindi premiato il ventitreenne originario di Mooresville, North Carolina, che è balzato in seconda posizione nel finale della regular season grazie a una serie di risultati positivi.

L’estate del giovane è stata fondamentale per permettergli di agguantare la seconda posizione nella regular season. Le due vittorie sono infatti arrivate a Indianapolis e Iowa, mentre molte delle 9 top 5 e e delle 15 top 10 sono arrivate nell’ultima decina di gare. Parlare di titolo è forse troppo presto per il protetto di JR Motorsports, ma sicuramente il potenziale per bissare l’ottimo risultato di fine 2025 (anno in cui ha vinto il prestigioso ROTY) c’è eccome.

Sheldon Creed (2065)

La maledizione è stata sconfitta per sempre… ma in fin dei conti i successi ora sono passati da zero a uno. Ed ora, quindi, è tornato il caro vecchio Sheldon Creed. Il primo successo in OAP Series ad Atlanta da parte del pilota Haas si sperava fosse sinonimo di rottura degli argini ed il ritorno più frequente in victory lane. Invece, da febbraio in poi, tante top5, molte top10, qualche gara imprevedibilmente anonima, qualche controprestazione in qualifica a compromettere l’inizio di gara e lasciare per strada parecchi stage point. In sintesi, il solito Creed ma con un trofeo in più in bacheca. Sheldon, però, ha approfittato a sua volta delle controprestazioni generali, come ad esempio quelle della coppia RCR, per salire fino al terzo posto in classifica generale e quindi avere un buon bottino di partenza. Ma la strada, in ogni caso, appare in salita.

Jesse Love (2060)

Essere delusi per il 2026 di Jesse Love è un po’ come andare a un ristorante stellato e scoprire che i grissini che vengono serviti sono gli stessi che si trovano in una qualsiasi trattoria: certo, magari ci si aspettava qualcosa di meglio, ma in fondo non è quello ciò che fa cambiare drasticamente il giudizio nei suoi confronti. Il ventunenne di Menlo Park, infatti, ha già conquistato la soddisfazione più grande possibile per un pilota del suo calibro, il salto in Cup Series.

Love, campione in carica, non ha mai portato la Chevrolet #2 di Richard Childress Racing in victory lane durante questa stagione, ma, nonostante ciò i risultati positivi del giovanissimo non mancano, visto che si è aggiudicato 7 top 5 e 13 top 10 nelle prime 24 gare della stagione. Per quanto non sia il principale candidato al titolo, Jesse potrebbe davvero fare la differenza in un format come la Chase, che premia la costanza più della performance singola.

Austin Hill (2055)

Analizzare la stagione di Austin Hill sicuramente non è semplice, perché c’è un prima e un dopo il 21 maggio, ovvero prima e dopo la tragica e inaspettata scomparsa di Kyle Busch. Dietro le quinte, poi, Love stava peggiorando la situazione involontariamente dato che è praticamente certo che fosse già in trattative con Wood Brothers per il suo passaggio in Cup Series. Dunque, citando il famoso comunicato di Richard Childress al momento dell’addio di Reddick in direzione 23XI, “il timing di queste notizie non poteva arrivare in un momento peggiore”.

Non potendo affidare la #8 in Cup Series a Love in quanto sulla porta di uscita (e si sa quanto Childress sia rancoroso, leggenda dice che non abbia ancora perdonato Reddick dopo quattro anni), RCR ha preso la decisione di mettere Hill a tempo pieno su due vetture, costringendolo ad affrontare il doppio degli impegni oltre a dover convivere col peso personale di essere l’erede designato, e poi confermato, di Kyle Busch. Due vittorie, una classica a Daytona e l’altra più combattuta a Coronado, ma per il resto si è visto molto – cioè poco – l’Hill del 2025, vittima più della flessione tecnica del team che delle abilità del pilota che ora è chiamato ad un ultimo urrà prima di salutare la categoria.

Brandon Jones (2050)

La stagione 2026 di Brandon Jones è un fac simile, una copia carbone, della precedente oramai da diversi anni (escludendo la parentesi in JR Motorsports). La cosa inaspettata, però, è che sia il ventinovenne di Atlanta, Georgia, il “cavallo di troia” di Joe Gibbs Racing, dati i numerosi alti e bassi in classifica da parte dei compagni di squadra, ben più quotati di lui in ottica futura da parte della maggioranza degli analisti.

Escludendo il successo (a mio dire inaspettato) a Chicagoland, infatti, la stagione di Jones è stata costellata da buoni risultati (tra cui spiccano 6 top 5 e 14 top 10), seppur sia mancata quell’esplosività tipica dei grandi talenti. Il cambio di format, però, potrebbe sorridere a un pilota costante e coriaceo come quello della Toyota #20, visto che la striscia positiva a cui ci ha abituato potrebbe permettergli di lottare per le posizioni che contano in caso di scivoloni importanti da parte degli avversari diretti.

Corey Day (2045)

Corey Day forse non conosce i trattati statistici di Carl Friedrich Gauss, tuttavia la sua regular season si può riassumere con la “creazione” più nota del matematico tedesco, la distribuzione normale più nota come gaussiana. Sul 2026 della #17 c’erano parecchie incognite lo scorso inverno, visto che questo era il primo impegno a tempo pieno per Hendrick Motorsports nella categoria cadetta in due decenni, invece la vettura ha convinto e anche il pilota lo ha fatto.

La spada di Damocle all’inizio dell’anno si è sentita su Corey Day, in quanto “protetto di Kyle Larson” e gli incidenti – tutti in cui la colpa era sua e per la rabbia degli avversari ne usciva sempre indenne – causati sono stati parecchi, dunque il pilota ha dovuto lavorare anche internamente prima di esprimersi al meglio. Il punto di svolta è stato l’assurdo incidente con Zilisch nel finale di Austin. Da lì in poi è arrivato il discorsetto di Rick Hendrick e Corey ha preso a volare, conquistando ben due vittorie, una a Talladega e una ancora più convincente a Dover. Il picco, con annesso terzo posto in classifica generale, ha visto però l’arrivo della coda della gaussiana e tre ko in quattro gare hanno portato a quattro posizioni (e tanti punti dopo il reset) perse in classifica generale. Urge, quindi, un cambio di distribuzione con il consulto di un matematico diverso. Magari non era una gaussiana, ma solo una sinusoide.

Sammy Smith (2040)

Anno nuovo, solita storia: chi è Sammy Smith? Arrivati ad un punto in cui a momenti ci si dimentica pure che faccia abbia, qualche dubbio alla fine è venuto persino a Dale Jr. e quindi a fine stagione il pilota della #8 cambierà aria, forse in direzione Haas in vista di uno scambio fra omonimi con Mayer. Forse è arrivato anche per questo il cambio di prestazioni per Sammy: sei top10 nelle prime sette gare, da allora appena quattro (e due sole top5) nelle restanti 17. Troppo poco per essere al JR Motorsports, visto che il salto di qualità, malgrado le sparute vittorie degli anni scorsi, non è mai arrivato definitivamente. Le aspettative, quindi, sono basse e solo un tardivo risveglio potrebbe portare Sammy a sperare di lottare per il titolo.

Parker Retzlaff (2035)

La più grande sorpresa in questa Chase è assolutamente Parker Retzlaff, non tanto perché nessuno sappia chi sia e perché sia qui (anche perché il suo talento è stato comprovato più e più volte in diverse serie), ma perché è riuscito a battere i colossi della O’Reilly Auto Parts Series guidando per un piccolo team come Viking Motorsports (battendo nettamente tra l’altro un nome importante come Anthony Alfredo). Certo, i risultati finora non sono stati entusiasmanti (ha ottenuto 4 top 5 e 10 top 10 in 24 gare), ma tutto ciò non giustifica l’impegno che è stato messo da parte del classe 2003 nato a Rhinelander, Wisconsin, nel portare sempre il più avanti possibile, spesso trascendendo nel miracoloso, la Chevrolet #99.

Retzlaff è un talento finissimo, un pilota calcolatore in un campionato dove il talento puro conta sempre meno e dove la tecnica deve essere affinata sempre di più anno dopo anno per rimanere sulla cresta dell’onda. Nonostante ciò, il 2027 non sarà (con tutta probabilità) l’anno di Parker, anche se una serie di risultati positivi come quelli della regular season potrebbe permettere a qualche “big” di prendere sotto la sua ala il “Nerd” della O’Reilly, o almeno così speriamo. In quel caso, potremmo veramente assistere alla nascita di una leggenda.

Sam Mayer (2030)

Ecco, se per Day si è accennato alla sinusoide, per Mayer questo andamento si è visto parecchio e la frequenza del ciclo è stata molto alta. Gare positive seguite ad altrettanti ko si sono succeduti con fin troppa velocità, anche per colpa di qualche incidente in cui il pilota Haas si è trovato dal lato sbagliato della barricata. Sicuramente Mayer avrebbe meritato di iniziare i playoff più in alto, invece la distanza da chi si giocherà il titolo è già notevole, quindi serviranno nove gare perfette per risalire la china. E chissà se le voci di mercato citate in precedenza lo distrarranno oppure lo caricheranno. Sicuramente Sam dovrà pensare gara per gara, senza strafare, altrimenti l’oscillazione potrebbe ripartire in maniera frenetica.

Taylor Gray (2025)

La stagione di Taylor Gray è stata deludente? Non proprio. Poteva (e doveva) andare meglio? Assolutamente sì. Il ventunenne di Artesia, Nuovo Messico, non è riuscito a concretizzare il potenziale già dimostrato durante la sua prima stagione nella serie di mezzo nonostante, comunque, la velocità non sia mancata, anzi. Il pilota della Toyota #54 di Joe Gibbs Racing ha dimostrato in più occasioni di non essere secondo a nessuno in quanto a velocità pura, anche se le gare, soprattutto quelle di NASCAR, si vincono pazientando.

L’unico successo stagionale di Gray è arrivato a Kansas. Oltre a quello, il giovane protetto di TRD, non ha saputo mettere in pratica ciò di cui è capace, soprattutto nel lungo periodo. A giustificare questa affermazione ci pensano i risultati. Taylor si è portato a casa solo 3 top 5 e 9 top 10 in una regular season costellata da tantissimi ritiri, problemi ed errori, a volte frutto di forzature, altre di pura e semplice sfortuna. La Chase potrebbe fare respirare a pieni polmoni un pilota molto talentuoso che, nonostante ciò, si è trovato letteralmente a boccheggiare per gran parte dell’anno.

Rajah Caruth (2020)

Rajah Caruth ha confermato le aspettative strappando l’ultimo pass per la Chase. Il ventiquattrenne nato ad Atlanta, in Georgia, è riuscito a battere (con un pizzico di fortuna) altri piloti ben più quotati, conquistando l’accesso alla lotta titolo in quella che è la sua prima stagione nella serie. Così come Kvapil, l’afroamericano si è diviso su più vetture (la #88 di JR Motorsports e la #32 di Jordan Anderson Racing), ma affronterà la seconda fase della stagione sulla Chevrolet offertagli da Dale Jr.

I risultati di Caruth non sono impressionanti, anche se, comunque, non si può certo giudicare in modo negativo la sua regular season. Il bottino del nativo della Georgia consiste, infatti, in 2 top 5 e 8 top 10 (due delle quali ottenute con JAR), risultati non eccelsi, certo, ma sicuramente degni di nota per un pilota che deve ancora ambientarsi del tutto in un campionato complesso come la NASCAR O’Reilly Auto Parts Series.

Cosa può succedere

Inutile negarlo: Justin Allgaier è il favorito numero uno al titolo. Visto il suo approccio alle gare, la Chase senza eliminazione gli si addice molto di più. E se pensiamo che due anni fa, in una situazione simile ma col format a scaglioni, ha vinto ugualmente il titolo, allora in questo 2026 per la #7 il bis potrebbe essere a portata di mano. Quasi quasi verrebbe da dire che la vera scommessa è capire se Allgaier chiuderà i giochi addirittura con una gara di anticipo o no.

Per la OAP Series questa è la prima edizione dei playoff con la Chase, infatti nel 2016 la allora Xfinity Series balzò direttamente dal format con la stagione completa su 33 gare a quello a eliminazione su 26+7 tappe. Ora, invece, debutta anche qui la Chase e la suddivisione scelta è stata quella del 24+9, con le corse di Darlington e Gateway inserite “in corsa” nei playoff dato che il cambio di modalità di assegnazione del titolo è arrivato dopo l’annuncio del calendario 2026.

Dunque, nove gare per assegnare il titolo, nove gare in cui si sommeranno tutti i punti dopo il reset (semplice bonus di 100-75-65-60-55-… ai primi dodici in classifica generale dopo Daytona), stage e giri veloci inclusi. A poter fare la differenza saranno ancora le vittorie, non per passare il turno, bensì per creare un gap rispetto agli altri visto che il primo posto quest’anno assegna 55 punti ed il secondo 35.

Dopo un’estate da short track, la Chase torna sui binari ben noti, visto che ci saranno tre ovali da 1.5 miglia (Las Vegas, Charlotte e Miami), tre short track (Bristol, Phoenix e Martinsville) e tre ulteriori ovali “anomali” come Darlington, Gateway e Talladega. Nessuno stradale dunque, una pecca nell’equilibrio generale campionato e che risponde alla sollevazione popolare (mah…) che ha riportato la gara della North Carolina dal Roval – come se i motivi che portarono alla creazione di questo circuito fossero stati risolti – di nuovo sul circuito esterno.

Dunque, chi potrà prima di tutto riprendere e poi superare Allgaier in vetta? La stagione di Carson Kvapil ha già stupito in positivo, specialmente pensando al fatto che un anno fa nemmeno si sapeva come si sarebbe sviluppata la sua stagione a tempo pieno e su quali vetture. Stessa cosa anche per Rajah Caruth, anche se ovviamente il pilota di Atlanta non ha ottenuto lo stesso bottino. Ora entrambi da qui a fine anno saranno sulle vetture principali, rispettivamente la #1 e la #88, dunque nessun giramento di testa da cambio di team di settimana in settimana.

A questo proposito, è diversa la Chase per i piloti da quella degli owner. Infatti, i supplenti di Crews sulla #19 sono riusciti a portare questa vettura ai playoff ai danni della #54 mentre anche chi si è succeduto sulla #1 e sulla #88 in assenza di Kvapil e Caruth hanno portato le vetture ai playoff, anzi se la #1 è comunque seconda dopo il reset, la #88 invece è addirittura terza. Per questa classifica valgono le medesime regole del titolo piloti. Per la questione rookie of the year, invece, tecnicamente tutto aperto: Crews non qualificandosi alla Chase ha tenuto aperto i giochi nei confronti di Patrick Staropoli, ma il vantaggio pare ormai incolmabile fin da oggi.

Dunque, tornando al punto cruciale, nessuno sembra avere tutte le carte in tavola per scalfire la leadership di Allgaier. I compagni di squadra come Kvapil, Caruth e l’affiliato Day possono metterci il coraggio, ma devono anche affrontare piste su cui hanno corso poco con questa vettura e ancor meno con la pressione dei playoff sulle spalle. Sammy Smith, già verso la porta di uscita, non sembra in grado nemmeno di poter sfruttare l’esperienza in più a suo vantaggio.

Rimanendo in casa Chevy, per RCR si sta per chiudere un capitolo, ma bisogna farlo nel modo migliore. Austin Hill ha sì vinto, ma convinto poco, Jesse Love da campione in carica è invece ancora a secco quest’anno e a differenza del 2025 in cui le avvisaglie c’erano, pure lui in qualche weekend è sembrato incapace di mettere quel qualcosa in più per sopperire alle mancanze tecniche. E, forse per questo, in vista del 2027 ha deciso di cambiare totalmente aria.

Per quanto riguarda Haas, solo mettendo basi migliori in qualifica ed esponendosi di conseguenza a rischi minori (perché la fortuna bisogna anche costruirsela), allora si potrà pensare a puntare per il titolo. Con un Creed tornato nel suo mood da “secondo posto in poi”, paradossalmente Mayer sembra quello più pronto per un attacco al bersaglio grosso, tuttavia il gap di partenza sembra già fin troppo ampio.

Anche in casa Toyota pochi sorrisi in partenza. Brandon Jones è sì un pilota di costanza, ma sicuramente almeno un gradino dietro a molti altri, ha le sue piste in cui vola (occhio a Darlington e Kansas), ma senza format a eliminazione avere sole due tappe a favore su nove non aiuta, quindi serve davvero un cambio di passo che un Taylor Gray, quasi insperatamente arrivato ai playoff, deve essere in grado pure lui di fare.

Il jolly rimane Parker Retzlaff: da lui nessuna pretesa finale, anche solo arrivare in top5 in qualche corsa sarà un successo. L’unico dato certo è che ci saranno più tifosi per lui che per moltissimi altri piloti qualificatisi per la Chase.

Il programma del weekend a Darlington

Sabato 5 settembre:

19:30 Prove libere OAP Series (CW App)

20:35 Qualifiche OAP Series (CW App)

Notte fra sabato 5 e domenica 6 settembre:

1:30 Gara OAP Series (diretta su p300.it e CW)

In pista a Darlington anche la NASCAR Cup Series che inizierà anch’essa la Chase.


Immagini: Media NASCAR

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