NASCAR | Annunciato il format 2026, ecco la Chase riveduta e corretta

Di: Gabriele Dri
NascarLiveITA
Pubblicato il 12 Gennaio 2026 - 22:45
Tempo di lettura: 4 minuti
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NASCAR | Annunciato il format 2026, ecco la Chase riveduta e corretta

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Dopo 11 stagioni di polemiche e mugugni crescenti, la NASCAR mette mano alla post season, ripescando con modifiche la Chase già vista fra 2004 e 2013

Ritorno al futuro – Parte IV: la NASCAR per andare avanti decide di tornare indietro con la macchina del tempo. Il destino dei playoff ad eliminazione, in vigore dal 2014 fino ad oggi senza modifiche se non per l’introduzione delle stage e del concetto di playoff point, era ormai segnato da Phoenix o forse lo era implicitamente da qualche anno, ma ora è ufficiale.

La NASCAR torna alla Chase, la NASCAR torna ai playoff senza tagli se non quello che permette ad accedere alla post season, la NASCAR torna alla semplicità: 26 gare di regular season, i 16 piloti che fanno più punti accedono ai playoff e, dopo il reset del punteggio, chi fa più punti al termine delle 10 corse rimanenti è il campione. In sintesi, se non fosse per le stage, il numero dei piloti qualificati e il sistema di punteggio, questo è lo stesso format adottato per 10 stagioni dal 2004 al 2013.

Il mantra nel comunicato stampa è proprio ” ‘The Chase’ is back” perché, a parte qualche aggiustamento il regolamento è quello già visto fino ad una dozzina di anni fa. Niente più “win and you’re in” (e il grande sconfitto, se lo si può definire tale, ma allo stesso forse è lui l’assassino alla fine del romanzo, è Shane van Gisbergen), contano solo i punti conquistati nella regular season prima e nella post season poi. Niente di più, niente di meno.

“I cambiamenti arrivano dopo un lungo processo di revisione che ha incluso la collaborazione fra proprietari di team, piloti, costruttori, circuiti, TV e, cosa più importante, i tifosi. Mentre la NASCAR si sposta verso un format di campionato rivisto, l’obiettivo rimane quello di premiare le prestazioni di piloti e team in ogni gara. Allo stesso tempo vogliamo onorare la storia della NASCAR e le tradizioni che hanno reso questo sport così speciale. I nostri tifosi sono il cuore di quello che facciamo e questo format è progettato per onorare la loro passione in ogni weekend di gara.” Così Steve O’Donnell, presidente della NASCAR.

Tre i punti chiave emersi da un anno di confronto: una platea più ampia a contendersi il titolo, rafforzare l’importanza di ogni gara, premiare la costanza di rendimento mantenendo allo stesso tempo l’importanza della vittoria.

Dunque, come si svilupperà il nuovo format? È bene spiegarlo, anche perché i lettori di P300.it che hanno iniziato a seguire la NASCAR grazie a questo sito nel 2017 hanno conosciuto da vicino solo il format ad eliminazione.

Per quanto riguarda la NASCAR Cup Series (per le altre categorie il concetto è analogo), la stagione da 36 gare sarà divisa – come nel passato – in 26 gare di regular season e 10 di post season, la Chase. E qui iniziamo con le differenze da quanto successo negli anni recenti.

Chi vince una gara non sarà automaticamente qualificato ai playoff, non ci sarà più il cosiddetto “win&in”, al momento del taglio conteranno solo i punti conquistati nelle prime 26 gare e a restare in corsa per il titolo saranno i migliori 16 piloti (non più 10 o 12 come nelle prime versioni della Chase). Dunque, come premiare chi vince? La soluzione è stata quella di aumentare il punteggio per il primo alla bandiera a scacchi. Non più 40 punti, bensì 55. Il punteggio per gli altri piloti (35-34-33-…-3-2-1-1-1-1-1) resta invariato, creando un solco di 15 punti fra primo e secondo classificato.

L’unico legame con gli anni recenti rimangono (purtroppo) le stage, che restano nella gara a sottolineare l’intento pubblicitario della pausa programmata. 10 punti in palio per il vincitore del traguardo intermedio e poi a scalare fino al decimo. Dunque (questione giro più veloce a parte e che, anch’esso purtroppo, rimane), a differenza di quanto visto negli ultimi anni il vincitore della gara ha – quasi – garantito un bottino più alto di tutti gli altri piloti. Infatti, una vittoria senza stage point e un secondo posto con due vittorie di stage varranno entrambe 55 punti.

Al termine delle 26 gare di regular season arriverà dunque il taglio e il reset del punteggio. Nessun bonus verrà assegnato in base ai successi ottenuti o alle stage conquistate, sparisce dunque il concetto di playoff point. Il bonus sarà assegnato esclusivamente in base alla posizione di partenza. Il vincitore della regular season inizierà la Chase da quota 2100 punti, il secondo da 2075, il terzo da 2065 e poi via via a scalare di cinque punti in cinque fino ai 2000 punti del 16° qualificato. Dunque, una regular season dominata o una conquistata di una sola lunghezza varranno entrambe un +25 dopo il taglio.

Da qui in poi inizia la Chase e il programma si ripete: stesso sistema di punteggio e, al termine delle 10 gare della post season, il pilota che avrà conquistato più punti sarà il campione. Niente eliminazioni, niente Championship 4, niente reset intermedi. Tutto molto semplice, soprattutto per i tifosi.

Concetto analogo anche per la NASCAR O’Reilly Auto Parts Series (12 piloti qualificati, Chase su nove gare) e NASCAR Truck Series (10 piloti qualificati, Chase su sette gare), dunque non ci saranno differenze nelle tre categorie nazionali.

Ora la palla torna ai piloti che dovranno cambiare mentalità nell’approcciare il campionato. Ma passa anche ai tifosi: hanno chiesto un cambiamento e l’hanno ottenuto. Se non è quello desiderato (e pure Mark Martin ha “rinnegato” nella conferenza stampa i puristi del campionato “su 36 gare senza playoff”), l’unica considerazione che si può fare è che non si può accontentare tutti e la Chase rappresenta il punto di incontro migliore per la NASCAR. In attesa, ovviamente, delle prossime polemiche.


Immagine: Media NASCAR

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