Sarà finalmente l’anno buono per Hamlin oppure qualcun altro si metterà fra la #11 ed il trofeo del campione. Un Blaney in risalita potrebbe essere il principale contendente
Anno nuovo, playoff nuovi. Inizia a Darlington questa domenica la Chase che assegnerà il titolo 2026 della NASCAR Cup Series. Un ritorno al passato, visto che dopo 12 anni di format a round con eliminazioni progressive ora si torna “alle origini”, ovvero al secondo turno su 10 gare in cui si terrà conto di tutti i risultati in seguito al reset del punteggio avvenuto dopo Daytona, un po’ come successo fra 2004 e 2013. Come spesso è successo, Denny Hamlin parte con i favori del pronostico. Come è sempre successo, dovremo vedere se riuscirà a conquistare il primo titolo in carriera.
I 16 piloti
Niente più win&in per arrivare ai playoff, sono contati solamente i punti conquistati nelle prime 26 gare, nei Duel e in tutte le stage, per arrivare in top16 ed essere qualificati per la Chase. Dopo Daytona un semplice reset del punteggio con 100 punti bonus assegnati al vincitore (anche se questo “titolo” non viene più assegnato) della regular season, dunque punteggi a scalare di 75, 65 e poi a degradare di cinque in cinque fino agli 0 aggiunti al 16° e ultimo qualificato. Tutto, qua nulla di troppo complicato, da qui in poi si ricominciano a sommare punteggi senza scarti o eliminazioni fino al gran finale di Miami.
La parte del leone la fa sicuramente Toyota che ha portato ai playoff tutti i big del suo schieramento con sei auto totali e di queste ben cinque nella top6 con l’unico intruso rappresentato da Ryan Blaney. Joe Gibbs Racing rappresentato al completo con Denny Hamlin, il grande favorito, Ty Gibbs, Chase Briscoe e Christopher Bell mentre 23XI Racing ha ancora in corsa Tyler Reddick (a lungo in testa alla graduatoria dalla Daytona 500 vinta in poi, prima di spegnersi) e Bubba Wallace.
Cinque a testa, invece, le auto di Ford e Chevolet. L’ovale blu può puntare con il citato Blaney, unica spina continuativa nel fianco dei giapponesi, tuttavia anche Penske ha fatto cappotto con Joey Logano e Austin Cindric. Più sorprendente, forse, ma frutto di una regolarità insita nella mentalità del team, la presenza di RFK Racing con ben due vetture, quelle di Chris Buescher e Ryan Preece.
Infine, last but not least, Chevolet che anch’essa ha ancora all’attivo due team per un complessivo 3+2. Hendrick Motorsports ha perso per strada fin da subito Bowman, tuttavia Chase Elliott, Kyle Larson e William Byron si sono qualificati senza problemi, ma anche senza spunti notevoli. Sorpresa invece per le ultime due auto, con uno Spire Motorsports in costante crescita – sulle cause si può discutere, eventualmente anche in tribunale come ha chiesto JGR – e che vede ben piazzati in top16 Daniel Suárez, unico non americano dopo che van Gisbergen ha mancato la qualificazione sul filo di lana, e il rampante (delle volte fin troppo) Carson Hocevar.
Di seguito verranno presentati uno per uno i piloti qualificati in ordine di classifica dopo il reset del punteggio. Le monografie sono a cura di Gabriele Dri e Francesco Gritti.
Denny Hamlin (2100)
Denny Hamlin è come il vino: più invecchia, più migliora. Il quarantacinquenne nato a Tampa, Florida, ma originario della Virginia è da oramai due decadi un protagonista indiscusso della NASCAR Cup Series, nella quale ha rappresentato la #11 Joe Gibbs Racing fin dal suo debutto, avvenuto a fine 2005. In questi anni, Hamlin non è mai riuscito a raggiungere l’obiettivo di ogni pilota, il titolo, nonostante sia considerato una leggenda vivente di questo sport.
Il 2026 di Hamlin, però, è stato ancora più brillante del previsto. L'”Eterno Secondo” ha, infatti, conquistato 4 vittorie (Las Vegas, Nashville, Michigan e Pocono), oltre a 15 top 5 e 18 top 10 in 26 gare, risultati incredibili anche per un peso massimo della categoria qual è il pilota della Toyota #11, il quale si è portato a casa più di 1000 punti nel corso della regular season. Come si dice ogni anno (venendo smentiti costantemente), questa potrebbe essere l’ultima occasione per il veterano di diventare campione della Cup Series. Per quanto la Chase sia un format meno spettacolare e più “meritocratico”, Denny dovrà resistere per altre 10 gare se vorrà raggiungere quel titolo che sta rincorrendo da 20 stagioni. Che la ventunesima sia quella buona? Solo il tempo ce lo dirà, ma una cosa è certa. Denny “non è vero che non ha più l’età” (per citare una canzone poco conosciuta dei Quercia) per lottare e raggiungere il sogno di una vita.

Ryan Blaney (2075)
Chissà come sarebbe andata con una pit crew migliore (al punto che nei playoff “riceverà” quella di Cindric). Chissà come sarebbe andata senza tre ko su tre (classica fortuna per lui) sugli amati superspeedway. Chissà come sarebbe andata senza Nemechek di mezzo a eliminarlo a Indianapolis togliendogli il milione di dollari dell’In-Season Challenge. Eh già, perché senza questi impicci Ryan Blaney avrebbe potuto giocarsi molto meglio la regular season.
Dopo un inizio altalenante, culminato con la vittoria di Phoenix, grazie ad una estate alla segna della costanza ad alti livelli (clamorosa la sequenza di sette piazzamenti consecutivi fra sesto e decimo posto) culminata poi nel successo di Atlanta, Blaney ha cominciato a sognare un clamoroso recupero dal quarto posto in classifica generale, favorito dal crollo di Reddick e guadagnando anche su Hamlin. Alla fine la terza vittoria in New Hampshire è arrivata troppo tardi: i guai di Indianapolis e Richmond gli erano costati punti preziosi. Poco male, Blaney inizierà la Chase dal secondo posto e, al momento, pare essere l’unica insidia nel fianco delle Toyota.

Tyler Reddick (2065)
Tanto fumo, tanto arrosto, questo il 2026 di Tyler Reddick. Solo che l’arrosto, a quanto pare, è andato a ruba molto presto. Il trentenne di Corning, California, ha iniziato la stagione dominando, salvo poi sprofondare sempre di più, prima nella classifica delle singole gare, e poi in quella di campionato. Basti pensare che ha conquistato oltre 100 punti in meno rispetto a Hamlin nella regular season quando, a pochi round da Daytona, sembrava addirittura una certezza la conquista del “titolo” di metà campionato.
Il bottino di Reddick non è comunque male, anzi. Il californiano si è portato a casa 5 vittorie (Daytona, Atlanta, COTA, Darlington e Kansas), 11 top 5 e 16 top 10, risultati invidiabili. Bisogna, però, anche tener conto del luglio nero, costellato di problemi e performance sottotono, per descrivere con completezza il “capolavoro incompiuto” che è stato il 2026 di Reddick fino ad ora. La Toyota #45 di 23XI Racing si ritrova ora davanti a un bivio. Tyler può tornare in forma smagliante, dimostrando di poter lottare per il titolo fino alla fine, oppure continuare il trend estivo, che lo ha portato (inaspettatamente) lontano dai riflettori e dal vertice dello schieramento. Insomma, il californiano dovrà prendere una “decisione” che lo influenzerà anche negli anni venturi, e dovrà farlo subito.

Ty Gibbs (2060)
Ty Gibbs, seppur con molte difficoltà, è riuscito a diventare un “big” della Cup Series a soli 23 anni. Che ce ne si sia accorti o meno, il classe 2002 originario di Charlotte, North Carolina, è oramai uno dei piloti più temuti anche nella classe regina delle stock car, soprattutto per via di rendimento che gli ha permesso di essere sempre tra i primi, anche se spesso non nel ruolo di protagonista.
Le vittorie di Bristol e Iowa sono solo i picchi di una stagione piena di risultati positivi, in cui si è portato a casa 10 top 5 e 16 top 10. Gibbs (e con lui la Toyota #54 di Joe Gibbs Racing) è sbocciato nonostante ci abbia messo parecchio tempo a completare una “fioritura” travagliata. Ora che si è compreso il potenziale del pilota, gli avversari sanno che avranno a che fare con un osso duro per i prossimi 20 anni, ma, soprattutto, che Ty potrebbe conquistare il titolo in qualsiasi momento, basta che ci siano le condizioni giuste per farcela.

Chase Briscoe (2055)
In pochi erano convinti che la Toyota #19 di Joe Gibbs Racing potesse risplendere di luce propria anche senza Martin Truex Jr. Chase Briscoe è, però, riuscito a far ricredere anche i più scettici in un 2026 positivo, interamente all’insegna della costanza. Il trentunenne di Mitchell, Indiana, ha vinto solo una gara, a Chicagoland, ma, nonostante ciò, non mancano i risultati positivi, ossia 10 top 5 e 13 top 10.
Dopo un inizio di stagione estremamente travagliato, Briscoe è riuscito a scalare la classifica pian piano senza destare clamori, un’impresa più importante di quanto si possa pensare in un campionato come la NASCAR, che glorifica il singolo risultato senza badare troppo alla costruzione di esso. Con il nuovo format (e con questa forma) che Chase può farci divertire parecchio, soprattutto a Homestead.

Christopher Bell (2050)
Malgrado tutto, non si può definire “deludente” la stagione di Christopher Bell, per quanto chiaramente non abbia rispettato i pronostici. Una maturità non pienamente raggiunta da parte del classe 1994 di Norman, Oklahoma (nonostante sia giunto alla sua sesta stagione in un top team come Joe Gibbs Racing) si è fatta sentire particolarmente in un 2026 all’insegna della costruzione, dove la costanza svolge un ruolo fondamentale nella ricerca del titolo.
L’unica vittoria stagionale di Bell (Bristol) non è nemmeno arrivata in Cup Series, bensì in Truck. Non va sottovalutato, però, l’impegno che ha profuso in questa edizione della Cup Series, costellata di buoni risultati (11 top 5 e 13 top 10). Manca, però, quel guizzo, quella maturità che, in uno sport simile, fa parecchio. La dimostrazione di ciò solo i 7 secondi posti ottenuti durante questo 2026. Le lacune dimostrate da Christopher si sono fatte vedere, e ciò porta a farsi una domanda: ora che le ferite sono state esposte, riuscirà il pilota della Toyota #20 a curarle, oppure questa assenza di vittorie lo porterà a compiere errori grossolani durante la Chase? Anche qui, sarà il tempo a risponderci.

Chase Elliott (2045)
Quale sarà l’Elliott della Chase? Quello visto in primavera e che aveva vinto con convinzione prima a Martinsville e poi, ancora di più, in Texas, o quello balneare e che ha raccolto appena una top5 (quinto a Richmond) e due top10 nelle ultime 15 gare? Con risultati del genere è quasi un miracolo che il pilota della #9 sia riuscito a salvare questo piazzamento. Lui e Larson sono arrivati punto a punto, ma Elliott ha pagato a Kyle addirittura un centinaio di stage point, segno che Chase nella Chase dovrà migliorare soprattutto in qualifica e a inizio gara, altrimenti sul tavolo rischia di lasciare tanti punti ai rivali diretti, specialmente quelli di casa Toyota. E sarebbe un peccato, perché le piste in arrivo si addicono tanto ad Elliott che, qualora ingranasse la marcia giusta, potrebbe anche diventare un pretendente al titolo.

Kyle Larson (2040)
Ci possiamo definire delusi dalla stagione di Kyle Larson? Assolutamente sì. Il 2026 del campione in carica è stato da matita rossa? Non esattamente. Certo, è vero che il trentaquattrenne di Elk Grove, California, non vince una gara, O’Reilly esclusa (ha trionfato sia a Las Vegas che a Texas solo quest’anno), dalla AdventHealth 400 2025 (che si è tenuta l’11 maggio 2025), ma non si può parlare di tracollo per il campione in carica della Cup Series, vittima forse più di una competitività in fase calante per Hendrick Motorsports che di un suo declino.
Il bottino che ha ottenuto Larson nel 2026, è, infatti, di tutto rispetto. 9 top 5 e 13 top 10 sono risultati di tutto rispetto, per quanto chiaramente non siano “sufficienti” per lo standard a cui ci hanno abituato i campioni in carica. La Chase potrebbe dare una valvola di sfogo a tutto il team Hendrick, anche data la necessità di mostrare i denti dopo una regular season dominata dalle Toyota, e sono sicuro che Kyle sappia di dover trovare una forma che manca oramai da molto tempo per rispettare delle aspettative sempre crescenti sul suo conto.

Joey Logano (2035)
Sono bastate due gare a scatenare il panico, letteralmente. E anche inutilmente. Infatti, un Team Penske che deve trovare ancora la quadra – rispetto agli avversari – sugli ovali da 1.5 miglia unito ad un maggio orribile (quattro gare di fila fuori dalla top30) avevano portato Joey Logano addirittura al 20° posto in classifica generale a otto gare dai playoff. Il tre volte campione spacciato, visto anche il nuovo format?
No, infatti sono arrivati sul percorso molti short track a risollevare la #22 addirittura fino ad una tranquilla qualificazione dal nono posto. Non sono state otto gare perfette, tuttavia Logano le ha sapute sfruttare al meglio, partendo sicuramente dai successi di North Wilkesboro (quando c’è un appuntamento con la storia, raramente Joey manca l’appuntamento) e Richmond. Ora però tornano i cookie cutter e gli short track utili, quali Phoenix e Martinsville, potrebbero arrivare troppo tardi per puntare al quarto titolo in carriera.

Chris Buescher (2030)
Zitto zitto, senza spunti di rilievo (secondo a Talladega e quinto in Texas come uniche top5), Chris Buescher ha messo in pratica una stagione di regolarità che non lo ha portato solamente alla Chase, ma addirittura a iniziare la fase decisiva della stagione dalla top10. Sia chiaro, questo non basterà a rendere il taglio un possibile trampolino di lancio verso il titolo. Bisognerebbe ripescare negli archivi di RFK per trovare gli assetti magici di metà anni 2000 che portavano il team di Jack Roush costantemente ai piani alti con questo format. Sognare non costa nulla e la sequenza dei cookie cutter potrebbe mantenere aperta una porta verso la top5 in vista del clou di Talladega.

Daniel Suárez (2025)
Alla fine più di qualcuno ha dovuto rimangiarsi quanto detto durante lo scorso inverno. Non era piaciuto il modo in cui Daniel Suárez aveva lasciato Trackhouse per accasarsi a Spire Motorsports, puntando il dito soprattutto per gli appunti che il messicano aveva fatto alla gestione del precedente team e premendo così il metaforico pulsante di allarme. Discussioni sulla spy story fra JGR e Chris Gabehart a parte, ora la situazione vede Suárez (e Hocevar) ai playoff e invece nessuna vettura Trackhouse alla Chase con lo stesso Chastain che quest’anno sta premendo lo stesso pulsante d’allarme…
Certo, era difficile pronosticare un ritorno rapido di Suárez in victory lane, ancor di più in una corsa prestigiosa come la Coca Cola 600, ma in quel caso la strategia e lo sguardo migliore sul radar e sulla pioggia in avvicinamento sono stati decisivi. Ancor meno pronosticabile il fatto che, dopo il crollo finale di Carson, sia lui la migliore auto Spire a inizio playoff. Serve però una migliore costanza di rendimento, soprattutto in qualifica, per recuperare ulteriori posizioni. E sperare che il primogenito, in arrivo nei prossimi giorni, non lo svegli tanto di notte.

Carson Hocevar (2020)
Carson Hocevar è forse la mina vagante di questa Chase. Non perché non sia bravo, non perché sia entrato nella lotta titolo per un “colpo di fortuna” (anche perché l’assenza del “win-and-you’re-in” lo impedisce), ma perché spesso si sono visti dei limiti caratteriali che hanno impedito a questo ragazzo giovanissimo proveniente da Portage, Michigan, di portare a compimento la sua velocità e quella di una Chevrolet #77 di Spire Motorsports che ha superato ogni aspettativa a livello di competitività.
Il ventitreenne, fresco di una vittoria al cardiopalma a Talladega, ha conquistato 5 top 5 e 9 top 10, che sarebbero potute essere ben di più se solo non fosse stato coinvolto in errori o decisioni d’istinto, frutto molto spesso della sua verve e di un’esuberanza senza pari (che gli ha già procurato dei problemi in passato). Hocevar è ancora nella sua fase di “Violent Youth” (per citare un noto brano dei Crystal Castles), e, per questo motivo, questa Chase potrebbe davvero servirgli per maturare (e non solo a livello di guida). Carson ha un potenziale immenso, ma deve ancora dimostrare molto per poter ambire a diventare un grande campione.

William Byron (2015)
William Byron ha raggiunto la Chase con qualche difficoltà. Forse la flessione a livello di risultati della Chevrolet #24 di Hendrick Motorsports è il più grande segnale di allarme della crisi che sta passando tutto il team (e in generale, salvo poche eccezioni, tutto il mondo Chevrolet). La stagione del ventottenne di Charlotte, North Carolina, è un vero e proprio quadro impressionista dai bordi frastagliati, simbolo di un’età che avanza (non è più il baby prodigio di quasi 10 anni fa), ma, soprattutto, di quanto tre apparizioni consecutive al Championship 4 senza successo possano creare delle spaccature al morale di un pilota (soprattutto quando il format cambia).
L’assenza di vittorie non è l’unica cosa a preoccupare i fan di “Willy B.”. Già, perché l’erede di Jeff Gordon ha ottenuto solo 4 top 5 e 11 top 10 in 26 gare, risultati decisamente sotto le aspettative (soprattutto per i tanti “tonfi” nella parte bassa della classifica). Si parla sempre per ipotesi, ma questo “cambio di valori” potrebbe dare la spinta che serve a Byron per poter tornare là dove merita di stare, nelle posizioni di altissima classifica.

Bubba Wallace (2010)
Sembrava iniziato tutto bene in casa Wallace, anche sull’onda dei successi iniziali di Reddick in scia al quale c’era il compagno di squadra che, fino a Darlington, era in top3 in classifica generale. Poi, una primavera difficile, molto difficile, al punto che a fine maggio Bubba era precipitato al 15° posto. Non scontato per lui, ma segno di una maturità crescente, Wallace non si è abbattuto – tranne rari casi – e non ha perso il controllo personale, riuscendo a galleggiare anche quando in casa 23XI ha iniziato a imbarcare acqua anche Reddick (omettiamo ogni commento invece su un Riley Herbst, i cui miglioramenti non è chiaro se attribuirli a lui o alla vettura). Certo, visto l’inizio di 2026 le prospettive sembravano essere diverse, però la #23 rimane l’auto che più spesso può sorprendere e piazzare un ottimo risultato quando meno te lo aspetti. Per Wallace l’obiettivo sarà impedire che avvenga il contrario: deludere su una pista invece alla sua portata.

Austin Cindric (2005)
La progressione di Austin Cindric in Cup Series procede gradualmente e, al quinto anno a tempo pieno, è arrivata anche la quarta qualificazione alla fase decisiva. Quest’anno è mancato il successo di tappa, per ora, ma il pilota della #2 ha saputo mantenere di settimana in settimana una costanza di rendimento che gli ha permesso di evitare guai. Lampante, in questo caso, la striscia di inizio estate quando in cinque gare consecutive ha portato a casa due 13esimi e tre 14esimi posti. Nulla di trascendentale sia chiaro, però è sempre stato fuori dalla zona rossa in cui, ad esempio, era finito il compagno di squadra Logano. Per lui, obiettivo premio di consolazione, magari a Talladega, e top10 in classifica generale per migliorare l’11° posto del 2024.

Ryan Preece (2000)
Il colpo di reni in vista dei playoff è stato quello di Ryan Preece che ha battuto in volata un clamoroso Shane van Gisbergen che stava per sconfiggere il cambio di format “contra personam” che ha eliminato il win&in. Prima delle ultime due gare la #97 aveva 50 punti di vantaggio su Preece, e invece il pilota della #60 ha messo in pratica due gare al limite della perfezione, coronate a Daytona dalla prima vittoria in carriera in Cup Series.
Forse avrebbe meritato il passaggio del turno di più il neozelandese (quella in Florida è stata la prima top5 stagionale per Preece), ma per tutto l’anno Ryan ha galleggiato attorno alla linea rossa senza discostarsene troppo. E, probabilmente, giustizia è stata fatta perché non sarebbe stato giusto vederlo eliminato solo – o quasi – per via della discutibile penalità di 25 punti per aver tamponato volontariamente(?) Gibbs a Fort Worth. Quindi, bravo Ryan, a te il compito di metterti alle spalle qualcuno e di sognare in grande.

Cosa può succedere
Come da tradizione, la post season della NASCAR Cup Series si comporrà di 10 gare, solo che stavolta non ci saranno tagli o ulteriori reset del punteggio. 10 gare e 10 ovali dopo la discutibile idea, anche se minoritaria, nelle opinioni di riportare la gara di Charlotte dal Roval sulla pista da 1.5 miglia. Dunque, niente stradali nella Chase, una decisione presa in corsa a calendario già definito e che resterà in vigore solo per questa stagione, infatti nel 2027 il Watkins Glen tornerà nella fase decisiva della stagione.
Il campione verrà deciso molto probabilmente proprio sugli ovali da 1.5 miglia, ben quattro di cui tre consecutivi (Kansas, Las Vegas e Charlotte) che costituiranno il fulcro centrale della Chase, l’ideale premessa al gran finale, in cui sulla carta i giochi non dovrebbero essere ancora chiusi, di Homestead-Miami dove l’epilogo del campionato torna per la prima volta dal 2019.
L’apertura sarà molto diversificata invece: due ovali asimmetrici in sequenza, dalla forma simile ma completamente diversi, Darlington con il suo banking insidioso e Gateway, piatto e persino con i cordoli. Seguirà poi la classica nottata di Bristol in cui parecchi cuori potrebbero essere spezzati.
Dopo la sequenza di cookie cutter, invece un altalena di emozioni (o almeno si spera) con la tappa più temuta della Chase, ovvero Talladega, messa nel panino fra due short track, Phoenix senza più gran finale (occhio a Penske) e Martinsville dove gli animi potrebbero incendiarsi per l’ultima volta. Infine, le ultime 400 miglia di Miami col banking progressivo e il muretto a decidere i punteggi finali e il campione 2026.

Per colpa di Gateway, presenza recente in calendario per la Cup Series, ci sono appena due piloti che hanno vinto almeno una volta su tutte e dieci le piste della Chase. Non stupirà il fatto che questi due siano Denny Hamlin e Joey Logano. Uno è il grande favorito di questa Chase e guida la #11, l’altro viene temuto da tutti ed è al volante della #22. Ed è pure un anno pari, ma il Teorema di Logano quest’anno non dovrebbe essere rispettato, troppi i deficit di prestazione e troppe le incognite riguardo Joey sugli ovali intermedi, almeno in questa stagione.
Dunque, chi può fermare Hamlin verso il suo primo titolo? O un compagno di squadra come Christopher Bell, se arrivasse una vittoria a sbloccarlo dopo sette secondi posti, o una sorpresa come Ty Gibbs, che si è comportato molto bene nella regular season, o un Chase Briscoe che potrebbe iniziare al meglio la Chase, specialmente se fosse in grado di replicare le prestazioni recenti a Darlington. Oppure l’ennesimo colpo di sfortuna, imprevisto, blackout o chissà cos’altro di incredibile.
Uscendo da casa JGR, Ryan Blaney ha una grande chance per vincere il secondo titolo in carriera. Il pilota della vettura giallo fluo sembra essere in grado di sopperire alle mancanze tecniche del team ed ora avrà nel taschino, forse, una nuova arma: una pit crew diversa, infatti in casa Penske si è deciso di scambiare i deficitari meccanici della #12 con quelli della #2 di Cindric. Non il regalo di compleanno ideale per Austin, tuttavia Roger ha dovuto decidere su come ottimizzare le sue chance per il titolo e questa è stata la soluzione più drastica. Di Logano si è già detto, non di sola cabala si vive, anche perché il format è cambiato e quindi i Teoremi sono destinati ai libri di storia ormai e nel 2012 Joey era ancora troppo acerbo per ricavare delle correlazioni. Anzi, nemmeno correva con Penske allora.
Il grande enigma della Chase rischia di essere Tyler Reddick. La benzina è finita a inizio estate e la #45 ha trasformato i 129 punti di vantaggio che aveva su Hamlin dopo il Watkins Glen (dopo 12 gare stagionali) in 133 di ritardo dopo Daytona (ed erano 141 dopo Loudon). Uno swing di 270 punti nell’arco di 13 gare è al limite dell’inconcepibile, sono oltre 20 punti persi ogni maledetta domenica. La velocità di base sembra esserci ancora, ma la finalizzazione è stata terribile da parte del team, spesso in momenti diversi del weekend. Reddick ringrazierà il reset del punteggio e il fatto di aver guadagnato cinque punti ad Hamlin tornando davanti a Gibbs al fotofinish, ma recuperare l’inerzia è sempre il dato più difficile in NASCAR.
Grandi dubbi anche su tutto Hendrick Motorsports, team che esce da una estate da 6- (ad essere generosi) in pagella. Larson non vince da oltre un anno e pure lui ha dei momenti bui nell’arco del weekend per causa sua o della sfortuna, Elliott non si vede da maggio o quasi, l’ultimo segno tangibile di Byron probabilmente è quello lasciato sul muro di Phoenix a due giri dalla bandiera a scacchi e forse le sue prestazioni sono anche causa dell’anatema lanciato da casa Hamlin da allora. Dove è stato perso il bandolo della matassa? Forse gli ovali da 1.5 miglia daranno la soluzione se il filo di Arianna è stato ritrovato.
Per gli altri, solo la speranza di concludere la stagione in top10. Il sogno ovviamente è quello di vedere una storia da copertina che sorprenda tutti e regali anche visibilità al ritorno della Chase, tuttavia per Buescher, Suárez, Hocevar, Wallace, Cindric e Preece la strada da percorrere non sarà semplice, fin dal primo giro a Darlington.
Dunque, saranno dieci gare tutte da vivere sul filo del rasoio. E sul filo dei punti. Tutte da vivere (anche, se non soprattutto) in diretta su p300.it.
Il programma del weekend a Darlington
Sabato 5 settembre:
22:00 Prove libere Cup Series (TruTV)
23:10 Qualifiche Cup Series (TruTV)
Domenica 6 settembre:
23:00 Gara Cup Series (diretta PPV su p300.it x Recast TV con possibilità di visione anche in differita; USA)
In pista a Darlington anche la NASCAR O’Reilly Auto Parts Series.
Immagini: Media NASCAR
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